POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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venerdì, giugno 30

Cismon e Brenta di Danila Oppio

Quand’ero piccola…

L’odore della terra, dopo un temporale, era talmente intenso, che quasi stordiva. Mi avvicinavo al rosaio rampicante, che correva lungo il reticolato di ferro arrugginito, che circondava l’orto della nonna. A volte le spine erano così fitte, che riuscivano a strapparmi la camicetta e mi graffiavano braccia e faccia.
Dal balcone di legno, della casa avita, si vedeva un grande susino. Sdraiata sul tavolato di legno, mi piaceva guardare le ombre della sera, che cadevano come grovigli di stracci neri e blu, mentre gli uccellini si appollaiavano fra i grossi rami, come fossero decorazioni natalizie.


In autunno l’aria si faceva fredda e pungente, e le foglie ingiallite cominciavano a cadere, formando un folto tappeto alla base dei tronchi. Mi ricordo che a quell’epoca giocavo con mio cugino e raggiungevamo il Cismon,  o qualche rigagnolo che attraversava i prati. Cercavamo le foglie grandi a forma di barca, le mettevamo in acqua e stavamo seduti a guardare il torrente che se le portava via.
Ancora adesso, a distanza di decenni, rivedo quelle nostre navi che veleggiavano delicate, lungo il corso d’acqua, fiancheggiato da salici piangenti e giunchi. Mi sarebbe piaciuto essere stata piccola come Mignolino, per navigare dentro quelle nostre barchette vegetali, e vedere dove mi avrebbero condotto.
Oggi lo so, sarei arrivata al fiume Brenta, perché il torrente Cismon ne è l’affluente. Nel dialetto dei paesi veneti, bagnati dai due corsi d’acqua, girava questo detto:
“El Brenta nol sarìa Brenta, se non ghe fosse el Cismon a darghe na spenta”.
Dovrebbe essere facile capirlo, ma per chi non ha dimestichezza con il dialetto veneto, traduco: Il Brenta non sarebbe Brenta, se non ci fosse il Cismon a dargli una spinta.
Il Brenta è un fiume navigabile, che attraversa Bassano del Grappa e scorre sotto il Ponte degli Alpini. La sua portata d’acqua è notevole, e lungo il suo percorso, pagaiano gli appassionati canoisti. Se non fosse alimentato dal Cismon, non sarebbe quel maestoso fiume tanto amato nella Valsugana.



Ricordo com’era un tempo, quando da bambina mi divertivo a spostare sassi nelle acque del torrente, convinta che se creavo una piccola diga, i marsoni (detti anche scazzoni, e che appartengono alla famiglia dei ghiozzi) avrebbero smesso di nuotare e li avrei potuti prendere tra le mani. Non è mai successo, ma almeno li vedevo da vicino. Era molto bello osservare quei pesciolini quasi trasparenti, il muso adornato da baffi come il pesce gatto.
Quel torrente, che si raggiungeva attraverso i prati verdi di mio nonno,  coltivati a foraggio, qualche anno prima della mia nascita esondò, e lasciò solo sassi e ghiaia, divenendo terreno demaniale. Quel terreno, non appartenne più alla famiglia di mio nonno, ma lui continuò ad andare a pescare con mia madre, che lo seguiva per fargli compagnia. A me piaceva tanto camminare su quei sassi, tra i quali si formavano rigagnoli nei quali sguazzavo a piedi nudi, felice della loro frescura, durante le torride giornate estive.
Oggi il torrente è incanalato tra due muraglie di cemento. Non emana più quel fascino che m’incantava da piccola. Mi chiedo perché tutto stia diventando cemento: al posto degli alberi, piloni di cemento, al posto dei boschi, palazzi di cemento, al posto dei viottoli sassosi o di terra battuta, sbiancata dal sole, strade asfaltate.
Bisogna far attenzione a porre domande: si corre il rischio di avere delle risposte…e non ci piaceranno.
Danila Oppio
Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente, è che perdono la salute per fare i soldi. E poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente, in maniera tale che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai, e muoiono come se non avessero mai vissuto. (Dalai Lama)



2 commenti:

  1. Il saltellar dei sassi
    E il nostro saltellar sui sassi

    Mi è venuto così, dopo lo spicchio di sereno che hai aperto nel nostro cielo, Dani.

    E seguo con la tua assaporata e vissuta visione di poesia che non ho mai saputo esprimere così:
    Sdraiata sul tavolato di legno, mi piaceva guardare le ombre della sera, che cadevano come grovigli di stracci neri e blu

    Raro è sentir narrare
    Così come si sente senza saper dire

    Grazie.
    Angie

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  2. Ho narrato così come si sente, senza saperlo dire? Io credo di averlo detto, quanto ho narrato!
    Anche noi saltelliamo sui sassi, a volte sono pungenti e feriscono i piedi delicati, a volte solo lisci e ci si cammina sopra volentieri!
    Grazie per il commento
    Dani

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