POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

venerdì, settembre 18

L’isola dei tesori di Padre Mauro Armanino

                                                   L’isola dei tesori

L’avevo chiamato Socrate ed era nato in fabbrica. Sua madre, una cagna aperta all’ecumenismo, aveva partorito nell’officina meccanica della fabbrica nella quale lavoravo. In quei tempi non c’era la video- sorveglianza, i cronometri per misurare le pause per il caffè  e si esercitava perfino lo sciopero del rendimento. In alcuni fine settimana, nel turno di notte, in certi reparti si poteva anche arrostire la carne e bersi un bicchier di vino in compagnia. I guardiani e i padroni sapevano tutto ma c’erano le lotte sindacali e anche spazi di umana convivenza. Quello che sarebbe stato chiamato Socrate era l’unico cucciolo nero della nidiata multicolore custodita, con affezione, dagli operai e capi dell’officina meccanica dello stabilimento. Socrate, malgrado un nome altisonante è rimasto sempre piccolo e nero. Non si dava arie e stava al suo posto accanto al pollaio sulla riva del torrente. Qualche volta correva con me quando andavo in collina a zappare le fasce di terra per la semina.


Proprio accanto alla nota Piazza dell’Annunziata a Genova, a destra sulla strada che sale verso l’Albergo dei Poveri, non passa inosservata la scritta di una vetrina. Vi si legge ‘ L’isola dei tesori’. Appetibile titolo che gioca sulla prossimità col titolo del famoso romanzo per ragazzi di Robert Louis Stevenson, ‘L’isola del tesoro’, pubblicato nel 1881 o 1882. 


Solo che, avvicinandosi, si nota il disegno di alcuni cani e la minuscola scritta ‘dove gli animali sono preziosi’. A Gaza, nel Sudan, in Ukraina, nella Repubblica Democratica del Congo, in vaste porzioni della Nigeria e nel Sahel questa scritta non sarebbe stata neppure concepibile. Sono tornato l’anno scorso dal Niger dove, secondo il recente rapporto del Programma Mondiale dell’Alimentazione, nel 2026 quasi due milioni e mezzo di persone si trovano in grave insicurezza alimentare. Di queste un milione e 600mila bambini in stato di malnutrizione acuta. Nè il negozio né la scritta sarebbe stata pensabile nell’altro mondo citato.

Mentre mi trovavo in missione fuori dal Paese dove Socrate è morto. E’ stato sepolto nel greto del fiume dove ha trascorso, con filosofia, la sua vita canina senza attese e pretese. Vivrà forse coi suoi simili in un paradiso riservato a queste creature forse senza padroni o guinzagli, giocando a fare i cani normali. A Genova se ne possono contare circa 181. 000, registrati all’anagrafe canina mentre stime locali e regionali recenti suggeriscono all’incirca 90.000 esemplari. In Italia si spende in media tra i 1.200 e i 1.300 euro all’anno per il mantenimento del cane. La cifra cambia in base alla taglia dell’animale e alla cura della salute. Il cibo è la spesa più alta e le visite di base, i vaccini e altri prodotti hanno un costo importante che può naturalmente variare a seconda del cane e le possibilità finanziarie del padrone. Mantenere un gatto, invece, risulta meno oneroso perché costa in media 767 euro all’anno, fatti salvi gli imprevisti. Non sono naturalmente contabilizzati i circa 6.000 gatti randagi recensiti in città.


Nell’isola dei tesori del negozio di Piazza dell’Annunziata sono preziosi gli animali mentre, se salite la scalinata che porta alla basilica omonima, accanto alla porta d’ingresso, noterete una statua di bronzo. Dal 2023, donata dallo scultore Timothy Schmalz alla comunità di sant’Egidio, essa rappresenta un mendicante sotto il quale si nasconde il Cristo, nell’atto di chiedere l’elemosina. Nella propria vita, in fondo, non si tratta altro che di scegliere tra ciò è prezioso e ciò che è forse utile ma futile. Soprattutto si tratta di rieducare il nostro sguardo e di intercettare, nei propri simili, quanto di prezioso si trova nascosto dietro i pregiudizi e le esclusioni. Il mendicante con la ciotola e la mano tesa è l’altra isola del tesoro che, raggiunta, può rendere preziosa la nostra vita. Natasha, bimba della Sierra Leone giunta a Niamey con la madre durante il mio soggiorno, aveva un anno quando è morta di fame sulla strada. Nulla di più prezioso che la sua breve vita rapita dal vento.

             Mauro Armanino, Genova, settembre 2026



sabato, settembre 12

COME UN SOFFIO di Padre MAURO ARMANINO

  Come un soffio


… ‘Mauro, siamo attaccati a niente’...! Così mi diceva un conoscente nell’antica chiesa di San Lorenzo dove si sposarono i nostri genitori. Siamo attaccati a niente, fragili, come un soffio da cui la vita dipende. Lo ricorda in modo insuperabile l’autore del salmo 38 della bibbia ebraica. 

Ogni uomo è come un soffio

Va e viene come un’ombra

La sua fatica è come un soffio

Accumula ricchezze

Ma non sa chi le raccolga

Cambiano solo di forma ma il contenuto rimane invariato e ogni epoca fabbrica i suoi idoli. Il noto episodio del vitello d’oro, lettura biblica della permanente tentazione nella storia umana, ne è un’acuta metafora. La prolungata assenza del leader, l’improbabile e difficile libertà nel deserto rischiano di aggrapparsi alle proprie illusorie e adorabili costruzioni. Hanno bocca e non parlano, occhi e non vedono, orecchi e non odono, non c’è soffio nelle loro bocche. Ancora in modo insuperabile il salmista nel salmo 135 che continua affermando...così diventi chi li fabbrica e chiunque ha fede in loro. In effetti abbiamo ereditato la propensione a diventare ciò che adoriamo.

Pensiamo di governare il potere ma il potere ci governa. Crediamo di possedere il denaro e l’altro ma in realtà sono essi a possederci. Presumiamo di organizzare e limitare la violenza che poi ci abita e straripa come la storia delle guerre e delle armi mostra agevolmente. Idolatriamo la scienza e la tecnica che si tramutano poi in dittature spietate di cui i nostri tempi incontrollabili sono espressione. Costruiamo un dio a nostra immagine e somiglianza per poi trasportarlo sui luoghi di battaglia perché benedica i nostri eserciti. Il capitalismo inteso come orizzonte di profitto e trasformazione del mondo in merce è stato da tempo identificato come religione, ad esempio da Walter Benjamin. La nazione si tramuta in appetibile e seducente idolo da adorare e dunque per il quale offrire anche i più cruenti e giustificati sacrifici umani. Ad ogni epoca i propri idoli come idee da creare, custodire, trasmettere e venerare. Per ognuno di essi c’è la classe dei fabbricatori, sacerdoti, pensatori, divulgatori, profittatori e vittime. La comprensione della crisi della nostra cultura occidentale non dovrebbe prescindere da questa dimensione ‘idolatrica’ pena il rincorrere risposte tecniche ad una realtà anche interiore. La parola idoli dal greco antico significa immagine, simulacro o fantasma. Nessuno di essi ha un soffio.


Non c’è soffio di vita negli idoli. Non c’è soffio di vita nella politica e nell’economia attuale, non c’è soffio di vita nei mezzi di comunicazione e la fin troppo discussa e abusivamente chiamata Intelligenza Artificiale. Non c’è soffio di vita ma solo l’odore necrofilo del profitto e del potere. Non si sbagliava Stanislaw Jerzy Lec, poeta e scrittore polacco che conobbe e si salvò da un campo di sterminio nazista. Tra gli aforismi che si trovano nel suo più noto ‘Pensieri Spettinati’ scriveva ... ‘Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire’...Chi ha scritto ciò manifesta una profonda conoscenza della storia e dell’umano transitare il tempo. I piedistalli sono pronti e disponibili a sostenere gli antichi e nuovi idoli di ogni epoca. 

Per fortuna, scelta o miracolo non sono mai mancati coloro che non hanno mai piegato le loro ginocchia o bruciato l’incenso davanti a loro. Si tratta dei poeti, dei profeti e dei folli.

   Mauro Armanino, Genova, 11 settembre 2026


sabato, settembre 5

SOTTOCOSTO di Padre MAURO ARMANINO


Sottocosto

L’AMT di Genova oggi sciopera. L’Azienda Municipalizzata dei Trasporti assicura il servizio essenziale solo in alcune fasce orarie del mattino e della sera. In attesa di un dimenticato sciopero nazionale per il caro vita e altre faccende legate a una ‘guerra mondiale a pezzi’ che ci coinvolge. Ciò è quanto testualmente affermato dall’ Avvocatura dello Stato, ci ricorda Gianni Alioti cofondatore di The Weapon Watch – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei) già sindacalista della Cisl. Quest’ultimo sembra da tempo un sindacato fantasma accodatosi all’ombra del potere attuale. Quando i sindacati d’epoca dicevano ‘Uniti si Vince’ sapevano quello che sarebbe accaduto dopo.
Se prendete la linea del 17 che fa capolinea a Via Ceccardi a Genova vi dirigerete verso la bella Nervi. Arrivati al cavalcavia di Via Carrara, sulla sinistra c’è un supermercato con tanto di parcheggio sotterraneo. La pubblicità da cui ho rubato il titolo dell’articolo viaggia col bus e si ferma proprio qui. Dice la Treccani che sottocòsto (o 'sótto còsto') avv. – A un prezzo inferiore a quello di costo: vendere, comprare una merce s.; cedere s. le rimanenze. La prima realtà sottocosto nella nostra società occidentale, com’è noto, è la vita dei poveri. I più indifesi sono quelli che avrebbero potuto nascere e per tanti motivi non hanno ricevuto il permesso di soggiorno per questa terra. Poi quelli che avrebbero voluto avere accesso alle nostre sponde e ne sono stati impediti da politiche necrofile. Poi per i quali, anziani, la vita si presume senza importanza e aiutati a sparire senza che nessuno prenda dovuta nota del loro umano transito. Le vite dei profughi e degli sfollati dalle innumerevoli guerre organizzate dalla nuova ‘Classe Armata’ secondo la drammatica intuizione dell’amico David Colantoni.
Sottocosto appaiono anche i sogni. Quelli funzionali al mantenimento del sistema, diciamo i sogni consumisti, vengono venduti a prezzo ribassato del tipo tre al prezzo di due o anche di più. Gli altri, quelli pericolosi e sovversivi, sono naturalmente fuori mercato e anche fuori zona di ‘comfort’ intesa come area nella quale uno si sente al sicuro. I luoghi nei quali si sogna un mondo pericolosamente differente vengono isolati o, come esperimentato in era Covid, immunizzati perché non contaminino il futuro. Sottocosto specie lui, il futuro, perché temuto in quanto portatore di indefinita novità. La prova più evidente è quella del citato ‘inverno demografico’ o per meglio dire, l’inconsapevole eppure prevedibile riduzione a comparsa dell’Occidente. In effetti l’Istituto di statistica italiano, Instat, prevede che tra vent’anni le coppie senza bambini saranno più numerose di quelle con bambini.
Sottocosto il lavoro che tra morti quotidiane, sfruttamento nei luoghi di raccolta industriale di frutti, legumi e affiliati, rende drammaticamente risibile l’articolo primo della Carta Costituzionale. In esso si afferma che la Repubblica è fondata sul lavoro e che la sovranità appartiene al popolo.  Quest’ultimo (da prendere in senso letterale) la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Entrambi i principi sono sconfessati dalla pratica ma c’è di peggio perché, da tempo, abbiamo smarrito il senso del lavoro come trasformazione della realtà. In centro storico di Genova come, suppongo, in altre città, si vedono scorrere sulle strade biciclette elettriche adattate con autisti di origine straniera. Muniti di zainetto e pubblicità i ‘riders’, ciclo-fattorini, sono un emblema dell’attuale liquidità sociale.
Sottocosto sono le parole come ricordava papa Leone agli ambasciatori...’ il significato delle parole è sempre più fluido e i concetti che esse rappresentano sempre più ambigui. Il linguaggio non è più il mezzo privilegiato della natura umana per conoscere e incontrare... diviene sempre più un’arma con la quale ingannare o colpire e offendere gli avversari... che le parole tornino ad esprimere in modo inequivoco realtà certe’...Le parole vere non sono in vendita e neppure da esibire per ingannare Dio o imbrogliare il popolo nella politica. Quelle pericolose sono state crocifisse e risorgono nei poveri ma solo dopo tre giorni.

 Mauro Armanino, Genova, settembre 2026