POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

martedì, agosto 26

Ricordi d'infanzia



Un prato falciato da poco
Profuma di erba bagnata...
Vicino un ruscello
Saltellando sui sassi
Racconta la sua storia...
E scorrendo felice
Rinfresca una bottiglia di vino.

Una tovaglia riposa sul verde
E un venticello solletica
Il suo biancor di bucato.
Nel suo grembo 
Un sole giallo
Di fette di polenta tagliate col filo
E bianco formaggio
Aspettano i commensali.

Riposo
Risate ....e poi ancora lavoro...

Un film di vita campestre.

Mariella Oppio Maiocchi

domenica, agosto 24

Filo di ragno




Teso tra una fronda e l'altra
Di tremule foglie rugiadose, 

Brilla ai primi raggi di luce
Come preziosi diamanti
Un filo di tela di ragno.
Devo passare,
Lo sfioro
Inevitabilmente lo spezzo.

Pian piano
Con ineluttabile tristezza
Si affloscia sconfitto...

Come a volte i nostri sogni...
Rimasti tali.



Mi tocca il cuore...

Mariella Oppio Maiocchi

Il fiume della vita



I piedi nell’acqua ghiaccia
Di un torrente montano
Scivolano su pietre muschiose

Sperimentare emozioni
E ignorare pericoli, è tipico
Di cadute bambine

Ormai giovane donna
Sfida il tumulto d’una piena
E a nuoto l’attraversa

Il pericolo aumenta
Ma tra gorghi e ondate
All’altra riva approda

Ora, vecchia e stanca
Si siede alle sue sponde
E attende…

Nel fiume della sua vita
Mille emozioni riaffiorano
Come relitti nella corrente

Danila Oppio




sabato, agosto 23

I viaggi tormentati della scrittrice che non sapeva amare: Katherine Mansfield

Di Giuseppe Scaraffia dall'inserto Sette del Corriere della Sera

Una mattina, Katherine Mansfield era riuscita a prendere un pettirosso che era entrato nella sua stanza. “Non sembrava affatto spaventato. Stava immobile e calmo”. Quando l’aveva liberato, era stata pervasa da una strana gioia. John Middleton Murry, critico e scrittore, la raggiungeva nel weekend, ma lei si sentiva sola e lo tempestava di lettere. “Appena te ne sei andato, la casa è piombata in un profondo sonno e rifiuta di svegliarsi”. In luglio, per curare la salute di Katherine, messa in pericolo da una movimentata stagione londinese, la squattrinata coppia aveva affittato un piccolo cottage di mattoni a Cholesbury.
Quando John ripartiva per Londra, la scrittrice faceva un magro bilancio. Come mai lui non capiva che una scrittrice non può essere anche una buona massaia? “Si, odio, odio, odio fare queste cose che tu accetti come tutti gli uomini le accettano dalle loro donne”. Eppure odiava anche se stessa. “Sono disgustata e respinta dalla creatura che strilla: “Potresti almeno sciacquare il bricco del tè?”. Però era fiere che lui l’amasse lo stesso, Malgrado l’estate, le piogge erano frequenti e la notte l’ululato del vento scatenava la sua immaginazione. “Di giorno, caro, sono un leone, al tramonto divento un agnello”. Il letto a volte le giocava strani scherzi. Una sera di giugno si era rifiutato di accoglierla, facendola volare per terra. “Sono rimasta atterrita, ma non sono riuscita a non ridere”.
Tutti quelli che la incontravano, apprezzavano la delicatezza dei tratti, i bei capelli castani a caschetto, la pelle chiara e i larghi occhi scuri. Soggetta a bruschi cambiamenti d’umore e sempre pronta a lanciare frecciate, “sembrava un torrente impetuoso, argento vivo”.  Murry, appena più giovane di lei, era considerato molto avvenente, malgrado fosse nervoso e insicuro. Portato ad un’introspezione che tendeva ad isolarlo dal mondo, si definiva lucidamente “in parte snob, in parte vile, in parte sentimentale”. Si erano incontrati due anni prima e avevano iniziato una convivenza turbinosa, resa ancora più difficile dalla mancanza di mezzi. Il tracollo della loro raffinata rivista, Rhythm, su cui aveva scritto anche D.H. Lawrence, aveva trascinato con sé anche quello della coppia che aveva dovuto restituire i mobili comperati a rate e traslocare.

Amore (poco) libero  


In quell’estate David Herbert Lawrence e Frieda von Richthofen erano venuti in Inghilterra. Lawrence aveva recentemente pubblicato Figli e amanti e Frieda sperava di vedere i figli nati dal suo matrimonio con un solenne docente britannico. Katherine e John avevano raggiunto i nuovi amici a Broadstairs, dove facevano il bagno nudi sulle spiagge deserte. L’amicizia tra le coppie era basata su una serie di affinità, dalla tubercolosi che insidiava Katherine e Lawrence all’estraneità dell’Inghilterra, che li spingeva a spostarsi senza sosta alla ricerca del luogo ideale per scrivere e guarire.
In realtà quei pionieri del libero amore non avevano una vita intima soddisfacente. Murry si era subito rivelato un amante deludente. Solo la lettura delle lettere d’amore di un austriaco che raccontava di averle baciato il seno, l’aveva spinto a osare tanto. “Oltre a questo, non ho ma fatto all’amore con lei fino in fondo”. Anche Frieda si lamentava delle rozzezze e della frettolosità di Lorenzo, come l’aveva soprannominato.
Tra i quattro i litigi erano frequenti. Certo era difficile sopportare i continui scontri tra Frieda e Lawrence come gli incessanti tentativi dello scrittore di imporre agli amici il suo rivoluzionario punto di vista sul sesso e sul matrimonio. Katherine reagiva silenziosamente ritraendosi in sé. Solo l’intelligenza e la vitalità di Lawrence facevano sopportare il suo egocentrismo.
La debolezza e l’egoismo di Murry nei riguardi della compagna erano inquietanti quanto l’ottusità di Frieda, che però aveva avuto la forza di rinunciare al suo status sociale, abbandonando figli e marito per seguire l’amato. “Credo”, confessava “che il legame principale tra Lawrence e me sia sempre stato il prodigio del vivere: ogni cosa che accadeva, grande o piccola, portava con sé il suo incantesimo”. Analogamente, Katherine sintetizzava con Murry: “Siamo entrambi anormali: io ho una vitalità eccessiva e tu non ne hai abbastanza”: Tuttavia, dietro la passività del giovanotto, si nascondeva una sorda resistenza a ogni sorta di impegno. Ammettere la superiorità di Katherine non implicava per lui la minima conseguenza sul piano della quotidianità.
Fragilità e prepotenza
Alta, avvenente e bionda come una divinità teutonica, Frieda aveva trentaquattro anni, sei più del compagno. Indipendente e spregiudicata, metteva come lui l’erotismo al primo posto. Katherine, malgrado la sua disordinata vita intima ondeggiante tra i due sessi, le sembrava una sorella minore, con cui parlare di un argomento sgradito al suo compagno, la nostalgia per i tre figli che aveva dovuto abbandonare per seguirlo. Era Lawrence a lavare, cucire e cucinare sotto lo sguardo distratto di Frieda. Non aveva ancora la barba e nel viso magro, scavato dalla scarsa salute, risaltavano gli occhi azzurri ostinati. Era dogmatico come un profeta, nessuno avrebbe potuto smuoverlo dalla “fede nel sangue, nella carne, in quanto più saggi dell’intelletto. Le nostre menti possono sbagliare. Ma ciò che il nostro sangue sente, crede e dice è sempre vero”: Sovente Frieda non riusciva a tollerare la sua prepotenza e reagiva, ma il contrasto tra la fragilità di Lawrence e la sua aggressività lo faceva prima o poi perdonare dagli amici.
Katherine e John stavano pensando di andare all’estero, Lawrence avrebbe voluto che li raggiungessero in Liguria, ma Murry si sarebbe sentito a disagio a farsi mantenere dalla piccola rendita di Katherine e, dopo molte discussioni con Lawrence, avevano ripiegato su Parigi, dove lui pensava che avrebbe potuto guadagnarsi da vivere. Frieda e Lawrence si ritirarono a Fiascherino, in un “piccolo cottage rosa in un grande vigneto sul bordo di una baia rocciosa”, dove “tutto e meraviglioso, radioso e bello”.
  
David Herbert Lawrence (1885-1930) autore de “L’amante di Lady Chatterley”.
Katherine Mansfield (1888 – 1923)

Scritti con le unghie

        Chi legge e ama Katherine Mansfield sa bene che affrontare i suoi racconti è come ascoltare qualcuno che con tono pacato e suadente e con garbato sorriso sulle labbra lancia orribili maledizioni, narra piccole storie che mettono i brividi per l'orrore che celano. Un orrore fatto non certo di eventi straordinari, ma di piccole quotidianità soffocanti, che stringono alla gola come un cappio dal quale non si riesce a liberarsi: il cappio delle convenzioni, della stupidità, del vuoto che domina le azioni e le parole dei personaggi che popolano le opere della Mansfield.
        È una sorta di horror vacui, quello che afferra il lettore. Non per niente la scrittrice che agli albori del Novecento arrivò in Europa dalla sperduta Nuova Zelanda è considerata una delle voci narrative più vigorose e innovative del secolo che sta per chiudersi. [...]
        I racconti della Mansfield sono usciti in ogni possibile variazione e veste editoriale, per le case editrici più disparate, piccole e grandi, con edizioni curatissime (come La lezione di canto da Mondadori nella bella collana della Medusa) o terribilmente trascurate. Il Saggiatore, Garzanti, Rizzoli,Adelphi: tutti hanno pubblicato la Mansfield. E Longanesi, nel 1957, fece curare un'edizione, Il meglio di K.M., addirittura da Elsa Morante. Eppure, finora, si avvertiva una sorta di scollamento fra i racconti della Mansfield e le sue note biografiche: ad esempio, nella collana della Medusa, Emilio Ceretti tracciava un ritratto edulcorato della scrittrice, tanto che non si riusciva e a capire come una signorina neozelandese, seppur inquieta, potesse tirar pugni nello stomaco con una crudeltà tanto maggiore e consapevole quanto più celata dietro la sottile cortina delle buone maniere. Adesso, con l'edizione di Tutti i racconti di Katherine Mansfield curata e tradotta con la consueta maestria da Maura Del Serra per la Newton Compton, la scrittrice appare in modo più chiaro come il suo scrivere la rivela: una donna insofferente alle convenzioni, che fece della sua vita un banco di prova per la gioia e il dolore. Matrimoni e separazioni lampo, amori omosessuali, flirt a bizzeffe nei suoi viaggi, un aborto, passioni mozzafiato e tentazioni bohémiennes: Katherine fu una ribelle al cui confronto l'amica Virginia Woolf è una suora di clausura (e tra le due fu sempre una sorta di amore-odio, una relazione di grande reciproco rispetto guastata talvolta da forti antagonismi). Al di là della mera soddisfazione di una pur giustificata curiosità per le vicende di una scrittrice così grande, il libro di racconti curato dalla Del Serra ha il merito di mostrare da dove la Mansfield tirasse fuori la pacata o graffiante capacità di scrittura che la distingue, ripristinando il coerente interscambio fra la vita e le opere.
David Fiesoli
"Gazzetta di Parma", 24 gennaio 1997
Storie della inquieta Mansfield
        Maestra della short story, protagonista di quel rinnovamento che avvia la letteratura europea sulle inquiete strade del Novecento, Katherine Mansfield ha avuto una vita intensa, la cui brevità (è morta di tisi a soli 35 anni) non le ha impedito di affermarsi come una delle voci più significative della narrativa moderna. La Newton Compton ripropone Tutti i racconti della Mansfield nella sua "Biblioteca Economica" (7 euro). Un'ampia e accurata introduzione di Maura Del Serra, autrice anche della traduzione, ripercorre la vita e l'opera della scrittrice.
        Nata nel 1888 in Nuova Zelanda da una famiglia di emigrati inglesi, Kathleen Beauchamp (questo è il vero nome della Mansfield) si trasferisce a Londra nel 1903 e qui vivrà trascorrendo però lunghi periodi anche in Francia e in Germania. Inizia presto a scrivere racconti firmandosi Katherine Mansfield, assumendo così il cognome dell'amata nonna che l'ha praticamente allevata. Katherine incontra il successo fin dalla pubblicazione della sua prima raccolta di racconti nel 1911 (In A German Pension), ma la sua vita è ben presto contrassegnata dalla malattia e dall'inquietudine sentimentale (compagna del critico John Middleton Murry, che poi sposerà dopo un primo matrimonio infelice, avrà varie relazioni etero ed omosessuali). Muore a causa della tisi nel 1923 a Fontainebleau, dove si è unita a una comunità di tipo teosofico.
        Il volume della Newton Compton comprende tutte le raccolte di racconti della Mansfield: Una pensione tedescaBeatitudineGarden-Party; inoltre i postumi Il nido delle colombeQualcosa di infantile ma di molto naturale e alcuni racconti incompiuti. Si ha così l'occasione di incontrare storie caratterizzare da intense figure femminili e un mondo variegato di atmosfere sospese, dove emerge la lezione dell'amato Cechov.
Alberto Ottaviano
"Giornale di Brescia", 23 agosto 2008




giovedì, agosto 21

EDUCARE

Addio vocabolario!
Angela Fabbri mi scrive:

E guarda che bella definizione ho tirato giù da internet:

dal latino: educare composto di e fuori e duco  condurre. Guidare fuori.
L'educazione non è l'insegnamento che forgia e foggia, di sapore ottocentesco: l'educazione trae dalla persona ciò che ha da sviluppare di autentico, di proprio.

L'idea di una persona educata ci fa venire in mente una persona compìta e posata che sa stare a tavola in osservanza dei galatei, che nelle discussioni asseconda e puntualizza senza mai scomporsi né contrariare nessuno, che sa il suo posto e che lo mantiene.

Più propriamente, l'educato è chi conosce il valore delle cose nella propria vita, chi è in grado di esprimersi nel riguardo di questo valore - non secondo leggi esterne imposte, ma secondo leggi morali e culturali che con l'educazione hanno iniziato a respirare scaturendo dal profondo della persona, espressioni del bambino che maturano conoscendo il mondo, espressioni dell'adolescente che inizia a fare i conti con sé stesso e con gli altri, espressioni dell'uomo capace di apprendere ed asserire.

Ecco quello che penso anch'io sull'educazione.

Tutto è nato dal fatto che oggi, scorrendo un articolo sulla rivista del Centro Culturale Studi Storici "Il Saggio", ho trovato una parola che non conoscevo, fra le tante che non conosco, che mi ha incuriosito: PAIDEIA.
PAIDEIA significa educazione di se stessi, cioè formazione di se stessi: dura tutta la vita e non si compie mai.
E allora dopo mi scorreva continuamente nel cervello E-DUCO, non èduco, ma edùco, che si lega a condurre, condurre fuori, e cioè... 
Angie


Ed oggi ci si informa così: reti internet!

E cioè.... Angie, mi hai condotto fuori, educando - insegnando anche a me, una delle tantissime cose che ignoravo! Grazie! Penso che possa interessare anche agli amici del blog! Così ho proseguito la tua ricerca, ed ho trovato questo:
Il significato etimologico della parola educazione viene dal latino e-ducere che significa letteralmente “condurre fuori”, quindi liberare, far venire alla luce qualcosa che è nascosto. Per educazione si intende dunque il processo attraverso il quale la conoscenza, che è già in ciascuno di noi, “emerge” in noi.


Si può pensare, quindi, di dover distinguere l’educazione dall’istruzione, intesa come trasmissione di nozioni teoriche o tecniche operative, specifiche di una disciplina, di un’arte, di un’attività.  Tuttavia “istruzione” ed “educazione” possono fondersi quando l’insegnante cerca di favorire la comprensione autonoma da parte dei bambini o ragazzi, instaurando con loro un dialogo “esplorativo” e stimolando la loro creatività nell’apprendimento, affinché ciò insegni a ragionare e non ad imparare passivamente.
Credo sia interessante anche questa definizione, che in parte collima con la tua, e in parte ne mostra un'altra angolazione.
Dani




Quelli che considero due meravigliosi doni!

Questo ritratto di Papa Francesco, eseguito da Vittoria Aielli, è straordinario. Naturalmente ho avuto solo la fotografia del quadro, ma vorrei esprimere il motivo per cui lo ritengo tale.
Oltre alla perfetta rassomiglianza col nostro Pontefice, sono lo sguardo limpido, ed il dolce sorriso, che colpiscono  il cuore. Trasmette Pace, serenità, tranquillità, gioia. Grazie Papa Francesco di aver accettato il gravoso compito di essere il Vicario di Cristo in terra, e grazie   al Signore per aver donato a Vittoria Aielli, il virtuoso talento di ritrattista.


Mi è giunta oggi la foto sottostante, dal Padre Carmelitano Emile Zambo Ngono, camerunese, una bellissima immagine della tradizione del suo popolo! Grazie Emile! Il doppio equilibrio delle donne africane, insegna molto, poiché se non c'è equilibrio interiore, difficilmente si può pedalare nella vita, con un peso enorme sulla testa. (Le sofferenze, le avversità, le preoccupazioni....). Ho imparato qualcosa, guardando questa immagine?
la tua maman italienne Danila.




lunedì, agosto 18

Aggiornamento Galleria D'arte di Bruno Oscar Munari

Un grande estimatore di Bruno Munari, Paolo Mangiarotti, mi ha inviato le foto di due quadri del pittore, che ha acquistato e ai quali è molto affezionato. Li aggiungerò alla galleria d'arte di Bruno, ma per il momento, voglio metterli in vetrina, solo questi due, perché meritano davvero uno spazio tutto loro: per i colori caldi, la bellezza delle donne dipinte, e quell'aria esotica che trasmette un che di fiabesco! Complimenti Bruno e grazie Paolo!