POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

giovedì, agosto 27

27 agosto...Chico ha chiuso gli occhi per sempre

Nel dicembre del 1999, in me campeggiava un profondo senso di solitudine. Il 9 ottobre mia figlia Valeria si era sposata, e la casa si svuotò di una persona che la rendeva molto viva. Ai primi di dicembre, l'8 per l'esattezza, mio marito ed io facemmo un giro per il centro, a guardare  vetrine per farci un'idea dei regali da acquistare per Natale. Passammo davanti ad un negozio di articoli per piccoli animali domestici, e dalla vetrina, ci faceva festa un piccolissimo volpino di Pomerania, che ci chiamava a gran voce. Chiesi a Carlo se potevamo entrare e almeno accarezzarlo...ma il suo sguardo ci aveva già adottato.Carlo mi disse: "Bene, ora l'ha accarezzato, torniamo a casa". Lungo il tragitto, avevo negli occhi e nel cuore quel batuffolo di pelo beige che non mi staccava gli occhi di dosso. Tanto feci, che alla fine Carlo fece retromarcia, e lo andammo a prendere. Non è neppure costato poco, tra il suo costo e quello dell'occorrente che gli sarebbe servito. 
Comunque, felice come non mai, tornai a casa con la mia nuova conquista. 
I primi tempi furono duri, dovetti tenerlo, di notte, dentro un box per bambini, perché presentava perdite ematiche nelle feci, e si doveva curare.
Poi divenne il padrone assoluto della casa e dei nostri cuori. Avevamo tre gatti, e lui crebbe con loro, al punto che abbaiava ai cani, e amava i gatti che lo avevano adottato
Davide, un amico di mio figlio Matteo, quando ha visto il contesto in cui viveva (allora erano due ragazzini!) ci disse: "Chico è il cane più gatto del mondo". 
Qui in giardino ad annusare i fiori
Lo abbiamo cresciuto con amore, era un cagnolino vivacissimo, ma da oltre un anno, le cose per lui erano cambiate. Divenne cieco, sordo, barcollava nei movimenti e, purtroppo, sporcava dove capitava. Abbiamo capito che era giunto alla fine, e a Natale lo abbiamo portato dal veterinario per vedere se era possibile dargli ancora qualche speranza di vita, con delle cure. Che non hanno sortito effetto alcuno. Ormai la sua patologia non era reversibile, si andava incamminando verso il Paradiso degli animali. Con tristezza, e pianti dirotti, stamattina abbiamo sentito il veterinario che ha cercato di lenire i nostri sensi di colpa,dicendoci che era stupito avesse vissuto ancora tanto. Lo sedò, poi eseguì l'eutanasia, e lo addormentò per sempre. Non ha sofferto. A soffrire siamo noi. Mi mancherà e purtroppo non posso adottare un altro cucciolo, non essendo noi più in grado di occuparcene, per le varie passeggiate giornaliere e tutte le attenzioni che i piccoli pelosetti richiedono. Forse prenderemo un altro gatto, a far   compagnia a Maui. Ma per ora, lasciamo che Chico continui a vivere ancora nei nostri cuori.

Qui, piccino appena adottato












Riposa in pace, ora hai smesso di soffrire.
Ma mi mancherai tanto, ma proprio tanto!




E anche Maui piange la sua dipartita!
Erano buoni amici

mercoledì, agosto 26

Highly acclaimed Friesian Stallion, SPECTACULAR, JAW-DROPPING



Come si fa a non innamorarsi di un frisone come questo? L'eleganza nei movimenti, la maestosità del suo incedere, quella lunga criniera al vento, la coda lunga...che posso dire, se non che è spettacolare? 

Dance me to the end of love, LEONARD COHEN



Sempre favoloso! Affascinante la sua voce e il suo sguardo!

mercoledì, agosto 19

Far del bene con la poesia!!!

Deborah, la dottoressa che cura i pazienti con il Pronto soccorso poetico 
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16/08/2015
federico taddia
Un’ambulanza. Un lettino. E una dottoressa dai capelli rossi e lo sguardo di chi sa ascoltare. Niente flebo, defibrillatori e bombole di ossigeno però: qui le urgenze si curano a colpi di versi letterari. E’ il “Pronto soccorso poetico”, il presidio sanitario per l’anima da duemila pazienti all’anno, ideato da Deborah Alma, scrittrice inglese che a bordo di un’ autolettiga degli anni ’70 acquistata su eBay viaggia da nord a sud della Gran Bretagna prescrivendo poesie contro il mal di vivere.


Fin da bambina volevo fare la scrittrice” – spiega – “Quando mi sono trovata a dover crescere due figli da single, con pochissimo tempo a disposizione, mi sono avvicinata alla poesia perché mi permetteva di essere immediata, di creare qualcosa negli spazi ridotti che avevo per me. Con la scrittura ho poi lavorato sia con persone affette da demenza senile e sia con i bambini nelle scuole primarie: nel constatare quotidianamente il benessere che possono dare le parole giuste dette o lette al momento giusto è nata l’idea della «Emergency poet»”.

La dinamica è semplicissima: una volta indossato il camice l’atipica dottoressa invita le persone a coricarsi sulla barella per sottoporle alla visita. La diagnosi arriva infatti dopo una lunga chiacchierata durante la quale si toccano i punti critici delle proprie esistenze. “Formulo domande in grado di evocare zone belle e tranquille della mente. Citando il poeta irlandese Yeats, per esempio, chiedo di descrivermi la stanza ideale per quando saranno “vecchi, grigi, sonnolenti, col capo tentennante accanto al fuoco”, entrando in empatia con loro e offrendo così un canale per sognare e aprirsi senza inibizioni. In questo confronto faccio una sorta di radiografia di chi ho davanti a me: chi è, cosa pensa, quali sono le sue abitudini, cosa lo rende felice e infelice, quanto è abituato a rilassarsi o a prendersi cura di sé. Poi, una volta individuati i sintomi, cerco la poesia più adatta tra le oltre 300 che conservo nel mio archivio”.


Per riprendersi da un amore non corrisposto il farmaco generico ideale risulta così essere “Amore dopo amore” del premio Nobel Derek Walcott, contro lo stress e lo sfinimento da troppo lavoro invece il trattamento prevede “Poscritto” dell’irlandese Séamus Heaney, per alleviare e rielaborare i lutti ecco “Andrà tutto bene” del nord irlandese Derek Mahon. Una sorta di ricostituente preventivo, adatto per tutte le stagioni, è “Agio” del gallese William Henry Davies: un inno alla vita e al suo flusso da godersi istante per istante.
Tra le emergenze più diffuse che mi trovo ad affrontare c’è la solitudine, il bisogno di trovare qualcuno di cui fidarsi e con cui sentirsi complici. E poi c’è la grande contraddizione della nostra società: tante persone sanno cosa potrebbe farle stare meglio e cosa potrebbe nutrire il loro essere. Però non si muovono, non cambiano niente: sono bloccate a combattere qualcosa di vuoto, come la carriera, il guadagno o lo status sociale. Mentre si accontenterebbero di cose più semplici e minute. E allora mi chiedo perché non si diano una mossa a variare direzione: non esiste un domani, bisogna vivere per l’oggi”.


Tra i progetti nel cassetto della vulcanica Alma, che si guadagna da vivere organizzando workshop di scrittura creativa e partecipando a festival letterari, ci sarebbe quello di portare la sua ambulanza fuori dai confini del Regno Unito, prima in un tour negli Stati Uniti e poi lungo le strade dell’Europa. Sempre accompagnata dal marito James, poeta di professione e “poemedic”, ovvero un paramedico della poesia, per amore. Per ora però le giornate passano nel tentativo di smaltire le code sotto la veranda allestita a sala d’aspetto. O nel rispondere agli sms o alle lettere di chi scrive per raccontare gli effetti della ricetta prescritta. “Ovviamente non sono un dottore. Mi sento una sorta di indovina: ascolto, capto, colgo le sfumature e con leggerezza oriento gli umori.


 E ogni incontro è una storia a sé: ricordo di una signora molto chiusa, titubante, quasi sospettosa, che al termine della seduta mi ha chiesto disperatamente qualcosa sull’amicizia. Poche ore prima aveva perso la sua migliore amica. Allora le ho consigliato “Friendship” di Elizabeth Jennings, che parla proprio dei legami che non finiscono mai. E, ancora una volta, sono rimasto sbalordita nell’osservare quanto una poesia, solo una singola poesia, possa fare la differenza”.




Amore dopo amore (Derek Walcott)
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

Poscritto (Seamus Heaney)
E trovare il tempo a volte di andare in auto a Ovest,
Nel Clare, lungo la Flaggy Shore,
A settembre oppure ottobre, quando il vento
E la luce si contrastano
Così che da una parte l’oceano è pazzo
Di schiuma e di bagliori, mentre all’interno tra le pietre
La superficie di un lago grigio ardesia è illuminata
Dal lampo terreno di uno stormo di cigni
Le piume arruffate e mosse, bianco su bianco
Le teste adulte e testarde
Chine o affioranti o indaffarate sott’acqua.
Inutile pensare di parcheggiare e di afferrarlo
Meglio. Non sei né qui né là,
Nel premere e passare di cose estranee e note
Mentre soffici e forti raffiche prendono l’auto di traverso
E colgono il cuore alla sprovvista, e lo spalancano.


Agio (William Henry Davies)
Cos’è questa vita se, pieni di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Non il tempo di fermarci sotto i rami
Ed osservare a lungo come le pecore o le mucche.
Non il tempo di vedere, quando passiamo nei boschi,
Dove gli scoiattoli nascondono le noccioline nell’erba.
Non il tempo di vedere, alla luce del giorno,
Ruscelli pieni di stelle come cieli di notte.
Non il tempo di volgere lo sguardo alla bellezza
Ed osservare i suoi piedi danzare.
Non il tempo di spettare che la sua bocca arricchisca
Il sorriso che i suoi occhi hanno cominciato.
Povera vita è mai questa se, piena di preoccupazioni,
Non abbiamo il tempo di fermarci ad osservare.
Perdita di una persona cara

“Oche selvatiche” (Mary Oliver)
Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
per un centinaio di miglia attraverso il deserto del pentimento.
Devi solo lasciare che l’animale tenero del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami di disperazione, la tua, e ti dirò la mia.
Nel frattempo il mondo va avanti.
Nel frattempo il sole e i chiari cristalli della pioggia
si muovono attraverso i paesaggi,
sulle praterie e le distese di alberi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nell’aria blu e tersa,
ancora una volta fanno ritorno a casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, severe ed emozionanti
ripetutamente annunciando il tuo posto
nella famiglia delle cose.
Per il cuore spezzato dall’amore

Un estratto dal poemetto “East Cocker” di T.S.Eliot
Ho detto alla mia anima: taci, e lascia che il buio scenda su di te,
sarà l’oscurità di Dio. Come in un teatro,
si spengono le luci per poter cambiare la scena
con un cupo rombo d’ali, con un movimento dell’oscurità sul buio,
e noi sappiamo che le colline e gli alberi, il panorama lontano
e l’imponente ardita facciata, tutto, tutto viene arrotolato e messo via –
O come quando un treno della metropolitana si ferma troppo a lungo tra due stazioni
e allora la conversazione cresce, poi un po’ per volta svanisce nel silenzio.
E vedi che dietro ad ogni faccia si spalanca il vuoto mentale
lasciando soltanto il terrore di non avere nulla a cui pensare;
o quando, sotto l’etere, la mente è cosciente, però cosciente di nulla –
Ho detto alla mia anima: resta in silenzio, e attendi senza speranza
perché la speranza sarebbe speranza mal riposta: aspetta senza amore
perché l’amore sarebbe mal riposto; resta la fede ma la fede
e l’amore e la speranza sono tutte nell’attesa.
Attendi senza pensiero, perché tu non sei pronta al pensiero:
cosí l’oscurità sarà luce, e la quiete danza.
Contro la solitudine

“Nessun uomo è un’isola (Meditazione XVII)” di John Donne
Nessun uomo è un’Isola,
intero in se stesso.
Ogni uomo è un pezzo del Continente,
una parte della Terra.
Se una Zolla viene portata via dall’onda del Mare,
la Terra ne è diminuita,
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d’uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all’Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.


Ringrazio Padre Nicola Galeno, per aver condiviso con me questo articolo, ricevuto a sua volta da un suo amico bolognese.
Danila

martedì, agosto 18

Prendersela con le vittime di Natalino Balasso

Prendersela con le vittime. di N.Balasso  

Se pubblico quanto ha scritto Balasso, lo faccio perché condivido il suo pensiero. Mi dicono di non parlare di politica, soprattutto in questo blog che è stato creato per l'arte, ma a mio modo di vedere, Balasso è un comico che, come Arlecchino, ridendo e scherzando, dice sempre la verità.

È lo sport preferito dai vili. La povertà dilaga e, invece di combattere la povertà, preferiamo combattere i poveri. Questo accade ovviamente perché siamo caduti nella trappola del privilegio. Se tutti stessero bene come noi, secondo la nostra scala balorda dei valori, noi non potremmo più considerarci migliori di qualcun altro, quindi preferiamo vivere male, ma che ci sia gente che vive peggio. A questo si aggiunge un antico meccanismo di cui siamo vittime, che i tedeschi definiscono "schadenfreude", che consiste nel godimento per le disgrazie altrui.
Ovviamente ci guardiamo bene dal combattere le cause. Da qualche parte, un barcone di migranti provenienti da uno stato dittatoriale è affondato provocando la morte di decine persone. Nei commenti della gente, non senti nessuno dire che la colpa è del governo dei dittatori senza scrupoli che affamano il popolo. Non senti nessuno dire che se si limitasse la vendita di armi nel mondo forse ci sarebbero meno guerre e quindi meno poveri. Non senti nessuno dire che se in un paese la vita non vale un cazzo, è molto facile che una moltitudine di disperati rischi la vita per fuggire. La colpa è delle forze dell'ordine, la colpa è dei migranti stessi, colpevoli di volersi salvare la vita. La colpa è di chi si trova al punto di arrivo. È sbagliato considerare il razzismo una guerra tra poveri, non sono i poveri quelli che più odiano gli ultimi arrivati, i poveri casomai li utilizzano, ne approfittano, oppure li aiutano, li trattano comunque da pari a pari. Quelli che odiano gli ultimi, sono quelli che pensano di stare bene, ma si cagano addosso all'idea di stare peggio. Negli anni passati, il bersaglio della Lega era rappresentato dai meridionali; ma molti meridionali trapiantati al nord votavano Lega, contro l'afflusso di nuovi meridionali. Lo stesso meccanismo accade per molti cinesi delle precedenti ondate, che soffrono all'arrivo di nuovi cinesi, più poveri e più dipendenti dal malaffare. 
In tutto questo, la marmellata di slogan e immagini farlocche che ci circonda fa cascare molti in confusione. Quelli che si sentono direttamente minacciati dall'arrivo di nuovi poveri, immettono nell'immaginario collettivo storie fantastiche (il diverso che mangia i bambini è una storia antichissima) e, lungi dall'attribuire le responsabilità a un sistema economico mondiale, che è riuscito a mantenere l'embargo a Cuba fino a oggi ma si guarda bene dal condannare dittature ben più feroci che affamano la gente, non perché noi gli abbiamo messo l'embargo, ma per arricchire le proprie famiglie e, anzi, continua a intrattenere bellamente affari con conclamati stronzi; attribuisce invece le responsabilità della povertà agli stessi poveri. I politici non hanno ricette, è chiaro. Prendiamo la Lega, è stata al governo due decenni, vi risulta che abbia capito cosa fare? Che abbia fatto qualcosa? A parte ricette populiste che ovviamente hanno solo peggiorato le cose, cinicamente, pesiamo il dare e avere, cos'ha risolto la Lega quando era al governo, a parte fare i soldi, voglio dire. I centri di smistamento, i lager di identificazione hanno creato solo l'accumulo di masse di disperati in condizioni disumane che sono bombe a orologeria. Ma nessuna forza politica è in grado di rispondere a ondate epocali di mutamenti, che sono troppo grandi per una risposta locale. Era così evidente che la risposta non poteva che essere globale, una risposta locale sarebbe come mettere gli occhiali da sole quando un vulcano erutta lava, ma ciascuno ha pensato ai propri voti e nessuno ha pensato al problema. Perché, possiamo essere gentili e accoglienti quanto ci pare, ma non possiamo nasconderci che le immigrazioni di massa sono un fottuto problema. E non si risolve al punto di arrivo, si risolve al punto di partenza. Nel secolo scorso, dal Veneto, sono scappati oltre 3 milioni di persone. Ma non hanno smesso di emigrare finché le leggi dei paesi in cui andavano li trattavano come cani, hanno smesso di emigrare quando in Veneto le cose sono migliorate.
La politica non ha risposte, se le fa suggerire dall'economia.
Alla Grecia abbiamo detto: "Noi ti diamo i soldi, ma tu devi cambiare le tue leggi". È un precedente orrendo, che stabilisce nero su bianco che le banche decidono le leggi. Era già così, ma sentirlo ammettere fa impressione. Eppure quelle stesse banche, invece di essere usate come ricatto contro paesi dittatoriali e pericolosi, vengono invece utilizzate per ingrassare gli sfruttatori. Siamo bravi a fare i forti coi deboli eppure quanto leccavano il culo a Gheddafi i governanti di questo paese! Gli affari avanti tutto.
Il sistema economico mondiale, gestito da una manciata di furbacchioni, se ne frega se migliaia di poveri sbarcano sulle tue coste, perché sa che la tua attenzione non si concentrerà sul Sistema, si concentrerà sui dettagli, penserà che i politici contino qualcosa, in una guerra tra patrioti del menga e accoglitori ad oltranza, che terrà occupate le nostre menti annebbiate, mentre lassù si continueranno a fare affari d'oro, alla faccia dei poveri, anzi, proprio grazie a loro.


[Natalino Balasso]