POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

venerdì, giugno 24

BRONTEANA V

Premio letterario De Leo . Bronte 2016  -  Edizione speciale per il bicentenario della nascita di Charlotte Bronte
Ho letto con somma curiosità ed attenzione, lo splendido libro della Prof. Maddalena De Leo, docente di inglese e socia della Bronte Society sin dal 1975 e rappresentante della Sezione Italiana della stessa Bronte Society, oltre che consulente editoriale per l'Italia della rivista letteraria Bronte Studies. Mi riferisco a Storie di Geni e di Fate, scritto in età adolescenziale da Charlotte Bronte, e tradotto per noi da Maddalena.  Edito da LargoLibro, in elegante veste.
Oggi invece ho ricevuto l'antologia del premio in oggetto, organizzato e curato dalla stessa Prof. De Leo, nella quale è pubblicato un mio racconto, edizione relativa al premio letterario di cui sopra, e che comprende i migliori contributi letterari partecipanti al concorso stesso. L'intero volume è stato dedicato esclusivamente a Charlotte, nel suo bicentenario.


Ed ecco il mio racconto.
Haworth, Yorkshire, Inghilterra

Passeggiando con Charlotte nella brughiera

Carissima Charlotte,

Si è trattato di un sogno, o che altro? Anch’io, come te, sono in eterno conflitto tra un mondo di sogni e la vita di tutti i giorni, e tale dicotomia ha causato in te grande sofferenza, lo so bene! La tua vita era esteriormente calma, ma hai vissuto le stesse lotte dei tuoi personaggi romanzeschi. Trascorrevi un’esistenza isolata, nella brughiera di Yorkshire, luogo aspro e selvaggio che ha fatto da sfondo ai romanzi tuoi e delle tue sorelle, dove le eroine s’innamorano, attraversano momenti di gioie, avventure e sofferenze e, in qualche modo, ti sei immedesimata in loro.

Passeggiando nella brughiera, ti ho incontrato e, prendendoti a braccetto, abbiamo iniziato a discorrere su vari argomenti, tra cui proprio la natura della terra tanto amata da te.

Avevo cercato, la sera prima di coricarmi, la definizione di brughiera, e ho imparato che ha un tipo di habitat caratterizzato dalla presenza di suolo acido e da una vegetazione a crescita bassa. Povero di humus, frequentemente argilloso, ferroso o arenoso, inadatto alla vegetazione arborea e alla coltivazione, è spesso di dominanza collinare. In origine la brughiera era di formazione boschiva, ma lo sfruttamento dell’uomo, che ne traeva materiale utile, nel tempo ha esaurito terreno e vegetali, portando alla distruzione del bosco. Da molto tempo non si utilizzano più materie prime provenienti da questi luoghi, e la vegetazione originaria sta ora riconquistando i suoi spazi.

La brughiera per le sue amene peculiarità vegetative appare come un luogo misterioso e selvaggio e si trova spesso al centro di romanzi e leggende. Di sicuro nel tuo romanzo Jane Eyre la protagonista vi s’immerge totalmente. Se volessi ricreare nel mio giardino a tendenza acida un ambiente che s’ispira ai paesaggi cari a voi sorelle Brontë, questa è la situazione ideale.
La brughiera è una vegetazione formata in prevalenza da erbe e cespugli, il cui nome è legato alla pianta più diffusa e caratteristica: il brugo (Calluna vulgaris), piccolo cespuglio sempreverde, di solito non più alto di 50 cm. 
Questa pianta ha avuto, sino a oggi, un destino curioso: è conosciuta da molte persone con il nome sbagliato! Moltissime, infatti, la chiamano erica. In realtà l'erica (Erica carnea) è un altro arbusto. Diversi caratteri permettono di distinguere le due specie. Tra i tanti basta ricordare la fioritura: l'erica fiorisce in primavera mentre il brugo lo fa dalla tarda estate sino all'autunno. Entrambe le specie appartengono alla famiglia delle Ericacee e producono fiori di colore roseo dalle tonalità differenti.
Nelle aree dove questi cespugli riescono a formare delle estese coperture, l'effetto delle loro fioriture è a dir poco spettacolare! Non a caso oggi sono piantati a scopo ornamentale. Le api si perdono nei meandri dei loro colori e producono così un miele squisito. Le odi, Charlotte, come ronzano felici? E non avverti il frusciare del vento che pare pettinare una chioma di giovane donna, mentre soffia sulla brughiera?
Detta “scopina”, tra i tipi di fiori , l’Erica è il più simile alla Calluna e come la Calluna cresce in Brughiera. Le sue radici sono utilizzate per fabbricare pipe. Forse anche tuo padre ne possedeva una? Delicata, bella e anche un po’ magica. Che cosa potremmo desiderare di più da una pianta? Tu ne sei innamorata, e hai fatto innamorare anche me, di questa tua brughiera alle porte di Haworth.
Continuiamo a passeggiare?
Quandla brughiera è in fiore, sembra che i pendii arrotondati siano rivestiti 
da una vasta coltre purpurea, su cui spiccano fasci multicolori di fiori selvatici.
Come adesso, Charlotte, guarda che mare d’erica!  Oh, ho appena finito una lunga disquisizione sul fatto che non si tratta di erica, ma di bruga Calluna!  La forza dell’abitudine, sono caduta nel comune errore. Mi perdoni?

Spero di non averti annoiata, Charlotte, con le mie disquisizioni relative alla tua amata terra. E’ stato bello passeggiare con te, sentire il vento sferzare il viso, odorare il profumo della terra ed della vegetazione. Ora dobbiamo avvicinarci a casa tua, la Bronte Parsonage in Church Street. E’ l’imbrunire e cade una leggera pioggia, che potrebbe rovinare l’orlo del tuo splendido abito, nello sfiorare i cespugli in fiore.

Cara amica – mi rispondi - nella mia lingua la brughiera viene definita in diversi modi: heath – moorland – heathland e la nostra è sicuramente bleak moor, ovvero una brughiera desolata. Quanto mi hai spiegato finora, lo reputo “very interesting”, Non mi hai annoiato, credimi”.
Cara Charlotte, troppo buona! Per me è facile eseguire ricerche nel web, che ai tuoi tempi non esisteva, ma mi è difficile, per quanto riguarda la scrittura. La tua fervida immaginazione e il perfetto stile letterario, sono inimitabili. E’ piacevole, però, gironzolare nella brughiera, chiacchierando con te.

“ Anche mia sorella Emily era innamorata di questo luogo. Ai suoi occhi, negli angoli più cupi della landa, sbocciavano i più vividi fiori, la sua mente sapeva trasformare in un Eden la più tetra valletta, affossata sul livido fianco di una collina. Nello squallore della solitudine, trovava le più rare delizie; e certamente, non ultima, anzi, la più amata, la libertà. La libertà era l’aria che Emily respirava. Ad attrarre la sua attenzione era in particolare la china scoscesa di Penistone Craggs, soprattutto quando, con le cime più alte, era illuminata dal sole al tramonto, mentre il resto del paesaggio giaceva nell’ombra. Le spiegai che erano blocchi di nuda pietra, e che il terriccio nelle fenditure non bastava nemmeno a nutrire un alberello striminzito.
Noi abbiamo vissuto gran parte della nostra vita qui ad Haworth. Come vedi, è un piccolo paese immerso nelle brughiere dell’Inghilterra settentrionale, vicino alle cittadine di Halifax e Bradford, a circa 30 chilometri da Leeds. In questo paesaggio selvaggio, noi sorelle siamo cresciute quasi isolate dal resto del mondo, riempiendo le nostre giornate leggendo e scrivendo, respirando la suggestiva atmosfera che traspira tra le pagine dei nostri libri”.
Lentamente la tua immagine, Charlotte, si dissolse.
E una fitta nebbia calò sulla brughiera.
Mentre io mi destai. O forse mi sei apparsa davvero, ma anche questo è un mistero.
Grazie per quel che ci hai lasciato a ricordo di te. 

Una delle tue innumerevoli ammiratrici
Danila Oppio

mercoledì, giugno 22

Primo Premio al concorso straordinario Hostaria delle Immagini

Domenica 19 giugno 2016 si è svolta la premiazione relativa al concorso straordinario di poesia e prosa indetto da Hostaria delle Immagini, di Cortemaggiore (PC).
La coordinatrice, Prof. Carla Maffini, mi aveva comunicato che avevo vinto il primo premio con "Un racconto che doveva restare segreto"  relativo ai  400 anni dalla morte di Shakespeare e Cervantes, e che il diploma e premio me lo avrebbe spedito per posta. 
Oggi è arrivato! Desidero condividere con voi la gioia di questo momento!






E ora eccovi il mio racconto:

Un incontro che doveva restare segreto
(A 400 anni dalla morte di Shakespeare e di Cervantes.)

Prologo: presentazione dei due protagonisti

William Shakespeare

Dalle migliori fonti disponibili è possibile affermare che William Shakespeare sia nato a Stratford-upon-Avon nell’aprile del 1564. Nel 1582, all'età di soli 18 anni,  sposò Anne Hathaway, meno giovane di lui. Si è concordi nel ritenere che, nell'anno 1590, William abbia scritto la maggior parte dei suoi sonetti. Quello fu, infatti, un periodo prolifico, in cui le sue opere riscossero un enorme interesse e altrettante polemiche.
Anche i più ortodossi degli studiosi ritengono che Shakespeare, dalla natia Stratford si sia mosso ben poco, girando solo con una compagnia di attori, senza mai lasciare il suolo inglese. Però i dettagli dei luoghi dove sono ambientate le sue opere, appaiono troppo reali e veri, come se lo scrittore li avesse visti da vicino. A tale affermazione replicano dicendo che Shakespeare avesse udito i racconti di mercanti e viaggiatori provenienti dall'Italia, introducendo precise indicazioni nei suoi scritti.
Questo però sembra assurdo, poiché troppo precise sono le narrazioni: la chiesetta di Giulietta, l'osteria della "Bisbetica", la casa di Shylock. In effetti, lo scrittore ha descritto alla perfezione alcuni luoghi e tragitti di Milano, Venezia, Padova, Verona, tali da stuzzicare la curiosità di un avvocato californiano che, come un detective, ha seguito tutti gli itinerari italiani delle opere di Shakespeare.
L'avvocato, deceduto nel 2010, asseriva che c'erano troppi particolari che gli facevano credere della presenza dell'autore qui in Italia. A tal proposito aveva scritto anche un libro interessantissimo, dopo anni di studi, che è stato pubblicato dalla figlia dopo la morte del padre. Nulla si sa di certo. Un mistero che a quattro secoli dalla scomparsa del grande scrittore, il 23 aprile 1616, non è ancora stato risolto.

Miguel de Cervantes Saavedra
 (Alcalá de Henares29 settembre 1547 - Madrid22 aprile 1616) è stato uno scrittoreromanzierepoeta, drammaturgo e militare spagnolo.

Firma autografa di Cervantes
È universalmente noto per essere l'autore del romanzo Don Chisciotte della Mancia, uno dei capolavori della letteratura mondiale di ogni tempo. In quest'opera, pubblicata in due volumi nel 1605 e nel 1615, l'autore prende di mira con l'arma della satira e dell'ironia i romanzi cavallereschi e la società del suo tempo; contrapponendo all'allampanato cavaliere, che immerso in una perenne insoddisfazione insegue un sogno esaltato e maniaco di avventure e di gloria, la figura del suo pingue ed umanissimo scudiero, incapace d'innalzarsi al di sopra della piatta realtà.
La sua influenza sulla letteratura spagnola è stata tale che lo spagnolo è stato definito come la lingua di Cervantes ed a lui è stato dedicato l'Istituto di lingua e cultura spagnola.
Nel 1570 Cervantes si sposta in Italia per evitare la condanna al taglio della mano destra e a dieci anni d'esilio perché accusato di aver ferito un certo Antonio de Segura. In Italia è prima cortigiano, anche presso la corte degli Acquaviva, nel Ducato di Atri in Abruzzo. E’ stato in altre località italiane, prima di rimpatriare in Spagna.

I due scrittori sono entrambi scomparsi a distanza di un solo giorno: Cervantes il 22 aprile 1616 e Shakespeare il giorno dopo, 23 aprile.

Possiamo credere che si siano incontrati sul suolo italico? Forse è possibile o, molto più probabilmente no.  Mi piace però immaginarlo e quindi ho pensato a un fantomatico incontro, durante il quale si è svolto un dialogo, servendomi di brani o aforismi tratti dai loro scritti. E di che trattano gli uomini tra loro se non delle donne, di amore, e anche della vita e della sua inevitabile fine?

UN INCONTRO (che doveva restare segreto)


Verona, 10 maggio 1587.

Davanti all’Osteria della “Bisbetica”, uno spagnolo quarantenne, e un ragazzo inglese poco più che ventenne, s’incontrano per un fortuito caso del destino. Con un leggero inchino del capo, si salutano:

-       Buenos dias, caballero!”

-       Good afternoon…Sir?

-       Mi nombre es Miguel, Miguel de Cervantes Saavedra y usted  como se llama?
                             
-       My name is William Shakespeare, Dialoghiamo pure in italiano, conosco un poco questo idioma e immagino che anche voi lo pratichiate.

-       Ovviamente! Vivo in questo Paese da alcuni anni, anche se la mia patria è la Spagna.

-       Che fate di bello nella vita?

-       Cinque anni fa ho scritto e pubblicato “La Galatea”, ed ora ho in progetto di scrivere “El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha”, che però è ancora in alto mare, chissà quando riuscirò a scriverlo e a pubblicarlo…  e compongo poesie, purtroppo ora sono esiliato in Italia. E voi?

-       Mi sto documentando per scrivere la storia del contrastato amore  tra una certa Giulietta e un tale Romeo. Sa, sono un drammaturgo.

-       Allora siamo entrambi amanti della scrittura! E’ un vero piacere avervi incontrato.

-       Ho scritto diverse opere, e moltissimi sonetti, Vuole che ve ne reciti uno, che ho dedicato alla mia adorata moglie?

-       Sono in ascolto - Rispose Cervantes, mettendo una mano all’orecchio, mentre entrano nell’osteria, si accomodano a un tavolaccio, e ordinano la specialità della casa e un buon bicchiere di Soave.


-       Si tratta del Sonetto 22
Non mi convincerà lo specchio ch'io sia vecchio,
fin quando tu e giovinezza avrete gli stessi anni;
ma quando vedrò il tuo volto solcato dalle rughe,
allora m'aspetto che morte termini i miei giorni.
Infatti, tutto il decoro di tua bellezza
non è che luminosa veste del mio cuore
che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio:
e allora come potrei essere di te più vecchio?
Perciò, amore mio, abbi di te gran cura,
come anch'io farò, non per me, ma per tuo bene,
custodendo il tuo cuore teneramente,
come nutrice col suo bimbo, che non gli incolga male.
Non contare sul tuo cuore quando il mio sia spento;
tu me lo donasti non per averlo indietro.

-       Molto avvincente, toccante direi. Vi rispondo con versi miei.
Se le sue glorie Amore vede costose
Ha la ragione ed il suo traffico è giusto.
Ché non ci sono gioie più preziose
Di quelle valutate dal suo gusto.
Ed  è cosa evidente
Che non val ciò che poco costa o niente.

-       Ah, l’amore! Un amore crollato, ricostruito, cresce forte, leggiadro, grande più di prima!

-       Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.

-       La donna è di vetro, quindi non si deve far la prova se si possa rompere o no.

-       Più dolce sarebbe la morte se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il suo volto e se così fosse…mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

-       Siete proprio innamorato di vostra moglie! Lo desumo dal tono accalorato della vostra voce e dalle parole colme di passione.

-       C’è una storia nella vita di tutti gli uomini.

-       Il sangue si eredita, ma la virtù si acquista, e la virtù vale di per sé quel che il sangue non vale.
-       E’, la reputazione, una veste effimera e convenzionale, guadagnata spesso senza merito e perduta senza colpa.

-       Scriverò, almeno credo, nel mio romanzo “Don Chisciotte”: “Sappi, o Sancho, che un uomo non è da più di altro uomo, quando non fa più di un altro “. Ed è quanto penso realmente. Sir William, ve lo assicuro, porterò di voi un buon ricordo.

-       Sii fedele a te stesso da che deve seguire, come la notte al giorno, che tu non potrai esser falso con nessuno.
 Bisogna guardarsi bene dal concepire un’opinione molto buona delle persone di nuova conoscenza; altrimenti nella maggior parte dei casi si rimarrà delusi con proprio scorno o magari danno.

-       Trenta monaci e il loro abate non possono far ragliare un asino contro la sua volontà, Siate sereno, quest’asino non resterà deluso nell’aver fatto la vostra conoscenza, tutt’altro! Vi considero già un ottimo amico.


E William, sornione, lo rimbecca:

-       E chi muore senza portare nella tomba almeno una pedata ricevuta in dono da qualche vecchio amico?

 Al che Miguel risponde:

-       Orbene, a tutto c’è rimedio meno che alla morte, sotto il giogo della quale tutti si deve passare, per quanto, quando la vita finisce, ci dispiaccia.

Svelto William ribatte:
-       Vi prego di non raccontare a nessuno di questo nostro incontro. Dovrà, se si verrà a sapere in futuro, sorprendere i posteri.

-       E Miguel:

-       Due volte sciocco è colui che, svelando un segreto ad un altro, gli chiede caldamente di non farne parola con nessuno.
Stringendo calorosamente la mano a Cervantes, Shakespeare si accomiata dal nuovo amico:
-       In nulla mi considero felice se non nel ricordarmi dei miei buoni amici.

-       Carissimo William, I nostri peggiori nemici, e quelli con cui dobbiamo combattere più di tutti, sono dentro di noi. Noi siamo fuori e quindi amici. Buona fortuna e felice ritorno alla vostra Albione.

-       Auguro a voi di tornare finalmente in patria, nella vostra amata Spagna.

I due uomini, divenuti amici, si stringono la mano, e con un cenno d’intesa, un dito sulle labbra per tacere del loro segreto incontro, si dirigono verso opposte direzioni.

Danila Oppio

Nota: le parti in corsivo sono aforismi, pensieri o citazioni dei due grandi      
           Personaggi letterari.