Nello Spazio Anna Montella, tra le etichette che appaiono sulla banda destra della home page, mancavano queste poesie, così le aggiungo tutte ora. Qualcuna forse c'è, ma impaginata diversamente. Sono troppo belle per non pubblicarle. Ci aggiungo anche un Drabble.
POETANDO
In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
venerdì, giugno 29
lunedì, giugno 25
QUASIMODO AL M.A.D. di MANTOVA
Domenica 24 giugno alle ore 17.30 a Mantova, si è svolto il RECITAL "SALVATORE QUASIMODO OPERAIO DI SOGNI" : il figlio Alessandro ha recitato alcune poesie e ha raccontato alcuni episodi della vita del suo celebre papà, quindi è stato proiettato anche un breve video della consegna del premio Nobel.
Tutto questo al M.A.D. Via Cavour,59.
E la nostra amatissima Rita Iacomino non poteva certo mancare, quale instancabile accompagnatrice del regista, attore e poeta Alessandro Quasimodo.
sabato, giugno 23
LA PERGAMENA MISTERIOSA di SILVIO COCCARO
La pergamena misteriosa
di Silvio Coccaro
L’imponente cargo spaziale Aurora Borealis della Compagnia dei Mercanti della Tramontana plana
dolcemente sulla pista meridionale del Cosmodromo di Rigel. Trasporta nelle sue
capienti stive una quantità notevole di manufatti archeologici, di reperti
fossili e di antiche attrezzature scientifiche. L’Associazione degli Scienziati
di Orione li ha voluti raccogliere in un unico sito cosmico per poter studiare
le antiche civiltà planetarie e il misterioso fenomeno delle Estinzioni di
Massa, che nella notte dei tempi caratterizzò diverse specie viventi.
Ora lo sparuto gruppo di avieri che costituisce l’equipaggio dell’Aurora
si dà un gran da fare per scaricarne tutto il carico. Mediante il computer di
bordo, il comandante Martina dirige questa complessa e delicata fase della
trasvolata. Precedentemente, ogni reperto, ogni manufatto, ogni macchina erano
stati catalogati, fotografati e poi stivati. Ora deve essere compiuto il lavoro
inverso per poter dislocare ogni cosa nella sede ad essa destinata.
Sui lunghi nastri trasportatori del cosmodromo si
intravvedono, in direzione della pista, gli oggetti tanto agognati dalla
comunità scientifica di Orione. Sono stati imballati con cura e, se possibile, sono
sbarcati con un’attenzione ancora maggiore. Tutto procede con precisione e con
grande speditezza.
Ad un tratto Martina è attratta da una pergamena che svolazza
dalla plancia e reca il motto: «Ars longa, vita brevis» e la firma autografa
del capitano Luskhas Harowicki.
«Vediamo
cosa vuole significare il canuto Luskhas!» dice tra sé e sé.
Nel frattempo si fa sostituire al comando dal suo secondo
ufficiale e decide di dare uno sguardo approfondito alla misteriosa pergamena.
Al suo centro vede, con suo grande stupore, soltanto uno spartito!
Lo scansiona e lo invia al riproduttore musicale, sperando di
capire qualcosa. Ma la melodia e l’armonia del brano non la soddisfano.
«Cosa avrà
voluto farmi conoscere quel mattacchione!»
Ritorna al comando del Cargo fino al completamento delle
operazioni di sbarco, ma di tanto in tanto il suo pensiero corre alla
pergamena.
«Come musica è decisamente breve e un po’ particolare, allora
cos’altro può essere? Un centinaio di note! Forse un messaggio segreto?
Procediamo con metodo…»
Mentre Martina si arrovella nel cercare una spiegazione alla
pergamena, due studiosi le si avvicinano per salutarla. Sono grandi esperti di
una lingua antica, ora del tutto abbandonata, anche dai suoi discendenti: il
latino!
Dopo i convenevoli, anch’essi sono al corrente del misterioso
spartito.
«Le note utilizzate sono sette, potrebbero essere le cifre di
base per un sistema di numerazione settenario».
«Si potrebbe ipotizzare che il DO corrisponda allo 0,
il RE all’1, il MI al 2 e così fino al SI che corrisponderebbe al 6.
Esprimendo le cifre settenarie a gruppi di due avremmo: 00, 01, 02, 03, 04, 05,
06, 10, 11…, 34, che corrispondono alla successione 00 – 25 del sistema
decimale. Con queste cifre si potrebbe indicare la posizione delle lettere
dell’alfabeto chiaro: 00 = a, …, 34 = z.. Due note contigue formerebbero
la cifra settenaria corrispondente ad una lettera dell’alfabeto chiaro…»
Poi lo studioso più
anziano osserva che le prime otto note sono uguali a gruppi di due. In numeri, alla
luce di quanto ipotizzato, le si potrebbero trascrivere così: 23 00 23 00.
«Il che fa pensare che la coppia di zeri possa essere una
vocale e la coppia di 23 la ripetizione di una consonante».
Martina schiocca le dita ed esclama: «Se la coppia 00 è proprio una a, allora le prime otto
note potrebbero essere la cifra di rara!»
«Interessante!» Continua il più
giovane che conosce la crittografia e l’attacco ad un crittogramma col metodo
della parola probabile.
Ma l’anziano Eriberto li fa
trasecolare entrambi.
E cita a memoria Tacito, l’antico
scrittore, lo storico, il romano, che descrisse così i suoi tempi: «Rara
temporum felicitas, ubi sentire quae velis et quae sentias dicere licet».
Poi, visto lo sguardo smarrito di
Martina, prosegue: «La tua individuazione della prima parola mi ha messo sulla
giusta strada. Sono certo che quanto ho appena detto non sarà confutato da un
esame più approfondito».
Mentre Martina ed il giovane
verificano queste ipotesi, Eriberto con fare ispirato traduce: «Rara felicità dei tempi, in cui è lecito
pensare quel che si vuole e dire ciò che si pensa».
«Diavolo d’un Luskhas, dove sarai
andata a pescarla una perla come questa!» gioisce Martina, al termine
dell’esame della pergamena.
Tutti e tre si dirigono alla volta del
Centro Scientifico, pregustando magnifiche «scoperte».
Silvio Coccaro
giovedì, giugno 21
ANTOLOGIA BRONTËANA VII
Ho partecipato al concorso Brontëana VII con una pièce teatrale su Emily Brontë per il suo bicentenario. Mi sono qualificata al primo posto pari merito con altra autrice, in questa sezione, ottenendo l'Attestato di merito. Ora pubblico il mio pezzo, con le immagini che avevo ritenute necessarie per meglio illustrarlo. Ovviamente nell'Antologia si trova solo la parte scritta.
Monologo
teatrale di Emily Brontë
Un’attrice, in abiti
non di scena, presenta Cime tempestose; sul grande schermo alle sue spalle, compare
l’immagine della copertina del romanzo, firmato con lo pseudonimo di Emily: Ellis Bell.
Preambolo
Hi, gentile pubblico, grazie della vostra presenza.
Stasera interpreterò la parte della scrittrice inglese Emily Brontë,
che vi racconterà qualcosa del suo romanzo Cime Tempestose, il cui titolo
originale è Wuthering Heights, pubblicato nel 1847
(e in seconda edizione postuma, nel 1850).
Il romanzo, che oggi è molto popolare e che col tempo ha guadagnato il consenso
unanime della critica, fino a diventare un “classico”, tratta temi fondamentali del Romanticismo, come l’amore, la solitudine,
l’odio, la vendetta. In particolare, anche nella ricezione del romanzo presso i
lettori dell’epoca, la descrizione cruda e diretta delle passioni umane ha il
suo punto d’irradiazione nel personaggio di Heathcliff e nel suo amore distruttivo per Catherine
Earnshaw.
L’ambientazione è quella della suggestiva brughiera inglese, presso
la casa colonica di Wuthering Heights, che dà il nome al
libro.
Cime tempestose è di struttura complessa, organizzata per successivi flashback, così che una
narrazione interna ne richiami un’altra ambientata nel passato che a sua volta
ne richiama un’altra e così via, come in un gioco di scatole cinesi.
Un momento di silenzio, l’attrice esce dalla scena, e
rientra nelle vesti di Emily.
Immagino che vorrete saperne qualcosa di più, direttamente
da me, e allora vediamo quando e dove ho ambientato questo mio romanzo.
L’azione comincia nel 1801 quando il nuovo
inquilino del casale di Thrushcross
Grange, Mr. Lockwood - sulle cui note ho costruito buona parte del
romanzo - s’informa presso la governante Nelly Dean, sul suo singolare padrone
di casa, Heathcliff, che vive a
Cime tempestose, un antico maniero nella brughiera inglese. Lockwood
è
stato particolarmente colpito dalla figura dura e scontrosa dell’uomo, dopo
aver trascorso una notte proprio nella sua proprietà, a causa di un’improvvisa
tempesta.
L’attrice che impersona Emily si zittisce, poi
cambia tono di voce e, in maniera più enfatica, inizia a recitare alcuni brani
estrapolati dal romanzo.
- La violenza e il
tradimento, sono armi a doppio taglio: feriscono più gravemente chi le usa, di
chi le soffre.
- Solo gli inquieti
sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta, e non poter vivere senza.
- Il mio gran
pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io
potrei continuare a esistere, ma se tutto il resto durasse e lui fosse
annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa d’immensamente estraneo:
avrei l’impressione di non farne più parte.
- Non dirò a lui
quanto lo amo, e non perché sia attraente, ma perché è per me più di quanto lo
sia io stessa.
- Io gli ho dato il
mio cuore, e lui l’ha preso e l’ha stretto crudelmente fino a ucciderlo.
- Ho sognato nella mia
vita, sogni rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; sono
passati attraverso il tempo e attraverso me, come il vino attraverso l’acqua,
ed hanno alterato il colore della mia mente.
- Ci deve essere,
fuori di noi, un’esistenza che è ancora la nostra. A che scopo esisterei, se
fossi tutta contenuta in me stessa?
Sullo schermo, posto alle spalle dell’attrice,
appare la proiezione dell’immagine di copertina, in edizione recente, del
romanzo della Brontë.
L’attrice, sempre nelle vesti di Emily, dopo un
breve silenzio, riprende in tono discorsivo.
La storia continua, in un dramma da saga familiare,
dove i sentimenti si mescolano e i personaggi che li vivono si dibattono tra
amore e odio, che tracima in vendetta, avvolti in un senso di solitudine e
sofferenza interiore, tanto che, alla fine, il dramma giunge alla catarsi.
Tralascio la
parte centrale, e arrivo verso la fine del romanzo. Heathcliff si è impadronito,
attraverso varie vicende, di entrambe le magioni della brughiera. Termina qui
il resoconto di Nelly a Mr. Lockwood, che abbandona Thrushcross Grange per
Londra e tornerà nella brughiera solo alcuni mesi dopo. In questa circostanza,
Lockwood viene a sapere che l’iniziale astio tra Cathy e Hareton sta diventando
un sentimento di intesa, mentre Heathcliff, ormai estraniato dal mondo,
è ossessionato dalle visioni del fantasma di Catherine. Dopo quattro
giorni senza cibo, egli è rinvenuto cadavere nella camera dell’amata, accanto
alla quale sarà sepolto. Cathy e Hareton si sposano, mentre, secondo le dicerie
popolari, i fantasmi di Heathcliff e Catherine vagano insieme, liberi, per la
brughiera.
In effetti, non è per questo mio ormai celeberrimo
romanzo che la migliore critica anglosassone mi annovera come la scrittrice più
"dotata" rispetto alle mie due sorelle, bensì per i miei testi
poetici che rifulgono come diamanti nella letteratura inglese
dell'Ottocento. Per esempio questo, che reciterò nella versione inglese e
nella traduzione in italiano (e perdonate se non pronuncio bene la vostra
lingua).
Love and friendship
Love is like the wild rose-briar,
Friendship like the holly-tree
The holly is dark when the rose-briar
blooms
But which will bloom most constantly?
The wild rose-briar is sweet in spring,
Its summer blossoms scent the air;
Yet wait till winter comes again
And who will call the wild-briar fair?
Then scorn the silly rose-wreath now
And deck thee with the holly’s sheen,
That when December blights thy brow
He still may leave thy garland green.
Amore e
amicizia
L'amore è come la rosa canina,
Amicizia come l'agrifoglio
L'agrifoglio è scuro quando fiorisce la rosa canina.
Ma quale fiorirà più costantemente?
La rosa canina è dolce in primavera,
I suoi fiori estivi profumano l'aria;
Eppure attendi che arrivi l'inverno
E chi mai cercherà la rosa canina?
Quindi disdegna ora la stupida ghirlanda di rose
E rivestiti con la lucentezza dell'agrifoglio,
Che quando dicembre ti massacra la fronte
Potrebbe ancora lasciare la tua
ghirlanda verde.
Il mio atteggiamento verso l'amore, in questo poema è più che altro
narrativo, tenuto conto di quanto io stessa abbia preso le distanze dalla
gente, nella mia stessa vita. Mentre ero molto vicina alle mie sorelle,
Anne e Charlotte, non mi avventurai molto al di fuori della cerchia
familiare. Preferivo la compagnia degli animali alle persone. Avevo un
mastino di nome Keeper, che adoravo.
Non mi sposai mai, morendo single a trent’anni, un'età che, all'epoca,
era sufficiente per essere considerata una "vecchia zitella".
Segue una breve risatina
In "Amore e amicizia" ho voluto paragonare l'amore con una
"rosa canina selvatica", una metafora che usai in seguito molte altre
volte. Tuttavia, durante i periodi difficili - rappresentati dall’inverno - la
rosa canina non regge; muore, e non lascia dietro di sé neppure uno dei
suoi bellissimi fiori. L’agrifoglio, invece, vive anche nei mesi più
freddi, ed è la pianta che fiorirà più costantemente. L'amicizia, quindi, sopravvive
anche quando le romanticherie d’amore svaniscono. Ho evitato l'amore, la mia vicinanza con le sorelle ha motivato la mia
visione di amicizia in questo poema. Siamo cresciute insieme, quasi in
simbiosi, sostenendoci reciprocamente, dopo la morte di nostra madre e delle
nostre due sorelline e quel verso - "quando dicembre ti massacra la
fronte" vuol riferirsi allo strazio subito. Siamo state legate a doppio
nodo anche dalla comune passione per la scrittura.
Si spengono
le luci, l’attrice che impersona Emily esce di scena, si riaccendono le luci e ricompare
nei suoi consueti abiti.
Sullo schermo
appare il quadro di Friedrich.
Possiamo ora
analizzare il contenuto del romanzo, sotto il profilo psicologico. Chi non
conosce lo splendido “Viandante sul mare
di nebbia”, dipinto da Caspar David Friedrich nel 1818 - guarda caso che
coincidenza! - lo stesso anno in cui nacque Emily? Rappresenta
emblematicamente la solitudine dell’eroe romantico: apice e crisi.
E’ infatti consuetudine simboleggiare visivamente il romanticismo nordeuropeo con il celebre
dipinto. In quest’opera vediamo un uomo, di spalle, in cima a un
cocuzzolo, con lo sguardo rivolto verso un vasto orizzonte: sotto di lui, un
estesissimo banco di nebbia, come un mare. La solitudine dell’uomo di fronte alla natura.
È
un topos fondamentale della cultura romantica
e di tutta quella occidentale. Nel romanzo della Brontë questo tema è celebrato ma, nello stesso tempo,
radicalmente capovolto. Nella concezione romantica la solitudine è una forma di libertà, oltre che luogo
mentale dell’esaltazione dell’io rispetto all’altro (basti pensare al tema del
titanismo, spesso invocato per la lirica di Alfieri o Foscolo, o per
Frankenstein di Mary Shelley).
In Cime tempestose osserviamo
invece il fallimento di questo
ideale romantico: restare soli, cercare la solitudine, consente
di guardar meglio dentro se stessi e di attingere alle proprie emozioni,
dai
risvolti spesso ambivalenti.
Mr.
Lockwood
all’inizio del romanzo
confessa di desiderare solo la pace solitaria:
“Ne ho
abbastanza di cercare piaceri in società, non importa dove, se in campagna o in
città: un uomo assennato dovrebbe trovare compagnia in se stesso”.
Non
esita però a lasciar tutto e a tornare a Londra quando il racconto di Nelly gli
illustra il pericolo di quell’essere compagno di se stesso nella solitudine
della brughiera.
Analogamente, quando la solitudine è rifugio
da una pena d’amore - come Heathcliff
e Hindley dopo la morte delle donne che rispettivamente amavano, Catherine e
Frances - l’incontro con le proprie emozioni produce l’odio e la crudeltà e
infine, la morte.
La catarsi, dal punto di vista di Platone, si trova in
alcuni passi delle sue opere, in cui il filosofo ne accenna, come liberazione
dai piaceri e dalle paure del corpo, ma anche la morte, come purificazione e
separazione definitiva dell’anima dal corpo.
E ora, dopo questa mia breve esposizione relativa al
romanzo della scrittrice inglese, vi
lascio alla visione del film interpretato magistralmente da Juliette Binoche e
Ralph Fiennes. Non scordate però di leggere il romanzo, possibilmente in lingua
inglese, perché come ben sapete, l’opera integrale non corrisponde quasi mai
alla versione cinematografica, a meno che il copione non sia stato scritto
direttamente dallo stesso autore. E’ doveroso ricordare ancora una volta, in
questa speciale serata, il bicentenario della nascita della acclamata e amata
scrittrice inglese.
E incomincia la proiezione del DVD.
Danila Oppio
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