POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

lunedì, aprile 19

TABISH AIJAZ KHAN, studentessa in medicina che combatte lo stress grazie al suo talento per la pittura

https://www.senzafine.info/2021/04/una-studentessa-di-medicina-del-kashmir.html 

Da questo sito,  riporto l'articolo molto interessante.

La Puttana. Poesia di ZAHOOR AHMAD ZARGAR




L'autore di questa poesia viene dal Kashmir, ma vive in Italia da molti anni, ed è sposato con  la professoressa Renata Rusca. Vive a Savona, ha scritto molti libri, tra cui questo, composto insieme a sua moglie,  che ho letto ed apprezzato moltissimo.



domenica, aprile 18

ASSENTI ALL'APPELLO, OSSIA I BAMBINI DI PAGLIA DI NIAMEY di P. MAURO ARMANINO

Assenti all’appello, ossia i bambini di paglia

 di Niamey

Erano arrivati da poco. Tre anni sono nulla nella vita di una persona. La quasi totalità dei bambini bruciati nella scuola di paglia di Niamey avevano proprio quell’età. Il martedì scorso era stato l’inizio del mese santo, il Ramadan, uno dei cinque ‘pilastri’ dell’Islam. È per la terza volta in qualche anno che la stessa scuola aveva subito incendi che avevano spinto le autorità a costruire nuove classi in materiale solido. Non tutte però, perché almeno 21 aule, tutte di paglia, sono andate in fumo in breve tempo, seminando morte e desolazione. Ciò è accaduto in uno dei quartieri più poveri della capitale, conosciuto col nome popolare di ‘Pays Bàs’, Paesi Bassi, così come si addice alla ben più nota Olanda. La zona non è lontana dal nuovo aeroporto internazionale, costruito nei tempi previsti da una compagnia turca di costruzioni specializzate. La ventina di bimbi e un adulto, morti nell’incendio, hanno fatto insieme un ultimo viaggio senza ritorno.

La paglia è usatissima nei villaggi e in città per i tetti delle case tradizionali, per le recinzioni di cortili e di animali o come abitazioni di fortuna per famiglie che vivono di precarietà nei quartieri della capitale. Ben intrecciata, la paglia è usata anche in ambito scolastico per aule di fortuna nelle quali la provvisorietà si trasforma spesso in stato permanente. Di paglia, infine, sono le migliaia di figli di famiglie povere che non possono permettersi le scuole private che prosperano sullo sfacelo della scuola pubblica. Aule di fortuna che, se permettono un minimo di riparo dal sole cocente di stagione, sono poco funzionali per la stagione delle piogge e più ancora vulnerabili al fuoco. Mescolata col fango la paglia è utilizzata per farne mattoni o pareti che resistono il tempo necessario e che, se rivestite di uno strato di cemento, offrono maggiore garanzia di durabilità e igiene. La paglia, nel suo piccolo, conserva qualcosa della cultura tradizionale, nobile e austera.

Come altre capitali del continente e in particolare nell’Africa occidentale, anche Niamey ha subito lo stesso trattamento di ‘modernizzazione’ occorso altrove. Niamey Nyala, Niamey la bella, nella quale ogni regime si sente il dovere di intervenire, si è ingrandita. Sono state distrutte le vecchie abitazioni di fango e paglia, per lasciare il posto a grattacieli, ponti, edifici pubblici rinnovati, hotel con varie stelle come arredo e strade con tanto di cavalcavia che s’inaugurano a ritmi annuali. Grazie alle scuole di paglia si notano i resti del villaggio di  pescatori lungo il fiume Niger, che rappresentava Niamey quando fu scelta come nuova capitale del Paese. Sabbia e paglia sono gli elementi che tengono insieme la storia umana che si dipana e divide nella scelta alternata tra questi due preziosi materiali. Ci sono bambini che sono una mescolanza dei due, fragili e invisibili nella vita corrente, balzati alla cronaca loro malgrado  e troppo tardi. Per esistere bisogna, prima, scomparire.

Di paglia è stata la politica di questi anni che ha privilegiato quanto seduce e serve un’infima minoranza della popolazione. Cantieri di una certa importanza che, oltre al prestigio del regime, hanno contribuito a ‘ricompensare’ imprese e commercianti complici del potere. Parole, promesse elettorali, convegni, viaggi, aiuti esteriori, priorità giurata all’educazione come veicolo di trasformazione e poi aule di paglia per i più poveri come conclusione. Certamente la tragedia poteva e doveva essere evitata. L’inizio del mese di Ramadan avrebbe potuto essere differente per le famiglie che hanno perso per sempre i loro piccoli. Ciò che invece questo dramma rivela è, appunto, la politica di cui i poveri, di paglia, sono stati come sempre le vittime. Loro, i bimbi di paglia e cioè carne e sangue della nostra sabbia, sono partiti ancora prima dell’appello per l’unica scuola, aperta e concepita per i poveri. Lì s’insegna solo quanto servirà a creare un mondo differente da quello che si trova adesso nelle città. Ci sarà da mangiare e bere acqua fresca a sazietà. Ci sarà un tempo per giocare per tutti senza discriminazioni di genere o di età. Non ci saranno né muri né recinzioni perché la scuola si trova in mezzo agli alberi, con i fiori e l’erba appena nata. Gli insegnanti faranno le lezioni a turno, cominciando da coloro che sono appena arrivati.

Mauro Armanino, Niamey 18 aprile 2021


venerdì, aprile 16

IL PICCOLO MAMMUT DI PELUCHE di RENATA RUSCA ZARGAR

Il piccolo mammut di peluche

di Renata Rusca Zargar

- Se fai presto a lavarti i denti e a metterti il pigiamino, ti leggerò una storia.

- Allora mi sbrigherò, però, tu mi racconti di quegli animali grossi grossi che c’erano tanto tempo fa sulla terra. 

Romina è una bimba che frequenta la quarta elementare. Ogni sera, quando è l’ora giusta, per convincerla ad andare a letto, la mamma le legge una favola o un piccolo racconto. Ieri, però, su di un libro, hanno trovato delle vivide immagini di mammut.

- Che cosa sono? – ha chiesto.

- Sono dei mammut, c’erano tanto tanto tempo fa sulla nostra terra, poi sono scomparsi.

- Allora non li posso vedere?

- No, se non al museo. Ma puoi guardarli nelle figure dei libri o alla televisione. Adesso dormi, domani ne parleremo ancora. 

Questa sera Romina s’infila, dunque, presto presto sotto le lenzuola. Sul copriletto azzurro, che accarezza con le manine, sono raffigurati i cagnolini della Carica dei 101 e anche la federa del cuscino riporta gli stessi disegni. Il lenzuolino, invece, è rosa, la sua tinta preferita e, tra tutti quei colori, il visetto bruno e i capelli neri spiccano come gli occhi verdi sgranati in attesa.

La mamma, con qualche libro tra le braccia, si siede accanto al letto e inizia a spiegare:

- Il mammut era un elefante dai lunghi denti ricurvi, le zanne, appunto. Era ricoperto da una pelliccia rossiccia formata da grossi peli che potevano essere lunghi più di un metro e che spuntavano da una peluria lanosa. Sotto la pelliccia c’era una pelle dura e massiccia e uno spesso strato di grasso. Ecco, vedi, - e mostra le immagini del volume - qui, nella foto ci sono due esemplari, forse la mamma e il suo piccino. Avevano dei piedi larghi con quattro dita, adatti alle zone paludose che dovevano attraversare. Un tempo, infatti, immensi ghiacciai coprivano le montagne e lambivano le pianure che erano ricoperte dalla steppa, disseminata da piccole betulle e pini, alternata a foreste. Le paludi erano molto frequenti perché, nei mesi estivi, i corsi d’acqua, gonfi per il disgelo, straripavano nelle zone pianeggianti. Il mammut mangiava parecchi quintali di cibo al giorno, era alto circa tre metri, un po’ meno degli elefanti attuali, più o meno come questa stanza. 

Romina scruta attentamente gli animali sulle lucide pagine del testo.

- Pare che - continua ancora la madre - essi attraessero molto gli antichi uomini che vivevano ai tempi dei mammut: li cacciavano per coprirsi con la loro pelle, costruivano delle capanne o degli attrezzi con le loro ossa …-

L’animale, dunque, avanza tranquillamente nella steppa. Qua e là strappa ciuffi d’erba che inghiotte avidamente. Non è solo: dietro a lui ne cammina un altro, leggermente più piccolo, e un altro ancora. Il paesaggio sembra, agli occhi di Romina, disabitato, quando ode degli strilli e un gruppo di uomini, vestiti con calde pellicce, forse, proprio di mammut, sbuca dai cespugli portando torce infuocate che diffondono la loro forte luce nel crepuscolo. Le bestie scappano dal lato opposto, ma ecco pararsi anche di là altri uomini che agitano i loro bastoni di fuoco.

“Dove potrebbero fuggire?” si chiede angosciata Romina. Ecco, là, si apre un passaggio tra alcuni alberi: “Presto, presto, scappate!” grida Romina e la bestia più imponente lo imbocca, seguito dalla femmina e dal piccolo. Ma, più avanti, seminascosta da qualche ramo d’albero, è stata scavata un’enorme fossa. I due animali più grandi riescono a evitarla ma il piccolo, nella corsa, vi cade dentro. Cerca affannosamente di risalire, prende la rincorsa, ma non ce la fa: il terreno è scosceso e scivoloso. I suoi barriti di terrore impregnano l’aria, mentre gli uomini si avvicinano sempre più minacciosi. Romina ricorda, infatti, che anche da un animale non ancora adulto, ma d’ingenti dimensioni, si può ricavare un’abbondante quantità di carne!

Certo, il villaggio dell’uomo vestito di pelli avrà cibo per un lungo periodo…

Le urla del giovane mammut straziano il cuore. I due animali adulti si arrestano. Che fare? Dovranno fermarsi a combattere l’uomo che li terrorizza con il fuoco o allontanarsi al sicuro? La femmina si volta verso il figlio, barrisce incerta agitando i suoi lunghi denti, scrolla il capo, tenta di avventarsi sul gruppo di minuscoli esseri agguerriti. Il dolore la fa quasi impazzire e si agita, avanti e indietro, contro la sua paura.

“Coraggio, mamma, - grida Romina - salva il tuo bambino!”

I piccoli uomini si trattengono un poco: quella femmina furibonda potrebbe ucciderli tutti, se li caricasse! Il maschio, intanto, constatato l’impossibilità di far risalire il prigioniero dalla buca, neppure avviluppandolo con la sua proboscide, vi si butta dentro. Mentre la femmina continua il suo andirivieni di sofferenza e rabbia, impedendo ai cacciatori di precipitarsi a finire la preda, esso spinge con forza il piccolo fuori dal fosso. Ancora i suoi forti barriti incutono timore ai cacciatori che ormai sono riusciti ad aggirare la femmina e a raggiungerlo.

Mentre gli uomini iniziano a colpirlo con grosse pietre per ucciderlo, esso, in un’ultima voce, ordina agli altri due di allontanarsi…

La luce del mattino spunta sulla città: è ora di andare a scuola.

- Sai, mamma, - confida Romina - credo di aver sognato i mammut! Ne parlerò anche con la maestra. 

I bimbi della classe dimostrano molta curiosità su quel soggetto e spingono l’insegnante a dedicargli una lezione.

- Sono stati rinvenuti in Siberia, - ella spiega – molti esemplari perfettamente congelati nel terreno. Gli scienziati stanno studiando i loro resti per capire come riuscissero a vivere in un ambiente così difficile e soprattutto perché si siano estinti più di 10.000 anni fa. Pensate che è capitato che dei cani da slitta dei nostri tempi, nelle loro spedizioni di caccia, abbiano trovato la loro carne e l’abbiano mangiata come fosse fresca, proprio perché la conservazione era stata perfetta. Alcuni mammut sono stati trovati addirittura con lo stomaco pieno di cibo non ancora digerito e con la bocca impastata di ranuncoli, una squisita prelibatezza per loro, proprio come sono per voi le merendine al cioccolato! Ciò vuol dire che sono morti improvvisamente e che si sono congelati tanto velocemente da conservare il cibo in bocca e nello stomaco. Per gli studiosi tutto ciò risulta ancora incomprensibile. E non riescono a spiegarsi neppure dove essi trovassero i parecchi quintali di cibo al giorno di cui avevano bisogno, considerando che si crede che in Siberia ci fossero almeno 50.000 mammut! La Siberia è oggi un paese di gelida tundra con estati brevi e scarso fogliame e, quindi, il paesaggio doveva essere ben più rigoglioso di quanto sia ora. Gli uomini preistorici amavano molto il mammut, per la grande quantità di cibo che rappresentava e lo raffiguravano spesso sulle pareti delle grotte. 

L’insegnante mostra loro dei graffiti.

- Ora potete fare un bel disegno: una catena di montagne con il ghiaccio, la pianura con dei cespugli e qualche mammut. 

Romina succhia la matita colorata. I suoi occhioni verdi si perdono nei prati verdi di ranuncoli…

Il pachiderma bruca con bramosia l’erba disseminata di fiorellini gialli. Non è molto grande e, vicino, ne pascola un altro ancora più piccolo.

- Brava, hai fatto un bellissimo disegno! – esclama la maestra - Sembra quasi che tu li abbia visti veramente, mentre si muovevano nel loro ambiente naturale. 

La sera, ancora, avidamente, Romina chiede alla mamma di leggerle qualcosa su quei lontani animali che l’hanno affascinata.

Dalle pagine dei libri essi sembrano rivivere con il loro corpo peloso, l’occhio intelligente e le lunghe zanne…

La mamma mammut è ancora impegnata a strappare l’erba e a divorarla, seguita dal suo piccolino che ogni tanto essa richiama con un affettuoso e prolungato barrito perché non si allontani troppo. Il grande maschio non c’è più. Sarà, ormai, diventato eccellente carne per nutrire gli uomini del villaggio, aghi per cucire, recipienti, sacche, arpioni per pescare, abiti, coperte, tende… Persino i suoi tendini saranno usati come filo per cucire.

I due, quindi, sono rimasti soli e imboccano un sentiero che sale verso le montagne, alla ricerca di vegetali freschi. Il sentiero, tracciato, forse, dallo scioglimento dei ghiacci nella bella stagione, s’inerpica ripido e pietroso ma è affiancato da bassi e profumati ciuffi verdi che ondeggiano dolcemente, cullati da un leggero venticello. Gli animali sono felici di aver trovato questo luogo accogliente dove non c’è ombra dell’uomo crudele. Più su, proprio aldilà di una piccola zona innevata, si apre un largo prato invaso dal fogliame.

La madre si accinge a raggiungerlo, attraversando lo spazio nevoso, sempre seguita dal cucciolo. Un rumore di ghiaccio spezzato si diffonde sinistro nell’aria e il pachiderma tenta quindi di tornare indietro, ma la massa del suo corpo pesante viene inghiottita dalla neve. Un lungo e straziante barrito e poi è di nuovo il silenzio. Trascorsi migliaia di anni, la bestia tornerà alla luce per diventare, come avorio fossile, tristi souvenir per turisti, palle da biliardo, oggetti vari.

Il cucciolo è ormai unico superstite. Anche la mamma non è più con lui ed esso dovrà riuscire a sopravvivere in un luogo assai avverso…

Romina salta giù dal letto: sullo scaffale della libreria è poggiato il simpatico mammutino di peluche che la mamma le ha regalato.

Ella lo prende tra le braccia: - Vedrai, non sarai mai solo. Io non ti lascerò e ti proteggerò dai pericoli. In cambio, tu mi farai compagnia. 

Dopo 10000 anni, allora, il mammut torna a sorridere.

giovedì, aprile 15

GIORNO dopo GIORNO - Due VECCHIE SIGNORE sul WEB - Quel che ci siamo raccontate a TEMPO di COVID - di ANGELA FABBRI e DANILA OPPIO


VIDEO REALIZZATO DA MIA FIGLIA CON MIE INDICAZIONI 
che presenta il testo della copertina (e il lavoro delle due autrici in modo divertente)  per poterlo vedere a tutto schermo cliccate sul quadratino in basso del video a destra. Danila


Finalmente ci siamo riuscite! Il nostro libro è pubblicato su Amazon.

La versione in cartaceo la potrete acquistare al link qui sotto.
Mentre la versione E-book Kindle la potrete ottenere qui:

Vi presentiamo la copertina, tutta composta da noi.
Angela ha scritto il testo, Danila l'ha illustrata. In realtà questo libro era uscito 
pochi giorni fa in una prima edizione, con la copertina marrone scuro, ma dovendo
modificare alcune parti, abbiamo cambiato colore. Per il resto non è stato variato
niente altro. Anzi no! Abbiano ritoccato il prezzo, abbassandolo un poco.


Così come Angela ha scritto la seguente sinossi o presentazione:

                              GIORNO  dopo  GIORNO 

                                             Sinossi
  La storia qui narrata è molto semplice: 2 vecchie amiche che si erano perdute, si ritrovano in tempo di Covid e ne percorrono insieme l’interminabile stagione attraverso le  email che si scambiano. 
Insieme, a distanza, dove poi sono sempre state, dato che non si sono mai viste di persona e nemmeno su Skype.

Ci siamo raccontate le nostre giornate di donne di casa che diventavano sempre + lunghe e sempre + uguali…
Ci siamo dette di tutto. E spesso ci siamo anche dette su.
Ci siamo raccontate le creature di terra del cielo e dei mari, gli alberi ci hanno circondato con la forza rinnovata delle foglie, narrandoci anche loro la loro storia.
Le creature dell’Immaginario sono venute a farci compagnia, come i DRAGHI e UROBOUROS il Gran Serpente del Mondo che se ne sta raggomitolato nella terra come il verme in una mela…

Ma non ci siamo dimenticate del Mondo Umano Reale e neanche lui si è dimenticato di noi. Tre volte si è alzato il Vento Africano a portarci la vicenda di posti lontani, messi in un cantone, e, soprattutto, fatti dimenticare dai ‘potenti della Terra’ per continuare a perseguire il proprio PROFITTO silenzioso senza costi aggiuntivi...
Angela (pomeriggio del 2 aprile 2021)

<< La verità su questo nostro libro, quella che dovrebbe essere la sua VERA  SINOSSI è che:

Mi sono innamorata di quei tuoi 2 quadri, scorrendo Versi in Volo, quando ci eravamo perdute. Da soli dicevano tutto quello che ci stava succedendo durante questa Grande Pandemia che ci faceva rammentare il nostro passato (non solo il tuo e il mio, ma quello di tutte le persone della nostra età...) mentre ci era proibito vivere il presente: parlo dell'aprile 2020.
Quando, di lì a poco, e non certo per merito nostro, ma di Padre Federico dal Centrafrica, ci siamo incredibilmente ritrovate, mi venne spontanea l'idea di creare un libro che riuscisse a esprimere quel che TU eri già riuscita a dire con 2 quadri pitturati con i pennarelli che avevi in casa.
E spontaneo è anche stato trovargli un Titolo, che adesso, da qualche mese, anche i TG usano: GIORNO dopo GIORNO...
Dare un nome a chi l'avrebbe scritto, perché ancora non esisteva: 2 Vecchie Signore sul Web.
E anticipare il suo tema, appena incominciato: Quel che ci siamo raccontate a Tempo di Covid...

QUESTA è la VERA storia di questo nostro libro.

Grazie, Danila, per tutto il lavoro che hai fatto e arrivare alla pubblicazione sul WEB, dove il libro è nato.
Angela  >>
I due disegni scelti da Angela per le copertine fronte e retro sono questi, ma  per
ragioni di spazio, abbiamo dovuto ridurli. 



Che dire? Speriamo di avervi incuriositi e che decidiate di ordinare questo nostro lavoro, il quale, ne siamo certe, incontrerà il vostro interesse.
Buona lettura!
Angela e Danila


mercoledì, aprile 14

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO . Lettere mai scritte - Antologia la Luna e il Drago, in programmazione


 In anteprima la prossima antologia AA.VV. del caffè Letterario La LUNA e il DRAGO, curata dalla straordinaria Anna Montella.

Non appena uscirà nel prossimo mese di maggio, ne parlerò con maggiori dettagli.

Per ora ci tenevo a pubblicare l'affascinante copertina della raccolta "letteraria", ovvero dell'epistolario scritto da tante amanti della penna!

Danila

IL LUPO BUONO di RENATA RUSCA ZARGAR

Il lupo buono

di Renata Rusca Zargar


Il lupo, un po’ triste e solo, avanza nella neve alta. Ormai è inverno e, sulle montagne, non c’è quasi nulla da mangiare.
Forse, vicino alle prime case, potrà trovare qualche avanzo di cibo. E, forse, nella campagna intirizzita, potrà trovare una compagna con la quale dividere le sue preoccupazioni.

Cammina, cammina, pieno di pensieri.

A un tratto, nel silenzio ovattato delle distese di neve, ode un lamento disperato.

Si ferma ad ascoltare: è un belato.

Forse, pensa senza entusiasmo, dietro a quegli alberi, c’è il cibo che lui desidera da tanto tempo!

Eccola là, infatti, la pecora, piccola, infreddolita, sperduta. Ha perso il gregge, la strada di casa, tutto.

Come si può uccidere una creatura così indifesa e sfortunata?

Il lupo non ne ha il coraggio.

Ma abbandonarla in quel luogo e andare via è come ucciderla: morirà di freddo e di paura. Che fare?

È difficile la vita di un lupo dei tempi moderni!

Lui sa dove si trova l’ovile, lo sente col suo fiuto esperto, il calore e l’umore della tenera carne arriva fino a lui.

Con infinita pazienza, spinge la pecora inerme passo passo verso la casa e la salvezza.

Sono quasi arrivati, e la pecora non ha mai smesso di belare.

Il pastore la sente, imbraccia il fucile, si precipita fuori.

Vede il lupo e spara.

Di corsa, si avvicina alla pecora, che non ha capito ancora niente, ed esclama: “Poverina, voleva mangiarti!” e, premuroso, la riconduce all’ovile.

Sul campo è rimasto solo il lupo: davanti ai suoi occhi scorrono le immagini dei giorni felici quando i suoi fratelli del branco non erano ancora stati uccisi dall’uomo. Quante corse sulle montagne, quanti ululati d’amore e di gioia!

Ora si avvia ai prati del cielo, un po’ stanco, mentre la neve, tutto intorno, si fa rossa.