POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

martedì, maggio 18

E' SOLO UN GIOCO? FORSE ... MA MI RITROVO RIFLESSA - di DANILA OPPIO

 



C'ERA UNA VOLTA LA LUNA di RENATA RUSCA ZARGAR



C’era una volta la luna
di Renata Rusca Zargar
Illustrazione affettuosa di Zarina Zargar


C’era una volta…
Chissà quando, in quale dei mondi possibili e impossibili, la Luna brillava con la sua falce d’argento nel cielo blu.
Allora la notte era densa e tranquilla: il blu era profondo e infinito e nessun rumore veniva mai a turbare la quiete dell’universo.
Ma la Luna, seppure in pace con tutte le creature, non si sentiva felice.
A quel tempo, l’uomo non esisteva e non poteva, quindi, creare confusione come avrebbe fatto in seguito.
La Terra era affollata di alberi di ogni forma e dimensione e nelle acque, sparse qua e là, borbottavano piccolissimi esseri incapaci, però, di crescere e di iniziare la vita.
Tra tutti gli alberi, che si dondolavano dolcemente al vento, spandendo nell’aria un penetrante profumo di resina, un abete svettava più grande e possente sugli altri.
Il suo tronco compatto e maestoso si allungava verso l’alto del cielo quasi a penetrarlo con la sua cima da cui si dipartivano enormi rami frondosi e pesanti. Nelle lunghe notti, dove nulla accadeva e solo il buio scuro si stendeva nell’atmosfera, la punta dell’abete sembrava quasi toccare il cielo così profondamente da raggiungere l’alone chiaro della Luna.
Allora, per trascorrere le ore di un tempo che pareva non finire mai, la Luna e l’Abete, saggi e vetusti esseri viventi, si raccontavano storie di altri mondi possibili e impossibili, mentre negli stagni e nei laghetti sulla Terra i piccolissimi esseri ribollivano inquieti.
E fu così che il verde Abete dai rami carichi di foglie appuntite e la pallida Luna triste presero a volersi molto bene.
Le loro nozze furono celebrate nella dolce notte calda e serena di un tempo che non esiste più.
Presto, nella culla del cielo, nacquero tante piccole luci, le Stelle, abili ad animare tutto quel blu così profondo e infinito.
Negli stagni e nei laghetti, i piccolissimi esseri trovarono la forza di moltiplicarsi e crescere tanto da popolare la Terra e diventare, a poco a poco, ogni specie animale.
E, infine, comparve l’uomo che subito iniziò a tagliare alberi e uccidere animali.
Ma, ormai, si erano avviati tempi nuovi e mondi possibili, dove il rumore e la confusione, forse, avrebbero disturbato quelle antiche notti blu.
Solo se ascolti, qualche volta, la sera, quando il vento tace e la voce assordante dell’uomo si ferma un momento, forse, puoi udire mamma Luna e papà Abete raccontarsi ancora e per sempre storie di altri mondi possibili e impossibili.
Allora, anche l’alba radiosa aspetta un poco, prima di spuntare, curiosa di sapere come ogni storia, possibile e impossibile, si concluderà.
 
Renata Rusca Zargar

domenica, maggio 16

UNA VITA SCAPPANDO. I FUGGITIVI DEL SAHEL E NOI di P. MAURO ARMANINO


Una vita scappando. I fuggitivi del Sahel e noi

Un gruppo di cristiani, scappando dal villaggio di Dolbel, sono arrivati ieri a Niamey. Il motivo della fuga è da trovarsi nel massacro di sei persone, di mattina presto, perpetrato nel villaggio di Fangio, non lontano dal loro. Come in altri villaggi della zona e altrove, il messaggio dei Gruppi Armati Terroristi è lo stesso: scappare per salvare se stessi e la la propria famiglia. Si uniscono alle altre migliaia di persone che, per vivere e sperare, devono fuggire dalle loro terre e lasciare la casa e i beni che costituiscono la loro povera ricchezza. Una vita scappando appare come una delle metafore del nostro e di altri tempi storici. Una drammatica parabola della nostra condizione umana. Ancora prima di far scappare gli altri c’è la fuga da se stessi e da ciò che costituisce la propria umana identità. Chi fugge da sé, prima o poi farà fuggire gli altri dalla propria terra.

La prima volta di questa fuga mi vide testimone a Monrovia, in Liberia. Fu la conclusione della guerra civile durata una quindicina d’anni. La gente, per migliaia, si ammassava sulle strade della capitale terrorizzata per l’annunciato arrivo dei ribelli del LURD (Liberiani Uniti per la Riconciliazione e la Democrazia). Sotto la pioggia battente di stagione scappava, portando sul capo o su mezzi di fortuna, il salvabile in quella circostanza: un materasso, qualche coperta, il necessario per cucinare, le zanzariere e gli immancabili bambini appesi alle spalle dei genitori. Una scena da apocalisse e dunque da rivelazione unica e decisiva del vero volto della guerra, di ogni guerra. Le guerre sono i morti, i feriti, gli abbandonati e soprattutto loro, quelli che fuggono per salvarsi e sperare un’altra parte. Dove andate, si chiedeva loro: non sappiamo, dicevano, lontano.

Il vicino Burkina Faso, patria di Thomas Sankara e del giornalista bruciato dai sicari del potere Norbert Zongo, è vittima di attacchi terroristi da cinque anni. Ciò sta causando, oltre le numerose vittime, migliaia di sfollati e dunque una crisi umanitaria senza proporzioni nella storia recente del Paese. Il loro numero è passato da 560 mila del dicembre 2019 a oltre un milione nel dicembre dell’anno scorso. Sui 300 comuni che conta il Paese, almeno 266 accolgono una parte degli sfollati. Il 54 per cento di questi ha meno di 15 anni. La scelta principale è stata finora la fuga dal loro luogo di nascita. Dopo aver vissuto il trauma della marcia forzata, della paura di attacchi, rappresaglie, regolamenti di conti e conflitti etnici ereditati o provocati, sarà difficile vivere una vita ‘normale’. D’altra parte la così chiamata ‘normalità’ è ciò dalla quale sono scaturiti i drammi di cui si parla.

La povertà endemica, il cambiamento climatico, la violenza armata, l’insicurezza alimentare e la malnutrizione continuano a mantenere il Sahel in un’estrema fragilità. Nelle regioni toccate dai conflitti armati, i civili sono confrontati a una crisi di protezione e hanno dovuto fuggire altrove. I servizi di base, la salute e l’educazione, sono seriamente bloccati. Circa 5 mila scuole sono chiuse e così pure oltre 130 dispensari con disagi evidenti per le donne in stato di gravidanza. Quest’anno, circa 29 milioni di Saheliani avranno bisogno di assistenza e di protezione, cinque in più dell’anno scorso. Nel Niger, infine, nell’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato per i Rifugiati, vengono rilevati oltre 234 mila rifugiati, circa 300 mila sfollati interni e più di 3 mila richiedenti asilo. Ciò senza contare le migliaia di migranti di passaggio e gli ospiti delle case dell’OIM.

I fuggitivi del Sahel non sono numeri o accidenti di percorso ma uno dei volti e simboli del nostro tempo che scappa da sé senza sapere dove andare. Prima di trovarsi, forse, c’è da andare lontano.

        Mauro Armanino, Niamey, 16 maggio 2021

giovedì, maggio 13

# ShowMustGoOn - Flashmob pour la culture à l'Odéon (Paris)



Quando l'ho visto, mi sono così emozionata quasi alle lacrime!  Non solo per l'interpretazione di così tanti artisti, ma proprio per il senso di unione, di condivisione tra loro, che trascina le folle. Ognuno ha messo a disposizione la sua particolare arte, senza un front man (o woman) che voglia attirare su di sé in modo particolare lo sguardo della gente. Ognuno fa la sua parte, e la fa col cuore. Emozione pura! 

Danila 

mercoledì, maggio 12

Recensione di Alessandra Giusti a GIORNO dopo GIORNO di Angela Fabbri e Danila Oppio

 


La carissima amica ALESSANDRA GIUSTI, discendente del poeta Giuseppe Giusti, che di certo ricorderete per quella poesia che cita Manzoni, e che esordisce così:

Vostra Eccellenza, che mi sta in cagnesco
per que’ pochi scherzucci di dozzina,
e mi gabella per antitedesco
perché metto le birbe alla berlina,
o senta il caso avvenuto di fresco
a me che, girellando una mattina,
càpito in Sant’Ambrogio di Milano,
in quello vecchio, là, fuori di mano.

M’era compagno il figlio giovinetto
d’un di que’ capi un po’ pericolosi,
di quel tal Sandro, autor d’un romanzetto
ove si tratta di Promossi Sposi…
Che fa il nesci, Eccellenza? o non l’ha letto?
Ah, intendo; il suo cervel, Dio lo riposi,
in tutt’altre faccende affaccendato,
a questa roba è morto e sotterrato.


Alessandra ha lo stesso spirito arguto del suo pro-pro zio. La recensione scritta di getto in una email, non appartiene a quello stile stucchevole e studiato che di norma si scrive o si legge. Ma proprio per il suo genuino modo di esprimersi, l'ho particolarmente apprezzata. 
E spero che piacerà anche a voi. 

Carissima Dani,
ho terminato di leggere “GIORNO dopo GIORNO”. Bellissimo! Intanto comincio con il dirti che mi ha molto colpito la, chiamiamola così, coincidenza dell’argomento “Centrafrica”. Sono al corrente anch’io della realtà di laggiù grazie a quanto ho saputo dalle Suore di Pontremoli, che lì hanno una Missione. Avrebbe potuto trattarsi di qualunque altra nazione di quel continente, invece proprio il Centrafrica! 
“Prologo e fine” del libro, citando le tue parole.
Poi volevo dirti che il libro ha davvero come “fil rouge”, anche quando si parla d’altro, lo sfruttamento dell’Africa e la distruzione del Creato, che il Signore ci ha consegnato affinché ne avessimo cura ma che non ci appartiene, non possiamo farne macerie come se niente fosse. Mi è molto piaciuto quando parlate degli animali (ecco perché nell’e-mail di ieri ti narravo della lucertola che mi è entrata in casa, altra curiosa coincidenza); i gechi mi sono noti e non mi fanno senso perché il figlio della mia amica di Milano è veterinario degli esotici e me ne ha mostrati alcuni; ha appena pubblicato un libro, che mi ha donato e che mi è arrivato la scorsa settimana per posta. Tratta di una particolare lucertola, detta “Jewelled Lizard”. È scritto in inglese, lingua che conosco solo a livello scolastico, quindi mi ci vorrà un po’ a leggerlo, ma sono contenta! Poi leggerò “Storia di Vera”. Che bello, i miei amici mi arricchiscono di conoscenze! E di doni!
Tornando a “GIORNO dopo GIORNO”, ho apprezzato in modo particolare, per quanto riguarda le parti scritte da te, “La sporcizia”, pag.133, e “Perché dire NO al Vaccino Covid-19 e ai Tamponi”, pag.247. Di Angela ho apprezzato particolarmente le osservazioni sugli insetti e gli animali. Comunque tutto l’insieme è godibile e scorrevole. Un bel libro, grazie di nuovo! Un’altra osservazione: questo libro è riuscito così bene grazie a te, alla tua pazienza, alla tua capacità di “legare” il tutto, alla tua saggezza. Volevo anche dirti che ho riconosciuto Lorenzo e me, quando parli di tuoi conoscenti che, anziché lagnarsi per il confinamento, hanno deciso di approfittarne per fare quei lavori per i quali non c’è mai tempo: grazie per l’apprezzamento, cara Dani! Volevo poi chiederti una spiegazione: a pag.251 e a pag.375 è riportato “In questo finir d’estate 2019” di Angela. E’ una ripetizione voluta? Credo di sì perché a pag. 374 scrivi: “E allora rileggiamo questo racconto sul grillo, dov’è evidente la delicata sensibilità dell’autrice”. Grazie ancora per il tempo bello che mi hai fatto passare leggendo il libro, cara Dani.
Ti abbraccio forte, sei una bella persona e sono fiera di esserti amica!

Alessandra Giusti 

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO - opera collettiva - Lettera alla mia famiglia di DANILA OPPIO

 

Alla splendida raccolta, ho partecipato con questa mia lettera, mai inviata, che procurerò di consegnare direttamente  con copie dell'antologia, ad ogni membro della mia famiglia.

Alla mia grande famiglia
 (in ricordo di mia madre)

Carissimi: marito – figli - e nipoti,
tanti pensieri non vi ho detto, se non “en passant”. Li tenevo dentro di me per non apparire sdolcinata, trasmettendovi ovvie e scontate parole. 
Ora ho un grazie nel cuore che sta trasbordando, e desidero metterlo nero su bianco.
Grazie per l’amore che mi avete donato in tutto il tempo che mi siete stati accanto.
Grazie per aver accolto la nonna, mia madre, con grandi attenzioni per la sua persona, con la presenza costante soprattutto nel periodo in cui lei si stava perdendo nelle sue fantasie senili, con la salute sempre più precaria, per il profondo affetto con cui l’avete accompagnata anche nei suoi giorni presso la RSA.
Vi ringrazio soprattutto per avermi sostenuto in quell’immenso dolore che provavo nel vederla sfiorire e rattrappirsi come fosse divenuta un ramo secco. E a seguito della sua dipartita, presagita per il deperimento del suo stato di salute, e per l’avanzata età, che aveva varcato la soglia del secolo di vita ma che, da figlia, non ero disposta ad accettare. Non si accoglie mai la scomparsa di chi si ama profondamente. È stata dura, però la vostra presenza e l’assidua compagnia è ancora di grande sostegno per me, che stavo crollando psicologicamente e fisicamente. Sì anche con i vostri rimbrotti che mi hanno allontanato da quel pensiero fisso:
 “Mamma non c’è più, non la vedrò mai più, avrò fatto del mio meglio per prendermi cura di lei?”.
 Sono domande che frullano in capo e alle quali non so dare risposta. Si pensa sempre di non aver fatto e dato abbastanza, e si rischia di sentirsi in colpa. Che altro potevo fare, se non amarla? E voi mi avete aiutato. Ora le sue ceneri nell’urna blu, si trovano su un ripiano della mia libreria, e ci resteranno fino a quando non potremo accompagnarle al paese natale, e deporle nella tomba di famiglia, dove lei desiderava dormire il sonno eterno, accanto alle spoglie di mio padre, dei suoi genitori e fratello. Ora che lei è qui accanto a me, mentre scrivo, la sento vicina. Ogni giorno raccolgo le viole che sono sbocciate nel nostro giardino e che a lei piacevano tanto, e le depongo vicino a lei. So che dal Cielo le vede e se ne rallegra.
Sapevo di mentire, quando alla RSA mi chiedeva di riportarla a casa nostra, dicendole che lo avrei fatto, ben sapendo che non mi sarebbe stato possibile, date le sue gravi condizioni di salute, che richiedevano continua assistenza medica e infermieristica, che purtroppo non ero in grado di offrirle. 
Ora, davanti alle sue ceneri, le ho detto col pensiero: 
“Mamma, adesso sei tornata a casa! E appena possibile ti porterò  al tuo paese, non appena le restrizioni a causa della pandemia spariranno, potremo partire per la tua ultima destinazione”. 
Però sento che sei qui con me, che mi fai compagnia e mi proteggi come quando ero bambina, questo accade perché la mia e tua famiglia mi ha dato un enorme sostegno. 
Ecco, queste sono parole che non ho mai detto a voi, miei cari, e ho sentito il bisogno di farlo prima che sia troppo tardi, e pentirmi in seguito di non avervi  detto per tempo ciò che serbavo nel cuore. Avete patito anche voi le stesse mie pene, ed è giusto che sappiate quanto vi ho compreso e apprezzato per la vostra condivisione. 
“Naufragar m'è dolce in questo mare” è un ossimoro che Leopardi usa per capire come lo sprofondare nell'infinito possa suscitare una certa serenità. Il naufragare nel mare è una metafora dello smarrimento. Come un uomo può ritrovarsi alla deriva del mare, lo stesso può avvenire, se si perde nei meandri della sua mente.
Ed io, che mi ero persa in un mare di sofferenza, ora ho compreso che il mio dolore, accanto a voi, e con voi condiviso, si è addolcito. Grazie dal più profondo dell’anima.

Danila Oppio (moglie, madre e nonna)

lunedì, maggio 10

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO - La raccolta


In questo video ci sono i nomi dei partecipanti alla raccolta dell'antologia AA.VV. Ognuno ha inviato un testo che è andato a far parte della raccolta LE PAROLE CHE NON TI HO MAI DETTO. Presto, non appena mi arriveranno le copie del libro, pubblicherò la copertina e la mia opera. 
Danila 

L'antologia si può acquistare a questo link:



E il bellissimo segnalibro personalizzato e realizzato dalla curatrice
ANNA MONTELLA