POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

mercoledì, novembre 2

QUALCHE ALTRO LAVORETTO di DANILA OPPIO

 Ho realizzato un'altra lanterna, fatta con panno lenci e qualche bambolina, su base di tappi di sughero e pannolenci.



  Coperchio visto dall'alto



Effetto proiezione sulla parete




Bamboline stile nordico


Qui affiancate da una casetta in pannolenci

 

sabato, ottobre 29

UN'ISOLA DA AMARE - CAPRAIA di FOLCO GIUSTI - recensione di RENATA RUSCA ZARGAR

 




Un’isola da amare – Capraia: 

storie di uomini e di animali

Appunti di lettura di Renata Rusca Zargar

Folco Giusti è un narratore nato. Tempo fa, avevo letto il suo romanzo storico “L’isola dell’ultimo ritorno” in cui aveva saputo immergermi nel clima dell’Impero Romano, con avventure di guerra, tragiche crudeltà, fughe, trasferimenti, ma anche vicende d’amore, di martirio cristiano, di fede. Un testo che non avevo potuto abbandonare fino a quando non l’avevo finito, che mi aveva sconvolto, atterrito e commosso mentre mi comunicava una miniera di informazioni su un universo assai lontano da noi e che spesso tendiamo a edulcorare.
In quell’appassionante e perfetto romanzo storico appare pure l’isola di Capraia, dove Giusti ha vissuto parecchio da ragazzo e che ha continuato a frequentare nonostante la brillante carriera di professore di zoologia presso l’Università di Siena.
Nel volume “Un’isola da amare Capraia: storie di uomini e di animali”, egli racconta, quindi, i personaggi con i quali ha vissuto imprese di pesca, di caccia ma soprattutto di crescita e consapevolezza.
Giusti sa abbozzare quelle persone con un tratto vivace, rendendole affascinanti quanto il Rufio e il Rutilio romani, senza cadere mai, anche quando parla di sé o di suo padre, nell’inevitabile noiosità di tutti gli scrittori che toccano temi autobiografici.
Come detto, Giusti è un vero narratore, io lo definirei “genetico”, anche se poi ha affinato la sua penna nello studio e nella semplicità che, forse, gli viene proprio dall’assiduità con una terra che pochissimi conoscono.
Nel libro, come detto, egli ci narra di personaggi particolari, tipo il pescatore di foche, il pirata, il comandante, il detenuto, e altri. Ognuno vive esperienze straordinarie ma ovvie nella quotidianità della vita dalle quali, leggendo, si rimane irrimediabilmente sedotti. Dopo ogni storia, inoltre, c’è una parte informativa (mai noiosa neppure quella) sull’animale nominato nel capitolo con magnifici disegni di Rossella Faleni, mentre le vedute di Capraia sono di Cinzia Giusti. Non mancano le poesie sulle quattro stagioni ambientate nell’isola che aggiungono strabiliante fascino a un piccolo Eden che, ormai, ognuno di noi desidera visitare. “Rosso / di sangue intriso / l’occidente avvampa / - scrive, ad esempio sull’estate - e docili colli tramuta / in pazzi vulcani ardenti. […] Sale la nebbia / e in collane di perle s’impiglia / alle tele dei ragni […] e sopra l’infinito s’affretta / in una falce di luna / in albori cangianti / in misteri di stelle pulsanti.”
Dunque, arrivederci a Capraia!

L’ISOLA DELL’ULTIMO RITORNO:

UN’ISOLA DA AMARE

venerdì, ottobre 28

IL MONDO NUOVO: DISERTORI, CONTROLLORI E SOVVERSIV I NEL SAHEL di P. MAURO ARMANINO



Disertori,
controllori e sovversivi nel Sahel


Il capitalismo di sorveglianza ha i funzionari di terreno che agiscono nel tempo e nello spazio. Il tempo dà loro apparente ragione perché la ‘normalizzazione’ o la ‘banalizzazione’ del controllo sembra un fatto acquisito, accettato e talvolta richiesto. Pochi si stupiscono ancora dell’esproprio del diritto alla mobilità operato con fermezza in questi ultimi anni. Le frontiere, tutt’altro che immateriali, sono appunto uno degli spazi nei quali il controllo si esprime con maggiore coerenza. L’evidenza che le frontiere dell’Europa tocchino l’Africa del Nord, coi Paesi del Maghreb e giungano fino al Sahel non scandalizza nessuno. La banalizzazione della normalità e dunque la neo-colonizzazione dell’immaginario sociale rasenta l’evidenza. I campi di detenzione per i migranti e rifugiati in Libia, i fili spinati delle enclavi spagnole di Ceuta e Melilla in Marocco, le deportazioni degli indesiderati in Algeria e le ‘dissuasioni’ volontarie degli ‘esodanti’ nel Sahel sono una necessaria condizione perché il mondo continui a funzionare come deciso dai potenti di turno.
La resistenza a questa operazione di controllo globale passa attraverso il fenomeno, anch’esso assodato, dei ‘disertori’. Spesso dipinti in modo negativo e criminalizzati, i disertori sono coloro che, per scelta o per necessità, scelgono di slegarsi da un destino che sembra condannarli a ‘collaborare’ con sistema in due modi. Il primo si compie scomparendo nel silenzio, come inutile zavorra da buttare durante la tempesta l’altro, invece, aderendo e ringraziando per il posto subalterno che il sistema ha loro affidato per perpetuarsi. La figura del migrante, che nel suo corpo e nel suo spirito porta la propria frontiera, esprime, come in uno specchio, la responsabilità della diserzione. Scegliendo di partire altrove contesta il tempo, lo spazio e le frontiere del ‘ disordine’ stabilito. Non casualmente il sistema, tramite l’OIM (Organizzazione per le Migrazioni Internazionali) cerca di convincere i migranti che la migrazione e un errore. L’Agenzia Frontex (Frontiere Esterne d’Europa) rende mobili le frontiere e la missione di Eucap-Sahel ‘educa’ il SUD come gestirle e interpretarle. Tutto cospira a rendere le migrazioni ‘ sicure, ordinate e regolari’.
Naturalmente gli attributi citati sulle migrazioni si riferiscono precipuamente ai Paesi di approdo dei migranti. Difficile credere siano possibili migrazioni sicure, ordinate e regolari quando si contribuisce a creare un mondo insicuro, disordinato e ‘irregolare’ per la maggior parte degli abitanti del pianeta. La dislocazione della politica, dell’economia e soprattutto la strategia del ‘disordine’ interessato nel Sahel e altrove, non lascia spazio a nulla che sia ‘ordinato, regolare’ e soprattutto ‘sicuro’. Ecco perché, in questa particolare zona dell’Africa chiamata Sahel, nome che significa ‘ Riva o Sponda’, ci vantiamo di fabbricare gli unici sovversivi che meritino questo nome. Si scrive migranti e si legge ‘sovversivi’ poiché nelle loro borse si nasconde, impolverato, un mondo nuovo.


         Mauro Armanino, Niamey 30 ottobre 2022

LAVORETTI PER NATALE seconda parte di DANILA OPPIO

Ripropongo due lavoretti, la lanterna e la casetta, perché ora ho acquistato le lucine Led e quindi ho fotografato i due oggetti, in versione luminosa.

Seguono la busta con i tre personaggi del Presepe, realizzati con base di tappi di sughero e rivestiti con pannolenci. E una donnina nordica, sempre con sughero e pannolenci. Intendo realizzarne altre con colori diversi.  

Quindi una donnina porta sapone, realizzata in pannolenci e due cuoricini per i quali studierò il modo per utilizzarli al meglio. Per ora attendo di avere altre ispirazioni!

Enjoy you! 

Danila Oppio













lunedì, ottobre 24

LAVORETTI PER NATALE E NON SOLO...di DANILA OPPIO

Altri miei lavoretti per il Natale e non solo!



Bambola in pannolenci e lana


Angioletto in panno su base legno



Angioletto da appendere



Lanterna in pannolenci


Casetta in mezzo agli alberi 
in pannolenci su base di legno 

Mi diverto molto nell'eseguire questo tipo di lavoretti, è un piacevole passatempo. Non sono precisa, spesso a causa del desiderio di veder finito presto quanto è in lavorazione! 

Spero mi perdoniate l'imprecisione!

Danila Oppio



CHE POI...di ANNA MONTELLA


 

sabato, ottobre 22

ABRAMO, RIFUGIATO A NIAMEY di P. MAURO ARMANINO

Icona di Abramo

Abramo, rifugiato a Niamey

Il primo e più famoso Abramo veniva, secondo la tradizione biblica, dalla Mesopotamia. Migrante per scelta o per destino diventò il capostipite del popolo ebreo e, in genere, dei credenti ossia i sottomessi al precetto divino di abbandonare la propria terra. In ogni migrante e migrazione c’è qualcosa di questo mistero primigenio che potrebbe aiutare a leggere diversamente i processi migratori. 

Profondamente umani e, nel contempo,  straordinariamente divini, almeno da Abramo in poi. Potremmo affermare, senza scostarci troppo dalla realtà, che la migrazione e dunque il migrante, nasconde o evidenzia qualcosa di teologico. Una sorta di promessa legata all’abbandono della propria terra. Abramo era un irregolare per scelta.

L’altro Abramo, che si trova a Niamey dall’anno scorso, è invece classificato e riconosciuto come ‘rifugiato’ e, seppur meno noto del primo, ha una storia più complicata e dolorosa della sua. Nella sua regione di origine, il Darfur nel Sudan, ha vissuto e pagato di persona le conseguenze di una guerra senza fine. Racconta che, il giorno stesso del suo matrimonio, la sua casa è stata bruciata e sua moglie violentata. Suo padre e sua madre hanno perso gli arti inferiori. Le milizie hanno ucciso i suoi fratelli e sorelle. Lui stesso è stato rapito e obbligato ad occuparsi del bestiame per alcuni anni e poi è fuggito in Libia con la moglie e il fratello gemello, unico superstite della famiglia. L’inferno, e non la benedizione, lo pedinava anche in Libia.

Contrariamente all’altro Abramo lui è stato imprigionato per cinque anni in Libia dove il gemello è stato bruciato e la moglie uccisa. Il visto umanitario che aveva potuto ottenere dall’apposita agenzia delle Nazioni Unite e che l’avrebbe condotto in salvo altrove, è stato ritirato e venduto dalle milizie libiche per cinquemila dollari. Durante il soggiorno è stato più volte torturato alle gambe, alle braccia e alle unghie di mani e piedi. È stato rimpatriato, per accordi umanitari, nel Darfur, dal quale è scappato perché perseguitato per motivi religiosi. Si era infatti, nel frattempo, convertito alla fede cristiana. Sostiene che milizie ben addestrate a questo scopo lo seguono ancora oggi per eliminarlo.

L’altro Abramo, il minore potremmo dire, è ospite in una delle case di accoglienza delle Nazioni Unite per i Rifugiati, gestite da COOPI, cooperazione internazionale, una ONG italiana che da anni opera nel Niger. Lui, l’altro Abramo, non è all’origine di un nuovo popolo e la sua progenie assai meno numerosa che le stelle del cielo e la sabbia del deserto. Si è vestito, per l’occasione, con un completo scuro come fosse invitato ad una festa di nozze.

      Mauro Armanino, Niamey, 23 ottobre 2022

Ndr. Danila: racconto mi ha riportato un vecchio ricordo: il canto ABRAM scritto tanti anni fa da Padre A. M. COCAGNAC. Il testo in francese potrebbe interessare i lettori del Niger e di ogni altro Paese francofono.