POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

venerdì, dicembre 2

QUI I NOSTRI SOGNI SONO STRETTI di Padre MAURO ARMANINO

 


Qui i nostri sogni sono stretti

Lo cantava, in tempi non sospetti, il compositore francese Jean-Jacques Goldman assieme alla cantante di origine britannica Sirima, poi deceduta. L’album esce nel lontano 1987. Da allora i sogni di tanti sono stati trafugati, normalizzati e tradotti in prodotti commerciali ecologico-compatibili col sistema. Altrove, cantavano in coppia i due artisti traducendo il francese LA- BAS, lontano dall’altra parte perché, da quest’altra i sogni sono diventati stretti come non mai. Ormai ‘Stretti’ i sogni perché è tutto l’impianto dell’immaginario simbolico a essere stato manipolato dall’ignavia e complicità del ceto intellettuale, politico e dai comuni cittadini in via di sparizione. 
‘Qui è già tutto deciso prima e non si può cambiare. Tutto dipende dalla tua nascita e io non sono nato nel posto giusto’, continua così la canzone di Goldman che ripete come una litania infinita … ed è per questo che partirà altrove. Il giornale non allineato di Niamey ‘ L’investigatore’ del primo dicembre scorso, riportando il brano citato del cantautore francese, ricorda nell’editoriale il ‘diritto alla rivolta’. Il direttore si riferisce ai migranti e rifugiati che cercano altrove i sogni smarriti nella propria terra e sottolinea la patetica resistenza alla mobilità delle persone. Nulla, afferma l’editoriale, potrà fermare l’Esodo dei tempi moderni.
Da questa parte del mondo li chiamavano proprio così, ‘esodanti’, coloro che rischiano e non raramente perdono la vita per cercare altrove ciò che pensano essere stato rubato o smarrito a casa propria. Un nome impegnativo e ricco di storia perché narra, nell’Esodo, il transito da una terra di schiavitù a una terra nuova, dove scorre, secondo le stagioni, latte, miele e dignità. Né le leggi restrittive, ricorda ancora l’editoriale citato, né i fili spinati, né i muri, né le forze dell’ordine, né le condizioni ambientali ostili, potranno fermare o ridurre il desiderio dei candidati all’esilio. In effetti, tra ‘esodo’ e ‘esilio’ c’è sempre un deserto, un mare e frontiere da attraversare. L’esodo è un transito precario mentre l’esilio è una condizione perenne di vita.
‘Altrove, occorre del cuore e del coraggio, ma tutto è possibile alla mia età … se hai la forza e la fede’, continua così la canzone di Jean-Jacques, tutto è detto perché tocca, in modo trasversale ciò in cui consiste il diritto alla rivolta. La dichiarazione universale dei diritti umani data del 10 dicembre del ’48. L’elenco dei diritti è patrimonio comune dell’umanità e a questi dovremmo aggiungere ciò che affermava la Costituzione francese del 1793 all’articolo 35… ‘Quando il Governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri’.
Tra il 2013 e il 2018, secondo l’ineffabile Organizzazione Internazionale delle Migrazioni, il numero dei decessi dei migranti, specie nel deserto del Sahara, è stimato a 6.615 persone. Sono migliaia di rivolte che, sommate ai decessi nei mari, sulle montagne e sulle varie frontiere del mondo globalizzato, formano un corteo infinito di sogni seminati nel vento e portati in esilio, a germogliare.

     Mauro Armanino, Niamey 4 dicembre 2022  


NDR: ho scelto queste due foto, che non sono del tutto attinenti all'articolo, ma che Padre Mauro mi aveva inviato, e che in parte invece lo sono, perché la scritta "Lève-toi et marche..." ha un legame con l'Esodo. 
E anche la processione nel giorno di Cristo Re, è un modo di elevare lo spirito. Ho anche trovato una poesia di Langston Hughes che insegna a non arrendersi ma. I sogni sono l'anticamera della Speranza! 

Tenetevi stretti ai sogni
perché se i sogni muoiono
la vita è un uccello con le ali spezzate
che non può volare.
Tenetevi stretti ai sogni
perché quando i sogni se ne vanno
la vita è un campo arido
gelato dalla neve.

giovedì, dicembre 1

IL GIARDINO DELLE ROSE STRAPPATE di ANNALENA CIMINO - Recensione di RENATA RUSCA ZARGAR

 


Pensieri di Renata Rusca Zargar su

Il giardino delle rose strappate

poesie

di Annalena Cimino

Conosco Annalena Cimino da parecchi anni. Ho potuto leggere molte sue poesie: piccoli perfetti smeraldi che rievocano la magia della sua isola, Capri. L'ho definita la poetessa dell'Amore perché ha saputo cantarlo con parole e ritmi che riescono sempre a stupire e a folgorare.

Ora, il suo ultimo libro, “Il giardino delle rose strappate”, tratta, invece, di guerra, di dolore, di deportazione, di vite carpite brutalmente, proprio come rose distrutte.  La Terra è l’oasi dove la crudeltà ha lacerato tutto quanto di bello e di buono esistesse.

La Cimino rimane, comunque, poetessa dell’Amore perché ella esalta un sentimento indirizzato, questa volta, alla misera umanità estirpata e al giardino, un tempo sgargiante, ormai desertificato dal Male. Abbiamo tanto bisogno di tali emozioni per cercare di vincere l'odio che ci attanaglia e ci circonda.

"Cadevano neve e morte a Treblinka, / alberi spogli e vite dannate;" evoca la Poetessa ma, ovunque allarghi lo sguardo sul pianeta, trova dolore e morte provocato dall’essere umano e dalla malattia. Con dolcezza ella si volge, allora, verso la sofferenza e porge almeno il ricordo, il rispetto, una frase affettuosa.

Ella rammenta “Lucia Perez” e le si rivolge sussurrando: “mai potrai respirare ancora / il profumo delle viole e dei gelsomini.” oppure si china ad abbracciare i migranti che periscono fuggendo da miseria e prigionia: "L'urlo del mare si nasconde / nel cuore d'una conchiglia. [...] Cullati da sogni e tormenti, / svaniscono tra le onde impetuose / i figli della sventura."

Vari sono, dunque, i soggetti menzionati nel testo, come le donne prigioniere del burqa, “I muri della follia”, il freddo, l’indigenza, la guerra, i sogni trafitti, la violenza contro le donne e contro le creature più fragili: “Non v’è perdono dove muore il tempo, / dove giace l’amore in un rivolo di lacrime, / dove s’abbandona il corpo vinto / a rileggere ancora la sua ultima favola.”  Senza, però, dimenticare eroi che, invece, si librano in alto come i giudici Falcone e Borsellino.

È sacra, quindi, la liricità del suo canto che cinge tanto Male e porge, invece, il Bene nell’immensità dell’universo attraverso vocaboli come gioielli:

“Ti ricorderai di me / in un rimpianto, / tra le crepe del destino, / in un giardino di gesso / dalle rose strappate.”

Si tratta, come detto, di temi difficili che solo la pietà umana può citare con riguardo e condivisione.

Per questo, “Il giardino delle rose strappate” è un volumetto da leggere e rileggere ogni giorno, sia per mutare noi stessi al Bene che per ritrovare ammalianti immagini di pura Poesia.

Sono certa che il vero Poeta o Poetessa, e la Cimino lo è, educhi in un fiabesco giardino incantevoli fiori colorati in Memoria di chi non c’è più insieme all’Amore senza confini che scioglie nella perfezione dei suoi versi

venerdì, novembre 25

LA SOVRANITA' PERDUTA (E RITROVATA) NEL SAHEL di P. MAURO ARMANINO




La sovranità perduta (e ritrovata)
 nel Sahel


Noi, popolo nigerino sovrano, deciso a consolidare quanto acquisito nella Repubblica e l’indipendenza nazionale...Inizia con queste parole il preambolo dell’ultima Costituzione della settima Repubblica del Niger, rivista e corretta dopo l’ultimo colpo di stato militare del 2010. All’articolo 4 della stessa si ricorda che...’ La sovranità nazionale appartiene al Popolo ’ (maiuscolo nel testo). Già, la sovranità, parola che conserva un fascino particolare nel nostro immaginario sociopolitico. Essa deriva da ‘sovrano’, latino medioevale che indica qualcuno che si trova al di sopra e dunque designa l’esercizio del potere su un luogo e persone determinate. I suoi sinonimi, poi, non lasciano adito al dubbio...’autorità, dominazione, impero, padronanza, superiorità, supremazia, onnipotenza’...Parlare di sovranità esprime dunque la capacità di decidere che fare della propria storia, personale e collettiva e cioè come autodeterminarsi. 
Se questo è vero allora sovranità e dignità camminano assieme come sorelle e, come ricordava lo scrittore Charles Péguy a proposito della piccola speranza, c’è la terza delle sorelle, la più piccola che le tira entrambe. Nel nostro caso la sorella minore, porta il nome di libertà. Essa conduce le due altre sorelle per mano, tirandole a volte dalla sua parte, giocando se occorre e strattonandole quando le due sembrano stancarsi di camminare. In vari Paesi del Sahel, infatti, la sovranità e la dignità sono entrambe orfane della libertà. La sovranità appare soprattutto tradita dagli intellettuali di regime che hanno preferito sedersi alla mensa dei potenti invece che sostare con l’indigenza dei poveri, di cui hanno dimenticato l’origine. Hanno svuotato le parole del loro senso e verità, prostituendole per un’effimera fama che il vento del deserto spazzerà via in fretta. Di loro non resterà nulla per le nuove generazioni che attendevano parole di speranza.
La sovranità venduta è quella dei politici che hanno dilapidato, dall’epoca delle indipendenze degli anni ‘60 fino ai nostri giorni, il patrimonio di lotte, ideali e fermenti di un mondo differente ereditato dall’anelito alla libertà. Figli del sistema, hanno assimilato e interiorizzato lo stile coloniale di potere per il quale governare significa dividere, accumulare ed espropriare quanto di più sacro c’è al mondo: la giustizia. Si perpetuano grazie alla complicità e alla passività del popolo che comprano e svendono al miglior offerente del mercato globale. La sovranità confiscata, invece, è opera dei fabbricanti d’armi e gli imprenditori della violenza che si avvale dell’ingiustizia. Essi la usano per trafficare mercanzia pregiata e si circondano di ideologie religiose per giustificare e infliggere la sofferenza e la morte ai poveri, abbandonati alla loro sventura dallo Stato. 
La sovranità ritrovata, invece, è quella che i migranti generano grazie alle frontiere dalle quali sono attraversati. Le regalano a chi sa accoglierla come un dono prezioso. Quel giorno si farà una grande festa di nozze per tutte le donne dimenticate dalla storia.

    Mauro Armanino, Niamey, 27 novembre 2022

martedì, novembre 22

RACCOLTE CURATE DA ANNA MONTELLA, tra queste antologie ci sono molti miei racconti o poesie.


 

COMFORT ZONE* di ANNA MONTELLA


 

IMMAGINARE LA DONNA COME UN ESSERE UMANO di RENATA RUSCA ZARGAR

 


Immaginare la donna come un essere umano

Quando si pensa a un artista, scrittore, pittore o scultore che sia, si fantastica che venga preso, ogni tanto, da un’ispirazione incontrollabile e che gli urga di esprimere la sua creazione. Pare un po’ la famosa raffigurazione di Einstein con i suoi capelli ritti sulla testa.

Può darsi.

Di solito, però, non è così.

Di solito, nulla è semplice e scontato e l’opera artistica è preceduta dallo studio di quel soggetto e da una motivazione forte: si vuole comunicare agli altri, oltre che a se stessi, una realtà, un problema, una visione storica o sociale.

Perché si crede importante quella comunicazione e si è visionari al punto di illudersi che possa migliorare la società.

Dunque, usualmente, per me, scrivere significa prima di tutto dare rilievo ai problemi sociali, in particolare alla disparità di genere e alla violenza contro le donne.

Possono essere storie occidentali oppure orientali, ma sempre sono vicissitudini femminili perché bisogna raccontare, secondo me, ciò che si conosce bene.

E io sono una donna.

Seguo, tra l’altro, da anni la lotta di un’importante Associazione internazionale (CIAMS Home - Coalizione internazionale per l'abolizione della maternità surrogata (abolition-ms.org ) contro la pratica del cosiddetto utero in affitto.

Questa volta, allora, per il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, presento il mio libro “Voglio il tuo utero”, un nucleo di due racconti che trattano della GPA, gravidanza per altri, quando la donna, ovviamente povera, diventa una fattrice senza sentimenti che serve solo a produrre un bambino da vendere. Oltre ai racconti, il testo si avvale di un’introduzione informativa e di un’Appendice con articoli di giornale.

Tale pubblicazione (ebook e cartacea) è disponibile sulla piattaforma Amazon e proprio dal 25 novembre sarà presentata a voce sul mio canale YouTube (325) Renata Rusca Zargar - YouTube ).  

In Italia, la maternità surrogata è proibita e, quindi, si parla poco di questo soggetto. Eppure, politici, attori e personaggi che se lo possono permettere, vanno all’estero a farsi produrre un bambino e, quindi, tornano con il loro trofeo.

Forse, ce ne siamo resi un po’ conto allo scoppio della guerra in Ucraina, quando abbiamo visto neonati già pronti che non potevano essere ritirati dai committenti (abbandonati dalla madre biologica perché per contratto deve sparire subito dopo il parto) e ragazze incinte di bambini non loro che non sapevano dove andare.

Che cosa abbiamo pensato?

Soprattutto, mi chiedo, cosa abbiano detto le femministe che sostengono le donne.

Nulla di nulla.

Se leggerete questo volumetto, alla fine, è riprodotto anche un mio articolo del 2016, pubblicato da “Oggi” oltre che da vari altri giornali che si intitola proprio: “Le femministe hanno affittato il cervello?”.

Combattere la violenza sulle donne, infatti, è anche lottare contro questa pratica mostruosa che mette sullo stesso piano gli esseri umani e gli animali da produzione.

La co-fondatrice e co-presidente della Coalizione internazionale per l’abolizione della maternità surrogata (ICAMS), Ana-Luana Stoicea-Deram, ha espresso così il suo parere sul mio lavoro:

“Entrambe le storie descrivono circostanze complesse con grande empatia e umanità; lei mostra come le coppie possono scegliere di diventare genitori attraverso la gpa e perché, in quali circostanze personali e macro-sociali, le donne sono portate ad accettare diventare madre "surrogata". Ci piacerebbe pensare che più persone la pensino come Leonardo ed Emilio, e che il destino delle madri surrogate possa essere quello di Darina e Mawunyo (Castel Gandolfo!). Ma soprattutto spero che il suo libro venga letto e che fornisca ai lettori la comprensione necessaria per capire che questa pratica non è mai, né dovrebbe essere, una soluzione per nessuno. Auguro al vostro lavoro un bel percorso verso il cuore e l'intelligenza del pubblico!”

Mi auguro anch’io che le donne, tutte le donne del mondo, possano compiere qualche passo avanti nella parità di genere e che soprattutto siano libere da ogni forma di violenza e sopraffazione.

I link per poter eventualmente acquistare sia il cartaceo oppure il Kindle:

VOGLIO IL TUO UTERO: Racconti : ZARGAR, RENATA RUSCA: Amazon.it: Libri

cartaceo


VOGLIO IL TUO UTERO: Racconti (RACCONTI DI DONNE) eBook : RUSCA ZARGAR, RENATA: Amazon.it: Libri

ebook


Renata Rusca Zargar