POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

martedì, gennaio 20

PER ESSERE VICINI A COLORO CHE HANNO SUBITO LA TRAGEDIA DELLO SCONTRO DEI TRENI IN SPAGNA

Padre Nicola Galeno OCD desidera ricordare la tragedia avvenuta ieri in Spagna, con una immagine e relativa didascalia poetica e mi unisco anch'io con la preghiera.

RAFFAELE NOGARO, Vescovo Emerito, , profeta coraggioso - articolo ricevuto da Padre Mauro Armanino

Raffaele Nogaro, profeta coraggioso

Raffaele Nogaro è stato un vescovo “coraggioso”, appassionato tanto al Vangelo quanto alla Costituzione italiana (o meglio, a quel sistema dei diritti umani riconosciuti nella comunità internazionale, oggi tanto bistrattato!).

Un uomo che non è sceso a compromessi con il potere inteso nei termini di sopraffazione e di violenza, che fosse potere civile o che fosse potere ecclesiastico. Un pastore originario del Nord che ha amato in maniera viscerale il Sud, nel pieno dello spirito del Concilio Vaticano II, promuovendo un’ampia azione di contrasto alla camorra. Sempre in prima linea, accanto agli ultimi, ai poveri, ai migranti. Operatore di pace e, per questo, beato. 

Passione per la Chiesa

Insomma, ci si trova di fronte ad una grande testimonianza di impegno civile. Ma non solo. Quello di Nogaro è uno sguardo profetico sul mondo come sulla Chiesa. In effetti, profeta l’ha definito senza remore, il giorno delle esequie, il cardinale di Napoli, don Mimmo Battaglia, che bene ha fatto a metterne in evidenza anche la visione ecclesiale.

Don Mimmo ha mirabilmente compendiato la visione di Chiesa del vescovo Raffaele: «La passione per una Chiesa più povera, più libera, più credibile, non clericale, non maschilista, più fedele al sogno del Maestro di Nazareth».

Non è un caso che don Mimmo più che parlare di “idea” abbia parlato di “passione”, in quanto la visione ecclesiale di Nogaro è scaturita dal cuore più che dalla testa.

Questa “passione” emerge chiaramente dalle pagine della sua ultima pubblicazione, che può essere considerata quasi una sorta di testamento spirituale: L’amore supera la verità. “Le donne e gli uomini appartenenti alla via” (At 9,2) (il Pozzo di Giacobbe, 2025).

Vale la pena riprendere alcuni passaggi della riflessione, perché – come ha ricordato ancora don Mimmo – Nogaro ha indicato «la strada del rinnovamento evangelico» della Chiesa. E oggi più che mai questa strada attende di essere imboccata.

Innanzitutto, il vescovo Raffaele ha messo in guardia da un’istituzione ecclesiale che interpreta il potere in termini di violenza mondana, opprimendo la libertà della coscienza individuale:

«Per un certo tempo gli amici di Gesù rimangono “gli uomini della Via” (cf. At 9,2), impegnati a dare soccorso spirituale e fisico a tutti i bisognosi. La seduzione del Regno della terra tuttavia diventa ben presto irresistibile. La Chiesa contrae così fin dagli inizi la malattia mortale che è il potere. Diventa una monarchia assoluta e si garantisce come tale con l’“infallibilità” di Dio. Ora il potere è sempre arbitrario, è sempre legalista, è sempre al di sopra e al di fuori della concretezza del vivere umano. La Chiesa rischia di compromette il Vangelo quando vuol fare di Gesù una “dottrina cristiana” cui credere ciecamente, rendendo colpevole l’uomo che non ha fede in essa. Nella Chiesa, infatti, il superiore ha la pretesa della “grazia dello stato” che richiede solo l’obbedienza ai sudditi. La Chiesa è ancora espressione della classe medio-alta, ben lontana dalle sofferenze delle persone comuni. In modo quasi ossessivo si interessa di morale sessuale e non interviene se non formalmente sulla disuguaglianza globale, sulle migrazioni, sulle condizioni di impoverimento».

L’eguaglianza battesimale

Così, deve essere superata la concezione ecclesiale della Chiesa come sistema di potere, alimentata da distinzione strutturale tra chierici e laici che nega il principio dell’eguaglianza battesimale:

«Da duemila anni la Chiesa è un sistema di potere. Un potere assoluto che vincola la coscienza degli uomini. Eppure, Gesù ai suoi discepoli chiede unicamente di amare e di servire tutti gli umani (…) Ora l’“infallibilità” di qualcuno, la “grazia dello stato” e la “differenza ontologica” dei consacrati rispetto ai laici, sono qualità che necessariamente fanno dominio su tutti coloro che non le hanno».

È una Chiesa, quella auspicata da Nogaro, che non teme di rinunciare ai “segni del potere”: «Gli abiti liturgici sono strani, teatrali, inerti, segnaletiche di un passato ormai passato, di origine addirittura faraonica come la mitria». Tant’è vero che l’organizzazione gerarchica corrisponde alla ricostituzione del Sacro Romano Impero.

Pure sulla valorizzazione delle donne nella comunità ecclesiale la parola del vescovo Raffaele è chiara:

«Occorre una teologia della giustizia che riconosca le donne quali soggetti sociali, morali e religiosi responsabili, interlocutrici dirette di Dio, senza la mediazione degli uomini (…) Il fatto che le donne non siano ancora ammesse ai ministeri in piena parità è un grave inspiegabile danno alla credibilità della Chiesa. Ho la convinzione che la Chiesa non potrà mai essere Chiesa di Cristo se le donne non vengono liberate dalla loro subalternità per diventare le costruttrici responsabili della casa-Chiesa alla pari degli uomini».

Anche per i pastori del popolo di Dio

Riprendo solo questi passaggi, ma se ne potrebbero citare tanti altri.

Mi interessa mettere in evidenza come queste parole arrivino da un membro del collegio episcopale. Sono, quindi, parole dotate di una certa autorità magisteriale e, per questo motivo, non possono che interrogare profondamente la gerarchia ecclesiastica e l’intero popolo di Dio. Come ha detto sempre don Mimmo Battaglia: il vescovo Raffaele è stato un profeta anche per i pastori.

Accogliere la profezia di Nogaro esige una trasformazione radicale della Chiesa come istituzione, finalmente liberata da tutte le incrostazioni di stampo assolutistico-faraonico. Non un semplice make-up estetico, la riforma ecclesiale dev’essere l’occasione per il cuore del messaggio evangelico; altrimenti non può essere riforma.

Il magistero, l’azione pastorale nonché la testimonianza cristiana e umana del vescovo Raffaele mettono la Chiesa cattolica nella condizione di un esame di coscienza non più rimandabile. Attenzione a che la Chiesa non diventi quel “deserto” in cui la voce del profeta grida senza essere da alcuno udita o, comunque, attuata.

Luigi Mariano Guzzo è professore di Diritto canonico all’Università di Pisa

settimananews

domenica, gennaio 18

Cantico per le persone che lottano di Padre MAURO ARMANINO

Cantico per le persone che lottano 


Quelle persone. Così piccole. Così distinte. Così diverse. Così minoritarie. Così necessarie. Quelle persone sono lì. Anche se non sono nominate, anche se lo sguardo del potere non le prende in considerazione, anche se quelli di sopra non le ascoltano, anche se non appaiono nei sondaggi e nelle statistiche. Quelle persone… Per loro è il nostro cuore.

Scriveva così il ‘Capitano’ già sub-comandante Marcos, dalle montagne del sud-est messicano. Siamo nell’ottobre del 2024. 30 anni dopo l’insurrezione degli zapatisti. Data non casuale perché coincideva con l’entrata in vigore del Trattato di Libero Commercio dell’America del Nord, Nafta, in inglese. L’obiettivo dichiarato non era tanto la presa del potere quando qualcosa di ...’appena più difficile, un mondo nuovo’, nelle parole di Marcos, porta parola dal volto coperto da un passamontagna.

L’abbiamo cercato in tanti, a seconda delle stagioni, il mondo nuovo. Chi con le armi, chi con le ideologie, i partiti, le preghiere, i digiuni e le marce sulle strade. Poi, apparentemente, non cambia proprio nulla. Solo rimangono le macerie di quel poco di mondo che sta in piedi di quanto sognato. E allora si lascia perdere, delusi e sconfitti. Poi si maledice il potere, troppo forte, oppure ci si rifugia nel famoso privato. Ci si trasforma da protagonisti in spettatori della storia e dunque tristi perdenti.

Riappare, mai del tutto andata via, la ‘legge delle giungla’ in cui la forza, intesa qui come violenza, sembra prevalere o comunque porsi come legittima forma di dominio. Dalla forza della legge alla legge della forza (bellica) il transito si compie e si evidenzia in alcune contingenze storiche inclusa quella attuale. Tanto non cambierà nulla, ci dicono. Che cosa proporre che non sia già stato tentato ed ha totalmente fallito l’obiettivo del cambiamento per cui tanti hanno dato la vita.

A monte delle precedenti affermazioni si trovano alcune ambiguità radicali che ne falsificano o mistificano le conclusioni. La prima consiste a voler misurare, conteggiare, pesare e dunque giudicare la realtà, operazione del tutto arbitraria e alla quale nessuno è stato delegato. Inoltre, com’è noto, c’è nella storia umana una componente essenziale che sfugge allo sguardo dei più e che si potrebbe chiamare ‘mistero’. Quella parte carsica, sotterranea, invisibile attraverso la quale passa la vita. 

La prima e fondamentale cosa del cambiare nella vita è infatti lo sguardo. A questo ci invitano le parole del ‘cantico degli insorti’ di ogni epoca, latitudine che dovremmo fare nostro, soprattutto oggi. Perché ci sono persone ...’ Che dicono “No”, quando la maggioranza annuisce con rassegnato disinteresse… Che alzano la fronte, quando la maggioranza la inclina… Che smettono di credere, quando il credo ufficiale si impone sulla maggioranza…Che hanno dei principi, quando la maggioranza inventa alibi… 

Che cercano la verità e la giustizia, mentre la maggioranza si perde. Che camminano per trovare, quando la maggioranza siede ad aspettare…Che lottano, quando la maggior parte si arrende. 

Che dicono quando parlano, anche se la maggior parte ripete. Che, guardandosi allo specchio, si trovano, mentre le maggioranze gli chiedono di perdersi in esse… Che vegliano, anche se la maggior parte dormono… Che si sacrificano, mentre la maggior parte viene amministrata… 

Che si ribellano, quando la maggioranza obbedisce… Che si trasformano, mentre la maggior parte si rassegnano… Che aprono gli occhi, anche se la maggior parte li chiudono… Che lottano perché è il loro dovere, e non per essere parte della maggioranza… Che sono solo una crepa, quando la maggior parte si fanno muro. Proprio da queste fenditure, come da un grembo, passa il mondo nuovo.

             Mauro Armanino, Genova, gennaio 2026

lunedì, gennaio 12

IL POTERE, LA GLORIA E I NO di Padre MAURO ARMANINO

Il potere, la gloria e i no

Nel vangelo secondo Matteo si racconta una delle tentazioni alla quale sarebbe stato sottoposto Cristo... Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai». I regni del mondo con la loro gloria. Il potere e la gloria non sono solo il titolo del noto e straordinario romanzo dello scrittore inglese Graham Greene ma anche la cifra della storia umana contemporanea. Il potere del popolo per il popolo e con il popolo sono momenti particolari, squarci, feritoie di un mondo che passa in fretta di moda. Persino papa Leone, tutt’altro che scevro di potere, ha recentemente ricordato agli ambasciatori riuniti in vaticano che anche...’ la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando’. Tutto gira attorno au due elementi citati, il potere e la gloria.


Se prosternandoti mi adorerai, afferma perentoriamente il diavolo, simbolo della divisione e della menzogna. Il potere adora la gloria e la gloria il potere. Uno cammina con l’altro da buoni compagni di destino o meglio di strategia. Proporre questo abbinamento è interpretato dal vangelo come ‘demoniaco’ e cioè potenzialmente menzognero e divisivo. Sappiamo per esperienza personale e storica quanto il potere in realtà possieda chi l’esercita. Coloro che vivono nel e del potere e la gloria sono dei ‘posseduti’. Capiamo anche perché, nella gestione politica del potere, da ogni parte e con modalità differenti, si è sempre cercato di limitare o ‘controllare’ il potere. Non è vero che il potere logora solo chi non ce l’ha...come disse un noto politico. Il potere sempre corrompe e quello senza argini corrompe ‘assolutamente’. Sarebbe sufficiente pensare alle dittature, civili o militari.

Ciò succede perché si opera una scissione tra chi ha l’autorità, intesa come autorevolezza, legittimità e capacità di far crescere e migliorare gli altri e potere, definito come capacità di determinare la condotta di altri e ottenerne l’obbedienza. Lo slittamento o tentazione di tradurlo in dominazione di matrice necrofila appare fin troppo evidente e di fatto conseguente. Se prostrandoti mi adorerai, afferma il divisore e menzognero simbolo del potere. Il potere è infatti tentato di prostrarsi ai demoni della gloria, dell’effimero impero del denaro o del successo di cui i cimiteri sono perenne testimonianza. Quando l’autorità si istituzionalizza diventa a sua volta espressione del potere. Lo stato, le religioni, l’amministrazione pubblica, i partiti, i sindacati, la scuola e financo la famiglia possono trasformarsi in potere e dunque attuare come mero strumento per dominare i ‘sudditi’.

Dal vangelo citato conosciamo pure la risposta al tentatore. Dai segni del potere al potere dei segni. Solo Dio adorerai, risponde Cristo secondo la spiritualità biblica. Ciò significa ed esprime la scelta di non piegare le ginocchia davanti a nessun altro che non sia l’origine e la fonte della vita. Solo l’appartenenza alla gratuità radicale del trascendente assicura e libera da ogni sottomissione al potere della gloria. Non casualmente il Cristo dei vangeli non si è piegato dinnanzi a nessuna forma di potere, sociale, economico, politico e religioso. Erano infatti un tutt’uno con l’Impero romano dominante. Etienne de La Boétie avrebbe forse evitato di scrivere il suo ‘Discorso sulla servitù volontaria’. Possono prosperare tiranni, dittatori e furfanti resi ebbri dall’arroganza del potere solo perché c’è gente che piega le ginocchia davanti alla loro finta gloria. L’autorità della resistenza incomincia sempre dai no.


    Mauro Armanino, Casarza, gennaio 2026

ndr: La frase "il potere logora chi non ce l'ha" è un celebre aforisma spesso attribuito erroneamente a Giulio Andreotti, ma in realtà proviene dal politico e diplomatico francese del XVIII secolo Charles-Maurice de Talleyrand, che disse: "Le pouvoir n'épuise que ceux qui ne l'exercent pas" (Il potere esaurisce solo chi non lo esercita). Andreotti la usava per descrivere la sua visione politica cinica e pragmatica: chi è al potere logora gli avversari, mentre chi è all'opposizione consuma se stesso nell'invidia e nel desiderio di ottenerlo, diventando logoro. 


martedì, gennaio 6

Chi era Mileva Marić la prima moglie di Albert Einstein

Quando nel 1922 Albert Einstein riceve il Nobel per la Fisica, Mileva Marić sa che l’ex marito avrebbe mantenuto i patti: la gloria e la carriera tutta per lui, il denaro del premio a lei e ai figli. È uno degli accordi che i due hanno preso nel 1919, l’anno della celebre eclissi solare che conferma sperimentalmente la teoria della relatività generale. Ma è anche l’anno in cui il tribunale di Zurigo, ironicamente il 14 febbraio, sancisce il divorzio tra Marić e Einstein, con quest’ultimo che finalmente, il 2 giugno, quattro giorni dopo quell’eclissi di storica importanza, sposa l’amata cugina Elsa Löwenthal.  Il denaro arriva e risolve i problemi economici di Marić, che si arrangia dando lezioni private di matematica e fisica ai ragazzi di Zurigo, ma che senza il diploma di laurea non ha mai potuto nemmeno tentare la carriera accademica. Con i soldi del Nobel, riesce a comperare un piccolo immobile, che le permette di avere un appartamento per sé, più alcuni locali da affittare. Dovrebbe essere sufficiente a garantire una vita economicamente stabile, ma allora Marić e Einstein non possono sapere che da lì a una decina d’anni l’Europa sarebbe stata sconvolta da un seconda guerra mondiale che avrebbe fatto emigrare lui ed Elsa negli Stati Uniti, ma che avrebbe reso estremamente difficile anche la vita di Marić nella neutrale Svizzera, che a Zurigo morirà il 4 agosto del 1948.  

Chi era Mileva Marić 



Mileva Marić (Милева Марић) nasce a Titel, non lontano da Novi Sad in Serbia, allora parte dell’Impero Austro Ungarico, il 19 dicembre 1875. Poco dopo la nascita della sua primogenita, il padre Miloš abbandona la carriera militare e trova occupazione all’interno del sistema tribunalizio dell’Impero. Miloš è una figura determinante nella prima parte della vita di Mileva, che dimostra fin da bambina una spiccata intelligenza, accompagnata da una forte timidezza, accentuata da un difetto alla nascita che l’ha costretta per tutta la vita a zoppicare. Ma è una ragazza curiosa e quando la famiglia si trasferisce a Zagabria, Miloš riesce a ottenere che la figlia, unica femmina, frequenti il liceo di lingua tedesca, dove però non può diplomarsi. Il desiderio di studiare, soprattutto le materie scientifiche, spingono il padre a incoraggiare la figlia ad andare in Svizzera, dove le donne potevano iscriversi all’università e si parlava il tedesco. A Zurigo si diploma e supera l’esame di ammissione al Politecnico, dove entra da matricola nell’autunno del 1896, l’anno che la cambia la vita. Mileva Marić nel 1896. Quello stesso anno matricola è anche Albert Einstein, di quattro anni più giovane, ma con il quale Marić lega rapidamente. A unirli, oltre alla passione per la fisica, è la musica. I due spesso suonano insieme, lui al violino, lei al pianoforte, studiano insieme, compensando le loro diverse intelligenze: lei bravissima in matematica e nella fisica sperimentale, lui originale, intuitivo e capace di grande profondità di ragionamento. Diventano presto inseparabili, facendo coppia nella vita e nello studio, al punto che nelle loro lettere dell’epoca parlano del loro lavoro sulla fisica come di un’impresa comune: sarà questo uno dei motivi per cui molti anni più tardi alcuni riterranno che il ruolo di Marić negli studi sulla relatività ristretta si un po’ di più di quello di una moglie, bensì quello di una coautrice.   

L’inizio della complicazione

La prima difficoltà che i due devono affrontare nella loro vita comune è l’avversione della famiglia di Einstein al loro matrimonio. Il padre preferirebbe che Albert si trovasse un lavoro prima di parlare di sposarsi, la madre è preoccupata da questa Mileva: non è ebrea e ha un profilo un po’ troppo intellettuale e indipendente per essere una brava moglie. Così nel 1901 Marić si presenta all’esame finale per ottenere la laurea incinta: una condizione inaccettabile anche per un ambiente progressista come quello del Politecnico. Risultato: bocciata. La piccola Lieserl nasce il 27 gennaio del 1902. Sul suo destino c’è ancora un velo di nebbia. Sicuramente viene inizialmente data in adozione o in affido e muore presto di scarlattina.

La coppia Marić-Einstein in una foto del 1912 (Immagine: Biblioteca del Politecnico di Zurigo)  .Sono anni complicati per la coppia, che riesce a sposarsi nel 1903, ma senza che al brillante Einstein sia stato offerto, l’unico della sua classe di laurea, uno straccio di lavoro accademico. L’opzione migliore è il famoso lavoro di impiegato dell’Ufficio Brevetti di Berna. Nel 1904 nasce il secondo figlio, Hans Albert, e Marić si adatta al ruolo di moglie dell’epoca, prendendosi cura del figlio e della casa. Ma intellettualmente il confronto con il marito è sempre vivace. Albert riconosce nella moglie un'intelligenza che lo sprona: assieme leggono le novità della fisica dell’epoca e Marić è aggiornata passo dopo passo dell’avanzamento degli articoli che sono pubblicati a raffica nel 1905, il celebre annus mirabilis. Anche questa straordinaria produzione in un solo anno di cinque articoli fondamentali per la fisica del Novecento hanno fatto pensare a qualcuno che Marić lo abbia aiutato e che meritasse almeno un po’ di credito. Soprattutto per gli studi che derivano dalla tesi di laurea, che sicuramente anche lei conosceva molto bene.  

La gloria e l’altra

Negli anni successivi all’exploit, la carriera di Einstein spicca letteralmente il volo: prima con una cattedra a Praga e poi a Berlino, nella capitale della Prussia. La città tedesca è fondamentale, perché qui Albert incontra nuovamente e può frequentare la cugina Elsa Löwenthal, già divorziata e con la quale già dal 1912 inizia una relazione extraconiugale. Nonostante la nascita di un secondo figlio, Eduard, nel 1910, la relazione con Marić si è guastata.

Albert Einstein e la seconda moglie, Elsa Löwenthal, in una fotografia scattata tra il 1921 e il 1923 (Immagine: Biblioteca del Congresso) 

.Forse per lui si è semplicemente spento l’amore della gioventù, forse la vita li ha cambiati entrambi al punto da non poter più stare insieme. Di sicuro, Marić paga un prezzo più alto, perché da quando si sono sposati ha sacrificato la propria carriera, le proprie ambizioni e la propria giovinezza per permettere al marito di far decollare la propria carriera. Ora si ritrova con i due figli da gestire, senza il diploma di laurea e senza una propria autonomia economica. Nel 1914 ritorna a Zurigo con Hans Albert ed Eduard e comincia una lunga trattativa per il divorzio.  

La controversia sul ruolo scientifico di Marić 

Ad alimentare la rilettura del ruolo di Mileva Marić come di qualcosa di più della semplice prima moglie hanno contribuito soprattutto due fattori. Il primo è una biografia pubblicata nel 1969 da Desanka Trbuhovic-Gjuric che si basa tra le altre cose sul primo volume delle opere complete di Einstein pubblicato in quel periodo. È la prima volta che emerge pubblicamente la figura di Marić e l’autore serbo insinua senza presentare alcuna prova documentale che il talento matematico e fisico della sua connazionale sia stato determinante nello sviluppo della teoria della relatività ristretta del 1905. Fragile sul piano storiografico, la biografia sembra un tentativo di aggiungere al pantheon serbo la figura tragica della scienziata dimenticata dalla storia. La biografia di Trbuhovic-Gjuric viene tradotta in inglese e circola negli Stati Uniti, la patria adottiva di Einstein, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta del secolo scorso. Nel 1986 una parte della famiglia Einstein mette all’asta alcune lettere scambiate tra Einstein e Marić e custodite in una banca di Berkeley, in California. Sono queste le lettere in cui Albert usa il “noi” quando parla dell’avanzamento degli studi dei primi anni del Novecento. Nel 1990 l’American Association for the Advancement of Science tiene il proprio convegno annuale a New Orleans e il tema è proprio il rapporto Einstein-Marić in seguito alla pubblicazione delle lettere. È questo il momento in cui se ne occupano i media generalisti, costruendo la storia della moglie messa in ombra e della scienziata di genio nascosta dal perfido marito. Come dimostra la più recente e completa biografia di Mileva Marić uscita nel 2019, non ci sono prove che possano sostenere la tesi di Trbuhovic-Gjuric e dei media degli anni Novanta. In una parte del volume, vengono addirittura analizzate tutte le occorrenze della parola “noi” nel carteggio tra i due coniugi senza che sia possibile stabilire con certezza che cosa intendesse Einstein quando impiegava il pronome plurale. Se non esistono prove a sostegno del genio messo in ombra dal marito, addirittura in alcune interpretazioni un “usurpatore” del lavoro della moglie, ciò non significa che Marić fosse una persona qualsiasi. Era sicuramente brillante e talentuosa, come dimostrano i risultati universitari, compromessi solamente da un ambiente misogino e dalla morale dell’epoca: il fatto che le donne potessero iscriversi all’università nella Svizzera di fine Ottocento non significa automaticamente che la società lo ritenesse giusto. In più, frustrate le possibilità di carriera come ricercatrice, si è dovuta adattare al ruolo che ci si aspettava ricoprisse, quello di moglie e madre priva di una propria indipendenza economica. Come ha scritto Ann Finkbeiner recensendo su Nature la sua biografia, Marić è stata «una donna intelligente che ha lavorato duramente per ottenere un'istruzione impegnativa sul piano intellettuale e ha sofferto pesanti contraccolpi personali, oltre alla ferita più profonda di essere il sesso sbagliato all'inizio del secolo sbagliato».  

Per approfondire Su Mileva Marić la bibliografia è vasta e complicata. La biografia più recente e approfondita dal punto di vista storico è quella citata nell'articolo qui sopra: Einstein’s Wife: The Real Story of Mileva Einstein-Marić  di Allen Esterson & David C. Cassidy, assieme a Ruth Lewin Sime pubblicata da MIT Press nel 2019. Una bella recensione, da cui è tratta la citazione finale, si trova su Nature a firma di Ann Finkbeiner. Il volume di Esterson, Cassidy e Lewin Sime smonta la controversa biografia scritta da Desanka Trbuhovic-Gjuric. Un' analisi dettagliata, ma sintetica, si può trovare anche in SAGE Open, sempre a firma di Esterson. La storia dell'asta delle lettere, e della loro pubblicazione, è raccontata dal New York Times in un articolo del 1996 a firma Dinitia Smith. In Italiano le prime 50 lettere tra Marić  e Einstein, le cosiddette "Love Letters", sono state pubblicate da Bollati Boringhieri nel 1993 e ristampate nel 2020. Marić  è anche stata scelta dalla scrittrice e divulgatrice scientifica Gabriella Greison come una delle Sei donne che hanno cambiato il mondo. Le grandi scienziate della fisica del XX secolo (Bollati Boringhieri, 2017). Sempre Greison ha costruito e portato in scena uno spettacolo teatrale incentrato sulla prima moglie di Einstein. Infine, Marić è anche la protagonista di diversi romanzi. Uno lo ha scritto proprio Gabriella Greison e si intitola Einstein e io (Salani, 2018). La scrittrice americana Marie Benedict, specializzata in romanzi storici, ha pubblicato The Other Einstein, uscito nel 2017 in italiano per Piemme come La donna di Einstein. Bottega Errante Edizioni ha tradotto nel 2019 il romanzo psicologico che la scrittrice croata Slavenka Drakulić ha dedicato alla rottura del matrimonio tra Marić e Einstein. Si intitola Mileva Marić. Teoria sul dolore.