POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

venerdì, agosto 29

Prigione di cemento



apri la porta
e fingi di volare
verso la luce
per cogliere un fiore rosso
nato nelle ferite
di una prigione di cemento
dove i giorni
chiusi nell'ombra
scivolano sull'asfalto

mani di pietra
hanno strappato calendari
ma
il canto dei grilli
è stato soffocato
dal rombo dei motori

la soluzione
che non esiste
per i politici è
lo specchietto per le allodole.

Giovanni De Simone
Inedita


Persa nel tempo: Fabio Campari



Questo disegno realizzato interamente a matita dall'eccellente Fabio Campari, parteciperà alla Biennale Internazionale d'Arte, curata da Giorgio Grasso. Dice Fabio:
Mi unisco anch'io a questa splendida iniziativa. Grazie quindi a Giorgio Grasso per aver permesso tutto questo.
Partecipo con il mio ultimo disegno, interamente realizzato con la tecnica della matita su carta.
Spero che sia di vostro gradimento. 

Perché non dovremmo gradirlo, Fabio? E' un'opera meravigliosa!

Danila Oppio

Sogno Lucido - PLASTICA Official Music Video (Homage to Salvador Dalí)



Uno straordinario video con José Van Roy Dalì, in omaggio al padre Salvador Dalì!

Galleria d'arte: EMILIAN NICULA

Emilian Nicula (Bistrita 1956– 2010) è stato un pittore romeno che ha operato quasi esclusivamente in Italia. Ha studiato arte sacra a Clui specializzandosi in icone e pittura murale per luoghi sacri.Ha iniziato la propria produzione artistica nel suo Paese natale alla fine degli anni '80 ma già nel 1990 era in Italia per realizzare un dipinto murale a Civitavecchia (chiesa di San Pio X). Nel 1995 ha lavorato a Busto Garolfo (chiesa di Santa Geltrude in frazione Olcella), nel 1996 a Lainate (chiesa di San Francesco) e dal 2003 ha iniziato ad operare a Legnano, dove ha eseguito pitture murali in diverse chiese cittadine (Santissimo Redentore; Santa Teresa di Gesù Bambino; Santi Magi; cappella dell'Ospizio di Sant'Erasmo). La sua maggiore opera dal punto di vista delle dimensioni (350 m2) è un dipinto per la chiesa del Corpus Domini a Milano, realizzato nel 2006. Oltre alla pittura murale (generalmente realizzata con la tecnica della tempera all'uovo su secco da lui prediletta), Nicula si è molto dedicato alle icone, una delle quali è stata donata a papa Benedetto XVI pochi mesi prima che l'artista morisse.

Quando lo vidi per la prima volta, nel nostro Santuario dedicato a S. Teresa del Bambino Gesù, rimasi un poco sconcertata, Avevano appena finito di montare l'impalcatura dove l'artista avrebbe realizzato la sua opera, quando vidi aggirarsi un tipo dallo sguardo torvo, vestito in modo dimesso, e lo scambiai per uno degli ospiti della Casa della Carità, annessa alla Parrocchia-Santuario. Immediatamente realizzai chi fosse quell'uomo, quando vidi che si stava arrampicando sul ponteggio, e da quel giorno ho seguito con grande interesse i lavori di quella grandiosa opera che si trova nel catino dell’abside posta sopra l'altare. Essa rappresenta tutti i nostri Santi Carmelitani, sovrastati dalla Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, seduta sul trono con in braccio il Bambino Gesù.

L'artista dipinse in seguito, per il Santuario, un quadro raffigurante i Beati Martin, genitori di Santa Teresa del Bambino Gesù, e credo che questa sia stata la sua ultima opera. Nicula è morto improvvisamente, e con lui è scomparsa una figura indimenticabile, ed un valente artista. Emilian Nicula non sarà dimenticato, perché le sue opere restano a ricordo del suo amore per l'arte sacra.
Requiescat in paceEmilian este iertat si binecuvantatmiluit de Dumnezeuatat elcat si familia lui si neamul lui pana la al saptelea neaminclusiv cu viii si adormitiiSfanta Treime il tine in brate.



Danila Oppio



giovedì, agosto 28

Galleria d'arte: Josè Van Roy Dalì

Nato nel Febbraio 1940, Josè Van Roy Dalì, figlio del celebre artista catalano Salvador Dalì, ci ha gentilmente concesso un’intervista aprendoci il suo personalissimo mondo, fatto di tanto amore,  quello per la moglie Barbara, al suo fianco da 39 anni, quello per i celebri genitori Gala e Salvador Dalì e in ultimo, ma non per importanza quello per i suoi adorati animaletti.
Con diversi libri all’attivo tra cui “L’altro Dalì” (autobiografia) “Il figlio del venditore di sogni” e “Dedicato a te” (raccolta di poesie), Josè Van Roy Dalì è anch’egli uno stimato artista, impossibile da inquadrare in un’intervista convenzionale: con lui non servono domande, ci si perde nel suo fiume di parole rimanendo incantati come in un bellissimo sogno.
Per rompere il ghiaccio gli abbiamo chiesto di parlarci un po’ della sua vita:
-“Sono un comune essere umano”- dice- “che ha avuto la fortuna di conoscere la donna della propria vita e di fare ciò che ha voluto a prescindere dalla fama del proprio (adorato) padre.”
“Forse al contrario di come pensano in molti”-sottolinea-“io non vivo, ne ho vissuto all’ombra dei miei genitori, bensì vivo alla loro luce, vivo della loro luce riflessa e cerco di fare ciò che posso per restarne all’altezza. Mi sento appagato da mia moglie e dalla mia vita ed ho chiuso il cancello al mondo, vivo nel mio piccolo angolo di paradiso, tagliando fuori un mondo corrotto che non mi piace e che non comprendo.”
“Ho avuto un padre speciale sotto ogni punto di vista “–ribadisce- “che ha dato il piacere e la possibilità di vivere a molte persone, specialmente ad alcuni collaboratori che però non hanno tardato a tacciarlo di fascismo quando il generale Francisco Franco lo difese dall’accusa di essere un artista banale mossa contro due dei suoi dipinti più apprezzati ovvero il Cristo di San Giovanni della Croce e la Cesta del Pane.”
Persi in queste parole allora gli abbiamo chiesto cosa ci fosse dell’estro del padre in lui come persona e come artista:
-“Non mi ritengo un artista (sorride), i grandi artisti sono Michelangelo, Leonardo, Picasso, Dalì…io non ho ne grandi capacità, ne voglia, piuttosto penso di avere ricevuto da mio padre, come da mia madre, un’educazione seria e il senso del rispetto di tutte le forme di vita; un mio piccolo merito” –scherza-” è qualche sprazzo di intelligenza e il fatto che quando dipingo lo faccio per scommettere… scommesse perse in partenza, anche se forse qualche volta potrebbe andar bene (ride). Inoltre il tempo mi ha aiutato ad acquisire il giusto punto di vista e il rispetto per il prossimo anche se non mi piace incensare il pubblico.”
Almeno una volta l’anno in qualche museo famoso del mondo si inaugura una mostra dedicata a Dalì che puntualmente riceve migliaia di visite e consensi.
Abbiamo chiesto a Josè Dalì:
Secondo lei perché Dalì riscuote ancora tutto questo successo creando tanto clamore a distanza di ormai più di vent’anni dalla morte?

-“E’ stato un mago del cervello” –risponde inorgoglito- “una persona bellissima che sapeva cosa voleva il pubblico e glielo forniva. Sosteneva di giocare sul fatto di essere un genio senza sapere di esserlo veramente e conosceva le strade da percorrere per attirare l’attenzione, non credo però” –sottolinea un po’ intristito- “che si sia goduto la sua vita e la sua meravigliosa casa, nella quale, tra un viaggio e un altro aveva poco tempo per risiedere.”
“Mio padre era avanti anni luce rispetto ai suoi contemporanei, ma mi diverto sempre più a scoprire che già quando era ancora in vita era più avanti dei  miei di contemporanei.”
 Cosa pensa di chi oggi “segue” suo padre in giro per il mondo andando a tutte le mostre o che addirittura si fa tatuare il viso o parti dei quadri di Salvador Dalì?

“Sono contento! Meglio tardi che mai! Mio padre aveva i mezzi mentali e una bravura infinita “–sostiene- “e i suoi contemporanei non lo hanno capito, o forse non volevano capirlo. Lui era un artista genuino che creava cose fantastiche e come diceva egli stesso: la più grande opera che ho creato è la mia vita”.
Sparkling Magazine










Josè nella sua casa e con la moglie Barbara



Josè è soprattutto pittore....



ma anche scrittore e poeta...
un artista davvero poliedrico!

FORSE PERCHE' E' ANCORA VALIDO
IL DETTO: "TALE PADRE, TALE FIGLIO?"

Ed infatti, di chi è mai figlio José, se non del celeberrimo artista spagnolo
SALVADOR DALI'?
Buon sangue non mente!
Qui sotto, due opere di Salvador Dalì
Cristo di San Giovanni della Croce

Cesta del pane

Josè Dalì a Spoleto Arte 2014



Un grazie condito da applausi, ad Anna Montella che ha saputo mixare questo video, che vale la pena guardare ed ascoltare, relativo a Josè Van Roy Dalì a Spoleto ARTE.
Un caro saluto ad Anna e José!
Danila Oppio

Parolieri o parolai?

Mi sono trovata tra le mani un libretto ormai ingiallito. L'ho sfogliato incuriosita: avevo meno di 20 anni, quando lo scrissi. Riportava, tra altri appunti, due testi di canzoni che scrivevo per un mio amico musicista. Lui componeva la musica con la chitarra, ed io ne scrivevo le parole, poi ci divertivamo a cantarle e a suonarle. Sono rimaste nel dimenticatoio per decenni, ma quando le ho lette, insieme al testo, ho risentito la melodia che le accompagnava.
Forse sorriderete, per la loro semplicità, ma tenete conto  che erano versi scritti per canzoni,  non poesie! Ed ero giovanissima!


Antonino Rossi: donna con chitarra



Gioco d'azzardo

sul tavolo verde
di un Casinò 
tu puoi giocare 
i tuoi denari
ma non l'amore

Ma se tu credi
di poter gettare
come fissero fiches
i miei sentimenti

ti sbagli no non puoi
no, non puoi.

La tua vita
è solo un gioco
però questo sogno
non sempre è realtà

Talvolta la vita
 è avara con chi
si prende gioco
del cuore di altri

E un giorno hai visto
svanire in fumo 
le cose che mai
hai creduto realtà

Sul tavolo verde
di un Casinò
tu puoi gettare
i tuoi denari
ma non l'amore

BLU

Blu blu io vedo blu
quando con me 
con me ci sei tu
Blu blu io vedo blu
se alzo i miei occhi
e guardo lassù

Io sempre sognerò
d'averti una notte
stretto accanto a me
ma poi mi sveglierò
e all'alba il tuo posto
vuoto sarà

Blu blu io vedo blu
quando con me 
con me ci sei tu
Blu blu non vedo più
che un sogno svanito
sperduto nel blu



SE...


Se fosse un amore microbo
come un granello di sabbia 
o macroscopico come l'Everest 
poco importa

 E se fosse piccolo 
come una pozza d'acqua 
piuttosto che immenso
come un oceano 
mi saprò accontentare.

Ciò che conta è che porti 
sempre il nome AMORE
Poiché un mondo
senza di lui
sarebbe cosa macabra

Danila Oppio
Inedita

mercoledì, agosto 27

Amore mio tenace

Agnolo Bronzino: ritratto di Lorenzo De Medici



Amore più tenace


Qui tutto  ormai tace,
ed io non sono in pace
se attendo il mio amore
con immenso batticuore

Ti vorrei aver vicino
la tua testa sul cuscino
e donarti una carezza
come soffio di brezza

Del doman non v'è certezza
dicea Magnifico De Medici
meglio dunque se mi dici
fin da ora con accortezza

Quanto bene tu mi vuoi
e so bene che tu puoi
posar sulla mia bocca
quel bacio che schiocca.

Danila Oppio

Non è nel mio stile scrivere rime in quartine, ci ho provato, così per gioco, un divertissement per far sorridere chi legge. 

martedì, agosto 26

Premio letterario "Roccagloriosa" II edizione – anno 2014

RIcevo oggi da:Associazione Effetto Donna - Premio Letterario Roccagloriosa 



Gentilissima Sig.ra Oppio,

abbiamo il piacere e l'onore di comunicarLe che la Sua opera "UOMINI E RAGNI" è stata selezionata tra le 300 opere partecipanti ed è rientrata nella rosa dei finalisti della sez. B Poesia a tema "La Donna", tra i quali la Giuria tecnica sceglierà i vincitori del Premio Letterario Roccagloriosa.

La premiazione si svolgerà il 14 settembre 2014 nel suggestivo borgo di Roccagloriosa. 
Augurandoci di conoscerLa personalmente e complimentandoci per l'ottimo risultato raggiunto, Le porgiamo Cordiali Saluti


Associazione Effetto Donna - Premio Letterario Roccagloriosa 

Purtroppo non mi posso recare in quella meravigliosa cittadina arroccata su un colle del Cilento. Ma sono felice che la mia poesia sia tra le finaliste.

Eccola


Uomini e ragni

Penelope paziente tesseva
La sua interminabile tela
E intesseva Aracne
La sua argentea ragnatela

Odisseo percorreva mari
Reali o immaginari
Inseguendo il sogno
Di lontane isole sperdute
Infine attraccando
A un ipotetico porto

La mosca cadeva ignara
Nella rete del ragno
Nell’istante in cui Circe
Il debole Ulisse circuiva

Uomini come mosche
A Donne come aracnidi
Per amore o per fame
Nelle reti accalappiati

Incontrai Ulisse un tempo
Gli chiesi il suo nome
Mi rispose: mi chiamo Nessuno
Dipanai la tela, e ripresi a filare.

Danila Oppio