POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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venerdì, agosto 23

LA LEGGENDA DELLE STELLE ALPINE di GIOVANNA GIORDANI


LA LEGGENDA DELLE STELLE ALPINE

- Io piangerò, quando te ne andrai – disse la guglia rocciosa alla neve che si stava sciogliendo ai primi tepori della primavera.

- Avrai la compagnia del sole e delle stelle – rispose la neve.

- Sono lontani – replicò la roccia

Allora la neve sostò un attimo pensierosa e parlò così:

- Ti lascerò un dono prezioso che sarà la tua compagnia, ma dovrai custodirlo affinché non sia calpestato o distrutto -.

La roccia promise, e attese.

Fu così che all’inizio dell’estate apparvero, tra le crepe rocciose, delle stelline bianche e vellutate come la neve alla cui vista la guglia pianse di gioia.

La neve aveva mantenuto la promessa. Era un dono meraviglioso e le rocce continuarono a custodirlo orgogliose e grate perché sapevano che era prezioso ed ineffabile, come la vita.


Giovanna Giordani


giovedì, aprile 13

SOGNO DI UN POMERIGGIO DI QUASI ESTATE di GIOVANNA GIORDANI

SOGNO DI UN POMERIGGIO DI QUASI ESTATE

Sono convinta che le forzature in natura non vanno mai bene. Così è stato per l'introduzione forzata dalla Slovenia degli orsi nei boschi trentini. Gli orsi, seguendo il loro istinto, hanno provocato gravi danni ad animali da allevamento e persone. Ora si vuole "educare" la popolazione che ama passeggiare nei boschi a mantenere certi comportamenti in caso di incontro con il plantigrado e viene anche omaggiata di un campanellino "antiorso"...

Stavo passeggiando in uno dei boschi del mio amato Trentino.

Come al solito ero affascinata dall’ascolto dei teneri ciangottii che provenivano dai rami degli alberi e dal lieve stormire delle fronde che sembravano rivolgermi il loro saluto di benvenuto. Tutto era pace, serenità. All’improvviso questa pace fu interrotta da un rumore di rami spezzati, scricchiolio di sterpaglie e tonfi pesanti alle mie spalle. Mi girai e rimasi impietrita da ciò che stava davanti ai miei occhi. Un enorme orso, ritto sulle zampe posteriori e le fauci spalancate iniziò a rugliare verso di me in modo che mi sentii raggelare il sangue. I suoi denti bianchissimi e appuntiti spiccavano orgogliosi e mi sembrò che anche il bosco dintorno ammutolisse di terrore. Rimasi immobile. Il cervello era solo capace di dirmi che avrei fatto la fine delle galline, pecore, mucche e asini di cui tale animale, come avevo letto e visto sui giornali, era ghiotto. Attesi. Non potevo fare altro. Le mie gambe erano diventate due macigni inamovibili.

L’orso richiuse le fauci e mi fissò intensamente. -  Forse non gli piaccio. - Sperai. 

Lui continuava a fissarmi con i suoi occhioni luccicanti di lampi di rimprovero, che non promettevano niente di buono, e sembrava mi dicessero:

 - cosa fai tu, qui, straniera? Come osi entrare nella mia casa senza aver suonato il campanello? –

Poi rugliò di nuovo tendendo verso di me le sue zampe anteriori. -         E’ finita – pensai e cominciai a gridare disperatamente: - Il campanellooooooo, dov’è il campanellooooooo???!!!!!! –

Ma mi rendevo conto che le mie grida erano afone per cui nessuno poteva sentirmi. Riprovai ancora, mentre l’orso ormai mi era addosso con la sua scura mole ondeggiante e le fauci spalancate. Poi il buio mi avvolse e mi svegliai madida di sudore, ma felice di essere comodamente seduta sul divano di casa. Mi resi conto di essermi assopita davanti alla tv, con il giornale sulle ginocchia dal quale spiccava il viso sanguinante dell’uomo ferito da un orso.

- Che ti succede? - mi si stava chiedendo con voce preoccupata. - Cos’è questa storia del campanello? -

- Oh, niente - risposi - mi raccomando, se andate a passeggiare nei boschi, non dimenticate di portare con voi un campanello. Lo esige il re dei boschi. Se entrerete nella sua reggia senza aver suonato il campanello, lui si arrabbierà parecchio, e… speriamo che ve la cavate! - 

- Giovanna Giordani -


venerdì, gennaio 6

SIDDY, LA STELLINA VAGANTE di GIOVANNA GIORDANI

E' una fiaba che avevo scritto qualche anno fa per i bambini piccoli e cresciuti...Un caro saluto a voi che avete la pazienza e la bontà di leggere! GIOVANNA GIORDANI



SIDDY, LA STELLINA VAGANTE

Siddy era una stellina molto piccola ed era quasi senza luce. Era nata così, da una famiglia di stelle grandi e magnifiche che si potevano ammirare nel cielo. I suoi genitori-stelle e le sue sorelle-stelline le volevano molto bene e si rammaricavano che non potesse splendere come loro. Nelle limpide notti d’inverno le stelle si specchiavano fra di loro, ma Siddy non rifulgeva come le altre e se ne stava in disparte con un’ombra di tristezza sul faccino circondato dai suoi piccoli raggi quasi invisibili. 

Gli anni passavano e dal cielo le stelle assistevano a tutto quello che avveniva sul pianeta Terra dove vedevano gli umani che spesso si azzuffavano e si facevano del male, ma qualche volta, per fortuna, alcuni si abbracciavano. Alle stelle piacevano particolarmente quelli che si abbracciavano e non si facevano del male.

Certe notti le stelle si accorgevano che alcuni umani si soffermavano a guardarle tanto intensamente solleticando così la loro vanità e allora si divertivano e ridevano diventando così sempre più splendenti.

Una notte d’inverno particolarmente limpida e serena la nostra Siddy chiese ai suoi genitori di poter scendere sul pianeta Terra poiché le era sembrato di vedere, fra l’oscurità che lo avvolgeva, una luce particolare che sembrava perfino più bella e luminosa della loro.

I genitori-stelle dapprima risposero con un “no” deciso, ma poi, a seguito delle continue insistenze della loro figlioletta che era nata così diversa da loro, decisero di acconsentire, ma ad una sola condizione: avrebbe dovuto far ritorno prima dell’alba.

Siddy felicissima si mise in cammino e cominciò a scendere lentamente dal cielo verso quella luce che l’attirava come una calamita. La Terra ormai non era più così lontana e lei stava sorvolando grandi pianure, laghi, mari e montagne, seguendo sempre quella bellissima luce. Finché giunse sopra una grande prateria dove i pastori conducevano le loro greggi. A loro poi si univano altre persone e perfino dei re. Siddy ormai era proprio vicinissima e poteva anche sentire le loro voci. Ecco, parlavano proprio della luce verso la quale lei si stava dirigendo e riuscì a udire solo queste parole: - Verranno anche gli angeli e canteranno divinamente -. Siddy era davvero sempre più incuriosita e, mano a mano che si avvicinava alla sua meta, si accorse che quella luce speciale proveniva da una capanna dove stava una mamma, un papà e un bambino in una culla. Ma, meraviglia delle meraviglie, il bambino era attorniato da quel fulgore accecante che lei aveva visto dal cielo e tutto intorno un coro di angeli cantava dolcissime canzoni. Lei li aveva visti ancora gli angeli passeggiare dalle sue parti, ma non sapeva che sapessero cantare così bene!

Siddy era emozionatissima, sentiva dentro di lei una grande curiosità e, piano piano, cercando di non farsi notare si avvicinò a quella capanna e cercò di appoggiarsi leggera sul tetto da dove le sembrava di poter ammirare meglio quello spettacolo meraviglioso. Appena adagiata sul bordo del tetto di paglia Siddy si sentì pervadere da una grande gioia e, mentre gli angeli cantavano, le parve che il bambino nella culla le sorridesse. La piccola stellina si rese conto allora che qualcosa di straordinario stava accadendo proprio a lei, poiché la luce che emanava quel bambino la stava avvolgendo facendola splendere come non mai. Le persone che si inginocchiavano davanti a quel pargoletto nella culla alzavano lo sguardo anche verso di lei e si accorse di non essere mai stata così felice in vita sua. Passò così tutta la notte, una notte che Siddy desiderava non finisse mai. Ma, appena l’alba si annunciò all’orizzonte, si ricordò della promessa fatta ai suoi genitori-stelle e cercò di staccarsi delicatamente da quel luogo meraviglioso mentre quel bellissimo bambino ora stava dormendo col sorriso sulle labbra. Gli angeli avevano smesso i loro canti per non svegliarlo e tutto intorno regnava pace e serenità. 

Siddy iniziò a muoversi lentamente, si ricordava benissimo la strada verso il cielo e raggiunse senza batter ciglio la sua famiglia stellare. Quando i suoi genitori, le sue sorelle e tutte le stelle del vicinato la videro arrivare la accolsero con un grande “ohhhhhh”, poiché Siddy era diventata una stella di una luminosità indescrivibile e la sua luce era diversa e senz’altro più bella di quella delle altre stelle. Le fecero tante domande e allora la stellina che una volta splendeva poco, raccontò del suo incontro con il Bambino nella culla circondato da quella luce che lei aveva voluto raggiungere dal cielo e di come quella medesima luce l’aveva avvolta durante tutta la notte. Raccontò di come gli angeli avevano cantato delle bellissime canzoni vicino alla culla di quel luminoso bambino e di come poi lui si era dolcemente addormentato.

- Credo di aver capito – disse a Siddy la sua mamma-stella - quel bambino splendeva di una luce che, al confronto, la nostra è ben poca cosa, e te ne ha voluta donare un po’ perché l’hai voluta vedere da vicino -

- Siamo fieri di te carissima figlioletta - dissero allora i suoi genitori-stelle.

- Anche noi - ripeterono in coro tutte le altre stelle.

Poi nel cielo si fece una grande festa e Siddy era veramente al colmo della felicità.

Anche ai giorni nostri, nelle notti serene e senza vento, scrutando attentamente il cielo stellato, si può intravedere la bellissima Siddy e, a fissarla bene, può succedere che lei faccia giungere un suo piccolo raggio negli angolini dei cuori che accolgono volentieri la luce ineguagliabile della bontà.

Giovanna Giordani



mercoledì, novembre 8

Lettera inevasa, poesia di Danila Oppio




La mia video poesia,  LETTERA INEVASA, realizzata dall'impareggiabile Anna Montella, e che fa parte dell'antologia ALCHIMIE D'AUTORE.
La canzone che l'accompagna è cantata da Leonard Cohen, e s'intitola Almost like the blues.
Buona lettura e ascolto

Danila Oppio

lunedì, maggio 2

Impressioni di lettura di scrittori vari su "SMEMORIA" DI Danila Oppio -

Ho raccolto alcune recensioni o impressioni ricevute da scrittori e poeti, a seguito dell'uscita del mio libro SMEMORIA. 
Impressioni di lettura di “SMEMORIA” di Danila Oppio


Quello che mi ha colpito da subito iniziando questo romanzo è l’originalità della disposizione della narrazione, quell’atmosfera di suspense in cui, lo ammetto, di primo acchito non riuscivo a raccapezzarmi.
Si snoda come un racconto giallo, pensai. Poi mano a mano che mi addentravo nella lettura le nebbie si diradavano come un sipario che si apre lentamente lasciando scorgere la scena tanto attesa.
Rimanevo affascinata dal linguaggio molto scorrevole e le poesie che ornavano il tutto, proprio come le rose del giardino di Sibilla.
Insomma, da semplice lettrice non letterata, mi sento di dire che questo romanzo, che io definirei prosimetro (poesia e prosa e..c’è anche della musica),  si apre verso l’alto come una piramide rovesciata.
E quando le parole riescono a emozionare mano a mano che le vedi scorrere sulla carta, come è successo a me durante questa lettura, beh, io credo che allora, l’obiettivo di qualsiasi scritto è raggiunto.
Dunque, scrittura fatta col cuore, questa di Danila Oppio, che scorre limpida come una cascatella, per portare speranza, ottimismo, in questa nostra avventura terrena; scrittura dove la parola “amore” tiene unita tutta la vicenda come un filo rosso che appare e scompare nel disegno della trama, parola che non dovrà mai essere considerata inflazionata perché, lo sappiamo tutti,  è la sola che può dare un senso al mistero della vita.
E, siccome ho evidenziato parecchie frasi e poesie che più mi avevano colpito, mi preme incollarne qui almeno una, che trovo incontestabile:
…”In sintesi, la caduta del gusto per la poesia, in questo nostro secolo, è principalmente dovuta al precipitare dei sentimenti più nobili, laddove la bella scrittura e il bel dire, è stato sostituito da vituperi, parolacce, volgarità e una mala scrittura, aggiunti a un pessimo linguaggio. “
Allora speriamo che Sibilla/Danila, ora che sta riacquistando la memoria, continui pure a scrivere senza stancarsi mai!

- Giovanna Giordani -


http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/91141/smemoria/

Il romanzo “Smemoria - E memoria poetica” di Danila Oppio è stato per me un dono graditissimo!

Letto ormai quasi due anni fa, ne conservo un bellissimo ricordo. Lettura, oltre che piacevole, molto profonda, ricca di tanti spunti di riflessione. 
Non ne svelerò la trama per non privare nessuno del gusto di scoprirla da solo, ma mi limiterò a segnalare che il tema di fondo è l’amore, quello vero che rimane accanto senza nulla pretendere, che riesce a sorprendere sempre e può salvarci da un grande dolore.
Chiudono il libro un’ottima riflessione sui sentimenti di coppia e una silloge poetica di raffinata delicatezza. A impreziosire il tutto, i disegni di Danila, tra i quali si trova una bellissima riproduzione del bacio di Hayez. Buona lettura a tutti!

Laura Vargiu

Danila Oppio ha arricchito il suo volume “Smemoria” che abbiamo già avuto modo di presentare tempo fa sul Cantiere. Ora la nuova edizione non comprende solo il racconto riveduto ed ampliato, ma anche una nuova silloge delle sue poesie ed una raccolta delle sue opere di grafica e pittura, che consentono di apprezzare ancor più la cifra stilistica e l’ ecletticità della nostra Danila. E’ superfluo aggiungere che vi consigliamo vivamente la lettura di quest’opera, la cui presentazione è “linkata” qui di seguito, come di consueto. Ancora complimenti a Danila e buona lettura a tutti!
Il Cantiere Poesia

   Romanzo SMEMORIA di Danila Oppio
Recensione di Tommaso Mondelli

      Sono china su un blocco di appunti, con la matita in mano, indecisa se disegnare un volto umano, o se far svolazzare qualche verso.
         Un modo meraviglioso di usare la penna e disporre le parole per un racconto romanzato.
        Il racconto di Danila Oppio, inizia con queste parole ed è tra questi svolazzanti fogli di carta che sono pensieri, che inizia il tormentoso viaggio del personaggio Sibilla diretto alla ricerca di se stessa, della sua identità e della sua memoria, svanita nel nulla. Così che tutto si inabissa in un tunnel che appare senza via di uscita.
        La tenue luce di quegli appunti e il ritrovo di una consonante nell'alfabeto, della lettera G. che dice tutto e nulla e insieme a delle poesie vergate senza principio né fine, inizia quel cammino che, passo dopo passo, seguito da una fiammata generata da una sigaretta sufficiente a squarciare quel velo che toglie le parentesi di una vita virtuale interpretata in modo singolare dall'autrice di questo prezioso manoscritto. Di particolare attenzione risulta la differenza tra i due dialoganti: Sibilla un personaggio conosciuto, il proprio, mentre  quello di G. è un personaggio sconosciuto, anonimo, ma idoneo tuttavia a dare vita ad un armonioso e singolare dialogo.
          Ma chi è questo G. ancora avvolto nel mistero che fa dire a Sibilla: Ho letto quei tuoi versi. Hanno suscitato in me domande, che ora ti porgo: quella poesia l'avevi scritta per me? Ero io colei la cui presenza  t'illuminava? E tu ora dove sei? Quelle altalene senza corde, cosa rappresentano? La risposta di G. non si fa attendere: "Sibilla cara lo sai molto bene che le poesie sono moti dell'anima, che non sempre si rifanno a fatti o sentimenti davvero vissuti e provati". La forza della poesia è la potenza dell'amore verso la catarsi che è luce della mente e del cuore.  
         Strada facendo, come spesso accade, il personaggio G. si innamora di Sibilla e a quel punto la stessa raccoglie il fatto con un certo imbarazzo e quasi di colpevolezza, ma il dialogo fortunatamente continua e questo indica come a volte una gestione irriflessa di un aspetto può condurre a situazioni estreme, che in questo caso, per qualche istante di attesa ha scongiurato la possibile chiusura del dialogo e favorito la soluzione fortunata della vicenda.
       Il romanzo Smemoria di Danila Oppio varca la soglia principale dell'edificio ed entra nel novero delle opere letterarie per la scorrevolezza e un nuovo moderno stile, tanto per struttura quanto per significato.
       L'aspetto strutturale è nuovo ed entra nell'argomento con una certa timidezza, con un filo di incertezza sull'itinerario da seguire e una dubbia apertura ai due personaggi del romanzo di un uomo e donna, di amore e dolore, incertezza e speranza. I capitoli in numerazione romana indicano le tappe che sono XII, come le dodici tavole. E una significativa appendice sull'amore cantato da Fabrizio De André dal titolo la Marcia Nuziale.
            L'apertura allo scorrere fluido e l'alternarsi dei due personaggi immaginari, Sibilla e G, posti ai due lati della scacchiera che l'autrice muove alternativamente con la genialità di un maestro d'orchestra, si avvia speditamente e con spettacolare chiarezza verso l'epilogo che conduce all'incontro tra Sibilla e la propria memoria. Non meno significativa è la scoperta e l'incontro col personaggio G., pedina necessaria e insostituibile per il ritorno della temporanea assenza della memoria.
              Quando con abile maestria di consumata scrittrice si alterna da una sedia all'altra del tavolo della scacchiera a tessere il dialogo dei personaggi dalla stessa inventati, interpretati, e dei quali ha vissuto l'ansia e la struggente ricerca della memoria che può avvenire solo col raggiungimento della stessa.      
                 Quel faticoso cammino appiccicato su quegli insignificanti pezzi di carta, senza capo né coda spalancano a Sibilla, e tenacemente voluto  dall'autrice, finestre chiuse che si affacciano sulla via della serenità e dell'amore. Onde evitare che: ... se si esauriscono le parole tra due persone che si amano, magari rimangono gli sguardi, i sorrisi ... talvolta anche le lacrime. Sono modi per comunicare, che ad alcuni mancheranno sempre. Come a un monco manca la mano, e a un orbo, l'occhio.     
                 Tutto il racconto procede in modo da portare la lettura al capitolo successivo e così fino all'ultimo senza pausa, tra il suono vibrante delle parole che sono il frutto e il colore e il calore di forza che nasce dal profondo di un cuore nutrito di alti sentimenti che non s'arrende davanti alle difficoltà dell'esistente e alle sconfitte disseminate lungo il cammino dell'avventura umana.
                    "Essere poeti non significa solo sapere scrivere versi. La poesia è uno stato d'animo, quello che ti fa guardare alle persone, alla natura, agli eventi con uno sguardo d'amore, di dolcezza, di comprensione, di sofferenza, ma sempre uno sguardo profondamente umano, diretto all'altro e non rivolto alla propria persona. Questo pensiero è lineare ad uno stile di vita che va al di là del concetto cristiano di amare il prossimo tuo come te stesso.    
            Si deve leggere il romanzo Smemoria di Danila Oppio per sentire appieno la forza dell'amore, per uscire a rivedere la luce di una memoria e vivere il perché della nostra unica e fenomenale esistenza terrena.
                 Danila, non fermare il tuo cammino su questa strada, che davanti a te è un'autostrada.
            Ego gratulor tibi.

                                                                                         Tommaso Mondelli 

La cara amica, psicologa e co-protagonista del mio breve romanzo Smemoria, dottoressa Nelly Irene Zita Garcia, ieri mi ha fatto dono di una sua breve relazione, dopo averne letto il contenuto.

Danila Oppio, Smemoria


È un piacere leggere l'opera scritta da Danila. Lei, come autrice, senza rendersene conto, con il suo stile, crea le favorevoli condizioni per farti partecipare ad un gioco teatrale. Gioco, nel quale i personaggi principali e non solo, compaiono e spariscono, non solo perché i giochi di scena li obbligano, ma anche perché è lo stesso lettore che, partecipando emotivamente alle parole che trova scritte, si lascia trasportare da quell'energia che le stesse parole rivelano.

La capacità, che dimostra la scrittrice, di donarsi a poco a poco ai lettori e di sviluppare la trama del suo racconto in maniera così delicata, induce, a chi la legge, ad entrare completamente nei protagonisti in maniera totalmente silente e senza che lo stesso lettore ne sia cosciente.
Durante la lettura accade qualcosa di simpatico. Il lettore, mentre inizia a leggere  cercando di comprendere i personaggi e gli eventi che li hanno condotti a vivere il dramma, di cui solo alla fine viene svelato, si trova a leggere da una lettera all'altra, brani di prosa e di poesia con contenuti così accattivanti che gli fanno dimenticare il dramma che i personaggi stanno vivendo. La sensazione che si percepisce è che lo stesso lettore diventa uno smemorato, giacché negli intervalli descrittivi del mondo interno dei protagonisti, la scrittrice riesce a cogliere tutte le diverse sfumature del loro animo, descrivendoli con una sensibilità ed una leggerezza tale che ti senti avvolto da ogni parola.
Nelly Irene Zita Garcia


lunedì, ottobre 19

Quando andrò via


Quando andrò via
andrò via dalla mia vita
assieme ai miei amori
porterò con me i poeti
dai  cari nomi di uomo
e di donna
i magnifici spiriti inquieti
ritrosi generosi curiosi
laboriosi meravigliosi
di parole architetti
i miei prediletti

Dei miei cari poeti
dai cari nomi di uomo
e di donna
porterò con me
mazzolini di rime
e cestini di lampi e di tuoni
madrigali e limoni
infinite infinite canzoni
e tutto questo lo so
quando me ne andrò
mi basterà
per l’eternità.

- Giovanna Giordani - 
 Dal suo sito ANCORA UNA PICCOLA LUCE http://giovigiordy.blogspot.it/ 

sabato, marzo 15

Come una regina


Come una regina
di Giovanna Giordani
La Lina
aveva  passato da tempo i vent’anni
una vita di stenti e lavoro nei campi
di obbedienze  al destino
da  sola  senza lamenti
le rosse guancette e gli occhietti
neri e vibranti di piccoli  lampi
La Lina
un giorno si sentì un poco  male
e la portarono all’ospedale
Era la sua prima volta là dentro
si guardava d’attorno con l’aria smarrita
e alla vista di tutto quel bianco
capì che cambiava qualcosa nella sua vita
Veniva curata
circondata da tante gentili premure
a cui nessuno l’aveva mai abituata
E poi ogni giorno
c’era  un momento speciale
il più bello il più atteso
era quello dell’ora del pasto
servito nella stanza al tavolino
-          come una regina  -  diceva
-          non sono mai stata così bene, lasciatemi qui ancora un pochino      -
E  da quel giorno
a casa
la Lina
non fece più ritorno.



lunedì, marzo 3

Nightingale (usignolo)





E' un canto argentino
che guizza
saltella
gorgheggia
si smorza
riprende leggiadro
rimbalza
s'invola
a incantare le driadi
nei boschi fatati
Ritorna
con trilli soavi
a invaghire la notte
distesa
fra veli di luna
e di sogni
Poi
scivola lieve
tra i rami
e riposa.


Giovanna Giordani
Da Ancora una piccola luce 

martedì, dicembre 10

Musica di stelle


È musica nel cielo
questa sera
che mi sorprende i sensi
nell’istante
in cui rinchiudo il giorno
entro la stanza
inondata di luce innaturale

Interrompo ogni azione
ogni pensiero
sguardo teso alla volta chiaroscura
dove brilla di nuovo
la cintura
dell’invernale abito di Orione

Ed appoggiata estatica al balcone
ammiro
ascolto in lieto rapimento
le lucenti armonie del firmamento

E all’invito  a poetare della  luna
cerco nel buio balenii di rime
in un’intesa tacita
e sublime.



- Giovanna Giordani -

sabato, novembre 30

Giovanna Giordani attende il Natale





e questi gnomini? Ma quanto sono carini!
Una pignetta, un po' di pannolenci, una pallina per la
testolina, e il gioco è fatto! Possono essere appesi all'albero, ma anche
appoggiati in un angolo del salotto, in un girotondo festoso!
Tante allegre campanelle, da appendere all'albero, realizzate
con vasetti di yogurt . indispensabile che siano bianche, e decorate con nastri,
fiorellini e quanto possa dare un tocco festoso!
Fatine realizzate con base di pigne, nastri decorativi..bellissime
da appendere sull'albero di Natale, per creare un effetto magico

composizione natalizia
Preparando dei meravigliosi addobbi, delicati come la sua anima da poetessa e scrittrice.
Giovanna vive nel nel trentino ed ha a disposizione i doni della natura, per abbellire la casa con decorazioni che profumano di abete, di bosco e di... arte e bontà.


Dolcissima Gio, ti ringrazio per avermi permesso di pubblicare le foto delle tue creazioni, che spero possano suggerire ai lettori come riciclare e utilizzare materiale di recupero, per accogliere nella propria casa, il Bambino che nasce!

Composizione con rami di abete, pigne e decorazioni natalizie
Ed ora, dopo questo dono di Giovanna, vi invito a visitare i suoi due siti poetici, per apprezzarne la  bravura e la delicatezza d'animo della nostra amica poetessa.

Ancora una piccola luce: http://giovigiordy.blogspot.it/

Un saggio della sua ars poetica

LE VOCI DEL BOSCO D'INVERNO

Le voci del bosco d’inverno
le senti frusciare
fra i rami svestiti
e le foglie rimaste
a vegliare
Si attorcigliano ai sassi
ai tuoi passi
poi salgono su
sulle cime
fino all’orlo del cielo
un po’ bigio
e ricadono bianche
in fondo alla mente
sorpresa
dal canto di gioia
alla vita
del pettirosso

 Giovanna Giordani  -