POETANDO
giovedì, settembre 14
8 settembre 2023, PREMIAZIONE del racconto KOKOE' in CAMPIDOGLIO - PRIMO PREMIO A RENATA RUSCA ZARGAR
sabato, settembre 9
Un racconto di RENATA RUSCA ZARGAR premiato in Campidoglio a Roma
RICONOSCIMENTO
Un racconto della savonese Renata Rusca Zargar premiato in Campidoglio a Roma.
Narra la storia di una bambina che, dal Togo, riesce ad arrivare al campus universitario di Legino.
Savona. La scrittrice savonese Renata Rusca Zargar ha ricevuto venerdì 8 settembre in Campidoglio a Roma il primo premio per il racconto al concorso nazionale “Le parole del Geco” organizzato dalla Scuola di Scrittura Creativa di Ci l tema del concorso era l’intelligenza della donna e l’autrice si è ispirata liberamente a una storia vera. “Kokoè”, così si intitola il testo, è una bambina che vive in un minuscolo villaggio africano dove non c’è acqua pulita né elettricità. Il suo destino è già segnato: un giorno sarà bracciante agricola per una multinazionale per pochi spiccioli come la mamma. Suo fratello, in quanto maschio, potrà almeno imparare a leggere e scrivere ma per lei, che deve già aiutare la madre nelle faccende, sarebbe tempo perso. Il destino, però, sceglie diversamente perché, dopo la morte prematura della mamma, viene ospitata dal parroco della piccola città vicina che le insegna a leggere.
Attraverso varie vicissitudini, lavorando e studiando, riesce infine ad arrivare al campus universitario di Legino in Savona e a laurearsi in ingegneria. In Italia trova anche l’amore e, forse, potrebbe rimanere per sempre ed essere felice. Invece, torna in Africa al suo villaggio per dare agli abitanti, attraverso i pannelli fotovoltaici, finalmente, l’acqua pulita e l’elettricità.
La scrittrice, che racconta preferibilmente storie di donne e si impegna da sempre contro la violenza sulle donne, ambienta spesso i suoi lavori nella città di Savona dove vive e che ama. L’ultimo, disponibile su Amazon libri, è stato “Storia della strega di Savona” che ripercorre la condanna come “strega” di una povera contadina di Bergeggi.
Il pubblico presente in Campidoglio, per il quale la scrittrice ha letto un breve brano del racconto, le ha tributato lunghissimi applausi.
Complimenti alla cara amica Renata, un premio meritatissimo, perché conosco quasi tutte le storie da lei scritte, che sono semplicemente meravigliose!
Mi unisco alla stampa savonese per condividere la gioia della bravissima scrittrice.
Danila
giovedì, agosto 3
TRE STORIE DI REINCARNAZIONE di RENATA RUSCA ZARGAR

venerdì, marzo 24
LACRIME di RENATA RUSCA ZARGAR
Dipinto di Anne Marie Zilberman
LACRIME
Lacrime rotolano sulle guance
come chicchi d'uva
scivolano giù in silenzio
e bruciano gli occhi
Allora vorrei scavalcare i balconi
per venire da te
e forse anche tu vorresti
-non so-
dimenticare gli ostacoli
e sciogliere il dolore
in un abbraccio
Prima che venga tardi
prima che ci raggiunga il buio
gelido
della notte
Renata Rusca Zargar
Albenga, 19 marzo 2023
giovedì, marzo 23
LA SOLITUDINE di RENATA RUSCA ZARGAR
LA SOLITUDINE
In questi giorni, ho capito per la prima volta cosa sia la solitudine.
In realtà, a me piace essere sola perché non ho paura a stare con me stessa. Inoltre, ho tante cose che adoro da fare. Prima di tutto, curo il mio blog con il quale cerco di veicolare contenuti progressisti che ritengo utili per la società. Qualche volta, poi, quando ho qualcosa di particolare da dire, scrivo un articolo, un commento, una recensione o altro. Infine, ma non per ultimo, sto lavorando a un romanzo sull'imperatore Tiberio nel periodo in cui visse a Capri. Questo testo, che ha anche una parte moderna su un pescatore di Capri, è molto impegnativo.
Stare sola vuol dire anche avere tutto il tempo della giornata per sé, suddividerlo senza obblighi di orari, mangiare quando viene fame, dormire quando viene sonno. Tutti aspetti che reputo positivi.
Ora, però, sono sola e la solitudine mi opprime, rende il mio tempo lunghissimo, libero sì, ma inutile perché non ho voglia di fare niente.
Vedo scorrere lentamente le ore, quelle che mi avvicinano al termine della vita e che detesto perdere senza renderle produttive perché so che non torneranno.
Ma non ho voglia di fare nulla.
I figli sono lontani e sono stata proprio io a insegnare loro che sia necessario andare, seguire la propria strada, i propri interessi. Non sacrificare mai se stessi per i genitori.
Il punto è, però, che il compagno di una lunga parte della mia vita è stato operato. Quell'operazione (di routine, al ginocchio, nulla di particolarmente drammatico) è come se l'avessi subita io. Ho avuto tanta paura che morisse, prima, che stesse male, che soffrisse, dopo.
In più, dato che è lontano, sentirlo solo per telefono è tristissimo perché non lo vedo e penso che forse non stia bene, mi pare abbia la voce sofferente, forse, che abbia troppo dolore, chi lo sa!
Ho sperimentato così, per la prima volta, questo sentirmi sola, impotente e inutile.
Un tempo, scavalcavo le sbarre degli ospedali per andare la mattina all’alba, prima che aprissero, da mio padre che, negli ultimi anni, aveva subito tanti ricoveri. Ero sempre presente. E l’ho fatto non solo con mio padre ma con tutti i parenti che negli anni a turno sono stati malati. Poi, si sa, sono morti tutti, purtroppo, perché si arriva sempre là.
Ora non sono più in grado, tutto mi spaventa perché non sono più giovane e quello che facevo ridendo, facilmente, ormai non riesco più farlo.
Qui, a Savona, un tempo l’ospedale era in centro città. Quando avevo qualcuno da assistere, finito l’orario di visita, mi cacciavano dal reparto. Io, allora, rientravo passando dall’obitorio: salivo delle scale interne e arrivavo al piano del ricoverato di turno. Nonna, genitori, zie, zii...
Lo facevo con determinazione e leggerezza perché volevo fare coraggio a chi stava soffrendo.
Ora il vecchio ospedale non esiste più ma, se anche ci fosse, io sarei come tutti in portineria, in attesa dell’orario permesso, schiacciata dagli eventi. Non più capace di saltare la vita con l’incoscienza e la sicurezza di un tempo.
Mia madre diceva sempre “Largo ai giovani” e aveva completamente ragione.
Largo ai giovani, dunque, sempre che i giovani non siano, come spesso succede, vittime di indifferenza e menefreghismo.
Renata Rusca Zargar
martedì, marzo 21
MAGELLANO - Un uomo e la sua impresa - recensione di RENATA RUSCA ZARGAR
venerdì, marzo 17
"CARE FIGLIE SAMINA E ZARINA" di RENATA RUSCA ZARGAR
di Renata Rusca Zargar
Care figlie Samina e Zarina, da tempo pensavo di indirizzarvi una lettera per parlarvi di noi: una specie di ultimo testamento d’Amore. Mi capita, dunque, l’occasione e la scrivo ora, in coincidenza della Festa di San Valentino che, per varie vicissitudini storiche e religiose, è diventata la festa degli Innamorati. Veramente, io non credo nelle feste convenzionali che, spesso, di buono hanno solo di movimentare il commercio per i regali quasi obbligatori mentre non hanno conservato affatto i valori di riferimento.
Credo, però, fermamente nell’Amore e credo ancora che possa essere eterno.
In questo ultimo periodo, ho visto un bellissimo film (Le pagine della nostra vita) in cui il protagonista anziano si fa ricoverare nella stessa residenza sanitaria dove si trova la moglie malata di demenza grave. Quando i figli e i nipoti gli chiedono di tornare a casa perché hanno bisogno di lui mentre lei neppure lo riconosce, egli risponde: “La mia casa è qui, con lei”.
Penso che questa frase sia il senso di tutto quello che, probabilmente, ogni essere umano desidera. Un Amore talmente grande da vivere pazzamente e intensamente lungo le stagioni dell’esistenza e così forte da non finire mai.
Quando sono andata in India, moltissimi anni fa, la mia vita era normale ma immobile. Là, nel Kashmir, ho incontrato lui, Zahoor, e da quel momento l’espressione dei suoi occhi dolci non mi ha più lasciata. La rivedevo sempre davanti a me ed era come se mi chiamasse. “Abbi cura di te.” mi aveva detto alla ripartenza di quel lungo giro che avrei fatto in Oriente. Allora, avevo cambiato l’itinerario del mio viaggio ed ero tornata lassù, sui monti della luna, da lui. Avevo riconosciuto l’Amore totale, la follia e l’attrazione alle quali non si può dire di no e che non sono prigione ma libertà e felicità.
La nostra è stata una relazione molto complessa: nel tempo, abbiamo dovuto superare le distanze di mondi, cultura, abitudini, tradizioni; abbiamo incontrato difficoltà, crisi, disgrazie, lutti. Ma non abbiamo mai permesso a noi stessi di cadere nell’abitudine, nell’indifferenza, cioè in quella che io chiamo morte anticipata. Nei momenti più ardui, ci siamo sostenuti puntando sui valori irrinunciabili che ognuno di noi cerca nell’altro.
Per me sono stati la bontà e l’intelligenza.
Lui è buono, voi lo sapete bene, ed è intelligente. Sa adattarsi, cambiare, crescere, informarsi. Perciò l’Amore che provo per lui è stato protetto dall’ammirazione e dalla fiducia.
In questo periodo, ha dei problemi a una gamba. Oggi è domenica e lui è a casa dal lavoro. Di solito, la domenica pulisce e mette in ordine ma ora non può. Io, però, questa mattina dovevo uscire per andare in piscina e, per paura che lui si facesse del male, avevo nascosto l’aspirapolvere sul poggiolo. Quando sono tornata, ho trovato che aveva pulito la cucina e il soggiorno.
Mi ha detto: “Tu sei la mia vera moglie. - (perché ho nascosto l’aspirapolvere per il suo bene) -Ma io sono il tuo vero marito.” (perché ha trovato lo stesso il modo di aiutarmi).
Ha sempre fatto di tutto per me, che non è solo aver lasciato il suo paese e la sua bella e grande famiglia, ma è condividere ogni giorno ogni circostanza: le pulizie, la crescita di voi figlie, l’assistenza ai miei parenti e molto altro.
Così, l’insania amorosa che ci tiene avvinti e che ci rende felici non è mai finita, quando nell’abbraccio dell’altro si trova ancora l’universo tutto.
Chissà come, un destino salvifico (o chi per lui) ci aveva fatti incontrare.
Noi, però, siamo stati capaci in quell’istante di riconoscere quel dono.
È stata una vita meravigliosa e lo sarà ancora nella vecchiaia.
Perciò volevo scrivervi, perché teniate sempre presente che non dobbiamo mai accontentarci: abbiamo diritto alla felicità e per lei dobbiamo sempre combattere.
Come per tutte le nostre grandi Passioni.
12-2-2023
la mamma
domenica, marzo 12
DONNE AL POTERE di RENATA RUSCA ZARGAR
venerdì, marzo 10
IL PENSIERO UNICO di RENATA RUSCA ZARGAR
IL PENSIERO UNICO
Si chiedeva qualche tempo fa, in un gioco televisivo, quale, tra le varie manifestazioni dell’intelligenza, sia quella più importante. Io avrei scelto sicuramente la capacità di non lasciarsi condizionare.
Oggi, però, che siamo in guerra, non farsi ammaestrare, non seguire il “pensiero unico” che ci viene somministrato da giornalisti, politici, opinionisti, è molto improbabile.
Oggi, persino chi credeva nei valori del Pacifismo ha cambiato casacca e, se qualcuno osa introdurre una valutazione discordante, viene accusato di “putinismo”.
Eppure, tutti siamo d’accordo sull’assunto che Putin sia un despota imperialista fornito di armi nucleari che non ha mai esitato a colpire oppositori e altri paesi per raggiungere i suoi obiettivi.
Dall’altra parte dell’Atlantico, però, c’è il vecchio Joe Biden, erede di una lunga dinastia di imperialisti e neocolonialisti, che si avvale della Nato per gestire l’occidente.
Dopo la caduta del muro di Berlino e lo sfaldamento dell’URSS, il Patto di Varsavia (corrispondente alla Nato per il blocco sovietico) si era sciolto e la maggior parte dei paesi aderenti erano addirittura entrati a far parte della Nato che, invece, a rigor di logica, avrebbe dovuto essere sciolta anch’essa in quanto la Guerra Fredda era finita e i due blocchi non esistevano più.
Ma il criterio basilare degli USA non è mai stato di lavorare per il disarmo e la pace bensì di dominare entrambi i blocchi in un nuovo ordine mondiale. Criterio al quale l’Europa (non certo quella di Altiero Spinelli) si è supinamente inchinata.
Così siamo arrivati al conflitto.
“Bastava smettere di dire che l'Ucraina doveva entrare nella NATO, bastava rispettare gli accordi di Minsk per il Donbass. Sarebbe bastato un negoziato in cui si stabilisse la neutralità dell'Ucraina e un'autodeterminazione per il Donbass.” scrive Peacelink ( Perché la guerra in Ucraina? (https://www.peacelink.it/) Invece, la guerra è stata provocata ad arte, a partire dalla disattesa degli accordi di Minsk, armando l’Ucraina che avrebbe dovuto rimanere neutrale. Come si poteva credere che il nostro Putin si sarebbe rintanato in buon ordine al Cremlino?
Joe Biden, telecomandato dalle lobby delle armi vere trionfatrici di qualsiasi conflitto, si fa vedere, intanto, sempre attivo e sorridente. Fa bene, perché vende più gas e la distruzione causata dalle bombe e dai missili non tocca il territorio statunitense.
Nel contempo, la produzione delle armi è aumentata a dismisura e neppure il nucleare è più un deterrente. Stiamo giocando, infatti, proprio alla roulette russa: trovandosi in grave difficoltà uno qualsiasi dei contendenti si asterrà dal suo utilizzo?
Nel mezzo di questi trastulli imperialisti è caduta l’Ucraina, un paese, prima della guerra, così indigente da mandare le sue donne a fare le badanti all’estero, lontane dalle famiglie, dai mariti e dai figli. Oppure, ancora peggio, a vendere l’utero partorendo bambini di estranei ricchi che pagano per usare le femmine come mucche da produzione.
Si tratta di un vero e proprio genocidio di quella popolazione, con case distrutte, attività perdute e interi quartieri rasi al suolo. Mentre il bulimico Zelensky, famelico di presenze televisive in tutto il pianeta oltre che di armi, continua a propagandare la guerra.
Quanto hanno guadagnato gli USA e quanto guadagneranno ancora come signori del mondo?
Quindi, non servono trattative di pace se l’obiettivo a lungo termine, non importa quali siano i costi in vite distrutte, è l’indebolimento della Russia e la marginalizzazione della Cina.
Infine, il “pensiero unico” sostiene che, essendo l’Ucraina un paese aggredito, noi dobbiamo difendere l’integrità di uno stato sovrano.
Bene, se il ragionamento è questo, io lo condivido totalmente.
Allora, mandiamo armi a tutti i popoli che vengono aggrediti.
Ad esempio, in Palestina dove lo stato canaglia di Israele erode ogni giorno territori e diritti umani.
Mandiamo armi nello Yemen bombardato dall’Arabia Saudita, liberiamo la Nigeria da Boko Aram, o il Messico dai cartelli della droga o l’Etiopia dai ribelli. E perché non armare i curdi magari contro l’amato -oggi- Erdogan, o i militanti in Kashmir perché si liberino, finalmente, degli invasori India e Pakistan?
Al 21 marzo 2022 si contavano 59 guerre nel mondo (https://www.focusjunior.it/news/quali-e-quante-sono-le-guerre-nel-mondo/)
59! Ma ci ha appassionato solo l’Ucraina.
Forse, perché ce lo chiedono gli USA, davanti ai quali il nostro encefalogramma europeo è piatto. O, forse, perché il popolo ucraino è bello: alto, con gli occhi chiari e soprattutto la pelle bianca. Invece, quando la stessa Russia ha invaso la Cecenia, siamo rimasti a casa tranquilli perché di quella gente di altra religione (e anche meno bella) non ci importava nulla.
Così finisce in bolla il Pacifismo, la diplomazia, i colloqui per trovare un compromesso, il mantenimento di accordi precedenti…
Nei corsi e ricorsi della storia, tratteggiati da Giambattista Vico nel 1700, nonostante il progresso tecnologico, siamo ricaduti nello “stato bestiale” anteriore alla civiltà.
Renata Rusca Zargar
PUBBLICATO SU:
https://www.liguria2000news.it/primo_piano/il-pensiero-unico/
https://www.controluce.it/notizie/il-pensiero-unico/
ed ora anche qui!
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