POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

venerdì, maggio 31

Rebecca

Avrà avuto due anni, forse meno, ma possedeva già una parlantina sciolta.
Un giorno, Padre Clemente, che era passato a trovare sua madre, sorella di zia Maria, una focolarina molto legata ai Padri Francescani, pensando che la mamma non avrebbe offerto nulla a quel grande Padre con la barba lunga, corse in giardino, colse una rosa, e gliela offrì. Poi si accomodò in braccio a quel signore (Rebecca non comprendeva la differenza tra un religioso e un uomo comune) e cominciò a giocare con quella barba lanosa che a lei piaceva molto. Gli poneva molte domande, gli raccontava tutto quello che le passava per la testa. Così, ridendo, il Padre disse: “Questa bambina, quando diverrà grande, se si farà suora, la nomineranno subito superiora, e se si sposerà, farà ammattire il marito!”. In realtà, Rebecca era molto timida, ma se una persona le suscitava immediata simpatia, si concedeva tutte le confidenze del mondo.
Rebecca vedeva molto spesso il medico di famiglia, perché era soggetta a febbri altissime, a bronchiti e polmoniti e ogni due per tre si ammalava. La mamma doveva assisterla notte e giorno, per timore di complicazioni. Quando il medico, per auscultarla, appoggiava l’orecchio al suo piccolo petto, o alla schiena, Rebecca strillava: “Acciami tale, che hai la babba che becca come quella del mio papà!”. Il medico arrivava di notte, o la mattina all’alba, per assistere questa bambina spesso ammalata, non aveva dunque tempo di radersi.
Così, quando Rebecca sentiva il rombo della Gilera rossa del dottor Panitz, si infilava sotto le coperte, e non voleva saperne di venir fuori. Non aveva timore di un’iniezione, piuttosto di quel cucchiaio che il dottore le metteva in bocca per abbassare la lingua, e osservarle la gola irritata. Le faceva venire conati di vomito, e poi…quella barba pungente, proprio la detestava. Rebecca era il nomignolo che le aveva affibbiato il dottore, perché lei si ribellava quando doveva essere visitata, e gli rispondeva a trionfo. Rebecca foneticamente assomiglia al vocabolo ribelle, e anche al verbo rimbeccare. Perfetto quindi per quella mocciosa dispotica e indocile.
Suo padre, che lei vedeva due volte l’anno, per Natale e Pasqua, lavorava in Svizzera, vicino a Zurigo, e per tornare in famiglia, gli ci voleva quasi una giornata di viaggio, così che quando bussava alla porta di casa, la sua barba era ispida e pungeva le guance della piccola, quando se la stringeva a sé.
Insomma, da quegli uomini che pungevano, a Rebecca non piaceva essere baciata, anche se voleva a entrambi un mondo di bene. Per questo adorava la barba di Padre Clemente che, essendo lunga, aveva una morbidezza tutta particolare: era come accarezzare un gattino.
Ma se voi pensate che Rebecca fosse sempre a letto ammalata, vi sbagliate. Quando stava bene, viveva possibilmente all’aria aperta e ne combinava di cotte e di crude. Un giorno, all’età in cui comincia questo racconto, vide una scala di legno, a pioli, appoggiata al susino cresciuto nel cortile di nonna. Un grande albero dalla chioma ampia, dai rami estesi e colmo di susine. Un piolo alla volta, piano piano, e Rebecca arrivò alla forcella formata da due rami, e lì si sedette, felice di aver completato la scalata, di aver raggiunto la sua meta. Che bello guardare giù, tutto appariva piccolo, e lei si sentiva una regina che ammirava il suo regno. Però, quando si trattò di scendere, vide che non era in grado di raggiungere la scala, che le sembrava troppo distante e fu colta da una sensazione di vertigine. Che fare? Rimase sull’albero, mangiando le susine che erano vicine, inghiottendo anche il nocciolo, perché nessuno le aveva insegnato che non va mangiato, e attese. Dopo qualche ora (così a lei pareva, magari erano trascorsi pochi minuti) sentì che la chiamavano. E lei non rispondeva, temendo di buscarle. Poi qualcuno alzò gli occhi in alto, forse per chiedere aiuto al Cielo, probabilmente pensando che avessero rapito Rebecca. Fu così che la videro. La recuperarono…e lei guadagnò sonore sculacciate, che però non le impedirono di cercare nuove avventure.
Un giorno, con il cuginetto quasi coetaneo, salì in soffitta. Le finestre erano a filo del pavimento e i due bambini, con le gambe penzoloni nel vuoto, si divertivano a lanciare pannocchie di granoturco nel pollaio sottostante,intenzionati a dare da mangiare alle galline. La nonna, dalla finestra della cucina, vedeva le pannocchie precipitare nel pollaio, spaventando le galline. Borbottò: “Ma che topi grossi ci sono, per far rotolare le pannocchie fuori dalla finestra?”. Immaginava certo di quali topi si trattasse, e non erano di sicuro Topolino e Minnie, e neppure Stilton, tanto meno Speedy Gonzales. Facendo piano, scalza, salì le scale per non farsi sentire, e giunta in soffitta e, scoperto gli autori della marachella, disse loro: “Ma che bravi bambini, cosa state facendo?”. “Stiamo dando da mangiare alle galline, poverine!”. “Bravissimi!”, disse nonna, e li afferrò per la collottola, tirandoli via dal pericolo e poi li suonò di santa ragione.
Le avventure finirono così? Rebecca non aveva paura di nulla, né del pericolo, che non conosceva, né delle sculacciate degli adulti. Era troppo bello esplorare il mondo, per rinunciarci. Fu così che un altro giorno, scoperto che la nonna tagliava a spicchi sottili le mele, e poi li appoggiava su una specie di graticola, esponendoli al sole, fuori dalla finestrella dell’abbaino che si affacciava direttamente sul tetto di casa, decise di andare a rubarle. Le mele così trattate, duravano tutto l’inverno, ed era una delizia sgranocchiarle nelle vicinanze del camino. Era ancora estate, e l’avventura stava per iniziare.
Con il cuginetto, salirono ancora in soffitta, presero una sedia e salirono nell’abbaino, e poiché la graticola era appoggiata alle tegole del tetto, niente di meglio per loro, sedersi direttamente sul tegolato.
La nonna - ah quella donna dagli occhi di lince! – li vide dall’orto, e come suo fare, risalì in silenzio le scale, li afferrò per un braccio, li trascinò fuori dal pericolo, e somministrò loro una bella dose di schiaffi. Era spaventata, la nonna Ina, ma i nipotini non si sentivano così colpevoli da essere puniti. Ma come? Avevano avuto una bellissima avventura, e la nonna invece di applaudirli, battendo le sue mani tra loro, usava una sola mano, e applaudiva sulle loro guance? Roba da non credere!
Tra avventure di questo tipo, qualche anno passò e Rebecca, che aveva quasi cinque anni, aveva una gran nostalgia della casa dei nonni paterni, che distava circa due chilometri dalla sua abitazione. La strada la conosceva bene, era una lunga serpentina di polvere bianca, affiancata da  filari di gelsi, che offrivano more nere e bianche, dolcissime. Niente di meglio che, accompagnata da un’amichetta, decidere di affrontare la lunga passeggiata fino alla fattoria dei nonni. Strada facendo le due bimbe coglievano pratoline, miosotis e botton d’oro, riunendoli in mazzolini da offrire alla nonna. Dai rami pendenti del gelso staccavano more, impiastricciandosi mani bocca e vestitini. Arrivati a metà del percorso, sotto un sole cocente, incontrarono un contadino con il carretto tirato dall’asino. “Dove state andando, bambine?” Chiese garbatamente l’uomo. “Dai nonni che stanno al Fieno D’Oro”. “Ah, ho capito chi siete! Salite sul carro, che vi porto io!”. Tutte felici, le bambine avrebbero arricchito l’avventura con un’altra ancora più interessante: viaggiare in carrozza, come Cenerentole! Ma l’uomo cambiò strada, e di lì a poco, furono riconsegnate alle rispettive madri. E ricevettero, al posto della merendina, una buona dose di sculacciate. Se quell’uomo, a loro sconosciuto, invece di portarle a casa, avesse cambiato direzione con idee malvagie, cosa sarebbe accaduto loro? Non ci voglio pensare.
Rebecca ora è una signora matura, ma le sue avventure, reali, siano di insegnamento a quei bambini che, incuranti del pericolo, rischiano ogni giorno la loro vita, per imprudenza o troppa fiducia negli sconosciuti.


Danila Oppio

E adesso?


  

Capirsi o non comprendersi
E’ l’umana sorte
Sono parole contorte
Che rompono in mille schegge
Ogni pacato dialogo. E’ legge
Di chi non vuol accettare
L’altrui pensiero e crede
Di essere nel giusto.

Sbagliando, correndo
faticando, amando
Movimenti dell’esistenza
Con contorno d’altro o senza
Presenza assenza pazienza
Ci si imbosca nel profondo io
E ci si dimentica di Dio

Di te di me del creato del reato
Di non ammettere d’aver sbagliato.
Ho sbagliato? Non mi scuso?
Sbaglio di nuovo, tenendo il muso?
Non so che dire, sono delusa
Di me stessa, di quanto è successo
E adesso?

Danila Oppio
Da Silloge 2013 Illusioni



giovedì, maggio 30

Concorso Poetico Thesaurus

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E' ancora aperto il concorso poetico e narrativo, indetto dal Cenacolo altre voci e specificatamente Thesaurus, Seconda edizione 2013, con scadenza 15 luglio del corrente anno.
Qui sotto il regolamento, ma se aprite i link sottostanti, avrete modo di visionare in modo più specifico i contenuti del bando e l'Associazione che ha creato il concorso.




REGOLAMENTO
Il Premio si articola in più sezioni a Tema Libero.
Sezione A Poesia Inedita
Inviare fino a tre liriche di lunghezza ragionevole, in quattro copie, di cui una firmata e completa dei dati personali dell’autore: nome, cognome, data di nascita, indirizzo, recapiti telefonici ed email, qualora disponibile. Compilare la scheda di partecipazione obbligatoria.
Sezione B Narrativa Inedita
Inviare quattro copie di un racconto, di un saggio, di lunghezza contenuta in cinque cartelle editoriali, copie di cui una sola firmata e completa dei dati personali e recapiti dell’autore e scheda di partecipazione, come per la sezione A.
Sezione C Poesia Edita
Inviare due copie dell’opera edita a partire dal 2010 compreso, complete di firma e dati personali e recapiti dell’autore e scheda di partecipazione, come per la sezione A
Sezione D Narrativa Edita
Inviare due copie dell’opera edita a partire dal 2010 compreso, complete di firma, dati personali e recapiti dell’autore e scheda di partecipazione come per la sezione A
Sezione E Giovani Riservata ad autori minorenni alla data di scadenza del bando. Inviare quattro copie di un’opera, poesia o racconto di massimo cinque cartelle editoriali. Una copia sarà completa dei dati personali e recapiti, scheda di partecipazione con firma del genitore esercitante la patria potestà.
Le opere di qualunque sezione potranno avere già ottenuto riconoscimenti in altri analoghi premi letterari. Per le sezioni dell’inedito, le opere pur se già premiate, non dovranno però aver ricevuto pubblicazione editoriale.
La scadenza per la presentazione degli elaborati è fissata alla data del 15 luglio 2013. Farà fede il timbro postale di partenza.
Il plico delle opere e la scheda di partecipazione (vedi all.) andranno spediti all’indirizzo del Cenacolo Letterario Internazionale ALTREVOCI Casella Postale n.27 Ufficio Postale di Rosolina (Rovigo) Cap. 45010 Indicare chiaramente sulla busta di spedizione la sezione o le sezioni di partecipazione
QUOTE DI PARTECIPAZIONE
Per la partecipazione al premio è richiesto un contributo per spese organizzative di euro 20 (venti) per ciascuna sezione. Il contributo è ridotto a euro 10 per la Sezione E - Giovani. E’ ammessa la partecipazione a più sezioni versando i relativi contributi in forma cumulativa. L’importo dovrà venire versato sul Conto Corrente Banco Posta
n. 00 1011797436 intestato a: Cenacolo Letterario Internazionale ALTREVOCI, casella postale 27 Rosolina (Rovigo), motivazione: contributo spese organizzative. L’importo potrà in alternativa venire corrisposto in contanti o mediante assegno bancario a favore del Cenacolo Letterario Internazionale ALTREVOCI. Ricevuta di versamento, contante o assegno bancario verranno uniti alla scheda di partecipazione, il tutto inserito in busta chiusa e allegato al plico di spedizione delle opere.PREMI
I primi classificati delle sezioni A e B di opere inedite riceveranno rispettivamente come premio la pubblicazione di una raccolta di poesie o di una raccolta di racconti o di un romanzo o saggio a cura delle Edizioni Helicon di Arezzo, più targa e motivazione della giuria. Saranno pubblicate opere di lunghezza ragionevole e, per quanto riguarda saggi o romanzi, da contenere nel limite delle 150 pagine.
I secondi e i terzi classificati delle sezioni A e B riceveranno opere d’arte, targa e motivazione della giuria.
I primi classificati delle sezioni C e D di opere edite riceveranno un gettone di presenza di euro 500, targa e motivazione della giuria.
I secondi classificati riceveranno un gettone di presenza di euro 300, targa e motivazione della giuria. I terzi classificati riceveranno un gettone di presenza di euro 200, targa e motivazione della giuria.
Il primo classificato della sezione E Giovani riceverà un gettone di presenza di euro 300, il secondo e il terzo classificati riceveranno in premio opere d’arte oltre a targa e motivazione della giuria.
Menzioni d’Onore (quarti premi) e Menzioni Speciali (quinti premi), per altre posizioni in classifica, verranno discrezionalmente attribuite dalla Giuria.
Sempre a discrezione della Giuria saranno conferiti Premi Speciali, Premi alla Carriera, Premi alla Cultura ad Autori o ad Operatori Culturali di rilievo.
I premi saranno consegnati esclusivamente durante la cerimonia di premiazione agli autori premiati o a loro delegati. Non sono previste spedizioni successive.
I premiati e i menzionati, saranno ospitati , con possibilità di presentare opere personali, presso “LA FIERA DELLE PAROLE” organizzata a Padova nel periodo 8-13 ottobre 2013. www.lafieradelleparole.it Verranno informati dei risultati i vincitori e i menzionati in tempo utile per poter partecipare alla premiazione.
I risultati del Premio saranno comunque visibili sul sito del Cenacolo ALTREVOCI, www.cenacoloaltrevoci.weebly.com, dopo la premiazione. Notizie relative al Premio THESAURUS seconda edizione 2013 saranno diramate attraverso la stampa nazionale e ogni altro veicolo di informazione
GIURIA
La giuria del Premio THESAURUS seconda edizione 2013 è così composta:
Presidente onorario Alessandro Quasimodo Presidente esecutivo Rodolfo Vettorello Vice Presidente esecutivo Bruna Coscia Consulente artistica Marina Pratici
Giurato Antonio Colandrea Giurato Carmelo Consoli Giurato Monica Serena
COMITATO D’ONORE
prof. Giuseppe Benelli prof. Liliana Biondi prof. Paolo Briganti prof. Francesco D’Episcopo prof. Hafez Haidar
prof. Giuseppe Lupo prof. Silvio Ramat prof. Paolo Ruffilli prof. Stefano Valentini
presentazione a cura di Sergio Gnudi webmaster: Anna Montella www.annamontella.weebly.com
Per informazioni:
marina.pratici@teletu.it antoniocolandrea55@libero.it carmelo.consoli@libero.it rodolfovettorello@yahoo.it
333 6972429 Rodolfo Vettorello www.cenacoloaltrevoci.weebly.com e www.cuoredicarta.org
328 8396082 Carmelo Consoli Notizie ai seguenti link:
Il presidente esecutivo Rodolfo Vettorello Il vice presidente esecutivo Bruna Coscia
SITI AMICI
www.caffeletterariolalunaeildrago.org
http://www.associazionearchicultura.it/
www.concorsoguidogozzano.wordpress.com
http://www.ilporticciolocultura.it/
http://www.tribunaletteraria.it/
http://www.veniliaeditrice.it/
http://www.tapirulan.it/
http://www.circoloiplac.com/
SPONSOR
Primoforno di Matera
Oliver Club Gruppo Matarazzo di Matera
Comitato Matera 2019, città di Matera
SCHEDA DI PARTECIPAZIONE
Sezione o Sezioni di Partecipazione A B C D E (barrare)
NOME.................................................................................................................................................................................................. COGNOME......................................................................................................................................................................................... NATO A.............................................................................................................................................................................................. IL.......................................................................
RESIDENTE A INDIRIZZO ...................................................................................................................................................................................... CITTA’.............................................................................................................................. C.A.P. ........................ PROV. ............ TEL....................................................................................... CELL................................................................................................... E Mail (se disponibile)
..........................................................................................................................................................................................................
TITOLO/I DELL/E OPERA/E ............................................................................................................................................................................................................ ............................................................................................................................................................................................................ ............................................................................................................................................................................................................ ............................................................................................................................................................................................................
MODALITA’ DI VERSAMENTO DELLE QUOTE DI PARTECIPAZIONE Contante (da allegare) Euro............................................................................ Versamento sul Conto Corrente Postale (allegare Ricevuta del Versamento) Assegno Bancario (da allegare)
DATA.............................................................................. FIRMA.............................................................................

per i minori FIRMA DEL GENITORE ESERCITANTE LA PATRIA POTESTA’ ..........................................................................................................................................................................................................

Licantropia


  
Ululando
Contro il drappo nero
Della notte
Che cela un poetico
Pensiero
Oscurandolo.

Danila Oppio
Da Silloge 2013 Illusioni


ancora PERFORMAZIONE per chi vuole anche un po' ridere!



Brava Alessia! Non è facile improvvisare! Applausi.

Maristella Angeli: esposizione a Bruxelles











Potete vedere il mio dipinto all’esposizione a Bruxelles, e potete votarlo cliccando sulle stelline.
AmArtgallery à Bruxelles: Album photos - Maristella Angeli

Ho ricevuto il Catalogo d'Arte "I Segnalati", e ho avuto la lieta sorpresa di leggere la recensione critica del noto Critico d'Arte Salvatore Russo.

Dal Catalogo artistico “I Segnalati” 2013 EA Editore

Le composizioni visive di Maristella Angeli si contraddistinguono per la grande luminosità che racchiudono. Veri e propri universi di luce fare la loro comparsa sulla tela. Una figurazione che proietta la reale bellezza. Una figurazione priva di dubbi amletici o dolori esistenziali. Una figurazione che sconfigge le atrocità della vita. La maestosità rappresentativa che emerge da questi lavori e il messaggio a loro sotteso, trasmettono non solo il talento di Maristella Angeli ma anche la sua capacità di trasformare in arte i suoi sentimenti e le sue sensazioni. La cromia risulta sempre molto tenue e le linee ben bilanciate. Le sue narrazioni visive sembrano delle vere e proprie danze melodiche. Spartiti musicali da seguire con grande attenzione. In tutte le sue opere osserviamo pennellate che hanno la stessa forza evocativa di mille parole “sensate”. Pennellate che sono guidate dall’agire “emozionale” di cui l’Artista si fa carico. Pennellate che portano con sé sensazioni di un mondo meraviglioso. Un mondo in cui basta chiudere gli occhi per essere finalmente felici.

Critico d’Arte
Dott.re Salvatore Russo

mercoledì, maggio 29

Alessia D'Errigo e il Cine Teatro Roma

Non riconosco l'estasi di questo passo Amleto e la Rosselli.


Quello che vedrete, chi ne godrà, è un piccolo frammento di uno spettacolo di PERFORMAZIONE (la nuova e unica arte teatrale centrata sull'improvvisazione totale)

dal titolo "Amleto e la Rosselli".
Quello che vedrete, chi ne godrà, non è stato mai provato, mai scritto, mai imparato a memoria, è frutto di un lungo lavoro di Training e Ascolto tra gli artisti:



Il Collettivo Performativo è composto da:

Antonio Bilo Canella (corpo, voce, poesia)

Alessia D'Errigo (corpo, voce, poesia)


Quanto sopra, speditomi da Alessia D'Errigo via FB




Grazie Alessia! Bellissimo!

Silenzio


Silenzio
Devo ascoltare
Crescere un filo
D’erba e lo schiudersi
Lento di una corolla

Silenzio
Devo ascoltare
Della farfalla
Il battito colorato
Di due eteree ali

Silenzio
Devo ascoltare
Una voce lontana
Dentro un’anima
Sperduta, muta

Silenzio
Devo ascoltare
Ciò che orecchio
Non ode, ma la mente
Percepisce silente

Danila Oppio
Da Silloge 1012
Danzando in punta di penna


Versioni castello sul lago

Il quadro originale, dipinto ad olio da me, l'ho elaborato al computer, con il programma Flare, per ottenerne effetti particolari.

Versione originale
Filtro blu
Notturno filtro rosso
Notturno filtro nero
Nebbioso, sfumato
Antichizzato
stampa antica


Danila Oppio

Addio a Franca Rame


Addio a Franca Rame. L'attrice, sposata con Dario Fo, era malata da tempo. È morta a Milano, nella sua casa in POrta Romana. Mercoledì mattina alle 8.50 è stato chiamato il 118. . I soccorritori hanno spiegato di aver tentato di rianimare l'attrice ma di non aver potuto far altro che constatarne, poco dopo, la morte. Franca Rame, era stata colpita da un ictus il 19 aprile dello scorso anno sempre nella sua casa. In quella circostanza era stata trasportata al Policlinico dove era rimasta ricoverata per diversi giorni.
LA CARRIERA - Nata a Parabiago nel 1929, comincia la sua carriera appena nata. Infatti faceva la neonata durante gli spettacoli della compagni di famiglia. Entrambi i genitori lavoravano nel mondo dello spettacolo. Poi negli anni '50 con una delle sorelle ha lavorato nella rivista di Marcello Marchesi. Pochi anni dopo, il matrimonio con Dario Fo. Un sodalizio sentimentale e lavorativo che è durato quasi sessant'anni. Insieme hanno fondato la Compagnia Dario Fo-Franza Rame.
LA POLITICA - La sua è stata una vita di successi e anche di drammi. Come il rapimento e lo stupro negli anni '70 da parte di estremisti di destra. Rame è stata una delle donne simbolo del femminismo. Poi nel 2006 viene eletta in Senato con l?italia dei Valori.

Moglie e compagna di palcoscenico di Dario Fo, aveva 84 anni
L’attrice Franca Rame, moglie di Dario Fo e sua compagna sulle scene, è morta a Milano. Franca Rame, che aveva 84 anni, era malata da tempo. Nell’aprile 2012, un ictus l’aveva costretta ad un ricovero d’urgenza al Policlinico di Milano 

Nata in una famiglia da sempre legata al teatro di burattini e delle marionette, l’attrice ha condiviso col marito, sposato nel 1954, spettacoli, battaglie e militanza politica. Sessantottina convinta, è stata una delle colonne del femminismo italiano. Una vita dedicata al teatro, ma anche all’impegno civile. L’Italia perde una protagonista del panorama culturale, che tra il palcoscenico dell’arte e quello della vita, aveva calato un ponte da percorre in entrambi i sensi, da un lato per raccontare la realtà, spesso cruda, a sipario aperto, dall’altro per portare poesia nel quotidiano più aspro.  

Fondatrice, col marito, nel 1958, della Compagnia Dario Fo-Franca Rame , era prima attice e amministratrice dle gruppo in cui il marito era regista e drammaturgo.. Nel 1968, sempre al fianco di Dario, fonda il collettivo Nuova Scena dal quale esce fondando col coniuge La Comune , che portò gli spettacoli di satira e di controinformazione politica nelle piazze, le case del popolo, le fabbriche e le scuole occupate. Insieme al marito Dario Fo ha sostenuto l’organizzazione Soccorso Rosso Militante. Per il movimento femminista ha interpretato testi non più del marito, ma propri, come Tutta casa, letto e chiesa, Grasso è bello!, La madre.  

Nel marzo del 1973, Franca Rame viene fu rapita da esponenti dell’estrema destra e subì violenza fisica e sessuale, ricordata a distanza di tempo nel lavoro Lo stupro, del 1981. Il procedimento penale è giunto a sentenza definitiva solo dopo 25 anni: ciò ha comportato la prescrizione del reato. 

Nel 1999 ha ricevuto la laurea honoris causa da parte dell’Università di Wolverhampton insieme a Dario Fo. 
Nelle elezioni politiche del 2006 si candida capolista al Senato in Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e Umbria tra le file dell’Italia dei Valori. Viene eletta senatrice in Piemonte. 

La  mia famiglia tutta è vicina a Dario e a Jacopo Fo. Mio figlio ha collaborato in qualità di traduttore ad un lavoro con il regista e premio Nobel, all'inizio di quest'anno, e si era instaurato tra loro un rapporto amichevole. Il giorno in cui arrivò la notizia della morte di Mariangela Melato, Thomas si trovava in casa Fo. E non pareva che Franca Rame fosse malata da lungo tempo. In quei giorni veniva curata per una frattura al polso. Sono altresì vicina a Edmea, detta Memé, la figlia di Pia Rame e sorella di Franca, nota costumista teatrale, deceduta due anni fa, all'età di 91 anni. Da piccole, nei giardinetti dietro via Manzoni, giocavamo insieme.

Danila Oppio

Aggiungo, perché ricevuta ora, un'intervista che smentisce i vari articoli giornalistici che davano per malata da lungo tempo, la brava attrice Franca Rame

MILANO – «Mi può richiamare tra un’oretta che sono dal parrucchiere?». Al telefono, tre settimane fa, mi ha risposto una Franca Rame stanca ma ancora molto attiva. Nonostante i problemi di salute, di lì a pochi giorni avrebbe tenuto, insieme al marito Dario Fo e al figlio Jacopo, un corso di teatro alla Libera Università di Alcatraz, a Gubbio.
Come studentessa della scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, stavo scrivendo un articolo sulla difficile vita dell’attore teatrale: chi meglio di lei poteva rispondere alle domande “Come è cambiato, negli anni, il teatro italiano?” e “Quali consigli si sente di dare ai giovani?”. Ho trovato, dall’altra parte della cornetta, una persona affabile, disponibile, affatto reticente a dare una risposta ai miei quesiti. Ne è nata un’intervista che si è trasformata in una chiacchierat
Giorgia Wizemann






martedì, maggio 28

Amare i libri...


Pensieri da cancellare


Il vento scompiglia i miei pensieri
Sollevandoli e depositandoli
Come rugginose foglie morte

I raggi del sole li riscaldano
Trasformandoli in fuochi
Incendiari. Brucianti.

La pioggia li irrora dolcemente
E tornano a rifugiarsi nel nulla
Erano pensieri inutili. Da cancellare

A volte è meglio non pensare

Danila Oppio
Da Silloge 2012 Danzando in punta di penna



Rami spogli


Le mie braccia
Son come rami spogli
Se non ti affretti
Ad appendervi
I tuoi abbracci.

Danila Oppio
Inedita


RIcordando Little Tony

Little Tony: ultima apparizione
Roma - È morto ieri sera, 27 maggio 2013, a Roma Little Tony: il cantante, che aveva 72 anni ed era originario di Tivoli, in provincia di Roma, era malato di tumore alle ossa.
Il decesso è avvenuto a Villa Margherita, dove era ricoverato da tre mesi. I funerali si svolgeranno giovedì al Divino Amore.
Little Tony, all’anagrafe Antonio Ciacci, ha cominciato giovanissimo a esibirsi nei ristoranti dei Castelli Romani, cui seguono i locali da ballo, le balere e i teatri di avanspettacolo. Nel 1958 viene notato dall’impresario inglese Jack Good, che lo convince a partire con i fratelli per l’Inghilterra, dove sono nati i “Little Tony & his Brothers”. È rimasto in Gran Bretagna per diversi anni, e qui è nata la sua passione per il rock and roll, che durerà tutta la vita, e da qui gli echi dei suoi successi sono arrivati in Italia dove, tra il 1958 e il ‘60, ha inciso molti singoli, tra i quali “Johnny b. Good” e “Lucille”.
La prima, vera occasione gli si è presentata nel 1961 con il Festival di Sanremodove, in coppia con Celentano, ha cantato “Ventiquattromila baci”, ottenendo il secondo posto. Il primo successo discografico è stato nel 1962, “Il ragazzo col ciuffo”, per tornare poi a Sanremo nel ‘64 con “Quando vedrai la mia ragazza”. Con “Riderà” del ‘66, Little Tony ha venduto quasi un milione di copie, ma forse il suo più grande successo è stato “Cuore matto”, cantata a Sanremo nel ‘67, rimasta al vertice delle classifiche per molte settimane in Italia e capace di aprirgli le porte di Europa e Sudamerica.

lunedì, maggio 27

Un vecchio quadro sbiadito

Ricordi, Anna?
La tua casa...la piazzetta Mirabello.., il bar dell'Oreste nascosto dagli alberi...
La sede del Corriere sul fondo..ma questa è una foto dei primi del "900!
Foto avuta da Renzo Ranzani: Bar dell'Oreste



Ecco cosa mancava sulla parete bianca, di una vita ormai agli sgoccioli. Un quadro in bianco e nero, una vecchia fotografia di quella piazzetta dal nome poco indicato per la grande metropoli di Milano: Mirabello. Chissà cosa c’è di bello da mirare, non lo so. E’ una piazza come tutte le altre, qualche albero striminzito, nel centro poche aiole e un vialetto che le taglia in mezzo. Qualche panchina per le persone anziane, e per noi giovani, che ci sedevamo a suonare la chitarra.
E’ un bel quadro, ma in bianco e nero, perché i colori si sono sbiaditi col tempo. Però ricordo. anche se ero un personaggio non dipinto nel quadro, che stavo lì a guardare, partecipavo in disparte. Osservavo.
Sulla piazza si affaccia un bar, avrà anche avuto un nome, ma noi lo chiamavamo “dall’Oreste”. Era il nome del proprietario, un omone grosso e buono come una pagnotta. Si trattava di un bar senza pretese, non come i bar attuali, che curano l’arredamento, preparano sfiziosi panini o drink. Se volevi mangiare, pane e salame erano sempre a disposizione, come un toast farcito. Se volevi bere, non mancava nulla di quel che c’era, dai superalcolici all’ aranciata. Caffè e cappuccini con briosce sempre fresche.  Il locale era grande, a me pareva immenso: nel centro, due grandi tavoli da biliardo, in fondo, addossati alla parete, alcuni jukebox. Dei vecchi tavolini di legno e sedie non proprio accoglienti, erano il resto dell’arredamento, oltre al banco del bar.
Pur essendo un locale così scalcagnato, era molto frequentato, da gente di ogni età e ceto sociale. Poco distante da quel bar, si trova il Tombun, locale frequentato fin dall’ottocento dagli artisti squattrinati, pittori che pagavano la consumazione a suon di quadri e, un po’ più in là, all’angolo di Via Brera, c’è il Giamaica, altro bar frequentato dai soliti noti, studenti dell’Accademia, pittori, musicisti,  e quegli scatenati che organizzavano gli scioperi del famoso “68.
Nel quartiere Brera, quelli erano i locali maggiormente frequentati, ma dall’Oreste era un mondo tutto particolare.
Alberto Ascari con i figli Patrizia e Tonino
La sera, ci si trovava per decidere dove andare, se al cinema o a ballare in qualche discoteca. Discutendo le varie proposte, riuscivamo a tirare così tardi, che alla fine non si andava da nessuna parte. Allora si giocava a boccette –io con la stecca non ci andavo d’accordo – e se riuscivo a fare filotto – saltavo come una matta, dando pacche sulle spalle a destra e a manca.
Alcune sere, però, i tavoli da biliardo erano intoccabili: arrivavano i fratelli Somaré, con Patrizia, non ho mai capito se fosse fidanzata con Sandro o con Guido, erano sempre insieme come i tre moschettieri! Patrizia era la figlia di Alberto Ascari, il campione di automobilismo. I due fratelli, pittori affermati, erano più grandi di noi ragazzi di almeno una ventina d’anni, e ci toccava  soccombere alla loro arroganza.
Victor, il primo a destra guardando la foto
Il massimo del piacere avveniva quando Victor e Maurizio entravano nel bar, e con nonchalance dicevano ai moschettieri di smammare! Che soddisfazione vedere quei tipi con la puzza sotto il naso, e sacramentando  nel classico birignao milanese, allontanarsi con la coda tra le gambe! Ma Victor e Maurizio non erano persone qualsiasi, erano quelli dell’Equipe 84 e nostri conoscenti. Fingevano di fare una partita, e poi ci cedevano il biliardo!
In quel bar scendeva a volte Mariangela, si tratteneva un attimo con la sorella Anna, poi andava in teatro per le prove della commedia ‘L’inserzione” di Natalia Ginzuburg. Mariangela aveva già quella voce profonda, da gran fumatrice e magari non aveva mai fumato in vita sua.  Anna invece suonava la chitarra, componeva qualche canzone, ma aveva solo 17 anni e due occhi verdi enormi, da far invidia ad un ranocchio! Era molto carina e mia cara amica. Dopo che le sorelle Melato si furono stabilite definitivamente a Roma, ho sempre fatto visita alla loro mamma Lina, fino a qualche anno prima della sua morte.