POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, novembre 29

Infinito di Lorenzo Poggi



E resto ammutolita anch'io! Davvero una toccante poesia! Grazie Lorenzo, per averla condivisa con noi!

Danila Oppio

Stavanger-Norvegia: il Natale è vicino!

Mi hanno sempre affascinato i colori nordici. Forse il clima freddo, invoglia gli abitanti dell'Europa del Nord a mettere colori alle case, e ora, con l'avvicinarsi delle feste natalizie, anche le decorazioni e le luminarie danno un tocco in più, rendendo quasi fiabeschi, angoli e vie delle città. Ricordo Praga, visitata poco prima del Natale, con i suoi mercatini che deliziano occhi e palato, ma anche le chiese cristiane e alcuni palazzi, di notte sembravano i castelli delle fat









Prima dei decori natalizi, è comunque una meraviglia ammirare queste case di ogni colore|



E con il freddo intenso, cosa c'è di meglio di ricordare l'Italia, con una bella pizza?
Prima e dopo la cottura! Buon appetito!



Mostra Personale Carla Colombo: Identità Cromatica

CARLA COLOMBO E LA SUA MOSTRA “IDENTITA’ CROMATICA”
Aprirà  sabato 6 dicembre e durerà fino al 11 gennaio la terza tappa della mostra personale dell’artista imbersaghese Carla Colombo dal titolo “Identità cromatica” che vedrà l’esposizione di numerose opere ad olio eseguite principalmente con la tecnica della spatola, presso il centro florovivaistico La Gardenia  di Imbersago – Via Provinciale per un  ormai consolidato appuntamento di fine anno.
La mostra  che seguirà gli orari dell’apertura del centro  praticamente con orari continuati vedrà le opere inserite nel contesto di un’ avvolgente  atmosfera natalizia con il   rosso delle stelle di natale e i numerosi colori vivaci dei  ciclamini.  Colori nei colori dunque per questa ulteriore tappa che ha decretato ancora una volta un ennesimo successo di consensi e di visite con  precedenti esposizioni per l’arte dell’artista imbersaghese.
E come dice parte della recensione del dott. R.  Aracri “ …. con la sua raffinata eleganza e la sua grande passione per la pittura, trasfonde nelle sue tele tutta la cultura della sua terra e  restituisce nei suoi quadri una interiorità poetica attraverso atmosfere emotive più che paesaggi e soggetti, usando il colore come mezzo di espressione e come linguaggio del suo stato interiore. La sua pittura è emozione, ritmo, musica; essa è un inconscio e un mistero , realtà e sogno.” avremo modo ancora una volta  di condividere emozioni a colori.

Per eventuali informazioni potete visitare il sito www.artecarla, oppure telef. al n. 039 9920760 

venerdì, novembre 28

Tommaso Mondelli e le sue ultime opere


Tommaso Mondelli è nato a Monteforte Cilento (SA) nel 1919, vive con la famiglia a Pinerolo (TO). Si è laureato in Giurisprudenza, Lettere moderne e Filosofia presso l’Ateneo di Torino. Ha svolto l’attività di Segretario Comunale in tutto il suo periodo lavorativo. Ha pubblicato con “Gli Occhi di Argo” le raccolte poetiche: Rime in Libertà, Rime al Graffio, Poesie scelte, Omnibus, Versi Satanici, Versi sale e pepe, Se canti ti passa, Poesis, Un fiore alla finestra. Inoltre ha scritto e pubblicato due testi in prosa, basati sulle memorie della sua vita: Ricordi di un Segretario Comunale e Settimane bianche e crociere a costo zero. Con Ilmiolibro dell'espresso-La Feltrinelli ha pubblicato una silloge poetica dal titolo Nuove Poesie - Il tormentone. Ora esce con Akkuaria, un suo saggio titolato Un senso per la vita e una raccolta poetica dal titolo La forza che il cuore imprigiona.
Tommaso Mondelli
Un senso per la vita
 
Edizione 2014 

Dalla prefazione dell’autore



Lo scopo di questo libro è proprio quello di portare un modesto contributo all’individuazione delle nostre personali responsabilità, nel partecipare alla costruzione di quel percorso che indica la strada da seguire, dall’inizio alla fine della nostra vita. Certo dipende dai luoghi e dai tempi, dalle persone che si frequentano e dalle opportunità che si presentano o sono possibili in incontri occasionali o cercati.
Si sottolinea che il contenuto di questo libro non ha pretese scientifiche. Il contenuto stesso è solo frutto di esperienze personali e riflessioni logiche. 
Dalla vita si può imparare ciò che si vuole. Leggere e riflettere, pensare e ricordare. Ciò che si fa e come si agisce.
Noi seguiamo un itinerario per compiere il percorso assegnatoci dalla vita: che si vive dalla nascita alla morte, attribuendo una notevole valenza a quel termine chiamato destino.
Tra noi e il destino che tipo di relazione, di parentela si può individuare? Ammettiamo che il destino sia una guida, un percorso determinato, ma in che senso? Certo una guida è, perché no? Come un padrone che porta il cane a guinzaglio, un padre che conduce il bambino per mano? E se non fosse così?
La lunghezza del percorso, anche se simile, non è uguale per tutti. Sì, perché ha in sé qualcosa del tutto personale, individuale, unico e inconfondibile. Ciascuno ha il suo personale destino. 
Potrebbe quasi dedursi che non sia il destino che guida ciascuno di noi e che, invece, siamo noi a costruire e a prevalere sulla costruzione dell’ipotetico nostro destino. Lo tracciamo in tutto o in parte, o lo subiamo integralmente, come una nemesi? Nascere con un percorso già disegnato appare poco probabile. Non è una camicia che indossiamo alla nascita e ce ne liberiamo con la morte, come avviene con l’anima, quel purissimo soffio di vento, la biblica ruah, quella prima inspirazione. 
Questa ipotesi può esser messa in dubbio, ma in definitiva non è esclusa. E se fosse così? Possiamo ammettere, o no, che noi navighiamo in un oceano di malintesi e di acque tempestose? Non si può escludere! Questo può farci pensare che in qualche modo noi abbiamo un qualche libero arbitrio, una qualche partecipazione nel confezionare quell’itinerario. Un nostro cosciente volere non sarebbe da escludere nella confezione di quel pacchetto e di contenuti del nostro destino.
Il corso degli eventi in qualche modo è indipendente dalla nostra volontà, bensì predeterminato, immutabile. Ma è anche vero che il destino è scortato dalla nostra esclusiva personalità. Ci sarà un momento durante il quale saremo costretti a scegliere, a compiere il nostro dovere, a portare avanti i nostri sogni. In quel preciso istante avremo bisogno di un equilibrio assoluto, integro.
Senza mai dimenticare che saremo “coloro che vogliamo essere”, solo e semplicemente compiendo una scelta, in un fatidico e inaspettato momento della nostra esistenza. La mente disordinata ed il corpo inospitale ci rende confusi e poco lucidi. E non saremmo mai coloro che avremmo desiderato diventare.
Non perdiamo mai il ricordo che il nostro corpo va curato, la nostra mente ossigenata, la nostra anima purificata e amata. Tutto questo non sarebbe possibile se non contribuissimo al nostro sostentamento, mantenendolo soddisfacente di vita e di nutrimento.
Dovremmo più spesso impegnarci a ricordare che questa funzione ci è stata donata, affinché gli esseri viventi, cibandosi di sostanze utili, possano accrescere e poter svolgere le necessarie attività vitali.
Consci dell’intera, piena e assoluta libertà di scelta individuale in materia di nutrimento, si vuole qui soltanto stimolare una riflessione sullo stato attuale delle cose che a noi sembra quasi naturale, in relazione all’attuale stato di salute della quale al cibo carichiamo una totale responsabilità.
Riteniamo che un equilibrio nutritivo, si possa raggiungere mediante uno studio attento e continuo, al fine di prestare con maggiore attenzione, e con piena coscienza, gli effetti che gli alimenti esercitano su ciascuno di noi e che di volta in volta assumiamo.
Logico che noi partiamo da un principio, con un suggerimento, non potendo agire in alcun altro modo. Consci della totale e assoluta libertà individuale e del fatto che in materia ciò che a qualcuno fa bene, ad un altro può far male, non ci sia altro modo che ricorrere a provare volta per volta, giorno dopo giorno, sino a quando ognuno avrà costruito il proprio stile di vita, che gli permetterà di vivere nel migliore dei modi e nella buona salute.
Salva la scelta dell’itinerario da percorrere il nostro obiettivo è solo quello di raggiungere e mantenere un livello più alto possibile di un buon equilibrio fisico e mentale.
(Il disegno di copertina e le illustrazioni all'interno del libro sono di Danila Oppio così come  ne ha scritto la prefazione, oltre ad aver curato la revisione finale del testo)



Tommaso Mondelli

La forza che il cuore imprigiona


1a edizione – Dicembre 2014


Le poesie di Tommaso Mondelli



Prefazione
di Raffaela Deiana

Che dire di Tommaso Mondelli che qualcun altro non abbia già detto? Parole inutili, se non si è tenuto in mano almeno uno dei suoi affascinanti libri di poesie! 
Leggere i suoi versi è come tuffarsi in un oceano di sentimenti, di colori e di sensazioni profonde che strappano al lettore meraviglia e stupore, tanta è la saggezza che trapela dai suoi messaggi.
Egli osserva il suo amato pianeta da ogni angolazione, volge il suo sguardo ovunque e, per ogni angolo che osserva, i suoi versi sono lì, pronti a depositare nero su bianco fiumi di parole che scavano nel profondo e aiutano a riflettere sul senso stesso della vita.
Molte sue liriche denunciano la perenne stoltezza umana, senza mai cadere nella retorica. L’universo per lui è un libro aperto che sfoglia pagina per pagina, attentamente e pazientemente. I suoi versi sono un balsamo lenitivo dove la sofferenza purifica e salva, perché la speranza non abbandona mai le sue creature, anzi ne addolcisce gli affanni.
Soffermarsi su una sola poesia è davvero impossibile, un verso tira l’altro, come si dice per le ciliegie. Il lettore viene catturato suo malgrado, stupito e confuso da tanta saggezza che la mente di Tommaso esprime.
La sua sconfinata cultura rappresenta sicuramente una potente rampa di lancio che gli permette di volare alto e di vedere oltre, dove altri, sfortunatamente, non vedranno mai.
Un sentito grazie, dunque, a Tommaso Mondelli che ha saputo dare colore e splendore a chi vede soltanto in bianco e nero.
(Nel suo interno, una vignetta illustrata da Danila Oppio Quest'ultima ha curato la revisione finale della silloge)

Ho utilizzato il logo di Akkuaria all'unico scopo di indirizzare i lettori al sito della stessa, e in particolare, alla pagina dedicata allo scrittore e poeta Tommaso Mondelli. Il link diretto è il seguente:

mercoledì, novembre 26

LETTERA A SESìL: Il problema della libertà - Parte quarta

Tutto questo mio desiderio di libertà, di autonomia, anzi di indipendenza, mi ha comunque preso la mano se mi ritrovo a 62 anni sola anche se felicemente in pensione (piccola e non tutta: la riforma Fornero è riuscita a bloccarmene 10 anni regolarmente contribuiti come lavoratore autonomo).
Mi sono svegliata e mi sono sentita una sopravvissuta. Mi sono finalmente guardata allo specchio riconoscendomi soprattutto per simpatia. La stessa che mi permette di accogliere con una certa naturalezza tutti gli sgarbi dell’età e del mio vivere da trasfertista e da pendolare per decenni, rotta a tutte le intemperie. Appunto, rotta, come sento le mie ossa quando mi alzo al mattino, ma piacevolmente incredula di non dovere prendere ancora il treno per Bologna col buio e tornare col buio. Bologna è stato il mio pendolarismo più comodo.
Adesso ho finalmente il tempo per essere felice e infatti spesso lo sono. La felicità non ha un motivo, è un sorriso che improvvisamente nasce dentro e scoppia talvolta in una bella risata che fa trovare bella la vita anche quando stendo i panni in balcone.
Ecco, prima non avevo il tempo di sentire quel sorriso, di ascoltarmi ridere dentro. Questo è il più grande regalo che mi ha fatto l’andare in pensione.
Non è che ho perso il mio DNA musone e troppo critico, quasi isterico nella sua precisione. Solo che sempre più spesso mi rompe e cerco di ridimensionarlo. Perché adesso sento che il tempo ha da dirmi una parola fine.

In sostanza, e per concludere questo racconto, devo dire che ho attraversato crisi e sono stata precaria per tutta la vita.

Tranne i primi 5 anni, che furono la mia età felice, entrata nel mondo con la scuola mi ero resa conto di dipendere dagli insegnanti e da mio padre e dalle regole che regolavano la vita degli esseri umani di sesso femminile fatta soprattutto di continua diplomazia (io direi ipocrisia), di camminamento sul filo, di altalena che, se non era un via-vai di sesso, era una vera e propria barcarola.
Poi la mancanza di lavoro, poi il lavoro a cottimo, poi il lavoro in prova, poi io stessa ho dato una volta le dimissioni per scrivere un libro, poi sono tornata come piccolo consulente informatico in Svizzera, poi ho super-lavorato fino a andar via di testa e sbarcare in analisi, poi ho cambiato ditta per un’altra che avviava un progetto nuovo e all’avanguardia e lo era così tanto che il progetto s’interruppe e fui licenziata (ditta con meno di 16 dipendenti).
Poi mi ha cercato e trovato un’azienda solida, ma dopo 11 anni ha considerato che, per motivazioni economiche, era meglio convertirmi da dipendente a tempo indeterminato a consulente a partita Iva, che lo lasci a casa più facilmente se il mercato non tira. E mi sono gustata questa minestra precaria per i successivi 10 anni. Quando, cambiando il vento del mercato, mi hanno riassunto in pianta stabile. Non chiedetemi il perché che non me lo spiego ma ne ringrazio il destino perché alla fine del 2008 io avevo già 57 anni.
In tutte le mie precarietà mi è mancata la Cassa Integrazione e diventare Esodata. Da quest’ultima precarietà mi sono salvata per il rotto della cuffia, acquisendo il diritto alla pensione per età e contributi INPS il 3 ottobre 2011, appena in tempo per sfuggire al lavoro a maglia Fornero-Monti.
E adesso che in pensione ci sono, devo constatare che mi rimane un’ultima precarietà, quella che è comune a tutti. Essendo ineliminabile mi secca molto, dopo aver tanto combattuto.
Bah! Cercherò di fare sempre delle cose che mi rendano orgogliosa di me stessa e che vadano verso gli altri. Che servano a accompagnare i più giovani di me verso il traguardo di tutti, producendo cibo buono per il corpo e per il cervello e anche di fare dello spirito (i giovani sono sempre molto seri, talvolta serissimi), in modo che, se non si può ingannare la morte, si possa almeno ingannare l’attesa.



Questo, finché avrò discreta salute e un cervello sveglio, dopo non so.
Del resto, questa storia di sentire sempre più spesso la morte, mi capita dalla menopausa.  Dopo che quel girovagare di ormoni si è interrotto o ridotto, sembra che il cervello sia rimasto soprattutto lui a farla da padrone e non è quasi mai un padrone simpatico, pesa sempre tutto, per lui   2 + 2   fa sempre 4, con la bacchetta ti illustra sulla lavagna come alla vita, ovviamente, non c’è altra soluzione che il suo inevitabile termine e non parliamo dell’anima che è roba solo per bigotti paurosi e tu non avrai mica paura?
Lasciamo perdere, lo ascolto perché dopo tutto sono io e non posso farne a meno e mi ricorda talvolta una frase del “Paradiso perduto” di Milton (vedi che la cultura serve), riferito a Lucifero (angelo a me tanto simpatico che ne ho scritto anni fa la breve e vera storia):
<< Suo regno è nel cervello
      ed in se stesso
      può far dell’Ade un Ciel,
      del Cielo un Ade >>.
Be’, siccome ancora non sopporto di avere un padrone, foss’anche il mio prezioso cervello, ho deciso di costituirmi a sindacato e discuterci mettendo in atto una nuova strategia.
Ora, io sono un ex informatico (ho esercitato attivamente l’arte per 34 anni, più di metà della mia vita fin qui) e per me gli indici di memorizzazione/ricerca sono fondamentali.
Così ho notato che in me è sempre esistito, forte, pulito, lucido, puntuale appunto, l’indice RAZIONALE che lavora mettendo in relazione le cose.
Bene, sto costruendomene un altro che avevo sempre così trascurato da non conoscerne l’esistenza: l’indice EMOZIONALE. E con lui sto rivisitando il mondo.
Scopro cose nuove, anche andando a ritrovare le antiche, che mi spaventano anche un po’ perché non ci sono abituata. O forse è l’indice di VECCHIAIA?
Comunque sia, non faccio male a nessuno.


A distanza di quasi 40 anni ho dunque avuto la strana ventura di sapere come poi è andata a finire questa ricerca di libertà.
E incontrare Sesìl, che ha la mia età di allora, mi ha detto quanto sarebbe stato prezioso raccontare.
Ho vissuto così, per un po’ più di un mese, contemporaneamente in 2 mondi lontani, sono salita a cavallo del tempo, una specie di Colosso di Rodi con un piede nel secolo scorso e l’altro piede nel presente. Sapendo che entrambi poggiano sull’argilla e le loro impronte ne saranno inghiottite come tutte quelle dei viventi che passano sulla riva del mare.
E dopotutto, rileggendo lo scritto, mi sembra proprio che quei vent’anni me li sono portati dietro fin qui, ai giorni nostri.
Dove m’interrompo perché le nuove abitudini mi chiamano da un po’.


                                                  - Fine –

                                                            Angela  Fabbri


C’è una remota possibilità, Sesìl, che leggendo quel che ho scritto tu decida di scegliere la laurea, la famiglia, i figli.
                                                  
                                                                 Ciao.
                                                   
                                                         La  tua  Angela




martedì, novembre 25

Una lacrima color turchese

Una lacrima color turchese” di Mauro Corona: una fiaba che mette in guardia sulle ipocrisie del Natale

“Una lacrima color turchese” di Mauro Corona: una fiaba che mette in guardia sulle ipocrisie del Natale
nov 25, 2014
“Quando s’avvicina il Natale, precisamente verso il primo dicembre, ci disponiamo alla bontà. O meglio, a essere più buoni, perché buoni siamo convinti di esserlo già”.
La favola del prossimo Natale potrebbe essere l’ultimo libro di Mauro Corona, lo scrittore friulano finalista del Premio Campiello 2014 con “La voce degli uomini freddi”. È una fiaba “dura”, come la definisce l’autore stesso, che mette a nudo l’ipocrisia del Natale e di tutti i buonisti a tempo determinato.

Sto parlando di “Una lacrima color turchese”, il racconto breve edito da Mondadori nel novembre 2014, che Corona ha dedicato “Al Papa Francesco”, precisando “Che Dio lo aiuti”. Potremmo definirlo l’episodio di quella volta in cui il genere umano è stato costretto ad un colossale esame di coscienza; oppure ancora di quando è accaduto un fatto clamoroso e senza precedenti.
Siamo a Natale e sta nevicando. Ci troviamo in una piccola località di montagna di cui Corona non fa il nome ma che potrebbe essere Erto, in provincia di Pordenone, suo paese natale. La storia è ambientata ai nostri giorni, esattamente nel 2014, anche se l’autore si esprime in “lire”, un’incongruenza da addurre forse all’atmosfera surreale del racconto stesso, che credo non passi inosservata.
Per la prima volta la divinità, invece che apparire, scompare. E pensare che la gente si prestava a mettere da parte i rancori, cercando di essere più buona, almeno a Natale. Sì, avete capito bene, perchéall’improvviso tutte le statuine di Gesù Bambino spariscono misteriosamente dai presepi.
Le prime ad accorgersene sono tre madri di famiglia che incolpano della sparizione i loro bambini; ma presto si arriva a comprendere che il singolare fenomeno non riguarda solo il paese sperduto di montagna, bensì l’Italia e il mondo intero.
La popolazione entra nel panico: tutti si chiedono cosa possa nascondersi dietro a un evento tanto angosciante. L’umanità intera chiede risposte, e teologi e satanisti si cimentano nelle teorie più disparate. E come è tipico dell’essere umano, si avverte la necessità di puntare il dito, si ha bisogno di un colpevole, purchessia. “Eppure la soluzione era lì, dietro l’albero, bastava riflettere un pochino. Ma gli uomini non riflettono. Quando si tratta di cercare la verità preferiscono sospettare qualcuno”.
Con il suo stile schietto, quasi ruvido, Mauro Corona ci regala una riflessione corale e alquanto feroce su ipocriti e bigotti, desiderosi solo di ostentare e del tutto lontani dal vero significato della cristianità. Un Gesù Bambino stanco della falsità dell’uomo si presenta ai nostri occhi, e che afferma con convinzione: “Mi riconoscete solo una volta l’anno, per mettermi nel presepe”. Perché è solo quando vengono a mancare che ci accorgiamo di quanto erano importanti, nelle nostre vite, persone e cose che abbiamo sempre dato per scontate.

Il libro è breve, si legge in un soffio. La lettura è piacevole e coinvolgente, anche per chi non è religioso, perché fa riflettere sugli eventi paradossali che ogni anno si verificano a Natale; quasi fossimo “scissi” e nei restanti 364 giorni dell’anno fosse un’altra persona ad agire al posto nostro.
L’autore è stato accusato di avere peccato di presunzione, essendosi erto a giudice dell’umanità e di essere stato molto pessimista nel dare il suo messaggio. Al contrario, ritengo che egli abbia tracciato un quadro puntuale della nostra società. E l’ultimo pensiero, appare come un “recupero di speranza”.
È quello per le vette dolomitiche, per le montagne in generale tanto care a questo autore e che ce lo hanno fatto conoscere. In particolare per quel laghetto dal colore irripetibile dove i Bambin Gesù, passando, non hanno potuto fare a meno di versare una lacrima. Color turchese, appunto.

Written by Cristina Biolcati




Ho sempre apprezzato Corona, letto tutti i suoi libri, ed ora sono seriamente intenzionata ad acquistare anche questa sua ultima opera. Con lui ho fatto un viaggio in treno. Milano-Padova-Feltre, per quanto mi riguardava, e lui ha proseguito poi per Calalzo.

Abbiamo parlato un poco, e devo dire che ci si trova davvero davanti ad un uomo straordinario, che non ha peli sulla lingua, difende la natura e combatte l’ipocrisia. Cosa che tutti dovrebbero fare, ma che pochi hanno questo coraggio. Danila / 25/11/2014
Danila, purtroppo non ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma concordo con te. Sembra un uomo genuino, innamorato della “sua” montagna. Ti auguro una buona lettura e grazie per la tua testimonianza.
Danila / La “sua” montagna è un poco anche la mia! Sono nata nella provincia di Belluno e spesso ho girato Dolomiti e i monti Bellunesi e Friulani, andando anche a visitare Erto e la diga del Vajont. Quando ho scoperto che un rocciatore e scalatore ne aveva scritto, ho subito acquistato i suoi libri, ma ho anche ammirato le sue opere, ovvero le sculture da lui realizzate in legno. e’ un personaggio, e molto eclettico! Bello l’articolo, Cristina, l’ho ripreso nel mio blog, ovviamente come Oubliette Magazine e Cristina Biolcati! http://versiinvolo.blogspot.it/2014/11/una-lacrima-color-turchese.ht
  • Cristina Biolcati / 25/11/2014
    Grazie di cuore, Danila.