POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

martedì, maggio 17

IL CANE - LA VOLPE - SAN ROCCO e LA SCRITTURA ALLA TASTIERA - editoriale Danila Oppio

Uno scioglilingua spagnolo infantile per giocare con la “erre”. 


El perro de San Roque

no tiene rabo,

porque Ramón Ramírez

se lo ha robado

San Rocco è considerato il protettore dei cani e dal flagello della peste e viene festeggiato il 16 agosto, data in cui a Camogli, in provincia di Genova, viene premiato ogni anno un cane per una buona azione compiuta per l'essere umano.

Ma perché San Rocco è così legato al fedele amico dell'uomo?

La storia di San Rocco

Si narra che mentre il santo giaceva moribondo in una grotta, colpito dalla peste, un cane Breton che si era accorto di lui, lo aiutò a guarire portandogli ogni giorno un pezzo di pane rubato alla tavola del suo ricco padrone. Il suo gesto così sensibile fece il miracolo e San Rocco dopo qualche giorno inaspettatamente guarì.

Da quel momento il santo non si separò più dall'animale e, pur essendo figlio unico del governatore di Montpellier, nel 1300, rinunciò a tutte le sue ricchezze per aiutare tutti coloro che come lui erano stati colpiti dalla peste, portando cure e sollievo nei ricoveri e negli ospedali e salvando tante vite.

“The quick brown fox jumps over the lazy dog" 

" La rapida volpe marrone salta sopra il cane pigro " è un pangram in lingua inglese, una frase che contiene tutte le lettere dell’alfabeto. La frase è comunemente usata per esercitarsi con la digitazione tattile, testare macchine da scrivere e tastiere di computer, visualizzare esempi di caratteri e altre applicazioni che coinvolgono il testo in cui si desidera l'uso di tutte le lettere dell'alfabeto.



lunedì, maggio 16

A CAPRI SULLE ORME DI TIBERIO





A CAPRI SULLE ORME DI TIBERIO

Finalmente, arrivo in vista di Capri con l’aliscafo da Napoli.
Ed eccola là, l’isola, proprio davanti alla prua, con la sua forma di panettone doppio che si allunga impervio tra le onde.
Non è la mia prima volta ma ora sono alla ricerca delle tracce di Tiberio: perché mai un imperatore romano avrebbe lasciato Roma, la città più bella del mondo, per venire a vivere e a governare da qui il suo grande Impero?
Siamo solo a maggio, ma già i turisti affollano il porto di Marina Grande diretti, chissà, alla famosa Piazzetta dove si incontrano i vip, ad affollare le vie dello shopping firmato o, infine, ad ammirare da lontano i faraglioni dove vive la lucertola blu.
A Capri nulla è scontato, persino la lucertola ha voluto prendere il colore del mare che abbraccia la terra con immaginifici riflessi che vanno dal blu al verde limpido e all’azzurro della grotta più famosa.
Rimango a guardare ammaliata i taxi scoperti, rossi, bianchi, lunghi macchinoni sontuosi. Uno si chiama persino “Tiberio”, perché qui l’imperatore è sfruttato come una fantasiosa attrattiva turistica.
Tiberio, infatti, aveva ben dodici ville a Capri: la più importante era dedicata a Giove, Jovis, e si trovava proprio in cima a un’altura. Di là egli poteva scorgere la costa campana e comunicare con i suoi domini usando semplicemente il faro. Ma nell’isola si favoleggia, scherzandoci, del famoso “salto di Tiberio” a picco sulla scogliera: di là veniva gettato, per frantumarsi sugli scogli ed essere inghiottito dal mare, chi doveva subire una punizione. Certamente, dato che i Romani non erano affatto teneri e uccidevano amici e nemici senza pietà, Tiberio avrà fatto condannare a morte molte persone.
Ma, forse, da quella cima, avrà fissato pure infinite volte lo sguardo in alto per rivolgere una preghiera alle stelle che governano la vita degli esseri umani. Poi, si sarà girato all’intorno, all’orizzonte del mare, alle forme sinuose della costa, alle nuvole in cielo, alla vegetazione rigogliosa e profumata, ai colori rassicuranti dell’universo tutto mentre la pace gli scendeva nell’animo. Povero Tiberio, bambino infelice prima e uomo mai amato dal patrigno Augusto, in seguito.
Eppure, Capri gliel’aveva mostrata proprio Augusto che ne aveva fatto una sua proprietà privata.
Dunque, Capri è  storia, la nostra storia.
Ma non solo. Capri è trionfo di alberi, arbusti, erbe, fiori, è profumo di limoni, mare fertile di pesci, molluschi e crostacei, è nelle ripide scogliere dove solo le capre hanno il coraggio di avventurarsi.
Capri è ancora fascino e bellezza naturale, nonostante le tantissime ville di personaggi celebri di ogni parte del mondo di oggi ma soprattutto di ieri, quando ci si rifugiava sull’isola per godere di una vita a pieno titolo.  
Nei giardini di Augusto, oltre alla vista mozzafiato sui faraglioni, ho ritrovato le simboliche e sinuose installazioni dell’artista Claudio Carrieri, di Savona. È sempre un’emozione osservare i lavori di Carrieri, ma ambientati in questo sito appaiono davvero mitici.
Infine, la gente dell’isola è amichevole, gentile, accogliente.
Lo dimostrano persino le piastrelle di ceramica che indicano il numero delle abitazioni ma anche le caratteristiche della famiglia (come, ad esempio, “Casa Amore e Musica”).
Lo dimostra il personale locale dell’Agenzia Campania Turismo che, assai disponibile, risponde a chi ha bisogno di una semplice informazione ma anche a chi chiede di più: un suggerimento, forse, un libro, una storia...
Ad Anacapri (altro comune dell’isola), inoltre, si può andare in seggiovia sulla cima del Monte Solaro per deliziarsi della vista sul golfo.
E si può persino incontrare la poetessa Annalena Cimino.  Famosa in tutta Italia, vincitrice di innumerevoli premi, Annalena è la poetessa dell’Amore. Nei suoi versi c’è il calore del sole e dei sentimenti di questa terra. “Non chiedermi perché, / era scritto nel destino, / forse in una favola antica, / in un libro con pagine bianche, / tra nuvole e pianeti. [...]” ella scrive “Danzava il vento / tra mille lune morte / sembrava volesse consolare / il pianto del mare, / tra le onde impetuose / argentee scie / e candida schiuma, [...]” 
In conclusione, dopo aver calcato vie e sentieri, dopo aver scoperto angoli di vicoli che si inerpicano con i fiori abbarbicati alle ringhiere, dopo aver visitato i  musei, allora è necessario fare il giro intorno all’isola in barca.
La Cooperativa Motoscafisti di Capri accompagna, appunto, gruppi di turisti che desiderano cingere da fuori questo Eden, avvicinarsi alle tante grotte, ai faraglioni, incontrare gli yacht dei ricconi alla ricerca anch’essi di una bellezza unica.
Tiberio si bagnava nella magica Grotta Azzurra, piastrellata dai suoi artigiani, attorniato da straordinari riflessi celesti e da splendide statue: praticamente, allora, il sito era una grande piscina privata. Attualmente, l’acqua non è più così bassa ma le barche sanno farci rivivere ancora la profonda cultura di quel tempo che, oggi, sembriamo aver del tutto dimenticato.

Renata Rusca Zargar

LA REGOLAZIONE DELLE EMOZIONI della Dott.ssa ZARINA ZARGAR


La regolazione delle emozioni

 Zarina Zargar 13 Maggio 2022  Dott.ssa Zargar emozioni Psicologia

Psicologa clinica (iscr. 11466-A) e psicoterapeuta in formazione. Con diverse esperienze formative e lavorative alle spalle, la Psicologia è indiscutibilmente la mia passione. Amo approfondire i più disparati ambiti psicologici e credo che da ogni esperienza si possa imparare qualcosa. Quest'ultimo è il concetto fondamentale che mi guida nella stesura dei miei scritti: siamo esseri umani incredibili, capaci di modificarci ogni giorno. Anche un piccolo spunto oggi può portarci a intraprendere nuove strade un domani!

Che cosa sarebbe la vita senza emozioni?

Le emozioni che proviamo danno alla nostra esistenza una bella spennellata di colore: ci permettono di assaporare ciò che ci circonda e ciò che abbiamo, ci fanno percepire quello che noi siamo.

Molto spesso le nostre emozioni sono positive e ci regalano giornate da ricordare; altre volte, invece, sono nettamente negative e ci provocano un disagio significativo.

Le nostre emozioni, comunque, non sono immobili: nel corso di un mese, di una settimana, ma anche di una sola giornata siamo in grado di sperimentarne un’ampia gamma. Pensiamo all’emozione che proviamo alla mattina, ad esempio, poco prima di entrare in un ambiente di lavoro che non ci piace; facciamo il confronto, ora, con quello che proviamo magari alla sera mentre ci rilassiamo sul divano o ci dedichiamo a un’attività che ci fa stare bene. Nel primo e nel secondo caso, sicuramente, non proviamo la stessa emozione e così avviene anche nel corso del resto della giornata.

Come ci gestiamo in questa “giungla emotiva”?

La capacità di regolare le proprie emozioni è sicuramente una capacità fondamentale e molto adattiva.

Nel percorso di crescita, tutti quanti abbiamo l’opportunità di imparare a gestire il nostro stato emotivo. Inizialmente sono i nostri caregiver, cioè i genitori, ad aiutarci a elaborare quello che ci accade e quello che proviamo. Fungono da mediatori in un mondo che ancora non conosciamo bene e ci aiutano a comprendere e dare una spiegazione agli eventi esterni e interni alla nostra persona.

Gradualmente, poi, con il passare degli anni il processo diventa automatico, interiorizzato, e nella maggior parte dei casi porta come risultato finale a una corretta gestione delle emozioni percepite.

Spesso, però, la vita ci mette di fronte a sfide nuove e mai sperimentate, in cui è difficile capire da subito quale sia la rotta da seguire. Può succedere, allora, che la propria capacità di calibrarsi all’interno del proprio mondo emotivo si vada a incrinare.

Qui entra ancora in gioco la capacità di regolare le proprie emozioni. Una situazione di novità, per esempio, può creare ansia e gioia allo stesso tempo: se la nostra capacità di regolare le emozioni non cede riusciremo a goderci l’esperienza tenendo a bada la paura di iniziarla; al contrario, se la capacità di regolare le emozioni vacilla potremmo essere sopraffatti da ansia e paura e non riuscire ad andare avanti.

Che cos’è la regolazione emotiva?

Con il termine regolazione emotiva si fa riferimento ad una serie di processi che consistono nell’attenuazione, intensificazione e/o mantenimento di una determinata emozione e che dipendono dagli obiettivi che un individuo ha (Gross, 2007).

La notizia importante, poi, è che i processi regolatori possono essere automatici o controllati, consapevoli o inconsapevoli e in ogni caso coinvolgono cambiamenti dinamici che durano nel tempo (Gross, 2007).

In altre parole, la regolazione emotiva non consiste solamente nel riuscire a mettere da parte le emozioni spiacevoli, ma anche nel riuscire a dare maggiore spazio a quelle belle e portatrici di positività. La regolazione emotiva, quindi, mira a trovare l’equilibrio all’interno del proprio vissuto emotivo senza escludere alcuna emozione e lo fa anche grazie ai processi introspettivi che siamo in grado di attivare.

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Motivazione

Tutte le nostre emozioni hanno qualcosa da dirci. La loro funzione, infatti, è quella di segnalarci ciò che va bene e ciò che ha bisogno di una miglioria.

Quando queste emozioni diventano troppo forti, però, e arrivano al punto di bloccarci e impedirci di procedere vuol dire che qualcosa è andato storto. É proprio in questo caso, quindi, cioè quando le emozioni diventano disadattive che si parla di disregolazione emotiva.

La disregolazione emotiva: questa colpevole

Il concetto di disregolazione emotiva è strettamente legato a quello di regolazione e si riferisce ad una interruzione della “stabilità interna” dei processi mentali che sono legati alla costante e dinamica regolazione delle attività cervello-mente-corpo-ambiente (Lazarus & Folkman, 1984).

Come tutti sappiamo, infatti, il nostro organismo deve costantemente trovare il giusto equilibrio in un contesto ricco di variabili e in incessante divenire. Talvolta si tratta di un compito davvero troppo complesso che può portare a esiti spiacevoli per la persona.

Non stupisce più, quindi, che la presenza di difficoltà nella regolazione emotiva sia trasversalmente presente nella maggior parte dei disturbi psicologici come disturbi d’ansia e dell’umore, disturbo Borderline di personalità, abuso di alcool e di sostanze, bulimia, Binge Eating e molti altri.

Caro me, chiedimi come sto…

Risulta essenziale, di conseguenza, focalizzarsi sempre sulle emozioni che la persona prova. È un lavoro che va fatto in terapia con professionisti del settore, ma anche in autonomia nella routine della propria giornata. Chiedersi come ci si sente piuttosto che non farci caso, essere consapevoli e presenti a se stessi, è il primo e fondamentale passo verso una relazione equilibrata con il proprio vissuto emotivo che può portare molto probabilmente a una consapevolezza propositiva. Non ignoriamoci.

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✓Instagram dott.ssa Zargar

BIBLIOGRAFIA:

-Schreiber, L. R., Grant, J. E., & Odlaug, B. L. (2012). Emotion regulation and impulsivity in young adults. Journal of psychiatric research, 46(5), 651-658.

-Tugade, M. M., & Fredrickson, B. L. (2007). Regulation of positive emotions: Emotion regulation strategies that promote resilience. Journal of happiness studies, 8(3), 311-333.

-Sighinolfi, C., Pala, A. N., Chiri, L. R., Marchetti, I., & Sica, C. (2010). Difficulties in Emotion Regulation Scale (DERS): Traduzione e adattamento Italiano. Psicoterapia cognitiva e comportamentale.

-Weiss, N. H., Sullivan, T. P., & Tull, M. T. (2015). Explicating the role of emotion dysregulation in risky behaviors: A review and synthesis of the literature with directions for future research and clinical practice. Current opinion in psychology, 3, 22-29.

-Szasz, P. L., Szentagotai, A., & Hofmann, S. G. (2011). The effect of emotion regulation strategies on anger. Behaviour research and therapy, 49(2), 114-119.

-Gross, J. J. (2002). Emotion regulation: Affective, cognitive, and social consequences. Psychophysiology, 39(3), 281-291.


AH! QUESTE RONDINI! di ANNA MONTELLA


 

sabato, maggio 14

UNA RONDINE AL TETTO - ANTOLOGIA EDITA DA LARGOLIBRO - tratto dal segnalibro di maggio



Ecco l’elenco, in ordine alfabetico, delle vincitrici e dei vincitori della Prima edizione del Concorso nazionale per poesie e racconti “Una rondine al tetto”, dedicato al tema del rinnovamento, della rinascita.

L’immagine ritrae la bozza di copertina dell'Antologia, che riprende l’opera “Bellezza primaverile” del pittore austriaco Hans Zatzka.

Complimenti vivissimi a tutti i vincitori!

http://largolibro.blogspot.com/p/la-casa-editrice_22.html 


LE VENDITRICI DI SABBIA E LA FESTA DELLE DONNE A NIAMEY (NIGER) DI P. MAURO ARMANINO,


Le venditrici di sabbia
 e la Festa delle Donne a Niamey

 Festa delle Donne


 Donne che raccolgono sabbia per venderla


Qui la donna trasporta acqua ma, con lo stesso sistema, porta anche la sabbia da vendere al mercato. Pare strano, poiché di sabbia nel Sahel ce n'è in gran quantità, però le donne la setacciano, ripulendola, in modo da venderla a chi si occupa di edilizia. 
§§§§§


Questo giorno è l’anniversario della marcia delle donne. Siamo il 13 maggio del 1991, ai preparativi della Conferenza Nazionale Sovrana che avrebbe costituto la più grande opportunità democratica vissuta dal giovane stato del Niger fino allora. Le donne furono migliaia, quel giorno, a marciare fino alla sede della Primatura, per esigere una più consistente rappresentazione femminile nella commissione preparatoria della Conferenza citata. L’anno seguente, il 25 novembre del 1992, la data del 13 maggio sarebbe diventata giornata nazionale della donna nigerina. La strada dell’emancipazione delle donne è affascinante.
La storia e la vita quotidiana del Paese passano da loro. In casa, al mercato, in scuola, all’ospedale, nelle cliniche, negli uffici statali, nei sindacati, tra i vigili e nelle Forze Armate, le donne rispondono presente all’appello. Più ancora, nelle zone rurali del Paese sono esse a trasformare terra e campi in opportunità di cibo per l’indefinita famiglia a loro carico. Legna, acqua, mercato, cucina e molto altro ancora costituiscono spesso la giornata, il passato e anche il futuro delle numerose donne contadine. Nello nostro stesso Paese, più ancora che altrove, coesistono vari paesi che sovente si ignorano o più spesso fingono di non conoscersi.
Secondo dati recenti della Banca Mondiale, infatti, il Niger, con un’economia poco diversificata, dipende dall’agricoltura per il 40 per cento del suo Prodotto Interno Lordo, PIB. Il livello dell’estrema povertà tocca, nel 2021, il 42 per cento della popolazione, circa 10 milioni. Il Paese si trova a gestire l’arrivo di rifugiati dalla Nigeria e da Mali, entrambi per motivi di sicurezza. L’Ufficio di Coordinazione delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari ha recensito 250 mila rifugiati e oltre 276 mila sfollati. Molte ragazze, per motivi economici, si sposano prima di 15 anni.
Una particolare parabola di questi mondi che si passano accanto è costituita dalle ‘venditrici di sabbia’. Il settimanale dell’area di maggioranza politica, il ‘Sahel Dimanche’, in edizione speciale per la festa dei diritti delle donne nigerine, ne parla verso la fine del giornale. Si chiama ‘Tagala’ il bastone portato sulle spalle coi due recipienti alle estremità, riempiti di sabbia raccolta alla riva del fiume Niger o in altri siti propizi. La sabbia o talvolta la ghiaia, è raccolta, passata al setaccio per eliminarne le scorie, e versata nei due secchi posti alle estremità del bastone e tenuti in equilibrio da corde. Poi si gira in città per vendere la sabbia.
Fa 200 franchi locali, circa 30 centesimi di euro alla ‘tazza’. Le donne che vendono la sabbia arrivano dai villaggi dei dintorni di Niamey ed è per sopravvivere al quotidiano che esercitano questo mestiere. Partono al mercato e vendono la sabbia ai muratori o ad altri acquirenti interessati al prodotto. Le donne in questione lasciano le loro famiglie al villaggio e cercano in città quel poco che serve per sfamare o prendere cura della salute dei figli. Nella Festa delle Donne, le venditrici di sabbia di Niamey, sono, forse senza saperlo, qualcosa di unico. Appesi a corde, tenuti in equilibrio sulle spalle, i secchi contengono molto più della sabbia o della ghiaia. Sono un segno eloquente che il mondo, così com’è, riposa sulle spalle delle donne che lo costruiscono ogni giorno, di sabbia.

                            Mauro Armanino, Niamey, 13 maggio 2022

venerdì, maggio 13

Pensando...ad "Amore a prima vista" di Wislawa Szymborska - ANNA MONTELLA


 

LE RONDINI SONO VOLATE VIA di DANILA OPPIO pubblicata in antologia edita da Largo Libro







Le rondini sono volate via

A primavera tornavano le rondini

Un tempo almeno, ma qui non le vedo.

Si sono portate via ogni mia fantasia, 

e la voglia di poesia. Chiamo in aiuto Eràto, 

la musa dell’amore affinché mi sollevi

questo greve cuore. Lei desta delicati versi.


Musa di poesie amorose vestita di mirto e rose,

ispiratrice del canto corale.

le è accanto Tersicore “colei che si diletta 

nella danza”, leggiadra volteggia 

intorno alla sorella, nella mia stanza.

Manca l’ispirazione, vuoto abissale. 


Mi distraggo, chiamo a sostegno Polimnia 

che da Mnemosine, personificazione 

della memoria, sua madre, ereditò la Storia.

S’avvicina Thalia d’edera incoronata, 

musa dell’allegria e scherza con la satira.

Anche Euterpe mi fa compagnia.


Bussa Calliope d’Omero Musa dell’elegia. 

Chi manca?  Urania vestita d’azzurro 

incoronata di stelle, l’accompagna Clio

musa della Storia, ma non ho memoria

del volo delle rondini che ispirano poesia.

Oppure non le vedo, nonostante le Muse. 


Melpòmene si presenta all’appello,

col suo pugnale insanguinato, Chi avrà ammazzato?

Nonostante mi sia rivolta e chiamato a raccolta 

tutte le Muse, se ne sono andate deluse 

poiché nessuna ispirazione ha colto la mia mente

non ho creato niente, se non un po’ di ironia.


Ed ora, sconsolata, con le rondini volo via.


Danila Oppio


mercoledì, maggio 11

FIORI DEL GIARDINO DI DANILA OPPIO FOTOGRAFATI DA PADRE NICOLA GALENO OCD


La settimana scorsa è venuto a trovarci di sorpresa Padre Nicola, perché desiderava fotografare i miei fiori sbocciati nel giardino e, già che c'era, ha anche immortalato il nostro Terranova dormiglione Chance! 





FIORI DI RODODENDRO






FIORI DI CAMELIA


FOGLIE D'EDERA


 IL NOSTRO TERRANOVA CHANCE


Partecipazione alla giornata della Poesia 2022 - DI DANILA OPPIO


 Un fotogramma tratto dal video precedente mentre leggo la mia breve composizione poetica pubblicata nella plaquette "Come una bianconera rondine...titolo tratto dalla poesia di Sibilla Aleramo.

Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta "Rina" (Alessandria 14 agosto 1876 - Roma 13 gennaio 1960), è stata una scrittrice, poetessa e giornalista italiana. È ricordata per il suo romanzo autobiografico UNA DONNA in cui dipinge la condizione femminile in Italia a cavallo fra il XIX e il XX secolo.

Il titolo della plaquette e stato ripreso da questa sua poesia:

Ritrovata adolescenza,
gioia del colore,
occhi verdi di sole sul greto,
scheggiato turchese immenso de l’onde,
biondezza di cirri e di rupi,
rosea gioia di tetti,
colore, ritmo,
come una bianconera rondine
l’anima ti solca.


Il Caffè Letterario La Luna e il Drago a "IL MAGGIO DEI LIBRI 2022"


In questo video ci sono 30 poeti partecipanti al Maggio dei libri 2022, in ordine alfabetico, e tra questi ci sono anch'io. Tutti recitano la loro poesia contenuta nella plaquette  edita da LA LUNA E IL DRAGO dal titolo COME UNA BIANCONERA RONDINE. 

Danila Oppio

martedì, maggio 10

FOLCO GIUSTI - L'ISOLA DELL'ULTIMO RITORNO



FOLCO GIUSTI – L’ISOLA DELL’ULTIMO RITORNO

Impressioni di lettura di DANILA OPPIO

La mia cara amica Alessandra Giusti, con la quale parlavamo spesso di libri che avevamo letto o che erano in lettura, mi suggerì il romanzo storico scritto da suo cugino Folco Giusti. Lo ordinai su Amazon, e quando vidi che era un volume di tutto rispetto, di ben 519 pagine scritte a caratteri, per la mia debole vista troppo piccoli, mi spaventai.

Rimase a lungo sul comodino accanto al mio letto, perché avevo altri libri più snelli da leggere. 

Quando mi decisi a farlo, mi prese così tanto che non vedevo l’ora che fosse sera, per prenderlo in mano e tuffarmi nella sua storia. (è mia abitudine leggere di notte). Molto avvincente, la storia di Rufio, del suo amore incondizionato e travolgente per una donna che conobbe quando era ancora bambina e lui un ragazzo diciassettenne. Delle battaglie combattute contro gli invasori barbarici, a fianco di Aezio, dei lutti, e della ricerca disperata, durata decenni, della sua promessa sposa, della crisi di Roma che perdeva smalto, tutto questo e altro ancora, mi ha tenuta col fiato in sospeso. 

È vero che si tratta di una storia parzialmente inventata dall’autore, ma colma di fatti storici realmente accaduti, e così, poiché ero a digiuno di parte della Storia, soprattutto quella dei Vandali, di Attila, dei Visigoti, insomma della discesa dei barbari nell’attuale Francia e in Italia, così come in Africa, ho potuto arricchire la mia conoscenza.  Non ne sapevo nulla, se non pochi frammentari episodi. L’Isola di Capraia è al centro del racconto, poiché Giusti ama molto quella terra. 

Ne parlai anche con Renata Rusca Zargar, altra amica savonese, insegnante in quiescenza di italiano, storia, geografia, nelle Scuole Superiori, impegnata in ambito sociale, è Presidente dell’Associazione Culturale Savonese ZACEM e si occupa a tempo pieno di una Biblioteca di volontariato che raccoglie libri formativi sui paesi in via di sviluppo, popoli, migranti, pace, intercultura ecc... Ha collaborato con varie testate giornalistiche, tra cui Il Letimbro (allora settimanale della diocesi savonese). Ha pubblicato in formato e-book: “Cilnia Potetio” (romanzo storico ambientato a Pompei, Abel Books, 2011), e molti altri libri e racconti, spesso ambientati in India, poiché si è unita in matrimonio con un uomo Kashmiro. É presente in molti siti Internet, tra cui www.famigliazargar.com e http://www.zacem-online.org/ Insieme con Zahoor Ahmad Zargar ha pubblicato: “L’Islam possibile in Italia” (Bastogi, 2005), “Storie dell’India” (Progetto Cultura, 2007), “Paura dell’Islam” (Caravaggio, 2008), “Lettere da Nazir” (e-book, Società Editrice Dante Alighieri, febbraio 2012), “KASHMIR: DAL PARADISO ALL’INFERNO” (ebook, Società Editrice Dante Alighieri, settembre 2013). Altri libri sono venuti in seguito, ma sarebbe troppo lungo elencarli. 

Renata ha immediatamente ordinato la versione e-book del testo L’ISOLA DELL’ULTIMO RITORNO di cui sto trattando. Lei, durante un breve viaggio a Verona, l’ha letta d’un fiato dal suo tablet, mentre io ho finito molto dopo, proprio per la difficoltà di lettura, ma non per questo meno interessata al contenuto che, come ho detto in precedenza, ha magnetizzato la mia attenzione.

Ho promesso a me stessa che avrei espresso le mie impressioni sul contenuto del romanzo, e lo sto facendo ora. Vorrei però proporre la sinossi in quarta di copertina, per meglio chiarire ai lettori. Questo mio scritto lo riporto nel mio Blog https://versiinvolo.blogspot.com/ perché i miei lettori possano saperne un po’ di più sul contenuto del libro e sull’autore di questo splendido romanzo storico.

“Uno degli ultimi veri romani, il praefectus urbi Claudio Rutilio Namaziano. Suo figlio Rufio, un tormentato cavaliere ante litteram. Il magister militum Flalvio Aezio a far fronte alle orde barbariche, le rivalità tra le prime sette cristiane, i santi, i guerrieri, i navigatori. Una vicenda in parte vera, sulle ceneri della grande storia di Roma. Lampi di coraggio, di passione, di disperazione. Sullo sfondo, la natura meravigliosa, quasi indifferente, di una delle più belle perle del mar Tirreno. “

Si può acquistare qui:

https://www.amazon.it/Lisola-dellultimo-ritorno-guerra-Antico/dp/8833001822

Consiglio vivamente la lettura!

CHI È L’AUTORE

FOLCO GIUSTI, nato nel 1943 a Lari (Pisa) si è laureato in Scienze Biologiche a Siena nel 1966. Subito intrapresa la carriera universitaria, nel 1983 è stato chiamato a ricoprire la cattedra di Professore ordinario di Zoologia nel corso di Laurea in Scienze Biologiche della Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università di Siena. 

Specializzato in ricerche ultra-strutturistiche, sistematiche e biogeografiche sui molluschi, ha pubblicato circa 250 lavori a stampa in prevalenza su riviste internazionali. Ha inoltre prodotto numerosi capitoli divulgativi su giornali e riviste varie. Nel 1977 ha vinto il Premio “A. Garbini” e, nel 1979, ili Premio “E. Zavattari”, ambedue per le sue ricerche zoologiche e naturalistiche. Ha ricoperto la carica di Presidente o di Segretario di numerose società scientifiche nazionali e internazionali ed è stato membro di importanti organismi nazionali per la tutela dei beni ambientali e della fauna. Attualmente è membro del Consiglio Direttivo dell’Accademia dei Fisiocritici di Siena e Presidente onorario della Società Malacologica Italiana. È cittadino onorario di Kansas City, Missouri, USA. Nel 2003 ha pubblicato una raccolta di racconti, intitolata Un’isola da amare. Capraia: storie di uomini e animali che, nel 2004, ha ricevuto il Premio Letterario “Castiglioncello-Costa degli Etruschi”. 

 


sabato, maggio 7

IL VELO, GLI ALBERI E LA REPUBBLICA di P. MAURO ARMANINO


LA PASQUA IN PRIGIONE

                                   Il velo, gli alberi e la Repubblica    

Solo un centinaio di kilometri separano Niamey, la capitale del Niger, da Makalondi. Il Burkina Faso non è lontano e così pure i gruppi armati da una violenta e radicale interpretazione salafista del Corano. Sono ormai centinaia le famiglie che, minacciate di morte nei rispettivi villaggi, sono confluite a Makalondi e a Torodi che si trova a metà strada da Niamey. Decine di persone si sono accampate sotto gli alberi della cittadina di Makalondi in attesa di soluzioni più idonee. Case, campi, scuole, dispensari, luoghi di culto: tutto è stato abbandonato per salvare ciò che si possiede di più prezioso: la vita.
Nel Sahel la vita e gli alberi hanno storie comuni. Entrambe fragili, occasionali e legate da un sentimento comune di resistenza al deserto che continua ad avanzare. Un deserto che assume nuovi connotati soprattutto per l’azione devastante del taglio degli alberi per vendere la legna in città e le scelte dei gruppi armati che obbligano i contadini all’esodo. A Makalondi sono soprattutto gli alberi che rimangono ad offrire un luogo di ristoro agli sfollati dei villaggi adiacenti. La gente accampata spera che le piogge non inizino prima di aver trovato abitazioni più degne e rispettose della loro dignità.
D’altra parte, per poter viaggiare fino alla capitale del Paese, le donne devono indossare per obbligo il velo islamico. Nel taxi o nelle auto private esse dovranno essere tassativamente divise dagli uomini. In effetti, nel tratto di strada che separa la capitale da Makalondi, i gruppi armati hanno i loro ‘checkpoint’ per verificare documenti, velo e disposizione dei passeggeri nel veicolo. Ricordiamo che nella stessa strada, negli ultimi mesi, diverse mine hanno ucciso militari e civili. Viaggiare è un rischio permanente per tutti, soprattutto per i convogli militari, bersaglio preferito dai gruppi armati.
Nella zona di Makalondi, così come in altre aree come, ad esempio, quella delle ‘Tre Frontiere’, Mali, Burkina e Niger, non da oggi si sono formate delle mini-repubbliche all’interno della Repubblica del Niger. In queste regioni vige una particolare applicazione della ‘sharia’, legge islamica. Questo implica il pagamento di tasse islamiche, l’applicazione della giustizia in caso di litigi, parte dei ricavati della vendita dell’oro e soprattutto la legge delle armi. Insomma, vige una Repubblica di repubbliche non dichiarate e reali che include migliaia di cittadini che la povertà aveva già escluso dalla Repubblica. Su di questi era già steso un velo. Solo gli alberi, per ora, sono fedeli a loro stessi e stanno dalla parte dei poveri.

          Mauro Armanino, Niamey, 4 maggio 2022

mercoledì, maggio 4

DIALOGO A DISTANZA CON CHIAVARI di P. MAURO ARMANINO



Padre Mauro Armanino

1)Papa Francesco nell’udienza generale del 13 Aprile 2022, riferendosi alla guerra in Ucraina, ha ribadito con forza che la pace di Gesù non è mai una pace armata, ma va costruita con la mitezza e il perdono. A partire dalla tua esperienza missionaria, quali percorsi ritieni più utili per costruire una pace vera oggi? 

Bella domanda davvero! la prima cosa che credo utile è quella di evitare di 'sventolare' bandiere...! E cioè di favorire un nazionalismo fin troppo di moda di questi tempi. La sola bandiera alla quale, noi cristiani, abbiamo il diritto di portare è quella della croce, che ricorda le sofferenze di tutti gli innocenti. Poi educarsi a disarmare:

. le parole

. lo sguardo e i pensieri

. la mani

. il cuore

Imparare a 'sguardarsi' negli occhi per imparare che l'altro/a è il mio specchio! Educarsi al rispetto dei più deboli e smascherare il nostro piccolo potere quotidiano.

2)Nelle scuole italiane di ogni ordine e grado sono stati ospitati bambini, adolescenti ucraini e non si contano le iniziative di riflessione e approfondimento sul tema della pace. Come, secondo te, la scuola può diventare un luogo sempre più inclusivo e un laboratorio di pace? 

La scuola e la famiglia sono entrambi luoghi privilegiati per educare alla pace per vari motivi. Ci educano alla differenza di genere, di età, di forza/debolezza, vedono la diversità non come una minaccia ma come un dono e una possibilità, talvolta difficile, di crescita e di APERTURA. Una scuola che si rispetti dovrebbe avere porte e finestre aperte al mondo, educare all'accoglienza del mondo dell'altro, con umiltà e delicatezza!

3)Don Tonino Bello sapeva agire localmente per seminare pace globalmente e affermava che “se la guerra genera povertà, anche la povertà genera guerra; la pace si costruisce a cominciare dalle case, dalle strade, dalle botteghe, là dove artigianalmente si plasma la comunione” Come diventare uomini e donne missionari di pace nel concreto?  

Tutto nasce dall'ascolto. L'ascolto di noi stessi e delle nostre fragilità, ma anche e soprattutto dell'altro, che ha le nostre stesse 'seti' di riconoscimento, vita, rispetto...misericordia. L'ascolto implica il silenzio e l'attenzione a cogliere i messaggi e i segnali che l'altro/a ci inviano, piccoli segni che domandano rispetto e, in fondo, amore o amicizia. Imparare ad ascoltare il bisogno dell'altro. Per questo occorre DECENTRARSI perché ciò significa crescere: solo donandoSI si crea un mondo nuovo. E infine c'è bisogno di speranza, che è la capacità di leggere i fermenti di novità nascosti nelle sconfitte e nella sofferenza.

Un abbraccio, Mauro


sabato, aprile 30

UN PRIMO MAGGIO DI SABBIA di P. MAURO ARMANINO




         Un primo maggio di sabbia 

L’afferma l’improbabile articolo primo della Costituzione della Repubblica italiana. Una Repubblica democratica fondata sul lavoro e dove la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. Il primo maggio, fossero davvero così le cose, dovrebbe coincidere con la festa della Repubblica. Basare l’identità di una Repubblica sul lavoro è stata un’intuizione troppo sovversiva per essere presa sul serio. Il lavoro come fattore costitutivo della realtà pubblica e cioè dello stato, indica un orientamento, un cammino, una scelta e un impegno. Il primo maggio, che cade quest’anno di domenica, è una fragile festa che rivela come non mai, la profezia disattesa di un articolo di legge assai scomodo.

A Niamey, a causa della concomitanza con la conclusione del mese santo del Ramadan, sono state sospese le manifestazioni del primo maggio. Come segno di lutto per gli uccisi dal terrorismo prima, a causa delle misure legate alla pandemia dopo e stavolta per motivi religiosi, questa data scompare dal calendario sociale del Paese. Eppure, la fraternità, il lavoro e il progresso sono il blasone della Repubblica del Niger. Anche in questo caso il lavoro è posto come ponte, legame o condizione tra la fraternità e il progresso. Senza il lavoro non sarà possibile la pratica della fraternità e del progresso sociale chiamato giustizia. Non c’è lavoro senza lavoratori ma ci sono cittadini senza lavoro ed è così che si mutila una Costituzione.

Buona parte dei lavoratori della nostra Repubblica sono contadini o allevatori di bestiame da transumanza attraverso il Sahel. Ci sono poi gli ‘amministrativi’ che sono considerati i privilegiati nei ministeri e i servizi dello Stato, educazione, sanità e forze armate. Seguono coloro che lavorano nelle imprese multinazionali di estrazione dell’uranio, del carbone e del petrolio. Arrivano poi gli operai e gli impiegati delle non numerose aziende del posto, di trasformazione e dei beni di prima necessità. Una menzione speciale va fatta per i fortunati che hanno trovato lavoro nelle ONG umanitarie che si moltiplicano in modo esponenziale. Dalle Internazionali alle locali c’è posto per molti. Le carestie, gli sfollati e i migranti danno lavoro a molti!

C’è poi il settore informale, quello che più conta e annovera un gran numero di lavoratori e lavoratrici. I ristoranti occasionali, le ‘boutiques’ che nascono e scompaiono a seconda delle stagioni e dell’umore degli amministratori comunali. Ci sono i venditori ambulanti di ogni possibile mercanzia, dalla sabbia alle scarpe passando dai barbieri e dai sarti che vanno in giro in cerca di clienti. Da non dimenticare i cercatori d’oro che, a migliaia, scavano rischiose gallerie e usano di nascosto la dinamite per qualche pepita in più. Si trovano i contrabbandieri di droga, armi, persone e politica. Un certo numero vive della guerriglia che si confonde con una ideologia religiosa che confina col banditismo e si perpetua con la complicità del potere.

Una Repubblica fondata sul lavoro e l’Altra che porta come divisa la fraternità, il progresso e il lavoro che rende fattibile i due che lo precedono. Una Repubblica che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione di conflitti, e però partecipa a tutte le guerre possibili. L’Altra che ne paga le conseguenze con migliaia di sfollati, centinaia di morti e intere regioni abbandonate dai contadini e allevatori residenti. Una Repubblica fondata sul lavoro tradito e l’Altra che aggiorna le manifestazioni del primo maggio. Sabbie di tutto il mondo unitevi perché la costruzione della fraternità e del progresso sociale sono l’unico lavoro da festeggiare per cambiarlo.

   Mauro Armanino, Niamey, 1° maggio 2022

PREGHIERA PER TE di RENATA RUSCA ZARGAR


PREGHIERA PER TE

Qualche volta abbiamo pregato insieme, io e te: tu sul tuo tappetino rivolto verso la Mecca e io accovacciata vicino.

Erano attimi di serenità senza differenze.

- Dio, io ti domando la buona direzione... se tu sai che questa è una co¬sa buona per me nella mia religione, nel mio ambiente, nei miei mezzi di sussistenza e nelle sue conseguenze, così immediate come ritardate, allora determinala per me, facilitala... o Generoso! -

Abbiamo letto dal tuo Corano questa preghiera per chiedere a Dio di concepire un figlio.

E la nostra bambina è venuta... Samina, il cui nome significa “senza prezzo”. Poi tu sei partito.

La strada che portava al tuo treno mi è sembrata quella che conduce alla sedia elettrica: i passi risuonavano nella notte duri e irreparabili.

Il tuo sguardo, di là dai vetri, era denso di disperazione e di presentimenti come io non l'ho mai visto.

Ora, il tempo senza di te è vita senza vita. Non ho forza, né interesse e neppure conto i giorni perché non ha importanza.

Tengo sempre con me il tuo Corano e il mio Crocifisso, ma non so più pre-gare. La sofferenza per tutto quello che ci è successo, per te, per me, per la nostra bambina, che abbiamo chiesto a Dio, mi ha bruciato il cuore. Anche noi facciamo parte delle persone che devono pagare colpe mai commesse, dei profughi, dei diseredati, degli affamati che piegano la testa ogni giorno davanti alla crudeltà della vita.

Forse, la vita è così, terribile, non ci vuole vedere felici. Forse, abbiamo scelto una strada troppo difficile, forse noi non contiamo niente di fronte all'Ineluttabile.

Non lo so. E non so più pregare.

Che Dio, se mi legge nel cuore, preghi Lui per te, per me, per la nostra bambina e per tutti quelli che fanno fatica a dire grazie alla vita per essere nati.

Renata Rusca Zargar