POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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domenica, marzo 12

RED CARPET per il racconto di DANILA OPPIO per I MIGLIORI ANNI de LA LUNA E IL DRAGO di ANNA MONTELLA

 


Un'altra splendida iniziativa di ANNA MONTELLA per il CAFFE' LETTERARIO LA LUNA E IL DRAGO. 


Per quanto mi riguarda, ho partecipato con una mia opera all'antologia I MIGLIORI ANNI, con il racconto  All’ombra dei migliori anni, Ha ottenuto il primo premio che consisteva in questo video.




Il segnalibro


Il diploma


E infine la stella del red carpet! 




Grazie Anna Montella!

giovedì, marzo 31

III EDIZIONE Concorso RICORDANZE di Cortemaggiore (PC): 200 anni dalla morte di NAPOLEONE racconto di DANILA OPPIO - 2° Classificato


Ho ricevuto oggi il premio conseguito per la III Edizione del CONCORSO RICORDANZE di Cortemaggiore, indetto da Circolo "L'AQUILONE" organizzato dalla Prof. CARLA MAFFINI. Un piatto dipinto a mano della Richard Ginori, munito di targa, il Diploma d'Onore e la silloge poetica delle poetesse Carla Maffini e Ornella Chiastri del 2020. 




Ed ecco il mio racconto:


DIALOGO FANTOMATICO CON ALESSANDRO MANZONI su Napoleone Bonaparte nel 200° anniversario della morte.

 La macchina del tempo mi condusse in via del Morone, a Milano, e mi ritrovai davanti al palazzo dell’autore dei Promessi Sposi, ma anche dell’elogio funebre di Napoleone, il famoso 5 Maggio. Dovevo assolutamente discutere con lui del senso di quella poesia, poiché mi è parso di intravedere ironia e amarezza sulle gesta del condottiero corso. L'avventura napoleonica raggiunse la sua apoteosi il 2 dicembre 1804, quando si autoproclamò Imperatore, nella cattedrale di Parigi, Notre-Dame. Bussai al portone, e chiesi di poter incontrare il conte Don Lisander, per discutere con lui riguardo alla poesia dedicata a Bonaparte. Mi accolse nel suo salotto, e m’indicò una comoda poltrona, dove accomodarmi. Arrivai subito al sodo, chiedendo lumi su alcuni versi.

Né sa quando una simile
Orma di piè mortale
La sua cruenta polvere
A calpestar verrà.

Me lo chiarisce in prosa:
- Tutti restano muti pensando alle ultime ore di quest’uomo inviato dal fato e nessuno sa dire quando un uomo simile tornerà di nuovo a calpestare la terra che lui stesso ha calpestato, lasciando un cammino sanguinoso.

- Esattamente come pensavo! Speriamo che nessun altro venga a calpestare il nostro suolo patrio! Proseguo con un altro verso.

Fu vera gloria? Ai posteri
L’ardua sentenza: nui
Chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
Del Creator suo spirito
Più vasta orma stampar.
 
Manzoni spiega:
- Fu vera gloria la sua? Spetta ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle fare di Napoleone un simbolo della sua potenza divina. Ma ne siamo certi? Dio non desidera che uomo colpisca un suo simile. 

- Le dirò, cara signora, che Napoleone combinò molti misfatti qui da noi come quando, con il decreto del 25 aprile 1810, soppresse tutti gli “stabilimenti, corporazioni, congregazioni, comunità e associazioni ecclesiastiche di qualunque natura e denominazione” eccettuate le suore di carità e poche altre congregazioni aventi finalità educative e vietò a chiunque “di vestir l’abito di veruno ordine religioso”.  
I beni delle istituzioni furono incamerati dallo Stato e, nel caso di opere di particolare valore artistico, portate in Francia se trovate in altri Paesi. Tali conseguenze sul piano economico e politico sono note come spoliazioni napoleoniche, o più semplicemente come furti della stessa mano. In realtà, per aver io letto un testo del Direttorio esecutivo, fu piuttosto obbligato a prendersi la colpa di simili misfatti, cui diede ascolto nel 1796:

«Cittadino generale, il Direttorio esecutivo è convinto che per voi la gloria delle belle arti e quella dell'armata ai vostri ordini siano inscindibili. L'Italia deve all'arte la maggior parte delle sue ricchezze e della sua fama; ma è venuto il momento di trasferirne il regno in Francia, per consolidare e abbellire il regno della libertà. Il Museo nazionale deve racchiudere tutti i più celebri monumenti artistici, e voi non mancherete di arricchirlo di quelli che esso si attende dalle attuali conquiste dell'armata d'Italia e da quelle che il futuro le riserva. Questa gloriosa campagna, oltre a porre la Repubblica in grado di offrire la pace ai propri nemici, deve riparare le vandaliche devastazioni interne sommando allo splendore dei trionfi militari l'incanto consolante e benefico dell'arte. Il Direttorio esecutivo vi esorta pertanto a cercare, riunire e far portare a Parigi tutti i più preziosi oggetti di questo genere, e a dare ordini precisi per l'illuminata esecuzione di tali disposizioni.»
L’anno successivo giunse la petizione degli artisti francesi:
“La Repubblica francese, con la sua forza e la superiorità del lume e dei suoi artisti, è l'unico paese al mondo che può dare una dimora sicura a questi capolavori. Tutte le altre nazioni devono venire a prendere in prestito dalla nostra arte.”
Non bastasse, in Italia le spoliazioni napoleoniche erano sconfinate nelle ruberie e nel vandalismo. Alla ricerca di oro e di argento, gli ufficiali francesi fusero il Gioiello di Vicenza del Palladio, e tentarono pure di fondere le opere del maestro orafo manierista Benvenuto Cellini. I napoleonici tagliarono a pezzi il più grande Rubens in Italia, la Trinità Gonzaga, per poterlo vendere meglio sul mercato. Il tesoro della Basilica di San Marco venne fuso, il Bucintoro, la nave ammiraglia della flotta veneta, bruciata per recuperare l'oro delle decorazioni, l'Arsenale di Venezia, ancora colmo dei trofei militari della Serenissima, smantellato. I francesi cercarono in diverse occasioni di sviluppare delle tecniche che consentissero loro il distacco degli affreschi, con notevoli danni strutturali sia alle opere sia ai muri. Nel 1800 si tentò con la Deposizione di Daniele da Volterra nella cappella Orsini di Trinità dei Monti a Roma attraverso lo stacco a massello che provocò danni così seri all'intera struttura che la rimozione dovette essere interrotta e il muro restaurato da Pietro Palmaroli rinunciando a spedirlo a Parigi. Simili tentativi vennero effettuati presso la Chiesa di San Luigi dei Francesi, ma vennero abbandonati per i danni arrecati agli affreschi. Questi tentativi non vanno come episodi isolati, poiché il vero obiettivo degli ufficiali francesi era di riuscire a distaccare gli affreschi di Raffaello nelle Stanze Vaticane e di spedire in Francia la Colonna Traiana. Ora molte di queste opere trafugate, si trovano presso il Museo del Louvre a Parigi. Signora, sono stato “obbligato” a scrivere un elogio funebre per Napoleone, ma non ho potuto tralasciare l’amarezza dovuta ai tanti danni arrecati ovunque. 

- Ci sarebbe da dire molto altro, nel bene e nel male, ma ho voluto toccare solo l’argomento dedicato all’arte: il suo elogio funebre e le spoliazioni dell’arte figurativa, un vero atto vandalico. Le sono grata, illustre Manzoni, per le notizie dettagliate sulla conquista napoleonica della nostra bella Penisola, e le dirò che Jacques-Louis David raffigurò Napoleone sul suo impennato cavallo bianco Marengo, a simboleggiare la potenza del suo Cavaliere e che ogni anno, presso Villa Pusterla - Crivelli, a Limbiate, (MB) si mette in scena, in costumi dell’epoca, la rievocazione storica dell’evento del doppio matrimonio notturno delle sorelle di Napoleone, Elisa e Paolina Bonaparte, che si sposarono nell’oratorio della frazione di Mombello alle tre di notte, (chissà poi perché in un’ora antelucana?). C’è ancora chi lo osanna, e lo fece il pittore David, essendo francese e ritrattista personale dell’Imperatore, ma noi italiani dovremmo prendere le distanze dai condottieri, tanto declamati sui libri di Storia, poiché troppi invasero la nostra Terra, ambita preda, a cominciare dai barbari e che, a mio avviso, furono solo grandi distruttori, guerrafondai e saccheggiatori delle proprietà altrui. Napoleone è stato uno di questi, credo che il mio pensiero non si discosti molto dal suo. La ringrazio per il tempo prezioso che mi ha dedicato e ora torno da dove sono venuta: due secoli dopo.
Danila Oppio

lunedì, ottobre 18

II PREMIO AL CONCORSO LETTERARIO L'AQUILONE di CORTEMAGGIORE (PC) a DANILA OPPIO

 Al Concorso 2021 come da oggetto, ho ottenuto il II posto con il mio racconto: LA VITA LEGATA A UN FILO...DEL TELEFONO.

Ecco la targa e il diploma:

E il mio racconto:

La vita legata a un filo…del telefono
Il telefono squilla. Dafne va, faticosamente, a rispondere. È lui, è lui che chiama. Pensa, e il cuore le batte all’impazzata.
- Ciao Dafne, come va? Oggi, purtroppo, non riesco a venire da te, ma desidero accertarmi che tu stia bene. Verrò senz’altro domani. 
Poche parole di commiato, e lei riappende il ricevitore con un sospiro deluso. Liliana modifica gli appuntamenti anche all’ultimo momento, ma si adatta ad accettare, anche se a obtorto collo, diversamente Dafne sarebbe sempre sola. 

 Perché lui non chiama ancora? È trascorso troppo tempo e lei ha bisogno di sentire la sua voce, le sue parole.

Si siede sulla poltrona, quella cara vecchia fauteuil che l’avvolge come un grembo materno, e sfoglia distrattamente una rivista.
La sua mente la riporta alla prima telefonata di George, le pare ancora di udire la sua voce un po’ roca, nonostante la giovane età. Si erano conosciuti subito dopo la guerra, e non ricorda bene se fu l’euforia di quei giorni di pace, e la passata paura, la causa per cui si trovò quella notte tra le braccia di quel forte e bellissimo american lieutenant dell’U.S. Army Air Forces,
Quell’unica notte che non riesce a scordare. 
Decisero di dirsi addio, quando lui ripartì per Dallas, e lei temeva di affrontare con lui, poiché le aveva chiesto di seguirlo, quel viaggio verso l’incognito, ma si lasciarono con la promessa di risentirsi al telefono, una sola volta ogni anno. Dafne non volle vivere altre storie d’amore. Le bastava il ricordo di George, di quell’indimenticabile notte. 
- Sono io, Dafne, come sei vestita? Dimmelo, voglio immaginarti…chissà come sei elegante, ricordo che vestivi sempre con stile semplice ma raffinato.
- Grazie del complimento, George. Indosso un completo grigio chiaro, ho una pochette di pizzo, infilata nel taschino della giacca, un filo di perle coltivate al collo, scarpe e calze nere. Sto per uscire per una breve passeggiata e un po’ di shopping.
- Non me la dai a bere, non posso credere che tu esca sola, chi ti aspetta e dove? Non farmi morire di gelosia. Vorrei accarezzare quei tuoi capelli biondi, sono ancora di quel colore, vero?
 - Sono solo un po’ più corti, e un po’ più chiari, George!
- Se sei pronta per uscire, perché non ci vediamo per un caffè, ricordi? In quel posticino a duecento metri da casa tua, dove ne avevamo consumato il primo e unico. Lo meritiamo un altro caffè insieme. Desidero baciarti, e trascorrere un’altra notte con te. Di specchiarmi nei tuoi occhi di cielo, e veder brillare quella stella luminosa che scintilla quando sorridi, ah quel tuo sorriso che mi ha incantato.
- Non è possibile, George, le mie amiche mi stanno aspettando, non posso davvero, anche se lo vorrei, e non puoi neanche immaginare quanto.
- Se ti telefono tra qualche giorno, ti dispiacerebbe?
- No assolutamente, chiama giovedì, vedremo di combinare per quel caffè, virtuale certamente, considerata a distanza. Ordinerò due tazzine, seduta al tavolino, e immaginerò di vederti seduto di fronte a me.
- Ok, baby, mi manchi sempre Dafne, lo sai?
- Sì, anch’io ho molta nostalgia di te, a presto!
-  A big Hug!
-  Me too!!

Il giornale è caduto a terra. Dafne fissa assorta la parete di fronte. Ogni anno George le telefona, e ogni volta la telefonata è all’incirca la stessa, carica di parole non dette, di allusioni a notti d’amore, di appuntamenti per giovedì…di quale mese o anno?
Da quanti anni va avanti questa storia? Dafne ha perso il conto, più di settanta o quasi ottanta? E da quel giorno del dopoguerra, George non l’ha più rivisto.
Quelle telefonate, però, così tenere e un po’ sensuali, le fanno bene. Lei, in quei momenti, si sente giovane e desiderata, non importa se sta per compiere i suoi primi cent’anni! E anche George si trasforma in uno spudorato ragazzino. È il loro segreto, per dieci minuti l’anno, retrocedono nel tempo.
Dafne si alza, va verso il suo scrittoio, apre l’agenda. Sono trascorsi quindici mesi dall’ultima telefonata di George. Troppi.
Le sue dita artritiche, le vene blu sotto la pelle trasparente e rugosa, s’infilano tra i capelli corti e innevati. Si stringono intorno alle tempie avvizzite, e dai suoi occhi, ormai molto miopi, rotolano grosse lacrime amare.
Liliana, il giorno dopo, telefona a Dafne per confermarle che si sarebbe recata da lei per farle compagnia. Il telefono, però, dà sempre segnale di occupato.
Preoccupata, chiama i vigili del fuoco e, forzata la serratura, Liliana e i pompieri accorsi - Dafne li avrebbe chiamati così - attoniti, di fronte alla visione che appare ai loro occhi: quella di una vecchina seduta in poltrona, ormai trasferita nell’eternità, con il ricevitore del telefono stretto nella mano rattrappita e un dolce sorriso sulle labbra…
George l’ha chiamata da un luogo molto più lontano del Texas, e oggi, giovedì, sono finalmente insieme per quel caffè, in un bar ubicato ben oltre le nuvole.

Danila Oppio


mercoledì, giugno 26

PRIMO PREMIO a DANILA OPPIO - Concorso RICORDANZE Hostaria delle Immagini,

Ho partecipato al concorso Ricordanze 2019 indetto dall'Associazione Culturale HOSTARIA DELLE IMMAGINI di Cortemaggiore, ottenendo il PRIMO PREMIO per il mio racconto UN RENOIR DA IMITARE.
Oggi mi è giunto il trofeo e il Diploma d'Onore.







Ed ora il mio racconto corredato da immagini:

UN RENOIR DA IMITARE
(A cent’anni dalla morte)

Nel web, alla ricerca di un'immagine raffigurante le sirene di Ulisse, mi sono imbattuta in questo quadro, che avevo già avuto modo di ammirare, convinta che fosse opera di Renoir. 
Appartiene invece a Herbert James Draper (Londra, 1863 – 22 settembre 1920) è stato un pittore inglese, in età vittoriana.
  



Dopo aver ammirato il quadro, vorrei proporvi un confronto, perché quando ho osservato quella sirena, peraltro senza coda, che sta salendo sulla nave di Ulisse, immediatamente il mio pensiero è andato a "Les Baigneuses" di Renoir. (Pierre-Auguste Renoir Limoges, 25 febbraio 1841 – Cagnes-sur-Mer, 3 dicembre 1919 è stato un pittore francese, tra i massimi esponenti dell'Impressionismo).  Nei corsi di pittura che ho seguito, mi sono esercitata a copiare il magnifico quadro del pittore francese, per questo i particolari mi sono rimasti impressi nella memoria. Così la sirena di Draper ha richiamato alla mia mente il dipinto di Renoir. Potrebbe trattarsi della stessa modella, ma i due pittori operavano in luoghi diversi. Più realistico è il pensiero che Draper si sia ispirato allo stesso quadro di Renoir. Mi pare giusto esibire le prove. 


Draper: le sirene
Renoir: Les Baigneuses

Danila Oppio - libera copia Renoir

Ora, osservate la bagnante a destra del quadro, quella in piedi, e la sirena senza coda, che sta salendo sulla nave. La posizione superiore del corpo e la pettinatura sembrano perfettamente identiche. Teniamo conto che i due artisti erano quasi contemporanei, con la sola differenza dell'anno di nascita. Renoir nacque nel 1841 mentre Draper nel 1863, quindi era più giovane di Renoir di 22 anni, ma sono morti ad un solo anno di distanza,. Presumo che il pittore londinese abbia avuto modo di vedere le opere di Renoir, e prenderne spunto.
Non so voi, ma io resto nel dubbio, poiché la biografia di Renoir riporta che l’artista espose le sue opere a Parigi e ottenne la medaglia d'oro all'Esposizione internazionale. In ogni caso, così non fosse, la straordinaria somiglianza delle due donne raffigurate merita un confronto! Se non sono perfettamente uguali, è solo perché ogni artista modifica senza volerlo, o apposta, qualcosa nel suo dipinto, basti vedere la mia copia, per accorgersi che quella donna ha il braccio sinistro un po' più in basso rispetto all'originale, e il volto più chino e le gambe ravvicinate. E mi riferisco alla sola donna che è simile alla sirena di Draper. Di Renoir si conosce quasi tutto, ma mi è parso che questo raffronto sia sconosciuto ai più, e che possa meglio raffigurare quanto lo stile del pittore francese sia stato e sia tuttora apprezzato, al punto da ispirare altri pittori o addirittura scopiazzarlo. Me compresa!
Danila Oppio

mercoledì, maggio 23

MENZIONE DI MERITO Premio Nazionale "Villotte: storie in cammino...un cammino di storia" a Danila Oppio



Ringrazio la Giuria, in particolare Marinella Rosin Beltramini, quale  Presidente.Un grazie sincero al Direttore Luigino Vador, organizzatore del Premio, per l'attenzione con cui mi ha seguito.
Ed ora riporto qui sotto il racconto, inspirato all'Esodo Istriano, nel cui mio padre è stato coinvolto.

LE PESCHE  (esodo istriano)

Dal maggio del 1945 iniziò l’esodo massiccio, spontaneo e disorganizzato degli Italiani d’Istria e di Fiume. Mio padre era nativo della provincia di Belluno. Prestava però la sua opera come minatore ad Arsia, che fu costruita, nel tempo di un anno e mezzo, dal regime fascista italiano e inaugurata il 4 novembre 1937. Si trattava della prima città a carattere minerario progettata e costruita dal fascismo.

Papà, che per quattro anni in tempo di guerra lavorò come minatore a Carbonia, fu trasferito, sempre militarizzato, alle miniere istriane.
Nel giugno del 1945 dovette fuggire. Come se fosse uno dei tanti istriani, fiumani e dalmati costretti all’esodo.
Mia madre non era stata informata del rientro di mio padre.
La loro primogenita Lella aveva quattro anni, quando è accaduto questo strano fatto.

Un accadimento del tutto straordinario, che ha del sovrannaturale.
La mamma diede tre pesche alla bimba, perché facesse merenda, ma lei rispose che non le voleva e le spiegò il motivo:

Mamma, metti da parte queste pesche, tienile per quando arriverà papà.

La mamma rispose che suo padre si trovava in Istria, a lavorare in miniera, militarizzato a causa della guerra, e che quelle pesche sarebbero marcite, nell’attesa del suo rientro.
Mia sorella pestò i piedi, si mise a strillare e ribadì ancora una volta, con insistenza, che il papà sarebbe rientrato a casa entro sera.

 E così fu. Nostro padre arrivò a casa poche ore dopo, smunto, gli abiti sgualciti e impolverati, sfinito dal lungo camminare pur se, alcune volte, ottenne qualche passaggio su mezzi di fortuna, come carri trainati da cavalli o qualche rara vettura, ma dovette comunque affrontare lunghi percorsi a piedi.
La moglie ne fu sorpresa. La piccolina disse alla madre:

Che ti dicevo? Papà stava arrivando, e tu non mi hai creduto, Portagli le pesche!

La mamma volse uno sguardo interrogativo al marito, lui rispose con un sorriso di tenerezza e, prendendo in braccio la figlia, le confidò:
Non mi meraviglio, ho trascorso tutto il tempo della mia fuga dall’Istria, pensando a voi, soprattutto a questa piccolina che desideravo riabbracciare. E’ stato tale pensiero a darmi il coraggio di affrontare il lungo cammino, la stanchezza, la fame. Lei ha captato il mio messaggio d’amore. I piccoli sono come angeli, hanno un sesto senso simile alla telepatia. La sentivo accanto a me, e lei ha capito che stavo tornando nel nostro piccolo ma sicuro nido. Agguantò una pesca, e facendo l’occhiolino alla sua figlioletta, staccò un bel morso. Lella, felice, batté le manine.
Danila Oppio