POETANDO
martedì, gennaio 28
lunedì, dicembre 23
MILLE ANNI PER L’ “AVE MARIA” sesta conferenza di PADRE CLAUDIO TRUZZI – PREGA NELL’ORA DELLA NOSTRA MORTE
•
Il santo Curato d'Ars quel giorno trovò in chiesa una donna immersa nella più grande angoscia.Era rimasta tragicamente vedova! Il suo dolore era grande, perché aveva perso il marito: s'era buttato da un ponte ed era annegato! Il santo Curato si avvicinò dolcemente e, ispirato da Dio, le sussurrò: «Tuo marito è salvo!». Incredula e stupita, la povera donna domandò: «Com'è possibile, padre?». Rispose il santo: «Tra il ponte e il fiume, c'era Dio! Volarono insieme, e nel volo tuo marito e Dio si riconciliarono». «Ma com'è possibile, padre?», insisté la donna. «È una grazia della Madonna! – rispose il santo Curato d'Ars –. Tu non lo sai, ma tuo marito, un giorno, tornando dai campi, portò fiori all'effigie della Madonna, che è sulla strada di casa tua. Poteva Maria dimenticare quel gesto gentile?».
•Testimonianza del Vescovo missionario di Athabaska, nel Canada Settentrionale, nel suo giubileo episcopale.«Quando avevo quindici anni i miei genitori si disperavano per la mia incorreggibilità. Né con le buone, né con le cattive si riusciva a nulla. Invece di andare a scuola, mi nascondevo e giocavo con i compagni. Una volta, di sorpresa, mio padre comparve in mezzo a noi, mi prese per mano e mi trascinò a casa.Mentre passavamo davanti alla chiesa, mi condusse dentro, all'altare della Madonna e recitò una breve preghiera, come sanno fare gli uomini: “Madre di Dio, ti raccomando questo mio figliolo, che mi fa disperare. Se puoi, fanne qualcosa di buono. Io non possa fare più niente”.Mentre così pregava guardai la statua e rimasi profondamente colpito dal volto di Gesù, che Maria teneva in braccio. Dopo tre anni, entrai in seminario. Divenni sacerdote e partii per le missioni. Mentre salutavo i miei genitori, mio padre mi disse, quasi celiando: “La Madonna prese allora le parole troppo sul serio. Ora sei tutto di Gesù! Maria, ora è tuo!».Prega per noi, Madre,anche per quest’ultima “ora”.Per questo, perché sappiamoche la prima domanda che ci farà il Padre,al giungere alla sua Casa, sarà:«Dove sta tuo fratello?».Come a Caino.*****LA MORTE … buone mani!Un contadino e il suo bambino erano in cammino verso un paese vicino, per la fiera annuale.La strada passava sopra un ponticello di pietra sgretolato e traballante per il fiume in piena.Il bambino si spaventò. "Papà, pensi che il ponte reggerà?", chiese.Il padre rispose: "La mamma di terrà per mano, figlio mio!".E il bambino mise la sua mano in quella della mamma. Con molta cautela attraversò il ponte a fianco di papà e mamma, e giunsero a destinazione.Ritornarono che calava la sera.Mentre camminavano, il piccolo chiese: "E il fiume, mamma? Come faremo ad attraversare quel ponte pericolante? Ho paura!". “Ti affido a papà. Ci penserà lui; tranquillo!”L’uomo forte e robusto prese in braccio il piccolino e gli disse: "Resta qui fra le mie braccia e sarai al sicuro!".Mentre il contadino avanzava con il suo prezioso fardello, il bambino si addormentò profondamente.Il mattino seguente il piccolo si svegliò e si ritrovò sano e salvo nel suo lettino.La luce del sole filtrava attraverso la finestra.Non si era neppure accorto di essere stato trasportato al di là del ponte, sopra il torrente impetuoso.Questa è la morte.– Pensate... di approdare sulla riva e scoprire che siete in Paradiso; di afferrare una mano e scoprire che è la mano di Maria; di respirare un’aria nuova e scoprire che è quella del cielo; di sentirvi rinvigoriti e scoprire che è l’immortalità; di passare dalla burrasca tempestosa a una calma sconosciuta; di svegliarvi e scoprire che siete arrivati a Casa!
• Dobbiamo smetterla con le traduzioni ed iniziare a ricuperare tutta la forza espressiva che racchiude la parola originale. L’“Amen” deve ritornare a significare per noi come un rotondo: «Sì, te lo chiedo!», «Sì, l’accetto!», «Sì, mi impegno a ...».Bisbigliarlo meccanicamente alla fine di una preghiera, è tradire quest’espressione e persino la preghiera stessa. L’”amen” è molto più che una semplice “Sì”.Il vero “amen” assomiglia molto più ad una proclamazione, ad una lode vibrante, ad una decisione che impegna intelligenza, cuore e volontà. Ogni “amen” deve scoppiare sulle nostre labbra come prorompe l’“hurrah” che lancia una folla. Racconta san Gerolamo che al suo tempo – secolo IV – l’“Amen”, rimbombava nelle basiliche come un vero tuono celeste.
– Già nell’Antico Testamento si vincolava l’espressione “amen” con l’esclamazione di “Benedetto sia il Signore!”. Così il salmo 72. «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, l’unico che compie meraviglie. Benedetto per sempre il suo nome glorioso, e che la sua gloria riempia la terra! E tutto il popolo rispondeva: Amen, amen!».
domenica, dicembre 8
MILLE ANNI PER UN’ “AVE MARIA” 4 – “SANTA” MARIA "
MILLE ANNI PER UN’ “AVE MARIA”
4 – “SANTA” MARIA"
Entriamo, ora in una nuova dimensione. Mentre nella prima parte abbiamo pregato in chiave di “bene-dizione” e di “lode”, da questo momento la preghiera si apre alla “petizione”.
Una grande supplica che si venne tessendo con voci anonime già nel basso Medio Evo, sino a conseguire – come abbiamo detto – il certificato di autenticità per opera di papa Pio V.
L’inizio di questa seconda parte della “Ave Maria” dà la sensazione che si continui a pregare – dirigendoci alla Madonna – in chiave di lode. Ma non abbiamo annunciato che questa seconda sezione era di supplica? Certo! Ciò che succede è che non c’è miglior prologo per introdurre una richiesta che il riconoscere la grandezza di colui al quale la dirigiamo.
Per tale motivo iniziamo col proclamare: “Santa Maria!”.
Beatifichiamo e canonizziamo con questa preghiera Maria migliaia di volte. Mentre lo facciamo, sentiamo, però, anche la consolazione del fatto che la sua non è una “santità da piedistallo”, di quelle che elevano gli eroi o le eroine alla stratosfera celeste.
L’aureola della santità di Maria non ci abbaglia. Al contrario, abbassa questa parola “santità”- tanto austera e abitualmente disincarnata – al livello nostro, quello del quotidiano e dell’intimo. Perché, che fortuna che esistano i santi e che ci sia possibile proclamare “santissima”, né più né meno che la nostra Madre! Questi sono la prova più palpabile del trionfo del Salvatore (“Figlio dell’uomo” – come spesso si auto definisce il Cristo Gesù), del successo della nostra povera specie umana e della possibilità che alberga in ognuno di noi!
Da come morì Gesù – appeso ad un legno come un volgare facinoroso –, nessuno avrebbe scommesso un soldo sulla sopravvivenza di quella sua sublime dottrina. Ogni santo, ogni dettaglio di santità che appare lungo la storia, non è, invece, se non la dimostrazione palpabile del fatto che le piaghe di quel Crocefisso “infettarono” la carne e il sangue di milioni di esseri. Sino a giungere a noi!
Ed affermiamo che in ogni santo trionfa pure, per la medesima ragione, la specie umana.
Come dolorosamente sperimentiamo, tutto si trova macchiato dalla bava immonda di quel male che chiamiamo “peccato”. Non esistono soltanto sette, ma settanta volte sette peccati capitali.
Questa carovana di uomini e di donne come noi, che attraversa la storia con il sostantivo di santi e l’aggettivo qualificativo di martiri, confessori, vergini ... dimostra, tuttavia, che qualcosa di limpido è rimasto; che, alla fin fine, il Maligno è stato vinto; che questa visione tanto pessimistica che teniamo della nostra povera umanità non è giustificata, giacché i santi … esistono!
E sono di più, molto più numerosi di quanto si creda, perché la grazia di Dio opera con potenza.
Per questo, ogni volta che preghiamo esclamando: “Santa Maria!”, in Lei noi incontriamo la moltitudine che, secondo l’Apocalisse, «nessuno poteva contare». Come se Maria li stringesse tutti al seno, giacché, di fatto, sgorgarono dal seno della sua maternità spirituale: dal protomartire Stefano fino all’ultimo santo proclamato dal Papa; da quelle santità che brillano come di luce propria (quella di Pietro e Paolo, Gerolamo e Agostino, Francesco e Chiara, Domenico e Caterina da Siena, Teresa di Gesù e Giovanni della Croce, Teresa di Gesù Bambino, Massimiliano Kolbe e Edith Stein …), sino a quella degli innumerevoli santi anonimi, commemorati con affetto ogni 1° novembre nella festa di “Tutti i Santi”.
In questa sussurrata o proclamata invocazione della “Santa Maria!”, sono, a loro volta, racchiuse tutte le nostre “sante marie”, in minuscolo: sono le nostre bambine, le nostre giovani, le nostre donne. Queste sono come successive edizioni
* di Maria bambina, presentata al Tempio;
* della madre gestante, senza parola di fronte al mistero della nuova vita che sente agitarsi nelle sue viscere;
* delle povere madri che danno alla luce in pace e con amore, però in una povera catapecchia;
* di quelle che devono fuggire con figli e masserizie verso “Egitti” stranieri;
* o che soffrono persecuzione per l’eroismo dei loro figli;
* della madre che raccoglie come qualcosa di sacro il loro cadavere giustiziato;
* di tutte le vedove e le “Soledades” di questa storia, che loro non costruiscono, ma subiscono.
Noi le evochiamo tutte. Tutte le lodiamo, ogni volta che preghiamo dicendo: “Santa Maria!”.
sabato, dicembre 7
sabato, novembre 30
MILLE ANNI PER L’ “AVE MARIA” Terza conferenza per l'Avvento di Padre Claudio TRUZZI OCD «IL SIGNORE È CON TE»
Annunciazione del Beato Angelico
MILLE ANNI PER L’ “AVE MARIA”
Terza conferenza
«IL SIGNORE È CON TE»
Talvolta ci troviamo soli!
E alla solitudine non desiderata seguono l’insicurezza, la paura, l’angustia e persino la pazzia.
«Senza la grazia che incanta – cantava il poeta – la solitudine dell’eremita spaventa. Più spaventosa ancora, però, è la solitudine di due in compagnia». Perché non c’è nulla di terribile come la solitudine del cuore. Niente. Nessuna tanto drammatica; nessuna tanto nefasta.
Se da una simile solitudine passiamo alla vicinanza con la persona amata, allora tutti i soli brillano all’aurora. Sentendoci in compagnia, acquistiamo in sicurezza, in gioia, in pace …
Per un credente non c’è nessuna compagnia tanto gratificante e totalizzante quanto quella del suo Dio. Nulla di strano, quindi, che l’angelo del Signore s’affrettasse a cancellare il turbamento di Maria con le parole che ora commentiamo: «Il Signore è con te!». Dio era già con lei; lo era da sempre, come abbiamo appena visto, nel contemplarla “piena di grazia”. L’angelo, però, ricorda ed evidenzia simile compagnia.
Per una breve riflessione opportuno sarà soffermaci su tale vicinanza.
Di fatto, Dio è con noi?
Sembra che in alcuni momenti anche i più grandi credenti l’abbiano sentito lontano, Dio. «Dal profondo a te grido, Signore. Signore, ascolta la mia voce!», supplica il salmista. Molto più prossimo ci risuona il grido addolorato del buon fra Giovanni della Croce:
«Dove ti sei nascosto, Amato, e mi hai lasciato gemente.
Uscii dietro a te, e te ne eri andato!».
Da ogni parte, infine, ci avvolgono rumori, lamenti e proteste sul silenzio di Dio e persino sulla morte di Dio.
Nonostante tutto, nonostante le traversie del deserto e di tutte le notti oscure che l’uomo di fede deve affrontare, Dio, però, è sempre molto vicino a chi lo supplica, a chi l’invoca sinceramente.
A quel popolo della Bibbia – nostro predecessore –, che si autodefinì come “gruppo in cerca del suo Signore”, Dio lo ricordò ripetutamente: «Non temete nulla …, perché sono con voi per salvarvi e liberarvi dalla sua mano», (Geremia 42, 11), riferendosi a un reucolo di quel tempo.
«Io sto con voi» – ricorda Jahvè al suo popolo per bocca del profeta Aggeo (1, 13).
«Ecco, io starò con voi fino alla fine dei secoli» – conforta i suoi e li rassicura Gesù, nel momento in cui tutto odorava di commiato (Mt 28, 20).
Nell’Annunciazione, la presenza del Signore si rende definitiva.
Il Signore Dio, più che “stare vicino”, più che “stare con”, si “fonde” con Maria nella seconda Persona della Santissima Trinità, il Verbo. Egli diventa corne della sua carne e sangue del suo sangue nel più stupendo anticipo di quelle parole che un giorno avremmo udito: «Se qualcuno mi ama, osserverà le mie parole, e mio Padre l’amerà e verremo a lui e in lui porremo la nostra dimora».
Non si può leggere la relazione dell’Annunciazione senza riconoscere la presenza di questi altri personaggi, di cui l’angelo era semplice ambasciatore: Dio Padre, Dio Figlio, Dio Spirito Santo. Non si confondono: ognuno gioca il proprio ruolo.
– Il Padre ha inviato il suo angelo.
– Lo Spirito copre Maria con la sua ombra (ogni domenica ripetiamo nel Credo che Gesù fu concepito per opera e grazia dello Spirito Santo e nacque da Maria Vergine).
– Il Figlio è colui che da quel momento, diviene tale tanto del Padre come di questa giovane ragazza che dialoga con l’angelo. Evidente: il Signore è con lei e in lei!
Simile affermazione non è stata mai tanto vera quanto nel momento in cui contempliamo Maria convertita in figlia del Padre, in madre del Figlio e in sposa dello Spirito Santo.
A Nazareth, tutte le promesse di vicinanza e di presenza divina si convertono in gioiosa realtà:
«Concepirai e darai alla luce un figlio, cui porrai il nome di Gesù. Egli sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre; regnerà sulla casa di Giacobbe per i secoli e il suo regno non avrà fine». (Lc 1, 31ss.)
Tutto ciò accadde a Nazareth “in quel tempo”. E sempre “in quel tempo”, Gesù insegnò ai suoi – e a noi – che la vita intima di Dio, quella del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, sarà, d’ora in poi, aperta a quanti eseguono ed “incarnano”– ne fanno vita – la sua Parola. (Rileggiamo Giovanni, 14, 23).
Non ci augura frequentemente il sacerdote in ogni nostra Eucarestia: «Il Signore sia voi!»? Ebbene, quest'augurio e desiderio – realizzato già nel seno di Maria – oltre che esser eco delle parole dell’angelo, deve essere da parte nostra impegno di disponibilità ed apertura alla grazia.
Ascoltiamo s. Teresa d’Avila:
“Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un sol diamante o di un tersissimo cristallo, nel quale vi siano molte mansioni, come molte ve ne sono in cielo.
Se ci pensiamo bene, che cos’è l’anima del giusto, se non un paradiso, dove il Signore dice di prendere le sue delizie? Ed allora, come sarà la stanza in cui si diletta un Re così potente, così saggio, così puro, così pieno di ricchezze? No, non vi è nulla che possa paragonarsi alla grande bellezza di un’anima e alla sua immensa capacità!
… Che confusione e pietà non poter, per colpa nostra, intendere noi stessi e conoscere chi siamo. Non sarebbe grande ignoranza se uno, interrogato chi fosse, non sapesse rispondere, né dare indicazioni di suo padre, di sua madre, né del suo paese di origine? …
Se questo è indizio di grand'ottusità, assai più grande è senza dubbio la nostra, se non procuriamo di sapere chi siamo, per fermarci solo ai nostri corpi. Sì, sappiamo di avere un’anima, perché l’abbiamo sentito e perché l'insegna la fede, ma così all’ingrosso. Ben poche volte pensiamo alle ricchezze che sono in essa, alla sua grande eccellenza ed a Colui che vi in-abita. E ciò spiega la nostra gran negligenza nel procurare di conservarne la bellezza. Le nostre preoccupazioni si fermano tutte alla rozzezza del castone, alle mura del castello, ossia a questi nostri corpi”. (S. Teresa di Gesù, Mansioni I, 1, 1-2)
4 – “BEATA FRA LE DONNE”
Ora è la volta di Elisabetta, e nel suo saluto concorda con l’arcangelo. Combaciano i due nel vedere Maria come la più bella delle creature e la più amata da Dio.
Si corrispondono, anche se uno la vede come “angelo”, l’altra come “donna”.
In questa duplice benedizione a Maria appare il movimento d’ogni benedizione:
– la prima una direzione discendente, che parte da Dio e che culmina nella Vergine; l
– l’altra, in moto ascendente. Questa, da che mondo è mondo, parte dall’uomo e dalle altre creature e che oggi vediamo concretata in Elisabetta. Nella ricchezza di tale benedizione ascendente – dell’uomo verso Dio – è dove confluisce quella che sgorga dalle nostre labbra verso Lei.
– Quella che “dice bene” di lei (giacché proprio questo significa “benedire”).
– Quella che lei stessa profetizzò, quando assicurò che le generazioni l’avrebbero chiamata “beata”.
– Quella che consiste nell’esprimerle “il nostro bene”, cioè, il nostro amore di figli.
Una benedizione da figli, certo; ma pure da uomini. Benediciamo Maria come la più «benedetta fra le donne», come s’espresse l’angelo. Chiaro che da sempre – anche prima che Maria nascesse a Nazareth – tutte le donne sono state in qualche modo “benedette”.
Segnate con quella particolare benedizione, sia fisiologica che biblica, che è la maternità, tutte le donne sono in qualche modo guardate con benevolenza da Dio; anche coloro in cui la maternità è soltanto potenziale e non realizzata. Quel liquido, dentro cui tutti siamo stati protetti per lunghi mesi, quello che sgorga dal loro seno, sono come una misteriosa acqua benedetta, come un'epifania di tutte le posteriori benedizioni.
Gabriele, però, le annuncia che, tra tutte le “benedette”, lei è “la Benedetta”, perché in lei la donna raggiunge la maggior grandezza. Ella è la quintessenza della femminilità, di quella porzione che molti considerano come un grado misteriosamente superiore d’umanità. Cosicché, tra tutte le donne, Maria è il culmine, la sintesi di tutta quella particolare benedizione con cui Dio le benedice.
Di là d’ogni sogno letterario o esegetico, si potrà parlare di una certa predilezione di Dio per la donna? Senz’addentrarci in disquisizioni teologiche, ci sono ragioni per propendere verso il sì.
Ricordiamo, fra altri, quel misterioso personaggio femminile che, al primo albeggiare del mondo, là nel Genesi, schiaccia col piede la testa del serpente. E quell’altro in cui Dio, alla vista della malvagità delle creature, arriva a pentirsi d’aver creato l’uomo; e la sua collera contro lo Spirito del Male, quando il Creatore sembra legarsi a lei in un'enigmatica alleanza: «Porrò inimicizia tra te e la donna …».
Una volta che Maria appare nella storia, come non capire che la vera opposizione al Maligno proviene da Maria e si trova in Maria? E in lei, tutte le donne possono essere contemplate idealmente come l’antagonismo del Male. «Senza la donna – afferma Leonardo Boff – saremmo meno vicini a Dio; lei è l’insostituibile cammino verso di Lui».
Lo sapevamo. Ora, però, esplicitiamo il motivo per cui Maria è “benedetta fra tutte le donne”. Perché...
– ella “è immacolata” fin dal primo istante della concezione,
– rimase vergine nel parto e dopo il parto,
– al termine della vita terrena fu “assunta” in corpo ed anima al cielo,
– e generazioni e generazioni la considerano madre e dispensatrice di tutte le grazie …?
Sempre, la radice è la medesima:
il frutto del suo ventre, Gesù.
°° Che risonanze acquista in tale contesto il termine “ventre-seno”!
Come dissipa tanta ipocrisia con cui durante secoli abbiamo avvolto le meraviglie della procreazione! Con tali parole si esprime e cantiamo la gestazione del Verbo infinito di Dio nelle viscere di Maria:
– Segreto, laborioso processo, come quello che avviene in tutte le madri al nascere di tutti i loro figli.
– Mistero di profondità e d'interiorità che esprime la fusione di Maria con l’embrione divino.
Nel contempo, giacché Maria è vergine – perché non ha concepito secondo le leggi della natura; giacché questo frutto è sbocciato per opera e grazia dello Spirito Santo...–, il figlio che sta per nascere è “anche” figlio di Dio! Anche! Perché, se è un dato inconfutabile che Maria è madre di quell’uomo, nessuno le toglierà la gloria di essere la “Dei genitrix”, la genitrice di Dio, la Madre di Dio.
* Fu concepito Cristo; però in Maria.
* Nacque Cristo; però da Maria.
* È adorato dai pastori e dai magi; sempre nelle braccia di Maria.
* Gli s’impone il nome di Gesù, perché dall’angelo lo ricevette Maria.
* È presentato al tempio, da Maria.
* Fugge in Egitto e ritorna a casa, portato da Maria.
* Lo ritrova nel tempio fra i dottori, Maria.
* Passa trent’anni, nascosto nella casa di Nazareth, al lato di Maria.
* Compie il primo miracolo a Cana di Galilea, su richiesta di Maria.
* Pende dal legno della Croce, ai cui piedi, eretta, sta Maria.
* Già morto e risuscitato e salito al cielo, si rende presente in mezzo ai suoi, riuniti intorno a Maria.
Non ostiniamoci. Sono inseparabili. Sono due cuori in un unico corpo!
E grazie a quest'identità, Maria sarà sempre il nostro miglior luogo di appuntamento per un incontro con Gesù. Mai gli uomini avrebbero potuto immaginare che uno di loro – un figlio nato da una donna – avrebbe potuto essere, contemporaneamente, Dio.
Ugualmente noi uomini non avremmo potuto mai immaginare che una semplice donna – nata come tutte le donne – col partorire Lui, sarebbe diventata allo stesso tempo “madre nostra”.
Se il Gesù-Dio è il “frutto del suo ventre”, giacché formiamo un medesimo corpo mistico, il cui capo è Lui, allora, la sua maternità spirituale verso di noi è irrefutabile! Allora, tutto cambia. Meglio ancora: ora si completa il panorama di questa preghiera che chiamiamo “Ave Maria”.
La lode a Maria di Dante
VERGINE MADRE…
«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,
tu se’ colei che l’umana natura
nobilitaste sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si riaccese l’amore
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.
Donna, se’ tanto grande e tu non vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate».
Dante Alighieri – Paradiso – canto 33
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Un “difetto” nella DONNA
Quando Dio creò la donna, era già al suo sesto giorno di lavoro facendo pure gli straordinari.
Apparve un Angelo e gli chiese: «Come mai ci metti tanto tempo con questa?».
E il Signore rispose: «Hai visto il mio Progetto per lei?». Ella
– Dev’essere completamente lavabile, però non deve essere di plastica;
– avere più di 200 parti movibili, tutte sostituibili
– ed essere capace di funzionare con una dieta di qualsiasi cosa avanzi;
– avere un grembo che possa accogliere quattro bimbi contemporaneamente;
– avere un bacio che possa curare da un ginocchio sbucciato ad un cuore spezzato, …
… e lo farà tutto con solamente due mani.
L’Angelo si meravigliò dei requisiti.
«Solamente due mani...? Impossibile! E questo è solamente il modello di base? È troppo lavoro per un giorno... Aspetta fino a domani per terminarla...».
«Non lo farò» – protestò il Signore. «Sono tanto vicino a terminare questa creazione che ci sto mettendo tutto il mio cuore. Ella si cura da sola quand’è ammalata, e può lavorare 18 ore al giorno...».
L’Angelo s’avvicinò di più e toccò la donna. «Però, l'hai fatta così delicata, Signore!».
«É delicata» – ribatté Dio –. «Però l'ho fatta anche robusta. Non hai idea di ciò che è capace di sopportare od ottenere».
"Sarà capace di pensare?" -– chiese perplesso l'Angelo.
Dio rispose: "Non solo sarà capace di pensare, ma pure di ragionare e di trattare".
L’Angelo allora notò qualcosa, ed allungando la mano toccò la guancia della donna...: «Signore, pare che questo modello abbia una perdita...».
«T’avevo detto che stavo cercando di mettere in lei moltissime cose. Non c'è nessuna perdita...: è una lacrima» – lo corresse il Signore.
«A cosa serve la lacrima?» – chiese l'Angelo.
E Dio disse: «Le lacrime sono il suo modo d’esprimere la sua gioia, la sua pena, il suo disinganno, il suo amore, la sua solitudine, la sua sofferenza e il suo orgoglio".
Ciò impressionò molto l'Angelo. «Sei un genio, Signore: hai pensato a tutto.
La donna è veramente meravigliosa».
«Lo è! – rispose il Creatore.
Le donne hanno delle energie che meravigliano gli uomini.
Affrontano difficoltà, reggono gravi pesi, però hanno felicità, amore, gioia.
Sorridono quando vorrebbero gridare, cantano quando vorrebbero piangere,
piangono quando sono felici e ridono quando sono nervose.
Lottano per ciò in cui credono. Si ribellano all'ingiustizia.
Non accettano un “no” per risposta, quando credono che ci sia una soluzione migliore.
Si privano per mantenere in piedi la famiglia.
Vanno dal medico con un'amica timorosa.
Amano incondizionatamente.
Piangono quando i loro figli hanno successo e si rallegrano per le fortune dei loro amici.
Sono felici quando sentono parlare d’un battesimo o d’un matrimonio.
Il loro cuore si spezza, quando muore un’amica.
Soffrono per la perdita di una persona cara.
Senza dubbio, sono forti proprio quando pensano di non avere più energie.
Sanno che un bacio ed un abbraccio possono aiutare a curare un cuore spezzato.
Non ci sono dubbi,
nella donna c'è un “difetto”:
ed è che
si dimentica di quanto lei valga!
domenica, novembre 24
MILLE ANNI PER L' "AVE MARIA" 2° CONFERENZA D'AVVENTO DI PADRE CLAUDIO TRUZZI OCD
MILLE ANNI PER L’ “AVE MARIA”


