POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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domenica, ottobre 31

CONCORSO KERAMOS 2021 - AGROPOLI - In ricordo di TOMMASO MONDELLI






Sono molto felice per LAURA VARGIU, che ha ottenuto il premio per questo concorso, con la sua poesia scritta su piastrella:



LA SIRENA 

Abissi e fondali di coralli


risalii nella tempesta dell’onda 

or che con la risacca degli anni

 come virginea ombra
 s’è infranto

 su Megaride il pianto 

qui dove da me, Parthenope


una città sul mare avrà nome


e la malia del mio canto 

In questa occasione è stato letto un mio ricordo di TOMMASO MONDELLI, che in tante occasioni ha partecipato a questo splendido concorso, e ha avuto le sue poesie inserite nelle precedenti piastrelle. Laura mi ha anche inviato il video dell'evento, dove era letta la mia dedica al poeta e scrittore scomparso lo scorso anno, amico comune di Laura Vargiu, di Francesco Sicilia e di Milena Esposito e mio.Francesco e Milena sono gli organizzatori del premio e editori dei nostri libri.

Ed ecco quanto ho scritto in suo ricordo, poiché questo concorso è dedicato proprio al Cavalier Mondelli.

Mi è stato chiesto di ricordare il poeta e scrittore Tommaso Mondelli in occasione del Premio Keramos dedicato alla sua memoria. Non posso che essere grata ai promotori del concorso per questa loro scelta. Tommaso ne sarà felice, ovunque egli sia.

Nella manciata di anni durante la quale collaborai con lui  e fino alla sera prima della sua scomparsa, non abbiamo mai interrotto i nostri scambi di email quotidiani. C’era molto da lavorare sui suoi testi poetici e prose biografiche, e nel decidere a quali concorsi letterari partecipare, quali opere spedire. Ma trattavamo anche di quanto avveniva nel mondo.

É nata così l’idea di fingere di ritrovarci in uno chalet montano, sui suoi indimenticati Monti della Luna. Seduti a tavolino con un buon bicchiere …d’acqua - aveva smesso di bere vino o bevande gassate ritenendole dannose alla salute, cui teneva molto e distribuiva consigli dietetici anche nei suoi libri - prendevamo in esame tanti argomenti di scrittura e poesia.

Eravamo tanto in sintonia da diventare un unico pensiero. E non contavano le date di nascita molto distanziate tra noi. A forza di occuparmi della revisione ed editing dei suoi libri, ho imparato a conoscerlo così a fondo, tanto da parermi a partire dalla sua più tenera infanzia. Non mancava mai di parlarmi del suo editore Francesco Sicilia e di Milena, di tante amiche poetesse che l’hanno seguito nel suo cammino letterario, e sempre con profonda stima e affetto. Era simile a un antico Cavaliere e frattanto s’immergeva nel presente dal punto di vista politico e umano. É stato il mio mentore, un padre putativo e amico fidato e, nonostante la distanza cosmica, ancora lo rimane.

L’ho incontrato di persona solo lo scorso anno, a Limbiate, quando andammo a ritirare il reciproco premio del concorso letterario La girandola delle Parole, avvenuto nel giorno esatto del suo 100mo compleanno. Anche quest’anno ha ricevuto un secondo premio allo stesso concorso, che ha ritirato la figlia Ilya, e insieme abbiamo ricordato il suo meraviglioso papà.

Questo per spiegare l’origine della poesia che ho composto per lui quando ho appreso della sua dipartita. E’ raro che io scriva in rima e in quartine, ma in suo onore ho tentato, sicura che lui ne sarebbe felice.

La cintura di Orione

Avevamo ideato il nostro chalet

sgranando parole o nessuna,

costruito sulle ali della fantasia

In alto, sui Monti della Luna.


Lì, il serotino appuntamento

in dialogo serrato di scritture,

di poesie o del malgoverno

analizzando alcune congetture.


Ora cristallizzato nello spazio

sei involato oltre la stratosfera

e, nonostante l’immane strazio

cala ancora e ancora la sera.


Sospeso con un filo dorato

simile a fibbia che allaccia

ciondola dalla cintura d’Orione

e il Gigante Hunter abbraccia.


Ora che vivi nell’universo

polvere di stelle già sei

in una diversa dimensione

rivivi ancor nei pensieri miei.


Pochi, come accade ai poeti

nel lasciare il corpo mortale,

indossan ali e volano lontano

mutandosi in essenza vitale.


Il loro pensiero trascende

le umane miserie funeste

e va oltre, i sogni sospende

nell’immensitudine celeste.


E saremo ancora insieme

a fantasticar di rime e canti *

come a noi di certo conviene

In spazi eterei e sognanti.

*Canto a due voci, silloge poetica di Tommaso Mondelli e Danila Oppio edita da Largo Libro

 

Caro Francesco, come mi hai chiesto ho cercato di mettere insieme un pezzo (spero non sia troppo lungo) dedicato al sempre presente comune amico Tommaso.

Ho scritto di getto la parte in prosa, e rielaborato una poesia che avevo composto il giorno dopo la triste notizia della sua dipartita.

Lui è lì nella mia biblioteca privata, nei suoi libri che negli ultimi tempi ho curato personalmente e spedite le bozze a te. Quindi sai quanto tenesse alla scrittura, e quanta passione ci metteva, nonché al feeling che si era instaurato con te e con me. E anche con Laura Vargiu che lo ha seguito nei primi tempi dei suoi esordi letterari e in seguito sempre come buona amica. 

Lui è dentro di me, la sua serenità e pacatezza mi ha plasmata, io che ero sempre agitata e timorosa di tutto. Lui mi ha dato sicurezza, coraggio e fiducia. Sono elementi che cambiano drasticamente il modo di affrontare la vita, anche nelle situazioni più difficili. Ecco forse era questo che avrei voluto scrivere, ma penso sia fin troppo personale, per cui quel che ho scritto in precedenza lo allego a questa mia.

Ti ringrazio tanto per aver pensato a me, non posso essere presente ad Agropoli per la premiazione e messa in posa delle piastrelle, ma sono lì con tutto il cuore. Abbraccia per me Milena e Carmine Mondelli, suo amato nipote, Covid permettendo! 

Danila


mercoledì, novembre 11

NON FA RUMORE IL PIANTO D'UN BAMBINO di LAURA VARGIU


Questa splendida raccolta poetica è stata pubblicata come premio poiché ha ottenuto il Primo Posto ad un concorso di poesia dello scorso anno. La  silloge comprende una scelta delle più avvincenti composizioni dell'autrice LAURA VARGIU scritte tra gli anni 2011 - 2019. 
La prefazione di Michele Docimo, giornalista e agitatore culturale nonché Presidente di Migr-Azioni, è un capolavoro di Laura. 
L'incipit della Nota dell'Editore così esordisce: 
"Prendetevi un attimo e provate ad ascoltare il silenzio. Sentirete tutto che tace, sentirete la pace.
Ora prendetevi più attimi e leggete questa silloge. Non si legge tutta d'un fiato, vi avverto. Prendetevi del tempo fra una poesia e l'altra: assaporatele (son amare), masticatele (son dure). Quando le avrete lette - e digerite - tutte, l'effetto sarà dirompente. Non esisterà più il silenzio. La mancanza di parole e suoni, il tutto che tace non sarà più pace".
Non vado oltre. Conosco da tempo l'arte sublime poetica ma anche prosaica di Laura. Ha la penna che incanta, ma che sa anche sconvolgere e travolgere. I suoi temi preferiti sono diretti a chi soffre, alle popolazioni sconfitte dalla povertà o dall'odio disumano. 
Laura, nella sua Nota scrive, tra l'altro: 
"NON FA RUMORE IL PIANTO D'UN BAMBINO" è un testo - come altri scaturiti dalla mia penna in momenti di seria e dolorosa riflessione sulla strada di violenza percorsa dal mondo - che affronta i drammi di un'area geografico-culturale a me molto cara, "fotografando" a suo modo la guerra dimenticata, ma non per questo meno tragica di altre tristemente più note, che ormai da anni insanguina il povero Yemen. E allora leggiamola, questa poesia che merita il premio ottenuto dall'autrice.

NON FA RUMORE IL PIANTO D'UN BAMBINO

Non fa rumore il pianto d'un bambino
che sanguina fra mille sparute stelle
né di una madre il grido di dolore
che pur ferisce l'infinita notte d'una terra
dov'è tramontata ormai l'alba
e il vuoto nome di Dio riempie
i crateri affamati delle bombe

Soltanto voci e gemiti sommessi
attraverso i radi annoiati spiragli
dei nostri notiziari stanchi
s'ammucchiano a manciate
nel silenzio dell'indifferenza
mentre si sgretola l'antica terra di Saba
lungo le piste obliate del sogno

E così pure le sue fragili torri color ocra
e i profumi arcani d'incenso e spezie
sotto l'aguzzina pioggia di fuoco
con cui unte di petrolio e sangue
nuove mani di predoni spengono la vita
a chi mendica la speranza - o l'illusione -
di un raggio tiepido di sole 

Anche la luce mutilata della luna
in questo martirio d'ombre s'oscura
come per dar anestetizzata requie
alla sorda coscienza del mondo
che distrattamente si risveglia ogni mattino
senza che nel cuore faccia più rumore
nemmeno il pianto d'un bambino.
Laura Vargiu

Ed è giunta l'ora di fare noi tutti un profondo esame di coscienza. Quanti di noi che leggiamo notizie tanto strazianti, invece di piangere sulle miserie del mondo, su chi soffre e su chi procura sofferenza, pensano invece: meno male che non succede a me. 
Con questo pensiero aggiungo che ogni altra poesia di Laura inserita in questo libro, rispecchia la straordinaria sensibilità dell'autrice. Alcune le conoscevo e nel cuore le applaudivo, altre sono nuove ai miei occhi, e tutte meravigliose. 
Danila Oppio

sabato, ottobre 10

ASFISSIA DA MASCHERINA



Ringrazio Laura Vargiu per la illuminante satirica vignetta (Asphixié sta per asfissia nel caso qualcuno non conosca la lingua francese)



sabato, agosto 1

LAURA VARGIU e i suoi PASTELLI


L'uso dei tenui colori, la delicatezza dello sfondo, quasi un paesaggio da sogno, riflettono l'animo gentile e romantico della poetessa e scrittrice LAURA VARGIU.
Complimenti cara Laura, mi fa piacere scoprire che oltre ad una valida penna, sai usare anche i pastelli.
Danila Oppio

martedì, luglio 7

UN DELICATO DISEGNO di LAURA VARGIU


Tenui colori, i gattini si riposano sui gradini...un dolce  disegno che rispecchia la personalità delicata di Laura Vargiu.

venerdì, aprile 10

SETTIMANE BIANCHE E CROCIERE A COSTO ZERO - memorie di guerra e prigionia di un ragazzo partito soldato - di TOMMASO MONDELLI





È proprio vero che non si è mai preparati di fronte alla morte, anche quando l'età di chi se ne va è più che ragguardevole. Il carissimo amico Tommaso Mondelli ci ha lasciati qualche giorno fa, al compimento del suo 101mo anno di vita.
Voglio ricordarlo attraverso due pubblicazioni che mi legano a lui in modo particolare: "Rime in libertà" (Gli Occhi di Argo, 2012) e "Settimane bianche e crociere a costo zero. Memorie di guerra e prigionia di un ragazzo partito soldato" (L'ArgoLibro, 2013). Il primo, sua primissima raccolta poetica, è stato il libro che mi permise di conoscere Tommaso nel gennaio del 2013, stringendo con lui un'amicizia giunta fino a oggi; il secondo, invece, da me curato, ci tenne impegnati assiduamente durante la stesura che si protrasse per tutta l'estate di quello stesso anno, subito dopo esserci conosciuti anche di persona a Torino. Fui io a incoraggiarlo - e non me ne pento! - a mettere per iscritto i suoi ricordi legati alla seconda guerra mondiale, durante la quale lui era sergente all'interno del 25^ Reggimento Artiglieria da Montagna della Divisione "Assietta". Una preziosa testimonianza, quella di Tommaso, in relazione al drammatico periodo bellico; ne consiglio la lettura, anche se tra quelle pagine non si troveranno battaglie cruente vissute in prima persona. Così come consiglio di leggere anche gli altri suoi numerosissimi scritti, sia in prosa sia in versi, che è possibile rintracciare sfogliando il catalogo dell'Editore L'ArgoLibro.
Ripenso con nostalgia alle nostre lunghe chiacchierate iniziate sette anni fa e mi sorprendo sempre della sua grande apertura mentale dinanzi alla vita, roba da far impallidire tanti benpensanti persino ben più giovani. Ora è sopraggiunta la morte a interromperle bruscamente e, come accade in questi casi, non si può fare altro che chinare la testa e continuare a custodire nel cuore tutto ciò che ci è stato donato. Perché l'amicizia è per davvero un dono prezioso e le persone che incontriamo lungo i sentieri dell'esistenza finiscono per lasciarci sempre qualcosa.
Mi resta l'enorme dispiacere di non aver avuto una seconda occasione per riabbracciarlo e anche di averlo saputo in maggiore difficoltà durante quest'ultimo periodo a causa dell'attuale quarantena, dal momento che abitava da solo.
Addio, caro Tommaso, e grazie di cuore per la condivisione di parole, risate e lacrime. È soltanto da pochi giorni che non ci sentiamo, ma mi manchi già.
"[...] Il sole al tramonto
Il suo pallido rosa
Dolce tormento
Per ogni altra cosa
Il sole abbandona
La luce del giorno
Forse anche domani
Fa ancora ritorno [...]"
Tommaso Mondelli, da "Ultimo tramonto" in "Rime in libertà"
Laura Vargiu
 Bellissimo ricordo Laura, e se non ti dispiace vorrei riportarlo sul mio blog, dove sto già scrivendo dei suoi libri che raccontano la loro storia. Poi io giro ogni articolo sul profilo FB del nostro indimenticabile comune amico. Parlare di lui, della sua scrittura, della sua persona, è come averlo ancora in vita tra di noi.. E lo possiamo sentire più vicino, come se non ci avesse mai lasciati. Un grande abbraccio, Laura, perché se ho potuto conoscere una persona speciale come lui, lo devo a te, quando mi hai regalato proprio la sua testimonianza in SETTIMANE BIANCHE. So quanto impegno hai messo nell'editing e nei consigli che hai dato a Tommaso, e il risultato è un capolavoro. Mi avevi chiesto di mettermi in contatto con Tommaso, per congratularmi con lui per i toccanti racconti e le emozioni che ho provato durante la lettura del suo testo autobiografico. Il primo di tanti altri. Sarà sempre nei nostri cuori cara Laura. Aggiungo un aneddoto che riguarda l'incontro tuo, Laura, avvenuto di persona con Tommaso. Fu a Torino, per la premiazione al Concorso La Mole che ti vide vincitrice del Primo Premio, mentre Tommaso Mondelli, Gavino Puggioni ed io ottenemmo il secondo posto pari merito. Il dott. Lorenzo Masetta, caro amico ci Tommaso e organizzatore del premio, mi invitò come voi tutti, all'evento. Presi il treno da Legnano a Rho, poi dovevo cambiare vettura con altro viaggio verso Torino. Attesi ore, i treni tardavano, fino a quando un annuncio disse che erano stati sospesi per un incidente occorso lungo il tragitto. Dovetti avvisare Masetta della mia assenza non certo voluta e rientrai a casa. Ebbi poi appuntamento una quindicina di giorni dopo, e ritirai il premio di Gavino e il mio presso la Cappella dei Mercanti a Torino, che ebbi modo di visitare. Ma non fu la stessa cosa dell'essere presente alla cerimonia della premiazione, nel qual caso avrei potuto conoscerti di persona insieme al nostro caro amico. Noi non ci siamo ancora incontrate e Tommaso ebbi l'onore di vederlo solo lo scorso anno, in occasione del suo 100° compleanno festeggiato durante la premiazione al Concorso La Girandola delle Parole indetto dalla Pro Loco di Limbiate cui siamo stati invitati dalla carissima amica Rita Iacomino. Qui sotto ho pubblicato la tua bellissima presentazione del libro di cui stiamo trattando. La mia gratitudine verso di te è immensa, avendomi fatto conoscere, proprio attraverso il dono di SETTIMANE BIANCHE, il nostro indimenticabile Tommaso Mondelli.
Danila
Questo uno scambio odierno tra Laura e me, ma vorrei aggiungere altro materiale considerando che avevo già programmato per oggi un articolo proprio su questo straordinario libro.
Dal libro “Settimane bianche e crociere a costo zero – Memorie di guerra e prigionia di un ragazzo partito soldato” di Tommaso Mondelli, L’Argolibro Editore 2013: 

“Il 10 di giugno fu annunciato alla radio l'inizio della fine: la dichiarazione di guerra alla Francia e all'Inghilterra da parte del governo italiano. Per una ventina di giorni si verificarono scambi di fuoco coi francesi. I nostri spari in partenza erano molto più silenziosi, per il fatto di non sapere verso dove esattamente puntare. Dall'altra parte, un fischio e uno schianto, uno dietro l'altro, uno accanto all'altro a distanza di qualche secondo. Oltralpe erano nervosi e comprensibilmente adirati. Io, dall'alto di una collina, dove avevo un piccolo e personale punto di osservazione, potevo vedere sulla mia sinistra, nel fondovalle, l'opera dei barellieri intenti a scavare le fosse dove sistemavano, trascinandoli per i piedi, i militari uccisi. I morti erano stati raggiunti dai colpi di artiglieria provenienti dalla Francia, ovviamente. […]
La punta d'orgoglio italiano era costituita nella sua difesa estrema dal cosiddetto Forte Chaberton, dalla cui altezza si dominava la zona antistante e su cui erano state poste delle torrette e dei cannoni a lunga gittata. Fu messo fuori uso allo scoccare dei primi minuti. Là i primi morti e tra questi proprio un sergente di mia conoscenza ma di cui non ricordo il nome. Le armi usate non erano che a diversi chilometri di distanza dall'obiettivo. Si colpiva a caso, naturalmente, ma si colpiva. Loro rintanati nei fortini non potevano registrare perdite: non avevano ragioni per uscire e andare a fare conquiste territoriali.
I nostri, invece, dovevano occupare del terreno per vincere e quindi esporsi alla rappresaglia francese. Soltanto per morire, senza conquistare.
Io ero lì. Udivo il sibilo di partenza e lo schianto all'arrivo dei proiettili sulle nostre postazioni e con la stessa incoscienza di chi assiste a dei fuochi artificiali, senza vederne l'effetto colorato, assistevo allo spettacolo. Coloro che cadevano e venivano seppelliti non rappresentavano altro che la risposta a una necessità storica. Vedevo quei ragazzi andare senza un senso preciso in tutte le direzioni e ogni tanto qualcuno cadeva senza più rialzarsi. Il senso di paura era assente; mi venne poi il sospetto che fossero stati drogati in precedenza con il rancio, che lo fossimo tutti… Anch’io mangiavo lo stesso cibo. Potrebbe essere questa la condizione che crea gli eroi? No, è l'artificio della menzogna! Quando dovevo muovermi dal mio osservatorio, lo facevo con la spensierata naturalezza della perfetta incoscienza. Un plagio collettivo. Una modificazione degli istinti che può renderti docile o aggressivo, ardimentoso o vigliacco, eroe o codardo: l'uomo manipolato dalla chimica!”

Tommaso Mondelli 

Laura si è occupata dell'editing di altri libri di Mondelli, dopo di lei, ho seguito il suo esempio, e volentieri mi sono impegnata nello stesso suo gradevole compito. Lavorare in tandem con l'autore è crescere culturalmente, un reciproco scambio di pensieri, una comunione di intenti, supportata egregiamente dall'Editore, col quale è un vero piacere collaborare. 
E' stato bello Tommaso, la tua scrittura poetica e in prosa è continuata anche su qualche giornale online, come quello irlandese di ROSEBUD, con sede a Dublino il cui amministratore ed Editore di Ipazia Book apprezza i tuoi scritti. Ringrazio in modo particolare l'Editore Francesco Sicilia, Laura Vargiu, Ivana Leone e  tutti coloro con i quali è nata una bella amicizia collaborativa, e naturalmente Rina Brundu, per aver dato spazio a Tommaso sui suoi giornali e riviste online Rosebud, L'Approdo e La Barba di Diogene.

Danila Oppio

Prefazione L’importanza della memoria di Laura Vargiu
 Se è inevitabile che nella grande Storia si perdano le piccole storie degli uomini, è però possibile che queste ultime spesso riescano a emergere in virtù di quell’innato desiderio umano di raccontare di sé, degli altri e per gli altri.
È così che si sono salvate dalle nebbie della dimenticanza anonime storie che altrimenti non avremmo mai conosciuto, per il semplice ma pur straordinario fatto che qualcuno abbia deciso di raccontare le proprie o le altrui vicende. La scrittura, in quanto scrigno di una oralità forte ma pur sempre fragile, resta uno strumento fondamentale per preservare e tramandare storie e memorie. Del resto, nemmeno di Ulisse avremmo avuto notizia, se i poemi omerici non fossero stati fissati per iscritto; così come quello della giovanissima Anna Frank sarebbe stato solo uno fra i tanti milioni di nomi finiti purtroppo nelle liste dello sterminio nazista, se lei stessa non avesse scritto il suo celebre diario. E che dire di Emilio Lussu o di Primo Levi, solo per citare altri due personaggi che ci hanno trasmesso testimonianze fondamentali che leggiamo ancora oggi?
Anche quella di Tommaso Mondelli è una piccola storia, una delle innumerevoli di cui brulica la Storia italiana del Novecento. Una storia semplice, di ordinaria quotidianità e, a tratti, di altrettanta drammaticità nel bel mezzo di quell’immane delirio che fu il secondo conflitto mondiale.
Quando all’inizio delle nostre lunghe “chiacchierate” per e-mail Tommaso mi raccontò di aver partecipato alle operazioni militari ed essere poi stato fatto prigioniero dagli Alleati, gli suggerii di raccogliere in una pubblicazione i ricordi legati a quel periodo. La risposta poco entusiastica da parte sua (per lo meno tale parve a me in quel momento) mi indusse a credere che il discorso si sarebbe concluso lì; in effetti, non è detto che tutti coloro che hanno combattuto una guerra siano disposti a parlarne o amino parlarne troppo.
Invece, inaspettatamente, dopo qualche mese mi annunciò con entusiasmo di essere intento a scrivere le sue “memorie militari” e più tardi me ne inviò la bozza, chiedendomi che cosa, a mio parere, da quella sarebbe potuto venir fuori. Il risultato è rappresentato dalle pagine che seguono, dense di una narrazione particolareggiata che espone la vicenda personale del protagonista senza scinderla dai contesti storico-politici che le fanno da sfondo.
Sono anni non facili quelli nei quali si muove quel giovane uomo, figlio di una Italia contadina e operosa che ascolta alla radio i discorsi di Palazzo Venezia e osserva incuriosita i fasti di un rinnovato impero, sognando di correre anch’essa veloce a bordo di quei treni dalla tanto decantata puntualità. Anni di autarchia, di leggi razziali e del “Taci! Il nemico ti ascolta”, a cui non tarderanno ad aggiungersi le corse ai rifugi antiaerei e il razionamento alimentare, se non la fame più nera. E il conto di una guerra imposta a tutti dalle scellerate decisioni di pochi non si sarebbe di certo esaurito così.
Partito dapprima per l’assolvimento del servizio di leva, Tommaso vedeva nella carriera militare un futuro lavorativo in condizioni di relativa stabilità quale era quella che si respirava nella seconda metà degli anni Trenta; gli eventi però precipitarono nel giro di breve tempo ed egli si ritrovò coinvolto all’improvviso in un gioco più grande di quello inizialmente ipotizzato. Eppure, a sentir parlare lui, che sostiene di non aver vissuto una vera e propria esperienza bellica, considerati i fronti “tranquilli” ai quali fu inviato insieme al suo reparto, sembrerebbe di essere davanti a niente di più di un semplice resoconto di fatti e spostamenti privi d’interesse. Certo, a eccezione del triste spettacolo del giugno 1940 al confine francese, il lettore non troverà descritti in queste pagine cruenti combattimenti fra soldati o massacri di popolazioni inermi; è pur vero, inoltre, che l’autore non ebbe la sventura di marciare sulle gelate steppe in terra di Russia né quella di combattere al sole di El-Alamein dove, si sa, “mancò la fortuna, non il valore”, così come non si trovò a Cefalonia all’indomani di quel fatidico 8 settembre del ’43 che a troppi costò la vita.
Tuttavia, ciò non significa che la storia di Tommaso debba essere considerata poco importante o meno degna di essere raccontata rispetto alle precedenti o a quelle di coloro che furono insigniti di medaglie al valor militare. Si tratta semplicemente di vicende diverse, il cui confronto risulterebbe tanto inutile quanto insensato, accomunate però dal fatto di essere tasselli inseparabili di un unico grande mosaico. C’è tanta drammaticità nella vicenda di Tommaso, più di quanto il ragazzo che è ancora in lui riesca a percepire a distanza di circa un settantennio dallo svolgimento di quei fatti. Trovarla non è difficile: basta soffermarsi agli angoli dei toni leggeri e spesso ironici della narrazione che fanno capolino fin dal titolo, riflettendo sulla condizione di soldati mandati allo sbaraglio contro un nemico senza dubbio meglio armato; osservare con occhi attenti le lunghe estenuanti marce consumate tra le strade polverose di stagioni dissestate; ascoltare nel “Va’, pensiero” intonato da un coro di voci in cammino verso ignota destinazione tutta l’incertezza del destino e scorgere la libertà perduta attraverso le sbarre pur invisibili della prigionia.
Leggendo questo libro, ricco di notizie, aneddoti, citazioni storiche e riflessioni personali sul corso degli eventi, si ha l’impressione di sfogliare un vecchio album fotografico oppure di guardare un lungo filmato d’epoca, proprio come quelli che giravano i cineoperatori militari. Al tempo stesso, neppure i colori sono assenti, dal bianco accecante della neve sui Monti della Luna all’azzurro inebriante del mare di Sicilia, che si accompagnano ai tanti suoni che pervadono il testo, come gli squilli di tromba che scandiscono i ritmi delle giornate in caserma, il verso ribelle dei muli insofferenti al basto o, ancora, il rimbalzare monotono delle palle da tennis sui campi in terra battuta in cima a una collina di Algeri. Anche i giorni del dopoguerra avranno i loro suoni e colori, a dispetto del sapore amarissimo del periodo iniziale.
Questa di Tommaso è un’autentica testimonianza di un’epoca, in verità neanche troppo lontana, che contribuisce a sottolineare l’importanza della memoria e il continuo bisogno che di essa abbiamo, soprattutto in una società come la nostra, troppo spesso distratta e sorda agli insegnamenti del tempo. Ricordare non è soltanto importante: è addirittura vitale, poiché senza passato non possiamo guardare al futuro che si costruisce degnamente, giorno per giorno, traendo i giusti insegnamenti alla luce della memoria. Ecco perché, forse, non è sbagliato parlare di un dovere della memoria che ricada specularmente su vecchie e nuove generazioni: le prime devono ricordare, le seconde non dimenticare. È l’unico modo affinché non venga meno la speranza anzitutto in noi stessi, in quanto esseri umani, e nella possibilità di un mondo migliore, dove ciò che d’inumano è stato non accada più. 

mercoledì, gennaio 29

GALLERIA D'ARTE - LAURA VARGIU

Non so se sono riuscita a salvare tutti i disegni di Laura Vargiu, ma penso che questi siano sufficienti per osservare con quanta delicatezza la straordinaria scrittrice e poetessa usi i pastelli colorati per raffigurare ciò che le sta a cuore. Dai leggeri tratti, si intuisce l'animo puro di Laura quasi un gesto timido per non rovinare il foglio su cui disegna e colora. Da come vengono usati i colori e i tratti grafici, si può leggere il carattere degli artisti. E appare in quelli di Laura un cuore gentile, amabile e altruista. Ehi, non sono una psicologa, ma ormai da decenni seguo gli artisti figurativi e qualche idea me la sono fatta. Se poi si conoscono le poesie di Laura e i suoi libri narrativi, diventa più facile leggere nell'animo dell'artista.

Danila Oppio



















Giusto per far meglio comprendere come si riflette nei dipinti il carattere di un artista, riproduco alcuni dei disegni di Laura a modo mio.  Infatti io sono più aggressiva di lei, e quindi avrei dato più intensità al colore. Ma non sono come i disegni di Laura, che trovo di una dolcezza senza pari.






Le mie modifiche eseguite come un semplice divertissement, variano secondo quanto ogni soggetto mi ha ispirato per cui ho intensificato o modificato i colori a piacere. Resta inteso che le opere di Laura sono uniche e inconfondibili. E che il mio è solo un gioco.
Complimenti all'autrice! 

mercoledì, ottobre 16

Recensione di LAURA VARGIU a OGNI MATTINA A JENIN di SUSAN ABULHAWA













Da questo link potrete accedere al sito dove è stato pubblicato e dal quale l'ho ripreso:

https://www.goodreads.com/review/show/2079287606?book_show_action=false&from_review_page=1&fbclid=IwAR2Nckx3wFsqGzHlhyp2KAFk0JwOK6rwNGUarFKYMRYjLWQAcMeDOVDsUH4


Ho letto solo recentemente i due libri di Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin recensito da Laura,  l'altro è Nel blu tra il cielo e il mare. 
Devo dire che l'analisi fatta da Laura è meravigliosa e incontra il mio pensiero, scritta con il cuore di chi non riesce ad accettare i soprusi e le atrocità perpetrate da esseri umani che non meriterebbero di essere definiti tali ma semplicemente bestie. A qualsiasi religione o nazionalità appartenga, chi abusa del potere usando la violenza resterà, per chi ama la giustizia,  sempre dalla parte del torto. 
شكرا لورا     تحيات جيدة جدا

Danila Oppio

venerdì, giugno 28

Recensione di LAURA VARGIU del romanzo STORIA DI VERA di Danila Oppio

Ringrazio la scrittrice e poetessa LAURA VARGIU per aver scritto la recensione al mio romanzo STORIA DI VERA. Mi è molto piaciuto il titolo che ha dato alla stessa: "PICCOLO MONDO ANTICO", che trovo calzi a pennello per il contenuto della storia.  La potete trovare  qui dove Laura ha provveduto a farla pubblicare. Grazie di cuore Laura!
https://www.goodreads.com/review/show/2862896903?book_show_action=false&from_review_page=1&fbclid=IwAR1N6aOZrZXRgAtCq1OuG-KjR1V_N823qy4DbST_5jNUux3bKeSKAxZ_Or0






Qui sopra il testo pubblicato su Goodreads e sotto il testo integrale.

"Piccolo mondo antico”

Intima, sofferta e carica di ricordi, la scrittura di Danila Oppio in questo suo romanzo dal titolo “Storia di Vera” ripercorre la vita, in particolare l'infanzia e l'adolescenza, della protagonista (alter ego della stessa autrice) attraverso una scrittura accattivante e coinvolgente che si distacca, a mio parere, da quella dei precedenti lavori da lei pubblicati negli scorsi anni. 
Sullo sfondo del Veneto del dopoguerra e della Milano degli anni del boom economico, si svolge la vicenda di Vera, figlia della povera provincia veneta che, ancor piccola, è costretta a lasciare insieme alla famiglia alla ricerca di migliori condizioni economiche e di cui, però, conserverà sempre nella memoria un affettuoso ricordo indelebile. Un rievocare, quello di Vera, che si tinge inevitabilmente di malinconia e, spesso, anche di tristezza.
Ed ecco, al cospetto delle stelle di una tersa sera invernale, riaffiorare gli anni della scuola, quando lei aveva dovuto faticare per passare dal dialetto alla lingua italiana, quando subiva lo scherno e l'ostracismo da parte delle compagne di classe a causa delle modeste condizioni familiari, quando il suo cuore di bambina s'era scontrato con i modi solitamente rudi e spicci di una madre avara di amore e comprensione nei confronti del suo stesso sangue. E proprio questa figura materna, ritratta in maniera efficacemente cruda, diviene a poco a poco centrale nel corso della narrazione, suscitando in chi legge moti di ribellione e, forse, condanne senz'appello. Ma il cuore di una figlia perdona incondizionatamente e, con il tempo, arriva a comprendere l'inettitudine di un genitore che, in fin dei conti, si è ritrovato quasi per caso a rivestire quel ruolo senza grande consapevolezza.

“[...] La mamma doveva essere sempre al centro del mondo. Suo malgrado Vera si trovava costretta ad ammetterlo, sebbene non sia piacevole per nessuno accorgersi di avere una madre egoista, egocentrica, ingrata. Una madre che non aveva mai saputo dire la parola “grazie” a qualcuno, incapace di ammettere i propri errori. Sono pensieri che coltivava con animo sereno, rassegnato, senza astio. [...]”

Anche altri affetti ruotano attorno alla vita della protagonista, tra cui il padre, venuto a mancare troppo presto, la cui scomparsa, come s'intuisce, resterà una ferita aperta nel cuore di Vera.
Pubblicato lo scorso anno dalle Edizioni Ipazia Books, il libro offre una scorrevole lettura imperniata su frequenti flash-back e salti temporanei che, in particolare nei ricordi della campagna dell'infanzia, rimandano a un “piccolo mondo antico” che ormai non esiste più e sul quale la Oppio ha voluto porre l'accento, non senza una certa dose di nostalgia, come quando vengono rievocati i periodi di vacanza trascorsi a casa dei nonni e le conseguenti vecchie storie di famiglia, prima fra tutte quella del nonno emigrato in America e assunto come minatore nelle miniere dell'Illinois. Pagine a tratti molto intense che parlano di sentimenti, rimpianto e tanta solitudine, mettendo infine a fuoco una figura femminile che “non è cresciuta, è solo invecchiata” durante un'esistenza piena di amarezze e dolori.
Laura Vargiu