POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.
Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare.
Sulla banda destra della home page, potete leggere i miei quattro e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina.
Aggiungo che nella barra a destra della home page ci sono 4 mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella.
Buona lettura e buon ascolto!

lunedì, maggio 20

ZIRUDELA dla CUSINA di ANGELA FABBRI

Tanti dialetti si parlano in questo Stivale
Uno  fra tanti lo trovo molto  originale.
Tutti conoscono il milanese o e il napoletano
il torinese, il romano e pure il veneziano
fin che non era stato unificato anche l'italiano
Il dialetto era lingua, in ogni regione, popolare
Ma quel che a me piace ricordare
è proprio un dialetto poco conosciuto 
il ferrarese, che mi è molto piaciuto.
Così l'amica Angela con il suo singolare estro
mi ha inviato qualche verso, come ad esempio questo. 

Ringrazio Angela Fabbri per questa sua divertente filastrocca.


ZIRUDELA    dla    CUSINA

Ma cum ela ca son acsì stracch? A iò lavà sol 'na ciopa ad piatt...sì, 'na ciopa

almen du ciope
o, pol esar, tri.
Tri bicèr
so quanti furzin, guciare e guciarin.
‘Na tegia,
ad queli larag,
col manag
e dop anc al so querc
ch l’era larag anca lu par so cont.

Aspeta un poc
e dop, cus’oia fat?
Sì, dop aver lavà la ‘ciopa’ ad piatt?
Ho sbatù ‘na ciopa d’ov
con la farina e un poc ad latt…
Ma par cosa?
Par far il crêpes a la franzosa!
Che dman i vien a zena
al fradel vecc e miè cusina.
As pias ad magnar qualca dulzina
ades ch’a sen tuti e tri sora la vantina
( ma sora par tri volt pron )
e gliè la dis che a n’ha fat ztanta propia l’altar dì.

Mo lora l’è par quel che a son sta tant in cusina:
par far tant avguri a miè cusina!

Angela Fabbri (da Ferrara, notte fra 17 e 18 luglio 2016, ore 22)

‘Na zunta ad stasìra:
Oh, ag l’ho fata a metarla sal Picì.
Tant la n’am vien  brisa mei d’acsì.
(E a sen ad mag, al znov dal dumilaznov)



Per chi avesse qualche difficoltà a capire il ferrarese, Angela Fabbri ci aiuta con la traduzione.



Filastrocca ZIRUDELA della cucina 

Ma com'è che sono così stanco?
Ho lavato solo un paio di piatti...
Sì, un paio,
almeno due paia
o, forse, tre.
Tre bicchieri
non so quanti fra forchette cucchiai e cucchiaini.
Una pentola,
di quelle grandi,
col manico
e dopo anche il suo coperchio
che era grande anche lui da solo.

Aspetta un po'
e dopo, cos'ho fatto?
sì, dopo aver lavato il paio di piatti?
Ho sbattuto un paio d'uova
con la farina e un po' di latte...
Ma perché?
Per far le crepes alla francese!
Perché domani viene a cena
il fratello vecchio e mia cugina.
Ci piace mangiare qualcosina di dolce
adesso che tutti e tre siamo sopra la ventina
( ma ognuno sopra per tre volte )
e lei dice che ne ha fatti settanta proprio l'altro giorno.
Ma allora è per quello che sono stato tanto in cucina:
per fare tanti auguri a mia cugina!

Una nota
Oh, ce l'ho fatta a metterla sul PC.
Tanto non mi viene meglio di così.   

Siamo a maggio, il diciannove del duemiladiciannove.

venerdì, maggio 17

Cose che succedono di Danila Oppio





Sto riflettendo. Mamma da un paio di settimane è ricoverata in una Casa di Riposo, perché la mia non è attrezzata per una persona che tende a cadere spesso. Infatti, nel mese di marzo è rovinata a terra e si è rotta due ossa del bacino. A letto per più di un mese, aveva ripreso a muoversi, anche se aiutata da qualcuno in famiglia. Le abbiamo messo accanto anche una badante a ore, ma è servito poco. E’ caduta ancora e ancora, provocandosi ematomi e bozzi in testa, perché con la sua voglia di fare da sola dimentica che le sue gambe non hanno più la forza di reggerla.
Presso questa nuova struttura, avevo creduto che sarebbe stata guardata a vista, seguita e accudita in modo esemplare. Al quinto giorno dal suo ricovero, messa su una sedia a rotelle, ha provato ad alzarsi ed è caduta malamente procurandosi la frattura del femore. Ricoverata immediatamente in ospedale è stata operata due giorni dopo. Dopo quattro giorni di degenza ospedaliera, è stata nuovamente riaccompagnata alla Casa.
Permettete che qualche domanda me la sia posta?
Perché non c’era nessuno, o chi era presente, non si è accorto delle manovre di mia madre nel tentativo di scendere dalla carrozzina?
Perché non le hanno messo una cintura di sicurezza che le avrebbe impedito di cadere? Preciso: l’avevo chiesta dopo aver informato il personale medico e infermieristico che lei è sempre caduta per non rendersi conto della sua situazione instabile. Mi hanno risposto che la ASL proibisce la contenzione. Come se fosse legata contro la sua volontà. Solo dopo l’incidente sono stata informata che se avessi firmato una liberatoria, avrebbero fornito la cintura. Perché non dirmelo prima? Hanno chiuso la stalla dopo che i buoi sono fuggiti. Altra domanda più che lecita: come mai nelle auto è obbligatoria la cintura di sicurezza, e sui passeggini per bambini è necessaria? Queste necessarie precauzioni non sono certo equiparabili a torture medievali, ma solo accessori utili per la sicurezza dei passeggeri, siano essi su di un aereo, in auto o su un passeggino per infanti. Una persona anziana e fragile ha altrettanto bisogno di un sostegno, proprio per impedirle la caduta. Non mi pare che ci voglia un genio per capirlo!
Sia chiaro, non sto accusando nessuno. Il personale medico, infermieristico o sanitario si dimostra gentile, preparato ed esperto. Ma sono pochi a operare in una struttura che ospita un centinaio di anziani, chi più chi meno bisognoso di costante assistenza.
In questi giorni ho chiamato più volte infermieri o medici, attendendo una buona mezzora, per raggiungere il capezzale di mamma. Non si trovavano neppure cercandoli col lanternino.
Perché? Perché sono in pochi e devono giostrarsi in diversi reparti. Tutto questo mi pare semplicemente assurdo. Con una retta mensile pari al reddito di una famiglia che riesce a mantenere quattro persone dignitosamente, non possono assumere altro personale?
In un salotto dotato di televisione e biblioteca dove sono accompagnati i degenti in carrozzina. Lasciati a se stessi la maggior parte delle volte senza una costante presenza, fosse anche di una persona messa lì al solo scopo di controllare che non accada loro nulla. Proprio lì mamma è caduta, perché se ci fosse stato qualcuno che avesse notato le sue manovre per lasciare il  mezzo, avrebbe potuto fermarla in tempo prima del ruzzolone.
Inutile mi sia stato detto che erano presenti, ma che è bastato voltare un attimo lo sguardo, perché accadesse l’irreparabile. Non posso crederci.
Chiedo e spiego di non dare lassativi a mamma, che non li tollera. Mi rispondono che devono seguire il protocollo. Se seguissero il cuore non sarebbe meglio? Non sono oggetti, i vecchietti ricoverati, non sono pupazzi da gestire rigirandoli nel letto perché non vengano loro piaghe da decubito, per poi ignorarli.
Mia madre è ricoverata nell’ultima stanza in fondo ad un lungo corridoio.  Quando di pomeriggio le addette alla refezione passano con il carrello per servire il tè o un succo di frutta – dentro bicchierini della misura di una tazzina da caffè – la bevanda giunge fredda. Nessuna merendina solida. A me pare che vadano al risparmio in tutti i settori. Se non le portassi io stessa una mousse di frutta, non avrebbe altro che quel misero sorso di tè freddo o di succo d’arancia.
Mi avevano promesso un tavolino, dove poggiare il televisore che abbiamo acquistato apposta per mamma, per avere un po’ di distrazione, una compagnia seppur virtuale; risposero che non ne hanno più e che dovrei procurarmene uno di materiale ignifugo. Altri l’hanno avuto a disposizione, ma ora sono esauriti.
Ripeto, non punto il dito contro nessuno in particolare, ma ho occhi per vedere e orecchie per sentire. Sto solo esaminando la situazione e le note negative che mi sono apparse evidenti.
Aggiungo che, dopo il ricovero in ospedale per il quale ho dovuto pagare a mie spese il trasporto in ambulanza sia andata che ritorno, nessun responsabile della struttura dove è accaduto il fatto si è scusato.  Nessuno che abbia telefonato alla famiglia per chiedere notizie di mamma, mentre era in ospedale.
Però…però si sono affrettati ad inviarci la fattura della retta mensile, nella quale non hanno nemmeno decurtati i 4 giorni in cui mamma era ricoverata in ospedale o, quando meno, potevano accollarsi la spesa del trasporto in ambulanza, considerato che mamma era in loro custodia.
Personalmente mi sarei sentita un verme dopo l’accaduto, se fossi responsabile della Casa di riposo, nei confronti di chiunque lì ricoverato. Avrei cercato di farmi perdonare in qualche modo, venendo incontro alla famiglia per quel che fosse stato possibile.
Se non fosse necessaria per mamma una struttura attrezzata a dovere, me la sarei riportata a casa. A loro dire, la colpa era sua, se è caduta. Ma come fa una vecchietta quasi centenaria a rendersi conto della sua reale situazione, la mente non sempre presente?  Troppo comodo! Avrei potuto intraprendere un’azione giudiziaria, cosa che non ho fatto, e di questo il direttore sanitario della struttura (invisibile e irreperibile) avrebbe dovuto essere riconoscente.
Ma questo è solo un mio sfogo. Ringrazio coloro che di mamma hanno cura, veramente con attenzione e simpatia, perché esistono persone che svolgono il loro lavoro con competenza e amore, come fosse una missione. Altri? Sorvoliamo. Forse le loro mani sono legate, poco personale che non arriva a tutto. Giustifico così quanto successo, non denuncio ma informo. Sono cose che succedono? Certo, ma non dovrebbero mai accadere.
Danila Oppio





giovedì, maggio 16

CUORI DI CARTAPESTA di DANILA OPPIO


Cuori di cartapesta
Amo i cuori di cartapesta,
non  certo quelli di pietra
nemmeno quelli che pulsano
in presunti battiti d’amore.
Amo i cuori di cartapesta
Perché quando qualcuno piange
Si sciolgono alle sue lacrime.
Danila Oppio

AMORE A SENSO UNICO di ANNA MONTELLA


giovedì, maggio 9

ASCOLTAMI POETA di ANGELA FABBRI


C'è uno spettacolo più grandioso del mare, ed è il cielo, c'è uno spettacolo più grandioso del cielo, ed è l'interno di un'anima.
Victor Hugo
C'è uno spettacolo di un'anima grande, e sono questi versi di Angela Fabbri (Danila Oppio)

“ Ascoltami poeta
   non so parlare al cielo
   Il mare non mi ascolta
   e la mia donna non lo sa.
   Ma immense
   visioni di nulla
   si sono accese
   qui nella mia testa
   E non ho speranza
   di guarire
   il mio male
   è la vita
   ma non voglio morire.
   E se racconti i sogni
   di chi non sa
   racconti il mondo
   e la mia vita
   come sta.

   Ascoltami poeta
   raccontalo per me
   il niente che mi è entrato
   dentro.
   Una volta
   mi odiavo
   e sapevo piantar grane
   ero un grande chiacchierone
   e sapevo voler bene.
   Ma immense
   visioni di nulla
   si sono accese
   qui nella mia testa
   E non ho speranza
   di guarire
   il mio male
   è la vita
   ma non voglio morire.
   E se racconti le storie
   di chi non sa
   racconti il mondo
   e tutto quello
   che accadrà. “

< Io ti racconterò
   soltanto se
   tu accetterai di vivere
   per me.
   Il senso della vita
   ormai sei tu.
   Quel niente nella testa
   ce l’ho anch’io
   lo stesso male
   questa vita
   io.

   Racconteremo insieme
   tutti i sogni
   i mondi visitati
   camminando.
   Tutte le storie
   di chi non sa
   la vita, il tempo
   e tutto quello che accadrà >
Angela Fabbri ( Ravenna, 6 marzo 1980, 
su un foglio di tabulato usato, piegato in 4 )