POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.
Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare.
Sulla banda destra della home page, potete leggere i miei quattro e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina.
Buona lettura!

giovedì, giugno 21

ANTOLOGIA BRONTËANA VII


Ho partecipato al concorso Brontëana VII con una pièce teatrale su Emily Brontë per il suo bicentenario. Mi sono qualificata al primo posto pari merito con altra autrice, in questa sezione, ottenendo l'Attestato di merito. Ora pubblico il mio pezzo, con le immagini che avevo ritenute necessarie per meglio illustrarlo. Ovviamente nell'Antologia si trova solo la parte scritta.
Monologo teatrale di Emily Brontë

Un’attrice, in abiti non di scena, presenta Cime tempestose; sul grande schermo alle sue spalle, compare l’immagine della copertina del romanzo, firmato con lo pseudonimo di Emily: Ellis Bell.

 

Preambolo

Hi, gentile pubblico, grazie della vostra presenza. Stasera interpreterò la parte della scrittrice inglese Emily Brontë, che vi racconterà qualcosa del suo romanzo Cime Tempestose, il cui titolo originale è Wuthering Heights, pubblicato nel 1847 (e in seconda edizione postuma, nel 1850). Il romanzo, che oggi è molto popolare e che col tempo ha guadagnato il consenso unanime della critica, fino a diventare un “classico”, tratta temi fondamentali del Romanticismo, come l’amore, la solitudine, l’odio, la vendetta. In particolare, anche nella ricezione del romanzo presso i lettori dell’epoca, la descrizione cruda e diretta delle passioni umane ha il suo punto d’irradiazione nel personaggio di Heathcliff e nel suo amore distruttivo per Catherine Earnshaw.
L’ambientazione è quella della suggestiva brughiera inglese, presso la casa colonica di Wuthering Heights, che dà il nome al libro. 
Cime tempestose è di struttura complessa, organizzata per successivi flashback, così che una narrazione interna ne richiami un’altra ambientata nel passato che a sua volta ne richiama un’altra e così via, come in un gioco di scatole cinesi.

Un momento di silenzio, l’attrice esce dalla scena, e rientra nelle vesti di Emily.

Immagino che vorrete saperne qualcosa di più, direttamente da me, e allora vediamo quando e dove ho ambientato questo mio romanzo.
L’azione comincia nel 1801 quando il nuovo inquilino del casale di Thrushcross Grange, Mr. Lockwood - sulle cui note ho costruito buona parte del romanzo - s’informa presso la governante Nelly Dean, sul suo singolare padrone di casa, Heathcliff, che vive a Cime tempestose, un antico maniero nella brughiera inglese. Lockwood è stato particolarmente colpito dalla figura dura e scontrosa dell’uomo, dopo aver trascorso una notte proprio nella sua proprietà, a causa di un’improvvisa tempesta.

L’attrice che impersona Emily si zittisce, poi cambia tono di voce e, in maniera più enfatica, inizia a recitare alcuni brani estrapolati dal romanzo.

-       La violenza e il tradimento, sono armi a doppio taglio: feriscono più gravemente chi le usa, di chi le soffre.

-       Solo gli inquieti sanno com’è difficile sopravvivere alla tempesta, e non poter vivere senza.

-       Il mio gran pensiero, nella vita, è lui. Se tutto il resto perisse e lui restasse, io potrei continuare a esistere, ma se tutto il resto durasse e lui fosse annientato, il mondo diverrebbe, per me, qualche cosa d’immensamente estraneo: avrei l’impressione di non farne più parte.

-       Non dirò a lui quanto lo amo, e non perché sia attraente, ma perché è per me più di quanto lo sia io stessa.

-       Io gli ho dato il mio cuore, e lui l’ha preso e l’ha stretto crudelmente fino a ucciderlo. 

-       Ho sognato nella mia vita, sogni rimasti sempre con me, e che hanno cambiato le mie idee; sono passati attraverso il tempo e attraverso me, come il vino attraverso l’acqua, ed hanno alterato il colore della mia mente.

-       Ci deve essere, fuori di noi, un’esistenza che è ancora la nostra. A che scopo esisterei, se fossi tutta contenuta in me stessa?

Sullo schermo, posto alle spalle dell’attrice, appare la proiezione dell’immagine di copertina, in edizione recente, del romanzo della Brontë.




L’attrice, sempre nelle vesti di Emily, dopo un breve silenzio, riprende in tono discorsivo.

La storia continua, in un dramma da saga familiare, dove i sentimenti si mescolano e i personaggi che li vivono si dibattono tra amore e odio, che tracima in vendetta, avvolti in un senso di solitudine e sofferenza interiore, tanto che, alla fine, il dramma giunge alla catarsi.
Tralascio la parte centrale, e arrivo verso la fine del romanzo. Heathcliff si è impadronito, attraverso varie vicende, di entrambe le magioni della brughiera. Termina qui il resoconto di Nelly a Mr. Lockwood, che abbandona Thrushcross Grange per Londra e tornerà nella brughiera solo alcuni mesi dopo. In questa circostanza, Lockwood viene a sapere che l’iniziale astio tra Cathy e Hareton sta diventando un sentimento di intesa, mentre Heathcliff, ormai estraniato dal mondo, è ossessionato dalle visioni del fantasma di Catherine. Dopo quattro giorni senza cibo, egli è rinvenuto cadavere nella camera dell’amata, accanto alla quale sarà sepolto. Cathy e Hareton si sposano, mentre, secondo le dicerie popolari, i fantasmi di Heathcliff e Catherine vagano insieme, liberi, per la brughiera.

In effetti, non è per questo mio ormai celeberrimo romanzo che la migliore critica anglosassone mi annovera come la scrittrice più "dotata" rispetto alle mie due sorelle, bensì per i miei testi poetici che rifulgono come diamanti nella letteratura inglese dell'Ottocento. Per esempio questo, che reciterò nella versione inglese e nella traduzione in italiano (e perdonate se non pronuncio bene la vostra lingua).

Love and friendship
Love is like the wild rose-briar, 
Friendship like the holly-tree
The holly is dark when the rose-briar blooms 
But which will bloom most constantly? 

The wild rose-briar is sweet in spring, 
Its summer blossoms scent the air; 
Yet wait till winter comes again 
And who will call the wild-briar fair? 

Then scorn the silly rose-wreath now 
And deck thee with the holly’s sheen, 
That when December blights thy brow 
He still may leave thy garland green. 


Amore e amicizia
L'amore è come la rosa canina, 
Amicizia come l'agrifoglio 
L'agrifoglio è scuro quando fiorisce la rosa canina. 
Ma quale fiorirà più costantemente? 

La rosa canina è dolce in primavera, 
I suoi fiori estivi profumano l'aria; 
Eppure attendi che arrivi l'inverno 
E chi mai cercherà la rosa canina? 

Quindi disdegna ora la stupida ghirlanda di rose  
E rivestiti con la lucentezza dell'agrifoglio, 
Che quando dicembre ti massacra la fronte 
Potrebbe ancora lasciare la tua ghirlanda verde.
Il mio atteggiamento verso l'amore, in questo poema è più che altro narrativo, tenuto conto di quanto io stessa abbia preso le distanze dalla gente, nella mia stessa vita. Mentre ero molto vicina alle mie sorelle, Anne e Charlotte, non mi avventurai molto al di fuori della cerchia familiare. Preferivo la compagnia degli animali alle persone. Avevo un mastino di nome Keeper, che adoravo.
Non mi sposai mai, morendo single a trent’anni, un'età che, all'epoca, era sufficiente per essere considerata una "vecchia zitella".

Segue una breve risatina

In "Amore e amicizia" ho voluto paragonare l'amore con una "rosa canina selvatica", una metafora che usai in seguito molte altre volte. Tuttavia, durante i periodi difficili - rappresentati dall’inverno - la rosa canina non regge; muore, e non lascia dietro di sé neppure uno dei suoi bellissimi fiori. L’agrifoglio, invece, vive anche nei mesi più freddi, ed è la pianta che fiorirà più costantemente. L'amicizia, quindi, sopravvive anche quando le romanticherie d’amore svaniscono. Ho evitato l'amore, la mia vicinanza con le sorelle ha motivato la mia visione di amicizia in questo poema. Siamo cresciute insieme, quasi in simbiosi, sostenendoci reciprocamente, dopo la morte di nostra madre e delle nostre due sorelline e quel verso - "quando dicembre ti massacra la fronte" vuol riferirsi allo strazio subito. Siamo state legate a doppio nodo anche dalla comune passione per la scrittura.

Si spengono le luci, l’attrice che impersona Emily esce di scena, si riaccendono le luci e ricompare nei suoi consueti abiti.
Sullo schermo appare il quadro di Friedrich.  



Possiamo ora analizzare il contenuto del romanzo, sotto il profilo psicologico. Chi non conosce lo splendido “Viandante sul mare di nebbia”, dipinto da Caspar David Friedrich nel 1818 - guarda caso che coincidenza! - lo stesso anno in cui nacque Emily? Rappresenta emblematicamente la solitudine dell’eroe romantico: apice e crisi. E’ infatti consuetudine simboleggiare visivamente il romanticismo nordeuropeo con il celebre dipinto.  In quest’opera vediamo un uomo, di spalle, in cima a un cocuzzolo, con lo sguardo rivolto verso un vasto orizzonte: sotto di lui, un estesissimo banco di nebbia, come un mare. La solitudine dell’uomo di fronte alla natura.
È un topos fondamentale della cultura romantica e di tutta quella occidentale. Nel romanzo della Brontë questo tema è celebrato ma, nello stesso tempo, radicalmente capovolto. Nella concezione romantica la solitudine è una forma di libertà, oltre che luogo mentale dell’esaltazione dell’io rispetto all’altro (basti pensare al tema del titanismo, spesso invocato per la lirica di Alfieri o Foscolo, o per Frankenstein di Mary Shelley).
In Cime tempestose osserviamo invece il fallimento di questo ideale romantico: restare soli, cercare la solitudine, consente di guardar meglio dentro se stessi e di attingere alle proprie emozioni,
dai risvolti spesso ambivalenti.
Mr. Lockwood all’inizio del romanzo confessa di desiderare solo la pace solitaria:
 “Ne ho abbastanza di cercare piaceri in società, non importa dove, se in campagna o in città: un uomo assennato dovrebbe trovare compagnia in se stesso”.
Non esita però a lasciar tutto e a tornare a Londra quando il racconto di Nelly gli illustra il pericolo di quell’essere compagno di se stesso nella solitudine della brughiera.
 Analogamente, quando la solitudine è rifugio da una pena d’amore - come Heathcliff e Hindley dopo la morte delle donne che rispettivamente amavano, Catherine e Frances - l’incontro con le proprie emozioni produce l’odio e la crudeltà e infine, la morte.
La catarsi, dal punto di vista di Platone, si trova in alcuni passi delle sue opere, in cui il filosofo ne accenna, come liberazione dai piaceri e dalle paure del corpo, ma anche la morte, come purificazione e separazione definitiva dell’anima dal corpo.
E ora, dopo questa mia breve esposizione relativa al romanzo della scrittrice inglese,  vi lascio alla visione del film interpretato magistralmente da Juliette Binoche e Ralph Fiennes. Non scordate però di leggere il romanzo, possibilmente in lingua inglese, perché come ben sapete, l’opera integrale non corrisponde quasi mai alla versione cinematografica, a meno che il copione non sia stato scritto direttamente dallo stesso autore. E’ doveroso ricordare ancora una volta, in questa speciale serata, il bicentenario della nascita della acclamata e amata scrittrice inglese.
 E incomincia la proiezione del DVD.


Danila Oppio
 



mercoledì, giugno 20

MALINTESI LINGUISTICI di DANILA OPPIO


Malintesi linguistici: argomento brodo e dintorni!


In una chat di gruppo su WhatsApp dialogo con i miei figli. I due maschi talvolta si scrivono in norvegese. L’uno da Oslo ha scritto una lunga frase che non ho capito, e l’altro gli ha risposto: "Takk bror". La sorella chiede:
"Tacchino in brodo?".
Aggrappandomi al poco tedesco e inglese che conosco, e sapendo che le lingue scandinave hanno origini germaniche con qualche infiltrazione anglosassone, ho scritto: vuol dire “Grazie fratello".
Allora, facendo seguito al tacchino in brodo, mia figlia racconta che un suo studente ha chiesto se il cappone (ottimo per brodo!) fosse un pesce. Gli ha risposto: “Prova a pescarlo nell'Olona, magari abbocca"!
Beh, mi sono fatta una gran risata. Cappone somiglia a storione o salmone, pesci il cui nome termina con one, proprio come coglione!
E magari lo mandiamo al lago di Varese a pescare una trottola...volevo dire...trota!


A questo punto mi viene  in mente quel che raccontava mio nonno al ritorno dall’America. Chiese a un amico che lavorava con lui, se aveva imparato la lingua locale.
Gli rispose: “Questi americani parlano strano, il  fratello lo chiamano “brodo” e il cognato “brodo longo”. (Brother - Brother in Law)
Ricordo che, quando ancora andavo a scuola a Milano, era consuetudine domandare ai nuovi compagni se conoscessero la lingua francese. A risposta affermativa, si chiedeva di tradurre questa frase: I calcoli della nonna di Ada.
Immediata risposta:
-       Les calculs de la grand-mère d'Ada – al che seguivano grasse risate.  Imbarazzo dei compagni interpellati.
-       Ho sbagliato a tradurre?
-       No, hai risposto giusto, ma in dialetto milanese ha un altro significato, ecco:
-       Leca el cul de la gran merdada. Il suono è identico, il significato totalmente diverso.
Poi, sempre per il francese, per ricordarsi i giorni della settimana, mi era stato insegnato questo sistema:
L’on dit (mardi mercredi) Je dis (vendredì, samedi, dimanche)
(uno dice (martedì mercoledì) io dico (venerdì, sabato, domenica). Infatti lundi (lunedì) ha lo stesso sono di L’on dis) e jeudi (giovedì) suona come Je dis.

Как мер да - Kak mer da (Bulgaro)  = come dovrei?
Ma un italiano che lo ascolta, sembra voler dire, Cacca merda.
E per favore non date il nome di Fanny ad una bimba, perché nella lingua bulgara significa  fi...pardon vagina!
Danila Oppio