Smisurata preghiera nella vetrina
VERSI IN VOLO
POETANDO
sabato, ottobre 3
Smisurata preghiera nella vetrina di Padre Mauro Armanino
Smisurata preghiera nella vetrina
Ascoltare prima di iniziare da Pensieri del Passero Solitario - Ordine Secolare Carmelitano
sabato, settembre 26
Verbi e declinazioni possibili di Padre MAURO ARMANINO
Verbi e declinazioni possibili
Non casualmente dunque, dal mio ritorno dal Sahel, l’anno scorso di questi tempi, i verbi che ho sentito maggiormente usare sono riconducibili all’ambito militare, a quello della sicurezza, dell’economia politica e della comunicazione. Armarsi, difendersi, controllare, re-migrare, condannare, punire, produrre, eliminare, respingere, disciplinare e molti altri che sarebbe tedioso elencare. Essi dicono molto di ciò che, molto spesso indotto dal potere, costituisce il nostro immaginario sociale quotidiano. Nè le parole e tantomeno i verbi sono innocenti. Rivelano e nascondono allo stesso tempo i rapporti di potere, classi sociali, idee dominanti e istruzioni per l’uso della società.
Ogni giorno scegliamo infatti il modo con cui vogliamo abitare il mondo. Prima ancora però scegliamo il tipo di mondo che vorremmo. Muri, controlli, frontiere armate, selezioni darwiniane in atto nella società o zone protette e sicure. Scegliamo con chi e da parte stare in strada, nel bus, in scuola o sul lavoro. Scegliamo il genere di messaggio che esibiamo con gli abiti, il corpo, il portatile intelligente che portiamo in mano camminando sotto i portici della città. Scegliamo con chi condividere la vita e anche chi evitare di guardare da vicino o negli occhi. Talvolta scegliamo di non scegliere per avere l’illusione di maggiori opportunità tra le merci e gli amici disponibili. Non vogliamo perdere il possibile.
Scegliamo i politici che tradiranno in seguito le promesse elettorali e sceglieremo di chiudere il giornale o i televisori per le notizie che ci disturbano o assediano. Sceglieremo di assentarci il più spesso possibile convinti che intanto nulla cambierà. Sceglieremo di credere a chi conferma le nostre idee e cercheremo di cestinare quanto potrebbe metterci in discussione. Scegliamo il Dio o la religione o l’assenza compatibili con le nostre fugaci e fragili aspettative. Scegliamo, avendole le possibilità, cosa mangiare, bere, dove prendere l’aperitivo e magari anche le prossime vacanze. Scegliamo il nome che i nostri figli porteranno per l’eternità e la scuola che frequenteranno per diventare qualcuno. Scegliamo la data eventuale del matrimonio o di lasciar passare gli anni e il tempo. A volte possiamo persino scegliere come morire o se vivere ancora.
La signora che comincia gli incontri con la domanda sul verbo più importante ha ragione da vendere. Scegliere come declinare il colore del cielo, del mare e delle parole è una nuova creazione della terra.
Mauro Armanino, Casarza Ligure, settembre 2026
venerdì, settembre 25
INCONTRO TRA ERLING HAALAND Calciatore Norvegese E IL RE NORVEGESE SCOMPARSO DA POCO.
venerdì, settembre 18
L’isola dei tesori di Padre Mauro Armanino
L’isola dei tesori
L’avevo chiamato Socrate ed era nato in fabbrica. Sua madre, una cagna aperta all’ecumenismo, aveva partorito nell’officina meccanica della fabbrica nella quale lavoravo. In quei tempi non c’era la video- sorveglianza, i cronometri per misurare le pause per il caffè e si esercitava perfino lo sciopero del rendimento. In alcuni fine settimana, nel turno di notte, in certi reparti si poteva anche arrostire la carne e bersi un bicchier di vino in compagnia. I guardiani e i padroni sapevano tutto ma c’erano le lotte sindacali e anche spazi di umana convivenza. Quello che sarebbe stato chiamato Socrate era l’unico cucciolo nero della nidiata multicolore custodita, con affezione, dagli operai e capi dell’officina meccanica dello stabilimento. Socrate, malgrado un nome altisonante è rimasto sempre piccolo e nero. Non si dava arie e stava al suo posto accanto al pollaio sulla riva del torrente. Qualche volta correva con me quando andavo in collina a zappare le fasce di terra per la semina.
Mentre mi trovavo in missione fuori dal Paese dove Socrate è morto. E’ stato sepolto nel greto del fiume dove ha trascorso, con filosofia, la sua vita canina senza attese e pretese. Vivrà forse coi suoi simili in un paradiso riservato a queste creature forse senza padroni o guinzagli, giocando a fare i cani normali. A Genova se ne possono contare circa 181. 000, registrati all’anagrafe canina mentre stime locali e regionali recenti suggeriscono all’incirca 90.000 esemplari. In Italia si spende in media tra i 1.200 e i 1.300 euro all’anno per il mantenimento del cane. La cifra cambia in base alla taglia dell’animale e alla cura della salute. Il cibo è la spesa più alta e le visite di base, i vaccini e altri prodotti hanno un costo importante che può naturalmente variare a seconda del cane e le possibilità finanziarie del padrone. Mantenere un gatto, invece, risulta meno oneroso perché costa in media 767 euro all’anno, fatti salvi gli imprevisti. Non sono naturalmente contabilizzati i circa 6.000 gatti randagi recensiti in città.
Nell’isola dei tesori del negozio di Piazza dell’Annunziata sono preziosi gli animali mentre, se salite la scalinata che porta alla basilica omonima, accanto alla porta d’ingresso, noterete una statua di bronzo. Dal 2023, donata dallo scultore Timothy Schmalz alla comunità di sant’Egidio, essa rappresenta un mendicante sotto il quale si nasconde il Cristo, nell’atto di chiedere l’elemosina. Nella propria vita, in fondo, non si tratta altro che di scegliere tra ciò è prezioso e ciò che è forse utile ma futile. Soprattutto si tratta di rieducare il nostro sguardo e di intercettare, nei propri simili, quanto di prezioso si trova nascosto dietro i pregiudizi e le esclusioni. Il mendicante con la ciotola e la mano tesa è l’altra isola del tesoro che, raggiunta, può rendere preziosa la nostra vita. Natasha, bimba della Sierra Leone giunta a Niamey con la madre durante il mio soggiorno, aveva un anno quando è morta di fame sulla strada. Nulla di più prezioso che la sua breve vita rapita dal vento.
Mauro Armanino, Genova, settembre 2026
sabato, settembre 12
COME UN SOFFIO di Padre MAURO ARMANINO
Come un soffio
… ‘Mauro, siamo attaccati a niente’...! Così mi diceva un conoscente nell’antica chiesa di San Lorenzo dove si sposarono i nostri genitori. Siamo attaccati a niente, fragili, come un soffio da cui la vita dipende. Lo ricorda in modo insuperabile l’autore del salmo 38 della bibbia ebraica.
Ogni uomo è come un soffio
Va e viene come un’ombra
La sua fatica è come un soffio
Accumula ricchezze
Ma non sa chi le raccolga
Cambiano solo di forma ma il contenuto rimane invariato e ogni epoca fabbrica i suoi idoli. Il noto episodio del vitello d’oro, lettura biblica della permanente tentazione nella storia umana, ne è un’acuta metafora. La prolungata assenza del leader, l’improbabile e difficile libertà nel deserto rischiano di aggrapparsi alle proprie illusorie e adorabili costruzioni. Hanno bocca e non parlano, occhi e non vedono, orecchi e non odono, non c’è soffio nelle loro bocche. Ancora in modo insuperabile il salmista nel salmo 135 che continua affermando...così diventi chi li fabbrica e chiunque ha fede in loro. In effetti abbiamo ereditato la propensione a diventare ciò che adoriamo.
Pensiamo di governare il potere ma il potere ci governa. Crediamo di possedere il denaro e l’altro ma in realtà sono essi a possederci. Presumiamo di organizzare e limitare la violenza che poi ci abita e straripa come la storia delle guerre e delle armi mostra agevolmente. Idolatriamo la scienza e la tecnica che si tramutano poi in dittature spietate di cui i nostri tempi incontrollabili sono espressione. Costruiamo un dio a nostra immagine e somiglianza per poi trasportarlo sui luoghi di battaglia perché benedica i nostri eserciti. Il capitalismo inteso come orizzonte di profitto e trasformazione del mondo in merce è stato da tempo identificato come religione, ad esempio da Walter Benjamin. La nazione si tramuta in appetibile e seducente idolo da adorare e dunque per il quale offrire anche i più cruenti e giustificati sacrifici umani. Ad ogni epoca i propri idoli come idee da creare, custodire, trasmettere e venerare. Per ognuno di essi c’è la classe dei fabbricatori, sacerdoti, pensatori, divulgatori, profittatori e vittime. La comprensione della crisi della nostra cultura occidentale non dovrebbe prescindere da questa dimensione ‘idolatrica’ pena il rincorrere risposte tecniche ad una realtà anche interiore. La parola idoli dal greco antico significa immagine, simulacro o fantasma. Nessuno di essi ha un soffio.
Non c’è soffio di vita negli idoli. Non c’è soffio di vita nella politica e nell’economia attuale, non c’è soffio di vita nei mezzi di comunicazione e la fin troppo discussa e abusivamente chiamata Intelligenza Artificiale. Non c’è soffio di vita ma solo l’odore necrofilo del profitto e del potere. Non si sbagliava Stanislaw Jerzy Lec, poeta e scrittore polacco che conobbe e si salvò da un campo di sterminio nazista. Tra gli aforismi che si trovano nel suo più noto ‘Pensieri Spettinati’ scriveva ... ‘Se abbattete i monumenti, risparmiate i piedistalli. Potranno sempre servire’...Chi ha scritto ciò manifesta una profonda conoscenza della storia e dell’umano transitare il tempo. I piedistalli sono pronti e disponibili a sostenere gli antichi e nuovi idoli di ogni epoca.
Per fortuna, scelta o miracolo non sono mai mancati coloro che non hanno mai piegato le loro ginocchia o bruciato l’incenso davanti a loro. Si tratta dei poeti, dei profeti e dei folli.
Mauro Armanino, Genova, 11 settembre 2026