POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

lunedì, luglio 24

A proposito dei miei post sulla Syria...di Danila Oppio


Un’amica mi scrive:

Ho dato un'occhiata poco fa a Versi in volo e mi sembrava più un'Agenzia di Viaggi...


Direi piuttosto che si tratta di un'agenzia di ricordi. Se non ci fosse stata la guerra intestina e anche stomachevole in Siria, che ha devastato ogni residuo di civiltà moderna, e ogni sito archeologico di importanza mondiale, non avrei toccato l'argomento e mi sarei tenuta i ricordi di viaggio solo nel cuore.
Versi in volo non tratta solo di poesia, o di prosa, ma anche di arte, in tutte le sue forme. Arte che in Siria era davvero notevole, e che ora è stata distrutta. Ho voluto salvarne almeno una parte, anche se solo in fotografia, aggiungendo piccole esperienze vissute personalmente. E ho desiderato salvare anche qualcosa della sua civiltà. La Siria si stava modernizzando, anche se vi erano ancora luoghi che, visitandoli, mi facevano tornare indietro di millenni. E non parlo dei reperti archeologici, ma anche di villaggi, dove la vita camminava lenta, con la tipica indolenza mediorientale.
Ecco perché il blog NON è un'agenzia di viaggi, non potrebbe neppure lontanamente somigliarle, per il semplice motivo che nessuno oserebbe partire per quella Nazione che è stata rasa al suolo. 
Ho profittato dei tempi morti dell'estate, del fatto che non ho più ricevuto testi da altre persone, da pubblicare, poiché forse sono già immerse nelle loro ferie estive, per occuparmi dei miei ricordi personali, su un argomento  di interesse mondiale. Chi non ha mai visitato la Siria, e ha notizia dai Media di come sia ora, non sa com'era allora. Ed era bellissima!

 L’appunto dell’amica mi ha fatto riflettere, e mi sono chiesta se anche altri visitatori di questo blog abbiano avuto lo stesso pensiero. Spero di aver chiarito. 
Continuerò a pubblicare, fino a che non avrò esaurito ogni ricordo sull'argomento. Aggiungo che non ho trattato solo di arte, ma anche di Storia.


Danila Oppio

sabato, luglio 22

SYRIA COM'ERA 8 - Damasco, la chiesa di S. Paolo e la casa di Anania

Girando per la capitale siriana, non si può ignorare la Cappella eretta a ricordo di S. Paolo. Tutti sanno che egli, dirigendosi "sulla strada di Damasco" cadde da cavallo, divenne cieco e ebbe la visione di Gesù. Decise così di recarsi presso Anania.
Le pocge notizie certe sulla vita di Anania sono desunte dal libro degli Atti, 9, 10-19; 12,12-16. In quest'ultimo luogo, che contiene il racconto di Paolo ai Giudei riguardo alla sua conversione, dice l'apostolo: "Un tale Anania, uomo pio
secondo la legge, cui rendevano testimonianza tutti gli Ebrei della città Damasco, venne a trovarmi e, standomi vicino, mi disse: "Saulo, fratello, guarda". Ed io subito guardai, Egli disse: "Il Dio dei nostri padri ti ha scelto perché tu conoscessi la sua volontà e vedessi il Giusto ed udissi una parola dalla sua bocca, perché tu sarai teste dinanzi a tutti gli uomini, delle cose che hai visto e udito". Anania fu, dunque, quel giudeo che, essendo andato a trovare Paolo in casa di Giuda, nella "Strada Dritta", gli restituì la visa con l'imposizione delle mani e lo battezzò. Se pensiamo che la conversione di Saulo avvenne nel 34 o, al più tardi, nel 36, dobbiamo concludere che Anania si convertì al cristianesimo alla prima ora, e da tutto il racconto di Paolo si può rilevare che egli era un cospicuo personaggio della Chiesa di Damasco, anche se non fu proprio vescovo della città.
Non esistono prove, infatti, per affermare che già nel 34 gli apostoli avessero consacrato dei vescovi. Tuttavia, una tardiva tradizione bizantina, annoverando Anania tra i 70 discepoli, ce lo presenta come primo vescovo di Damasco, ed evangelizzatore di Eleutheropolis (ora Bet.Djibrin) nella Palestina meridionale, e ci dice che soffrì il martirio, essendo stato prima fustigato e poi lapidato il 10 ottobre del 70 per ordine di Licinio (o Luciano). Anche il Martirologio Romano attribuisce ad Anania lo stesso genere di martirio.
Diverse tradizioni affermano che Anania fu il giudeo che convertì Izate, fglio del re di Adiabene, Monobazo, o che fu un laico o un diacono /Ecumenio), o un sacerdote (S.Agostino):

La cappella si trova in una cripta di due stanze, situata circa quattro metri sotto l'attuale livello stradale, raggiungibile, scendendo una scala di ventitré gradini, dal cortile di una casa che la tradizione attribuisce a Anania, il martire cristiano che fece recuperare la vista a San Paolo, lo battezzò e lo aiutò a nascondersi e a lasciare Damasco, dopo che Paolo, con le sue prediche aveva attirato su di sé l'odio degli ebrei che ne avevano organizzato l'uccisione.
In effetti si tratta di un'abside di una basilica bizantina del V-VI secolo, citata più volte dalle fonti storiche arabe come al-Mussalabeh (della Santa Croce), portata alla luce dagli scavi effettuati dal conte, Eustache de Lorey. Ulteriori indagini hanno portato alla scoperta di un altare pagano del II secolo d.C., dedicato alla divinità semitica di Baalshamin (il signore del cielo), costruito, durante il regno di Adriano, al posto della casa di Anania, per allontanare i Cristiani che ne avevano fatto un luogo di pellegrinaggio.


La cappella si trova vicino alla porta della vecchia cinta muraria della città di Damasco, detta Bab Sharqi, non molto lontano da quella detta Bab Keisan, il luogo attraverso il quale, secondo la tradizione, San Paolo fuggì da Damasco, nascosto in una cesta e nottetempo, calato fuori della città da una finestra della porta stessa, sfuggendo così alla cattura.



Casa di San Anania a Damasco













 Cappella di S. Paolo a Damasco

La cappella di S, Paolo fu costruita, negli anni 1922 e 1923, durante il periodo di amministrazione francese, su progetto dell'allora direttore dell'istituto francesce d'Archeologia e Arte Musulmana, il conte Eustache de Lorey, all'interno dell'arco della porta della vecchia cinta muraria della città di Damasco, detta Bab Keisan.
La porta, che era stata fatta edificare da Nur-ar-Din, nella seconda metà del XII secolo, era il luogo attraverso il quale, secondo la tradizione, San Paolo fuggì da Damasco. Infatti Paolo dopo essersi convertito al Cristianesimo ed essere stato battezzato da San Anania, divenne un predicatore che attirò a sé l'odio degli ebrei che ne organizzarono l'uccisione. Allora, Paolo si ritirò in una casa presso le mura e, nascostosi in una cesta, nottetempo, si fece calare fuori della città da una finestra della porta detta Bab Keisan, sfuggendo alla cattura.
Secondo la tradizione popolare, la cesta in cui si trovava Paolo, era sorretta dall'arcangelo Gabriele.













Danila Oppio

venerdì, luglio 21

Recensione di LAURA VARGIU al romanzo ONEIRIKOS di Danila Oppio






La mia recensione al romanzo "Oneirikos" di Danila Oppio, L'ArgoLibro, 2017. Complimenti all'autrice!
“La vita sulla Terra ritornerà.”





Sullo sfondo di un mondo ormai devastato da una guerra atomica, un dialogo intenso, profondo e appassionato tra due entità che in un lontano passato erano state esseri umani e che, a seguito del disastro, avevano finito per disperdersi nel tempo e nello spazio prive di qualsiasi consistenza corporea.
“Adam non era un eremita, piuttosto qualcuno di ben diverso, dal quale desiderava ottenere una spiegazione, che accendesse almeno una lanterna, in quel buio totale in cui era sprofondata. […] Per tutto quel periodo, Eve viaggiò nell’etere come polvere cosmica. Non si capacitava del tempo che stava trascorrendo, non comprendeva in quale situazione si trovasse e chi lei fosse. Era consapevole di non possedere più un corpo, distrutto in seguito all’esplosione nucleare.”
I due protagonisti, Eve e Adam, interlocutori d’eccezione attraverso un fortuito collegamento telepatico, hanno nomi simbolici e, in un certo qual modo, impegnativi che sembrano auspicare la rinascita del pianeta. Il loro sarà un fitto scambio di idee, ricordi, emozioni, a dispetto di tanta apocalittica distruzione che li circonda.

Potrebbe apparire un romanzo “anomalo”, questo nuovo lavoro di Danila Oppio, nel senso che, a inizio lettura, il genere non risulta facilmente inquadrabile e c’è il rischio di restare un poco spiazzati. Man mano che si sviluppa il dialogo, tuttavia, si viene travolti (e coinvolti) dal flusso ininterrotto delle parole. Il lettore non si aspetti di trovare fra queste pagine una narrazione fatta di azione e repentini cambi di scena in cui Adam ed Eve si muovono; vi regna, semmai, una dimensione statica, quasi onirica, dove però ci s’imbatte in un susseguirsi incessante di pensieri e riflessioni che ripercorrono il percorso della vita passata di entrambi; ma non solo. È anche un testo che trasuda sconfinata cultura: arte, letteratura, filosofia, scienza, spiritualità… Ha scritto bene Salvo Figura, nella sua articolata prefazione, che l’autrice lo ha condotto“nell’Eden, poi in via Panisperna, nel deserto del Nevada, tra le macerie di Hiroshima, ma anche nell’Empireo, nei cieli di Dio e in quelli di Dante.” Altrettanto interessante la postfazione di Tommaso Mondelli, che pone l’accento sul “clima surreale” nel quale si svolge la vicenda e sulla fine del mondo purtroppo dietro l’angolo, vista la sconsideratezza da parte dell’uomo nella gestione delle risorse della Terra, ricchezze d’incommensurabile ma sempre incompreso valore.

Non è da tutti scrivere degli stessi argomenti e allo stesso modo, forse perché non tutti hanno la medesima sensibilità, umana e artistica, che emerge da questo scritto. Un libro che celebra l’amore per la vita e per la conoscenza nel suo significato più ampio, invitando alla speranza e alla ricerca di quel senso dell’esistenza, chissà perché, sempre così difficile da trovare. 

Un grato plauso a Danila per tutto questo. E un personalissimo grazie di cuore anche per tutto ciò che, come noi diciamo, casuale non è… Lei sa il perché.
Laura Vargiu


PATRIZIA E EBLA CHAM PALACE A DAMASCO



PATRIZIA all’Ebla Cham Palace di Damasco
(o come guastare un viaggio organizzato)
 Del mio viaggio in Syria, conservo in particolare il ricordo di Patrizia, una ragazza con problematiche varie, di natura psicologica. E’ salita in aereo che già lamentava un forte mal di testa. Tutti eravamo preoccupati, pensando che sarebbe stato auspicabile se ne rimanesse a casa, per non dover affrontare un viaggio impegnativo. E’ voluta partire lo stesso. Durante tutto il periodo trascorso in quel Paese, ha monopolizzato il gruppo, togliendo serenità. 
Quando siamo scesi all’Ebla Cham Palace di Damasco, abbiamo occupato alcune camere al dodicesimo piano dell’hotel. Per la serata era organizzata una cena speciale al ristorante rotante, che si trovava al quattordicesimo piano dell’edificio. Nell'immagine sovrastante si nota sul fondo la colonna ottagonale dove era ubicato quel particolare ristorante.

Felice di quella nuova esperienza, mi sono accomodata al tavolo con altri partecipanti del viaggio, pronta a degustare una buona cenetta. Dalle finestre si poteva ammirare Damasco di notte, uno spettacolo incantevole. Sono riuscita a gustare gli antipasti poi, dal tavolo vicino, notai una certa agitazione. La compagna di stanza di Patrizia si è alzata, insieme al capogruppo, e si sono allontanati. Uno sguardo interrogativo si posava da un volto all'altro, nel tentativo di comprendere quanto fosse accaduto.
Un quarto d’ora dopo, quando avevo davanti a me una nuova pietanza, non ancora assaggiata, mi vennero a chiamare, e mi condussero nella camera di Patrizia, che nel frattempo si era messa a letto.




Che cosa volevano da me, se non di recarmi alla reception, per richiedere
 l’intervento di un medico, considerato che nessuno parlava arabo e neppure 
l’inglese. Scesi quindi al piano terra, parlai con il responsabile della reception 
e chiesi di chiamare un medico.  Il problema si dimostrò più complicato di quanto
pensassi. 
Era di venerdì, giorno di festa musulmana, e quindi nessun medico
 era disponibile, se non dopo la mezzanotte. Così attesi il suo arrivo, 
e lo accompagnai da Patrizia. Dovetti tradurre quanto il medico chiedeva 
alla ragazza, e a mia volta parlare con lei. Il medico mi guardò, si batté 
la tempia con il polpastrello dell’indice e aggiunse bisbigliando:
 “Questa donna non ha niente di preoccupante, è solo molto agitata. 
Le praticherò un’iniezione calmante e speriamo che dorma
, ليلة سعيدة (laylatan saeida). Buonanotte!
Ovviamente la mia cena era andata a pallino, così come lo spettacolo che
avrei potuto ammirare dal ristorante rotante. E questa è uno solo dei tanti
inconvenienti provocati da Patrizia.
Ho saputo che, rientratain Italia, è stata ricoverata in un ospedale per
accertamenti, tutti ormai convinti che avesse un tumore al cervello.
Lei andava dicendo che dagli esami clinici, si era evidenziata una macchia,
un’ombra sulla sua testa.  Conclusione: si trattava dell’herpes zoster, meglio conosciuto come “fuoco di Sant’Antonio”. Due anni dopo la incontrai, e scoppiava di salute.
Nota: Patrizia è un nome fittizio, ma il fatto assolutamente vero.
Danila Oppio