POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

venerdì, settembre 22

A FRIDA KAHLO di Danila Oppio


A FRIDA KAHLO


Ah, mia Frida dal baffetto nero
E sguardo cupo da sparviero
Quanto nella vita hai sofferto?

Solo Dio lo sa, eppur nulla
ha bloccato l’estro tuo esperto
per l’arte pittorica e la scrittura.

Ah, vita mia, la tua originalità
Ha colpito l’intera umanità.

Potrò mai seguirti al passo?
Resto sorpresa e sospesa
Quasi a limite d’un collasso.

Tra di noi pare giunta intesa
Ma un passo avanti e tre indietro
Mi conducono allo sgomento.
Ah, mia cara turbolenta Kahlo
Mi lasci spesso basita al palo
Che devo dire? Sono dolente
Certe trovate mi vedono perdente.

Danila Oppio

Eri una donna interessante, e anche carina,
 ma quando ti sei ritratta, ti sei fatta piuttosto bruttina!


Scimmia tra le scimmiette? Ma no!



 qui, incoronata di fiori, hai perfino lo sguardo torvo
e le sopracciglia come le ali di un corvo!

I DUE FUNGHETTI - reminiscenze infantili

Ringrazio la poetessa Graziella Cappelli per aver postato su FB un'immagine che mi ha riportato indietro nel tempo, di almeno 60 anni o forse più! Avevo un libretto dalla copertina rigida e lucida, quadrato, che mi piaceva moltissimo. Non so le volte che l'ho letto, anche se avevo solo 6 anni e frequentavo la prima elementare. Un dono di mia sorella, che mi ha fatto brillare gli occhi dalla gioia.
Ho trovato nel web anche il testo originale. Un vero e proprio miracolo. Ed ora lo pubblico volentieri su questo blog.
L'autunno è appena iniziato, e questa piacevole favoletta è perfetta per la stagione.

Danila Oppio


Stamattina due funghetti col capino rosso e tondo
 hanno aperto i loro occhietti alla luce del gran mondo.
Guardan lieti gli ovolini le bellezze del creato,
fili d’erba fiorellini cielo azzurro sol dorato.

I due funghetti, appena spuntati, vengono festeggiati
 dalle creature del bosco, finché Salamandra, dotto esperto, 
da’ un’occhiata indagatrice:

– Uno è matto, ne son certo! – con sussiego altero dice


Il funghetto così definito si mette a piangere, tutti lo sfuggono 
e a nulla valgono le parole di conforto del fratello.

Il giorno successivo passa da quelle parti una lumaca:



– O lumaca, per piacere, lei che cosa ci consiglia?
– Di sentire un po’ il parere del dottore di famiglia!


Così vanno dal dottore raffigurato come un corvo con gli occhiali che sentenzia:


– Perché un ovolo sia sano, dice il libro delle scienze,

 deve aver cappello sano senza macchie né escrescenze.
 Oggi il cielo grigio e scuro ci prepara un acquazzone:
con la pioggia, di sicuro, noi sapremo chi ha ragione.

L’acquazzone fa crescere i due funghetti che da ovoli chiusi 
diventano entrambi ovoli buoni con un bel cappello rosso-arancio:
 nessuno dei due è, quindi matto!

Non son matto! Trallallà! Ciao formica! Ciao farfalla!
Dalla gran felicità ride il fungo e canta e balla.

mercoledì, settembre 20

Klimt a modo mio di DanilaOppio

Ritratto di Adele Bloch-Bauer 


 Sopra la versione originale
sotto le varianti eseguite al Mac








Dopo  miei pastrocchi, ecco il vero dipinto di Klimt dove ha ritratto, nel 1907 la sua amata Adele. Ho visto di recente il film WOMAN IN GOLD, che racconta la storia di questo quadro. Un film prezioso, i cui attori sono di una straordinaria bravura grazie anche all'interpretazione di Ellen Mirren, che impersona Maria Altmann. Da qui l'idea di giocare sul mio disegnino, per raccontare la vera storia di questo dipinto di Gustav Klimt, che ha del meraviglioso. Lui ha impiegato 3 anni per realizzarlo, io poco più di mezz'ora per scopiazzarlo a modo mio. Pensando alla sua drammatica storia.




Ritratto di Adele Bloch-Bauer I - 1907
Olio e oro su tela, 138 x 138 cm


Collezione privata
Osterreichische Galerie Belvedere, Vienna (destinato alla Neue Galerie, New York)
Una storia avventurosa 

Il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I di Gustav Klimt ha trovato la sua sistemazione definitiva. È di questi mesi (giugno), infatti, la notizia che il capolavoro è stato acquistato dal magnate dei cosmetici Ronald S. Lauder per la stratosferica cifra di 135 milioni di dollari. 
L’operazione si è svolta a trattativa privata e l’ammontare della cifra non è stato ancora confermato a livello ufficiale. Lauder ha però già dichiarato che destinerà il quadro alla Neue Galerie, un piccolo museo di arte austriaca e tedesca a New York. 
L’opera è stata venduta da Maria Altmann, ultima erede della famiglia Bloch-Bauer. Il dipinto fu portato in America dai discendenti della famiglia di nascosto alle autorità viennesi che ne rivendicavano la proprietà in base a dei decreti legislativi di tutela del patrimonio artistico nazionale, emessi per difendere le opere del Paese dai trafugamenti perpetuati dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Dopo il processo che vide come controparti il Governo Austriaco e i discendenti di Adele, il verdetto dei giudici attribuì definitivamente l’opera a Maria Altamann, che in questi giorni ha deciso di lasciare il dipinto in eredità (dietro dovuto compenso!!!) alla Neue Galerie di New York. 
In molti ritengono che la donna dipinta, Adele Bloch-Bauer fosse stata l’amante segreta del pittore per almeno dodici anni, tanto è vero che l’artista la disegnò in altri due quadri: le due versioni della “Giuditta I”, entrambi del 1901, dove la protagonista del passo biblico (Adele) tiene in mano la testa del decapitato Oloferne, diventando l’eroina che libera gli ebrei.

L'opera è uno dei più famosi capolavori di Klimt del cosiddetto periodo “d’oro”(1905-09). Raffigura Adele Bloch-Bauer, moglie di un industriale dello zucchero di origini ebraiche. 

La figura della donna si staglia su una sorta di prato dorato e finemente cesellato di tasselli colorati. Una fitta decorazione a foglia d’oro avvolge e ricopre tutto il suo corpo. In mezzo a tanta preziosità spicca il volto, che riassume l'ambiguo contrasto tra erotismo e caducità della vita, comune ai migliori ritratti di Klimt. 
Per realizzare l’opera, Klimt impiegò quasi 3 anni.

Il secolo lungo del capolavoro di Klimt rubato dai nazisti, conteso in tribunale

Il quadro dipinto a Vienna nel 1907, requisito nel '38, recuperato nel 2006, oggi è a New York. Gli acquisti sospetti e le denunce degli eredi. Le razzie del Reich sono ancora al centro di battaglie legali. 



Dalla Mitteleuropa a Manhattan, dalla Belle Epoque al terzo millennio: inseguito per anni da una donna attraverso due guerre e gli abissi del nazismo. È il viaggio di un quadro. Olio su tela, argento e oro, 1 metro e 40 per 1 metro e 40, «Adele Bloch-Bauer I», capolavoro di Gustav Klimt, oggi è custodito nel cuore degli Stati Uniti: «Neue Galerie», 1048 della Quinta Strada, museo dell'arte tedesca e austriaca di New York. La targhetta vicina al ritratto accenna a una storia fuori dell'ordinario. Alla voce «Provenienza», nell'ordine, elenca: «Adele e Ferdinand Bloch-Bauer, Vienna (acquistato dall'artista)». Furono i primi e legittimi proprietari. Ebrei. Per questo il quadro venne loro «sequestrato dalla magistratura viennese» (in seguito all'Anschluss nazista, marzo 1938). Hitler voleva distruggere le radici ebraiche, prime fra tutte quelle culturali, nelle società dei Paesi occupati; stabilì che gli ebrei dovessero cedere i loro beni agli «ariani» a prezzi «politici». È a questo punto che nella genealogia del dipinto compare il nome di Erich Führer, avvocato, definito «amministratore designato dallo Stato per Ferdinand Bloch-Bauer». Molti pezzi della collezione di quella famiglia passarono dalle sue mani tra gli anni Trenta e Quaranta. Alcuni finirono all'«Österreichische Galerie Belvedere» di Vienna. Resta un'ultima frase: «Restituito agli eredi di Adele e Ferdinand Bloch-Bauer dalla Repubblica d'Austria». Ciò che la targhetta non dice è come sia successo.
Maria Altmann accanto al ritratto della zia Adele Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt
Maria Altmann accanto al ritratto della zia Adele Bloch-Bauer dipinto da Gustav Klimt

Intorno a questo quadro scorrono la storia del Novecento e quella di una persona non comune. Si chiamava Maria Altmann. Adele Bloch-Bauer era sua zia. La signora Altmann, «donna elegante e meravigliosa» nel ricordo dell'avvocato che l'assistette, è morta il 7 febbraio scorso, all'età di 94 anni. Ne aveva 82 quando citò in giudizio lo Stato austriaco davanti a una corte della California: finalmente, nel 2006, al termine di una lunga battaglia, ottenne la restituzione di cinque Klimt, compreso quel famoso e bellissimo ritratto (che poi ha venduto per 135 milioni di dollari).

Sembra un epilogo e invece è il punto di partenza per un viaggio all'indietro nel tempo, a ricomporre memorie di vite oltraggiate, fino all'inizio del XX secolo. È in corso la Secessione viennese: nella raffinata capitale austriaca si sviluppano nuovi stili artistici e i Bloch-Bauer, nella casa di Elisabethstrasse, organizzano serate musicali e ricevimenti famosi in tutta la città. Adele Bloch-Bauer è l'anima di un salotto nel quale fra gli ospiti capita di incontrare Gustav Mahler e Richard Strauss. Nel palazzo risuonano le note dello Stradivari che i Rothschild donarono a Gustav, padre di Adele, grande avvocato e loro amico. La vita può essere dolce: cultura, musica e arte nella Vienna irripetibile dove convivono Freud, Wittgenstein, Musil. E Gustav Klimt, ovviamente. È a lui che il marito di Adele, Ferdinand Bloch-Bauer, magnate dello zucchero, commissiona un ritratto della consorte. L'artista lo termina nel 1907, nel pieno di quel «periodo aureo» che ne segna l'opera ai primi del secolo scorso, influenzato anche da due viaggi compiuti a Ravenna nel 1903. Sì, la vita è dolce. Ma quell'epoca si va esaurendo. All'orizzonte c'è la Grande guerra, poi verrà Hitler. Ferdinand Bloch-Bauer, reo di aver appoggiato la resistenza all'Anschluss, sarà costretto a riparare in Svizzera nel 1938: la sua società «arianizzata», la casa e le collezioni di opere d'arte e porcellane requisite. Anche sua nipote Maria Altmann lascia l'Austria nel 1938. Ha 22 anni, fugge a Liverpool e poi, nel '42, si trasferisce in California. Diventa cittadina americana tre anni più tardi, poco prima che un nuovo mondo cominci a porsi il problema di sanare le ferite che l'hanno sfregiato. Dei casi di opere d'arte sottratte agli ebrei si occupano soprattutto le autorità statunitensi, che stipulano accordi bilaterali con i Paesi liberati e creano una speciale unità dell'esercito incaricata di censire i tesori trafugati: l'idea è rispedirli nei Paesi di provenienza perché siano restituiti ai proprietari o ai loro eredi. Risulterà più complicato del previsto.
Molti Paesi, dal 1946 in avanti, rinnovano i loro ordinamenti.Fra questi c'è l'Austria, che al termine della Seconda guerra dichiara prive di valore le transazioni basate sulle leggi naziste. Ma non basta. La galleria Belvedere sostiene che i Klimt sono un dono di Adele Bloch-Bauer. Non è esattamente così: il proprietario dei dipinti è Ferdinand, che per iscritto li lascia ai nipoti. Ma per dimostrarlo occorrono anni: la lettera con le sue volontà rimane chiusa in un cassetto del ministero della Cultura austriaco fino al 1998, quando il giornalista investigativo Hubertus Czernin la rende pubblica. Vengono alla luce altre carte. Una, piuttosto imbarazzante per il museo viennese, reca il testo che nel 1941 accompagnava il primo ritratto di Adele: scritto dall'avvocato Führer, si chiudeva con «Heil Hitler».
Non è un caso isolato. Varie opere trafugate da gerarchi e ufficiali del Reich sono state acquisite - magari chiudendo un occhio sulla provenienza - da musei nazionali. Il diritto internazionale prevede che uno Stato sovrano non possa essere giudicato da un suo pari. In cause intentate negli Usa da cittadini certi di poter dimostrare i propri diritti su alcuni pezzi, i governi di Spagna o Austria faranno valere quel principio per dichiararsi esentati rispetto all'attività dei magistrati di un Paese straniero. Così, a oltre 60 anni dai fatti, ci sono vertenze ancora non risolte.
Alla fine del gennaio scorso l'ordine degli avvocati dello Stato di New York ha riunito legali ed esperti d'arte per discutere la materia. Domani si replica a Milano, con un convegno mondiale (il primo del genere in Italia) organizzato dall'Unione internazionale degli avvocati. Parteciperà fra gli altri Salvatore Filippini La Rosa, avvocato della Flb&Partners, unico italiano invitato anche all'appuntamento di New York: «Sono stati illustrati casi interessanti sia dal punto di vista del diritto sia da quello della storia e persino dei rapporti tra Stati. La causa legata al ritratto di Adele Bloch-Bauer, per esempio, si è risolta quando, di fronte alla Us District Court per il Central District della California, Maria Altmann sostenne la violazione di norme austriache e californiane e, soprattutto, sostenne la giurisdizione della District Court ai sensi del Foreign Sovereign Immunities Act del 1976, una legge che le corti ritennero dovesse applicarsi retroattivamente e che stabilisce la competenza delle corti federali distrettuali rispetto alle cause civili contro Stati stranieri, fissando eccezioni all'immunità di questi ultimi per i casi relativi a proprietà acquistate violando le norme del diritto internazionale».
Adele Bloch-Bauer, la donna del quadro, è morta di meningite nel 1925. Aveva 43 anni. Il suo volto ritratto da Klimt, e la storia di quel dipinto, resteranno per sempre.

venerdì, settembre 15

LE PALUDI DELLA TRISTEZZA di Angela Fabbri


LE  PALUDI  DELLA  TRISTEZZA


Oggi mi sembra di essere BASTIANO della “ STORIA  INFINITA “ ( * ) e da un pezzo sento che tutti stiamo attraversando ‘Le paludi della tristezza’ dove il ragazzo ATREIU perderà il suo amato cavallo ARTAX che dalla tristezza viene inghiottito come da sabbie mobili e va giù va giù.
Va giù e scompare sotto gli occhi disperati di ATREIU che deve assistere a tutto quel lento affondare e lasciare le briglia che ha tenuto spasmodicamente per tirar su e via da lì il suo cavallo. Deve lasciarle per non affondare anche lui.
ATREIU sopravvive perché ha un compito da assolvere che, pur nel pianto della perdita, lo investe completamente. Da ragazzi si sa votarsi senza risparmio.

Questo è solo un episodio del libro e del film che ne ha messo in immagini la storia.
E’ solo un episodio dentro al pericolo inesorabile del NULLA che sta assorbendo il Mondo di Fantàsia arrotolandone i confini, come i margini di una carta scaldata, accesa, annerita e consumata dal fuoco, e cancellandoli.
Il NULLA è il male finale.
Nel film viene espresso con la NEBBIA.
Il Bastiano all’inizio è il ragazzo che legge del Paese di Fantàsia, s’immedesima, ma non è del tutto convinto della gravità di ciò che vi accade.
Solo quando deciderà di entrare nella storia, cioè di mettersi in gioco di persona, il Mondo di Fantàsia, che a dir la verità è ormai ridotto solo a un puntino di luce, rinascerà. Con la stessa velocità con cui era stato assorbito e distrutto.
Dunque, forse, da qualche parte, qualcuno sta desiderando di spazzar via la tristezza dal mondo.
Magari potrei essere anch’io, che sto scrivendo di questo sul tavolo di un’oscura cucina un pomeriggio di novembre coperto di nebbia, come si addice a noi, qui, della Val Padana.

La Nebbia fa sparire le cose che esistono sicure, sposta gli oggetti sulle strade conosciute, cancella i punti di riferimento, ti si alza tutto attorno come un muro d’isolamento.
Come la Nebbia, il Nulla è molto subdolo: non ci si accorge di lui finchè non ti si è già infiltrato in casa. A sbiadire adagio le cose che ci abbiamo messo con cura e con gioia.
Per cui, poi, alla lunga, non ne riconosciamo più la fisionomia. E perdono di valore per noi. E, poi, alla lunga, di valori non ne abbiamo più. Ce ne siamo spogliati. Ce ne siamo allontanati.
Li abbiamo dimenticati. Sono diventati così irraggiungibili che non sappiamo più nemmeno di averli dimenticati. E avuti.

Angela Fabbri (Ferrara CNN, 20 novembre e 29 dicembre 2016)

( * ) 
-  “ LA  STORIA INFINITA ”, romanzo di MICHAEL  ENDE 
     (“Die unendliche Geschichte”, Stuttgart 1979)  


-  Film omonimo di Wolfgang Petersen, 1984, su soggetto di Ende e sceneggiatura di Petersen