POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, novembre 18

IN MORTE DEL LOSCO RIINA di Danila Oppio



In morte del losco Riina

Poesia  metasemantica (simil Gnòsi della Fànfole)

Se sgusciagliando nella froda gronda
T’imbratti battendo la starpa affronda
Caspita di sfrugolare nella stretta morca
E catapultisci verso il torrone.

Mai approcchiarsi a un losco informe
Quasi che sbroglische tarme infami
Potrebbi cascottare nel picioso latrame
Come se sciscolassi sotto le storchie
Di un piscoloso lurcido cantrame.

Ci sto provincando, non so se ci riusco
A facchiare la poesischia di Fosco
Ma Raini non sapra, e mappure Riina,
poschiè son moricchi e non tronano più.

Danila Oppio



Per chi non avesse capito…

Se infilandoti nella fredda notte
T’imbatti in una pozzanghera
dove la scarpa affonda
Capita di finire dentro la grigia morchia
E scivolare verso il burrone.

Mai approcciarsi a un losco individuo
Poiché imbroglia con trame infami
Potresti cadere nell’appiccicoso letame
Come se scivolassi con le ciaspole
Su di un appiccicoso lurido catrame.

Ci sto provando, non so se ci riesco
A rispecchiare la poesia di Fosco
Maraini, e non saprà, e neppure Riina
Poiché sono morti e non tornano più.


BARBABLU' di Danila Oppio


Barbablù

C’era una volta
Una grande torta
Ed ora non c’è più
Perché se l’è pappata
Il goloso Barbablù

E vero non è
Che mangiava bambini
Gli piaceva invece il té
Con un ricco cabaré
Di cremosi pasticcini.

Fiabe di orchi assassini
che rubavano i bambini
e lupi che sbranano le nonne
e chi le ascoltava
passava la notte insonne.

Eppure c’era del vero
Nel racconto dell’uomo nero
Ancor oggi se ne ha paura
Se lo incontri per via
O altrove, nella sera scura.

Quanto male nel mondo!
Bimbi che muoiono di fame
Perché non hanno pane
E se guardiamo in tondo
C’è sempre chi ne abusa.

Vorrei poter cantare
Una bella filastrocca
Magari un poco sciocca,
che faccia ben pensare
che il mondo può cambiare.

C’era una volta
Una grande torta
Ed ora non c’è più
Perché se l’è pappata
Il goloso Barbablù.


Danila Oppio

venerdì, novembre 17

ANTOLOGIA IL FEDERICIANO - contiene Versi tra i fornelli di Danila Oppio


E' arrivato poco fa il postino, che mi ha consegnato le copie dell'antologia IL FEDERICIANO 2017. In questo libro è stata inserita la mia poesia VERSI TRA I FORNELLI.

Versi tra i fornelli

Libelli in salsa piccante
Fritto di rima croccante
Versetti in tautogramma
Epigrammi di contorno
Ossimoro della mamma
Endecasillabo lessato
Distici in crosta al forno
Enjambement con gelato
Assonanze bollite
Metonimie fritte
Metafore sott’aceto
Polisindeto all’aneto
Strofe in quartine arrosto

Da far impallidire Ariosto!
E anche Carlo Cracco.
Perbacco!

Danila Oppio

mercoledì, novembre 15

Tributo a Ignàc Semmelweis, il Salvatore delle Madri di Silvio Coccaro

Tributo a Ignác Semmelweis, il Salvatore delle Madri
(Buda, 1º luglio 1818 – Döbling, 13 agosto 1865)


Ignác Semmelweis nacque a Tabán, antico quartiere commerciale di Buda, allora non ancora unita a Pest. A 19 anni s’iscrisse alla facoltà di legge dell'Università di Vienna, ma dopo aver frequentato su invito di un amico le dissezioni anatomiche eseguite dall'anatomopatologo von Rokitansky, si appassionò tanto intensamente agli studi medici da dedicar loro tutta la sua vita. Divenne un componente della Scuola Medica Viennese, allora rinomata in tutta Europa ed ebbe per amici il barone Karl von Rokitansky, il grandissimo semeiotico Josef Škoda e il celebre dermatologo Ferdinand von Hebra. Purtroppo, non riuscì ad accedere ad alcun istituto di questi tre celebri clinici per cui deviò i suoi interessi alla clinica ostetrica universitaria. Non di meno Rokitansky gli concesse la facoltà di eseguire le autopsie sulle madri decedute per parto.
Joann Boër, ostetrico dotato di un grande senso di affetto per le partorienti, da quando era diventato il responsabile dell’Ostetricia aveva fortemente limitato la possibilità di eseguire dissezioni sui cadaveri delle puerpere a meno che non vi fossero stati stringenti interessi scientifici a favore. Con lui la percentuale delle donne che morirono nelle vicinanze del parto (= puerpere) si attestò intorno all'1% dei ricoveri.
Successivamente la direzione fu assunta da Joann Klein che impose ai suoi assistenti di eseguire sempre le autopsie e le visite. Invece nella divisione diretta da Bartch i parti venivano presi solo dalle ostetriche. Semmelweis notò che in questo secondo reparto la mortalità delle madri era bassa, mentre in quello di Klein aveva raggiunto picchi elevati e si chiese la ragione di tale differenza.
Le morti puerperali, secondo le teorie fantasiose ed erronee dell’epoca, erano addebitate a ristagno di liquidi uterini che andavano incontro a putrefazione oppure a compressione dell’intestino ad opera dell’utero gravidico che causava ristagni e putrefazioni intestinali oppure a gas velenosi presenti nell’aria che avrebbero causato tali putrefazioni.
Poi, un giorno, morì l’amico medico Jacob Kolletschka, al quale fu praticata l’autopsia. Semmelweis notò che la morfologia delle lesioni del suo corpo era molto simile a quella delle donne morte per febbre puerperale e seppe anche che, qualche giorno prima della morte, l’amico si era ferito nel corso di una dissezione. Questo lo indusse ad ipotizzare una relazione di causa ed effetto tra le dissezioni anatomiche, le visite ostetriche alle puerpere e la loro morte. Poiché i medici che eseguivano le autopsie effettuavano anche le visite mediche alle puerpere egli prescrisse loro una pratica clinica che per noi oggi è elementare: il lavaggio delle mani con una soluzione di cloruro di calcio, dopo le dissezioni e prima di ogni visita medica intima alle donne. Bastò questo semplice accorgimento per far diminuire fortemente la mortalità tra le madri ricoverate. Un altro accorgimento fu quello di cambiare le lenzuola, specialmente se sporche di sangue. I farmaci moderni quali gli antibiotici e i disinfettanti non erano neppure all’orizzonte!
Oggi sappiamo che i cadaveri pullulano di germi di ogni specie e comprendiamo facilmente la causa della febbre puerperale. I batteri patogeni dei cadaveri venivano introdotti involontariamente nel canale del parto dai medici che poco prima avevano eseguito le autopsie e perciò le madri, visitate subito dopo, si infettavano e poi morivano. Lavare accuratamente le mani riduce la loro carica batterica per cui il contagio è più difficile.
Eppure Semmelweis, invece di essere apprezzato ed onorato, fu oggetto di una campagna persecutoria fatta di invidia, di gelosia e di risentimento. I medici si rifiutavano di essere considerati «untori» e per aver lui dato disposizioni, a cui non era stato autorizzato, fu licenziato dalla Clinica Universitaria. Tra i suoi nemici si schierò, mi spiace dirlo, perfino Rudolf Virchow, il padre dell’anatomia patologica moderna. von Rokitansky, Škoda e von Hebra lo difesero e contribuirono a diffondere le sue teorie che lui ripropose anche all’Ospedale San Rocco di Pest, dove ottenne gli stessi risultati positivi.
Ma la comunità scientifica dell’epoca gli si scagliò contro rabbiosamente e questo non fu che il principio della sua tragedia, morirà in manicomio, forse per le percosse dei suoi custodi.
Al culmine delle astiose polemiche, l'amico Ferdinand von Hebra scrisse in sua difesa: «Quando si scriverà la storia degli errori umani, se ne troveranno pochi più gravi di questo commesso dalla scienza nei confronti di Semmelweis».
Riconoscimenti ed onori postumi
I lavori del 1879 di Louis Pasteur e del 1883 di Joseph Lister confermarono la grandezza e l’esattezza delle sue intuizioni che oggi sono patrimonio della Scienza moderna.
1894: la città di Budapest gli eresse un monumento funebre;
1906: gli si eresse una statua davanti all'ospedale di San Rocco e gli s’intitolò la Clinica Ostetrica dell'Università;
1969: l'università di Budapest venne rinominata in suo onore "Università Semmelweis";
2013: l'UNESCO inserì alcuni documenti suoi nel registro della Memoria del mondo.