POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

domenica, luglio 5

A ricordo del Funerale di Padre NICOLA GALENO OCD



Carissima Dani,
la Signora Marta mi ha inviato il 1° luglio il racconto del funerale di Padre Nicola. Sicuramente l'ha inviato anche a te, ma lo deve avere messo in Bozze. La Signora è come me, non è molto pratica di computer; ieri mi ha scritto per scusarsi di non aver risposto a una mia email, che era convinta di avere spedito e che invece era rimasta in Bozze. 
Ti invio io il resoconto, lo trovi qui sotto. Penso di poterlo fare senza problemi visto che aveva detto anche a te che te l'avrebbe inviato.
Anche a me è dispiaciuto non prendere parte alle esequie, ma si fa come si può, cara Dani.

Tua Alessandra

Carissima Alessandra, ti ringrazio, come sono grata anche a Marta per l'invio così dettagliato dei funerali di Padre Nicola, che riporto qui sotto. 

Cara Alessandra e famiglia,
è incredibile il senso di pace che ha pervaso il mio cuore e quello degli amici presenti al funerale, anche di quelli che conoscevano il Padre solo attraverso di me.

Sono sicura che per la santità del nostro amatissimo Padre Nicola, seppure egli si sia presentato appena alla soglia del Cielo, ci vengono già elargite copiose Grazie!
Il viaggio in macchina mi ha permesso di conoscere meglio il signor Bianconcini, carissimo amico di Padre Nicola, (e che Padre Nicola desiderava vedere come mi ha detto venerdì 26 GIUGNO quando ero andata a trovarlo a Legnano).
Ho anche scoperto che il Signor Giancarlo Bianconcini conosceva molto bene i miei genitori! 

Giancarlo mi ha raccontato del Padre che conosceva dal 1975, quando Padre Nicola era appena arrivato a Bologna con Padre Vincenzo e un altro frate al Corpus Domini.

Il viaggio è andato benissimo fino a che siamo arrivati con mezz'ora di anticipo dalla chiusura della cassa, a 12 km circa da Legnano, poi c'era confusione nelle indicazioni stradali e così abbiamo girato in tondo per un po' di tempo ma siamo riusciti ad arrivare quando la cassa purtroppo era già stata chiusa, tuttavia al 2° Mistero doloroso del Rosario.

Francamente io avrei preferito il Misteri Gloriosi, comunque al 4° Mistero ci siamo interrotti perché erano le 10 ed è iniziata la S. Messa.  Tutta la funzione è durata fino alle 11:30.
Forse però il Padre ha apprezzato i Misteri dolorosi per quella "Scientia Crucis" che appartiene ai carmelitani e moltissimo al suo cuore.

La chiesa di S. Teresa del Bambino Gesù si è gremita pian piano perché era giorno lavorativo e, a fine Messa, quando ci sono state tre testimonianze c'erano persone fino in fondo alla chiesa.

Il funerale è stato concelebrato da numerosi frati, presieduto credo (?) dal Padre Provinciale (quello con la casula nelle foto che ti manderò) che ha fatto anche l'omelia, e il Priore che ha condotto le altre parti importanti della Messa. 
Nel presbiterio c'erano anche vecchi frati seduti.
Tra i concelebranti come si vede dalle foto, erano presenti alcuni frati direi indiani.
(Il Padre mi disse che i carmelitani indiani costituiscono il 50% dell'attuale ordine dei Carmelitani Scalzi)

Sulla bara del nostro amatissimo Padre è stata posta dal sacrestano la cappa bianca carmelitana (qui mi sono davvero commossa) e la stola bianca con un ricamo in oro che credo stesse a simboleggiare come il confine di un territorio (io ho pensato che rappresentasse la terra di Missione).

Il Vangelo è stato bellissimo: la proclamazione integrale fatta dal Priore di Legnano del Vangelo di Luca dell'episodio dei due discepoli di Emmaus.
Ecco, durante questa lettura mi sono proprio commossa perché pensavo che anche il nostro Padre diventerà partecipe della conoscenza dei Misteri "insondabili" del dolce Signore (così amava ripetere spesso nelle sue liriche) ...posso solo "lontanissimamente" immaginare quale Gioia sublime custodirà nel suo cuore ardente...

L'omelia è stata fatta a braccio, senza fretta e lunga. Il Padre provinciale ha dedicato una parte cospicua per parlare della Salvezza a cui siamo destinati e a spiegare il testo di S. Luca, inserendo qua e là riferimenti al nostro Padre Nicola.
Poi via via si è concentrato di più sul Padre Nicola stesso.

Sinceramente conoscendo Padre Nicola, la mia impressione (e di Cristina Berselli figlia della Signora Alma di Bologna a cui il Padre era molto legato) è stata che chi parlava conoscesse un po' superficialmente il nostro Padre, tuttavia, ha esordito subito, penso proprio ispirato dal Cielo, dicendo che Padre Nicola aveva 
un'impronta mistica e che preparando la Messa, i Padri Carmelitani avevano proprio voluto scegliere quel brano del Vangelo per le esequie.
Sono state ricordate anche le liriche del Padre (ma gli è anche scappato detto che potevano sembrare un po' come un divertimento). È stato fatto riferimento anche al cuore poetico di S. Giovanni della Croce.

Hanno ricordato come il Padre scattasse foto degli eventi che accadevano (però nessun riferimento alle opere d'arte cristiane...)
È comunque stato ricordato, (dal Priore a fine Messa quando sono state fatte le testimonianze) con un misto di ammirazione e stupore, il suo modo di mettersi in relazione con un numero imprecisato di persone di tutti i tipi, anche molto e imprevedibilmente dilatato, tramite il computer, portando a esiti anche incredibili!

Tutta la Messa e le esequie sono state accompagnate dai canti del bel coro numeroso, collocato dietro l'altare e da un grande organo dal bellissimo suono.
Alla fine il Priore ha introdotto le testimonianze, ricordando come ho accennato, tratti più precisi della vita di Padre Nicola. 

Il rito dei funerali che vengono fatti in Lombardia è bellissimo perché poco dopo l'inizio della Messa vengono invocati per nome tutti i santi maggiori e in questo caso si è concluso con l'invocazione a tutti i santi carmelitani a cui da ora si aggiunge anche il nostro amatissimo Padre Nicola.
(Questo mi riempie di immensa gioia e mi commuove moltissimo)

Alla fine sono state fatte le testimonianze.
Un carissimo confratello più o meno coetaneo di Concesa, Padre Giuseppe Pozzobon (poi vedi foto) dal sorriso bello e un modo di parlare con il cuore in mano e con il quale Padre Nicola si sentiva quotidianamente, (dall'impressione che mi ha fatto penso proprio vi fosse tra loro molta sintonia) ha detto che Padre Nicola per S. Giuseppe gli aveva mandato una lirica su San Giuseppe in cui ripercorre tutti i testi del Vangelo che parlano del Patriarca, raccomandandoli di tenerla da conto perché voleva che fosse letta al suo funerale. Così è stato, dopo questa introduzione, il Priore ha dato lettura di questa bellissima lirica e testamento spirituale del Padre Nicola.



Santuario di Santa Teresa del Bambino Gesù e affresco sulla cuspide dell'altare rappresentante tutti i santi Carmelitani, dipinto dall'artista rumeno Emilian Nicula giusto in tempo poco prima che morisse.

Dopo sono andata io.
Le tante preghiere degli amici e il dolce imperativo di Sr. M. Rosa
(" fatti forza") mi hanno dato davvero una gran forza ...incredibile. 
L'assemblea ha ascoltato in silenzio assoluto e con grandissima attenzione quanto dicevo, compresi i Padri carmelitani (e percepivo che per alcuni di loro fosse una scoperta.

 Questa sensazione l'ho percepita distintamente, ma mi è stata confermata da Bianconcini e poi da Cristina Berselli (figlia di Alma Boldrini Berselli, che il Padre amava come una seconda mamma, e viceversa la Signora Alma lo amava con un così grande rispetto che dopo la sua morte ha saputo dai figli che la Signora vedeva in Padre Nicola quel figlio sacerdote che avrebbe voluto tanto avere).
Mi hanno detto che mentre parlavo sono riuscita a trasmettere dei sentimenti che hanno toccato il cuore.
L'ultima testimonianza, breve e bellissima, è stata dei fratelli del Padre. Nicoletta ha detto che vuole ricordare Nicola, quando erano bambini e allora, ancora di nome Antonio, caricava i fratelli su una sedia e li scarriolava mentre tutti cantavano una allegra canzone.

Finita la Messa, la bara è stata benedetta dal Padre Provinciale (? quindi) è stata caricata sull'auto e poi tutti i frati presenti hanno cantato in gregoriano a Maria: Flos Carmeli.
Bianconcini, io e poi Cristina Berselli (che si è presentata e ci ha chiesto un passaggio per il ritorno…
Infatti. nella mattina aveva perso delle coincidenze così da Rho aveva preferito prendere un taxi per Legnano...) abbiamo deciso di andare al Cimitero Monumentale per aspettare le 15:00- 15:30 quando sarebbero tornati tutti per l'inumazione.
Cristina, essendo arrivata in tempo per vedere la bara aperta, ci ha girato nel frattempo la bellissima foto del Padre che qualcuno aveva scattato.

Al cimitero ne abbiamo approfittato per cercare la tomba dei Carmelitani, ma il luogo, che sembrava abbastanza piccolo, sotto il sole delle 12:30 era decisamente troppo grande!

Il camposanto è molto bello perché ci sono alcune tombe di famiglia vere e proprie piccole chiese, o piccoli mausolei, statue, ma tutte le altre tombe hanno le lapidi a terra e camera sotterranea.
Più tardi sono arrivati gli addetti del cimitero e non sapendo quando sarebbero giunti i famigliari e il Priore, hanno pensato bene di portare sotto il portico d'ingresso, dove incredibilmente soffiava una bella arietta, la bara del Padre e appoggiarla già sul carrellino.
Io sono stata felice perché mi sono posta vicino alla bara fino alle 15:30, tenendo appoggiata una mano sul coperchio parzialmente rivestito da una bella e profumata composizione di gigli e di altri fiori bianchi che certamente sono piaciuti molto al Padre.



Non ho potuto assistere nella mattina alla chiusura della bara, ma ora recuperavo, ringraziando il Signore e benedicendolo a nome di tutti gli Amici di Padre Nicola che non poterono essere fisicamente presenti, dunque anche per la famiglia Leveque.

Pensa che in passato più volte il Padre mi ripeteva: "chissà quando muoio se qualcuno ti avviserà" e invece   la Mamma Celeste ha predisposto tutto con dolcezza di madre.
I Carmelitani scalzi hanno uno spazio sotterraneo molto grande, tanto che è denominato: Campo carmelitani.
In realtà è facilissimo arrivarci.

Si percorre il viale centrale (praticamente senza alberi) di fronte al cancello di ingresso al cimitero, si va oltre una costruzione alta che è al centro del vialetto e che in parte si ispira al Mausoleo di Teodorico, e pochi metri dopo si gira a sinistra dove c'è scritto Campo M. Lì è facile individuare le tante piccole lapidi dei Carmelitani.
Abbiamo aspettato il Priore che ha definitivamente benedetto la bara che è stata calata nel sepolcro sottostante.
Cara Alessandra più tardi o domani ti mando le foto.
Tieni presente che non amo fotografare durante la Messa né spostarmi in Chiesa per avere la migliore inquadratura.
Serena notte.
Marta

Attendo le foto che spero la Prof. Marta si sia ricordata di inviarti. Lei è la vedova del pittore Angelo Titonel, ottimo artista che dipinse tante immagini di Padre Pio, e che si possono vedere a questo link, sotto titolate dal liriche di Padre Nicola, così l'arte cammina a braccetto. 


Bisogna ringraziare Padre Nicola per aver messo in contatto le sue amicizie femminili, ovvero Alessandra Giusti Leveque, Marta Montanari Titonel e la sottoscritta Danila Oppio. Così ricordandolo tra noi, lo teniamo in vita nei nostri cuori e pensieri, e nelle preghiere. 
Vorrei aggiungere alcune informazioni: 
Padre Nicola ora riposa nello stesso luogo dove è stato deposto Padre Vincenzo Prandoni, suo carissimo confratello e amico. 


Questo Padre è il fratello della mamma del notaio Vittorio Zambon il quale  dirige anche il coro parrocchiale e suona l'organo in chiesa. Lo conosco bene perché si è occupato di pratiche per la mia famiglia.
 
Il titolare delle Onoranze Funebri Luoni, che un tempo erano gestite dai    nonni di Marco Cera, ora se ne occupa il nipote con grande attenzione, infatti si è preso cura anche delle esequie di mia madre, avvenute 5 anni fa, perché Marco era un ragazzino che frequentava il catechismo dell'iniziazione durante il quale ero la sua catechista, e l'ho sempre seguito con affetto sincero. 
Un altro appunto: dietro lo spazio Carmelitano nel cimitero monumentale di Legnano, ce n'è un altro dedicato ai bambini deceduti piccolissimi, magari anche appena nati. E lì riposa anche il mio nipotino Jacopo, tornato al cielo solo un'ora dopo essere venuto alla luce. 
 A Legnano non c'è solo il cimitero Monumentale, ma anche un altro molto più grande, ai limiti della città che si è ingrandita e quindi il Camposanto antico non può più accogliere altri abitanti del luogo. 
Non ho ancora ricevuto le foto relative al funerale di P. Nicola, per cui aggiornerò questo articolo non appena le mie amiche Alessandra o Marta me le invieranno.
Intanto vorrei ricordare un altro amico di di Padre Nicola, Cosimo Canuto, detto anche Imo White, che ha creato e curato due siti online, che sono i seguenti: 
Una preghiera vola ora in Cielo dedicata al nostro amico Carmelitano Padre Nicola Galeno. 

Alessandra Giusti Leveque, Marta Montanari Titonel e Danila Oppio 

sabato, luglio 4

Devo imparare ancora una terza cosa: Non devo abituarmi . Padre MAURO ARMANINO



Erich Fried poeta

Devo imparare ancora una terza cosa: Non devo abituarmi
Non devo uccidere
non devo tradire
Questo lo so
Devo imparare ancora una terza cosa:
Non devo abituarmi

Recita così uno degli scritti di Erich Fried, poeta austriaco ebreo. Costretto ad abbandonare Vienna per Londra dopo l’occupazione nazista morì in Germania nel 1988. Lavorò come bibliotecario, operaio chimico, giornalista e commentatore radio alla BBC. Forse per esperienza personale ha colto e sottolineato ciò che ha rischiato di condurlo alla scontatezza della vita. L’abitudine, lo sappiamo per esperienza è gloria e miseria degli umani. Struttura mentale e aiuto a sbrigare le mille sfide del quotidiano. Allo stesso tempo terribile spegnimento e normalizzazione di ciò che, in definitiva, rende la vita degna di essere vissuta. 
Com’è noto, la parola abitudine deriva dal latino antico habituare. Si trasforma poi in ‘habitus’, modo di essere che ci condiziona, confeziona e ci ‘veste’ come qualcosa che ci sembra naturale. I sinonimi più comuni sono ‘avvezzare e assuefare’. Entrambi i verbi portano il peso, appunto, dell’abitudine. Finché poi, senza destare sospetto e nel trascorrere del tempo, come nel noto diario di Cesare Pavese, la vita diventa un mestiere. Una vita che cospira per abituarci a tutto. Dalla lista dei morti alle frontiere, alle guerre senza fine, alle violenze quotidiane e perfino alla bellezza. Ci si abitua a tutto e tutti. All’esilio, al carcere, alle menzogne e al sopruso. Ci si avvezza alla vita e all’ostinata presenza della morte. Alle democrazie di facciata e alle dittature militari come alla politica spettacolo. Ai genocidi come alla fame nel mondo e al capitalismo come religione. Ci si abitua anche all’assenza di Dio.

Perché se mi abituo
tradisco
quelli che non si abituano
perché se mi abituo
uccido quelli che non si abituano
al tradire
e all’uccidere
e all’abituarsi

Abituarsi alla sofferenza dell’altro e alla complicità con l’ingiustizia perpetrata da chi detiene il potere è dunque, secondo Erich Fried, tradimento e uccisione di coloro che hanno resistito all’assuefazione. A qualche giorno dall’anniversario del Genova Social Forum in occasione del G8 del luglio 2001, queste parole diventano profezie. Aiutano a leggere il presente, bagnato dalla speranza e reiterano la promessa di un altro mondo che è possibile.

Se mi abituo anche solo all’inizio
inizio ad abituarmi alla fine

Il ripudio della guerra, stampato sulla costituzione italiana e puntualmente tradito da allora, dovrebbe tradursi nel ripudio all’abitudine di ogni forma di tradimento dell’umano. Ci siamo fin troppo abituati all’inizio ed è forse giunta l’ora di non assuefarsi alla fine.


             Mauro Armanino, Genova, Luglio 2026

domenica, giugno 28

solo 6 giorni fa, la goliardia di Padre Nicola OCD gli ha permesso di inviare....

Questa foto accompagnata da lui con una battuta, perché da giovane viaggiava in moto e poi, più tardi, in bicicletta, per finire ultimamente sulla sedia a rotelle. Insomma, l'angelo della morte lo ha colto nel giro di pochi giorni. Buon viaggio nel Regno dei Cieli che te lo meriti.

Danila, Alessandra, Marta e tutti i tuoi corrispondenti senza dimenticare i tuoi fratelli sia religiosi che familiari.







 

28 GIUGNO 2026 A DIO L'ANIMA DI PADRE NICOLA GALENO OCD

Oggi,  28 giugno 2026 alle 3 di questa mattina l'anima bella di Padre Nicola Galeno è salita al Padre.

Qualche tempo fa mi aveva chiesto di leggere questa sua poesia al suo funerale, ma io gli avevo risposto che era troppo lunga e non mi avrebbero permesso di farlo. Lo faccio qui, per tutti quelli che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.



 

sabato, giugno 27

I cani dei ricchi abbaiano sempre ai poveri di PADRE MAURO ARMANINO


I cani dei ricchi abbaiano sempre ai poveri

...’Interessante vero? I cani dei ricchi abbaiano sempre ai poveri. A chi abbaiano? Alla negazione dell’altro compiuta dal ricco. Sto usando il termine ‘ricco’ per riferirmi a una persona che nega l’altro perché ha paura di perdere quello che possiede. Il mio cane sa esattamente chi sono i miei nemici’. Sono parole estratte da ‘Emozioni e linguaggio in educazione e politica’. L’autore è Humberto Maturana, biologo e filosofo morto il 6 maggio del 2021 a Santiago nel Cile. Durante il mio soggiorno nei pressi di Abano Terme alla periferia di Padova ero stato colpito dalla moltitudine dei cartelli ‘attenti al cane’. La messa in guardia, con tanto di disegno esplicativo, si voleva come un deterrente per eventuali visite indesiderate nelle ricche (e ben difese elettronicamente) ville dei vicini. 


Humberto Maturana

 Anche la nostra ‘ricca’ società o civiltà occidentale ha deciso quali sono i suoi nemici e le frontiere di questo particolare spazio geopolitico ne assumono compiutamente le scelte. Ad esempio nella cosiddetta ‘Rotta Balcanica’, che incammina a Trieste e, più in generale nell’Est europeo, migliaia di esiliati dall’Afganistan, Pakistan, Bangladesh e Nepal. In molti dei musei o istituzioni preposte alla memoria degli anni della ‘Cortina di Ferro’, c’è sempre la figura del cane inteso come unità cinofila legata alle polizie di frontiera. Memoria e politica camminano assieme e non è difficile cogliere il legame con i nazisti, i cani, i campi e la caccia al povero e al diverso. 

Un rapporto a cura di ‘Border Violence Monitoring Network’ è un elenco di testimonianze raccolte di brutali attacchi di cani che da allora si sono susseguiti sul confine con la Bosnia-Erzegovina. Frontex, la gestione delle frontiere esteriori europee, ha eseguito diversi programmi di formazione canina a Zagabria, in Croazia, durante l’estate del 2019. In Tunisia invece dei cani c’è il mare, preso come ostaggio dalle politiche esterne dell’Europa e degli accordi bilaterali. Per una questione di giustizia le mamme dei giovani che scompaiono in mare hanno creato nel 2016 l’Associazione delle madri dei dispersi. Cercano di dare un senso al dolore di chi non ha più notizie dei figli partiti per avere un futuro e ingoiati da un Mediterraneo che spesso non restituisce neppure i corpi.

In Tunisia tante mamme, tanti famigliari, non riescono ad accettare che il proprio ragazzo scomparso, a volte giovanissimo, sia morto. Non riescono a mettere la parola ‘fine’ al dramma di un distacco, a volte senza neanche un saluto, un abbraccio, e continuano a cercare. Come una nuova versione di Madri di Plaza de Mayo in Argentina, girano con le foto dei propri figli per uffici ministeriali, prefetture, sedi di Ong, e attendono. Molti giovani, almeno una volta nella vita, programmano l'ḥarga, come si chiama il ‘viaggio’ irregolare, dal verbo ḥaraqa ‘incendiare’, utilizzato per indicare l’atto di bruciare i confini europei e al tempo stesso i documenti sostanzialmente inutili per l’impossibilità di ottenere visti regolari.


La Commissione internazionale indipendente d’inchiesta dell’ONU sui Territori Palestinesi Occupati e Israele ha pubblicato il 23 giugno scorso un rapporto dettagliato di 100 pagine. In esso si documenta il sistematico uso della violenza brutale contro i bambini palestinesi da parte dello Stato d’Israele e del suo esercito. Il titolo del rapporto è eloquente: “L’essenza dell’infanzia è stata distrutta”. La Commissione indipendente ha esaminato violenze e attacchi sui bambini nei diversi territori palestinesi occupati, non solo a Gaza, e i crimini che essi hanno subito, compresi i crimini psicologici. Si nota l’uso strumentale di termini come ‘terrorista, animale, bestia, abusivo’ o il temine di ‘prostituta’ usato come insulto nei confronti di attiviste.

Il numero stesso dei casi indagati e documentati dalla Commissione evidenzia un chiaro schema secondo cui i bambini sono stati presi di mira direttamente dalle forze di sicurezza israeliane. Ciò costituisce un elemento chiave dell’intento genocida delle autorità israeliane di eliminare il gruppo palestinese a Gaza. La Commissione ritiene che l’uccisione e le gravi lesioni fisiche e mentali inflitte ai bambini palestinesi facessero parte di una strategia volta a distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del popolo palestinese a Gaza. Le autorità israeliane e le sue forze di sicurezza hanno commesso il crimine di genocidio a Gaza uccidendo e causando gravi lesioni fisiche o mentali ai membri del gruppo, compresi i bambini palestinesi, ivi presenti. (tratto da Kritica, giugno 2026)

Beninteso i cani come tali sono esenti da colpe o responsabilità poiché non fanno che accompagnare, appunto da cani fedeli e amici dell’uomo, le emozioni e le scelte del padrone. Lo sguardo dovrebbe centrarsi, beninteso, su coloro che Maturana definisce il ricco e cioè di colui che...’ nega l’altro perché teme di perdere quello che possiede’. Detto in altri termini ciò implica l’adesione attuale della spesso dimenticata ‘lotta di classe’ che molti hanno interesse a trattare come relitto ideologico del passato. Lo ricordava bene il citato miliardario americano Warren Buffet in una intervista di vent’anni fa...’La lotta di classe esiste, ed è stata la mia classe, quella dei ricchi, a vincerla’.


Questo scritto è pubblicato nel giorno anniversario della morte di don Lorenzo Milani, priore di Barbiana. Ha offerto gli ultimi anni della sua vita, minata dalla leucemia, consacrandola ai figli di contadini che lui ardeva dalla voglia di vedere crescere e camminare come uomini liberi sui sentieri del mondo. Amandoli tanto che in punto di morte si preoccupò di aver forse voluto più bene a loro che a al Signore. Espresse il bisogno di giustificarsi nel suo testamento col dire: ‘Ho voluto più bene a voi che a Dio, ma spero che Lui non stia attento a queste sottigliezze’.

             Mauro Armanino, Genova 26 giugno 2026


lunedì, giugno 22

SPRAZZI DI VITA DI PADRE MAURO ARMANINO CHE RINGRAZIO DI CUORE

Ho conosciuto Padre Mauro Armanino,  e solo da lontano, quando era Padre Missionario per la SMA (Società Missionaria Africana) in Niger, e da allora mi ha tenuto sempre aggiornata sulle sue esperienze in quella terra del Sahel rivestita di sabbia e vento.

Oggi mi ha fatto uno splendido regalo, inviandomi alcune sue foto scattate nei vari tempi del suo percorso di vita.

Sono queste:






che il Padre indica così:

1) Da bimbo con suo padre

2) Volontario in Costa D’avorio

3) Argentina già sacerdote con Carlos a Cordòba nel 1999


Posso solo risponderti con un grande GRAZIE! Sono foto stupende, così posso conoscere il tuo papà del quale hai parlato più volte, e che da tempo è volato in Cielo,  e la tua prima infanzia, nonché la tua gioventù come volontario in Costa d'Avorio e come giovane sacerdote in Argentina con il tuo compagno di viaggio da religioso! Ci tengo davvero e spero che tu non abbia riserve e non mi sgriderai per aver pubblicato queste foto (un vero regalo!) sui miei blog. I miei lettori hanno imparato a conoscerti attraverso i tuoi scritti e quindi avranno piacere di vederti in queste foto.

Un caro saluto e un grande abbraccio

Danila

‘ una persona deve lasciare dietro di sé segni di lotta’ di Padre MAURO ARMANINO

 ‘ una persona deve lasciare dietro di sé segni di lotta’


Questa citazione del poeta di origine ebrea Eli Eliyahu mi ha subito colpito per la sua puntuale evocazione del vissuto che ci scolpisce, nello spirito e nel corpo. Il contesto nel quale essa è stata pronunciata non è innocente. La terra di Israele- Palestina che non è forse mai stata solo una terra nella quale vivere e generare storia al quotidiano. Da tempo è stata trasformata in un crocevia di simboli umani e divini di un conflitto dall’apparenza insanabile. A più forte ragione, pertanto, va preso sul serio il verbo usato dal poeta citato, coniugato all’imperativo. Una persona ‘deve lasciare’, inteso come condizione per l’essere e manifestarsi di una persona, per rimanere umano. L’uso dell’imperativo ‘deve’ insinua la possibilità che questo possa anche non accadere e cioè che essa passi senza lasciare traccia alcuna. Parole, azioni, scelte, progetti e realizzazioni sono sempre tentati dall’irrilevanza, dall’inutilità o, peggio ancora, dalla radicale inconsistenza. Così tanto assomiglia al nichilismo che, nella nostra cultura, non è mai realmente passato di moda. 

‘Dietro di sé’, continua la citazione segnalando che, coscientemente o meno, siamo parte di una storia che ci precede e seguirà dopo di noi. Siamo eredi di coloro che ci hanno preceduto e padri o madri di coloro che ci seguiranno. Le vicende umane continueranno dopo il nostro fugace passaggio terreno. Siamo anche la nostra genealogia e non solo la biografia o la cronaca. ‘Dietro di sé’ perché continua la strada, i sentieri, le rotte, le scoperte e i tradimenti che della storia costituiscono la trama reale. C’è allora un prima e un dopo di noi del quale dovremmo essere responsabili e cioè dare risposte a domande poste dalle generazioni che ci seguono. Da questo punto di vista il poeta insinua un atteggiamento di umiltà e dunque di ascolto, di chi ci ha preceduto e, cosa non meno difficile, di chi ci seguirà. 


I ‘segni di lotta’ si trovano negli occhi, le mani, lo spirito e il corpo. Li ho trovati in nostro padre partigiano diciottenne, nelle sue dita spaccate dal calore dei mattoni usciti dalla fornace e dalle mani incrociate nel feretro. Nelle dita tagliate dal falcetto della madre e le mani che avevano imparato a fare gratuitamente iniezioni contadine al vicinato. I ‘segni di lotta’ in fabbrica negli anni ’80 con la partecipazione che è la democrazia tentata in quella stagione che era anche la mia. Il blocco delle portinerie, lo sciopero del rendimento e le esperienze di gestione dell’ambiente di lavoro da parte degli operai. I ‘segni di lotta’ poi in Costa d’Avorio col passaggio al multipartitismo degli anni ’90. L’Argentina dei post desaparecidos e poi la guerra in Liberia. ‘Tracce di lotta’ in se stessi per non fuggire, i campi di sfollati come città e, al ritorno, il Centro storico di Genova. Vite sempre in bilico tra realtà e invisibilità, come nel carcere di Marassi, dove si capisce la libertà perduta e, talvolta, ritrovata. Il Niger coi migranti che, in loro, portavano le tracce di un mondo ancora da inventare eppure a portata di viaggio. ‘I segni di lotta’ si trovavano nelle comunità contadine, cristiane e non, per decidere come sopravvivere al probabile attacco dei gruppi terroristi che volevano imporre un dio armato. 


Anche in Pierluigi Maccalli, confratello rapito da uno di questi gruppi per oltre due anni si trovano, ben visibili,’ i segni di lotta’, disarmata che l’accompagna da quando è stato sciolto dalle catene. Chi scrive intercetta altri ‘segni di lotta’ alle frontiere che ha visitato, visto, esperimentato dal suo ritorno dal Sahel. Transitare il millennio e cercare di abitare le ferite e le attese dove in modo più forte scorre il nostro tempo scava solchi. I ‘segni di lotta’ non sono altro, in fondo, che nascoste cicatrici silenti.


                  Mauro Armanino, Genova, 21 giugno 2026