POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, agosto 16

SONO LA TUA OMBRA INNAMORATA di Danila Oppio

Questa poesia ha una storia, una bellissima storia. Verso le feste natalizie 2016, la dottoressa Mariavittoria Riccio mi ha chiesto se desideravo inviarle una mia composizione poetica, per la pubblicazione sul giornale online Legnano News. E lì si trova.  Poco dopo ho inviato questa stessa poesia al concorso Hostaria delle Immagini. Si è classificata al primo posto, e ottenuto la coppa e il Diploma d'Onore.
Mancava l'inserimento in un'antologia, senza peraltro avere alcuna aspettativa.
Ho spedito tre mie poesie al concorso organizzato da A.L.I. Penna d'Autore, Poesie d'Amore. Delle tre, è stata scelta proprio questa. Non solo ha ottenuto la pubblicazione nella splendida edizione dell'antologia, ma anche il Diploma d'Onore. Se volete sfogliare la versione e-book, la troverete al link sottostante, ma anche cliccando sulla copertina dell'antologia, posta alla destra della colonna 

http://www.pennadautore.it/ebook/autori/Poesie%20d'Amore%208/eBookAmore.pdf

Ringrazio tutti coloro che hanno apprezzato questa mia lirica, e hanno ritenuto che meritasse di essere premiata e pubblicata. 







domenica, agosto 13

IL SACERDOTE DELLE STELLE di Angela Fabbri

Nell'autunno del 2007 Rodolfo Tommasi mi disse che la Helicon faceva una nuova Antologia di cui era il curatore e se avevo qualcosa per parteciparvi. Si sarebbe chiamata "LABIRINTO  CATOTTRICO" dunque poteva racchiudere tutto ciò che riguardava specchi e consimili. Mi venne in mente un racconto mai finito: "Il Sacerdote delle Stelle" e lo cercai sui miei fedeli quaderni dei Pensieri.
Ma, cerca che ti cerca, trovai solo la prima parte, quella che motiva l'esistenza di questo 'Sacerdote' e poi c'era un brano bellissimo che avevo da sempre a memoria. Ma la seconda parte non la trovai mai.
Rodolfo giudicò lo stesso valido il brano e lo accettò per l'antologia. (lo trovi su http://www.literary.it/ Il brano bellissimo potei aggiungerlo appunto solo perché lo ricordavo a memoria ed è, più o meno:
 " Seduto al pianoforte il libro delle stelle aperto lì davanti, le cupole lontane buie contro il cielo.
   I tasti muti. Gli archi mossi appena dal vento di terre lontane.
   Ascoltavo per la prima volta le storie del mondo.
   E adagio le mie mani sfiorarono la musica"
 L'ho ricordato anche adesso a memoria, l'ho rivissuto, e so che non è perfettamente l'originale, ma il senso e il sentimento c'è, grandissimo, tutte le volte che lo ripenso e lo riscrivo io suono musica nel vento della notte... quella musica che non conosco e che mai imparerò perché quante vite avrei dovuto
vivere sennò?

Bene, ricopiando Ravennah (questo è il suo titolo) ho ritrovato finalmente la seconda parte che spero di trascrivere domani.
Ecco dov'era! Porco cavolo! Ma questa è archeologia!
 
Angela Fabbri

Il Sacerdote delle stelle    





in: Rodolfo Tommasi

Labirinto Catottrico, 2008
"Adagio salì la scalinata azzurra che nell'ombra della sera lo portava al Tempio delle Stelle. Per sempre Sacerdote. Poiché aveva vinto la sua battaglia. Lui, l'ultimo essere umano della Terra.
Sotto l'arcata il buio lo avvolse e lui non guardò indietro. Tanto, resta­vano per sempre scolpite nel suo cuore le sedici lune tutte accese nel cielo e le sagome buie delle città e il sorriso dell'ultimo compagno che si era spento serenamente. Con la morte negli occhi Vlad gli aveva detto allora: voglio che la tua anima sia forte e grande, più di quella di tutti gli uomini. E quando fu lasciato solo, non gli restò che legarsi per la vita a quell'ultima volontà.
Dentro di lui erano morti tutti gli addii e d'improvviso la sua memoria s'era accesa e tutto, tutto quello che la sua mente e il suo cuore aveva­no anche solo sfiorato fino a quel momento, fu suo per sempre. Poiché era l'ultimo degli uomini".
Così comincia il libro di LAHAR.
Solo delle leggende anteriori dicono come lui riuscì ad essere Sacerdote delle Stelle.
Rivendicò questo diritto come essere unico, così come unico nell'uni­verso è il Sacerdote delle Stelle. E si preparò a lungo prima di battersi. La regola era:
Sarà il miglior rappresentante vivente della sua razza, sotto tutti gli aspetti.
Questo requisito era già suo: poiché era sopravvissuto solo lui, c'erano buone probabilità che fosse anche il migliore.
Gareggiando con i migliori dell'universo, brillerà fra di essi. Cosicché non ci sia dubbio e tutti lo indichino come il predestinato.
Così la nostra cara Terra morì. Poi qualcuno si prese cura di farla spa­rire dopo averne filmato la fine. E di ristabilire le orbite dei pianeti. Qualcosa si spezzò dentro di me, facilmente, ma, con mia grande mera­viglia, scoprii che potevo ancora vivere. E che riuscivo a scegliere vocaboli nuovi nell'infinita varietà dei suoni che esprimono pensieri. Solo la mia voce non la udii più. E sognai, per quello che mi sembrò una vita intera, tutto quello che potevo sognare della Terra e dei suoi abitanti.
Finché il tempo mi prese di nuovo in custodia.
La prima cosa che mi si presentò alla mente fu il dolore di una perdita che allora avevo solo ascoltato:
La donna dentro al negozio parlava con qualcuno di suo padre, morto da qualche anno. Anzi, si scambiavano la loro esperienza, perché anche l'altro aveva perso il padre diceva "Sono già passati sei anni, ma sembra ieri..."
E lei "Di più, certe volte sembra persino che non sia mai successo, non è così?"
Oh, se è così, avrei voluto risponderle adesso, ricordando la morte di mio padre e ricordando che la Terra non c'era più.
Dopotutto, anche a me sembrava ieri e che non fosse mai successo. Forse, agli esaminatori, sottoposi anche questo mio ascolto, l'eco di un pensiero non mio, ma ormai fatto mio.
Ebbene, io, cos'altro sono se non lo specchio di una razza?
Il tempio era piccolo e il vento lo attraversava in un'onda felice. Lì inginocchiato, il nuovo sacerdote pregava.
Io devo adesso scrivere il futuro.
E non dovrebbe essere difficile per il grande sacerdote che ha il libro delle stelle aperto davanti.
Seduto al pianoforte, il libro delle stelle aperto lì davanti, le cupole lon­tane buie contro il cielo.
I tasti immobili e gli archi mossi appena dal vento di terre lontane. Leggevo per la prima volta le storie del mondo e adagio le mie mani sfiorarono la musica.
Mentre l'aria infinita voltava le pagine del libro.
Io so. Questo diceva la mia musica.
Io so. E questo mi coinvolge e mi allontana.
Io so.
E l'universo ascoltava.
Chiedendosi cos'è sapere e come mai io so.
Ebbene: il mondo ha molte storie.

mercoledì, agosto 9

NOTTE DI SAN LORENZO di ANNA MONTELLA





Domani è San Lorenzo, i miei più sentiti auguri di buon onomastico a tutti coloro che portano questo nome, In particolare a mio nipote, al poeta Lorenzo Poggi, al poeta e organizzatore di eventi Lorenzo Spurio, e a tutti i Renzo, cui presumibilmente il loro nome corrisponde a Lorenzo. 

Danila Oppio

Il Drabble di Anna Montella, NOTTE DI SAN LORENZO, è adeguato al giorno. Ma non prendete l'esempio della "stella cadente" descritta nel racconto, mi raccomando!! Complimenti all'autrice.



EVOLUCIÓN DE LA ESCITURA



GRAZIE ALL'AMICA IRENE PER QUESTA DIVERTENTE "EVOLUZIONE"

L'allegro Paese dove interessa solo l'apparenza - Racconto di Silvio Coccaro


L’allegro Paese dove interessa solo l’apparenza[1]

Aleksandr è un giovane uzbeco nativo di Samarcanda, antica città asiatica ubicata lungo la storica Via della Seta. Alcuni anni fa emigrò nel Regno Unito per fare il buttafuori in una megagalattica discoteca dei sobborghi di Plymouth. Lo scorso anno, la politica isolazionista britannica lo ha spinto verso una ridente località della nostra costiera dove ha sbarcato il lunario svolgendo una miriade di lavoretti umili e mal retribuiti. Ieri, però, è stato assunto, seppure a tempo determinato, da una piccola agenzia locale di recapiti postali.
Di conseguenza, sul far della sera, si è recato allo snack bar che si affaccia sul porticciolo turistico e pensando nostalgicamente alla sua Samarcanda, ma felice per il nuovo lavoro, decide di darsi alla pazza gioia. Un boccale di birra tira l’altro e dopo un po’ non li conta più. Alticcio, si mette sulla strada del ritorno, per attendere al giusto riposo notturno.
Stamane si è alzato presto per dare il via alla prima giornata del nuovo lavoro. L’aria fresca gli accarezza dolcemente il viso e gli ravviva l’animo.
Per recapitare un pesante fardello di plichi e di manifestini, si è fatto “prestare” da un amico, che qui ha fatto un po’ di fortuna, una vecchia station wagon. Ora la mette in moto ed il trip computer gli manda un warning lampeggiante e di color rosso acceso: «Fuel». Al primo service che incontra fa il pieno di nafta e quindi comincia a cercare i suoi clienti.
Una grande costruzione si staglia sulla destra della strada litoranea che sta percorrendo, è il resort «Miami Beach». A fianco vi sono l’hotel «Bristol» ed il bungalow «Rongo Rongo». Ai loro clienti Aleksandr consegna la corrispondenza dovuta ed il fardello sull’auto diminuisce sensibilmente. In un cottage, mentre consegna alcuni voucher di una ditta di barbecue, gli cadono a terra i volantini di una discoteca, la «Astrid». Li raccoglie nervosamente e vede che quella sera colà c’è «Live Music e Karaoke» ed il Dee-Jay è nientemeno che Joe Santulli.
Man mano che raggiunge una nuova villetta depone il materiale pubblicitario sul suo zerbino, che espone un caloroso: «Welcome». Di tanto in tanto una cassetta postale «U. S. Mail» o «Royal Mail» fa capolino al fianco del cancello e riceve la sua brava quota di pubblicità.
Per un paio di centinaia di metri, la sequenza delle abitazioni è interrotta da un campo di soccer e da una pista di bowling. Ivi consegna i calendari delle partite ai coach. Proseguendo il suo itinerario lungo la provinciale, incontra prima l’insegna di un lounge bar, poi quella di una laundry ed infine un altro resort, il «Tycoon», il cui cancello si apre automaticamente al suo avvicinarsi. Nella hall campeggiano l’avviso: «Opening hours: 8:00 – 20:00» ed un carpet, coloratissimo ed elegante, col rituale «Welcome».



Una ragazzotta procace e tutta curve gli si para davanti in attesa di una richiesta da soddisfare. Ha una maglietta color fucsia, che le stringe leggermente il petto, su cui campeggia il conturbante messaggio: «Shut up your mouth and kiss me!» Poco distanti due bellimbusti si pavoneggiano in T-Shirts immacolate ma con uno stemma araldico e la scritta «Oxford University».
Il nostro eroe si strofina le palpebre per assicurarsi di non essere ancora sotto gli effetti della birra. Allunga un voluminoso plico alla volta della ragazza ed esordisce nel miglior British English di cui è capace: «Lovely Girl, I would be so grateful to you if you could come with me and meet the director to whom I have to deliver this parcel coming from Singapore, the accountant who must register all these invoices, and in the technical office where a Swedish company has sent a control and command tool for the thermo-hydraulic system[1]». Lei lo guarda perplessa e proferisce uno stridulo ed indisponente: «C’ha ritto?[2]» I due giovanotti “oxoniensi” accorrono smarriti, ma è un’altra persona ad impensierire Aleksandr: un energumeno che si è affacciato sulla porta della cucina brandendo con la  mano destra un grosso mestolo di acciaio inox, che picchietta ritmicamente sul palmo della mano sinistra, mentre guarda torvo nella sua direzione. È il boyfriend della Miss.
Aleksandr lascia cadere a terra tutta la sua missiva, poi indietreggia di alcuni passi senza voltarsi, infine dà frettolosamente le spalle al resort e si mette a correre verso l’automobile, con le mani nei capelli e tra sé e sé mormora: «Misero me! Dove dovevo capitare!»


[1] In Italia, secondo la mia modesta opinione, l’inglese è esibito spudoratamente da troppe persone, poche lo studiano per bene e pochissime lo conoscono a fondo!

[2] Contributo dell’amico Giovanni Santangelo.
[3] «Che hai detto?»

Silvio Coccaro