POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, ottobre 18

Dissoluzione dell'ego di Carmine Mondelli all'ArgoLibro




Mika - Che Tempo Che Fa 15/10/2017




Qualche giorno fa, la mia amica Angie (per la cronaca: Angela Fabbri di Ferrara – scrittore) mi disse di aver ascoltato alla TV (lei non guarda, si limita ad ascoltare) la trasmissione CHE TEMPO CHE FA, condotta da Fabio Fazio. Ha fatto bene, perché a mio avviso Fazio è inguardabile, e mi chiedo come abbia fatto ad ottenere la conduzione di questa trasmissione, con emolumenti miliardari, ma buon per lui!).
Suo ospite, Mika, che le è piaciuto, e su questo condivido pienamente il suo gusto.
Non ho visto la trasmissione, non guardo mai i talk-show, soprattutto questo, ma devo ammettere che, se il conduttore mi disgusta, talvolta i suoi ospiti sono appezzabili.
Quindi riporto qui il video della trasmissione così, mentre lo “ascolto” anch’io, lo potete guardare anche voi. Da quanto mi ha riferito Angie, ciò che ha detto Mika è interessantissimo. Ascoltiamolo.
Danila Oppio


MIKA - Grace Kelly




Biografia di Mika
Michael Holbrook Penniman Jr., in arte Mika nasce il 18 agosto del 1983 a Beirut, in Libano, terzo di cinque fratelli: suo padre è statunitense, mentre sua mamma è libanese maronita. Trasferitosi con il resto della famiglia a Parigi quando ha pochi mesi di vita, a causa della guerra civile in corso nel suo Paese natale (in questo periodo suo papà viene rapito e trattenuto in Kuwait nell'ambasciata americana per sette mesi), si sposta poi a Londra a nove anni. Nella capitale inglese frequenta il Lycée Francais "Charles de Gaulle", prima di iscriversi alla Westminster School e, in seguito, al Royal College of Music, che frequenta per tre anni. Sin da adolescente, pur dovendo fare i conti con la dislessia, Mika compone canzoni di generi differenti (dalla musica commerciale all'opera), fino a quando inizia a pubblicare i propri brani su MySpace. È qui che nel 2006 viene notato da un discografico, che gli propone un contratto per incidere, nell'autunno di quell'anno, il suo primo singolo, "Grace Kelly" (chiaramente dedicato alla principessa monegasca).
Il 29 gennaio del 2007 viene pubblicato l'album "Life in cartoon motion", che riscuote un successo eccellente, rimanendo al primo posto per due settimane nella classifica dei dischi più venduti in Gran Bretagna. Mika diventa immediatamente famoso anche in Italia, venendo invitato come ospite al Festival di Sanremo del 2007. A giugno pubblica "Relax (take it easy)", secondo singolo estratto dall'album, mentre in agosto esce "Love today"; al 14 dicembre, infine, risale "Happy ending", che pur presentando sonorità differenti rispetto al dance pop dei primi pezzi registra ottimi risultati di vendita. Il 2007, anno della sua esplosione, si rivela a dir poco eccezionale, anche grazie alla conquista di quattro World Music Awards (come Best Selling British Artist, Best Selling Male Entertainer, Best Selling New Artist e Best Selling Male Pop Rock Artist), due nomination agli MTV Music Awards (come miglior artista solista e per la Most Addictive Track) e un Vodafone Life Award.
Nel frattempo, mentre il quinto e il sesto singolo vengono individuati rispettivamente in "Big girl (you are beautiful)" e in "Lollipop", Mika su aggiudica un Brit Award, due Capitol Awards e un NRJ Music Award, e dà il via a un tour mondiale, dal quale viene tratto, tra l'altro, "Mika Live Parc des Princes Paris", registrazione del suo primo concerto in uno stadio, al Parco dei Principi di Parigi. L'8 giugno del 2009 pubblica "Songs for sorrow", EP in edizione limitata con quattro tracce, mentre il 21 settembre, forte della nomination agli MTV Europe Music Awards come Best Male, l'artista libanese dà alle stampe il suo secondo album, "The boy who knew too much", registrato a Los Angeles con la produzione di Greg Wells. Il primo brano estratto è "We are golden", cui seguono "Rain" e "Blame it on the girls". A luglio del 2010, il cantante pubblica il singolo "Kick ass (we are young)", insieme con RedOne, tratto dalla colonna sonora dell'omonimo film. Poco dopo si conclude l'Imaginarium Tour, iniziato a ottobre dell'anno prima.
Dopo essersi ritirato dietro le quinte per qualche tempo, Mika torna a farsi vedere ad agosto del 2011, pubblicando su Internet il video della canzone "Elle me dit", che vede la partecipazione di Fanny Ardant. Nel 2012 scrive insieme con Madonna la canzone "Gang bang", che fa parte dell'album "MDNA" di Miss Ciccone, e su Youtube pubblica il video di "Make you happy", singolo promozionale che anticipa l'album "The origin of love". Il disco esce il 25 settembre del 2012, preceduto a giugno dal singolo "Celebrate", interpretato con Pharrell Williams, e da un'intervista rilasciata al settimanale "Instinct" in cui il cantante ammette di essere omosessuale, e spiega che molti suoi brani parlano di storie d'amore con altri uomini.
Il 29 novembre del 2012 Mika interviene come ospite all'edizione italiana di "X Factor", cantando "Underwater" e ricoprendo, per l'occasione, il ruolo di eccezionale quinto giudice; torna in trasmissione la settimana successiva, duettando con la vincitrice Chiara Galiazzo nel brano "Stardust". Queste due apparizioni rappresentano il preludio alla sua partecipazione all'edizione successiva del programma: ad aprile 2013, infatti, viene ufficializzato che Mika sarà, insieme a Simona Ventura, Elio e Morgan, uno dei giudici di "X Factor 8", diventando il primo giudice straniero del talent in Italia.Cavaliere dell'Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia, Mika viene spesso accostato ad artisti come George Michael e Freddie Mercury e Beck in virtù del suo stile teatrale e della sua estensione vocale, che non di rado ricorre al falsetto.
Mio padre non c'era e mia madre, ogni volta che le cose si mettevano male, accendeva la radio e ci mettevamo a cantare e saltare come se facessimo le prove di un'opera lirica. Anche quando abbiamo vissuto per due anni nella stanzetta di un bed and breakfast a Londra sopravvivevamo grazie alle nostre fantasie. Così funziona la testa di chi si sposta spesso. Crea un mondo che si porta con sé a ogni viaggio.
Mika

Chi è Mika? E’ una popstar internazionale amata molto in Italia, non solo per le sue bellissime canzoni ma anche e sopratutto per la sua grande personalità, il carattere brillante ed il cuore sincero e trasparente.
Dopo il successo ottenuto come giudice di X Factor Italia, Mika, debutta nel nostro Paese con un nuovo programma, o meglio, un nuovo show fatto su misura per lui, che si chiama “Stasera Casa Mika” in onda da martedì 15 novembre, per 4 puntate in prima serata.
Vediamo quindi di conoscere meglio questo cantante/conduttore partendo da Mika biografia 2017, la discografia, le canzoni e gli album più famosi, e tante curiosità sulla sua vita privata, l'età, l'altezza e peso, gli anni e lo storico fidanzato, Andreas Dermanis.
Mika età: quanti anni ha? 34 anni.
Mika data di nascita: è nato il 18 agosto 1983.
Mika dove è nato? In Libano;
Mika altezza: quanto è alto? 191 cm.
Mika peso: quanto pesa? 76 kg.
Mika segno zodiacale: Leone;
Mika Lavoro: cantante, giudice di X Factor e conduttore di "Stasera Casa Mika" in onda su rai 2 dal 15 novembre.
Mika è Fidanzato con? Andreas Dermanis, da quasi 10 anni, anche se tra alti e bassi.


martedì, ottobre 17

DISSOLUZIONE DELL'EGO - Silloge poetica di CARMINE MONDELLI



Breve presentazione della silloge (di Danila Oppio)


Ho ricevuto da qualche giorno la silloge poetica di Carmine Mondelli, accompagnata da una gradita dedica: "A Danila, amica sincera che ha visto nell'invisibile".
Mi ha ricordato nei ringraziamenti con questa divertente frase:
"Colgo l'occasione per ringraziare la casa editrice "LargoLibro", in particolare Milena Esposito e Danila Oppio, per la professionalità, i suggerimenti e le "bacchettate" ricevute.
A dire il vero, l'ho bacchettato anch’io, e non poco, poiché ho visto in lui molte potenzialità. L’ho fatto perché ho creduto in lui, nella sua capacità di tradurre in versi, profondi pensieri e considerazioni, nella costante ricerca dell’ego, rapportata alla natura, alla visione del mondo secondo una sua particolare sensibilità, dissolvendosi in un tutt’uno. Mi congratulo con l’autore, poiché ha compreso che la poesia non è solo una sequenza di parole, bensì rivolgersi ai 
moti dell'anima, per essere definita tale. Le rime e la metrica sono utili, ma se i versi non trasmettono nulla, non toccano mente e cuore, non è poesia. Sono solo esercizi di penna. E quelli di Carmine vanno ben oltre a dei banali esercizi.
Mondelli l'ha capito, e ha messo in pratica i miei suggerimenti a tal punto che ho notato costanti miglioramenti, giorno dopo giorno.
Ora queste sue composizioni poetiche sono raccolte nella silloge DISSOLUZIONE DELL’EGO che indossa una bellissima veste. Nel suo interno vi sono splendide illustrazioni, tra cui un disegno dell’autore, che mi ha particolarmente colpito. Gli avevo suggerito di inserire altre sue opere figurative: l’autore ha un’ottima mano nel disegno e nella pittura, ma ha preferito avvalersi di altre immagini.


Delle tante poesie, vorrei ricordare una in particolare:

 L’ORA
Di questi giorni
vedo le foglie al vento
veloci guizzanti
come saette vaganti.

Il cadere pesante
degli esseri alati
in un gioco stanco.
Il mutar dei tempi
degli eroi e delle leggi.

Lo scoprir dell’illusione
e delle sue fronde
l’adular pacchiano.
Di una cosa sono certo
l’ora non arriva invano.

Breve biografia dell'autore:

Carmine Mondelli è nato a Monteforte Cilento (Sa) l’1 gennaio 1964.
Dopo la maturità, conseguita presso il Liceo “Leonardo da Vinci” di Vallo della Lucania, si è laureato presso il Dipartimento di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali in Scienze dell’Informazione (Informatica), presso l’Università degli Studi di Salerno.
Coltiva molteplici interessi e impegni nel campo sociale, culturale e ambientale.
Quel che non è scritto in questa breve biografia, è che pratica lo sport di Tiro con l’arco.




 Danila Oppio

IN ME e UN RICORDO di FABIO STRINATI


IN ME

Rimbomba in me, il vento eterno; sempre,
singulti non facili tramontano
più del silenzio, straziato in viso,
l’inverno.

In volto, bruno mi avvolgo che del buio
incurante scava: mai, l’anima al mondo
taciturna che inondata e di me rimane...

come  nelle tenebre un vecchio
sospiro reclama.





UN RICORDO

Ho acceso su questa chiatta, un ricordo nato
per frugare.

Ho mentito al tempo, assaporato l’anima
che vive una somma di vite;
compreso  come il nulla sia un canestro
di moltitudini vicine e lontane.

Ho spalancato al mio pensiero in brandelli,
un cerchio irregolare. Un istante,
vissuto poco o nulla e una frase irretita
finita nel suo foglio tra le pieghe...

L’unico ricordo, è rannicchiato in un angolo
pieno di ombre livide;
un tempo consumato, disciolto in un dolore
di un attimo dimenticato.

 Fabio Strinati
  

lunedì, ottobre 16

MUSEO VASA - STOCCOLMA

Sono un po' - e a ragione - incazzata, anzi no, più che altro, addolorata. E vi spiego il motivo. Mio figlio, e non specifico quale, si è recato durante lo scorso weekend, a Stoccolma. A seguito di una sua visita presso il Museo Vasa, mi ha spedito delle splendide foto del vascello, la cui storia racconterò tra poco.
Tutti i miei figli (pardon, sembra che ne abbia una squadra! sono solo 3) si raccomandano di non pubblicare nel web le immagini che mi fanno pervenire, con la minaccia che se lo dovessi fare, non me ne invieranno mai più. Con grande dispiacere, poiché le foto ricevute sono davvero splendide, non le pubblicherò - e questo sappiatelo, cari figli miei!
Questo non toglie che nel web io abbia cercato e trovato altre magnifiche foto del meraviglioso vascello svedese. E anche la sua incredibile storia.

Siamo a Stoccolma, davanti al museo Vasa


Il Museo Vasa si trova sull'isola di Djurgården ed espone l'unica nave del XVII secolo rimasta intatta, la Regalskeppet Vasa( anche solo Vasa), un galeone svedese ornato in modo elaborato che affondò durante il suo viaggio inaugurale nell'agosto del 1628.

Il Vasa (anche Wasa) è un galeone svedese dotato di 64 cannoni, costruito per il re Gustavo Adolfo II di Svezia,  tra il 1626 e il 1628 ed affondato nel porto di Stoccolma il giorno stesso del varo, il 10 agosto 1628. Dopo essere rimasto oltre tre secoli sott'acqua è stato ripescato nel 1961 e sottoposto al restauro. Oggi è esposto nel museo omonimo a Stoccolma.
l nome stesso Regalskeppet Vasa deriva dall'omonimo casato dei Vasa, che governava la Svezia all'epoca della costruzione del galeone, e significa "Nave di Sua Maestà" Vasa (o Regia nave Vasa), secondo una nomenclatura spesso usata da varie marine militari come la Royal Navy inglese.


La poppa della nave


Uno dei cannoni dopo il restauro del Vasa

Il Vasa affondò nel 1628 al suo viaggio inaugurale. Recuperato dal fondo del mare nei primi anni ’60, la nave si trova al centro del museo con il 95% del suo legno originale. Il Museo Vasa è una stanza gigante dedicata ad una nave da guerra, un simbolo di forza e colonialismo che ha trascorso 300 anni sul fondo del mare per mostrarsi a noi oggi praticamente intatto.
Una meraviglia scientifica che ha un valore archeologico immenso.
Il museo è stato sviluppato su cinque piani che si avvolgono come una spirale intorno alla nave per permettere ai visitatori di assaporarne da ogni angolo la vista spettacolare. Lateralmente sono state allestite 9 mostre con gli oggetti ritrovati sul vascello: si cammina in mezzo alla storia con le esposizioni delle vele originali, dei barili che contenevano ancora il cibo, gli strumenti medici e, tra il ferro dei cannoni ed i vestiti dei marinai, le ossa di chi quel giorno da quel vascello non è riuscito a fuggire.
Il Vasa non fu costruito per impressionare solo i nemici grazie al suo armamento da battaglia, ma anche per le sue sculture e ornamenti. Lateralmente sono esposte anche le sculture che rivestivano il vascello e che erano un tributo alla magnificenza e al potere dell’allora monarca svedese.
Una testa di leone ruggente fu la prima scultura a essere recuperata dal mare. Nera, a causa del tempo trascorso nelle profondità dell’abisso, portava ancora i segni della pittura che la decorava: dorata la criniera e rosse le sue fauci.
Alla testa di leone seguirono 500 sculture e oltre 200 ornamenti decorativi: angeli, diavoli, guerrieri, imperatori e Dei.
Ognuna di esse aveva un significato simbolico. Il leone significava il coraggio e le due statue di Ercole (le sculture più impressionanti) recuperate con esso simboleggiavano la forza e la saggezza.
Nel 17° secolo, “alla moda” significava “stravagante”. Tutte le sculture erano dipinte in colori sgargianti: rosa, rosso sangue, verde acido, blu come il mare profondo. Quello che a noi sembra un tantino kitsch ed esagerato, ai tempi significava impareggiabile.




Un quadro che rappresenta la tremenda inclinazione del Vasa, prima di affondare.

“Tra le 4 e le 5 il grande e nuovo vascello della flotta svedese si è inclinato ed è affondato” sono poche righe scritte su un libro il 10 Agosto del 1628 a testimoniare quello che successe quella domenica per noi lontana nel tempo.
Ma il disastro della nave che al suo viaggio d’inaugurazione affondò nel Baltico non è la fine di una storia, bensì l’inizio di un’altra che è sopravvissuta fino a noi e che continua ancora ogni giorno.
Il Vasa fu recuperato intatto dal fondo del mare e dopo mille difficoltà fu trasportato dal letto di sabbia sul quale è rimasto disteso per più di 300 anni, a questo museo, una delle attrazioni più imperdibili di tutta la Scandinavia.
Il Vasa era il vascello più costoso e più riccamente ornamentato mai costruito in Svezia a quei tempi e desiderato fortemente da Sua Maestà Gustav II Adolf, Serenissimo Re di Svezia, per dimostrare l’egemonia della Svezia sul Baltico.
Il giorno del suo varo tutti i 10.000 abitanti di Stoccolma che si erano affollati intorno al porto e sui moli per augurargli buona fortuna, furono invece tristi testimoni di quello che successe: dopo pochi minuti il vascello ondeggiò, s’inclinò e affondò nel porto di Stoccolma.
Per tre lunghi anni più di 400 tra carpentieri, falegnami, operai, artisti e pittori lavorarono senza sosta per dare vita al Vasa. Era un vascello reale, quello che doveva diventare la nave più importante dell’intera flotta svedese: lo scafo fu ottenuto da più di mille querce, gli alberi erano alti più di 50 metri, era equipaggiato di ben 64 cannoni e adornato da centinaia di sculture dorate e colorate.
Il vascello destò subito ammirazione negli abitanti della città e preoccupazione nei nemici che da lontano ne seguivano la costruzione.
Il giorno del varo il tempo era soleggiato e il vento leggero. A bordo del vascello non vi erano solo i marinai ma anche le loro famiglie, mogli e figli che avevano avuto l’approvazione per partecipare al giro d’inaugurazione del vascello.
Il Vasa mollò gli ormeggi e cominciò a scivolare dolcemente nelle acque del Baltico. Dopo pochi minuti si alzò un forte vento e dopo aver resistito alla prima forte folata, alla seconda la grande nave da combattimento cedette, s’inclinò su un lato e affondò. A 1300 metri da dove era partito.
Nessun errore fu commesso a bordo. Il vascello affondò semplicemente perché era instabile: la chiglia era troppo piccola rispetto allo scafo e troppo pesante a causa degli impianti e dell’equipaggiamento da battaglia.
Durante il processo, il capitano dichiarò che la stabilità del Vasa era stata testata durante i calcoli della costruzione. La risposta alla domanda su quale fosse stata la causa del disastro fu che “solo Dio poteva saperlo” e nessuno fu punito.
La prospettiva non rende giustizia alle vere dimensioni del Vasa.
Oggi sappiamo che i calcoli che furono fatti non erano corretti. Semplicemente a quei tempi non c’erano le conoscenze giuste e nessuno aveva mai costruito un vascello di quel peso e quelle proporzioni: il Vasa fu modellato su vascelli costruiti in precedenza che però non avevano quelle dimensioni. In pratica fu un esperimento andato male.

Quello che il Museo Vasa racconta
Quello che oggi il Museo ci racconta è la storia di altri tempi: qui il tempo si è fermato alle 5 del pomeriggio del 10 Agosto 1628.
Quando il vascello fu fatto riemergere 333 anni dopo, i corpi dei marinai indossavano ancora i loro vestiti, piccoli oggetti personali e qualche moneta di bronzo. Nella stiva i barili erano ancora colmi di provvigioni, il tavolo dell’ammiraglio era ancora in piedi nella sua cabina, il servizio da cucina, i portacandele in bronzo, le lampade e pure il gatto della nave erano ancora a bordo.
Il Vasa è una macchina del tempo testimone per noi di come era la vita su una nave durante il 1700, grazie agli oggetti ritrovati all’interno del vascello.
Le due file di cannoni, 64 in totale che contribuirono all’affondamento del vascello a causa del peso
Ai tempi era molto difficile trovare qualcuno che fosse disposto a diventare parte dei 145 marinai del Vasa: il lavoro era duro, il salario bassissimo e le condizioni di vita atroci.
I marinai trascorrevano la maggior parte del tempo nel buio, umido e sovraffollato ponte di batteria dove nella semioscurità dovevano condividere lo spazio con gli altri marinai e circa 300 soldati supplementari anche per dormire.
Tutto quello che possedevano, erano i loro rammendati vestiti di lino, unica protezione contro il freddo umido che penetrava nelle ossa, qualche moneta di bronzo, scarpe e guanti.
La mancanza di cibo fresco, frutta e verdura e la scarsa igiene a bordo contribuivano alle malattie dilaganti, e quei tempi c’erano solo cure primitive. L’unica risorsa medica sulla nave era il barbiere.
Il cibo era preparato nel livello più basso della nave e cucinato in un calderone di ghisa su fuoco aperto il che contribuiva a creare un ambiente malsano e pieno di fumo. La dieta principale era costituita da porridge di semole e orzo e altri alimenti secchi come fagioli, piselli, carne salata, maiale e pesce. Ogni marinaio aveva a disposizione tre litri di birra giornalieri, che servivano per placare la sete causata dal cibo troppo salato: a quei tempi sulle navi i due terzi degli uomini erano malati o moribondi e in circa due mesi già la metà dell’equipaggio era “sepolto in mare”.
I marinai sapevano di dover mantenere la disciplina altrimenti sarebbero stati sottoposti a severissime punizioni. Chi rifiutava o si lamentava per il cibo, veniva messo a pane e acqua per dieci giorni. Chi uccideva veniva legato schiena contro schiena a chi aveva ucciso e veniva gettato fuori bordo. La blasfemia, o l’insolenza, dirette l’Ammiraglio, erano punite con il “giro di chiglia”. L’uomo condannato veniva issato fuori bordo con la testa in acqua e poi tramite una fune veniva trascinato sotto la chiglia fino dalla parte opposta della nave, una, due o tre volte.

Dettagli dell’imponente scafo costruito dal legno di più di mille querce
La storia del Vasa finisce e comincia il 10 Agosto 1628.
Il 13 settembre del 1956  il giornale serale Expressen annunciò che un antico vascello era stato ritrovato vicino a Beckholmen, nel centro di Stoccolma.
Ci vollero anni per organizzare il recupero e nell’aprile del 1961 il Vasa fu fatto emergere dalle acque del Baltico: un pezzo incontaminato del 17° secolo ha rivisto la luce. Il vascello, dopo essere stato liberato dall’acqua e dalla sabbia, fu in grado di galleggiare da solo.
Da quel giorno comincia la sfida più grande: Le acque fredde e poco salate del Baltico hanno salvato il vascello, ma da quando è stato recuperato dal fondo del mare i pericoli sono stati molto più grandi.
Le attuali manutenzioni e la cura del Vasa procedono giorno dopo giorno. A causa dell’inquinamento del porto di Stoccolma le acque sono ricchissime di zolfo che si è infiltrato nel legno del vascello durante i suoi anni trascorsi sotto la superficie dell’acqua: lo zolfo reagisce con l’ossigeno formando acido solforico che attacca il legno e a oggi vengono costantemente assoldati esperti in tutte le parti del mondo per trovare una soluzione a questo problema.
La ricerca per una conservazione a lungo termine del Vasa continua per garantire ai visitatori futuri di poter osservare questo vascello esattamente com’era, ed esattamente come l’ho visto io.

Così dice Martina, beata lei!

 Ed ora qualche foto ripresa dal web, mannaggia ai figli che sono gelosi dei loro scatti, manco fossero Henri Cartier-Bresson o Helmut Newton, oppure Oliviero Toscani,  giusto per citarne qualcuno!







La grande ambizione del monarca, è finita in fondo al mare, così come l'Andrea Doria e il Titanic.

 Danila Oppio