POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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venerdì, dicembre 16

LE PAGINE DEL NATALE - RACCONTI E POESIE di AAVV - Antologia edita da LARGOLIBRO

E' arrivata oggi l'antologia LE PAGINE DEL NATALE, per la quale ho partecipato con un mio breve racconto. Colgo l'occasione per pubblicare anche la parte del Segnalibro che tratta di questa bellissima iniziativa da parte dell'Editore FRANCESCO SICILIA di AGROPOLI, che ringrazio e al quale auguro, come a tutto lo staff e a tutti voi, buone Feste!


Autori Vari
Titolo: Le Pagine del Natale
Editore: L’ArgoLibro
Anno di pubblicazione: 2022
Numero pagine: 180
Copertina: a colori con alette
Formato: 15x21
Codice ISBN: 979-12-80205-46-9
Prezzo di copertina euro 15,00
Spese di spedizione euro 5,00 (raccomandata postale)  
Per info e ordini: largolibro@gmail.com
 
Il grande Concorso nazionale “Le Pagine del Natale”, organizzato da “L’ArgoLibro”, è arrivato quest’anno alla Quinta Edizione. Ancora una volta hanno partecipato diverse centinaia di poeti e scrittori da tutt’Italia, tra di essi la giuria ha scelto gli elaborati che impreziosiscono l’Antologia di quest’anno.
Gli artisti sanno gettare lo sguardo al di là delle banalità e delle superficialità, e questo capita anche riguardo il Natale, la festa “per eccellenza”, forse oggi un po’ troppo preda di consumismo e banalità.
Le pagine che compongono quest’opera vi commuoveranno, vi faranno riflettere, vi inviteranno a vivere il Natale rallentando: abbiamo bisogno soprattutto di questo, oggi più che mai.
Ogni artista affronta il tema con la propria particolare visione: dallo sguardo incantato dei bambini al dolore dei grandi problemi che dobbiamo affrontare, da un verso fulminante e illuminante ad una preziosa considerazione legata alle tradizioni, c’è spazio per una moltitudine di punti di vista che non mancherà di catturare tutta l’attenzione di chi legge.
Ecco, in ordine alfabetico, i nomi delle vincitrici e dei vincitori di quest’anno, a loro va il più profondo ringraziamento:
Angela Anna Acquaviva, Solidea Basso, Sara Beniamini, Milena Bonvissuto, Eleonora Callegari, Fabio Carbone, Melissa Ceccon, Beatrice Ceci, Jaia Mary Chesterfield, Letizia Chilelli, Lorella Cioci, Stefania Cruciani, Giulia De Caprio, Luigi Di Mieri, Marzia Estini, Monica Fiorentino, Umberto Forlini, Marco Fusi, Barbara Gaiardoni, Gaia Maria Galati, Michela Gammino, Carlo Giffoni, Maria Granito, Roberta Guerrieri, Maria Luisa Limongelli, Mauro Lo Sole, Claudio Lucchesi, Sandra Ludovici, Patricia Luongo, Cinzia Mainini, Milena Maniezzo, Rossella Marchese, Giovanni Marino, Elisabetta Mattioli, Giusy Mazzola, Carolina Melfa, Erica Milia, Giovanni Minio, Rita Minniti, Maria Mollo, Concetta Maria Negretti, Antonio Nicolò, Maria Grazia Nocera, Pina Nonominato, Danila Oppio, Teresa Palladino, Marta Palumbo, Alina Pedruzzi, Rosa Penna, Saro Pennisi, Angie Patti Picciolo, Renata Pieroni, Vanda Pirone, Gabriella Pison, Stefania Pitrè, Simona Pruiti Ciarello, Mario Puzzilli, Annamaria Rizzo, Valeria Ruffo, Mariuccia Sciutto, Mario Salvatore Senatore, Maria Spoto, Emilia Tartaglia Polcini, Rosella Tirico, Paolo Zanelli, Zorzetto.
Tutti sappiamo e riconosciamo che ogni anno il Natale può essere ed è un’ottima occasione per far risaltare il “lato umano” che troppo spesso dimentica che bontà, fiducia nel prossimo, altruismo costruttivo, non sono sterili ideali irraggiungibili, ma concrete possibilità che si aprono a noi ogni giorno.
La voce dell’artista, in modo molto più efficace di altre voci, ce lo ricorda. Leggere “Le Pagine del Natale” è un salutare e benefico “strattone” che ci richiama a coltivare speranze concrete, tangibili. Possiamo gettare alle ortiche il pessimismo che si auto-alimenta. Come? Proprio ascoltando la voce di chi non si sottrae al dolore ma al tempo stesso conosce bene la possibilità del riscatto, del nuovo percorso, della possibile “Rinascita” che è poi il messaggio più importante lanciato dalle festività natalizie.
Charles Dickens ha scritto: “Ho sempre pensato al Natale come ad un bel momento. Un momento gentile, caritatevole, piacevole e dedicato al perdono. L’unico momento dell’anno che conosco in cui gli uomini e le donne sembrano aprire consensualmente e liberamente i loro cuori, solitamente chiusi.”
Possiamo lasciarcelo alle spalle, quel “solitamente chiusi”, magari imparandolo proprio dalle parole di questi artisti, che non si tirano mai indietro di fronte alla necessità della consapevolezza.
Tra nostalgia e profumo di nuovo, tra fiabe rivelatrici e sorrisi inaspettati, tra versi commoventi e altri che fanno riflettere, tutto il calore natalizio di questi bravi artisti si fa strada in un mondo che spesso smarrisce la bussola.
Nemmeno in questa edizione mancano vari saggi che sono un ulteriore motivo per dedicare a queste pagine tutta l’attenzione che meritano.
Per acquisti e per contattare la Casa editrice:

La bacchetta magica del Natale

Fata Serenella era perplessa, non sapeva cosa regalare ai bambini del mondo per Natale.
Molti piccoli avevano di tutto, altri proprio nulla. Ma non sono i giochi quel che lei desiderava donare ai bambini, piuttosto cose o situazioni di cui avevano veramente bisogno.
Le guerre esplodevano quasi in ogni luogo, e a lei questa faccenda non piaceva per nulla.
In alcuni luoghi del mondo mancava l’acqua, i bimbi morivano di sete, e non solo loro.
In altre zone soffrivano la fame, o venivano colpiti da malattie piuttosto gravi.
Insomma, Serenella era molto preoccupata, allora chiese alla Regina delle Fate di darle una bacchetta magica che facesse meraviglie.

La Regina le disse che per poterla usare, doveva caricarla di tanto Amore, altrimenti non avrebbe funzionato a dovere. 
- Oh, di amore ne ho tanto nel cuore, ma quella bacchetta dovrebbe farlo nascere anche nel cuore degli umani, altrimenti quel che desidero donare ai bambini non sarebbe sufficiente.

- Stai tranquilla, farò in modo che questa bacchetta trasformi i cuori degli uomini.

- Grazie mia Regina!

Fata Serenella pensò che dovesse cominciare a volare sul mondo molto prima di Natale, per riempire i cuori di tanto Amore.
Volò sopra i Paesi dove infuriavano le guerre, e gettò la polverina magica che fuoriusciva della bacchetta.
Poi volò sopra quei Paesi dove non pioveva da tanto tempo e la siccità bruciava ogni cosa. 
Fece piovere, di una pioggia leggera che non causasse alluvioni o allagamenti.
Inviò poi medicine per curare quelle malattie che facevano soffrire i bambini.
Quindi, sempre usando un particolare movimento della bacchetta, creò una carovana di camion pieni di cibarie, di ogni tipo e sapore, per nutrire i bambini e le loro famiglie, che da tempo non avevano nulla da mettere sotto i denti. 

Sperava che per Natale tutti fossero felici, perché non sono le cose inutili a donare felicità, ma il necessario per vivere serenamente. 

Il lavoro di Serenella non è cosa da poco, ma se gli esseri umani non si impegnano ad abbracciare la fratellanza, la generosità e tutti quei sentimenti che fanno parte della parola Amore, la sua sola bacchetta magica può fare ben poco. 

Il Natale più bello è apprendere che le guerre sono scomparse dal mondo, che nessuno muore di fame o di sete, che tutti abbiano l’opportunità di curare la propria salute. 

Cara Fata Serenella, tu fai quel che puoi, e noi ci impegneremo di affiancarti in questi bellissimi doni natalizi, perché l’Unione fa la Forza. Purtroppo, una sola bacchetta magica non serve, se tutta l’umanità non si impegna sul serio. 
Noi abbiamo apprezzato le tue buone intenzioni, ma il cuore degli uomini non sempre accoglie il vero Amore. Che sia un Natale colmo di buone notizie!
Danila Oppio







 

martedì, ottobre 18

LE FIABE DEL CAFFE' a cura di ANNA MONTELLA - LA LUNA E IL DRAGO CAFFE' LETTERARIO

 



Ho partecipato con questa breve fiaba:

Storiella notturna per addormentare il pupo.

Faremo un lungo viaggio, e sarà una galoppata tra le galassie, 
a bordo di una nave interstellare alla ricerca della felicità piena e assoluta.
Lì, voleremo in libertà. Saremo eterni, giovani e forti, novelli pionieri alla conquista dello spazio, mai esplorato da mente umana. 
Ci mancherà il sapone liquido e il parrucchiere! Che importa?
Gusteremo i melograni e la papaia.
Mangeremo anche un avocado (o un avvocato?) o un ministro. A te la scelta.
Il primo ostacolo è stato superato ed era il fuoco di sbarramento alla partenza, dopo essere saliti a bordo della navetta.
Non siamo ancora all’interno della nostra astronave Krono, ma comodamente seduti sul divano bianco ciliegia (che fai, ridi?) a sorbire un ottimo bicchiere di latte, scortato da bacetti freschi alla fragola. Com’è bello farneticare!
Poiché siamo un po’ accaldati dai giochi del giorno, che diresti se facciamo una nuotata nella vasca da bagno?
Poi, una volta asciugati, di corsa tra le lenzuola, dove inizieremo il viaggio
tra le stelle e i pianeti delle prossime orbite.
Leveremo le vele ai bordi, e conteremo le imprese, le prese e le riprese tra le stelle.
La navicella sta per partire, chiudi gli occhi, il volo durerà tutta la notte. 
Il nocchiero è Morfeo.
Buonanotte piccolo mio!

Danila Oppio

mercoledì, ottobre 13

Antologia 2021 - LA BELLEZZA TRA LE RIGHE a cura di ANNA MONTELLA - La Luna e il Drago . racconto pubblicato di DANILA OPPIO



Ho partecipato al concorso del Caffè Letterario LA LUNA E IL DRAGO 2021 e il mio racconto è inserito nell'antologia LA BELLEZZA TRA LE RIGHE.

La vera Bellezza 

Tutti siamo in cerca della BELLEZZA, quella vera come la può rappresentare solo la valida Arte. Che non è quella osannata dai critici letterari o figurativi, ma rappresenta l’emozione che nasce in noi. Sarò antiquata, ma ritengo che il detto: “è bello ciò che piace” sia tuttora valido. 
Quanto ci colpisce la vista, ma soprattutto crea viva commozione che tocca nel profondo, è ciò che considero la vera Bellezza. Anche se la firma delle opere umane è sconosciuta.
E la Natura, in primis. 
I fiori, con i loro colori e profumi. 
L’alba o il tramonto, con le loro sfumature che paiono pennellate d’un grande Artista.
La mareggiata, con onde che somigliano ai riccioli ribelli d’un anziano canuto, antico come il mare.
Le cime innevate dei monti, splendenti col loro biancore.
Il sorriso di un bimbo e le sue risate simili a fresca cascatella. 
Lo sguardo  di un cagnolino, abisso d’amore.
La sensazione che si prova accarezzando il pelame morbido di un gatto che, sicuro d’essere amato, ronfa accanto a noi. 
L’allegro cinguettio degli uccellini posati sulle fronde.
A mio parere, tuttavia, la Bellezza più intensa e vera consiste nel cuore che sa realmente amare.
 Negli occhi, che guardano con attenzione, mentre le orecchie  ascoltano con interesse, e in una mano che viene tesa per dare aiuto.
Tutto il resto, se non è vera Arte che ci affascina e vero Amore, è solo simulazione o, ancor peggio, inganno. 

Danila Oppio

giovedì, settembre 30

OPERE COLLETTVE - filo conduttore LA BELLEZZA - di ANNA MONTELLA e degli autori che hanno partecipato al Premio Letterario Internazionale "LA LUNA E IL DRAGO"


Come sapete per ogni edizione del Premio La Luna e il Drago mi cimento in un'opera collettiva che è un puzzle ricavato dalle opere che hanno partecipato al concorso e che sono state selezionate o sono destinatarie di un riconoscimento. Come sempre invito chi ha partecipato a riconoscere una frase o un verso della sua opera e a riportarla sotto questo post. Nei prossimi giorni ci sarà il verbale ufficiale. Buona caccia "al tesoro" 

Anna Montella

Come sempre, Anna non si smentisce. Da qualche anno studia come meglio presentare l'opera collettiva per dare risalto ai lavori dei vari autori. E la ringrazio infinitamente.

Danila Oppio

OPERE COLLETTIVE

A cura di Anna Montella, presidente del Premio e curatrice del  Caffè Letterario La Luna e il Drago.

L’opera comprende i contributi (un rigo per ogni opera selezionata) opportunamente mescolati tra loro per un risultato armonico, degli Autori selezionati per entrambe le sezioni A e B negli ambiti della XIII edizione 2O21 del Premio Letterario Internazionale “La Luna e il Drago”. Nei contributi sono compresi anche i versi (per le poesie) e le frasi (per i racconti) delle opere prime tre classificate di entrambe le sezioni e le opere cui è stata assegnata una menzione e/o un Premio Speciale.




Ho partecipato alla sezione racconti brevi, e la frase estrapolata da Anna dalla mia opera è la seguente:

le loro sfumature che paiono pennellate d’un grande Artista.

Danila Oppio



mercoledì, maggio 12

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO - opera collettiva - Lettera alla mia famiglia di DANILA OPPIO

 

Alla splendida raccolta, ho partecipato con questa mia lettera, mai inviata, che procurerò di consegnare direttamente  con copie dell'antologia, ad ogni membro della mia famiglia.

Alla mia grande famiglia
 (in ricordo di mia madre)

Carissimi: marito – figli - e nipoti,
tanti pensieri non vi ho detto, se non “en passant”. Li tenevo dentro di me per non apparire sdolcinata, trasmettendovi ovvie e scontate parole. 
Ora ho un grazie nel cuore che sta trasbordando, e desidero metterlo nero su bianco.
Grazie per l’amore che mi avete donato in tutto il tempo che mi siete stati accanto.
Grazie per aver accolto la nonna, mia madre, con grandi attenzioni per la sua persona, con la presenza costante soprattutto nel periodo in cui lei si stava perdendo nelle sue fantasie senili, con la salute sempre più precaria, per il profondo affetto con cui l’avete accompagnata anche nei suoi giorni presso la RSA.
Vi ringrazio soprattutto per avermi sostenuto in quell’immenso dolore che provavo nel vederla sfiorire e rattrappirsi come fosse divenuta un ramo secco. E a seguito della sua dipartita, presagita per il deperimento del suo stato di salute, e per l’avanzata età, che aveva varcato la soglia del secolo di vita ma che, da figlia, non ero disposta ad accettare. Non si accoglie mai la scomparsa di chi si ama profondamente. È stata dura, però la vostra presenza e l’assidua compagnia è ancora di grande sostegno per me, che stavo crollando psicologicamente e fisicamente. Sì anche con i vostri rimbrotti che mi hanno allontanato da quel pensiero fisso:
 “Mamma non c’è più, non la vedrò mai più, avrò fatto del mio meglio per prendermi cura di lei?”.
 Sono domande che frullano in capo e alle quali non so dare risposta. Si pensa sempre di non aver fatto e dato abbastanza, e si rischia di sentirsi in colpa. Che altro potevo fare, se non amarla? E voi mi avete aiutato. Ora le sue ceneri nell’urna blu, si trovano su un ripiano della mia libreria, e ci resteranno fino a quando non potremo accompagnarle al paese natale, e deporle nella tomba di famiglia, dove lei desiderava dormire il sonno eterno, accanto alle spoglie di mio padre, dei suoi genitori e fratello. Ora che lei è qui accanto a me, mentre scrivo, la sento vicina. Ogni giorno raccolgo le viole che sono sbocciate nel nostro giardino e che a lei piacevano tanto, e le depongo vicino a lei. So che dal Cielo le vede e se ne rallegra.
Sapevo di mentire, quando alla RSA mi chiedeva di riportarla a casa nostra, dicendole che lo avrei fatto, ben sapendo che non mi sarebbe stato possibile, date le sue gravi condizioni di salute, che richiedevano continua assistenza medica e infermieristica, che purtroppo non ero in grado di offrirle. 
Ora, davanti alle sue ceneri, le ho detto col pensiero: 
“Mamma, adesso sei tornata a casa! E appena possibile ti porterò  al tuo paese, non appena le restrizioni a causa della pandemia spariranno, potremo partire per la tua ultima destinazione”. 
Però sento che sei qui con me, che mi fai compagnia e mi proteggi come quando ero bambina, questo accade perché la mia e tua famiglia mi ha dato un enorme sostegno. 
Ecco, queste sono parole che non ho mai detto a voi, miei cari, e ho sentito il bisogno di farlo prima che sia troppo tardi, e pentirmi in seguito di non avervi  detto per tempo ciò che serbavo nel cuore. Avete patito anche voi le stesse mie pene, ed è giusto che sappiate quanto vi ho compreso e apprezzato per la vostra condivisione. 
“Naufragar m'è dolce in questo mare” è un ossimoro che Leopardi usa per capire come lo sprofondare nell'infinito possa suscitare una certa serenità. Il naufragare nel mare è una metafora dello smarrimento. Come un uomo può ritrovarsi alla deriva del mare, lo stesso può avvenire, se si perde nei meandri della sua mente.
Ed io, che mi ero persa in un mare di sofferenza, ora ho compreso che il mio dolore, accanto a voi, e con voi condiviso, si è addolcito. Grazie dal più profondo dell’anima.

Danila Oppio (moglie, madre e nonna)

lunedì, maggio 10

LE PAROLE CHE NON TI HO DETTO - La raccolta


In questo video ci sono i nomi dei partecipanti alla raccolta dell'antologia AA.VV. Ognuno ha inviato un testo che è andato a far parte della raccolta LE PAROLE CHE NON TI HO MAI DETTO. Presto, non appena mi arriveranno le copie del libro, pubblicherò la copertina e la mia opera. 
Danila 

L'antologia si può acquistare a questo link:



E il bellissimo segnalibro personalizzato e realizzato dalla curatrice
ANNA MONTELLA




venerdì, luglio 10

UN FILM PRIVO DI FINALE di DANILA OPPIO - pubblicato nell'antologia MIEDO


Il mio racconto a pag. 169 di questa antologia edita da LargoLibro. 

Un film privo di finale
Ero seduta davanti allo schermo di un cinema deserto. Guardavo un vecchio film muto in bianco e nero, dove i personaggi si muovevano velocemente a scatti, e mi pareva di rivivere la vita frenetica degli esseri umani, quasi robotizzati.
D’improvviso, la pellicola cominciò a girare lentamente, i movimenti apparivano al ralenti, poi si è inceppata, e la sala si è oscurata.
Il film era raccapricciante: tanti infiltrati invisibili si erano sparsi per il mondo, costringendo gli umani a munirsi di mascherine – e non era nemmeno Carnevale - come se fossero i terrestri a tramutarsi in ladri in guanti gialli e passamontagna.
Eppure il pericolo proveniva da fuori, e gli uomini erano le vittime sacrificali.
Tutto cominciò con una pandemia che portava malattie e morte. Come difendersi da quell’orda di terroristi, se non nascondersi nelle abitazioni, sperando che quei balordi non trovassero nessuno da colpire? Sembrava che fosse l’unico modo per non finire i giorni in ospedale, in terapia intensiva, se non addirittura dentro una bara.
Non era solo un film.
Il mondo si è fermato, proprio come quel cortometraggio di cui non ho potuto conoscere la fine. Ogni attività è sospesa, scuole chiuse, niente più passeggiate al parco, nessun incontro con amici e parenti. Isolati come appestati, anche se si scoppia di salute. Però pare essere l’unico modo per sconfiggere quegli infiltrati che si credono nobili perché indossano come simbolo identificativo una corona.
Spero che quella pellicola si possa aggiustare, e che il film che stavo vedendo e di cui non ho potuto conoscere il finale si risolva con la vittoria degli esseri umani e che ogni cosa rientri nella normalità.
Tutti speriamo che questo mutamento repentino dell’esistenza ordinaria terrestre possa essere servito a diventare più umani, più sensibili e attenti al prossimo. E a comprendere quali sono i reali valori da mettere in primo piano. A far abbandonare le inutilità che spesso hanno visto troppi protagonisti perdere il senso dell’esistenza in scelte e azioni che poco hanno avuto a che fare con l’Amore per la vita. Finirà davvero così questo film horror?
Danila Oppio 

lunedì, maggio 11

PREMIO LETTERARIO DEL LEO - BRONTË 2020 - ANNA BRONTË prepara il Christmas Cake con me di DANILA OPPIO


Causa quarantena le tipografie hanno chiuso e la Prof. Maddalena De Leo ha comunque voluto realizzare l'antologia Brontëana IX in formato PDF, dove sono inserite poesie e racconti dedicati ad Anne, la più piccola dei sei figli del Reverendo Patrich Brontë anche lei scrittrice come le più conosciute sorelle Charlotte e Emily. Ho scelto alcune pagine compendenti i mio racconto.
















domenica, dicembre 22

NISSE E GUNNAR versione completa di DANILA OPPIO

Nell'antologia PAGINE DEL NATALE il mio racconto non è stato pubblicato nella versione integrale, per questioni di spazio. Ora lo ripropongo come è stato scritto e pubblicato su ARTE INSIEME di Renzo Montagnoli.
Colgo l'occasione per porgere a tutti il mio augurio di Buone Festività.

Nisse e Gunnar
di Danila Oppio


C’era una volta, ma non proprio così tanto tempo fa, un bimbetto molto povero che avrebbe tanto desiderato decorare l’abete di fronte a casa sua per festeggiare il Natale, che presto avrebbe bussato alle porte. Non aveva però neppure un soldino per acquistare quei bei ciondoli colorati che erano esposti nelle vetrine dei negozi della sua città.
Una sera - e il Natale si stava avvicinando a grandi passi - sentì uno scampanellìo e un fruscìo vicino alla finestra della sua cameretta.
  • Chissà chi è? - Pensò il piccino.
  • Toc toc toc.
Tre colpetti sul vetro della finestra lo fecero sobbalzare. Si avvicinò cautamente, appoggiò le manine e il nasino sui vetri gelati – fuori faceva davvero molto freddo – e vide un ometto non più alto di una spanna, con un berretto rosso in testa che indossava un giacchino grigio. Una lunga barba bianca ornava il suo mento.
  • Chi sei? - Chiese il piccino.
  • Sono Nisse, lo gnomo che esaudisce tutti i desideri, per caso tu ne hai uno in particolare? Puoi dirmi come ti chiami?
  • Mi chiamo Gunnar. Si, vorrei decorare con tanti ciondoli luminosi quell’abete là fuori, perché senza quelle decorazioni, non mi sembra neppure Natale.
  • Allora Gunnar, fammi entrare ed io ti narrerò una storia e magari, mentre te la racconto, succederà qualcosa di straordinario. Fammi entrare subito, che qui fuori tremo dal freddo!
Il bambino aprì la finestra e Nisse si intrufolò nella stanza che a dire il vero non era neanche calda perché il fuoco si era spento nel camino.
Nisse si affrettò a soffiare sulle braci e all’improvviso un bel fuocherello divampò e la stanza si riscaldò in un istante.
  • Ma tu sei proprio un mago! Esclamò Gunnar.
  • Non so chi siano i maghi, ma so come posso realizzare i sogni dei bambini buoni.
Intanto Nisse, profittando del momento in cui Gunnar era andato a scaldarsi accanto al fuoco e si era appisolato, chiamò la Regina delle Nevi, Snedronninga, che di cose belle ne sapeva fare davvero tante. Le disse sottovoce, ché il bimbo non sentisse:
  • Per favore, fai cadere tanti fiocchi di neve, e falli diventare grandissimi, come quei lampadari di cristalli di Boemia, e poi appendili sui rami di quell’abete. Ma non farti vedere né sentire.
La Regina delle Nevi non riuscì a trattenere una risata, ovviamente cristallina. Proprio a lei Nisse chiede di essere silenziosa? Ma da quando la neve che scende volteggiando lieve fa rumore? Non solo è muta, ma ammutolisce anche tutto quel che sfiora al suo passare. Non si odono i passi e neanche le ruote delle auto che circolano sulla strada innevata. Tutto è ovattato e quindi lei sa - che quel che farà - non si sentirà.
E piano piano, mentre Nisse pensa alla storia da raccontare a Gunnar, Snedronninga sparge i fiocchi di cristallo, li appende sui rami dell’abete, perché sa che quando la luna si accenderà e illuminerà il cielo notturno, i cristalli di ghiaccio brilleranno come tante argentee lucine.
Gunnar si sveglia e sbadiglia
Così Nisse comincia a raccontargli una storia lunga e senza fine, per dare tempo a Snedronninga di terminare il lavoro che le ha commissionato.

  • C’era una volta un cero di cera...
Nisse inizia così questa sua fiaba.
  • che lentamente si scioglieva.
  • Come si dice
  • quando una candela finisce?
  • Ah sì, fino a ridursi
  • a un piccolo moccolo
  • che quasi non si vedeva
  • neanche con il binocolo.
  • Ah sì, e dopo cosa accadde?
  • È successo che all’improvviso
  • è spuntato un sorriso sul tuo viso.
  • E poi? Come finisce la storia?
  • Finisce che devo accendere
  • un altro cero di cera
  • e questa è una storia vera.
  • Non posso leggere senza un lumino
  • anche se fosse proprio piccino.
E Nisse ricominciò a narrare la fiaba...
  • C’era una volta un cero di cera
  • purtroppo s’è consumata
  • un’altra volta la candela.

Ogni volta ricominciava la solita tiritera per distrarre Gunnar, fino a quando sbirciando fuori dalla finestra, vide che la Regina delle Nevi aveva finito il suo lavoro. Allora lo gnomo disse al bambino di guardare fuori dai vetri, che la notte era quasi terminata e domani sarà già Natale.

Si può solo immaginare la gioia di Gunnar, quando vide appese all’abete delle magnifiche stelle fatte di ghiaccio cristallizzato e di ogni forma che, al chiaro di luna, brillavano come lucenti fiammelle.
  • Buon Natale piccino, io devo andare.
  • Di già? Non puoi restare?
  • No, non posso, devo scappare
  • ma ci vedremo ancora il prossimo Natale.

Gunnar si stropicciiò gli occhi, si era addormentato sul tappeto accanto al fuoco del camino, che ancora scoppiettava allegro. Le prime luci del giorno accendevano le decorazioni di ghiaccio appese sull’abete, e il bimbo rimase a guardarle incantato. Davvero Nisse aveva fatto tutto questo, o se lo era solo sognato? Fosse anche così, era stato proprio un bellissimo sogno, certo però che le decorazioni di Snedronninga fossero più fantastiche di tutte quelle luminarie che illumano a giorno le vie delle città.