POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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domenica, novembre 3

COMPLEANNI E RICORRENZA DELL'ORDINAZIONE DI PADRE NICOLA GALENO OCD.

Il 3 novembre del 1968 veniva ordinato sacerdote da Mons. Stella nella Chiesetta del Monastero di Cascine Vica (TO) Padre Nicola Galeno, mentre infuriava l'alluvione del Piemonte.



lunedì, dicembre 11

Emily Dickinson illustrata con l'opera di Maxim Polyvanyl

 

 Opera di Maxim Polyvanyl


A tutti è dovuto il Mattino,

ad alcuni la Notte. 

A solo pochi eletti 

la luce dell'Aurora.

Emily Dickinson, Poesie (1850-86)


Ringrazio l'artista NORMA TROGU per aver postato questa bellissima opera e la poesia di Emily Dickinson.

domenica, settembre 24

AUTUNNO! di DANILA OPPIO


Ho ricevuto ieri quanto pubblicato da RENZO MONTAGNOLI sul suo blog:

News L'armonia delle parole del 23 settembre 2023, quanto segue:
Buona serata.
E’ da pochissimo iniziato l’autunno astronomico e ho pensato che il nuovo aggiornamento possa essere dedicato a questa stagione, preludio dell’inverno, ma dal fascino particolare. Come?
Con una serie di poesie in tema.
Poesie per l’autunno, con i contributi di Danila Oppio, Guillaume Apollinaire, Giovanna Giordani, Mariangela De Togni, Piera Maria Chessa, Rosa Staffiere, Vincenzo Cardarelli, Renzo Montagnoli, Tiziana Monari, Graziella Cappelli, Maria Allo, Gavino Puggioni, Fernanda Pivano, Giuseppe Carlo Airaghi, Vincenzo D’Alessio.
Qui sotto, ecco la poesia autunnale, che avevo pubblicato in questo mio Blog VERSI IN VOLO, poiché inviata per le Edizioni Montalbano, e inserita in Agenda Poetica 2018. Sono trascorsi 5 anni, e ringrazio Renzo Montagnoli che l'ha ripresa nel suo Blog L’armonia delle parole. 
Avevo scritto nel 2018: anche quest'anno ho voluto partecipare all'Agenda Poetica ideata da Archeoclub Patti e realizzata dalle Edizioni Montalbano.
Contiene una mia recente poesia: AUTUNNO


Autunno
di Danila Oppio

S’alza presto all’alba la leggera bruma
Che al suo apparire tutt’intorno s’abbruna.
Il pallido sole, al far del giorno appare,
e la densa foschia solleva e scompare.

Le foglie ingiallite dalla lieve brezza
Ondeggiano tremule alla sua carezza.
E il rosseggiare del pruno e dell’acacia
Sono timide bimbe, che sole bacia.

Verso sera, cade una sottile pioggia
da nuvole strizzate che il cielo sfoggia
tali fossero bianchi panni da sciacquare
la terra potranno così dissetare.

Castagne e marroni rosolati al forno
Sono deliziosi doni in questo giorno
d’autunno, e bei grappoli d’uva dorati
dal dolce gusto soddisfano i palati.

Rinnova la natura a ogni stagione
E offre quel che produce e con ragione
Coi primi freddi bisogna ben mangiare
Alle calorie non si può rinunciare.

Benvenuto autunno, con le calde sciarpe
per riparare la gola, e calzar le scarpe
più pesanti per tenere i piedi al caldo
a fronteggiare il primo freddo spavaldo.


Sono felice che in L'ARMONIA DELLE PAROLE la mia composizione poetica sia presente con un bellissimo gruppo di altre opere di poeti famosi e di amici che amano poetare. Bello stare in loro compagnia! Complimenti a tutti!
Danila Oppio




domenica, luglio 30

LA NONNA di GIOVANNI PASCOLI

“La nonna” di Giovanni Pascoli

Tra tutti quei riccioli al vento,

tra tutti quei biondi corimbi,

sembrava, quel capo d’argento,

dicesse col tremito, bimbi,

sì… piccoli, sì…

E i bimbi cercavano in festa,

talora, con grido giulivo,

le tremule mani e la testa

che avevano solo di vivo

quel povero sì.

Sì, solo; sì, sempre, dal canto

del fuoco, dall’umile trono;

sì, per ogni scoppio di pianto,

per ogni preghiera: perdono,

sì… voglio, sì… sì!

Sì, pure al lettino del bimbo

malato… La Morte guardava,

la Morte presente in un nimbo…

La tremula testa dell’ava

diceva sì! sì!

Sì, sempre; sì, solo; le notti

lunghissime, altissime! Nera

moveva, ai lamenti interrotti,

la Morte da un angolo… C’era

quel tremulo sì,

quel sì, presso il letto… E sì, prese

la nonna, la prese, lasciandole

vivere il bimbo. Si tese

quel capo in un brivido blando,

nell’ultimo sì.

Giovanni Pascoli


mercoledì, luglio 26

AUGURI A TUTTE LE PERSONE CHE SI CHIAMANO ANNA E GIOCCHINO



 

In particolare a Anna Laura Attanasio, a Anna Montella, a Anna Limido, a Anna Carloni, a Anna Chiara Macina e se ne ho scordate altre con questo bellissimo nome, auguri anche a loro!

Danila vi abbraccia!

martedì, aprile 11

MAMMA MIA! Un po' di STORIA con SALVATORE QUASIMODO di DANILA OPPIO

 In questi giorni di festa, ho preso in mano un volume che non avevo mai sfogliato, di Franco Marcoaldi e Tomaso Montanari edito da Treccani. Si tratta di una raccolta di poesie varie, illustrate da stampe di quadri o di foto.

Verso la fine, ho incontrato la poesia MILANO, AGOSTO 1943 di Salvatore Quasimodo, che mi ha molto colpito.

Nel fare una ricerca più approfondita nel Web, ho "scoperto" il sito di Danilo Ruocco dedicato al Premio Nobel Quasimodo, e mi sono permessa di riprendere una parte del testo e alcune fotografie.

Questo il risultato della mia lettura e relative ricerche:



Il mio volume

La Basilica di Sant'Ambrogio colpita dai bombardamenti

La pagina della poesia inserita nel libro
sotto:
Il testo ricopiato per una migliore lettura
Milano, agosto 1943
 
Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

Salvatore Quasimodo

Nell’agosto del 1943 Milano fu bersaglio di una serie di bombardamenti da parte degli Alleati anglo-americani che, oltre al capoluogo lombardo, colpirono anche le altre città industriali del Nord.

Quasimodo descrive la desolazione post-bombardamento.  Anche se il nazi-fascismo andava debellato, il poeta è profondamente scosso dalla ferocia della guerra e dai lutti che essa porta con sé. Nella poesia, Quasimodo non parla di un lutto in particolare, ma di quello totalizzante riguardante la città di Milano che, nella poesia, risulta essere «morta».

Dei cadaveri, Quasimodo, traccia una descrizione, sommaria quanto efficace: essi sono «rossi» e «gonfi».

Dei vivi, il poeta non dà indicazioni descrittive, ma solo dettagli: di essi s’intravede una «povera mano», se ne sente il rumore dei loro aeroplani e si dice che essi «non hanno più sete».

Anche la Natura è stata colpita a morte: l’usignolo è morto precipitando dall’antenna e l’acqua potabile delle condutture non è più utilizzabile (ed è per questo che si ricorreva ai pozzi).

La poesia fa parte di Giorno dopo giorno
(analisi della poesia da parte di  Danilo Ruocco)

Aggiungo un'altra lirica di Quasimodo:



Dalla Rocca di Bergamo Alta

Hai udito il grido del gallo nell'aria
di là dalle murate, oltre le torri
gelide d'una luce che ignoravi,
grido fulmineo di vita, e stormire
di voci dentro le celle, e il richiamo
d'uccello della ronda avanti l'alba.
E non hai detto parole per te:
eri nel cerchio ormai di breve raggio:
e tacquero l'antilope e l'airone
persi in un soffio di fumo maligno,
talismani d'un mondo appena nato.
E passava la luna di febbraio
aperta sulla terra, ma a te forma
nella memoria, accesa al suo silenzio.
Anche tu fra i cipressi della Rocca
ora vai senza rumore; e qui l'ira
si quieta al verde dei giovani morti
e la pietà lontana è quasi gioia.
Nota
La poesia nasce da un dato biografico: Quasimodo fu incarcerato a Bergamo come disertore per non aver risposto a una cartolina precetto (mai ricevuta) di richiamo alle armi.

Il manoscritto è datato febbraio-marzo 1943, e il componimento fa parte della silloge Giorno dopo giorno. Per questa ragione, fu posta una targa per Quasimodo alla Rocca di Bergamo Alta il 14 maggio 2019.
Si è svolta in quella mattina, alla presenza del Sindaco di Bergamo Giorgio Gori, della Presidente del Consiglio comunale Marzia Marchesi, di Alessandro Quasimodo e della vicepresidente dell’Associazione culturale Salvatore Quasimodo di Palazzago Ines Soncini, la cerimonia di svelamento della targa in onore di Salvatore Quasimodo posta nel parco della Rocca di Bergamo Alta.
Durante la cerimonia è stato ricordato che Quasimodo, per non aver risposto alla cartolina-precetto inviatagli dalla Repubblica di Salò, nel febbraio-marzo del 1943 venne imprigionato nelle carceri di Sant’Agata in Città Alta a Bergamo.
Fu rammentando quella esperienza che Quasimodo scrisse la poesia Dalla Rocca di Bergamo Alta (in Giorno dopo giorno).

La targa ha la parte superiore “libera” per permettere di vedere il panorama di Città Alta e integrarsi con esso e recita:
"Incarcerato a Bergamo per antifascismo Salvatore Quasimodo, Premio Nobel per la Letteratura, compose nel 1943 la poesia “Dalla Rocca di Bergamo Alta. 
A perenne memoria, questa targa il Comune di Bergamo e l’Associazione culturale S. Quasimodo di Palazzago posero. 
Bergamo, XIV maggio 2019"
Alla cerimonia erano, tra gli altri, presenti anche lo studioso quasimodiano Danilo Ruocco e la poetessa Rita Iacomino.


Alessandro Quasimodo, figlio del poeta Salvatore presenta la targa


A. Quasimodo, Marzia Marchesi, il Sindaco Giorgio Gori


Alessandro Quasimodo e Danilo Ruocco


Alessandro Quasimodo e la mia amica poetessa e scrittrice Rita Iacomino 

Come già detto all'inizio, ho tratto foto e testo dal sito dedicato a Salvatore Quasimodo, di Danilo Ruocco, che è nato a Bergamo nel 1969.


Laureato in Lettere Moderne è iscritto all'Ordine dei Giornalisti nell'Elenco dei Pubblicisti.
Scrive online di cultura, di spettacolo, di comunicazione e dì diritti civili.

E dal libro CENTO LUOGHI DI-VERSI – Un viaggio in Italia, che  invece è mio, edito nel 2020 da Treccani, che mi ha dato lo spunto per una più dettagliata ricerca. La foto della Basilica distrutta dalle bombe è tratta dal libro in mio possesso, e le altre dal sito di Danilo Ruocco. 
Ringrazio il dott. Ruocco per il bel servizio, dal quale ho attinto a piene mani, ma sono certa che non avrà nulla da eccepire e che potete visitare a questo link: 


venerdì, ottobre 14

L’ultimo viaggio di Yūsuf - testo di FRANCESCO FERRANTE musica di LUCA DI MARTINO





I cuori sono chiusi
nell’inverno della storia,
i sogni omologati
per chi cerca soldi e gloria.

I diritti d’ogni uomo
come stracci calpestati,
i poveri del mondo
come fossero appestati.

Perdenti e vincitori
in una giostra delirante,
il nemico è la paura
per il pensiero benpensante.

Anche oggi guardo il mare
immenso e un po’ inquietante,
la pagella della scuola
il mio bagaglio più importante.

Il desiderio che martella:
abbandonare questa terra,
la fame, l’arroganza,
il boato della guerra.

I soldi risparmiati,
dodici anni, la speranza,
un viaggio programmato
nel buio sordo di una stanza.

Vedremo il sole certamente,
non vincerà la notte,
cambieranno con un pianto
le nostre anime corrotte.

Non date per scontato
la luce del mattino,
il cibo dentro al piatto o
la gioia di un bambino…
Non date per scontato
la libertà che avete,
il sonno della notte
o le vostre ore liete.

Quell’onda che mi ha ucciso
non era solo mare,
era sdegno, indifferenza,
sogni buoni da buttare.


Francesco Ferrante

domenica, settembre 18

POESIA SBAGLIATA di DANILA OPPIO e versione corretta da PADRE NICOLA GALENO OCD

Anni fa, forse era il 2017, scrissi questa poesia. L'altro giorno, per far ridere un poco, l'ho inviata a Padre Nicola Galeno OCD, il quale si è divertito a trasformala in decasillabi. Non curo molto la metrica, e secondo lui non l'avevo rispettata. Quindi qui le due versioni, prima la mia e poi la sua. 





sabato, agosto 13

FERRAGOSTO DI GIANNI RODARI e i miei più sentiti auguri!


Ringrazio l'amica Alessandra Giusti per avermi inviato la poesia Ferragosto di Gianni Rodari, auguro a lei 
e a tutti gli amici e lettori di questo blog un sereno Ferragosto, senza dimenticare che è anche l'Assunzione della Madonna in Cielo, e buon onomastico a tutte le signore che si chiamano Assunta.

Ferragosto

 di Gianni Rodari

Filastrocca vola e va

dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena

e fa i castelli con la rena,

chi va ai monti fa le scalate

e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?

Solo, solo resta in città:

si sdraia al sole sul marciapiede,

se non c’è un vigile che lo vede,

e i suoi battelli sottomarini

fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente

faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:

in città non resta nessuno;

ordinanza che viene poi,

tutti al mare, paghiamo noi,

inoltre le Alpi e gli Appennini

sono donati a tutti i bambini.

Chi non rispetta il decretato

va in prigione difilato”.


martedì, agosto 9

SAN LORENZO MARTIRE - 10 AGOSTO


Quale fu il martirio di San Lorenzo?

San Lorenzo venne giustiziato dall'editto dell'imperatore Valeriano, che emise un editto che condannava a morte vescovi, presbiteri e diaconi. Secondo Ambrogio, San Lorenzo venne messo a morte sulla graticola. Mentre moriva, urlò spiritosamente al suo giustiziere: "Assum est... versa et manduca".

Qual è il significato del nome Lorenzo?

Lorenzo deriva dal cognome latino “Laurentius”, che denotava inizialmente un abitante di Laurentum, antica città del Lazio. Secondo la tradizione, questa città era stata edificata in un luogo ricco di piante di alloro (in latino “laurus”), da cui il nome.

Il 10 agosto è il giorno dedicato a San Lorenzo, patrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro.

Nella notte tra il 10 e l'11 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani e dei paesi nella nostra latitudine si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente. Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all'interno dell'orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico.

Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell'omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un'atmosfera magica e carica di speranza. In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e si aspetta l'evento desiderato durante l'anno.

Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell'immaginario popolare ha preso piede l'idea dei lapilli volati in cielo. Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il grande poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X agosto, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.

È importante sapere che la pioggia di meteore non è limitata alle notti intorno al San Lorenzo, ma comincia alla fine di luglio e termina oltre il 20 agosto, anche se solo durante il picco massimo del 10-13 agosto si possono scorgere fino a un centinaio di meteore all'ora: negli altri giorni il numero è decisamente minore, ma comunque superiore alle 5-10 meteore l'ora che si vedono nelle notti "normali".

La poesia del Pascoli

La morte del padre, ucciso in circostanze mai chiarite segna profondamente la vita del poeta. In questa, che è la più famosa delle poesie ispirate a questo tragico evento, Giovanni Pascoli vede nelle stelle cadenti della notte di San Lorenzo (10 agosto) il pianto del cielo sulla malvagità degli uomini. Fu pubblicata sul “Marzocco” il 9 agosto 1896 e poi inclusa nella quarta edizione (1897) di Myricae, nella sezione Elegie. 

Frasi simpatiche

Se esprimi un desiderio è perché hai visto una stella cadente, 

se hai visto una stella cadente è perché stai guardando il cielo, 

se stai guardando il cielo è perché credi ancora in qualcosa.

(Bob Marley)

Le stelle cadono in silenzio per non svegliare la notte. (Roberto Gervaso)

Le stelle cadono inciampando nel buio. (Roberto Gervaso)

Siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle. (Oscar Wilde)

Le stelle cadenti ci ricordano ogni anno che c’è sempre qualcosa in cui sperare, c’è sempre qualcosa da desiderare. Ama, sogna, desidera e le stelle faranno da contorno alla tua luce. (Stephen Littleword)

                           10 AGOSTO di GIOVANNI PASCOLI

 

                      San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.


Ritornava una rondine al tetto:

l'uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de' suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono...


Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall'alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh!, d'un pianto di stelle lo inondi

quest'atomo opaco del Male!

 

La sera del 10 agosto 1887, festa di San Lorenzo, il padre del poeta, Ruggero Pascoli, fu ucciso con una fucilata mentre tornava a casa dal mercato in un “biroccio": portava in dono due bambole per le sue bambine.


Scrissi anch’io, anni fa, una poesia dedicata a questo giorno:

San Lorenzo

10 agosto

L'incandescenza

Della notte di San Lorenzo

Di pascoliana memoria


Inesistente, la scia

Di un meteorite lontano

Elevato al rango

Di stella cadente

Appare come lo strofinio

Di zolfanello

Su nero bitume


Cielo d'agosto

Bucato di stelle

- Capocchie di spilli -

D’algido chiarore

E anni-luce lontane


Ancora e sempre

Apparenza

D’immensi infuocati

Corpi celesti 

Brucianti ribollenti


10 agosto

S'incendia un pensiero

Se ciò che inganna

Uno dei cinque sensi

Abbaglia l’uomo

In modo tanto clamoroso

Di cosa dovremmo mai stupirci?

Danila Oppio


Auguri a tutti coloro che portano questo meraviglioso nome, in particolare a Lorenzo Leveque e a Lorenzo Limido.

giovedì, giugno 30

"ALI D'UN SOGNO" l'ultimo libro di ANNALENA CIMINO, la poetessa di Capri e dell'Amore - recensione di RENATA RUSCA ZARGAR



“Ali d’un sogno” l’ultimo libro di Annalena Cimino,

la poetessa di Capri e dell’Amore

Vivere a Capri significa trattenere negli occhi il fascino impetuoso del mare che circonda l’isola con un anello di tinte e di salmastro. Come significa respirare profumi intensi di fiori che si abbarbicano in ogni strada, vicolo o poggiolo.

Passeggiare per Capri è curiosare le tante piastrelle di ceramica colorate che indicano le abitazioni e celebrano eventi e persone.

Vivere a Capri, pertanto, è già di per sé una vita straordinaria. 

Poi, c'è “l'Amor che move il sole e l'altre stelle”. Dante, nell’ultimo verso del Paradiso, rappresenta Dio come Amore perché l’Amore è  il sentimento che solo giustifica il senso della vita umana, che la rende degna di essere vissuta, che permette di trovare un pensiero traboccante di emozioni la sera, prima di dormire, e la mattina al risveglio.

Dunque, Annalena Cimino è la poetessa di Capri.

A Capri vive la sua esistenza e si ammalia di irresistibile bellezza. Infine, è la poetessa dell'Amore perché è l’energia dell'Amore che la ispira.

Infatti, le figurazioni che nutrono la sua poesia hanno la sorprendente intensità dell’unione di due amanti misti alla natura, ai giardini abbandonati, alla danza del vento, al pianto del mare, in una ricerca incessante dell’essere amato.

“Salsedine sulle labbra, / aulica sensazione di te,” scrive, ad esempio la Poetessa “[…] Poesia… volava tra i nostri corpi / intrecciati indissolubilmente / e salsedine fra noi nelle notti d’amore.” Oppure: “Balleremo ancora / tra le noti struggenti della vita, / tra le tumultuose acque / della cascata che annegherà / ogni dolore e solitudine, / tra le crepe delle rocce eterne, / a piedi nudi, / scansando rovi e serpi senza timore.”  

La poesia di Annalena Cimino è un intreccio di musicalità e di visioni immaginifiche, di moti incessanti e inarrestabili dell’anima.

Leggendo, si rimane stupiti, sconvolti, davanti all’incanto totalizzante che si rivela nei versi, per la forza titanica dei sentimenti in cui si esprime “l’immensità” del percorso della vita “tenendoci per mano”.

Sfogliare le pagine di questo libro ( ALI D'UN SOGNO Poesie di Annalena Cimino (intermediaedizioni.it) significa sapere che qualcosa di meravigliosamente travolgente esista davvero per il quale si possa lottare e sognare, significa riconoscere che “l’Amor che move il sole e l’altre stelle” è dentro di noi e gonfia le vele di un’esistenza doviziosa e stracolma di passione.

Renata Rusca Zargar


sabato, febbraio 26

I DUE FANCIULLI dI GIOVANNI PASCOLI





Poesia di Giovanni Pascoli

I due fanciulli

Era il tramonto: ai garruli trastulli
erano intenti, nella pace d'oro
dell'ombroso viale, i due fanciulli.

Nel gioco, serio al pari d'un lavoro,
corsero a un tratto, con stupor de' tigli,
tra lor parole grandi più di loro.

A sé videro nuovi occhi, cipigli
non più veduti, e l'uno e l'altro, esangue,
ne' tenui diti si trovò gli artigli,

e in cuore un'acre bramosia di sangue,
e lo videro fuori, essi, i fratelli,
l'uno dell'altro per il volto, il sangue!

Ma tu, pallida (oh! i tuoi cari capelli
strappati e pésti!), o madre pia, venivi
su loro, e li staccavi, i lioncelli,

ed «A letto» intimasti «ora, cattivi!»

A letto, il buio li fasciò, gremito
d'ombre più dense; vaghe ombre, che pare
che d'ogni angolo al labbro alzino il dito.

Via via fece più grosse onde e più rare
il lor singhiozzo, per non so che nero
che nel silenzio si sentia passare.

L'uno si volse, e l'altro ancor, leggero:
nel buio udì l'un cuore, non lontano
il calpestìo dell'altro passeggero.

Dopo breve ora, tacita, pian piano,
venne la madre, ed esplorò col lume
velato un poco dalla rosea mano.

Guardò sospesa; e buoni oltre il costume
dormir li vide, l'uno all'altro stretto
con le sue bianche alucce senza piume;

e rincalzò, con un sorriso, il letto.

Uomini, nella truce ora dei lupi,
pensate all'ombra del destino ignoto
che ne circonda, e a' silenzi cupi

che regnano oltre il breve suon del moto
vostro e il fragore della vostra guerra,
ronzio d'un'ape dentro il bugno vuoto.

Uomini, pace! Nella prona terra
troppo è il mistero; e solo chi procaccia
d'aver fratelli in suo timor, non erra.

Pace, fratelli! e fate che le braccia
ch'ora o poi tenderete ai più vicini,
non sappiano la lotta e la minaccia.

E buoni veda voi dormir nei lini
placidi e bianchi, quando non intesa,
quando non vista, sopra voi si chini

la Morte con la sua lampada accesa.


da Primi e Nuovi Poemetti

martedì, novembre 9

FOLIAGE NEL MONDO di DANILA OPPIO e la poesia AUTUNNO di VINCENZO CARDARELLI

 Accanto a casa mia, dei vicini e del residence subito più in là, un tripudio di colori autunnali, da togliere il respiro per tanta bellezza. 


A OSLO, un tappeto di foglie ormai cadute,spettacolo novembrino!


Dalla Val d'Aosta, altro dipinto autunnale della natura.    


AUTUNNO

 di VINCENZO CARDARELLI