POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
Visualizzazione post con etichetta Spazio Coucou Sèlavy!. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Spazio Coucou Sèlavy!. Mostra tutti i post

domenica, agosto 6

The weeping song cantata da Coucou Sèlavy!


Nick Cave è autore impossibile da rendere, tu ci sei riuscito con grandissima eleganza e capacità d'invenzione!

giovedì, novembre 26

IL CORPO RIVOLTATO DALL'ESTERNO ALL'INTERNO, DALL'INTERNO A... di COUCOU, SÈLAVY!

IL CORPO RIVOLTATO DALL’ESTERNO ALL’INTERNO, DALL’INTERNO A … 

(Omaggio a un amico)

Un palloncino nel cesso piantammo, monito agli agguati linguacciuti della vita

E nella nostra infinita arroganza al bianco di sponde e rintocchi giocammo baluginanti sparizioni nei crateri celesti

Flebili voci al telefono e alchimie di quel nulla risultante da deliri cronici in sovrapposizione: se non altro per tramortire le stesse idee, se non altro perché quell’ampio vuoto si rivelasse a ognuno, in una squallida camera condominiale, coi suoi riverberi comicamente cosmici. Uno spas(i)mo di tragedia incompiuta

Di dissolvenze musicali, irreversibili à rebours.

Noi che non avevamo proprio niente da dirci o da darci, ma solo trame scinte da ordire e mandare a monte in congiunta solitaria, quale gelo ci possedeva , ho dimenticato il suo volto

Fantasma a me, fantasma a te

Del non manifestarsi 

Porte sbattute, mai aperte e mai chiuse

Passeggiando come ologrammi fra l’ombre e gli orrori, assieme a melodie struggenti ci godemmo lo strutto dell’essere sempre in ritardo su di noi

Gatti in volo dal balcone dell’infanzia, noi che non siamo riusciti ad alzare davvero la voce né a versar lacrime una sola volta, equivocando languori e rancori nel peggior liquore infine

A quale luce – neanche oggi le candele riposano abbastanza - ci incollammo come insetti

“Dato, dato, giocato

Avuto, perduto, furnuto “

Eppure per anni ancora tornò nel mio canto, vaga e stonata, la spirale del tuo disincanto, e nelle stanze del tuo carillon suonarono da lontano le mie sconfitte.

Coucou, Sèlavy!


ORIGO di COUCOU, SÈLAVY!

ORIGO

Quando il mondo non canta e ti vesti da negromante

Quando il passato ti ingaggia per scovare la crepa

Queste infiltrazioni impari a credere tuo regno

Questa musica tua creazione

Quando ti affacci, la mano pendula, al formicolio di uno schermo

Il megafono fra le costole parla da molti ombelichi

Servo senza brame, abitacolo

Piatto offerto in pasto a un ospite negligente

E un vigneto di tasti sbiaditi pigi

Impronte su cui ognuno zompettò

Per meglio ingannare il fiuto dei posteri

Il Nemico alle spalle

Strategie dell’arte di arrangiarsi

Quando la notte risale la china della pupilla

Il sonno disturba il sonno

Il giorno disturba il giorno

Allora

La petulanza dell’ultimo pidocchio

Rarefatta si tacque

Di candido stupore tingendo

Il campo di battaglia e il credo

Mentre, soffocando le risa, pontificavi già:

“Mai pelle fu sotto queste bende, figli miei

Che più non ci si adoperi a leggere i geroglifici del globo

Che almeno il seme sia sottratto al cerchio della maledizione

Scemata:

Restituito alla vanità”


Coucou Sèlavy!


mercoledì, novembre 11

IL RISVEGLIATO di COUCOU, SÈ LAVY!


IL RISVEGLIATO

Sorpresa l’eternità ove mai la cercai
Fu lei a trovarmi
Tormentarla e lasciarla dormire:
È questo il mio sonno
Nient’altro che il mio sonno, mi dissi
Scalfire la muraglia atomica
Irridere la religione ultima
Di ogni ragione slittata fra le scapole
E risalita per le mie narici 
Stalagmiti
Nient’altro che stalagmiti.
Una volta sveglio
Non sono più venuto
A metter pace, ma spada
A dividere il corpo dal corpo
E i corpi dal corpo
È questa la mia veglia
Nient’altro che questo?, mi dico
Ciononostante, una patria e gagliardissima sveglia
Non manca di rammentare certi imperativi:
“Orsù! Orsù!
Sudarsi la pace blanda
E confonder la mutanda!”

Coucou, Sèlavy!

lunedì, ottobre 19

ADDIO DELLA VOCE BIANCA di COUCOU SÉLAVY

Ritratto di Gaspare 
Pacchierotti

ADDIO DELLA VOCE BIANCA

Trapassato di idiozia e di nostalgia
Fuori dal coro canto, ma sono ancora in sagrestia.
Mi defilo e mi decentro, gli altarini
Passo
Il presbiterio e i confessionali affollati
Passo 
Le nicchie abitate, gli incerati martiri
Passo
Il fonte battesimale? Al pianto mio non basta
Gli scrigni dei sapienti? Sono così colmi da riversarmi
Non qui, non qui sta il mio passaggio.
Ecco che mi incastro in una canna d’organo
E i miei lamenti vi solleticano
Del resto a un’imprecisata levitazione 
Non s’addiceva quel rosone
Quanto alle scale
Chissà che quest’astrazione spirituale
Non intenda destinarle alla testa
Non qui, non qui sta il mio passaggio.
E io che ho barattato il gelo coi falò
Perché un brivido parea da laggiù
L’inferno dell’alto!
Querulo e suonato come stelo 
Fuori dal mondo canto, ma sono ancora in cielo.
Una musica d’astri assorda adesso
Le troppe voci stratificate in me: aria,
Animo, e non ho mai tenuto a mente un corpo
Pari alle ossa della vita mia:
Che fuori dal coro canti o taccia, io sono ancora in sagrestia.
Cercatemi i resti, scavate sotto le chiese che edificaste!
Nonostante i secoli dei secoli
Ancora la stessa manìa:
Una cripta è così vicina alla sagrestia.

Coucou Sèlavy

venerdì, settembre 4


              IL COSMONAUTA
Sfiorato aveva il patto delle stelle
Si ripeteva con gloria recriminatoria
Invecchiando al contrario sotto gli occhi di allora
Al ribasso, rilanciava
E sarebbe stato tempo di tornare
Ma come un vangelo rimase
In amalgami lucenti impietrito
Riflesso nell’apostasia della cruna in attesa
Quella cruna per cui passò un giorno candido,
di corsa, senza impetrare
Sfiorato aveva il patto delle stelle
Si ripeteva col respiro dei mondi antichi
Non un capello ai branchi terreni, impallidì
E sversava giuncante
Il violato infinocchiante
Eppur lasciava ancora un d’altrocanto taciuto
Al mondo compiaciuto
Del rotante: come va?
 
                           Coucou Sélavy

 

mercoledì, luglio 8

RISTORO di COUCOU, SÈLAVY!

La persistenza della memoria di Salvador Dalì


RISTORO
Là dove il giunco evapora
E l’acqua forse si addensa
Edificammo salmi e passeggiammo
Miracolosamente sprofondando
Nella casa del vuoto.

È l’ora delle ore
Un’ora qualunque.
Che riversi all’arena quei pallidi tesorucci
O in torbidi abissi li trattenga
Signori, non è più affar nostro.


Coucou Sèlavy!

sabato, giugno 20

UN GIORNO di COUCOU SÉLAVY



UN GIORNO
Passeggiando stretto alla folla dici
La città non è stata mai così
Vuota
E lo spazio della tua figura è
Vapore stretto al fondale così
Socchiudi la foresta all’orda di
Occasionali
Cacciatori come
L’ultima notte di un re dimenticato.

Coucou Sèlavy

venerdì, maggio 15


PREGHIERA DEI SEMPLICI
Col gusto per lo spavento
E il gioco del tormento
Tu che ad ogni passo
Hai già inventato il lusso
Ah, col fiore che non mendichi
Insegnami lo stile dei semplici

Con la tua lingua nuova
Che lambisce l’adesso
Menomato e tradito
Già dimentichi quieto
Ah, col corpo che non mendichi
Insegnami la vita dei semplici

Tu, che senza un perché canti
E né mai te lo chiedi
Ignorando la tua sorte
Infischiandoti dell’arte
Con l’orrore che non mendichi
Insegnami lo sguardo dei semplici:

Come negli occhi d’una bestia
 tutte le bestie suonano
Che più non ci si adoperi

 a leggere i geroglifici del globo.

Coucou, Sèlavy

lunedì, marzo 30

QUANDO BRUCIANO LE LABBRA SULLA FRONTE di Coucou, Sèlavy!


QUANDO BRUCIANO LE LABBRA SULLA FRONTE
Quando bruciano le labbra sulla fronte
L’ultima veste della sera è già mattina
E l’albero è trascinato giù dal morto
La tigre e l’usignolo hanno scambiato i loro versi
Lungo tracce di sangue rappreso
E sotto la radura gelata si innalza il cielo
Tu, ruffiano che mimi le moine della vita
Con la molesta inquietudine del tarantolato
Tu sei capace di trovar la pace
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
Se questo intonaco ci è venuto a noia
Qualcuno sarà un buon mercante
Ora la corda ha da rimbalzare ancora
Perché proprio tutto è disposto
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
I rami ti scacciano da ogni regno
Tutti uguali i sentieri del bosco
Una luce! Non è niente davvero
Lanterne di alchimisti e cacciatori
Alle calcagna, operanti dalle abitazioni
Non mi spennellano d’orrore a sufficienza
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
Per il forno, prima del forno
Io mai cotto a puntino
Schermarsi gli occhi da bagliori cremisi
Per la bizzarra tregua a sorpresa
Quando bruciano le labbra sulla fronte

Coucou, Sèlavy!

martedì, marzo 24

IL COSMONAUTA diCoucou Sèlavy!


IL COSMONAUTA
Sfiorato aveva il patto delle stelle
Si ripeteva con gloria recriminatoria
Invecchiando al contrario sotto gli occhi di allora
Al ribasso, rilanciava
E sarebbe stato tempo di tornare
Ma come un vangelo rimase
In amalgami lucenti impietrito
Riflesso nell’apostasia della cruna in attesa
Quella cruna per cui passò un giorno candido,
di corsa, senza impetrare
Sfiorato aveva il patto delle stelle
Si ripeteva col respiro dei mondi antichi
Non un capello ai branchi terreni, impallidì
E sversava giuncante
Il violato infinocchiante
Eppur lasciava ancora un d’altro canto taciuto
Al mondo compiaciuto
Del rotante: come va?

Coucou, Sèlavy!



LA GHIGLIOTTINA NON È NULLA, 
NORIMBERGA NON È NULLA
Poiché
Verrà un tempo in cui il terrore
Sguinzagliato da un trascurabile sovrappensiero
Scavallerà le palpebre e
Quando l’occhio traverserà lo specchio dell’occhio
Uno sguardo sorprendente lo sguardo
Vi schiuderà la crepa eterna
Per un istante inesorabile e
Sazio mai
Non basterà una fine o una nemesi
Non basterà
Pagare con
Denaro, lacchè
Lacrime e sangue
Bagattelle familiari
Un colpo d’occhio all’ingranaggio della permanenza!
Convertirassi agendalmente nel
Basso continuo: “In data odierna”
Oblio! non si darà in cui confidare e
Ogni fede sarà menzognera
Accesi come stelle, soli e trapassati dai
Fosforici tratti del cielo
Senza telaio per reggere
Senza peso per cadere
Tornerete alla pelle senza distrazioni
Alla bianca tela fluttuante priva di interno:
Smarrite riposte e preghiere
Dimenticate le committenze
Voi, morendo come simboli
Verrete restituiti alla disumanità
Dell’amore umano.
Coucou, Sèlavy!

LA LAMPADA di Coucou Sèlavy!


LA LAMPADA
Non già l’incontinenza celeste
Non gli sferzanti viaggi in mare
Né il mesmerico oro nero
Non le viscose piccole morti
E non il lento sangue dei vivi
Potettero di me lavare
I residui celati là in fondo
Per strapparmi alla ferrosa prigionia:
Furo le lacrime, stilla per stilla
A far la ruggine che divorò i miei confini
Finché mi alzai in piedi
E all’altare di grattacapi millenari
Grattandomi il culo
Infine
Restai sordo ai vostri desideri.

Coucou,Sèlavy!

domenica, marzo 22

PERORAZIONE di Coucou Sèlavy!

Giuseppe Paradiso: uomo che piange

PERORAZIONE
Quest’uomo che –da impostore poco accorto, 
lo si ammetta- vive imitando sé stesso

Quest’uomo usa sporgersi un po’ troppo
 dal balcone: è un egoista
Dirò pure che quest’uomo, il medesimo, 
lascia sovente rotolare la sua testa
 a terra in guisa assai veloce, fino a cacciarsela fra i piedi:
è così che inciampa e si azzoppa!
Quest’uomo, che amavamo da tondo,
 era in fondo già ipocrita e sospetto da neonato: 
parea tondo, ci blandiva insomma con tale parvenza, 
ma di fatto non era e non è tondo né quadrato.
 Guardatelo! Si è fatto piuttosto rettangolare 
come una bara ambulante, 
vorrà forse seppellirsi in se stesso?
Quest’uomo, proprio lui, quest’uomo
 è sempre sul punto di finire,
 ma non finisce mai
Quanta sabbia e deserti gli abbiamo risucchiato
 dal di dentro impiegandolo come clessidra per aiutarlo

E lui per ripicca si ammala di sete,
 aggiornando lo straziante elenco dei suoi mali

Quest’uomo, per la miseria, ancora lui, 
ci assorda e ci tormenta durante le tregue
 con le sue discutibili melomanie, 
e quando dovrebbe parlare tace,
 lucidando lo sconforto come un ossesso

Eccolo che piange, quest’uomo incorreggibile,
 irrecuperabile, quest’uomo che non prende sul serio 
neppure le proprie lacrime

Diciamolo chiaramente una volta per tutte
Quest’uomo deve smetterla di morire 
a serramanico nel mobilio altrui.

Coucou, Sèlavy!


IN TERRA/IN CIELO di Coucou, Sèlavy!


IN TERRA/IN CIELO
Corpi presi in prestito per secolari esiti:
Impalchino palafitte i nervi a croce
E non raccolga l’occhio in bitume scempi a latere
Purché lo spiritismo duri ancora un po’.
Ahimè, come le case son crepati
“Qualche giorno in più affittiamole”, si dissero
E allora “In giardino!
Le crepe non potranno che adagiarsi
Per noi saranno piante”
Ci accomodammo, si accomodarono
L’orticello nostro era tutto lì.
Quali nembi restavano ai germogli di noi stessi?
Il giorno dopo sarebbe piovuto comunque
In terra si dice: dal cielo. In cielo: non si sa.

Coucou, Sèlavy!

mercoledì, marzo 18

NON DATUR di Coucou, Sèlavy

NON DATUR
Sfociando a singhiozzi nel deserto,
dici che nessuno berrà a quel cactus.
Ma tu sai
Che il pianto non è pianto
Che la pianta non è pianta
Così, non hai scampo: ne hai troppo
E pare al timpano un galoppo
Persino lo stonato ritorno a casa.
Arti scomposti all’aria
Cranio calamitato al suolo
Muscoli strappati e congiunti
In fune
Affinché qualcuno o qualcosa
Resti appigliato al globo
Un istante in più.
Coucou, Sèlavy!

martedì, marzo 17

MONITO di Coucou, Sèlavy!


MONITO
Non ho imparato niente, da quando nacqui a questo mondo. L’esistenza mi ha contaminato come una corsa strisciante: vedere sempre meno, sentire sempre meno, varchi che si chiudono, un cielo a groviera diventa una corazzata nel cemento. Ridevano e si sgomitavano quando alludevo confusamente, per la vergogna di un linguaggio lontano che mi avevano portato a ignorare, alla congiura che si faceva inevitabilmente e comunque nostra. Era la media cui consegnarsi, era l’arguzietta sprofumata di baratri, era quello stesso intendersi. Nel corpo sfibrato rinnovo un addio da ridere; ma dove sia stato firmato questo patto, in quale momento, non lo ricordo. Attenti, officianti del pensiero, della materia, dell’anima, dell’arte. Ascoltate questo brulichìo, considerate per un attimo i vostri occhi di allora.
 Coucou, Sèlavy!

martedì, febbraio 25

ORIGO di Coucou, Sèlavy!


ORIGO
Quando il mondo non canta più e ti vesti da necromante
Quando il passato ti ingaggia per scovare la crepa
Queste infiltrazioni impari a credere tuo regno

Questa musica tua creazione
Quando ti affacci, la mano pendula, al formicolio di uno schermo
E da molti ombelichi parla il megafono fra le costole
Servo senza brame, abitacolo
Piatto offerto in pasto a un ospite che non verrà
Quando un vigneto di tasti sbiaditi pigi
Impronte su cui ognuno zompettò
Per meglio ingannare il fiuto dei posteri
Nemici alle spalle
E arte di arrangiarsi
Quando la notte risale la china della pupilla
Il sonno disturba il sonno
Il giorno disturba il giorno
Allora
La petulanza dell’ultimo pidocchio
Rarefatta si tacque
Di candido stupore tingendo
Campo di battaglia e credo
Mentre, soffocando le risa, pontificavi già:
“Mai pelle fu sotto queste bende, amico mio
Che più non ci si adoperi a leggere i geroglifici del globo
Che almeno il seme sia sottratto al cerchio della maledizione
Scemata:
Restituito alla vanità”

Coucou, Sèlavy!