POETANDO
domenica, agosto 6
The weeping song cantata da Coucou Sèlavy!
giovedì, giugno 8
giovedì, novembre 26
IL CORPO RIVOLTATO DALL'ESTERNO ALL'INTERNO, DALL'INTERNO A... di COUCOU, SÈLAVY!
IL CORPO RIVOLTATO DALL’ESTERNO ALL’INTERNO, DALL’INTERNO A …
(Omaggio a un amico)
Un palloncino nel cesso piantammo, monito agli agguati linguacciuti della vita
E nella nostra infinita arroganza al bianco di sponde e rintocchi giocammo baluginanti sparizioni nei crateri celesti
Flebili voci al telefono e alchimie di quel nulla risultante da deliri cronici in sovrapposizione: se non altro per tramortire le stesse idee, se non altro perché quell’ampio vuoto si rivelasse a ognuno, in una squallida camera condominiale, coi suoi riverberi comicamente cosmici. Uno spas(i)mo di tragedia incompiuta
Di dissolvenze musicali, irreversibili à rebours.
Noi che non avevamo proprio niente da dirci o da darci, ma solo trame scinte da ordire e mandare a monte in congiunta solitaria, quale gelo ci possedeva , ho dimenticato il suo volto
Fantasma a me, fantasma a te
Del non manifestarsi
Porte sbattute, mai aperte e mai chiuse
Passeggiando come ologrammi fra l’ombre e gli orrori, assieme a melodie struggenti ci godemmo lo strutto dell’essere sempre in ritardo su di noi
Gatti in volo dal balcone dell’infanzia, noi che non siamo riusciti ad alzare davvero la voce né a versar lacrime una sola volta, equivocando languori e rancori nel peggior liquore infine
A quale luce – neanche oggi le candele riposano abbastanza - ci incollammo come insetti
“Dato, dato, giocato
Avuto, perduto, furnuto “
Eppure per anni ancora tornò nel mio canto, vaga e stonata, la spirale del tuo disincanto, e nelle stanze del tuo carillon suonarono da lontano le mie sconfitte.
Coucou, Sèlavy!
ORIGO di COUCOU, SÈLAVY!
ORIGO
Quando il mondo non canta e ti vesti da negromante
Quando il passato ti ingaggia per scovare la crepa
Queste infiltrazioni impari a credere tuo regno
Questa musica tua creazione
Quando ti affacci, la mano pendula, al formicolio di uno schermo
Il megafono fra le costole parla da molti ombelichi
Servo senza brame, abitacolo
Piatto offerto in pasto a un ospite negligente
E un vigneto di tasti sbiaditi pigi
Impronte su cui ognuno zompettò
Per meglio ingannare il fiuto dei posteri
Il Nemico alle spalle
Strategie dell’arte di arrangiarsi
Quando la notte risale la china della pupilla
Il sonno disturba il sonno
Il giorno disturba il giorno
Allora
La petulanza dell’ultimo pidocchio
Rarefatta si tacque
Di candido stupore tingendo
Il campo di battaglia e il credo
Mentre, soffocando le risa, pontificavi già:
“Mai pelle fu sotto queste bende, figli miei
Che più non ci si adoperi a leggere i geroglifici del globo
Che almeno il seme sia sottratto al cerchio della maledizione
Scemata:
Restituito alla vanità”
Coucou Sèlavy!
mercoledì, novembre 11
IL RISVEGLIATO di COUCOU, SÈ LAVY!
lunedì, ottobre 19
ADDIO DELLA VOCE BIANCA di COUCOU SÉLAVY
venerdì, settembre 4
IL COSMONAUTASfiorato aveva il patto delle stelleSi ripeteva con gloria recriminatoriaInvecchiando al contrario sotto gli occhi di alloraAl ribasso, rilanciavaE sarebbe stato tempo di tornareMa come un vangelo rimaseIn amalgami lucenti impietritoRiflesso nell’apostasia della cruna in attesaQuella cruna per cui passò un giorno candido,di corsa, senza impetrareSfiorato aveva il patto delle stelleSi ripeteva col respiro dei mondi antichiNon un capello ai branchi terreni, impallidìE sversava giuncanteIl violato infinocchianteEppur lasciava ancora un d’altrocanto taciutoAl mondo compiaciutoDel rotante: come va?Coucou Sélavy
mercoledì, luglio 8
RISTORO di COUCOU, SÈLAVY!
sabato, giugno 20
UN GIORNO di COUCOU SÉLAVY
venerdì, maggio 15
giovedì, aprile 2
lunedì, marzo 30
QUANDO BRUCIANO LE LABBRA SULLA FRONTE di Coucou, Sèlavy!
L’ultima veste della sera è già mattina
E l’albero è trascinato giù dal morto
La tigre e l’usignolo hanno scambiato i loro versi
Lungo tracce di sangue rappreso
E sotto la radura gelata si innalza il cielo
Tu, ruffiano che mimi le moine della vita
Con la molesta inquietudine del tarantolato
Tu sei capace di trovar la pace
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
Qualcuno sarà un buon mercante
Ora la corda ha da rimbalzare ancora
Perché proprio tutto è disposto
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
Tutti uguali i sentieri del bosco
Una luce! Non è niente davvero
Lanterne di alchimisti e cacciatori
Alle calcagna, operanti dalle abitazioni
Non mi spennellano d’orrore a sufficienza
Quando bruciano le labbra sulla fronte.
Io mai cotto a puntino
Schermarsi gli occhi da bagliori cremisi
Per la bizzarra tregua a sorpresa
Quando bruciano le labbra sulla fronte
martedì, marzo 24
IL COSMONAUTA diCoucou Sèlavy!
Verrà un tempo in cui il terrore
Sguinzagliato da un trascurabile sovrappensiero
Scavallerà le palpebre e
Quando l’occhio traverserà lo specchio dell’occhio
Uno sguardo sorprendente lo sguardo
Vi schiuderà la crepa eterna
Per un istante inesorabile e
Sazio mai
Non basterà
Pagare con
Denaro, lacchè
Lacrime e sangue
Bagattelle familiari
Un colpo d’occhio all’ingranaggio della permanenza!
Convertirassi agendalmente nel
Basso continuo: “In data odierna”
Oblio! non si darà in cui confidare e
Ogni fede sarà menzognera
Fosforici tratti del cielo
Senza telaio per reggere
Senza peso per cadere
Tornerete alla pelle senza distrazioni
Alla bianca tela fluttuante priva di interno:
Smarrite riposte e preghiere
Dimenticate le committenze
Voi, morendo come simboli
Verrete restituiti alla disumanità
Dell’amore umano.
LA LAMPADA di Coucou Sèlavy!
domenica, marzo 22
PERORAZIONE di Coucou Sèlavy!
IN TERRA/IN CIELO di Coucou, Sèlavy!
mercoledì, marzo 18
NON DATUR di Coucou, Sèlavy
dici che nessuno berrà a quel cactus.
Ma tu sai
Che il pianto non è pianto
Che la pianta non è pianta
Così, non hai scampo: ne hai troppo
E pare al timpano un galoppo
Persino lo stonato ritorno a casa.
Cranio calamitato al suolo
Muscoli strappati e congiunti
In fune
Affinché qualcuno o qualcosa
Resti appigliato al globo
Un istante in più.
martedì, marzo 17
MONITO di Coucou, Sèlavy!
martedì, febbraio 25
ORIGO di Coucou, Sèlavy!
Quando il passato ti ingaggia per scovare la crepa
Queste infiltrazioni impari a credere tuo regno
Questa musica tua creazione
Quando ti affacci, la mano pendula, al formicolio di uno schermo
E da molti ombelichi parla il megafono fra le costole
Servo senza brame, abitacolo
Piatto offerto in pasto a un ospite che non verrà
Quando un vigneto di tasti sbiaditi pigi
Impronte su cui ognuno zompettò
Per meglio ingannare il fiuto dei posteri
Nemici alle spalle
E arte di arrangiarsi
Il sonno disturba il sonno
Il giorno disturba il giorno
La petulanza dell’ultimo pidocchio
Rarefatta si tacque
Di candido stupore tingendo
Campo di battaglia e credo
Mentre, soffocando le risa, pontificavi già:
“Mai pelle fu sotto queste bende, amico mio
Che più non ci si adoperi a leggere i geroglifici del globo
Che almeno il seme sia sottratto al cerchio della maledizione
Scemata:
Restituito alla vanità”






















