POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

martedì, dicembre 12

L'agnello belava dolcemente di J.R. Jimenez



L'agnello belava dolcemente.
L'asino, tenero, si allietava in un caldo chiamare.
ll cane latrava quasi parlando alle stelle.
Mi svegliai...
Uscii.
Vidi orme celesti sul terreno fiorito
come un cielo capovolto.
Un soffio tiepido e soave velava l'alberata:
la luna andava declinando in un occaso 
d'oro e di seta.
Aprii la stalla per vedere se Egli era là...
C'era...

Juan Ramon Jimenez

Questa è Poesia con la P maiuscola. Non ha rime, non ha metrica, è una Poesia che scaturisce direttamente dal cuore. Ma quel che più mi commuove, è che Egli c'era...dentro la stalla. Lui c'era, perché Jimenez lo portava dentro l'anima. Tutti noi dovremmo prendere spunto da questo fatto: Gesù vive se lo accogliamo nel nostro Castello Interiore. 
Buon Natale! Che sia la Sua Luce ad illuminare il mondo, non le luminarie appese lungo le strade.

Danila Oppio

sabato, dicembre 9

COMUNICATO - Di Renata Rusca Zargar

COMUNICATO


Lo scorso Settembre, HWPL, un’Associazione Koreana non governativa, senza scopo di lucro, che si adopera per la pace nel mondo, ha organizzato un summit internazionale con 1200 invitati da paesi stranieri. Tra gli ospiti c’era anche Zahoor Ahmad Zargar, in qualità di rappresentante della Comunità islamica italiana. Auto con le bandierine, camerieri che si inchinavano a metà busto,  porte girevoli, un hotel-grattacielo sterminato perso tra grattacieli altissimi… Forse, la gente che frequenta questi luoghi non è la gente che noi siamo abituati a frequentare. Ma quella volta era diverso: in coda ad attendere il check-in o gli ascensori c’erano  personaggi particolari: lama tibetani, donne arabe, signore africane... Arrivavano da tanti diversi luoghi del mondo per quell'incontro  annuale sulla pace. Sono persone che vogliono bandire la guerra dall'umanità. Per noi italiani è un po' difficile comprendere il concetto di pace perché siamo forti venditori di armi, cioè, mercanti di morte, con i nostri quindici miliardi all’anno di esportazione cui non è facile rinunciare. Ma c'è tanta gente nel mondo che ci crede davvero, che sogna la pace, che si batte perché i popoli capiscano che, con la guerra, sono solo loro a soffrire mentre pochi guadagnano.

I coreani, poi, questa volta sono davvero spaventati. Tutti questi esperimenti atomici potrebbero condurre a una guerra ancora più distruttiva di quelle che hanno già vissuto.
Zahoor Ahmad Zargar e Renata Rusca Zargar
parleranno, giovedì 14 dicembre ore 20,40, presso la Biblioteca Civica di Quiliano,  di quello che hanno visto in Korea, della paura e della speranza. Mostreranno, infine, filmatini e foto esclusivi, della più grande parata internazionale per la Pace che si possa immaginare.
L’ingresso è libero.


mercoledì, dicembre 6

Johnny Hallyday - Que Je t'aime 1974




La versione originale in francese! Sarai sempre con noi, Hallyday!

♫ Johnny Hallyday ♪ Quanto T'amo Cinebox Scopitone ♫ Video & Audio Resta...



Se ne è andato oggi, 6 dicembre 2017

Mi ricordo quando ero ragazzina, e mentre ascoltavo questa canzone, mi commuovevo e mi domandavo se ci sarebbe mai stato un uomo, nella mia vita, a sussurrarmi quelle parole, al mio orecchio. Con lui muore qualcosa di me: i miei ricordi giovanili, la musica e la voce che accompagnava i miei passi adolescenziali. 

Johnny Hallyday è morto questa notte all'età di 74 anni. Da circa un anno alla rockstar idolo di generazioni di francesi era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Ad annunciarlo, poco prima delle tre del mattino, è stata la moglie Laeticia Hallyday.
"Johnny Hallyday è andato via. Scrivo queste parole senza potervi credere. E tuttavia è proprio così. Il mio uomo non c'è più, ci ha lasciati questa notte così come ha vissuto lungo tutto il corso della sua vita, con coraggio e dignità", scrive la moglie nel comunicato diffuso ai mediaohnny Hallyday è morto questa notte all'età di 74 anni. Da circa un anno alla rockstar idolo di generazioni di francesi era stato diagnosticato un cancro ai polmoni. Ad annunciarlo, poco prima delle tre del mattino, è stata la moglie Laeticia Hallyday.
"Johnny Hallyday è andato via. Scrivo queste parole senza potervi credere. E tuttavia è proprio così. Il mio uomo non c'è più, ci ha lasciati questa notte così come ha vissuto lungo tutto il corso della sua vita, con coraggio e dignità", scrive la moglie nel comunicato diffuso ai media.
Il cantante monumento della musica francese era stato ricoverato nella notte tra domenica e lunedì per problemi respiratori. Da mesi era sottoposto ad un trattamento anti-cancro a Parigi. Più volte la famiglia ha cercato di smentire le indiscrezioni allarmistiche diffuse da alcuni media.
"Come tutta la Francia, ho il cuore spezzato" ha dichiarato stamattina Sylvie Vartan, prima moglie di Johnny Hallyday. "Ho perso l'amore della mia gioventù - ha detto la cantante, che all'epoca del suo matrimonio era popolarissima in Italia - e nulla potrà mai sostituirlo". Sylvie Vartan aveva avuto da Johnny un figlio, David, nato nel 1966.
Con una carriera di 55 anni alle spalle, aveva dichiarato di recente di voler preparare un nuovo album in studio con una tournée estiva nel 2018. Nonostante la malattia, da lui stesso annunciata nel marzo scorso, mantenne l'impegno di cantare in tournée con le Vieilles Canailles la scorsa estate, insieme agli storici amici e cantanti Jacques Dutronc e Eddy Mitchell. Quella resterà la sua ultima apparizione sulla scena.
"Abbiamo tutti, in noi, qualcosa di Johnny": Emmanuel Macron, con un comunicato diffuso dall'Eliseo in piena notte, è stato fra i primi a reagire alla morte di Johnny Hallyday. Questa mattina, tutti i notiziari radio e tv sono in edizione speciale per la scomparsa, attesa negli ultimi giorni, del musicista più popolare di Francia. "Di Johnny Hallyday - continua - non dimenticheremo né il nome, né la faccia, né la voce, né soprattutto le interpretazioni, che, con quel lirismo secco e sensibile, appartengono oggi in pieno alla storia della canzone francese. Ha fatto entrare una parte dell'America nel nostro Pantheon nazionale".
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martedì, dicembre 5

Le origini tortuose dell'elettroencefalografia di Silvio Coccaro

Le origini tortuose dell’elettroencefalografia



Il dottore Hans Berger, in servizio nell’esercito prussiano in qualità di ufficiale, un giorno ricevette dalla sorella una lettera in cui lei riferiva di averlo visto in sogno cadere da cavallo e fratturarsi una coscia. Fatto che puntualmente era avvenuto in precedenza, mentre la missiva non era stata ancora recapitata. L’ufficiale pensò subito che una tale coincidenza di fatti non fosse spiegabile se non con la telepatia, una forma misteriosa di comunicazione del pensiero tra persone lontane.
Al termine del servizio militare, gli fu conferita la cattedra di Neuropsichiatria presso l’Uni

versità di Jena, dove si dedicherà allo studio dell’attività elettrica encefalica per tutto il resto della sua vita.

Ma il suo vero interesse era la telepatia e voleva dimostrare che le forze elettromagnetiche conseguenti all’attività elettrica del cervello umano potevano spiegarla. Poiché essa era considerata giustamente poco ortodossa e perciò era malvista, egli condusse i suoi esperimenti di laboratorio in gran segreto.
Analizzò i propri segnali cerebrali, poi quelli di suo figlio ed infine quelli di alcuni pazienti con lesioni delle ossa craniche. Dapprima escluse che questi segnali potessero essere artefatti di origine ematica, poi dimostrò che l’attività elettrica era maggiore nell’area occipitale allorché l’esaminando chiudeva gli occhi.
Quindi riconobbe due ritmi: le onde alfa (denominate così perché furono le prime che scoprì) e poi le onde beta. In un articolo del 1929 scrisse che l’attività elettrica registrata era continua e si potevano distinguere due tipi di onde: una che durava 90 millisecondi ed un’altra che ne durava solo 35. Le deflessioni più lunghe nel tempo avevano un’ampiezza di 150 – 200 mVolt.






Tutto questo, invece di confermare la sua fede in merito alla telepatia, la smentì clamorosamente in quanto i potenziali cerebrali sono talmente piccoli da non poter essere percepiti da un altro cervello e richiederebbero l’interposizione di un conduttore con una bassissima resistenza, certamente non l’aria.

Ma le sue ricerche produssero, inaspettatamente, un risultato straordinario. Aveva dato origine all’elettroen-cefalografia, ossia alla tecnica di registrazione ed analisi dell’attività elettrica del cervello!
L’elettroencefalografia misura mediante elettrodi posti sul capo l'attività elettrica del cervello, che è a sua volta la somma di quella di ogni singolo neurone. Poiché tali potenziali misurano pochi mV, essi devono essere notevolmente amplificati (circa un milione di volte). Il tracciato che se ne ricava consente di valutare se nelle varie aree cerebrali l’attività elettrica è normale oppure no. Gli impieghi di questa metodica riguardano: i disturbi di tipo epilettico, le lesioni tumorali o circolatorie, le malattie degenerative, le alterazioni metaboliche, i vari tipi di coma, il monitoraggio dei farmaci neurologici, le cefalee, gli esiti di traumi cranici, l’uso di droghe psicoattive, lo studio del sonno e del sogno e l’accertamento della morte cerebrale (EEG piatto), specialmente per stabilire quando si può procedere all’espianto degli organi da destinare al trapianto.
Un importante risultato degli studi elettroencefalografici è il fondamento che l’attività elettrica dei neuroni, lungi dall’essere un rumore di fondo, è in realtà la fonte delle nostre capacità cognitive e capirne il cinguettio corale sicuramente getterà una luce vivida su come cervello e mente sono correlati.
Così, partendo dalle sperimentazioni sulla telepatia, siamo giunti all’essenza della natura umana: il pensiero e alla vita che ne deriva!

Silvio Coccaro
                                                                                                       

lunedì, dicembre 4

Las campanas de Madrid, zarzuela e versi Garcia Lorca - Coucou Sèlavy




Canto una canzone estratta dalla zarzuela Un dìa de primavera, che ho fuso con alcuni frammenti di Garcia Lorca
"La norma che scompiglia corpi e astri s'è fitta nel mio petto a gruppi gente salta nei giardini continua a dormire vita mia senti il mio sangue rotto fra i violini"

Così dice Coucou Sèlavy, ed io cosa posso aggiungere, se non che ha una voce a dir poco meravigliosa, tanto da donarmi brividi emozionali!
Grazie Francesco! (Coucou).
Danila Oppio

domenica, dicembre 3

Anna Netrebko - MOSCOW NIGHTS - Dmitri Hvorostovsky




Un messaggio dagli amici e dalla famiglia di Dmitri Hvorostovsky


È con grande tristezza che annunciamo la scomparsa di Dmitri Hvorostovsky - amato baritono operistico, marito, padre, figlio e amico - all'età di 55 anni. Dopo una battaglia di due anni e mezzo contro un cancro al cervello, morì alle 3,20 del mattino di mercoledì 22 novembre, circondato dalla sua famiglia, in una struttura ospedaliera vicino a casa loro a Londra, nel Regno Unito. Lascia la moglie, Florence Hvorostovsky, e i loro due figli, Maxim (14) e Nina (10); i suoi due figli gemelli, Alexandra e Daniel (21 anni), nati da un precedente matrimonio;  i genitori Alessandro e Lyudmila. Dopo essersi ritirato dal palcoscenico operistico alla fine del 2016 a causa del complicarsi del male, Hvorostovsky ha fatto la sua ultima apparizione pubblica in un concerto "Dmitri and Friends" al Festival austriaco di Grafenegg in giugno; a settembre è stato insignito dell'Ordine al merito per la patria del IV grado.
Ci mancherà la tua splendida voce, il tuo trascinante sorriso...ma ti ricorderemo sempre come uno dei baritoni più acclamati.
Danila Oppio

sabato, dicembre 2

L'albero magico di Gianni Rodari


Tra poco è Natale...e gli auguri?




E' Natale


È Natale ogni volta

che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
È Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l'altro.
È Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
È Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
È Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.

Santa Teresa di Calcutta

Giocando con i classici - di Anna Montella


venerdì, dicembre 1

SEGNALIBRI NATALE 2017 - RACCONTO DI DANILA OPPIO

Ho scritto una fiaba natalizia, che riporto qui, e per la quale ho realizzato anche un segnalibro, se lo volete stampare, basta cliccare sull'immagine e salvarla, quindi potrete stamparla.





UN MERAVIGLIOSO REGALO
Di Danila Oppio
24 dicembre, è quasi notte. Babbo Natale, conosciuto anche come Santa Klaus, sta attaccando le renne alla slitta volante, perché è in grande ritardo per la consegna dei doni ai bambini di tutto il mondo, quando riceve una chiamata da Tromte, il folletto che, come da leggenda svedese, protegge le case durante la Vigilia.
-       Ho saputo, Santa Klaus, che questa notte nasce un Bimbo speciale, e gli vorrei far visita.  Non ho però mezzi per raggiungerlo, puoi accompagnarmi tu?
-       Come potrei, caro folletto, devo portare i regali ai bambini, e il giro è lungo!
-       Se mi accompagni, t’aiuterò volentieri. Vieni a prendermi, per favore.
-       Va bene, speriamo di arrivare in tempo. Anch’io ho sentito di questa nascita straordinaria.
Così Babbo Natale si mette in viaggio, arriva ai margini del bosco in cui vive Tromte, carica il folletto, e ripartono di gran carriera verso Betlemme.
Quando arrivano, trovano il Bambinello appena nato in braccio a Maria. Lo adorano estasiati, e rimarrebbero ore, ma si è fatto davvero tardi.
-       Siamo felici di aver potuto incontrare il tuo Bimbo, Maria ma ora come facciamo a consegnare per tempo i doni ai piccoli che li aspettano ansiosi?
-       Non vi preoccupate per questo. Ho un dono per voi. Tenete questa scatolina, contiene qualcosa di veramente speciale. E’ un dono da parte di mio Figlio, per tutti gli uomini del mondo. Ogni volta che ne consegnerete una nelle case, si moltiplicherà miracolosamente, e voi non dovrete faticare a calare i vostri doni dal camino. Questa scatola contiene il regalo più bello che ogni essere umano potrebbe desiderare. Fate buon viaggio e portate con voi la benedizione di Gesù.
Tromte decide di aprire la scatola, curioso di vedere cosa contiene. Ne esce una gran luce, che illumina intensamente ogni angolo della terra, e si forma una scritta nel cielo notturno:
TENETE VIVA LA FIAMMA DELLA SPERANZA,
CHE ACCENDE I CUORI DI AMORE.
BENEDETTO SIA IL NOME DEL SIGNORE.
Santa Klaus si rivolge a Tomte:
-       Svelto, sali sulla slitta, dobbiamo partire in fretta, questo dono va consegnato assolutamente prima di domattina.
Da un campanile lontano, sentono battere le ore. E’ Mezzanotte Santa. I due si guardano e felici cantano: BUON NATALE! Ed io mi unisco volentieri al loro festante coro. BUON NATALE A TUTTI VOI!
Danila Oppio
Ed ecco la versione  per il segnalibro.

domenica, novembre 26

LA BARBA DI DIOGENE, RIVISTA ONLINE N. 5


E' appena uscito il nuovo numero de LA BARBA DI DIOGENE, rivista multi
linguistica - filosofica di Ipazia Books.
In questa edizione è stato pubblicato, a pag. 10, un articolo scritto a due mani, da Tommaso Mondelli e da Oppio Danila.


Qui riporto il testo intero:

Riflessioni su Kant e la situazione odierna

Da anni ci stanno preparando psicologicamente a una guerra totale, detta Terza, forse, di brevissima durata, neanche fosse un gioco da ragazzi. E come se giocassero, Trump e Kim Jong-un, pare non vogliano tener conto che il loro gioco è pericoloso per l’intera umanità.
Dobbiamo preoccuparcene, o riflettere se è il caso di preoccuparci? Secondo me, la Seconda ha insegnato qualcosa d’importante. Chi perde e ne esce vivo, paga caro e anche chi ha obbedito agli ordini di chi ha perso, sarà chiamato a pagare. La guerra vera non si farà fino a quando non ci sarà il sicuro colpevole e, con i volta gabbana di oggi, non è facile identificarlo. Date retta a me. La terza c'è, ma non ci sarà.
Penso a quanto sostenne il filosofo Immanuel Kant nel suo trattato: Critica della ragion pratica. Vale la pena ricordarlo.
“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.
 Queste due cose non ho bisogno di cercarle, e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza”.
Due essenze in contrasto pieno, come il buio e la luce. Non è possibile escludere che il suo pensiero abbia un contenuto di sapore filosofico, reale e inquietante? Insieme a tanta generalità con cui pone un filo conduttore, sembra che per l'uomo sia stata dettata una diversa funzione. Ma quale? In quale direzione e a quale scopo?  Si può attendere una risposta a questa domanda? E di che tipo?
    Kant si è chiesto “Perché l’uomo?” E’ una domanda filosofica senza risposta, che pone altre domande. So quello che vuole intendere e come lui anch’io non ho alcuna risposta. Allora: sia il microbo che l’ippopotamo vivono sulla terra e in armonia con essa, utilizzandola, nutrendosene e rispettandola. L’uomo, simile e diverso, per numero e capacità, cresce nelle due direzioni, modifica l’ambiente ed è sotto gli occhi di tutti, cosa ha combinato. E da qui il “perché l’uomo?” Questa specie che si crede un dio, che costruisce e distrugge, o è sul punto di farlo, ti domando, lettore, lo avresti creato tu un uomo così? Ti pare giusto stare a guardare? Siamo a no degli idioti? Perché l’uomo non sarà mai condannato a estinguersi, forse per salvare la terra?
  Tra non molto la terra emersa sarà popolata solo da uomini che dovranno finire col mangiare se stessi per nutrirsi,  uccidendosi a vicenda, non rimanendo altro.
    Perché dico questo? Fino a che punto noi dobbiamo pensare che l’uomo, con i suoi perché,  è un cancro della natura o un’aberrazione, una stoltezza, di cui potersi elogiare con Erasmo da Rotterdam. Per nostra fortuna, ci sono ancora molti cervelli che lavorano per il bene comune, ma se pensiamo a chi dovrebbe governare il mondo con coscienza, cadono le braccia.

Un’amica ascolta assorta le mie elucubrazioni, e ribatte.

 L'uomo per Kant è massimamente libero e tale sua libertà si radica nella morale. Kant rappresenta dunque il primo passo: il trionfo della libertà contro ogni possibile determinazione sociale. Adorno nota come la lettura che compie Kant della libertà dell’uomo conduca a una visione dell’uomo inteso come un “puro essere in sé assoluto”. L’uomo descritto da Kant diventa una sorta di pura razionalità, totalmente astratta, morale e libera.
Kant è consapevole come le domande fondamentali, che s’impongono a ciascun uomo nel corso della sua esistenza, siano sostanzialmente tre:
a) che cosa posso conoscere?
b) come devo comportarmi?
c) cosa posso sperare?
Sono domande cruciali e irrinunciabili, cui anche la nostra cultura contemporanea non può sottrarsi.
Sono tre domande apparentemente molto semplici e lineari che, tuttavia, appaiono decisive per ciascuna persona che voglia interrogarsi seriamente sulla vita. Decisive e ineludibili, soprattutto perché rinviano, in ultima analisi, a una questione fondamentale: chi è realmente l'uomo? 
L'uomo, qualunque uomo, è il frutto della conoscenza, della morale e delle speranze che sempre albergano nel suo cuore. Per Kant la conoscenza costituisce una possibilità, i cui confini e i cui limiti devono sempre essere indagati con precisione e con esattezza.
Non solo: la conoscenza, di per sé non esaurisce il comportamento umano concernente anche la vita pratica e, quindi, il suo dovere morale. Come devo comportarmi in quella determinata situazione? D'altra parte Kant, con la sua tricotomia, ci ricorda come conoscenza e morale si saldino anche con l'escatologia: che cosa possiamo sperare? Che cosa possiamo attenderci? Quali desideri nutriamo nel nostro cuore?
Sono domande di non facile risposta, dobbiamo solo rifletterci seriamente.

     Fuori dall'azione dell'uomo l'equilibrio regge. Le trasformazioni seguono un ritmo fondato su un principio che può anche essere sconosciuto agli operatori che lo osservano. Lo attuano con o senza consapevolezza? Noi non possiamo rispondere al posto loro. Lo sguardo al futuro ha un senso se ben si conosce il presente, e la storia dei cambiamenti avvenuti in passato, che sono storia certa. I cambiamenti non sono sottrazioni e aggiunte bensì mutazioni consentite dalla natura e dalla Storia, operante nel sistema totale.
     E' stato accertato che i grandi stravolgimenti portano a mutazioni rilevanti nei dintorni e cambiamenti ambientali perenni.   
     Con la vorticosa accelerazione imposta dall'uomo al ritmo della vita, la possibilità di un attrito, come il verificarsi di uno scontro epocale che mandi il tutto in frantumi, sembra probabile.
Appare chiaro che se la Natura a volte è crudele (terremoti, maremoti, inondazioni…) l’uomo lo è maggiormente, poiché pur avendo la possibilità di gestire al meglio questo nostro Pianeta, spesso opera all’esatto contrario. E a noi, poveri illusi, non resta che restare a guardare impotenti.

Tommaso Mondelli e Danila Oppio



Ovviamente su questo blog tendo a dare rilievo agli articoli da me scritti, o dagli amici di cui pubblico loro opere, negli spazi appositamente creati per loro. Ciò non toglie che consiglio di leggere tutta la rivista, dove troverete articoli di gran lunga più importanti di questo, basti guardare i nomi nel sommario. La troverete, insieme alle precedenti, sulla barra a destra della home page, cliccando sulla parziale illustrazione della copertina.