POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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giovedì, ottobre 20

Smemoria di Danila Oppio -

Mi sembra siano trascorsi secoli, da quando scrissi questo lungo racconto o breve romanzo, e neppure ricordavo che fosse stato ripreso in parte, su Rosebud, insieme alla prefazione di Gavino Puggioni e a un commento della titolare del sito. Avverto la necessità di ringraziare ancora una volta Rina Brundu, per aver dedicato questa pagina al mio primo romanzo che in seguito è stato rieditato col titolo: Smemoria e memoria poetica.

Prima edizione


Seconda edizione
      



SMEMORIA di Danila Oppio

E se mi perdessi dentro rossi tramonti, e non tornassi? E se mi assopissi su dune di sabbia disegnate dal vento, unirei forse le isole della mia anima?
E in quel mio assopimento, voltandomi, ho intravisto l’angelo dell’amore, rimasto un po’ indietro per essere inciampato nelle sue grandi ali, e la fatica dei giorni, l’interminabile pensiero del tempo che mai si china, vissuto a piene mani e gettato tra i rifiuti. Così spesso si getta via l’amore, presi dal caos dell’esistenza. Invece esistono quelle inaspettate, piccole cose, che paiono tanto trascurabili ed esili da avvinghiarti forte il cuore, come un tocco tenue, di mano infantile che, calda, ti preme sul viso. E così ti ho scritto che ti amavo, sempre l’ho fatto, dall’alto di un rumoroso silenzio, tanto che ho finito l’inchiostro e sfinito il cuore. Eh sì, come l’insetto minuto nel canneto, con le ali intrise della porpora dei fiori, scivola verso il greto, seguendo la voce sfiatata di un vento inconsueto, così sogno le radenti distanze. Il mondo sfiorarlo appena, come volo di gabbiano, basso, sulla pietraia. E voglio cinque dita forti, aperte come vele, poggiate sul cuore; voglio un sorriso, il più esiguo, come d’antico relitto che in eterno rimanga serenamente addormentato nel mio abisso.
La memoria non torna, ed io sono in quell’abisso! E allora continuo a sognare un paesaggio dai lontani irraggiungibili orizzonti. Paesaggio di nessun quadro, tempestoso, agitato, quello dell’anima, dove ogni onda mormora e grida piano e piano si acquieta. E ritorno a sognare…Ancora sogni, come vecchi giornali accatastati, io mendicante, intenta a frugarvi illusioni.
E continuo a scrivere, sperando che una scintilla di memoria ritorni, un flash, un qualcosa, e tra queste righe, il mio affanno e la mia quiete alitano come un vento lieve, tra queste parole forti, e insieme insicure tra le righe. E qui, in questo fragile scrigno di carta, è racchiuso tutto il mio sentire. Uno spruzzo più fresco di parole, improvviso, come il frangersi dell’onda sul molo, un solco minuto, uno schianto di luce più chiara, sarebbe auspicabile. Invece, le schiaccianti perplessità dell’essere, le piroette insensate sugli strapiombi…e le fantasie: rondini senza memoria, come me, di nessuna sfavillante primavera, e vorrei talvolta, colorarmi intensamente di nulla. Sì, in questo indecifrabile codice della vita, che disorienta, smarrisce in spiragli di felicità (dove li cerco?) ma da sempre ambiti e non sempre riconoscibili.
Come intendeva l’esistenza Spinoza? Sub specie aeternitatis. Ciò che potenzia nell’uomo il suo essere come mente e che gli permette di cogliere l’ordine stesso della sostanza infinita. Qui tutto è racchiuso. Con le idee, con la mente, si può vivere una vita accettabile, libera dagli orpelli e dalle vanità corporali contingenti cui spesso la nostra corporeità ci obbliga. La vita è sempre possibile da vivere, specialmente se riusciamo a dimenticare noi stessi, e farla finita con i progetti e metterci finalmente a realizzare cose concrete, utilizzando il patrimonio della mente.
Chi affermava tutto questo? Rita Levi Montalcini, lo so perché ho salvato in memoria del computer queste bellissime frasi, ma mi chiedo, come posso dimenticare me stessa, se ho già scordato tutto di me? Il mio passato, la mia vita, quasi anche il presente?
La motivazione del Nobel della Montalcini suona così: “La scoperta del NGF (Nerve growth factor) è un esempio affascinante di come un astuto osservatore possa estrarre un’ipotesi valida da un apparente caos…”.
Invece il caos che ho nella mia mente non è apparente, è proprio concreto. Comunque ritengo che questa teoria sia valida per ogni situazione umana. La vita, se non è guidata dalla ragione, è di per sé un caos. Caos di sentimenti, di azioni a volte in contrasto tra loro, di dolori e gioie, in un groviglio intricato ma apparente, appunto perché con il libero arbitrio confondi, e con la ragione del cuore, districhi.
Ed io vado a cercare uno spiraglio nel filo spinato che imprigiona i miei giorni, e non lo trovo. Sbarramenti di ogni tipo ostacolano la mia fuga, anche se temporanea, solo per un respiro di novità, per uscire da un movimento sempre uguale, come l’oscillazione di un pendolo.
Faccio e rifaccio percorsi,  come quel movimento pendolare, avanti e indietro, ma solo dentro la mia mente, alla ricerca di un’identità smarrita in meandri labirintici nei quali regolarmente mi perdo.
 Chi ero? Una poetessa? Chi sono? Una scrittrice? E sto scrivendo, infatti, per capire se, attraverso le parole che traccio, posso districare il bandolo di questa matassa ingarbugliata che è nel mio cervello, dove ci sono nodi che impediscono di retrocedere nel tempo, e spazi vuoti d’immensa solitudine.
Chi non possiede ricordi, non ha compagnia, poiché anche se si è soli, un particolare ricordo, un’esperienza vissuta riportata alla memoria, può fungere da amico nei giorni di solitudine.
Io non ho ricordi, non riesco a ricordare.
Da SMEMORIA di Danila Oppio, agosto 2012.
____________________________________________
PREFAZIONE (qui in modo di postfazione) di Gavino Puggioni
Chi scrive e desidera che venga letto, ha sempre qualcosa da comunicare agli altri e in una qualsiasi forma, sia essa poetica o prosaica.
Danila Oppio scrive di cultura, di arte, di viaggi e di fiabe, per i bambini e i loro genitori, di fiabe che hanno un senso da adulti, se l’adulto vuol capire, di una umanità infinita, piene d’amore per il prossimo e per il mondo che ci è attorno.
Scrive da sempre poesie e qualcuna di queste si leggerà in questo libro.
Ora, e c’è da augurarsi sia solo l’inizio, si è cimentata in questo racconto lungo o romanzo breve, non saprei dire.
C’è, in tutte le righe che lo compongono, la ricerca del senso della vita che è tema a me caro.
E questa ricerca, Danila, l’ha fatta e si è affidata a un suo alter ego, speciale, confuso, non confuso, reale e irreale, immemore, altalenante fra un pensiero vero ed uno, quello successivo, che ne mette in dubbio la sua stessa essenza.
Il titolo, “Smemoria”, è il cuore di quel suo raccontare fantastico seppure vero, come vera sembra, ormai, tutta la nostra scrittura, ospitata virtualmente nei più svariati siti telematici e internettizati.
Penso sia la prima volta che si mette per iscritto un dialogo privato, quasi intimo, ripreso a bella posta da internet e trasferito su carta per essere stampato.
Sibilla e il signor G, alias Gabriele, sono i due personaggi che danno vita al racconto, lo animano, lo rendono vero in una sequela di lettere-mail, prima timide e poi più coraggiose.  Parlano di poesia, di altri personaggi famosi dove fanno librare i loro sentimenti in una catarsi tutta loro, intima, seppure sconosciuta.
S’ innamorano di quella loro scrittura, la esaltano pur sapendo della sua virtualità, virtualità che può celebrare l’abisso delle menti umane o, al contrario, sublimarne i contenuti seppur evidentemente privati.
Si usa un linguaggio riflesso su dubbi, su ricordi evanescenti di una memoria che tale non è più, perché violentata da avvenimenti che Sibilla ha cancellato, riponendoli in quei cassettini che solo Gabriele riuscirà ad aprire.
Sibilla è una creatura vera, senza memoria, appunto, ma ha confidenza con quel diavolo del  suo computer dove scrive e riscrive, dove aveva conservato migliaia di lettere, scritture, anche di poesia, sua e di altri amici, che lei, piano piano, ritrova, se ne meraviglia, e ne chiede verità a quel suo amico di nome Gabriele, anche lui  rimosso dalla sua mente, ma conservato nella memoria del Mc con l’indirizzo di posta elettronica.
L’Autrice fa giocare Sibilla, la sollecita, la solletica nei suoi sentimenti e nelle emozioni che può aver provato, la spinge a ricordare, forse, un amore ma solo epistolare, che diventa enigmatico, non privo, però, di qualche verità che la stessa Sibilla e il signor Gabriele si ritrovano ad affrontare, facendo uso di alcune poesie, inviate come lettura, come emozione in cui credere, quando, invece, le stesse erano state scritte da entrambi solo e soltanto per amore.
Ma quale amore? E come si fa a ricordarlo quando la (s)memoria gioca a nascondino, coprendo e scoprendo inusitate ma anche tragiche verità che andranno ad affiancarsi a quelle loro due vite che vogliono vivere, sì, ma sono trascinate da dubbi, da insicurezze quotidiane, e da sentimenti ancora poco conosciuti?
Il libro, allora, diventa un condensato di emozioni che, nella realtà quotidiana, si possono provare, a prescindere dal fatto che siano lette in pagine elettroniche o ripetute e recitate alla presenza del bene amato.
Leggendolo, se ne possono trarre considerazioni e anche pensamenti che occupano normalmente  la mente umana e la portano ad esaminare anche molti lati della vita nostra della quale crediamo, giustamente, di essere protagonisti. E questo può e deve avvenire, perché se la vita va comunque vissuta, di essa dobbiamo scandagliare tutti i punti, le anse, le aspettative positive e negative, che devono dare a ciascuno di noi l’esatto metro di quel che facciamo, al buio, nella luce, nei crocevia dei nostri sentimenti, nei rapporti col prossimo, coi bambini e con gli adulti.
Alla fine, Smemoria mi ha regalato pensieri e parole che per me, poco aduso alle mirabilie odierne, vanno tradotte, direi incastonate, in quello scrigno aureo il cui contenuto, solo ed unico,  si chiama e si chiamerà sempre  amore e… senso della vita.
__________________
Nota
Cara Danila grazie per la tua pazienza di ogni giorno. E grazie per il testo cartaceo di Smemoria che mi hai fatto avere. Testo nel quale – come si evince anche dal brano pubblicato – si mostra molto della tua anima. Che si cerca. In mezzo a momenti lirici e a ad altri che sono sempre te. Un abbraccio. Rina.
Featured image “Poesia dell’anima – sulla montagna” di Louis Janmot (1814–1892).



lunedì, maggio 2

Impressioni di lettura di scrittori vari su "SMEMORIA" DI Danila Oppio -

Ho raccolto alcune recensioni o impressioni ricevute da scrittori e poeti, a seguito dell'uscita del mio libro SMEMORIA. 
Impressioni di lettura di “SMEMORIA” di Danila Oppio


Quello che mi ha colpito da subito iniziando questo romanzo è l’originalità della disposizione della narrazione, quell’atmosfera di suspense in cui, lo ammetto, di primo acchito non riuscivo a raccapezzarmi.
Si snoda come un racconto giallo, pensai. Poi mano a mano che mi addentravo nella lettura le nebbie si diradavano come un sipario che si apre lentamente lasciando scorgere la scena tanto attesa.
Rimanevo affascinata dal linguaggio molto scorrevole e le poesie che ornavano il tutto, proprio come le rose del giardino di Sibilla.
Insomma, da semplice lettrice non letterata, mi sento di dire che questo romanzo, che io definirei prosimetro (poesia e prosa e..c’è anche della musica),  si apre verso l’alto come una piramide rovesciata.
E quando le parole riescono a emozionare mano a mano che le vedi scorrere sulla carta, come è successo a me durante questa lettura, beh, io credo che allora, l’obiettivo di qualsiasi scritto è raggiunto.
Dunque, scrittura fatta col cuore, questa di Danila Oppio, che scorre limpida come una cascatella, per portare speranza, ottimismo, in questa nostra avventura terrena; scrittura dove la parola “amore” tiene unita tutta la vicenda come un filo rosso che appare e scompare nel disegno della trama, parola che non dovrà mai essere considerata inflazionata perché, lo sappiamo tutti,  è la sola che può dare un senso al mistero della vita.
E, siccome ho evidenziato parecchie frasi e poesie che più mi avevano colpito, mi preme incollarne qui almeno una, che trovo incontestabile:
…”In sintesi, la caduta del gusto per la poesia, in questo nostro secolo, è principalmente dovuta al precipitare dei sentimenti più nobili, laddove la bella scrittura e il bel dire, è stato sostituito da vituperi, parolacce, volgarità e una mala scrittura, aggiunti a un pessimo linguaggio. “
Allora speriamo che Sibilla/Danila, ora che sta riacquistando la memoria, continui pure a scrivere senza stancarsi mai!

- Giovanna Giordani -


http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/91141/smemoria/

Il romanzo “Smemoria - E memoria poetica” di Danila Oppio è stato per me un dono graditissimo!

Letto ormai quasi due anni fa, ne conservo un bellissimo ricordo. Lettura, oltre che piacevole, molto profonda, ricca di tanti spunti di riflessione. 
Non ne svelerò la trama per non privare nessuno del gusto di scoprirla da solo, ma mi limiterò a segnalare che il tema di fondo è l’amore, quello vero che rimane accanto senza nulla pretendere, che riesce a sorprendere sempre e può salvarci da un grande dolore.
Chiudono il libro un’ottima riflessione sui sentimenti di coppia e una silloge poetica di raffinata delicatezza. A impreziosire il tutto, i disegni di Danila, tra i quali si trova una bellissima riproduzione del bacio di Hayez. Buona lettura a tutti!

Laura Vargiu

Danila Oppio ha arricchito il suo volume “Smemoria” che abbiamo già avuto modo di presentare tempo fa sul Cantiere. Ora la nuova edizione non comprende solo il racconto riveduto ed ampliato, ma anche una nuova silloge delle sue poesie ed una raccolta delle sue opere di grafica e pittura, che consentono di apprezzare ancor più la cifra stilistica e l’ ecletticità della nostra Danila. E’ superfluo aggiungere che vi consigliamo vivamente la lettura di quest’opera, la cui presentazione è “linkata” qui di seguito, come di consueto. Ancora complimenti a Danila e buona lettura a tutti!
Il Cantiere Poesia

   Romanzo SMEMORIA di Danila Oppio
Recensione di Tommaso Mondelli

      Sono china su un blocco di appunti, con la matita in mano, indecisa se disegnare un volto umano, o se far svolazzare qualche verso.
         Un modo meraviglioso di usare la penna e disporre le parole per un racconto romanzato.
        Il racconto di Danila Oppio, inizia con queste parole ed è tra questi svolazzanti fogli di carta che sono pensieri, che inizia il tormentoso viaggio del personaggio Sibilla diretto alla ricerca di se stessa, della sua identità e della sua memoria, svanita nel nulla. Così che tutto si inabissa in un tunnel che appare senza via di uscita.
        La tenue luce di quegli appunti e il ritrovo di una consonante nell'alfabeto, della lettera G. che dice tutto e nulla e insieme a delle poesie vergate senza principio né fine, inizia quel cammino che, passo dopo passo, seguito da una fiammata generata da una sigaretta sufficiente a squarciare quel velo che toglie le parentesi di una vita virtuale interpretata in modo singolare dall'autrice di questo prezioso manoscritto. Di particolare attenzione risulta la differenza tra i due dialoganti: Sibilla un personaggio conosciuto, il proprio, mentre  quello di G. è un personaggio sconosciuto, anonimo, ma idoneo tuttavia a dare vita ad un armonioso e singolare dialogo.
          Ma chi è questo G. ancora avvolto nel mistero che fa dire a Sibilla: Ho letto quei tuoi versi. Hanno suscitato in me domande, che ora ti porgo: quella poesia l'avevi scritta per me? Ero io colei la cui presenza  t'illuminava? E tu ora dove sei? Quelle altalene senza corde, cosa rappresentano? La risposta di G. non si fa attendere: "Sibilla cara lo sai molto bene che le poesie sono moti dell'anima, che non sempre si rifanno a fatti o sentimenti davvero vissuti e provati". La forza della poesia è la potenza dell'amore verso la catarsi che è luce della mente e del cuore.  
         Strada facendo, come spesso accade, il personaggio G. si innamora di Sibilla e a quel punto la stessa raccoglie il fatto con un certo imbarazzo e quasi di colpevolezza, ma il dialogo fortunatamente continua e questo indica come a volte una gestione irriflessa di un aspetto può condurre a situazioni estreme, che in questo caso, per qualche istante di attesa ha scongiurato la possibile chiusura del dialogo e favorito la soluzione fortunata della vicenda.
       Il romanzo Smemoria di Danila Oppio varca la soglia principale dell'edificio ed entra nel novero delle opere letterarie per la scorrevolezza e un nuovo moderno stile, tanto per struttura quanto per significato.
       L'aspetto strutturale è nuovo ed entra nell'argomento con una certa timidezza, con un filo di incertezza sull'itinerario da seguire e una dubbia apertura ai due personaggi del romanzo di un uomo e donna, di amore e dolore, incertezza e speranza. I capitoli in numerazione romana indicano le tappe che sono XII, come le dodici tavole. E una significativa appendice sull'amore cantato da Fabrizio De André dal titolo la Marcia Nuziale.
            L'apertura allo scorrere fluido e l'alternarsi dei due personaggi immaginari, Sibilla e G, posti ai due lati della scacchiera che l'autrice muove alternativamente con la genialità di un maestro d'orchestra, si avvia speditamente e con spettacolare chiarezza verso l'epilogo che conduce all'incontro tra Sibilla e la propria memoria. Non meno significativa è la scoperta e l'incontro col personaggio G., pedina necessaria e insostituibile per il ritorno della temporanea assenza della memoria.
              Quando con abile maestria di consumata scrittrice si alterna da una sedia all'altra del tavolo della scacchiera a tessere il dialogo dei personaggi dalla stessa inventati, interpretati, e dei quali ha vissuto l'ansia e la struggente ricerca della memoria che può avvenire solo col raggiungimento della stessa.      
                 Quel faticoso cammino appiccicato su quegli insignificanti pezzi di carta, senza capo né coda spalancano a Sibilla, e tenacemente voluto  dall'autrice, finestre chiuse che si affacciano sulla via della serenità e dell'amore. Onde evitare che: ... se si esauriscono le parole tra due persone che si amano, magari rimangono gli sguardi, i sorrisi ... talvolta anche le lacrime. Sono modi per comunicare, che ad alcuni mancheranno sempre. Come a un monco manca la mano, e a un orbo, l'occhio.     
                 Tutto il racconto procede in modo da portare la lettura al capitolo successivo e così fino all'ultimo senza pausa, tra il suono vibrante delle parole che sono il frutto e il colore e il calore di forza che nasce dal profondo di un cuore nutrito di alti sentimenti che non s'arrende davanti alle difficoltà dell'esistente e alle sconfitte disseminate lungo il cammino dell'avventura umana.
                    "Essere poeti non significa solo sapere scrivere versi. La poesia è uno stato d'animo, quello che ti fa guardare alle persone, alla natura, agli eventi con uno sguardo d'amore, di dolcezza, di comprensione, di sofferenza, ma sempre uno sguardo profondamente umano, diretto all'altro e non rivolto alla propria persona. Questo pensiero è lineare ad uno stile di vita che va al di là del concetto cristiano di amare il prossimo tuo come te stesso.    
            Si deve leggere il romanzo Smemoria di Danila Oppio per sentire appieno la forza dell'amore, per uscire a rivedere la luce di una memoria e vivere il perché della nostra unica e fenomenale esistenza terrena.
                 Danila, non fermare il tuo cammino su questa strada, che davanti a te è un'autostrada.
            Ego gratulor tibi.

                                                                                         Tommaso Mondelli 

La cara amica, psicologa e co-protagonista del mio breve romanzo Smemoria, dottoressa Nelly Irene Zita Garcia, ieri mi ha fatto dono di una sua breve relazione, dopo averne letto il contenuto.

Danila Oppio, Smemoria


È un piacere leggere l'opera scritta da Danila. Lei, come autrice, senza rendersene conto, con il suo stile, crea le favorevoli condizioni per farti partecipare ad un gioco teatrale. Gioco, nel quale i personaggi principali e non solo, compaiono e spariscono, non solo perché i giochi di scena li obbligano, ma anche perché è lo stesso lettore che, partecipando emotivamente alle parole che trova scritte, si lascia trasportare da quell'energia che le stesse parole rivelano.

La capacità, che dimostra la scrittrice, di donarsi a poco a poco ai lettori e di sviluppare la trama del suo racconto in maniera così delicata, induce, a chi la legge, ad entrare completamente nei protagonisti in maniera totalmente silente e senza che lo stesso lettore ne sia cosciente.
Durante la lettura accade qualcosa di simpatico. Il lettore, mentre inizia a leggere  cercando di comprendere i personaggi e gli eventi che li hanno condotti a vivere il dramma, di cui solo alla fine viene svelato, si trova a leggere da una lettera all'altra, brani di prosa e di poesia con contenuti così accattivanti che gli fanno dimenticare il dramma che i personaggi stanno vivendo. La sensazione che si percepisce è che lo stesso lettore diventa uno smemorato, giacché negli intervalli descrittivi del mondo interno dei protagonisti, la scrittrice riesce a cogliere tutte le diverse sfumature del loro animo, descrivendoli con una sensibilità ed una leggerezza tale che ti senti avvolto da ogni parola.
Nelly Irene Zita Garcia


giovedì, agosto 7

Recensione di Tommaso Mondelli del romanzo Smemoria di Danila Oppio

   Romanzo SMEMORIA di Danila Oppio
Recensione di Tommaso Mondelli

      Sono china su un blocco di appunti, con la matita in mano, indecisa se disegnare un volto umano, o se far svolazzare qualche verso.
         Un modo meraviglioso di usare la penna e disporre le parole per un racconto romanzato.
        Il racconto di Danila Oppio, inizia con queste parole ed è tra questi svolazzanti fogli di carta che sono pensieri, che inizia il tormentoso viaggio del personaggio Sibilla diretto alla ricerca di se stessa, della sua identità e della sua memoria, svanita nel nulla. Così che tutto si inabissa in un tunnel che appare senza via di uscita.
        La tenue luce di quegli appunti e il ritrovo di una consonante nell'alfabeto, della lettera G. che dice tutto e nulla e insieme a delle poesie vergate senza principio né fine, inizia quel cammino che, passo dopo passo, seguito da una fiammata generata da una sigaretta sufficiente a squarciare quel velo che toglie le parentesi di una vita virtuale interpretata in modo singolare dall'autrice di questo prezioso manoscritto. Di particolare attenzione risulta la differenza tra i due dialoganti: Sibilla un personaggio conosciuto, il proprio, mentre  quello di G. è un personaggio sconosciuto, anonimo, ma idoneo tuttavia a dare vita ad un armonioso e singolare dialogo.
          Ma chi è questo G. ancora avvolto nel mistero che fa dire a Sibilla: Ho letto quei tuoi versi. Hanno suscitato in me domande, che ora ti porgo: quella poesia l'avevi scritta per me? Ero io colei la cui presenza  t'illuminava? E tu ora dove sei? Quelle altalene senza corde, cosa rappresentano? La risposta di G. non si fa attendere: " Sibilla cara lo sai molto bene che le poesie sono moti dell'anima, che non sempre si rifanno a fatti o sentimenti davvero vissuti e provati". La forza della poesia è la potenza dell'amore verso la catarsi che è luce della mente e del cuore.  
         Strada facendo, come spesso accade, il personaggio G. si innamora di Sibilla e a quel punto la stessa raccoglie il fatto con un certo imbarazzo e quasi di colpevolezza, ma il dialogo fortunatamente continua e questo indica come a volte una gestione irriflessa di un aspetto può condurre a situazioni estreme, che in questo caso, per qualche istante di attesa ha scongiurato la possibile chiusura del dialogo e favorito la soluzione fortunata della vicenda.
       Il romanzo Smemoria di Danila Oppio varca la soglia principale dell'edificio ed entra nel novero delle opere letterarie per la scorrevolezza e un nuovo moderno stile, tanto per struttura quanto per significato.
       L'aspetto strutturale è nuovo ed entra nell'argomento con una certa timidezza, con un filo di incertezza sull'itinerario da seguire e una dubbia apertura ai due personaggi del romanzo di un uomo e donna, di amore e dolore, incertezza e speranza. I capitoli in numerazione romana indicano le tappe che sono XII, come le dodici tavole. E una significativa appendice sull'amore cantato da Fabrizio De André dal titolo la Marcia Nuziale.
            L'apertura allo scorrere fluido e l'alternarsi dei due personaggi immaginari, Sibilla e G, posti ai due lati della scacchiera che l'autrice muove alternativamente con la genialità di un maestro d'orchestra, si avvia speditamente e con spettacolare chiarezza verso l'epilogo che conduce all'incontro tra Sibilla e la propria memoria. Non meno significativa è la scoperta e l'incontro col personaggio G., pedina necessaria e insostituibile per il ritorno della temporanea assenza della memoria.
              Quando con abile maestria di consumata scrittrice si alterna da una sedia all'altra del tavolo della scacchiera a tessere il dialogo dei personaggi dalla stessa inventati, interpretati, e dei quali ha vissuto l'ansia e la struggente ricerca della memoria che può avvenire solo col raggiungimento della stessa.      
                 Quel faticoso cammino appiccicato su quegli insignificanti pezzi di carta, senza capo né coda spalancano a Sibilla, e tenacemente voluto  dall'autrice, finestre chiuse che si affacciano sulla via della serenità e dell'amore. Onde evitare che: ... se si esauriscono le parole tra due persone che si amano, magari rimangono gli sguardi, i sorrisi ... talvolta anche le lacrime. Sono modi per comunicare, che ad alcuni mancheranno sempre. Come a un monco manca la mano, e a un orbo, l'occhio.     
                 Tutto il racconto procede in modo da portare la lettura al capitolo successivo e così fino all'ultimo senza pausa, tra il suono vibrante delle parole che sono il frutto e il colore e il calore di forza che nasce dal profondo di un cuore nutrito di alti sentimenti che non s'arrende davanti alle difficoltà dell'esistente e alle sconfitte disseminate lungo il cammino dell'avventura umana.
                    "Essere poeti non significa solo sapere scrivere versi. La poesia è uno stato d'animo, quello che ti fa guardare alle persone, alla natura, agli eventi con uno sguardo d'amore, di dolcezza, di comprensione, di sofferenza, ma sempre uno sguardo profondamente umano, diretto all'altro e non rivolto alla propria persona. Questo pensiero è lineare ad uno stile di vita che va al di là del concetto cristiano di amare il prossimo tuo come te stesso.    
            Si deve leggere il romanzo Smemoria di Danila Oppio per sentire appieno la forza dell'amore, per uscire a rivedere la luce di una memoria e vivere il perché della nostra unica e fenomenale esistenza terrena.
                 Danila, non fermare il tuo cammino su questa strada, che davanti a te è un'autostrada.
            Ego gratulor tibi.

                                                                                              Tommaso Mondelli