POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

giovedì, gennaio 30

Tu & Io



Tu
come allegro fuoco d’artificio 
esplodi in un cielo spento
rintronando la vecchia luna
 che ansante sale dal mare.

Io

umile giunco fiorito
 in solitario silenzio
 beffo la bufera dell’anima
 e spargo rosei fiori
 sull’agitata acqua dell’amore

Giovanni De Simone




Chomsky: La democrazia in Italia e' finita

CHOMSKY: "LA DEMOCRAZIA IN ITALIA E' FINITA"

di Redazione Cadoinpiedi.it - 24 gennaio 2014

Il maggior linguista vivente è in Italia per presentare I padroni dell'umanità (Ponte alle Grazie) e non ha risparmiato nessuno: "Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia. Questo è neo-liberismo" ha detto. La sfida del futuro? Non limitarci a osservare il corso degli eventi ed eliminare le istituzioni che perseguono il "tutto per noi stessi, niente per gli altri"




Noam Chomsky, il maggior linguista vivente, l'autore del capolavoro Il linguaggio e la mente (Bollati Boringhieri, 2010), a 86 anni ha mantenuto una lucidità di pensiero che non lascia spazio a dubbi e illusioni. "Le nostre società stanno andando verso la plutocrazia.

Questo è neo-liberismo" ha detto Chomsky, in Italia per il Festival delle Scienze all'Auditorium Parco della Musica di Roma dove è protagonista di due appuntamenti sold out in sale di 700 e 1.200 posti tanto che sabato 25 gennaio è previsto uno schermo supplementare nel foyer dell'Auditorium.

LA DEMOCRAZIA E' SCOMPARSA Chomsky ha ricordato che "secondo uno studio della Oxfam, l'Ong umanitaria britannica, 85 persone nel mondo hanno la ricchezza posseduta da 3,5 miliardi di individui. Questo era l'obiettivo del neoliberismo" di cui parla come di "un grande attacco alle popolazioni mondiali, il più grande da 40 anni a questa parte". 
In Italia "la democrazia è scomparsa quando è andato al governo Mario Monti designato dai burocrati seduti a Bruxelles, non dagli elettori" spiega il linguista di Filadelfia, che vive vicino a Boston ed è a Roma con la raccolta di testi inediti in Italia su oltre 40 anni di lotte e pensiero I padroni dell'umanità (Ponte alle Grazie). Sono saggi politici dal 1970-2013 dove i principali accusati dello sfruttamento politico e delle guerre, dal Vietnam alla Serbia e all'Iraq, restano gli Stati Uniti e la società dominata dalle multinazionali. 

L'EUROPA E' AL COLLASSO In generale "le democrazie europee sono al collasso totale indipendentemente dal colore politico dei governi che si succedono al potere perchè sono decise - sottolinea Chomsky - da banchieri e dirigenti non eletti che stanno seduti a Bruxelles. Questa rotta porta alla distruzione delle democrazie e le conseguenze sono le dittature". "Mario Draghi - continua - ha detto che il contratto sociale è morto. 
Ciò che conta oggi è la quantità di ricchezza riversata nelle tasche dei banchieri per arricchirli. Quello che capita alla gente normale ha valore zero. Questo è accaduto anche negli Stati Uniti ma non in modo così spettacolare come in Europa. Il 70% della popolazione non ha nessun modo di incidere sulle politiche adottate dalle amministrazioni". E da chi è composto questo 70%? "Da quelli che occupano posizioni inferiori sulla scala del reddito. Quell'1% che sta nella parte superiore ottiene a livello politico ciò che desidera. Questa è la plutocrazia". 

INFORMARSI SOLO SUI BLOG E' SBAGLIATO Da sempre punto di riferimento per la sinistra internazionale, Chomsky nei suoi saggi invita a riflettere sulla manipolazione dell'opinione pubblica. Dei new media dice: "Hanno portato ad una maggior vivacità di opinioni rispetto ai media ortodossi" ma un effetto negativo è "la tendenza a sospingere gli utenti verso una visione del mondo più ristretta perchè quasi automaticamente le persone sono attratte verso quei nuovi media che fanno eco alle loro stesse vedute" ha sottolineato. "Se uno si informa solo sui blog le prospettive saranno molto più ristrette". Inoltre, la proliferazione di informazioni ha avuto, secondo il linguista, come "contraltare la riduzione del livello dei reportage". 

GLI INTELLETTUALI HANNO LE LORO COLPE Tra i pensatori più autorevoli del nostro tempo, Chomsky non risparmia critiche agli intellettuali che, spiega, "hanno tutte le responsabilità degli altri esseri umani: cercare di incentivare il bene comune e del resto del mondo". La sfida del futuro è "non limitarci a osservare il corso degli eventi" e per farlo, conclude, "bisogna eliminare la struttura di quelle istituzioni che perseguono il 'tutto per noi stessi, niente per gli altri', non colpire il singolo perchè verrà semplicemente buttato fuori dal sistema". 

mercoledì, gennaio 29

ESTHER The Wonder Pig


I suoi padroni l’hanno acquistata credendo fosse un “Porcellino nano”, invece Esther è diventata sempre più grande, fino a pesare oltre un quintale.
Oggi vive in casa, insieme ai cani di famiglia e crede di essere uno di loro.
Da piccina era tutta morbida e rosa. Dormiva in una cuccetta in salone e guardava dal basso all’alto i due cani, Shelby e Baby, e i due gatti di casa. Poi ha cominciato a crescere, il suo pelo si è fatto sempre più ispido, il suo letto è diventato un materasso e ha iniziato ad occupare sempre più spazio sul divano.


Oggi è
 un esemplare enorme di maiale da fattoria, solo che il fango e gli avanzi non ha idea di cosa siano.“Abbiamo continuato a tenerla in casa con noi anche quando ormai era evidente che non era il porcellino che credevamo – spiegano i suoi padroni –Ormai era abituata a giocare e a condividere la quotidianità con gli animali di casa.
Esther sta accucciata sul divano, salta sul lettone, aspetta la sua 
ciotola seduta in cucina ai piedi dei suoi umani, obbedisce agli ordini e grugnisce per fare la guardia. E guai a chi la prende in giro: “lei non è un maiale, crede di essere un cane e noi glielo facciamo credere”.


Ha persino una sua fan page su Facebook, "Esther the Wonder Pig", con più di 60 mila seguaci che ogni giorno leggono e commentano le foto e i video che i padroni postano con lei, per far capire a tutti quanto siano sensibili i maiali e convincere la gente“che non sono animali stupidi da mangiare, ma sentono tutto, capiscono tutto e sono decisamente domestici”.

Grazie  alla straordinaria partecipazione dei fans e dei media, Esther è diventata oggi un simbolo di riscatto dell'intera specie.
I maiali, oggi così abusati negli allevamenti intensivi a tal punto da vivere in veri e propri inferni in terra, sono creature sensibili, delicate e soprattutto intelligentissime, assolutamente non meno dei cani, nostri fedeli amici e compagni di vita.
L'invito della pagina è dunque, in ultima analisi, quello di non consumare carne, di documentarsi sulle condizioni reali in cui vivono quasi tutti i maiali al giorno d'oggi e diavere più rispetto e considerazione per ciò che mettiamo nei nostri piatti.


Si può sensibilizzare la gente guardando crudeli e raccapriccianti video ma anche, al contrario, seguendo la vita quotidiana di Esther, maiale casalingo che aspetta un premietto insieme ai cani di casa, che cerca le coccole, che sale sul divano e che ha persino imparato ad aprire il frigorifero.
Questo per iniziare a porsi delle domande sulle discriminazioni che molti animali subiscono esclusivamente a causa delle nostre abitudini alimentari.
In qualità di Presidente quadrupede, vi chiedo oggi di pensarci e, la prossima volta che vedrete della carne negli scaffali dei supermercati, chiedetevi non solo quanta sofferenza c'è dietro a quella confezione.

Ma anche quanta intelligenza, dolcezza e dignità mortificate.
 Perché c’è interesse affinché consumiamo carne, l’industria alimentare (che è collegata a quella farmaceutica) non ha pietà, né di noi né degli animali che vivono su questo pianeta, che sarebbero in grado per primi ad insegnarci cosa vuol dire amare.

I tumori non si ereditano, si ereditano semmai le cattive abitudini a tavola. E’ ora di aprire gli occhi e di rendersi conto che non dobbiamo seguire quello che i media vogliono propugnarci e farci digerire come ‘abitudine alimentare’; questo discorso può essere allargato, passando dalla tavola alla politica. Non date tutto per scontato, riflettete con la vostra testa!


E' tale proprio perché giuridicamente sottoscrive il razzismo che discrimina in virtù della razza il potere essere uccisi e seviziati o no. e appunto ne conserva i parametri per i prossimi salti di specie informando come una gravissima fattispecie giuridica di sinistre possibilità i futuri contingenti anche dell’uomo. si mischiano orridamente in questa questione l’umano e l’animale che si mutuano di posto. umani sono questi giovani unteranimali da macello accalcati alle sbarre della condanna all’inferno degli allevamenti massivi, bestiali sono le società che non sono più in grado di distinguere a un palmo dal naso il bene dal male. se si promulga una legge contro la crudeltà sugli animali o è universale o è un inno all’omicidio o animalicidio ( e mera contingenza questa) razzista.
se non siamo in grado di garantire universalità al diritto animale a non essere ridotti in atroci esistenze da cui usciranno solo per il macello, è meglio che siano tutti uccidibili. almeno non sarà uccisa con essi anche la verità della violenza che subiscono.

  

Bottom of Form





lunedì, gennaio 27

Il pitale "alto-locato"



Sullo scaffale di un supermercato

qualcuno in alto avea locato un vaso decorato,
più in basso, in un angolo, quasi in sordina
si intravedeva un servizio di bicchieri da cucina.
Il vaso si pavoneggiava tronfio motteggiando

 la famigliola di bicchieri posta più in basso.
 Il capofamiglia taceva serafico 
senza lasciarsi andare ad alcun commento. 
All'ennesima provocazione gratuita del vaso, però, 
dolendosi del dispiacere della sua famigliola 

ritenne opportuno sottolineare una verità incontrovertibile.

O vaso - disse - a te nessuno ha mai spiegato 

il vero uso a cui sei destinato. 
Noi siamo poveri e modesti, 
nessuno ha pensato di fregiarci di decori 
ma... vedi...con fregio o senza fregio noi restiam bicchieri...
mentre tu con tutti i tuoi decori e la tua boria...
non ti aspettano certo momenti di gloria 
perché vedi tu... caro compare... 
tu altro non sei e non resti che...un pitale.


Guido Keller - scapigliatura milanese

Anna Montella

Se canti ti passa di Tommaso Mondelli




Si può parlare degli scritti di Tommaso Mondelli in una miriade di modi e maniere, ma io qui ed ora se avessi saputo farlo, avrei voluto poter coniare nuove parole per questo suo nuovo libro. Dei suoi lavori precedenti è stato già detto: “vena poetica fertile”, “scrittura raffinata, forbita e ricca”, “poesia che commuove e svela una sapienza conquistata sul campo della vita” ed altro ancora, tutto ancora pulsante e vero per questo suo nuovo lavoro. Le sue parole che con leggerezza ci inducono alla riflessione, ci spingono altresì ad immaginare e scrutare “l’uomo” che scrive.  A me capita così, e così è successo quando ho letto i suoi lavori, prima d’incontrarlo.  Poi da quando i suoi pensieri e le sue parole da vettore di significato, attraverso lui e con lui si son fatti suoni, parola parlata, è scaturito il bisogno di un approccio diverso per la meraviglia e la gioia che sa con continuità suscitare. Meraviglia per la sua forza, vestita di mitezza. Meraviglia per la sua profondità e le sagge convinzioni supportate da studio ed esperienza. Meraviglia per la sua apertura al confronto aperto e costruttivo, agito senza mai un filo di supponenza che pur si potrebbe permettere. Meraviglia per la sua infinita verve che sa farsi stimolo,  per  la inesauribile energia a tutto campo, che agisce sempre con entusiasmo.  Incontrarlo ed ascoltarlo è stato ed è  per me come ricevere un caldo abbraccio della vita, forse per questo  in modo irrinunciabile mi viene da dire chi è l’uomo che ci regala questi nuovi e preziosi versi.

- Un maestro sapiente e fedele che “trasporta in sé” tanti segreti, una parte dei quali ha scelto  di donarceli attraverso versi.

- Una persona che si esprime in modo sapiente ed incanta con parole scelte con cura e spontaneità, che sa comunicare  con maestria  pensieri e concetti, emozionando chi legge ma soprattutto che riesce ad aprire con l’altro da se un proficuo dialogo.
- Un uomo che dialoga  mostrando cose semplici a volte complesse in altre, che implicano sempre tutte e comunque, la sua  acuta osservazione, il suo desiderio per la conoscenza a tutto campo sia delle situazioni appunto,  che dell’essere umano e del suo comportamento. Forse i suoi studi possono averlo aiutato in questo suo modo di essere anche filosofo pratico e teoretico, ma io credo  che se pur possiamo apprendere quasi tutto,  non possiamo di certo imparare il modo di sentire che ci viene donato dalla nascita è che è la scintilla con cui si accende  il desiderio del dire.
 Ed è la sua scintilla che fa la differenza.
Grazie Tommaso.

Prefazione di Arcangela Contessa





Brundibar



Nel 1941 a Praga il compositore Hans Krasa scrive l'operina per bambini  “Brundibar”, per un concorso organizzato dal Ministero della Cultura e dell'Educazione della Cecoslovacchia; lo stesso anno Krasa viene arrestato e internato a Terezin. Sappiamo come quel campo, esaltato in un filmato voluto dal Ministero della Propaganda nazista dal titolo “Il Fuhrer dona una città agli Ebrei” come campo “modello” in cui gli ebrei sarebbero stati protetti dall'odio che li circondava ( bugia che fu serenamente  inghiottita da tutte le istituzioni, Croce Rossa compresa, in un sopralluogo che fecero il 23 giugno del '44 ) era in realtà l'anticamera dei campi di sterminio.
Costretti a mimare una vita “normale”, gli ebrei di Terezin cercano nella cultura e nell'arte e non nella sopraffazione per una sopravvivenza a tutti i costi, la forza di esistere, dando una lezione di civiltà al mondo.
“Brundibar” racconta  la storia – metaforica – di due bimbi che sconfiggono un prepotente. E il ritmo ternario del valzer di Brundibar (“lento cantabile” in partitura) diventò l'inno dei prigionieri di Terezin, la colonna sonora di una residua speranza di libertà.
L'operina di Krasa, con la sua ingenua “moralitè” viene messa in scena a Terezin nel settembre del '43 e  replicata 55 volte. C'era già stata la ritirata di Russia e lo sbarco in Sicilia, l'impero di Brundibar scricchiolava ma la sua ferocia era intatta. Nei mesi successivi quasi tutti gli interpreti e il compositore vengono “trasferiti” e uccisi
Nell'operetta i bambini alzano gli occhi verso un aeroplano che vola e sognano di volarsene via. Ma quell'aeroplano sorvola troppo tardi il campo di Terezin.


ILGHETTO DI TEREZIN

Terezin è una città della Cecoslovacchia che servì da ghetto fra il 1941 e il 1945, per circa 140.000 ebrei deportati dai nazisti dall'Europa Centrale ed Orientale.
Aterezin, su un'area che aveva contenuto in precedenza 6-7000 abitanti, fu stipata, per ondate successive, una popolazione che raggiunse, nel 1942, 87.093 persone. I piani nazisti prevedevano un duplice scopo:
·       trasferire gradatamente gli abitanti del ghetto ai campi di sterminio;
·        nascondere al mondo libero il fatto che la comunità ebraica europea fosse in procinto di essere sterminata, esibendo in maniera  propagandistica Terezin come un “insediamento modello”.
 Quando, nell'ottobre del 1943, il governo danese chiese conto degli ebrei catturati a Copenhagen, le autorità naziste concessero una visita del Campo ai rappresentanti della Croce Rossa Internazionale, ma la visita poté avere luogo solo
nella primavera dell'anno successivo, ai tedeschi serviva tempo per effettuare una eccezionale operazione di abbellimento del campo..
La Croce Rossa Internazionale e due membri del governo danese visitarono il Campo il 23 giugno 1944  per circa tre ore durante le quali la messa in scena del Campo modello, sapientemente orchestrata, funzionò alla perfezione.

LA MUSICA A TEREZIN

Musicisti professionisti e semplici dilettanti sfidarono l'iniziale proibizione di svolgere qualsiasi iniziativa artistica pur di organizzare un'attività musicale all'interno del ghetto.
Si ha notizia di almeno due formazioni quartettistiche che iniziarono la loro attività clandestinamente perché sprovvisti di musica stampata. Questi musicisti copiavano a mano o ricostruivano a memoria gli spartiti, su carta di pessima qualità e rischiando la vita.
Significativo fu l'allestimento dell'operina per bambini, intitolata “Brundibar”, composta e strumentata da Hans Krasa e questa fu l'unica opera lirica che poté essere rappresentata in forma teatrale, con scene e costumi.
L'operina venne replicata 55 volte e il livello dello spettacolo era tanto elevato che Berlino mandò a Terezin un troupe cinematografica per girare un documentario di propaganda. In quella occasione, “Brundibar”, venne rappresentata in un teatro vero e proprio. Finite le riprese tutti i membri dell'orchestra, i collaboratori, i bambini che vi avevano partecipato, vennero deportati ad Auschwitz.

I BAMBINI DI TEREZIN

Fra i prigionieri del ghetto di Terezin ci furono all'incirca 15.000 bambini, compresi i neonati, in prevalenza figli degli ebrei cechi deportati a Terezin insieme ai genitori. La maggior parte di essi morì nel corso del 1944 nelle camere a gas di Auschwitz.
Nelle case operarono educatori e insegnanti prigionieri che riuscirono, nonostante le infinite difficoltà e nel quadro di limitate possibilità, a organizzare per i bambini una vita giornaliera e perfino l'insegnamento clandestino.
Sotto la guida degli educatori  i bambini frequentavano le lezioni e partecipavano a molte iniziative culturali preparate dai detenuti e non furono solo ascoltatori, molti di essi divennero attivi partecipanti a questi avvenimenti, fondando circoli di recitazione e di canto e facendo teatro.
E quei bambini di Terezin scrivevano soprattutto poesie..
NOTA:
“Brundibar” è l'unica opera musicale per bambini del compositore ceco Hans Krasa su libretto di Adolf  Hoffmeister
originariamente rappresentata dai bambini del Campo di concentramento di Theresienstadt.

 Questa piccola storia, nell'immensità della tragedia mai dimenticata dell'Olocausto, è stata prodotta e musicata dal Circolo LABORINTUS, di Sassari, e dal Coro voci bianche della Polifonica Santa Cecilia ed una  Ensemble di musicisti che con i loro strumenti ne han “enfatizzato” la tragicità.
La voce recitante dell'attrice Maria Antonietta Azzu ha creato la giusta atmosfera, silenzio e suspence, dovuto.
Venerdì 25 gennaio, al Teatro Smeraldo di Sassari, erano presenti più di 450 bambini, il nostro futuro, per continuare a ricordare, sempre.

Ed oggi, 27 gennaio 2014, “Brundibar” sarà presentata a Nuoro, nel Teatro Eliseo, dalla Scuola Civica di Musica “A. Chironi”, in collaborazione con l'Istituto Comprensivo n. 2 “Pietro Borrotzu”, il Liceo Artistico “Francesco Ciusa” e l'Ente Musicale di Nuoro. Due spettacoli al mattino ed uno, stasera, alle20,30, per il pubblico..
I giovanissimi interpreti saranno gli alunni della Scuola Media “Borrotzu”, preparati da Franca Floris.
L'orchestra della Scuola Civica sarà diretta da Andrea Ivaldi, con allestimento scenico di Maria Grazia Carta e realizzato dagli studenti del Liceo Artistico “Ciusa”.

Gavino Puggioni







RImpianto



canto d’usignolo
che ondeggi nell’azzurro
entri indeciso
nel mio spento cuore
quale canto di vita
ah! amore
amore mio
ora so cosa ho perduto
e
rimugino
rimugino la felicità
il giorno piange
e affida al vento nostalgico
le sue pene e le sue paure
ma
io t’amo più della luce
che taglia la nebbia dei tuoi dubbi.

Giovanni De Simone


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venerdì, gennaio 24

Canto rassegnato


Vieni, mio dolce amico: sulla bianca
e soda strada noi seguiteremo
finché tutta la valle s’inazzurri.
Vieni: è tanto soave camminare
a te d’accanto, anche se tu non m’ami.
C’è tanto verde, intorno, tanto odore
di timo c’è, e sono così ariose,
nell’indorato cielo, le montagne:
è quasi come se anche tu mi amassi.
Arriveremo giù, fino a quel ponte
sorretto dallo scroscio del torrente:
là tu continuerai pel tuo cammino.
Io resterò sul greto, fra i cespugli,
dove l’acqua non giunge, fra le pietre
chiare, rotonde, immote, come dorsi
di una gregge accosciata. Col mio pianto
vitreo, pari a lente che non pecca,
io specchierò e raddoppierò le stelle


(Antonia Pozzi – 18 luglio 1929)