POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.
Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare.
Sulla banda destra della home page, potete leggere i miei quattro e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina.
Aggiungo che nella barra a destra della home page ci sono 4 mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella.
Buona lettura e buon ascolto!

giovedì, aprile 30

Pulizie di primavera

(elogio alla scrittura, di una casalinga-poeta) 



E quando credi d’esser giunta
Nella più alta sfera dell’Empireo
Ti accorgi d’aver viaggiato capovolta
Sprofondando nella melma dello Stige.
E l’Ade ti si presenta d’improvviso
Con le sembianze del pavimento
Ti domandi se è sufficientemente lustro
O se ripassarlo ancor sarebbe giusto.

Il pensiero viaggia rapido e leggero
Pur se a fasi alterne, e non sempre è fiero.
Così il cuore che batte privo di comando
Ti chiede: “Ma tu, stai veramente amando?”
O stai viaggiando verso meta sconosciuta
Dall’altra parte della luna
Dall’imperscrutabile volto che si rifiuta?

Pensi che la scrittura, sia essa in prosa
Oppure in versi sciolti o in rima
Possa esser la sola espressione essenziale
Perché tutto il resto fa male, molto male
E ti ci butti a capofitto
Poco importa se cammini storto o diritto
Ciò che conta è buttar fuori il rospo
Quello che ingoi ogni giorno
A colazione a pranzo o a cena
Perché non sempre sei in vena
Di occuparti della chiave di volta
Che tiene sospeso il soffitto di uno strano mondo
Dall’aspetto sempre più miserabile e immondo

Così vivi come un pellegrino
Che con passo leggero viaggia lontano
Cercando di calpestar il suolo piano
Essendo già fin troppo, di guerre, pesto
E a salvarlo non è mai troppo presto.
Poiché nulla sembra possibile modificare
Di questa lunga Storia umana
Dal susseguirsi di cicli e ricicli
Infatti, quasi tutto è stato riciclato
Prendendo spunto dagli antichi saggi,
 Dai Profeti o da filosofi eruditi. La gente
E’ volutamente sorda, di dura cervice
Ha sempre fatto orecchi da mercante
Perciò non ha mai compreso niente
Ed è lo stesso Cristo che te lo dice.

Allora ragioni e scrivi lasciando fuggire
Pensieri sulla carta, come svolazzi
Di una falena impazzita, senza posa
Intorno ad una lampada fumosa
E ti chiedi: Questa è la nostra vita?
Passando leggera le tue dita
Sul piano della scrivania, pensi
A che serve pulire, se poi ogni cosa
Come polvere del tempo lì si posa?

E dall’ordinaria consuetudine vorresti
Poter fuggire verso altri lidi
Laddove l’insolito ti possa attirare
Mostrandoti quella faccia della luna
Che mai avresti creduto d’ammirare.

Invece con la borsa fai la spesa
E portarla a braccia assai ti pesa
In cucina passi la ramazza.
Nel frattempo la mente insegue un’idea pazza.
Se non puoi fuggir da una vita grama
Immagina tutto quel che il cuore brama
Se credi che il miraggio possa esser vero
Nulla più ti apparirà poi tanto nero

Scrivere è sinonimo di sogno
E ti offre ciò di cui hai bisogno
Uscire di casa senza aprir la porta
Basta solo crederlo, il resto poco importa
Ma non perdere il gusto della scrittura!
E mentre porti le patate a bollitura
Infila un paio d’ali e prendi il largo
Le poesie nel baule e sali su quel cargo
Diretto verso paesi alquanto esotici
Evitando però con cura i tropici
Poiché la gran calura tende a stemperarti
Sciogliendo quel poco che di te resta
Compreso ciò che crei con la tua testa

E le pulizie di primavera?
C’è tempo, le faremo un’altra sera!

Danila Oppio
 Inedita 

mercoledì, aprile 29

L'ALBERO DI CUORI DI ANGELA FABBRI



Il 18 febbraio 2012 ho ricevuto un pacco di libri di Angela Fabbri, tra questi, L'albero di cuori, dove l'autrice ha inserito una dedica, che dice: "Cara Dani, questo libro è prezioso: è una delle poche copie che mi sono rimaste. Angela".
Certo, l'avermelo inviato, mi ha fatto capire che desiderava entrasse in mio possesso. Però l'avevo letto insieme a tutti gli altri suoi libri, e se si mettono nel calderone troppi ingredienti, alla fine non vengono a galla i sapori. Allora mi sono ripromessa di rileggerlo con molta calma e, come tutte le favole, questa rispecchia una storia vera.
Intanto è illustrata dall'autrice, a partire dalla copertina come negli schizzi al suo interno, dai quali si nota una mano sicura, pochi tratti per rendere l'idea di quel che Angela voleva illustrare. 
L'albero di cuori è simbolico, allegorico. Rappresenta qualcuno, una donna, una principessa, che si è mutata in albero, al quale sono appesi tutti i cuori che a lei sono ricorsi, per essere amati, consolati, protetti. Chiedo scusa ad Angela, se interpreto a modo mio quanto la lettura della fiaba mi ha trasmesso. Ma quest'albero, che tanti cuori ha appeso ai suoi rami, in definitiva aveva rinunciato al suo, di cuore. Forse per paura di amare? O di non essere amato come si meritava? E allora ha accolto surrogati di amore, avventure senza un progetto futuro, una specie di mordi e fuggi, perché se poi resti, o sarai tu a spezzarmi il cuore, oppure lo farò io. Il terrore atavico di perdere l'amore, alla fine ha portato la Principessa - Albero, ad allontanare da sé qualcuno di importante. Il Cavaliere? Il Principe Azzurro? - che amava davvero e dal quale era ricambiata. 
Ci vuole coraggio, per amare, anche se spesso l'amore causa sofferenza, e allora ci si sente forti, se si prende tutto alla leggera. Ma si, condividiamo l'alcova per un po' di sesso, ma che non ti venga in mente che questo sia amore. Se arriva il baldo giovane, tu fai il favore di andartene, perché non ti appartengo, e voglio trascorrere il mio tempo con chi mi pare. Non desidero legami di sorta. Abbiamo avuto i nostri momenti di piacere, qualche discorso magari anche interessante, ma non tentare di legarmi a te, perché ho paura di amare. Tanta paura di rischiare poi di perderti, e di soffrire. Se invece ti considero un piacevole passatempo, un gioco simile a quello di infrangere cuori, beh, allora non rischio nulla..a parte finire trasformata in un grande albero, così ben descritto dall'autrice:

"Era una pianta davvero speciale
La sua cima si perdeva nel cielo,
mentre le enormi radici nodose 
affondavano come una piovra
nella terra."

I pensieri, la cima dell'albero, salivano alti, ma quelle radici tanto ben piantate nella terra, erano il vincolo saldo per non lasciarsi smuovere dai propri propositi: l'amore è qualcosa di impossibile? Un pericolo da evitare? E allora me ne sto ben radicata alla realtà, così che il suo vento sottile e ingannevole o, peggio,  un uragano impetuoso, non mi sradichi da me stessa, e non mi porti via in un'avventura di cui temo le conseguenze. 
Eppure, l'autrice fa dire all'albero:

"Non voglio che i cuori cadano 
come pioggia nel vento, come
tristi foglie staccate dall'autunno."

Per quanto si cerchino di creare barriere, alla fine il cuore non diventa mai un pezzo di legno,  neppure se fa parte di un albero. E' sempre tenero, come burro fuso e pulsa dentro il petto.

E, alla fine, c'è comunque qualcuno disposto a trasformarsi in un albero di cuori, pronto ad accogliere quei cuori solitari, che non hanno dove andare.

Danila Oppio



martedì, aprile 28

#Inchiostro di Puglia - Fortino di Grottaglie



Una splendida iniziativa, quella della notte di inchiostro di Puglia, al Fortino di Grottaglie.


questo video ne offre una selezione.  Vorrei però ricordare in particolare Anna Montella, che è una delle maggiori rappresentanti della letteratura e poesia italiana e pugliese in particolare.
Guardate e ascoltate!

lunedì, aprile 27

Recensione de Canto a due Voci di Laura Vargiu

“Canto a due voci”: un vivace incontro lungo il viaggio della poesia



È un canto armonioso, brioso e franco, quello intonato a due voci dai poeti Danila Oppio e Tommaso Mondelli in questa nuova pubblicazione de L’ArgoLibro.
Un canto che, a tratti, si eleva anche in qualche assolo d’intima e struggente intensità. Due voci che, sulla base delle rispettive sensibilità, esperienza e visione del mondo, ci parlano della vita, ora in rime e quartine impeccabili nel caso di Tommaso, ora in strofe libere e assonanti nel caso di Danila; non mancano però, sia per l’uno che per l’altra, novità e “azzardi” poetici che li portano a sperimentare stili diversi da quelli che sono loro propri.
Del resto, la poesia, e la scrittura in generale, altro non può essere che curiosità e rinnovamento. E - perché no? – anche viaggio incessante, dentro se stessi e nel contempo verso gli altri: un meraviglioso andare senza punti di arrivo troppo scontati, ma scandito principalmente da rinnovate partenze.
“Canto a due voci”, come giustamente sottolinea Francesco Sicilia nella sua bella introduzione alla silloge, per chi ama la poesia è una lettura piacevole e ricca di spunti di riflessione. Per i due poeti è senz’altro incontro, scambio e condivisione di un comune sentire.

Mi piace riportare i versi seguenti che, tuttavia, rappresentano soltanto una minima parte della profondità poetica e ancor prima umana di entrambi gli autori:
                                   
Non fosse quel caffè
che mi sveglia la mattina
dovrei dire che non c’è
la delizia mattutina
(T. Mondelli, da “Il caffè”)
Hanno straziato il suo cuore
Mandandolo in frantumi
Sminuzzato in coriandoli
In mille schegge di sangue
Rappreso, ormai bluastro

Poiché il rosso è scomparso
Dentro vene di cemento
(D. Oppio, da “Violenza”)
L’Europa ha fatto l’euro
ch’è di tutti e di nessuno
ora poi si chiede al neuro
per ché tanti fan digiuno.

Chi lo vuole e chi non più
quando cala e quando sale
se primeggia oppure va giù
c’è pur sempre a chi fa male.
(T. Mondelli, da “Il coso”)
Scorre a balzi e saltelli
L’acqua del torrente
Su sassi levigati
Dal suo incessante fluire

Scorre la vita
Sul passato e presente
Scivola tra le dita
Come acqua di sorgente
  (D. Oppio, da “Sassi di fiume”)
                                                                                                                    
L’amore
per sua atavica
inclinazione
non dà retta ai numeri
lascia fare il raddoppio
o anche il triplo
alle anime nobili
che ci si cullano
per inclinazione
o superiore predestinazione.
(T. Mondelli, da “Eri”)
Fili d’erba
Irrorati di rugiada
Innamorati del sole
Amante col quale
Hanno fatto all’amore
(D. Oppio, da “Prato”)



 Recensione di Laura Vargiu



Passeggiando per Parigi..a Notre Dame, al Louvre...ai giardini...













domenica, aprile 26

Galleria d'arte: REMO WOLF


Due giorni fa è scomparso il cugino di mio marito, dopo una lunga e sofferta malattia.

Tribunale di Trento Dettaglio CTU - ing. GEROLA Romano 
Informazioni relative all'iscrizione all'albo
Data iscrizione
29/01/2007
Competenze

Professione
INGEGNERE
Specializzazioni: Trasporti . Urbanistica
GEROLA ROMANO
ABBADIA CERRETO
Pergine, 24 aprile 2015

Il fratello Roberto insieme a Giuliana e Fabio con dolore annuncia la scomparsa di
ROMANO GEROLA
ingegnere
La moglie Vittoria( Orietta) Wolf con amore lo ricorda a chi lo ha conosciuto e stimato. Una liturgia della Parola si terrà nella chiesa del cimitero di Trento lunedì 27 aprile alle ore 9.00. Grazie a tutti coloro che in questi mesi lo hanno curato e assistito.
Condividendo il dolore dei familiari, vorrei ricordare il padre di Orietta, che fu un famoso incisore, un modo per esserle vicina in questo suo dolore.
Remo Wolf (Trento, 29 febbraio 1912  Trento, 27 gennaio 2009) è stato un incisore italiano.
Artista trentino ed incisore di fama internazionale, nato a Trento nel 1912, si dedica a partire all'incirca dagli anni '30 all'arte incisoria, tecnica che predilige e che lo accompagnerà durante tutto l'arco della sua lunga ed intensa vita artistica. Si interessa in particolare alla tecnicaxilografica producendo un corpus di opere che conta migliaia di soggetti, sacri e profani, ironici, spesso dedicati alla montagna. È stato presente alle Biennali veneziane del 1942, 1950, 1954 e 1956 e alle Biennali dell'Incisione di Reggio Emilia, di Cittadella, Oderzo e di Carpi, al Premio Suzzara, al Premio Biella e alle rassegne della Calcografia Nazionale di Roma svoltesi in Italia e all'estero.
Collaterale ma non per questo meno interessante il corpus di opere exlibristiche che accompagna la produzione maggiore dell'artista, composto all'incirca da 750 soggetti commissionati da noti collezionisti italiani e stranieri: come non ricordare i foglietti dedicati a Mario de Filippis o le primissime opere degli anni '30 dedicate a Gianni Mantero, con forti influenze belliche.
Tratto nordico e quasi espressionistico, con cenni che riportano al Dürer, egli si distingue per l'originalità e la vena ironica, mentre nella produzione ad olio pare quasi volersi distaccare con violenza avvicinandosi al gusto mediterraneo per i colori caldi e materici.
Frequenta il Magistero a Firenze e a Roma ottenendo l'abilitazione all'insegnamento. Nel 1932 viene richiamato alle armi. Il 4 novembre 1942, alla fine della Seconda battaglia di El Alamein, è fatto prigioniero (Il periodo della gabbia) e ritorna in Italia nel 1946. Nel 1949 si iscrive all'Accademia delle Belle Arti di Venezia. Nel 1952 fonda con Giovanni Giuliani,Virgilio Tramontin e Tranquillo Marangoni l'Associazione Incisori Veneti e in quel periodo organizza mostre presso il Circolo Bronzetti di Trento. Dal 1976, con la conclusione dell'insegnamento, si dedica interamente al lavoro di incisore soprattutto nel campo xilografico che affronta, sin dagli esordi, da autodidatta. Scompare a Trento nel gennaio del 2009.
Se volete, potete visionare il video di cui al link qui sotto, su youtube.

E qui alcune sue opere:






REMO WOLF, l'artista, l'uomo



Un video della mostra in omaggio alla memoria di uno dei maggiori artisti trentini del secolo scorso.

mercoledì, aprile 22

Si può programmare l'immediato, ma il futuro è una grossa incognita

Premessa 

Pensando al mio futuro, credevo di poter vivere i giorni dell’età matura, realizzando quei sogni che prima erano impossibili.
Immaginavo che, una volta cresciuti i figli, sistemati e indipendenti, avrei potuto usufruire del tempo libero, con il conseguimento della pensione per concedermi qualche viaggio, o passeggiata, o dedicandomi a hobby piacevoli.
Ma il destino non sempre è nelle nostre mani.
Un tempo la vita era molto più breve di oggi. Quando una persona superava gli ottant’anni, si diceva che avesse vissuto a lungo. Ora spesso si raggiungono i novant’anni, o addirittura i cento. Succede così che anche i figli che non sono più nel fiore degli anni, si devono prender cura dei loro genitori.
L’intera vita è stata dedicata ala prole,  poi ai nipoti, e quindi ai genitori bisognosi di assistenza.
Allora il tempo libero, quei viaggi agognati, quei sogni da realizzare quando finalmente si è terminato l’adempimento dei sacrosanti doveri di lavoro e famiglia, rimarrà un sogno? E intanto subentrano malattie, e imprevisti di ogni genere. Accade purtroppo che a volte non ce la fai, e pensi che un’esistenza così non vale la pena continuare a viverla. E allora desideri solo dormire, dormire a lungo…meglio dire, per sempre.
Pier delle Vigne, Inferno XIII secondo girone

Suicidio

Ci sono giorni in cui
Diventa subito notte
Tanto buia e profonda

Neppure una pallida
Stella che buchi
Il firmamento

Neanche un fievole
Lumicino tremulo
Che infonda speranza

In quei giorni
Non avverti la presenza di Dio
Solo un’Infinita solitudine

E in quel nulla
Perde senso il vivere
E spegni anche la vita

Fatico a stare in piedi, mi devo appoggiare alle pareti altrimenti cado a causa di capogiri. Sono ancora molto intontita, ma i medici dicono che è normale, poiché la dose elevata di sonnifero la devo smaltire poco alla volta e ci vogliono giorni. Ma io cerco di fare il possibile per reagire, però non riesco a fare nessun lavoro in casa, tutto mi costa un'enorme fatica, anche solo per lavare l'insalata. E gli occhi mi si chiudono in continuazione faticando a tenerli aperti. Ma non perché abbia sonno. E’ solo l'effetto del Valium e mi pare di essere una pupattola di pezza Ricordi? di quelle che un tempo avevano le bimbe povere, fatte di stracci ma amate come fossero quelle bambole dei ricchi, di porcellana e con gli occhi mobili e abiti di taffetà?
Beh...io sono quella pupattola di pezza, e neppure mi sento amata. 



Sei la sola amica che ho, Angie...tutte quelle che avevo (se vogliamo considerarle amiche, ma forse sono solo conoscenti) non le frequento più. Non ho nulla da condividere con loro, mentre con te, tutto quanto. Dalla scrittura, alla quotidianità della vita, ma soprattutto da un grande affetto che mi lega a te. E se ci sono state incomprensioni, litigi, silenzi...sono cose finite nel dimenticatoio, ma delle quali sono certa che sono servite per rafforzare quella gomena che mi tiene legata a te in modo indistruttibile.
Non ho mai amato una donna, a parte la mamma, che mi ha dato la vita, come amo te. Ed è un amore che assomiglia ad un cordone ombelicale..che tiene unito cuore e anima.
Ora mi riguardo una per una le foto della tua cucina...da subito mi è parsa così bella, che rispecchia i miei gusti d'arredamento, ma voglio rivederla nei particolari, così che almeno mi possa illudere di averla ammirata a casa tua. 
E di essere lì con te, seduta al tavolo a prendere insieme un caffè!
Dani
(ma dov'è il caffè? Ah, già, stai aspettando me per farlo!

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Il discorso 'cordone ombelicale' o quello della 'gomena' è meglio che me lo dimentichi perché mi sento soffocare qualche volta anche da un fazzoletto al collo...
Il caffè sarò felice di servirtelo, magari con una fetta delle mie torte (forno permettendo, che adesso se lo accendo mi salta tutto l'impianto).
Gli amici... E' spesso parola abusata. Non sono certo quelli che stanno con te attorno alle tazze del tè.
E gli amici proprio, bisogna imparare a conoscerli, per non chiedere mai loro qualcosa che non ti possono dare, li metterebbe non in imbarazzo ma nel dolore di non poter dare quello che è loro chiesto.
Tuttavia, ci sono amici che danno anche quello che non possono dare e amici che danno più di quel che ti aspetti da loro e quest'ultimo è un regalo talmente meraviglioso che però ci dà la responsabilità di riuscire a restituirlo. Sorprendendoli a nostra volta.
L'amicizia che ho qui sopra appena descritto è infatti un lavoro duro, ma che fa dormire sonni tranquilli e crea in noi quella pace non altrimenti raggiungibile.
Ciao.
Angie 


Sono anni che non vado in ferie, ad eccezione di quel paio di volte che mi sono portata appresso mamma, e quindi ferie non erano certo, perché è come se fossi stata in casa prendendomi cura di lei, con la differenza che almeno a casa mia ho le mie cose, le mie comodità e il pc, che lì non c'è. Per vacanza intendo anche solo un paio di giorni, ma che li possa dedicare a me, che sia un cambio radicale fuori dalla solita routine. Fosse anche uscire per dare uno sguardo alle vetrine, pur non acquistando nulla. Ma questo è un lusso che nessuno mi concede. A meno che non prenda la porta e me ne esca, fregandomene di tutto. Ma il mio senso del dovere me lo impedisce. E pensa un po', Ieri, in quel corridoio del Pronto Soccorso, su di una barella scomodissima, con la flebo attaccata al braccio, ci credi? Mi sono sentita in vacanza. E questo è il massimo....sarebbe da scriverne un racconto...che rasenta l'assurdo. Per dirti che in un luogo tanto triste, in una situazione precaria, solo per il fatto che ho fatto un viaggio in ambulanza e rimasta una notte e comunque meno di un giorno al pronto soccorso, col provare la sensazione di libertà è qualcosa che ti può far comprendere come fosse compromesso  il mio stato psicologico. 
Vedi, se scrivo una poesia, se partecipo a un concorso, che vada bene o male poco importa, non posso condividere l'esperienza con lui, né con i miei figli, perché non gliene frega un bel niente di quel che faccio io. A loro basta avere servito a tavola un piatto caldo, la casa in ordine, le camicie stirate e poi andarsene dove desiderano, senza che io debba dire bè!
E quando un marito ti tira dietro parolacce irripetibili e poi aggiunge che di me non sa che farsene, che non vuol vederti più....tu che fai? Dove vai? L'unico pensiero è quello di andartene  nel secondo girone dell'inferno, dedicato ai suicidi,  ed essere trasformata in un albero, per aver rinunciato alla tua natura umana, come ha scritto Dante. E non sarebbe neppure una cattiva sorte! E forse un povero diavolo saprebbe amarmi di più di quanto io sia mai stata amata dall'uomo che ho sposato. Il quale vive nel più assoluto egoismo. Ma non importa, era solo per chiarire il motivo del mio gesto. Io devo solo servire a qualcosa e a qualcuno. Di quel che penso, di quel che sento, non frega niente a nessuno. Non è che desideri gratificazioni. no davvero, ma almeno un po' di riconoscenza, o come minimo, di rispetto. Mai avuto.
Mi sono buttata sulla scrittura, anche brutta, se vuoi, giusto per esprimere quel che ho dentro. Per rendermi conto che esisto e non sono un burattino di legno.
Ecco Angie, adesso ti ho detto proprio tutto, e lasciami dirti, amore mio, perché anche se a volte mi hai "maltrattato", lo hai solo fatto per il mio bene, ed io l'ho capito e te ne sono riconoscente per l'eternità!
Solo con te riesco ad aprire totalmente il mio cuore.
Con tutta la stima che ti porto, e l'immenso affetto.
Dani 


Tutte le volte che mi hai parlato della tua situazione familiare ti ho suggerito degli escamotage simpatici per alleviarla e prendere profondamente in giro i tuoi, da tua madre in giù. Ma tu hai sempre pigramente glissato.
Danila cara, io lo so che quando si è giovani si ha una incredibile capacità di sopportazione e che questa viene a mancare, fisicamente e/o psicologicamente, con l'età. Forse è per questo che ci sono tanti massacri casalinghi negli ultimi anni, a base di coltelli o altro: perché le persone vivono più a lungo e quindi affrontano qualcosa che in passato era loro risparmiata dalla loro propria morte.
Nessuno finora ci ha pensato, e solo adesso mentre ti scrivo, mi è venuta chiara questa situazione (mi succede tante volte che faccio delle scoperte quando ti scrivo per cui per egoismo forse è meglio che tu resti viva così posso scriverti) dentro alle famiglie. E' così. La vecchiaia una volta la raggiungevano in pochi ed erano persone evidentemente selezionate in modo naturale sia nel fisico che nella psiche. Adesso, tutti diventiamo vecchi. E dobbiamo imparare questo mestiere.
Ci sono tante cose stupide e belle a questo mondo. Io non so chi mi ha messo qui. Qualche volta ho pensato che ci sono finita per sbaglio e che qualcuno se ne accorgerà e mi riporterà al mio vero mondo. Ma, poiché non posso esser certa di questo, mi sono detta, tanto vale guardarmi attorno e scoprire cosa c'è di buono in questo mondo qua.
Una risata, una risatona, o una di quelle risatine pensando a una stupidaggine che mi ha colpito e che si ferma e poi continua riprende e rido rido di cuore. Anche questo è sale nella vita e zucchero e miele e quello che ognuno preferisce: c'è chi ama il salato, chi ama il dolce secco chi l'aromatico... ce n'è per tutti i gusti.
E forse val la pena di pubblicare questo. Ma, prima, di stamparselo nel cuore. Di scriverlo su una lavagnetta a muro in cucina,là dove finisce il nostro sguardo quando giriamo il budino sul fuoco o... Vai avanti tu Dani, che sei brava. E' vero, non ho mai riletto il tuo SMEMORIA, ma l'ho nel cuore l'ho dentro di me: è bellissimo.
Angie   



Per la cronaca quotidiana, quel testo lì l'ho trascritto su pc da un vecchio quaderno che tengo da sempre nel cassetto della scrivania. Non è che era già bello e pronto su pc. Ho aperto il quaderno e ho scelto e ho anche tolto una strofa.
Ciao.
Angie
SIGNORA, SORRIDI

Signora
mi ascolti e non pianga
io vivo da sola
e dipingo le stelle
i pianeti e le energie
di una storia che torna.
Signora
non guardi, sorrida
Sorrida
di tutte le sciocchezze
che dico.
Signora
dipingo le stelle
l'amore dell'anima
e la poesia.
Non guardare, sorridi
sorridi
di tutto quello che dico.

Signora che piangi in silenzio
io sono con te
Non raccontarmi
non pensare più indietro
Tutte le cose del mondo
che non hai mai veduto
ti aspettano
e non c'è poi tanto tempo.

Pensa
al fiorire
di universi
lontani
Pensa
ai cristalli
generati
nel buio
Pensa
alla luce
alla vita che brilla
alle mie stelle
alle tue
a tutto quello che
ci può essere e non c'è
perchè tu non lo fai.
Pensa
agli universi interi
che tu creerai
e ...
signora, sorridi.

Angela Fabbri
(Ferrara, 4 novembre 1975)


E quel testo lì, Angie, ora è qui, perché mi ha fatto bene e non può mancare. Questa è storia vera, di una banale quotidianità, anche se triste, anche se una persona che vuol nascondere i propri sentimenti o le proprie azioni non l’avrebbe mai pubblicata. Per il mio gesto, ho ricevuto rimproveri, moniti, parole insignificanti…da te ho avuto un’iniezione di coraggio e nessuna parola di pietà, poiché non è la pietà che serve in questi casi, ma  qualcosa di più grande di me (scusa se faccio la parafrasi del tuo Qualcuno più grande di me), che mi ha fatto capire che una vera amica sa esattamente cosa dire nel momento giusto.
Dani