POETANDO
giovedì, maggio 4
LA STORIA DI UN PICCOLO ABETE DIVENTATO GRANDE di DANILA OPPIO
venerdì, settembre 3
Per restare in tema con RENATA: RUSCA ZARGAR vi racconto una storia altrettanto vera di DANILA OPPIO
La storia di Fagiolino
Vi racconto una storia. Una storia vera, non una favola!
C'era una volta, alcuni decenni fa, una giovane mamma in dolce attesa. La storia inizia una domenica di fine gennaio. La futura mamma sonnecchia sul divano del soggiorno, il marito schiaccia la pennichella postprandiale in camera e tutto pare tranquillo. A un certo punto la sposa si sveglia all'improvviso, udendo chiaramente una voce che le sembra maschile, che grida: "Mamma!". La donna corre in camera, convinta fosse il marito ad aver chiamato la propria madre, a quel tempo gravemente malata. Il marito si sveglia - dormiva profondamente - e in tono piuttosto irritato chiede alla moglie il motivo di quell'indesiderato risveglio. "Ti ho sentito chiamare Mamma, ho pensato avessi avuto un incubo!"
-Assolutamente no, lasciami dormire che sono stanco.
La moglie allora torna sui suoi passi ma, guardando il pavimento, lo vede macchiato da una scia di sangue che dalla camera arriva al divano. "Che succede?". Era un'emorragia che proveniva da lei. Corre di nuovo a svegliare il marito e gli chiede di chiamare suo padre, che era anche il medico di famiglia. Il suocero suggerisce di prendere dei provvedimenti, in attesa del suo arrivo. La sposa raccoglie qualcosa che pare un grumo di sangue, che in seguito sottopone all'esame del suocero.

-E' un feto - conferma Piero, ti ricoveriamo subito in ospedale, hai perso il bambino e occorre provvedere alla Il raschiamento - o curettage - che è una procedura chirurgica che si avvale dell'ausilio di una curetta (una sorta di cucchiaio tagliente) per rimuovere una porzione di endometrio od una massa anomala contenuta nell'utero, affinché tu non abbia infezioni.
Corsa in ospedale, una sommaria visita e la data fissata per l'intervento alle ore 11 del giorno dopo.
La mattina, dal letto d'ospedale, la donna prova la solita nausea da gravidanza, quando le infermiere portano il caffè alle puerpere: caffè, fumo di sigarette, pane appena sfornato erano i segnali di una gravidanza in essere, perché alla donna causavano nausea. Verso le 10 passa per una visita il suocero, e lei gli chiede: - pensi che se aspettiamo ancora un giorno o due, prima del raschiamento, i succeda qualcosa di brutto?
- Perché me lo chiedi?
- Perché provo ancora nausea verso alcuni odori, forse non ho perso il bimbo!
- No, credimi, ho visto chiaramente il feto che hai espulso, ma non succede nulla se aspettiamo ancora un giorno, vado a parlare con il ginecologo, gli suggerisco altri accertamenti, e poi vediamo.
(il feto era un fagiolino come nella foto ma non mi piace chiamarlo feto, per me è già un bimbo! Feto mi pare un modo per allontanare il pensiero da ciò che è già, a tutti gli effetti, un essere umano, una creatura destinata alla vita, non alla morte immatura)
Quell’intervento non fu più eseguito: un bimbo continuava a voler essere messo al mondo, e quel feto abortito era il suo gemello. La gravidanza proseguì fino al termine, e nacque una bella bimba.
È una storia a lieto fine, come tutte le favole, solo che è una storia vera. (mentre la foto è falsa, nel senso che non si tratta della protagonista, ma solo di un'immagine che mi è piaciuta).
Ve l'ho raccontata per molte ragioni: quella voce maschile che chiamava "Mamma!" era di certo un avvertimento, forse un addio del gemello che non sarebbe nato, ma nello stesso tempo mise in allarme la futura mamma, la quale "sentiva" che una vita era ancora dentro di lei. Se si fosse fidata del ginecologo, con il raschiamento sarebbe stata portata via anche la creatura che aveva ancora in grembo.
Altra circostanza da non sottovalutare: il suocero che, solo un'ora prima dell'intervento, passò in ospedale per una visita e, in veste di medico, poté convincere il chirurgo a non intervenire.
Così ha salvato la sua prima nipotina, e la salvò anche una seconda volta, quando la piccola aveva quattro anni e piangeva dai forti dolori al pancino, con febbre altissima. Ricoverata in un ospedale, quando sentì che i medici avevano diagnosticato un'occlusione intestinale, il nonno suggerì di prenderla e portarla via subito. Disse: "Se è qualcos'altro, per esempio un'appendicite o una peritonite, con la terapia per l'occlusione la piccola muore". Il papà la avvolse nel suo soprabito e la portò a casa di corsa, senza chiedere permesso ai medici. La ricoverarono in seguito presso un altro ospedale, e lì con urgenza: i globuli bianchi erano saliti vertiginosamente, non c'era da aspettare neanche un minuto. La diagnosi fu: linfangioma macrocistico congenito incarcerato nelle pelvi, più semplicemente, un tumore grosso come un'arancia, che era infetto e aveva contaminato anche il peritoneo, causando una peritonite acuta.
Beh, io non credo al caso, né al destino, credo nel Signore, che in queste occasioni è intervenuto abbondantemente, credo nelle persone che operano con coscienza, come nel caso del nonno-medico.
Sono convinta che quella bimba era dentro un progetto più grande, dentro il Progetto della Vita.
Quella bimba è cresciuta, si è laureata, è diventata sposa e madre, ha avuto tre figli maschi, due sono la sua ragione di vita, la sua gioia, il terzo è ancora più importante, se vogliamo: si tratta di Iacopo, quel bimbo voluto, portato a termine malgrado la diagnosi di non sopravvivenza, un angelo in Cielo che veglia sulla sua famiglia. (La storia la racconta la sua mamma)
Bastava un bisturi, e non c'era la bimba, non ci sarebbero stati i suoi figli, neppure quel piccolo angioletto in Paradiso!
Ancora una volta una storia che finisce bene, perché tutte le storie nel cui interno c'è il Signore, dimostrano un risvolto positivo, anche con gli inevitabili dolori che la stessa esistenza umana comporta.
Non credete che sia una storia vera? La (ex) giovane mamma sono io, la figlia salvata per un pelo, la mia Valeria, e i suoi bimbi, i miei amati nipotini, compreso l'angioletto Iacopo, che sarà felice perché la nonna ha narrato questa fiaba moderna, testimonianza non solo dell'amore che vive certamente in tutti noi, quanto la fede nel Signore misericordioso, fiduciosi del Suo intervento. La voce del Signore a volte è un soffio leggero, talvolta grida "Mamma!” e mi ha così insegnato che, ancor prima del parto, è la responsabilità più grande che noi donne abbiamo, il dovere più impellente ma anche l'amore più grande!
Il feto (fagiolino, come mi piace chiamarlo teneramente) non è un grumo di cellule: sei tu, sono io, sono i nostri figli, i nostri genitori, i nostri amici, i nostri affetti, ci avete mai pensato? Tutti lo siamo stati, prima di diventare ciò che oggi siamo!
Noi non conosciamo il futuro degli esseri che stanno per nascere, ma proprio per questo non dobbiamo privarli della loro esistenza.
Anzi, dobbiamo fare il possibile per difenderla!
Danila
mercoledì, maggio 26
I FOLLETTI DISPETTOSI di DANILA OPPIO
domenica, giugno 28
ASSASSINIO NELLA NOTTE di DANILA OPPIO
domenica, marzo 1
LEGGENDO HESSE di DANILA OPPIO
Ha scovato – Silvia - il messaggio che cercava. Per puro caso. La giovinezza non apparteneva più a loro, si era involata molti anni prima, ma il cuore e lo spirito ne possedevano ancora qualche sprazzo.
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
ai navicanti e 'ntenerisce il core
lo dì c'han detto ai dolci amici addio;?
XXI - A SILVIA
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Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale, Quando beltà splendea Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, E tu, lieta e pensosa, il limitare Di gioventù salivi? |
Appendice:
Poiché mi è stato contestato il paragone tra il verso di Leopardi "Intenerisce il core! e quello dantesco "'ntenerisce il core", tra i quali avevo notato una stretta parentela, ho eseguito una ricerca che conferma il mio pensiero, Non solo Leopardi si è ispirato a Dante ma anche ad altri poeti come il Petrarca. So per aver letto lo Zibaldone, che Leopardi era un accanito studioso dei poeti medievali, e ho immaginato che si fosse ispirato alle loro opere, nel comporre le sue poesie.
Egloga VIII, vv. 37-42, testo integrale
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Egloga VIII
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Il passero solitario
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«occaso [che provoca la similitudine
tra il giorno e la vita mortale]» |
«il Sol…cadendo si dilegua, e par che dica
che la beata gioventù vien meno» | |
«quando vecchiezza avvien che termine»
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«se di vecchiezza / la detestata soglia»
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«i mal spesi anni che sì ratti volano»
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«Che di quest'anni miei?»
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«vergogna e duol»
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«Ahi, pentirommi, e spesso, /
Ma sconsolato, volgerommi indietro» |
mercoledì, dicembre 18
LETTERA AD UN SOLDATO di DANILA OPPIO
Ci siamo spostati nella stanza dei sogni sognati, anch'essa è arredata con un piumone rosso fuoco, e qualche candido cuscino per donare il senso di bianco Natale! Sul divanetto a due posti, sistemato in fondo al letto, ci sono dei plaid, caso mai si volesse leggere un poco, da posare sulle nostre gambe per non patire freddo. Ma perché mai scegliere la lettura, quando c'è di meglio da fare?
Ci vuole tanto troppo coraggio
Ninetta bella dritto all'inferno
Avrei preferito andarci in inverno.
E come gli altri verso l'inferno
Te ne vai triste come chi deve
Il vento ti sputa in faccia la neve.














