POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, aprile 26

DIECI LIRE DI FELICITA' - di Anna Montella


MACHIAVELLI E BAUDELAIRE di Danila Oppio

















Ultimamente mi sto interessando ai Petits Poèmes en prose (Poemetti in prosa) perché si avvicinano - credo ne siano i precursori - ai versi liberi che vanno tanto di moda oggigiorno.  Baudelaire ha avuto il buon senso di non definire quelle sue opere “Poesie” poiché non lo sono. In secondo luogo, il poeta è stato riabilitato dalla Corte di Cassazione francese, nell’anno in cui nascevo. Alcune sue poesie contenute nella raccolta Le fleurs du mal (i fiori del male) erano state messe all’indice, e il poeta fu deriso e perseguitato, tanto che nel 1857 fu processato proprio a causa di questo capolavoro, e accusato d’immoralità.
Mi pare quasi che il poeta francese fosse a conoscenza che un’associazione culturale avrebbe indetto un bando che lo riguardava, in occasione del suo 150° anniversario dalla morte, e mi girellava intorno con una certa insistenza, bisbigliando ai miei orecchi, in questi ultimi tempi, chiedendomi di occuparmi di lui, poeticamente parlando.
Ora non so cosa ne verrà fuori, sicuramente a qualcuno di mia conoscenza il Machiavelli calzerebbe a pennello, per me, trattare di questo personaggio è …troppo machiavellico!
Che vita conduceva Baudelaire? Si divertiva, in breve tempo ha speso metà del capitare ereditato da suo padre, tant’è che la madre l’ha messo sotto la tutela di un curatore affinché amministrasse i suoi beni.





Fornicava?  Fornicavano Macchiavelli e Baudelaire? Non so, ma questo verbo mi riporta ad un passato remoto, e a due ricordi d’infanzia:

-       le formiche. Quando ero bambina e studiavo il catechismo, si usava questa parola che, essendo parecchio strana, nessuno si prendeva la briga di spiegarci cosa significasse. Ritenni quindi che formicare (così avevo inteso) fosse un peccato che aveva a che fare con le formiche!


-       La fòrmica. Quando mia madre acquistò una cucina in fòrmica, quel materiale americano usato come rivestimento per mobili, onde proteggere il legno sottostante, compresi che il peccato non dipendeva dalle formiche, ma dai mobili della cucina!

Vi ho divertito? Ero così da piccola, ingenua e credulona, tanto che mi convinsero fossero le cicogne, a consegnare i bambini,  perché non volevo accettare che nascessero sotto i cavoli: avrebbero patito tanto freddo dentro l'orto!
Il classico modo per saltare di palo in frasca, in questo dialogare che sfiora grandi personaggi e cose di piccole conto...ma sta proprio qui il divertissement! 

Baudelaire…con me aveva altro in comune: faceva uso di oppio, per non provare troppo dolore durante la paralisi causata da un ictus, malattia che lo condusse alla morte a soli quarantasei anni. Ed io come mi firmo?

Danila Oppio


lunedì, aprile 24

Luci ed Ombre di Anna Montella


Anche la natura ha diritto d'immagine

In questi ultimi giorni, l'amico Gerardo Annunziata mi ha inviato due splendide fotografie, scattate nei pressi di Paestum. Non posso ignorarle, e quindi desidero dar spazio alle stesse su questo blog. Vale la pena ammirare le meraviglie della Natura!

 La fioritura



arcobaleno

domenica, aprile 23

PREGHIERA DI UNA PASQUA di Roberto Vittorio Di Pietro


Ci troviamo ancora nella settimana dopo Pasqua. Oggi è la Domenica della Misericordia  e chi, oltre al Padre Misericordioso narrato nella Parabola del Figliol prodigo, è stato umanamente misericordioso, nell'aiutare il Signore a portare la Croce verso il Calvario, se non il Cireneo? Ho scelto questa lirica di Roberto Vittorio Di Pietro, che ben s'intona al periodo.


Cristo e il cireneo di Tiziano Vecellio


Roberto Vittorio Di Pietro

sabato, aprile 22

Dico quel che penso...sulla poesia!


Dico quel che penso, a volte non penso a ciò che dico!
Sono così spontanea, che quel che mi passa per la mente, non mi pongo problemi a tradurlo in parole.
In quanto agli amori passati, ne avessi avuti d’importanti, li ho scordati. Maurizio Picariello, un colto cantastorie del quale ho pubblicato qualcosa su questo blog, afferma:

 il primo bacio te lo diedi quando ti vidi la prima volta e non quando ci baciammo. Eri piccola e tenera. T​ornai a casa e parlavo da solo. 
​C​hiuso in camera, mi guardai allo specchio e lì capii che tutto quello che avevo chiamato amore prima di te, erano solo vuote parole.
Direi ​che è questa la sostanza. Non è vero che il primo amore non si scorda mai. Io non so chi sia stato il primo ragazzo di cui mi sono innamorata (che non vuol dire avere avuto una storia con lui, semplicemente il primo che mi ha fatto battere il cuore). Forse avevo 10 anni? 
Quel che credo, ne sono fortemente persuasa, e che di norma è l'ultimo amore:
Quello che rimane impresso nella mente e nel cuore. 
Quello che per un'ultima volta ti fa sentire vivo, il cuore che batte forte, le emozioni che crescono nell'anima.
Quello con cui puoi parlare di tutto senza essere criticata, che non ti chiuda la bocca, con un secco "taci!", ma con baci. 
Quello è l'amore che non si scorda. 
Quello che non ti fa soffrire, che ti regala gioia e sorrisi, che ti accompagna per mano lunga la via della vita.
 Quelli del passato, se sono rimasti indietro, nel passato, appunto, non erano amori, ma fuochi di paglia, emozioni momentanee senza futuro. 
Quegli amori fugaci,  quelle "cotte" che arrivano come un colpo di fulmine, ma se ne vanno via come nubi spazzate dal vento...e non esistono più.


 Quindi ha ragione il cantastorie: "Tutto quello che avevo chiamato amore, prima di te, erano solo vuote parole".  Niente di più vero.

E questa è prosa. Solo prosa. Ma le stesse parole, sistemate in altro modo, potrebbero  diventare poesia? Certo, ma prosastica!

Non è vero
 che il primo amore non si scorda mai.
Quel che credo, 
ne sono fortemente persuasa, 
quel che non si scorda
 di norma è l'ultimo amore.
Quello che rimane impresso 
nella mente e nel cuore. 
Quello che per un'ultima volta
 ti fa sentire vivo, il cuore che batte forte, 
le emozioni che crescono nell'anima.
Quello con cui puoi parlare 
di tutto senza essere criticata,
 che non ti chiuda la bocca, con un secco "taci!", 
ma con  una serie di baci. 
Quello è l'amore che non si scorda. 
Quello che non ti fa soffrire,
 che ti regala gioia e sorrisi, 
che ti accompagna per mano 
lunga la via della vita.
 Quelli del passato, se sono rimasti indietro, 
nel passato, appunto, non erano amori, 
ma fuochi di paglia, 
emozioni momentanee senza futuro. 
Quegli amori fugaci,  quelle "cotte" 
che arrivano come un colpo di fulmine, 
ma se ne vanno via come nubi 
spazzate dal vento...e non esistono più.


 Quindi ha ragione il cantastorie:
 "Tutto quello che avevo chiamato amore, 
prima di te, erano solo vuote parole".  

Più o meno sono le stesse parole più sopra, scritte in prosa, ma incolonnate con gli accapo, come fosse una poesia. Ma non lo è. Per diventare tale, servirebbe trovare le giuste rime, misurare le sillabe con la vera metrica, suddividere in terzine, quartine, senari, settenari, novenari, endecasillabi...quel che vi pare, purché abbia la forma che la poesia richiede. 
Mi sono spiegata? 

Danila Oppio

Avete disperso i semi, attenti!


Avete disperso i semi, attenti! 
In vedetta c'è un guardiano di luce
avvamperà la vostra indole scialba
sarete perduti. 
Esso è una libagione trasparente
non morsica, non ha veleni
guarda, osserva
come a prendere le distanze
come a sancire la differenza tra vermi e aquile. 
Non crediate di nascondervi! 
I vermi moriranno vermi 
e le aquile, aquile.



Alessia D’Errigo