Ho paura di quel posto tra le bugie e il sapere, dove i cuori stanno ancora inseguendo ma gli occhi hanno seppellito la verità ...
POETANDO
In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
Visualizzazione post con etichetta spazio Silvia Pegah Scaglione. Mostra tutti i post
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giovedì, aprile 9
martedì, luglio 30
SILVIA PEGAH SCAGLIONE - una attrice di gran talento - di Danila Oppio
Seguo, quando mi è possibile, quanto scrive o fa teatro Silvia. Lei vive a Roma, pur essendo nata a Teheran da padre italiano e mamma iraniana. L'unione dei suoi genitori ha dato vita ad una splendida donna, in tutti i sensi, non solo per la sua avvenenza, che è notevole, ma per la sua intelligenza e bravura nella recitazione. Non potevo trascurare qualcosa che la riguarda da vicino, anche se ho già pubblicato altri post su di lei. Molto più spazio l'ho dedicato al suo compagno Coucou, Sèlavy! al quale un giorno chiesi se la loro unione fosse esclusivamente artistica. Mi ha risposto con una frase che ho molto apprezzato: "abbiamo unito le nostre solitudini". Ed è così che dovrebbe essere per tutti. Due persone si completano, e annullano ogni solitudine, pur se talvolta capita di sentirsi soli e isolati anche in mezzo ad una folla.
Quel che vorrei sottolineare è la passione per la recitazione, per la poesia, per la scrittura e per l'arte in generale, di questi due personaggi che mi ha colpito e stupito. Sono straordinari, e auguro loro successi che meritano ampiamente.
Danila Oppio
sabato, luglio 29
Un giorno ammetteranno...di Silvia Pegah Scaglione
Ripropongo questa bella poesia, di una bellissima donna, attrice, poetessa e altro ancora.
Un giorno ammetteranno di avermi ingannata
Confesseranno
grideranno ad alta voce di aver inventato la volontà per schernirsi di me.
Era un gioco, diranno,
Uno scherzo andato troppo oltre, una boutade per passare il tempo.
E la colpa che mi bussò al petto a chi fece da svago?
Le risposte puntute mi fissano
spalancando putride bocche bavose
ed è tempo delle punizioni,
sempre
tempo dei rammarichi,
ancora
tempo di nostalgie e di meccanici ‘tornassi indietro
Sì, vivrei!’
Tempo di occhi rivolti in eterno dentro le orbite
girandolfritti
andati in fumo
e il fumo chiamare visione?
ma il fumo è fumo e quel che rimane
non è che un lenzuolo bruciato che chiamai vita,
buttato lì,
in attesa di putrefarsi,
finalmente,
ma senza ansia,
ecco vagamente, vanamente.
Vuote le parole, vuote le orbite, vuoto il mio grembo,
vuota l’immaginazione e il cuore mio
Come bavosa crosta glissa tra i giorni, così vuoti di me.
grideranno ad alta voce di aver inventato la volontà per schernirsi di me.
Era un gioco, diranno,
Uno scherzo andato troppo oltre, una boutade per passare il tempo.
E la colpa che mi bussò al petto a chi fece da svago?
Le risposte puntute mi fissano
spalancando putride bocche bavose
ed è tempo delle punizioni,
sempre
tempo dei rammarichi,
ancora
tempo di nostalgie e di meccanici ‘tornassi indietro
Sì, vivrei!’
Tempo di occhi rivolti in eterno dentro le orbite
girandolfritti
andati in fumo
e il fumo chiamare visione?
ma il fumo è fumo e quel che rimane
non è che un lenzuolo bruciato che chiamai vita,
buttato lì,
in attesa di putrefarsi,
finalmente,
ma senza ansia,
ecco vagamente, vanamente.
Vuote le parole, vuote le orbite, vuoto il mio grembo,
vuota l’immaginazione e il cuore mio
Come bavosa crosta glissa tra i giorni, così vuoti di me.
Silvia Pegah Scaglione
lunedì, ottobre 31
Scosse telluriche: svegliamoci!
Non ho parole per quanto sta succedendo in Centro
Italia. Sappiamo che le scosse telluriche sono causate da eventi naturali, e
non possiamo impedire che la terra si scrolli di dosso le pulci. Si poteva
certo prevenire, come hanno sempre fatto in Giappone, con costruzioni
anti-sisma. Ma è anche ovvio che certe opere murarie, come chiese o palazzi
antichi, non si possono puntellare con la speranza che qualche appropriato
ritocco possa garantire e impedire il crollo delle stesse. Così come certe case
antiche, che hanno una loro storia, si vorrebbe che restassero a ricordo dei
tempi passati. Ma sono solo sogni.
Quello che invece si poteva evitare, riguarda il
crollo del cavalcavia sulla Milano-Lecco. I segni erano evidenti, e un
cantoniere aveva avvisato chi di competenza. Come minimo, avrebbero dovuto
chiuderlo al traffico anche se, dalle vistose crepe si poteva subodorare che
sarebbe potuto crollare alle prime raffiche di vento o pioggia.
Il nostro Bel Paese sta subendo colpi da ogni dove. Non ci resta che piangere, direbbe
Massimo Troisi, ma quel che invece occorre fare, è pensare seriamente a
rimettere tutto a posto, e in fretta.
Se poi penso allo sciacallaggio - opera di infami -
mi ribolle una incontenibile rabbia. Tanta gente ha perso tutto quel che le era
caro, in primis gli affetti di chi è stato sepolto dalle macerie ad agosto. E
poi ogni suppellettile che rappresentava ricordi di famiglia, valori oltre che
materiali, soprattutto sentimentali. Se
qualcosa fosse stato possibile ricuperare, è stato reso vano da azioni inqualificabili.
Come si fa a portar via quel poco che è rimasto, a chi non ha più nulla? né un
tetto sulla testa, né un abito da indossare, né un tavolo dove riunire la
famiglia a pranzo o a cena. Non vado oltre, perché potrei pronunciare insulti
irripetibili.
Una domanda sorge spontanea: ma non si potrebbe
sospendere questa cosa del SI e del NO, dedicando tempo e risorse a qualcosa di
molto più urgente? Come per esempio ricostruire le case per gli sfollati? E
aiutarli a riprendere a vivere dignitosamente? La Costituzione è rimasta
invariata per decenni, anche se aspettiamo ancora qualche anno, cambia
qualcosa?
Una bella scossa anche alla nostra coscienza di italiani, sarebbe gradita, soprattutto da parte dei politici.
Danila Oppio
Ora lascio la parola a Silvia Pegah Scaglione e a
Paola Scozzari.
TERREMOTI
Sono
cresciuta a Teheran che si trova su una faglia, forse una delle zone più
pericolose dal punto di vista sismico. Quando ero piccola, almeno una volta
ogni qualche anno, si verificava un terremoto. Ricordo con nostalgia le nottate
passate nel giardino dell'appartamento in cui abitavamo, con i vicini, il tè
caldo che preparava quella del piano terra e le storie dei più grandi che
parlavano di terremoti passati in cui la terra si apriva in due e ci cadeva
dentro una persona, due, dieci, cento, una città intera... le esagerazioni
della memoria e quelle mitizzazioni quando si raccontano le cose ai bambini e
piano piano la si spara sempre più grosse. Almeno una volta all'anno la terra
tremava, tanto. Ho sempre abitato all'ultimo piano, gli edifici alti oscillano
molto, si flettono all'inverosimile. Ricordo che dal cortile vedevamo questi
energumeni di acciaio piegarsi. La verità e che non ho paura dei terremoti, mi
procurano nostalgia, piuttosto, e forse è terribile da confessare. Come i
boati. Avevo quattro anni quando ci fu la guerra tra Iran e Iraq, era
cominciata molto prima, ma in quel momento gli iracheni erano riusciti a
colpire anche la capitale. Ricordo ancora le sirene che annunciavano i
bombardamenti e noi che correvamo nelle cantine, per lunghe ore con gente che
non conoscevo e si creava una familiarità strana, la complicità del non sapere
cosa sarebbe successo da un momento all'altro. Adoravo quelle situazioni, si
era più vicini. Sapevo anche che un giorno saremmo potuti saltare in aria,
proprio come è accaduto a una mia compagna di giochi: aveva la casa a poche
centinaia di metri dalla nostra. Casa finita nel nulla e lei non c'era più per
strada a giocare a palla prigioniera. Ma da bambini sembra tutto diverso, si sa
tutto e non si sa niente. Niente è così terribile da paralizzare nel terrore e
anche quella paura trasforma in ricordo dolce e amaro al tempo stesso.
Silvia
Pegah Scaglione
AMATRICE (ma anche a tutti gli altri luoghi colpiti
dal terremoto)
Duro
legno
bianco,
serrato
col sigillo
sgomento
del pianto.
Un
asciutto bocciolo lo adorna,
implora
una lacrima, ancora
per
quello strazio senza posa.
Mesto
rintocco: campane,
ed
abbaiar di cani,
e tremore
sotto i piedi,
sobbalzi
nell’animo.
Terra di
sughi e di sassi,
di storie
e di sogni,
di vite
spezzate nei sogni…
Quei
sogni.
Terra di
polvere e sassi,
speranze
e cordogli,
polvere…
Quanta
gelida polvere
Su tanta,
disperata,
Umanità.
Paola Scozzari (Da Vento a Tindari)
martedì, settembre 13
Un giorno ammetteranno di avermi ingannata
La bellissima e bravissima artista Silvia, in una sua profonda e sofferta poesia.
Un giorno ammetteranno di avermi ingannata
Confesseranno
grideranno ad alta voce di aver inventato la volontà per schernirsi di me.
Era un gioco, diranno,
Uno scherzo andato troppo oltre, una boutade per passare il tempo.
E la colpa che mi bussò al petto a chi fece da svago?
Le risposte puntute mi fissano
spalancando putride bocche bavose
ed è tempo delle punizioni,
sempre
tempo dei rammarichi,
ancora
tempo di nostalgie e di meccanici ‘tornassi indietro
Sì, vivrei!’
Tempo di occhi rivolti in eterno dentro le orbite
girandolfritti
andati in fumo
e il fumo chiamare visione?
ma il fumo è fumo e quel che rimane
non è che un lenzuolo bruciato che chiamai vita,
buttato lì,
in attesa di putrefarsi,
finalmente,
ma senza ansia,
ecco vagamente, vanamente.
Vuote le parole, vuote le orbite, vuoto il mio grembo,
vuota l’immaginazione e il cuore mio
Come bavosa crosta glissa tra i giorni, così vuoti di me.
Confesseranno
grideranno ad alta voce di aver inventato la volontà per schernirsi di me.
Era un gioco, diranno,
Uno scherzo andato troppo oltre, una boutade per passare il tempo.
E la colpa che mi bussò al petto a chi fece da svago?
Le risposte puntute mi fissano
spalancando putride bocche bavose
ed è tempo delle punizioni,
sempre
tempo dei rammarichi,
ancora
tempo di nostalgie e di meccanici ‘tornassi indietro
Sì, vivrei!’
Tempo di occhi rivolti in eterno dentro le orbite
girandolfritti
andati in fumo
e il fumo chiamare visione?
ma il fumo è fumo e quel che rimane
non è che un lenzuolo bruciato che chiamai vita,
buttato lì,
in attesa di putrefarsi,
finalmente,
ma senza ansia,
ecco vagamente, vanamente.
Vuote le parole, vuote le orbite, vuoto il mio grembo,
vuota l’immaginazione e il cuore mio
Come bavosa crosta glissa tra i giorni, così vuoti di me.
Sivia Pegah Scaglione
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