POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
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venerdì, gennaio 6

IL SEGRETO DI AMRIT KAUR di LIVIA MANERA SAMBUY - recensione di DANILA OPPIO

 


Livia Manera Sambuy is an Italian literary journalist and contributing editor to the literary pages of the leading Italian daily newspaper, Corriere della Sera. She is the author of two documentary films on Philip Roth and of the book You’ll never write about me again (Feltrinelli, Milan, 2015).

Livia Manera Sambuy è una giornalista culturale che scrive di libri e scrittori dell'area anglo-americana sulle pagine letterarie del Corriere della Sera. E’ l’autrice di due documentari su Philip Roth, e del libro Non scrivere di me (Feltrinelli, 2015).

Livia Manera Sambuy est une journaliste culturelle italienne, spécialisée dans les livres et les écrivains anglo-saxons, pour la rubrique littéraire du quotidien de référence Corriere della Sera. Elle est autrice aussi de deux films documentaires sur Philip Roth, et du livre N’écrire pas sur moi (Feltrinelli, Milan, 2015).


Livia Manera Sambuy è nata in Italia. Mentre studiava Lettere Moderne all'Università degli Studi di Milano, ha iniziato a lavorare come reporter culturale per diverse testate italiane, tra cui i quotidiani nazionali La Repubblica e La Stampa. Nel 1986 ha tradotto per la casa editrice Garzanti Di cosa si parla quando si parla d'amore di Raymond Carver. Dal 1981 al 1990 è stata redattrice collaboratrice del supplemento letterario Tuttolibri de La Stampa, specializzata in letteratura contemporanea inglese e americana. Nel 1990 e nel 1991 è stata responsabile dell'Ufficio Pubblicità della casa editrice Einaudi. Dal 1992 al 1997 ha lavorato ancora per Tuttolibri de La Stampa, poi è stata inviata speciale del settimanale Liberal (1998-99), e ha iniziato un lavoro di scouting decennale per il dipartimento di narrativa straniera dell'editore italiano Rizzoli. Dal 1999 è redattore collaboratore delle pagine letterarie del principale quotidiano nazionale italiano, il Corriere della Sera. Alcuni suoi profili di scrittori come Kurt Vonnegut, David Foster Wallace o Philip Roth, originariamente scritti per il Corriere della Sera, sono apparsi anche su testate estere. Fa parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Santa Maddalena di Donnini (Firenze). È stata membro della giuria del Premio Letterario Internazionale Von Rezzori dal 2005 al 2010. Nel 2010 ha realizzato un documentario su Philip Roth, Philip Roth sans complexe, per il canale culturale franco-tedesco ARTE e per la RAI italiana. Nel 2012 ha scritto e co-diretto Philip Roth: Unmasked, un nuovo film documentario per la serie PBS "American Masters". Nel 2015 ha pubblicato un libro di incontri molto personali con alcuni scrittori nordamericani, dal titolo Non mi scriverai mai più (Feltrinelli, Milano, aprile 2015). Ora sta lavorando a un altro libro di “saggistica narrativa”. Dal 2008 vive a Parigi ma viaggia molto negli Stati Uniti, in Italia e nel Regno Unito

Il segreto di Amrit Kaur
Autore: Livia Manera Sambuy
Pubblicato da Feltrinelli - Settembre 2022
Pagine: 320 - Genere: Narrativa Contemporanea
Formato disponibile: Brossura, eBook
Collana: I narratori
ISBN: 9788807035128
ASIN: B0B5VJXLGK

Il segreto di Amrit Kaur, di Livia Manera Sambuy è un mystery avvincente, basato su fatti e personaggi reali, un commovente ritratto di donne, attraverso i secoli e i continenti, alla ricerca della libertà a qualsiasi costo. 

A pochi giorni dal funerale del fratello, Livia si ritrova in un museo di Mumbai, davanti all’immagine di una giovane donna avvolta in “un sari impalpabile e traslucido”, una principessa indiana. È vero, come legge nella didascalia che accompagna lo scatto, che la principessa ha venduto i suoi gioielli per salvare vite di ebrei? E che per questo è stata arrestata, ed è morta in un campo di concentramento? “È così,” scrive l’autrice, “che è cominciata quest’avventura: come un lampo di curiosità in un momento della mia vita in cui il senso di perdita era così intenso da oscurare sia il passato sia il futuro. Desideravo saperne di più. Desideravo capire che cosa avesse spinto una principessa del Raj a lasciare l’India per Parigi negli anni Trenta; e soprattutto desideravo scoprire che cosa l’avesse trattenuta là finché era stato troppo tardi.” Istintivamente, visceralmente, Livia si lascia coinvolgere nel mistero, perdendosi nella storia del Raj britannico, tra i diamanti e gli zaffiri dei suoi palazzi, tra i balli e i giubilei dell’aristocrazia del Novecento, e nelle vite di personaggi straordinari come il maharaja Jagatjit Singh di Kapurthala, il banchiere ebreo Albert Kahn e l’esploratore russo Nicholas Roerich, tutte tessere di un mosaico che lentamente restituisce nella sua sorprendente interezza la figura di Amrit Kaur. Dopo l’incontro con la figlia ottantenne della principessa, “Bubbles”, la ricerca assume una nuova dimensione: mentre si sforza di riavvicinare una figlia alla madre che l’ha abbandonata, Livia si ritrova a sciogliere alcuni nodi della sua stessa vita. Il segreto di Amrit Kaur è un mystery avvincente, basato su fatti e personaggi reali, un commovente ritratto di donne, attraverso i secoli e i continenti, alla ricerca della libertà a qualsiasi costo. Un romanzo in cui perdersi, per ritrovarsi.
Se volete leggere l’introduzione del libro, lo trovate a questo link: 


Livia Manera per me è una scrittrice coi fiocchi e contro-fiocchi, il libro che vi sto presentando è molto interessante, dai contenuti storici, pur se imperniati sulla storia di una nobile famiglia indiana, dei Maharajah Mandi e Kapurthala – Consiglio vivamente la lettura di un valido romanzo che tratta del periodo storico tra le due Guerre Mondiali e dell’impero anglo-indiano fino all’indipendenza dell’India, con tutto quanto accadde.


Con il termine di Impero anglo-indiano oppure Impero indiano (in inglese British Raj, detto anche Territori della Corona in India) si indica l'insieme di domini diretti, indiretti e protettorati che il Regno Unito e i suoi predecessori accumularono e organizzarono nel sub-continente dal XVII al XX secolo.
Esso comprendeva per tradizione sia i territori amministrati direttamente dal Regno Unito (chiamati collettivamente British India), sia i territori governati da regnanti indigeni ma sottoposti a protettorato inglese (detti Stati principeschi. 
L'idea di uno stato unitario per comprendere i domini britannici nella regione geografica dell'India, avvenne dopo il 28 giugno 1858, ovvero dopo i moti indiani del 1857 che imposero la soppressione della Compagnia britannica delle Indie orientali ed il trasferimento dei suoi territori direttamente alla Corona inglese nella persona della Regina Vittoria, Il nome di impero indiano nacque invece nel 1876, quando la regina Vittoria venne proclamata imperatrice d'India.
Con l'indipendenza concessa nel 1947, grazie alle campagne non violente di Gandhi, sui territori del cosiddetto Raj britannico sorsero gli attuali stati di India, Pakistan (a sua volta diviso dopo l'indipendenza del Bangladesh, nel 1971) e Birmania. Grazie a questi domini, dal tempo della regina Vittoria nel 1876, fino a Giorgio VI, nel 1947, i sovrani britannici poterono fregiarsi del titolo di "Imperatori d'India".
Il subcontinente indiano fu il possedimento che più di ogni altro rese l'Impero britannico una superpotenza mondiale; in esso viveva oltre il 75% della popolazione totale dell'impero e fu il principale esportatore di materie prime.

Quanto riportato sopra è ripreso da Wikipedia, il contenuto del libro è talmente avvincente che, e so di ripetermi,  consiglio vivamente la lettura! 

Danila Oppio




giovedì, giugno 9

A ME MI HANNO "ROVINATA" I POOH? di DANI DANI BRUNI - Impressioni di lettura di DANILA OPPIO

 




A ME MI HANNO “ROVINATA” I POOH?
Di Daiana Artis Bruin (che preferisco citare con il suo nome d'arte!

Impressioni di lettura di Danila Oppio

Ho avuto qualche perplessità sul come I Pooh avrebbero potuto rovinare la protagonista del romanzo, e la faccenda mi ha molto incuriosito.

Ho cominciato a leggere e sono andata avanti senza respiro, pagina dopo pagina, tanto il contenuto è avvincente.

Scritto in forma semplice, quasi una conversazione tra amiche, come se Ascenza Spaccasassi fosse di fronte a me, a raccontarmi della sua vita fin da quando era piccola.

L’autrice non ha cercato parole raffinate, per raccontare la storia, ha utilizzato un linguaggio discorsivo. Il racconto si snoda lungo tutta l’esistenza della protagonista, da quando era piccina, fino ai tempi nostri o quasi. Ambientato a San Benedetto del Tronto, risente del sistema educativo della gente del luogo, dei timori di “fare brutta figura” se si racconta in giro quel che deve restare nel privato. Quel che pensa la gente influisce sulle scelte da prendere, e il padre, quale capofamiglia, ha potere decisionale su ogni membro di casa.
Non racconto la trama del libro, poiché lascio ai lettori il piacere di leggere la narrazione e trarne le proprie impressioni.
Le mie sono state positive, trainate dalle citazioni di testi tratti dai brani dei Pooh, cui l’autrice ha dedicato questo libro.
Ho ordinato il libro di Daiana qui:




sabato, febbraio 5

RECENSIONE DI DANILA OPPIO al libro di fiabe TI AMERO' PER SEMPRE ....di ANNA MONTELLA

 



Breve recensione del libro di Anna Montella
 di Danila Oppio

Ho letto con gioia e curiosità il libro di Anna Montella TI AMERO’ PER SEMPRE …COME NELLE FIABE. Si tratta di una raccolta di Fiabe e non di Favole, spesso si pensa che i due vocaboli siano similari, e invece portano delle differenze tra loro, poiché sono due generi diversi. 
Quanto ho faticato per poter acquistare questo libro, ma quando è stato distribuito su Amazon, si è trattato di una passeggiata. Avrei voluto riceverlo prima, ma qualcosa mi ha impedito di completare l’acquisto online, un blocco oppure un folletto dispettoso, visto che stiamo trattando di fiabe, così per lungo tempo sono rimasta con il fiato sospeso. Alla fine, il folletto si è stancato di farmi penare, e con un sospiro di sollievo, ho potuto farmi trasportare nel mondo incantato di Anna! 
Le fiabe hanno personaggi fantastici: streghe, fate, orchi, folletti ecc. Invece le favole raccontano di personaggi antropomorfi, che recano alla fine una morale. Anna ci tiene a sottolineare che il libro contiene fiabe e non favole. 
Non desidero svelare il contenuto del testo, e non saprei neppure dire quale fiaba mi ha maggiormente colpito: sono tutte straordinarie. Ma una frase, tra tante, la vorrei riportare: Una lacrima d’argento rotolò sul tappeto di cristallo…
Ma sì, una delle Fiabe, brevissima la vorrei citare nel suo finale, si tratta di ALI
Era brava a raccontarsi le storie. Di fatto aveva le ali, e non le aveva usate. La sua anima le rivolse uno sguardo di muto rimprovero poi volò via”.

Danila Oppio

mercoledì, luglio 21

LE PAROLE DEL VENTO di UMBERTO DRUSCHOVIC - Impressioni di lettura di DANILA OPPIO


L'AUTORE UMBERTO DRUSCHOVIC


LA COPERTINA DELLA SILLOGE POETICA

LE PAROLE DEL VENTO di UMBERTO DRUSCHOVIC

IMPRESSIONI DI LETTURA DI DANILA OPPIO

Da qualche tempo sul mio comodino occhieggiava la silloge poetica di cui al titolo, ricevuta dalla comune amica Alessandra Giusti, contenente la gradita dedica dell’autore.
Un bel regalo, poiché avevo già avuto modo di leggere, e pubblicare sui miei blog, un paio di poesie di Druschovic, che mi avevano piacevolmente colpito. 
Leggere l’intera raccolta, si è rivelata una bella sorpresa. 
Ho atteso il momento giusto, per assaporare in tutta tranquillità il contenuto del libro, che ha preso e portato in alto il mio spirito.
Ho trascurato, all’inizio, la lettura del prologo di Angela Ambrosini, per non essere influenzata dall’opinione altrui. Non sono un critico letterario e non amo servirmi di un linguaggio tecnico, che neppure conosco nei dettagli. 
Da anni, un ottimo poeta e critico letterario torinese, cerca di inculcarmi la tecnica sopraffina dello stile, proprio dei grandi poeti, cominciando da Dante, e a seguire tutti gli altri che studiavamo a scuola. Della prefazione di Ambrosini, che poi ho letto con attenzione, ho trovato un mio stesso pensiero: 
“Serve separare la vera parola poetica dalla parola-linguaggio, dell’assordante cicaleccio pseudo letterario da cui spesso siamo soffocati”. 
La Poesia, con l’iniziale maiuscola, deve accarezzare il cuore e lasciare la sua impronta. Questo il mio spassionato parere, e quella dell’autore fa vibrare le corde dell’anima.
Costringere, dentro un meccanismo predefinito, la spontaneità del poeta, mi è sempre apparso come imprigionare la libertà di espressione. Corrisponde allo stesso pensiero di Rafael Alberti: il canto deve poter librarsi in volo, rompere le barriere di una reale o ipotetica prigione, e salire in alto. 
Bando quindi alla metrica perfetta, alle rime baciate o alternate, ai settenari o agli endecasillabi, per dar risalto al fono-simbolismo e alla vocalità poetica, quella che ho ritrovato intatta nei versi dell’autore. 
Nel linguaggio letterario, con il termine fono-simbolismo si definisce la capacità poetica di trasmettere impressioni, allusioni, emozioni, sensazioni, o altri messaggi, attraverso il semplice suono delle parole. Il valore fono-simbolico si fonda sul significante, E, nel testo poetico in particolare, è basilare la qualità del significante, cioè la forza espressiva che le parole assumono all’interno del sintagma, che si manifesta attraverso la sostanza soprattutto fonico-ritmica. I suoi fenomeni ci dimostrano come il suono non sia un semplice veicolo del messaggio comunicato dalle parole, bensì possieda una propria suggestione indipendente, così che le forme ritmiche assumano un ruolo di primo piano. 
Questo è quanto mi hanno trasmesso le composizioni poetiche di Druschovic, di una musicalità tale, da avvertirne il canto dentro l’anima. 
Ho provato emozioni che pochi poeti riescono a trasmettermi. Ho letto poesie stucchevoli, studiate nella metrica e nelle rime perfette, ma talmente asettiche, da lasciarmi indifferente. Ho letto scritti, impropriamente definiti “poesia”, ma se manca la caratteristica principale per definirla tale, che è la musicalità, vera vocalità poetica tutto sono, meno che quel che si vorrebbe far intendere.
Per terminare, senza sviolinate che non fanno parte del mio essere, posso solo confermare che la scrittura poetica dell’autore contenuta in Le parole del vento, trasmette un’intensa musicalità, tocca nel profondo e lascia la certezza di aver incontrato un grande poeta, dalla delicata sensibilità, dettata da un cuore che palpita e che emoziona chi è assorto nella lettura delle sue composizioni, quasi fossero musica che nasce dall’anima e sale verso l’Alto. 
Traspare dal testo, una profonda spiritualità e il viscerale amore per la Natura.
Ringrazio Umberto Druschovic per la viva sensazione che mi è stata donata, attraverso la sua silloge. E grazie ad Alessandra, per la gradita sorpresa dell’invio della raccolta poetica di così grande autore.

Danila Oppio


 

martedì, maggio 4

LA SEGUIRÓ OVUNQUE ED ELLA MI SEGUIRÀ di RENATA RUSCA ZARGAR - recensione di DANILA OPPIO


LA SEGUIRÒ OVUNQUE ED ELLA MI SEGUIRÀ

Di Renata Rusca Zargar

Recensione di Danila Oppio


Come per tutti i libri e i racconti dell’autrice, sono rimasta affascinata da questa storia ambientata nell’Antico Egitto. 

Storia d’amore ma anche Storia vera, poiché cita i Faraoni che vissero all’epoca in cui narra le vicende del popolo, piuttosto che della vita delle persone d’alto rango.

A mio avviso, questo è uno splendido modo di condurre tutti noi, ma principalmente gli studenti, ad amare la Storia, che in genere è spesso snobbata, perché ritenuta noiosa.

Ho letto moltissimi racconti e alcuni libri dell’autrice, ambientati in epoche diverse, a cominciare dalla Preistoria, redatti in forma di favola, i quali però citano nomi di personaggi o di esseri viventi che vissero realmente nei vari periodi storici che la Prof.ssa immerge nelle sue fantastiche vicende.

Tornando al libro di cui sto trattando, ho ammirato la copertina rigida, le illustrazioni della stessa e quelle inserite nel suo interno: fotografie delle statue scolpite durante le dinastie faraoniche, di una magnificenza tale da lasciare sbalordito chi non ha ancora avuto l’opportunità di ammirarle.  Una storia tutta da bere in un sorso, tanto da non annoiare chi sfoglia le pagine del libro. Ben narrata, basata sul diario attuale di un narratore italiano, studioso e appassionato di reperti archeologici, che racconta la storia di due innamorati dell’epoca, e anche del suo stesso legame d’amore con una collega egiziana. Non vado oltre per lasciare ai lettori ogni sorpresa. 

Consiglio vivamente la lettura! Il libro è acquistabile presso Amazon a questo link:

https://www.amazon.it/SEGUIR%C3%92-OVUNQUE-ED-ELLA-SEGUIR%C3%80-ebook/dp/B08Y844F6K

che troverete nelle due versioni in cartaceo e in e.book

Danila Oppio


domenica, dicembre 6

CHLOE'S PROMISE di BARBARA PANETTA - Presentazione e recensione di DANILA OPPIO

 

Vi presento una bella iniziativa di BARBARA PANETTA. Di cosa si tratta? Di un meraviglioso libro dedicato ai piccoli, per insegnare loro in modo semplice la lingua inglese. Ed è scritto anche a fine educativo. Il libro, del quale vi parlerò più avanti con maggiori dettagli, riguarda la storia della formichina Chloe. La nuova edizione è bilingue, in inglese e in italiano. 

Il personaggio



 Fin dal primo disegno, la formica Chloe appare piccola e carina, ma non troppo bella per rafforzare il concetto di bellezza che viene dall'interno piuttosto che dall'esterno. Ha grandi occhi espressivi e un sorriso amichevole. Indossa una sciarpa rosa e un cappello che la distingue dai fratelli e sorelle. Chloe è una gran lavoratrice disciplinata e ha sempre un approccio positivo. È una formichina socievole e coraggiosa che crede nel potere del lavoro di squadra. Ha 10 fratelli e sorelle e genitori esigenti. È una formica estroversa, a cui piace giocare con i suoi amici, ma soprattutto ama la musica. Suona il pianoforte e il suo compositore preferito è Chopin.

L'origine della storia

 


Era un giorno soleggiato; Barbara Panetta, autrice di Chloe's Promise, era seduta fuori nel suo giardino, gustandosi un espresso e cercando di tacere mentre sua figlia si esercitava al pianoforte. La sua attenzione si spostò su un gruppo di formiche che raccoglievano un minuscolo pezzo di biscotto, caduto accidentalmente a terra.

Le formiche sembravano molto impegnate e così determinate ... probabilmente determinate quanto sua figlia, che stava imparando un difficile pezzo di Chopin, un lavoro molto duro per una bambina di dieci anni e che richiedeva tanto sforzo e concentrazione.

Entrambe le figlie di Barbara avevano iniziato a studiare pianoforte dall'età di tre anni, e da allora ogni giorno avevano incluso la pratica intensiva anche nel fine settimana.

Quel giorno in particolare era così bello e soleggiato che Barbara pensava che le sue figlie meritassero un giorno di riposo. Invece di esercitarsi, dovrebbero giocare con i loro amici e divertirsi.

Quello è stato il momento in cui Barbara ha avuto un'idea, tracciando una sorta di parallelo tra le formiche e le sue piccole figlie.

E così è iniziata la storia.

Delineata la storia, Barbara ha collaborato con la psicologa dei bambini Giovanna Campolo per garantire che le parole usate e la morale fossero appropriate per i bambini di tre anni e oltre. Il risultato è un lavoro affascinante e illustrativo che sicuramente coinvolgerà qualsiasi bambino.

“ La storia - spiega - parla di una formichina di nome Chloe e dei suoi fratelli e sorelleL'obiettivo principale è il rapporto tra adulti e bambini piccoli, e soprattutto i modi in cui entrambi imparano a fidarsi e rispettarsi l'un l'altro e le scelte che fanno ”.

Il libro è arricchito da bellissime illustrazioni abbozzate da Barbara, che non è un'illustratrice ma ha utilizzato la sua passione per realizzare dei graziosi disegni. Ha usato l'acquerello piuttosto che l'elaborazione digitale, per mantenerlo il più semplice possibile.

Successivamente, il grafico Aurelio Scalabroni intenzionalmente ha aggiunto macchie di colore nella maggior parte delle pagine, dando l'impressione di un lavoro incompiuto e condividendo con i lettori l'idea che nulla sia perfetto.

Attraverso tali illustrazioni e l'uso di un linguaggio semplice, i bambini possono quindi identificarsi con i personaggi principali, confrontandosi con formiche laboriose, determinate e disciplinate.

Chloe's Promise mira a raccogliere fondi di beneficenza:

“Fin dall'inizio - afferma Barbara - la mia intenzione era quella di sostenere lo storytelling a casa tra genitori e figli durante la crisi del COVID-19. Credo che nei momenti difficili tutti possiamo contribuire, in modi diversi. Volevo anche davvero aiutare i bambini bisognosi, quindi tutti i profitti generati dal libro vengono donati a un ente di beneficenza locale registrato, il Momentum Children's Charity , che sostiene i bambini con cancro o condizioni di vita difficili. Vorrei che il mio libro potesse portare un grande sorriso a tutti quei bambini sfortunati ”.

Questo è sia un libro cartaceo che un video che beneficia della collaborazione di  Ben Shephard , presentatore di Good Morning Britain  e  Tipping Point di ITV  , che ha accettato con orgoglio di narrare la storia, e del musicista  Alessandro Viale, autore della colonna sonora.

Qui potrete seguire il video libro:

https://www.youtube.com/watch?v=4PPKo_m54SA

E qui ordinare, se volete,  il libro su Amazon, che credo sia solo nella versione inglese

https://plebu.co.uk/chloes-promise-paperback-available-on-amazon-co-uk-in-aid-of-momentum-childrens-charities/

Mentre qui potrete ordinarlo presso Amazon.it in versione bilingue

https://www.amazon.it/s?k=CHLOE%27S+PROMISE+DI+BARBARA+PANETTA&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&ref=nb_sb_noss


Barbara Panetta è nata a Reggio Calabria nel 1974. Dopo la laurea in lingue si è trasferita a Buenos Aires per completare un master in linguistica sperimentale. Vive a Londra con la sua famiglia. I suoi studi linguistici e l’interesse per la psicoanalisi l’hanno portata a dedicarsi alla scrittura. Pubblica il suo primo romanzo nel 2015, Ricordi in movimento (Cavinato international). Si è occupata della traduzione di scritti critici specialistici collaborando con musicisti di fama internazionale. Ha partecipato a varie antologie di racconti e ne ha curate due: Lo dice il mare (Edizioni Il Foglio, 2017) e, in collaborazione con Luca Martini, On the Radio (Morellini, 2018). Ha pubblicato il suo primo racconto di genere horror nell’antologia 24 a mezzanotte (Officina Milena, 2019) a cura di Giuseppe Maresca e Luca Raimondi.

Barbara mi ha scritto, su suggerimento della Prof. Renata Rusca Zargar, per chiedermi di diffondere il suo libro. Ho pensato di raccogliere parte degli articoli online che trattano di questo suo nuovo lavoro, che ritengo molto interessante e utilissimo sia dal punto di vista educativo che per avvicinare i piccoli italiani alla lingua inglese o, viceversa, ai bimbi inglesi alla nostra lingua. Quindi, a mio parere, ha doppia valenza, inoltre i disegni che illustrano la storia sono davvero simpatici, posso così affermare con assoluta convinzione che CHLOE'S PROMISE (La promessa di Chloe) è di notevole pregio. Unita al desiderio dell'autrice di contribuire con la vendita del libro per dare un aiuto a Momentum Children's Charity, ritengo che sia un'iniziativa lodevole e da condividere. Se possiamo, diamole una mano e acquistare il libro per farne dono a figli e nipoti.

In questo contesto ho inserito tra le righe anche la mia  breve ma sentita recensione.Complimenti a Barbara e buon proseguimento nelle sue molteplici attività.

Danila Oppio

lunedì, settembre 28

IL TEMPO IN CUI I GALLI INIZIANO A CANTARE di RENATA RUSCA ZARGAR

 


che è possibile ordinare sia in versione Kindle che in cartaceo presso Amazon a questo link:


IL TEMPO IN CUI I GALLI INIZIANO A CANTARE
di RENATA RUSCA ZARGAR

Ho letto con vivo interesse questo romanzo storico dell’autrice.
Ambientato a Pompei e nelle campagne limitrofe, è la storia dell’amore segreto, poiché contrastato, tra una giovane donna della ricca società e uno schiavo, diventato poi liberto.
La trama appassionante ci porta a vivere l’ambiente del primo secolo D.C. ed è arricchita da espressioni latine. 
Descrive i nomi di oggetti e arredamenti del periodo dell’Impero Romano, le tradizioni del popolo, usi e costumi di un tempo ormai remoto. 
Il racconto termina con una tragedia inaspettata, accaduta molto probabilmente il 24 agosto del 79.
Chi ha studiato la Storia saprà di certo cosa avvenne in quel terribile giorno. 
Nonostante tutto, il racconto presenta un lieto fine. Consiglio vivamente la lettura dell’avvincente romanzo nel quale l’autrice ha reso in modo sapiente uno spaccato di Storia.

Danila Oppio

domenica, giugno 21

GENIUS di DANILA OPPIO



GENIUS


New York degli anni 20 il giovane scrittore alto due metri Thomas Wolfe conosce l'editore Max Perkins dopo avergli consegnato il primo manoscritto e da quel momento i due uomini si legano in un'amicizia stretta e complicata.
“Genius” è tratto liberamente dalla biografia su Max Perkins, l’editore che nel 1919 scoprì talenti letterari immortali come Fitzgerald, Hemingway e Thomas Wolfe.
Il regista Michael Grandage concentra tutta l’attenzione sull’incontro tra Perkins e quest’ultimo, scrittore geniale dalla personalità ingombrante. Il loro incontro presso la casa editrice newyorchese Scribner's Son è l’inizio di un lungo sodalizio artistico ma anche di una grande amicizia, che terminerà solo con la morte prematura di Wolfe a soli 38 anni per tubercolosi cerebrale.
Il regista teatrale Michael Grandage racconta, con qualche licenza poetica, la storia dello scrittore che con il suo stile ha anticipato molto quello della Beat Generation.
E’ chiaro dalle prime inquadrature di “Genius” che tutto il film ruota intorno al legame tra il rigoroso Perkins/Colin Firth e il vulcanico Thomas Wolfe/Jude Law. I due sono due facce della stessa medaglia e si completano reciprocamente. Il loro rapporto sarà totalizzante e finirà per mettere in crisi anche quello con le loro compagne. E’ così per Wolfe, legato alla ricca Aline Bernstein/Nicole Kidman in una relazione a dir poco altalenante, ma anche per l’editore padre di famiglia integerrimo sposato con Louise/Laura Linney.
L’editore, riesce a domare parzialmente il genio ribelle del suo autore, diventandone il suo Pigmalione, ma viene anche risucchiato in un rapporto a tratti malato, come tutti quelli che aveva Wolfe con chi gli voleva bene. Il regista segue l’evoluzione dei due personaggi con i tempi giusti, inquadrandoli perfettamente nel contesto storico che stanno vivendo. Perkins è descritto come il padre fondatore della grande editoria del 900, mentre negli Usa si comincia a sentire la crisi economica che culminerà con la grande depressione del 1929.
Lui riesce a canalizzare in grandi opere la bulimia di Wolfe, che non ne ha mai abbastanza di musica, amore e alcool, e ovviamente di parole, troppe per essere pubblicate senza un qualche taglio strategico e artistico. É questo il cuore pulsante di “Genius”, un grande film classico nel suo stile rigoroso e pulito con un cast stellare che riunisce insieme tanti nomi importanti. La perfetta ricostruzione storica degli ambienti e dei costumi proietta lo spettatore negli anni 20’/30’, la splendida fotografia fa da complemento all’opera.
Firmata da un acclamato regista teatrale, quest’anomala biografia letteraria entra in modo preciso anche se non sempre appassionante nelle pieghe di uno dei lavori più complessi e insieme più nascosti che esistano, quello dell’editor (all’epoca esisteva quello letterario, ora anche quello cinematografico).

Max è forse il più famoso dei responsabili del “parto” di grandi opere letterarie; oltre che con Thomas Wolfe, Perkins lavorò con Hemingway e Scott Fitzgerald, che qui compaiono in brevi cammei. Il cinema è da sempre affascinato dalla creazione letteraria, ma uno scrittore all’opera è assai meno affascinante di un artista. Qui Jude Low sfodera tutto il campionario del genio focoso e incompreso, destinato a luminosa quanto breve parabola di successo, catturando la nostra simpatia umana con la sua triste parabola. Il Perkins di Colin Firth, oltre che correggere a penna e a tagliare in abbondanza le opere fiume di Wolfe, se ne fa carico accogliendolo in casa e condividendo con lui un pezzo di vita.
L’intensissimo rapporto tra i due nella furia creativa diventa totalizzante e finisce per creare scompensi sia nella vita famigliare di Perkins che a suscitare anche le gelosie dell’amante di Wolfe. Il contrasto tra l’uomo di famiglia misurato di Firth e il gigionesco artista di Law è da manuale ed è il cuore di tutta la storia.
Il film stato presentato al Festival di Berlino del 2016  in lizza per l’Orso d’Oro, dove è stato surclassato dalla vittoria di Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Non conosco Fuocoammare e sono ben felice che abbia vinto un film italiano, ma a mio parere avrebbe meritato di essere premiato anche GENIUS. 
Diretto da Michael Grandage, il biopic racconta il rapporto particolare di due figure molto diverse tra loro, quella geniale e disordinata dello scrittore, incapace di darsi un tono, e quella più pacata, meditativa e talentuosa di Perkins, vero genio in grado di dare il giusto significato alle parole, conservando quelle che contano.

Se vi incuriosisce la storia, scoprite cosa c’è di vero su questo film.
Il libro è tratto dalla biografia “Max Perkins: l’editor dei geni”, pubblicata nel 1978.
Come viene mostrato nel film, tra i  giovani autori scoperti da Max Perkins ci sono  F. Scott Fitzgerald  (Il grande Gatsby) ed Ernest Hemingway (Addio alle armi). Il successo arrivò tuttavia con la scoperta di Wolfe, autore di straordinario talento ma indisciplinato, irrequieto ed eccessivo. 
Come si vede all’inizio del film, prima di trovare il successo grazie a Max Perkins e alla  Scribner's, i libri di Thomas Wolfe furono davvero rifiutati da diverse case editrici. Il primo manoscritto fu di oltre 1.000 pagine (il triplo rispetto al numero di pagine salvate nel racconto) e Perkins tagliò tutto il necessario prima di editarlo.
Nel 1936 Thomas Wolfe comunicò all’editore di non voler più proseguire con la collaborazione. Il risentimento dell’autore era principalmente dovuto al fatto di trovarsi di fronte ad un libro che, a causa delle continue revisioni e tagli, non sentiva più suo e dove la gente riconosceva solo il genio di Perkins. Per un autore, è difficile accettare quei tagli, è come se gli fossero stati praticati tagli nel cuore, o che avessero ucciso le sue creature. A questo ci si deve adattare, poiché anche l'editore ha le sue esigenze, non ultima quella di poter presentare un libro leggibile, piacevole e soprattutto che porti grossi proventi.
Wolfe amava scrivere e aveva un oggettivo problema con la lunghezza dei suoi testi. Come si nota dal film, tra autore e editore avvenivano frequenti scontri sulla quantità di parole inutili ai fini del racconto. E mentre Wolfe aggiungeva pagine, Perkins limava accuratamente. La pubblicazione del secondo romanzo richiese due anni di duro lavoro. Il titolo del suo primo libro fu scelto da Perkins assieme al suo collega John Hall Wheelock.
La compagna dello scrittore, Aline Bernstein, interpretata nel film da Nicole Kidman, aveva 20 anni più di Wolfe, mentre nel film risulta essere di poco più di 5 anni. Il tentativo di suicidio di Aline non fu frutto di una finzione. La donna tentò davvero di togliersi la vita, e la situazione fu molto più drammatica di quanto descritto nel film, e richiese anche l’intervento di un medico.
Secondo lo sceneggiatore, ci sono voluti quindici anni per realizzare questo film. Ma chi era questo straordinario autore?
THOMAS CLAYTON WOLFE 


(Asheville3 ottobre 1900 - Baltimora15 settembre 1938) è stato uno scrittore e poeta statunitense. È famoso soprattutto per i suoi romanzi, nei quali mescolando una scrittura originale, poetica, rapsodica e impressionista, con elementi autobiografici descrisse la varietà e la diversità della cultura statunitense. Scrisse anche molti racconti brevi e alcune opere teatrali. Il suo stile ha influenzato Jack Kerouac e la Beat Generation, e gode dell'ammirazione di numerosi scrittori contemporanei.
Wolfe ricevette presto vari riconoscimenti come poeta, ma cominciò a orientare i suoi primi sforzi verso il teatro, con i due drammi The Return of Buck Gavin e The third Night, quest'ultimo allestito dalla Carolina Playmakers.
Nessun editore comprò il dramma e Wolfe, abbattuto, accettò un posto da insegnante all'università di New York, lavoro che occuperà i successivi sei anni della sua vita.
Nell'ottobre del 1924 partì per l'Inghilterra per recarsi poi anche in Francia e in Italia. Nell'agosto dell'anno successivo, durante il viaggio di ritorno verso New York, incontrò Aline Bernstein, una donna sposata di quasi vent'anni maggiore di lui, la quale fu il grande amore della sua vita. La loro relazione fu molto turbolenta.
Ritornato a New York scrisse a tempo pieno e completò il romanzo nel 1928. La ricerca di un editore fu alquanto ardua, in primo luogo per la lunghezza del manoscritto (350.000 parole) e pure per la difficoltà di inserirlo in un genere letterario ben preciso.
Frustrato per i continui rifiuti, mentre si trovava all'Oktoberfest, Wolfe fu coinvolto in una rissa che lo costrinse al ricovero in ospedale e che lo ispirò nella scrittura di un episodio dal titolo The October Fair, mai dato alle stampe. Due settimane dopo ricevette la notizia che la prestigiosa casa editrice newyorchese Scribner's Sons era interessata al suo romanzo. Il 2 gennaio 1929 incontrò a New York Maxwell Perkins, il più famoso curatore editoriale del tempo, scopritore di Hemingway e Scott Fitzgerald.
Perkins diventò il curatore editoriale anche di Wolfe e spinse quest'ultimo a cambiare profondamente la struttura di O Lost, accorciandolo di molto. Decisero anche di cambiarne il titolo in Angelo, guarda il passato, prendendo ispirazione da un poema di John Milton.
Scrisse molte bozze per un secondo romanzo, ma Perkins le rifiutò tutte. Fu proprio da Perkins, però, che venne l'idea di scrivere il seguito di Angelo, guarda il passato, e fu lo stesso Perkins a presentargli Elizabeth Nowell, la quale curò con successo l'edizione dei racconti brevi di Wolfe.
Nel dicembre del 1933 un secondo romanzo era pronto e Wolfe lo portò a Perkins; si intitolava The October Fair, un'epopea in più volumi sulla falsariga di Alla ricerca del tempo perduto di Marcel Proust. Perkins, dopo aver considerato le potenzialità commerciali di un libro così strutturato, decise di tagliare pesantemente il romanzo fino a farlo diventare un singolo volume, che prese il titolo di Il fiume e il tempo. Quando uscì nel 1935, il romanzo era molto diverso dall'idea iniziale di Wolfe, che, frustrato, partì per l'Europa, in un viaggio che toccò Francia e Germania, dove era molto amato.
In patria, dopo un primo momento di entusiasmo, ricevette critiche per l'antisemitismo presente nel romanzo. In questo periodo vennero a galla i risentimenti di Wolfe verso Perkins per essersi preso tante libertà nella revisione del romanzo e per aver rifiutato gran parte delle bozze.
Ripartì per la Germania dove assistette alle olimpiadi del 1936, e trovò nel paese un'atmosfera di oppressione. Scrisse una storia sul regime nazista ispirata dalla sua visita e intitolata Have a Thing to Tell You. Quando ritornò in patria troncò le relazioni con Perkins e la Scribner's.
Nell'estate del 1938 partì per lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, esperienza riassunta nel libro A Western Journal. Durante una sosta a Seattle divise una pinta di whisky con un vagabondo che era probabilmente ammalato di influenza. Wolfe fu contagiato. I primi sintomi si manifestarono mentre stava navigando da Victoria a Vancouver, il 6 luglio. Invece di farsi curare, decise di ritornare a Seattle e solo l'11 del mese fu visitato da un dottore, il quale gli diagnosticò la polmonite. 
Fu trasferito a Providence, dove una radiografia evidenziò una vecchia lesione tubercolare a un polmone. Col passare delle settimane la sua condizione si aggravò; il 6 settembre soffrì di un violento mal di testa e fu trasferito a Baltimora, nel Maryland, al Johns Hopkins Hospital, dove c'erano mezzi più adeguati per curarlo. Il 10 settembre fu tentato un intervento chirurgico al cervello per capire le cause della sua malattia, che si rivelò una forma di tubercolosi cerebrale, ormai avanzata ed estesa a un intero lobo del cervello. Wolfe non riprese più conoscenza e morì il 15 settembre.
Danila Oppio 
Articolo basato su una selezione e miscellanea di articoli e recensioni sull'argomento, ripresi dal Web,  con l'aggiunta di impressioni personali.

mercoledì, maggio 27

IL CREPUSCOLO DEGLI DEI - RECENSIONE DI DANILA OPPIO


IL CREPUSCOLO DEGLI DEI 
 recensione di DANILA OPPIO
Il crepuscolo degli dei (in tedesco Götterdämmerung) è il quarto e ultimo dei drammi musicali che costituiscono la tetralogia L’anello del Nibelungo di Richard Wagner.  
Mi congratulo con Anna Montella per aver scelto tale titolo, poiché Wagner è uno dei miei compositori preferiti.
Titolo appropriato:
 “Avevamo creduto di essere delle divinità. Ci siamo sbagliati. Le nostre certezze di gente del terzo millennio sono cadute una a una di fronte ad un microorganismo infinitesimale, invisibile perfino all’occhio del microscopio.  Avevamo creduto di essere infinitamente grandi e siamo stati messi in ginocchio dall’infinitamente piccolo. Davide ha sconfitto Golia”.

Così l’esordio della curatrice dell’antologia che riunisce racconti e poesie inviate da un centinaio di autori.
Una raccolta antologica di tutto rispetto, dove versi o brani di speranza si alternano a quelli di ansia, di timore, anche di rabbia per quel che è cominciato ad accadere dai primi di marzo e ancora non è finito del tutto.

L’intero mondo stravolto da un essere invisibile:
che ha causato sofferenza e perdita di persone care,
che ha separato parenti e amici,
che non ha permesso di salutare, di abbracciare per un’ultima volta chi è stato colpito a morte.
Morire senza la presenza dei propri cari è strazio reciproco, per chi se ne va e per chi resta. 
Gli dei che credevamo essere, sono solo miseri mortali, e allora per ridimensionarci, ecco che spunta un virus coronato per dirci che lui è più forte di noi e che siamo in sua balìa.
Per meglio sentirci uniti pur nella lontananza, ecco che l’idea di Anna Montella è servita ad accorciare le distanze, in molti siamo entrati nelle pagine dell’antologia che ha come sottotitolo #restate a casa# AA.VV. ai tempi del coronavirus. E’ diventata una grande casa pronta ad accoglierci.
E’ stata un’esperienza consolatoria. Grazie all’antologia, ci siamo riuniti esprimendo i nostri sentimenti in versi o in prosa.
E ora che posso sfogliare finalmente la versione in cartaceo, ho avvertito il desiderio di parlarne. Nella precedente versione e-book non mi era stato possibile, poiché il Mac presentava caratteri molto piccoli per la mia grande miopia. Inoltre se desidero scrivere qualcosa in merito, si rende necessaria la versione cartacea per poter sfogliare le pagine in concomitanza con il testo che sto scrivendo su Word.
Vorrei citare moltissimi autori le cui opere mi hanno particolarmente colpito, ma per non escludere nessuno, posso dire che tutti gli scritti sono degni di nota.
Chiudo con un GRAZIE di cuore alla nostra instancabile Anna per questa sua lodevole iniziativa.

Anna Montella ha provveduto a pubblicare questa mia recensione sul suo sito LA LUNA E IL DRAGO - PROGETTO CULTURALE  a questo link:

Danila Oppio