POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari.
Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.
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Buona lettura!

martedì, aprile 3

CRITICA E RECENSIONE di Danila Oppio



Molte persone confondono ciò che è critica letteraria da quella che è invece recensione. Per critica poi non si intende debba essere negativa, la critica è ben altro. Per questo qui sotto ho voluto trattare dei due sostantivi, e per finire ho inteso pubblicare un breve scambio di opinioni con un vero critico letterario, a sua volta scrittore e soprattutto poeta: Roberto Vittorio Di Pietro.
critica (Dall’Enciclopedia Treccani)
Complesso delle indagini volte a conoscere e valutare, sulla base di teorie e metodologie diverse, i vari elementi che consentono la formulazione di giudizi su un’opera d’arte. Il concetto di c. letteraria e artistica in genere, anticipato isolatamente da G. Vico ha il suo pieno e proprio sviluppo col Romanticismo: è attività tutta moderna, come l’estetica, che ha per oggetto il ‘bello’ e alle cui vicende la c. è strettamente connessa.
Dai Greci sino all’incirca al Settecento l’idea dell’arte è fondata sulla separazione tra forma e contenuto: il valore dell’opera consiste in un particolare trattamento della prima, in determinate funzioni sociali demandate al secondo. Ancorata a criteri di valutazione fissati a priori, a griglie di riferimento prestabilite entro cui collocare opere e autori, la c. letteraria e artistica ha carattere sistematico, tecnico e normativo. Nel 16° e 17° sec., con la nuova nozione di arte come ‘creatività’, manifestazione del tutto individuale, e della singolarità dei modi espressivi, con il superamento della dicotomia forma-contenuto e l’affermazione dell’autonomia dell’arte, viene anche a cadere ogni pretesa d’indagine preordinata e razionale del fenomeno artistico. C. estetica Lo studio di un’opera d’arte per giungere a un giudizio sul suo valore, sotto il profilo della ‘bellezza’; si avvale di metodologie proprie ma anche derivate da altre scienze umane (psicologia, semiotica, antropologia ecc.). C. letteraria Presupposto di qualsiasi c. letteraria è l’accertamento dei testi sui quali si esercita: la cosiddetta c. dei testi, o testuale, detta anche filologia testuale, che li riconduce, depurati di errori, omissioni, travisamenti compiuti da copisti, editori precedenti ecc., alla forma originale o a una quanto più possibile vicina all’originale. Tutte le ricerche che si designano col nome comprensivo di c. storica vertono sull’accertamento dei dati che spiegano l’opera pur senza determinarla: le circostanze della composizione, gli eventi biografici dell’autore, le situazioni storiche e ambientali in cui visse, la sua educazione, i modelli letterari che si propose ecc.; e anche la diffusione che l’opera ebbe, le sue edizioni, gli studi che suscitò, gli influssi su altre opere: quell’insieme che si chiama la ‘fortuna’ di un’opera o di uno scrittore. La locuzione c. storica negli studi storiografici è usata in senso più ristretto, per indicare l’indagine intesa ad accertare l’autenticità delle testimonianze rimasteci su un determinato personaggio o evento del passato, il loro valore in assoluto e in comparazione tra esse ecc., indagine che è chiamata anche c. delle fonti.
Nella c. si possono individuare, schematizzando, due orientamenti o criteri di fondo: uno che tende ad analizzare l’opera in rapporto a un contesto (c. storicista, sociologica, antropologica); l’altra che studia l’opera essenzialmente nei suoi elementi tecnici e strutture formali (c. stilistica, c. delle varianti, formalismo, strutturalismo, semiologia). L’attenzione e il lavoro del critico sono rivolti: alle trasformazioni linguistiche, quindi ai confronti tra il testo in esame e le consuetudini linguistiche adottate nella tradizione letteraria, da un punto di vista espressivo ( c. stilistica); ad analisi testuali approfondite sul piano del significante e del significato, laddove il testo è sondato non solo nella sua forma definitiva ma anche nelle sue fasi di elaborazione ( c. delle varianti); all’organizzazione formale dell’opera, come realtà autonoma dotata di regole proprie, a scapito dei temi e del suo contenuto, e alla specificità del linguaggio letterario rispetto a qualunque forma di comunicazione linguistica pratica e strumentale ( formalismo); all’opera intesa come una totalità autonoma costruita sui rapporti funzionali delle singole parti, che la c. ha il compito di smontare nei congegni compositivi ( strutturalismo); allo studio dei processi di ‘significazione’ e alla definizione delle caratteristiche proprie della comunicazione artistica ( semiologia). All’interno di questa schematizzazione può prevalere una funzione valutativa, con la formulazione di giudizi di valore (comune a storicismo, marxismo, idealismo), o un intento esplicativo (c. strutturale, semiologica, ermeneutica o teoria generale dell’interpretazione dei testi; c. psicoanalitica, in cui le scoperte relative all’inconscio vengono applicate all’artista per individuare le cause profonde della sua attività creativa), o ancora una funzione illustrativa in cui il critico si fa mediatore tra l’opera d’arte e i suoi fruitori, rendendone accessibili i nuclei tematici e i valori estetici.
Recensione

 è un testo valutativo e interpretativo di un’opera letteraria, scientifica o artistica, come un film, un’opera teatrale e musicale, di cu vengono analizzati gli aspetti contenutistici ed estetici.
In genere le recensioni sono destinate ad un vasto pubblico e vengono pubblicate su riviste e giornali. Il termine deriva dal verbo latino "rĕcensēre" e significa "esaminare", "passare in rassegna", "riflettere".
Una recensione è costituita dai seguenti elementi
- informativi (trama senza svelare il finale
- interpretativi (analisi delle tematiche trattate)
     - valutativi (valutare l'opera recensita).
La recensione di un libro è rivolta ai potenziali lettori e quindi la sua funzione deve essere quella di aiutarli a decidere se leggere un libro o no, fornendo loro indicazioni sul suo contenuto e sulla sua qualità. Obiettivo di ogni recensore è offrire al lettore gli strumenti per avvicinarsi allo scritto in modo più consapevole, presentandogli possibili chiavi interpretative dell'opera, mettendone in luce le peculiarità stilistiche, inquadrando brevemente la storia personale e la carriera dell'autore e contestualizzando il contenuto del testo all'interno di filoni più ampi.
È innanzitutto opportuno chiarire un primo, fondamentale punto: fare una recensione significa scrivere un testo in cui, attraverso un riassunto e un commento personale di un libro che si è letto, si invoglia qualcun altro a comprarlo dimostrando di averlo letto accuratamente e saper svolgere un’analisi critica a riguardo, mettendone in luce aspetti originali che ti hanno colpito.
Sappiamo bene che si tratta di un compito spesso non molto gradito e che anche i cosiddetti topi da biblioteca mostrano una certa resistenza alla lettura di un libro che gli è stato imposto da qualcun altro. Leggere è e deve rimanere un piacere

3. LA STRUTTURA DELLA RECENSIONE DI UN LIBRO

Da dove cominciare per scrivere la recensione di un libro? Dopo aver letto l’opera, dovrai decidere se:
Procedere per punti (strutturando cioè il tuo testo come una specie di scheda-libro.
Scrivere un unico discorso.
Non c’è una modalità giusta e una sbagliata: tutto dipende dalla tua capacità di scrivere, dal tuo stile, dalla tua abilità nello strutturare il tutto in un unico testo, che sia però completo e dotato di una coerenza logica. Se sei alle prime armi ti converrà tuttavia procedere per punti, in modo da non rischiare di perderti in un discorso troppo complesso.

Che tu scelga la prima o la seconda strada, non cambierà ovviamente ciò che dovrai scrivere all’interno della tua recensione. In linea generale, le nozioni che dovrai inserire saranno le seguenti:

1.   Accenni sull’opera in questione: titolo, anno di pubblicazione, nome della casa editrice
2.   Breve biografia dell'autore
3.   Breve panoramica sul suo stile, sulle sue opere e sul periodo in cui scrive
4.   Recensione del libro vera e propria che dovrà articolarsi così:
1  Trama del libro 2 Analisi stilistica 3 Commenti e giudizi personali
4. COME FARE E SCRIVERE LA RECENSIONE DI UN LIBRO

La parte più consistente della recensione del libro sarà quindi costituita dalla trama del libro, dall’analisi stilistica dell’opera e dai commenti e giudizi personali. Vediamo insieme come sviluppare ognuno di questi punti:
1) Trama del libro
La trama del libro deve dimostrare che tu hai letto realmente l’opera in questione, eppure – a differenza di quanto si crede – non è questo il passaggio a cui dovrai dedicare più tempo. Cerca di essere sintetico (una quindicina di righe basteranno) e di  riportare i fatti più salienti del libro.
2) Analisi stilistica
 
Questa è probabilmente la parte a cui dovrai dedicare più tempo e attenzione. Per aiutarti, cerca di rispondere alle seguenti domande:
·       periodi utilizzati dall’autore sono lunghi e complessi o semplici?
·       C'è un utilizzo particolare della punteggiatura?
·       Il lessico (ovvero le parole utilizzate) è semplice o ricercato?
·       Prevalgono i dialoghi o le descrizioni?
·       Qual è il genere dell’opera?
·       Come si caratterizzano i personaggi?

Cerca di scovare anche
eventuali figure retoriche, prima fra tutte la metafora: è importante capire se l’autore sta cercando di darci un messaggio fra le righe o se tutto è ben esplicitato. Ovviamente, nel rispondere a queste domande, dovrai creare un testo che abbia una propria consequenzialità logica, che non risulti come un semplice elenco di risposte.

3. Commenti e giudizi personali


L’ultima parte della tua recensione di un libro dovrà essere occupata da un tuo giudizio personale. Evita la banalità e cerca piuttosto di parlare degli aspetti dell’opera che ti hanno colpito, stando ben attento ad argomentare ogni volta le tue opinioni e le tue impressioni. Rifletti su ciò che ti ha lasciato, su quali emozioni ha suscitato in te e su qual è il messaggio che porti con te alla fine di questa esperienza meravigliosa che è la lettura di un libro.

Ed ora veniamo al dialogo tra me e Di Pietro sul mio romanzo ONEIRIKOS e divagazioni in tema.


Carissimo Roberto, 
tengo a precisare che ho una mia idea sulle recensioni.
Se sono positive, e scritte da un amico o dallo stesso Editore, servono a spingere la vendita di un libro. Questo è ovvio.
Se sono critiche letterarie, vale lo stesso discorso.
Ma se sono vere e proprie critiche demolitrici, è come se qualcuno volesse affossare l'opera dello scrittore o poeta.
Così come avviene per le pellicole cinematografiche.
Oneirikos non ha la pretesa di essere un libro d'autore, o edito da un Editore famoso, per cui è un libro scritto soprattutto per gli amici.
Dai ringraziamenti si comprende chi mi ha suggerito alcuni passaggi, tratti dagli scritti di ognuno di loro. Lei, per esempio, che da un suo trattato sul Pascoli, ho preso una parte significativa nel contesto del mio romanzo,  o Anna Montella della quale ho citato il suo libro Doppelgänger e che mi ha ringraziato nella recensione che ha scritto sul mio libro. I dialoghi tra Eve e Adam sono ripresi, solo in parte, da scambi di email tra me e Tom, su alcuni argomenti. Mi erano sembrati interessanti o divertenti, e li ho salvati in un file. Ma non tutto quel che dice Adam sono parole sue. Lui non sapeva che stavo scrivendo un romanzo e non ne conosceva di conseguenza il contenuto. Ho pensato di riprendere alcune sue considerazioni perché calzavano a pennello con il contenuto del libro. Le ho però modificate in parte, per renderle più aderenti al tema.
Le amiche e gli amici poeti o scrittori scrivono: bravissima, ottimo, complimenti....e c’è chi non ama queste espressioni che considera "falsità" o piaggerie. A parte il fatto che io stessa mi complimento con tutti e loro agiscono allo stesso modo con me, ma questo più che altro serve per infonderci reciproco coraggio. Il solo fatto di averci provato, merita un plauso, che l'opera sia davvero valida o meno. 

Danila

Ribadisco quello che non mi stanco mai di affermare. Chiunque intenda fare della "critica letteraria" in modo serio, deve rigorosamente attenersi ad una certa gamma di possibili interpretazioni che soltanto il testo autorizza. Sovrapporre il proprio pensiero a quello dell'autore è cosa che può anche fare liberamente il lettore comune. Nessuno glielo può vietare. Ma atteggiarsi sussiegosamente a "critici letterari ex cathedra" e cadere in questa trappola significa, beh, peccare di stolta quanto intollerabile presunzione. Credo che il suo libro abbia già ricevuto sufficienti consensi per poter fare a meno di un ulteriore parere qualsiasi.
Roberto Di Pietro

 Resto sempre convinta che chi scrive, di qualunque argomento tratti, lo fa con cognizione di causa, perché sa quel che scrive. Che poi il lettore possa non gradire, capita anche a me di leggere libri che sono stati incensati dalla pubblica opinione, e da recensioni "gonfiate" che poi, al lato pratico, mi hanno deluso. Quindi di norma leggo i libri di autori che conosco, famosi o no, di cui apprezzo il pensiero e lo stile che gli è proprio.
E' come per la musica, c'è chi ama quella classica, quella lirica, o jazz, e quell’altra fracassona delle rock band. Io amo tutti i generi musicali, ma non li prendo a scatola chiusa. Scelgo i brani musicali che incontrano i miei gusti, che mi trasmettono emozioni, che magari non sono le stesse provate da altri. E meno male che accade questo, altrimenti ci sarebbe un totale livellamento umano. Per esempio, il dott. Salvo Figura, nella sua prefazione, è partito parlando con tono che appare come una critica negativa, per poi finire entusiasticamente. E lei stesso, Roberto, in quella sua articolata recensione, pur avendo notato refusi di stampa, ha apprezzato il contenuto. E lo stesso hanno fatto Anna Montella che oltre ad essere creatrice di eventi a sua volta scrittrice e poetessa, e che si occupa di creare video-poesie e concorsi letterari, è anche la segretaria della Camerata dei Poeti di Firenze. E Laura Vargiu ha anche lei scritto nella sua breve recensione, di cui riporto questo stralcio:
“Potrebbe apparire un romanzo “anomalo”, questo nuovo lavoro di Danila Oppio, nel senso che, a inizio lettura, il genere non risulta facilmente inquadrabile e c’è il rischio di restare un poco spiazzati. Man mano che si sviluppa il dialogo, tuttavia, si viene travolti (e coinvolti) dal flusso ininterrotto delle parole”. Il lettore non si aspetti di trovare fra queste pagine una narrazione fatta di azione e repentini cambi di scena in cui Adam ed Eve si muovono; vi regna, semmai, una dimensione statica, quasi onirica, dove però ci s’imbatte in un susseguirsi incessante di pensieri e riflessioni che ripercorrono il percorso della vita passata di entrambi; ma non solo. È anche un testo che trasuda sconfinata cultura: arte, letteratura, filosofia, scienza, spiritualità…Ha scritto bene Salvo Figura, nella sua articolata prefazione, che l’autrice lo ha condotto“ nell’Eden, poi in via Panisperna, nel deserto del Nevada, tra le macerie di Hiroshima, ma anche nell’Empireo, nei cieli di Dio e in quelli di Dante.
Alla fine, ho spedito il mio Oneirikos al Circolo culturale Hostaria delle Immagini di Cortemaggiore, senza alcuna speranza, invece ha ottenuto il Primo Premio. Lo so, non è un concorso tra i più importanti, ma è conosciuto su larga scala. La coordinatrice è la professoressa Carla Maffini,  ex preside di liceo, ed è stata insegnante di lettere. Penso che anche il suo giudizio e quello della giuria, valga pure qualcosa, vero?
Danila Oppio


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