POETANDO

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martedì, luglio 7

L'italiano dimenticato


 da Corriere della sera . scuole superiori
L’italiano dimenticato
Parole sbagliate, verbi usati male. La lingua si disimpara a partire dalle medie e la tendenza verso il basso prosegue fino all’università. Tutti gli errori (anche) degli adulti











Qualche settimana fa il dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Pisa ha annunciato di voler avviare, per l’anno prossimo, una serie di corsi di grammatica italiana per i propri studenti. Come mai? Perché la competenza della lingua, indispensabile alle professioni forensi, va calando in modo vertiginoso. È noto, secondo i famosi (o famigerati) rilevamenti Invalsi, che la gran parte degli studenti che escono dalle scuole superiori non sa scrivere, manca dei fondamenti testuali, grammaticali, lessicali, sintattici: dopo le scuole medie, si disimpara l’italiano, e la tendenza verso il basso continua negli anni dell’università e poi in età adulta. Un fenomeno di regressione, il cui primato europeo spetta all’Italia, come ha dimostrato un anno fa anche la ricerca internazionale Piaac ( Programme for the International Assessment of Adult Competencies ). Dunque, c’è poco da meravigliarsi se l’editoria si attrezza per rimediare all’analfabetismo di ritorno che concerne il leggere e lo scrivere, oltre al far di conto.
In questa linea si inserisce l’esigenza di riproporre un vecchio manuale voluto nel 1954 da Adriano Olivetti per le dattilografe, Piccola guida di ortografia (pubblicato ora da Apice libri), a cura di due grandi studiosi come Bruno Migliorini e Gianfranco Folena. E, dopo l’uscita del pamphlet semiserio di Andrea De Benedetti La situazione è grammatica (Einaudi), il nuovo saggio del linguista Vittorio Coletti, Grammatica dell’italiano adulto (Il Mulino). Non un vero e proprio prontuario, ma un libro più articolato che segnala e affronta, analizzandone le ragioni anche storiche, i dubbi e le tante eccezioni che mettono in difficoltà parlanti e scriventi. Non solo l’eterna questione del congiuntivo, che sembra in via di estinzione da quando è nato, ma ben altro. La pronuncia e la grafia: perché scuola e non squola , le doppie z , la d eufonica («ed ecco»), gli accenti e gli apostrofi ( perché e qual è ), la punteggiatura, vera piaga scolastica... I plurali dei nomi composti (lo sapete il plurale di girocollo e di pescespada ?) e dei tanti forestierismi; il mistero dei doppi plurali ( braccia , bracci ) e quello dei plurali dei nomi in -io ( principio ); le sottigliezze che fanno litigare su ciliegie o ciliege (una regoletta malefica vuole la i per i sostantivi che al singolare terminano in -cia e -gia ).
Poi ancora il genere dei pronomi personali: gli / le la cui distinzione va rispettata almeno nello scritto; la spinosa diatriba sul femminile nelle professioni, per esempio presidente e vigile , che dovrebbero ormai valere per i due generi, e delle forme non ancora accettate da tutti, come sindaca e ministra . Le sfumature di significato che riguardano la posizione di certi aggettivi (non è la stessa cosa dire «un pover’uomo» e «un uomo povero», ma forse neanche «un amico caro» e «un caro amico»); il codesto in disarmo, sostituito da quello ; le ambiguità da evitarsi («il fratello dell’amico di Carlo che è arrivato ieri»); l’invasività del pronome ci ; il piuttosto che usato a sproposito in luogo di oppure ; così come assolutamente , diventato un avverbio passe-partout (positivo o negativo). Il grande capitolo dei verbi, compresi i dubbi sugli ausiliari con il verbo servile («è dovuto partire» e non «ha dovuto partire»). E il lessico, con l’eccesso di usi stranieri: delle 305 parole nuove entrate nell’uso tra il 2000 e il 2013, ben 124 sono puri anglismi, spesso sostituibili da forme italiane perfettamente omologhe ( Jobs Act , spending review ...).
Ma quel che conta più delle regole e delle eccezioni, si sa, è la sensibilità verso i registri da utilizzare in rapporto alla situazione testuale: in certe condizioni l’uso del congiuntivo è d’obbligo, in altre si può soprassedere. Evviva dunque le grammatiche come quella di Coletti (leggibile da tutti e non prescrittiva), anche se la responsabilità maggiore per rimediare alle lacune linguistiche, che sono poi lacune cognitive e sociali, dovrebbe spettare alla scuola e all’università. Le riforme finora hanno voluto guardare altrove, inglese e internet su tutto, raramente affrontando le carenze del parlato e della scritto nella lingua madre. Ma il paradosso è che la vera emergenza è la lingua italiana: sarebbe utile affiancare la storia della letteratura nei licei con lo studio continuo della lingua; sarebbe indispensabile una formazione ad hoc per gli insegnanti, eccetera. Perché la situazione è davvero grammatica, e c’è poco da ridere. 



La lingua italiana è in continua evoluzione, per cui accade che certe espressioni cadano in disuso, e si aggiungono, in loro vece, neologismi. Riguardo agli aggettivi indicativi: questo, codesto e quello, che indicano appunto con QUESTO: di una cosa che potrei avere nella mano. Con CODESTO si indica(va) un oggetto abbastanza vicino a me, ma non in mio possesso. Con QUELLO indichiamo un oggetto lontano da noi. 
Codesto è un aggettivo molto usato in Toscana, e ancora si trova nel linguaggio scritto e parlato. Nelle altre regioni, è stato abolito. Pare un termine obsoleto, come tanti altri, che appartengono ad un linguaggio d'altri tempi. Non dobbiamo dunque stupirci, se non vengono più utilizzati verbi, aggettivi o nomi, che invece erano in auge fino ai primi del novecento. Così come nell'ottocento, già non usava esprimersi con lo stile di Dante Alighieri. Questo a dimostrare che la nostra lingua, è sempre in divenire.
Ciò non toglie che i giovani d'oggi, non solo non applicano la grammatica, ma il loro vocabolario si è impoverito, forse per l'uso eccessivo di sms, chat ed email. Per praticità o velocizzare, la trasmissione del pensiero è diventata telegrafica, colma di abbreviazioni, come, ad esempio, xché, anke, che tanto mi ricorda la stenografia. Nel ridurre il testo ai minimi termini, si dimentica il piacere del bello scrivere. E' quindi auspicabile un corso di grammatica presso gli atenei italiani, altrimenti la situazione diventa drammatica

Danila Oppio

2 commenti:

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. Pubblico qui i commenti di due care amiche, che lo hanno fatto su FB
    Laura Casiroli
    condivido pienamente : quest'ignoranza dilagante mi spaventa molto..

    · 7 luglio alle ore 20.14


    Danila Oppio
    Grazia Laura! Buona estate, un grande abbraccio!
 ·
    · 8 luglio alle ore 11.45


‪
    Daniela Corso‬
    Senza voler generalizzare.....purtroppo è così....è così bello sentire ancora qualche giovane parlare "in modo corretto". Un abbraccio Danila.
 ·
    8 luglio alle ore 12.36
    


‪Danila Oppio
    ‬ Direi proprio di si! Un grande abbraccio a te e famiglia

    · 9 luglio alle ore 9.00

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