POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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martedì, luglio 14

Streghe e fate

Enorme è il piacere di sentirti dire che io sono importante nella tua vita. Quante volte me lo sono aspettato e non me lo sono mai sentito dire, ma è che, quando ho fatto del bene e me lo sono aspettato, lo avevo fatto nel silenzio.
Per me era importante l’averlo fatto.

    La fata e la strega. Sottilizzando le parole, buone o le cattive non ce ne sono; è un po’ come le azioni, dipende dal senso che si dà alle stesse. I nomi delle persone non sono portatrici di saggezza o cattiveria in quanto a nomi. 
Le streghe o le fate in me non sono argomento cogente, ma intendo le fate come creature buone che se ne stanno lì senza infamia e senza lode. Le streghe hanno fama di essere sempre intente a fare qualcosa nel bene o nel male.
   Se ne hai voglia dimmi, anche in poche parole tue, come le pensi a tale proposito. Immagino in modo diverso, ma quanto? La Chiesa ce ne ha data una visione abbastanza distorta, designandole a degne del rogo, e lo poteva attribuire a qualunque donna fosse vista in un certo modo.
   Non è discorso se non di cultura, non hanno a che fare con affetto e simpatia. Ripeto, le cose non sono buone o cattive, se non da come si usano. Ricordi l’aforisma” il sasso”?

Tommaso Mondelli


Quelle donne, che ingiustamente ritenevano streghe (Hanno bruciato al rogo anche Giovanna d'Arco, e poi per essersi pentiti di un gesto tanto disumano, l'hanno fatta Santa). Era meglio che la lasciassero viva e libera, poiché aveva solo 19 anni, quando le hanno tolto la vita) erano solo delle erboriste.
Ovvero, conoscevano i benefici e i malefici di certe piante selvatiche, che potevano curare, come la malva, il rosmarino, la salvia il tarassaco e tante altre, e nocive, velenose da procurare la morte, come ad esempio la cicuta, il ricino e altre. Erano, in pratica, delle provette farmaciste, ma l'ignoranza, che regnava sovrana, le ha tacciate di stregoneria. Se poi una donna era tanto bella da far perdere la testa a un cavaliere, ad un nobile o a ...un clericale, ecco che era stato stregato. E quindi ...al rogo! 
La strega di Biancaneve non è poi così lontana dalla realtà: una mela avvelenata con curaro, o con cicuta, provoca la morte, e quindi quella strega era davvero maligna. 
Le fate, invece, nella mitologia e nelle fiabe nordiche, non sono altro che la proiezione del bene, poiché è impossibile ad una fata, fare del male. Amano la natura e vivono in simbiosi con essa. In pratica, sono angeli femminili. Si sa, gli angeli sono asessuati, per cui non sono maschi e neppure femmine, poiché, essendo puro spirito, non possiedono un corpo atto a procreare. Le fate, invece, fanno innamorare...l'intera umanità. Le streghe, o le maghe, per meglio dire, hanno sempre causato un po' di timore, perché nel medioevo, una donna che conosceva gli effetti di una pianta medicinale, dosando nel giusto modo, curava, ma esagerando, uccideva. Non capita forse anche ai giorni nostri, che un farmaco derivato da un'oppiacea, possa lenire il dolore, come sedativo e calmante, se a somministrato a piccole dosi, mentre invece sovra-dosato, porta alla morte? 
Bene credo di aver sviscerato quanto so, ma a brevi linee, riguardo a questo argomento. 

C’è però un veleno che non si vede e non si beve, ma che è più letale di qualunque altro, ed è la parola usata come offesa. La lingua può essere tagliente più di una lama, e una frase, più velenosa della cicuta. E di streghe che usano ferire le persone, con minacce, oppure denigrandole, sminuendole, ce ne sono molte, e non sono solo di genere femminile!

Per quanto riguarda il tuo desiderio sentirsi dire che sei importante per qualcuno, a tutti fa piacere sapere che la propria presenza ha un senso, nella vita altrui. Ma ti ammiro per quel che dici, cioè che per te era importante donarti, a prescindere dal riconoscimento o meno di quel che hai fatto per gli altri. Questo è un pensiero prettamente cristiano, non ci si deve aspettare neppure un grazie. Il dono di se stessi (affetti) o di cose (effetti) deve essere gratuito e non attendere alcuna ricompensa, né materiale né verbale. Se poi arriva, fa piacere, ovviamente. 
Per quanto mi riguarda, sono sempre grata a chi mi dedica del suo tempo, anche dovesse essere poco, ancor più che se mi regalasse qualcosa di valore. Ma il valore cos'è? Un diamante, un lingotto d'oro, o qualcosa che dona felicità, amore, cultura, serenità? Da molto tempo ho dato il valore di un soldo bucato alle cose inutili, che sono per esempio anche i monili d'oro, o abiti firmati, mentre per me hanno un valore inestimabile solo i sentimenti, come l'amore, l'amicizia, la stima, il rispetto, la dedizione, la condivisione, la cultura.
In breve, il rapporto umano basato sul senso vero della vita.

Danila Oppio


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