POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

sabato, agosto 22

PIETA' PER LA NAZIONE di Padre MAURO ARMANINO

Pietà per la nazione

Pietà per la nazione

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore 

    e i cui pastori sono guide cattive 

       Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi 

        i cui saggi sono messi a tacere

Il termine nazione deriva dal latino e allude alla nascita e dunque suppone un gruppo di persone aventi una comune origine. Si vuole come espressione di un’appartenenza basata su cultura, lingua, religione, tradizioni e dunque una storia condivisa. Tutto ciò vorrebbe creare o postulare un forte senso di appartenenza identitaria. Naturalmente si tratta, com’è noto, di un’invenzione andatasi articolando in epoca recente e tutt’altro che in modo naturale. Eppure la parola e il concetto assicurano e conservano qualcosa di potenzialmente esplosivo. I nazionalismi e i populismi ne rappresentano, appunto, una delle possibili derive. Ernest Renan, in una conferenza del 1882 alla Sorbona sulla nazione, affermava che essa è l’espressione di ‘un plebiscito quotidiano’. Dall’identità basata sulla razza o altre affinità simili si passa dunque ad una scelta e dunque a un atto di volontà che fonda la nazione. 

             Pietà per la nazione che non alza la propria voce 

          tranne che per lodare i conquistatori 

         e acclamare i prepotenti come eroi 

          e che aspira a comandare il mondo 

             con la forza e la tortura 

Accade dunque quello che si temeva da tempo. Il nazionalismo che fagocita e manipola la nazione che cancella infine i popoli. Si è inventata la nazione con le conseguenze che sappiamo e il popolo che dovrebbe comporla. Popolo che si è scoperto frantumato, sconnesso, diviso, disorientato perché con rigorosa e metodica violenza, il sistema capitalista lo ha liquidato come nessuno seppe compiere nel passato. Peggio, molto peggio delle dittature perché, malgrado loro, presentavano almeno la faccia degli aguzzini. Questo sistema invece è senza vergogna perché usa le maschere e parte del popolo per distruggere il resto del popolo. Sono stati eliminati i collanti della vita sociale.

Pietà per la nazione che non conosce 

    nessun’altra lingua se non la propria 

     nessun’ altra cultura se non la propria 

      Pietà per la nazione il cui fiato è danaro 

    e che dorme il sonno di quelli 

      con la pancia troppo piena

La distanza tra governati e governanti è ormai un abisso che sembra incolmabile. Si tentano occasionali passerelle, passaggi di fortuna, scorciatoie ma la distanza è troppa, eccessiva e soprattutto non c’è nessuna intenzione di avvicinamento. Mondi paralleli e insieme giochi di specchi nei quali non si riesce a capire dove si trovino i volti reali. La partecipazione dei cittadini, all’origine di ogni democrazia che meriti questo nome, si è gradualmente trasformata in delega e infine in tradimento della parola data. Tradire le parole è tradire la politica.

               Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini 

              che permettono che i propri diritti vengano erosi 

              e le proprie libertà spazzate via 

Lawrence Ferlinghetti, (foto sopra) deceduto da un lustro, è l’autore di questa poesia. Di padre italiano e madre francese-ebraico-portoghese vide, tra le altre cose, Nagasaki dopo la bomba atomica e operò la scelta pacifista. Della scoperta dell’autore ringrazio l’amico Claudio Pozzani, creatore del Festival Internazionale della Poesia. Per lui le parole sono ‘spalancate’ e dunque in continuità con la puntuale radiografia di Ferlinghetti. Volendo potremmo accostarla ad un altro scritto. Scritta e cantata trent’anni fa da Franco Battiato, interpreta la crisi della nostra nazione/patria con parole molto simili al testo dell’autore sopracitato.

                   Povera patria

         Schiacciata dagli abusi del potere

                     Di gente infame, che non sa cos’è il pudore

                   Si credono potenti e gli va bene quello che fanno

                 E tutto gli appartiene.

E’ dunque tempo che ‘Tornino i volti’, scrisse nel millennio passato il filosofo Italo Mancini. Facciamo nostro questo imperativo come una delle condizioni per smascherare il sistema. 



Mauro Armanino, Casarza Ligure, Agosto 2026


venerdì, agosto 14

Cos’è successo nel frattempo. Desiderabili, indesiderabili e superflui di Padre MAURO ARMANINO

Cos’è successo nel frattempo. 

Desiderabili, indesiderabili e superflui

...’Che è dunque successo? Questo, molto semplicemente, che eravamo i soggetti della storia e che ne siamo adesso gli oggetti’. Jean-Paul Sartre, prefazione ai ‘Dannati della terra’, di Frantz Fanon. Siamo nel ’61 e il libro è pubblicato qualche giorno prima della sua morte. Psichiatra, militante identificato con la causa della lotta per l’indipendenza dell’Algeria, sotto dominazione francese. Fanon di tradimenti se ne intendeva. Aveva capito e sofferto appieno cosa significhi avere la’ pelle nera e le maschere bianche’ e cioè come la colonizzazione trasformi l’oppresso in potenziale oppressore dall’interno. Mi domandavo cos’era successo nel Paese che per una trentina d’anni ho abitato saltuariamente, tra una missione e l’altra nel Sud del mondo. Migrante, missionario, antropologo, privilegiato testimone di frontiere inventate e reali. Tornato graziato e ferito negli occhi dal dolore della vita che ho visto scorrere dall’Atlantico alla savana del Sahel, passando per le foreste della Costa.

Se vogliamo ha tutto riassunto da par suo il filosofo esistenzialista Sartre. Da soggetti a oggetti della storia, tutto lì. Da possibili protagonisti degli accadimenti e le scelte nel tempo e nello spazio che chiamiamo politica, alla progressiva riduzione ad ‘oggetti’. Dunque trattati come cose, materiali da costruzione, clienti, fedeli, consumatori, carne da cannone, numeri, merce di scambio, variabile dell’economia numerica, ostaggi della paura di vivere. Abbiamo accettato di essere trasformati in oggetti e complici di aver permesso che il reale stesso si adeguasse alla narrazione dominante. Consapevoli o meno, abbiamo consentito che il mondo si dividesse in desiderabili, indesiderabili e superflui. Questi ultimi non hanno neppure il privilegio di essere sfruttati. Sono letteralmente scomparsi dal tipo di storia che la globalizzazione felice non ha mai realizzato. Ciò che accade a Ceuta o a Gaza o nel Sudan o nella Repubblica Democratica del Congo o nel Sahel lo svela senza vergogna.  

I tradimenti, così come i miracoli, non accadono per caso. Nascono e si sviluppano con impercettibili e quotidiane scelte di compromesso, viltà, coraggio, coerenza o distrazione. Quanto è successo nel frattempo, il drammatico slittamento da soggetti a oggetti, da persone a maschere, da protagonisti a comprimari, da cittadini a sudditi, nasce da una falsificazione. Essa trova la sua sorgente nella straordinaria dimenticanza di ciò che significa la dignità e la decenza di ogni persona umana. Espellere il destino e cioè la sacralità della vita, la spiritualità in senso lato, dal volto dell’altro è la radice di tutti i tradimenti perpetrati finora. Sarebbe difficile, altrimenti, spiegare come esternalizzare le frontiere, deportare esseri umani come fossero pacchi postali, in altri Paesi perché, com’è vero il proverbio...’lontano dagli occhi, lontano dal cuore’!  Il nostro tradimento è quello di permettere che questo sia detto, accada, sia proposto, diventi infine scelta politica ed etica e si realizzi. 

Complici di questo tradimento, altrettanto imperdonabili, i Paesi Terzi. L’Albania, il Ruanda, l’Uganda e il Ghana potrebbero diventare i nuovi spazi per i gli ‘indesiderabili’ da deportare lontano dalle sponde della civiltà. Anch’essi imperdonabili, svenduti per denaro, commerci e geopolitiche che li prendono ad ostaggio. Non da oggi affermo, consapevolmente, che i peggiori nemici degli africani sono gli africani stessi, pronti a vendere i propri simili per qualche dollaro in più. Questo è ciò che è successo nel frattempo e che sta succedendo sotto i nostri occhi. Eppure cambiare non sarebbe difficile.

In un film del 1988, scritto e diretto da John Carpenter dal titolo ‘Essi vivono’, il protagonista ruba e prova un paio di occhiali scuri. Indossati, questi gli rivelano un modo differente nel quale le scritte pubblicitarie affiggono ordini di obbedire, consumare e conformarsi. Allora capisce l’inganno nel quale vive! Bisognerebbe mettersi alla ricerca di questo tipo di occhiali e provarli perché solo così ci verrebbe svelata la finzione nella quale si sta consumando, a nostra insaputa, il tradimento della vita. Dice saggiamente la giornalista Francesca Mannocchi in un recente articolo di commento ai fatti di Ceuta, enclave spagnola nel Marocco...’ La domanda precedente è quale idea di essere umano stia prendendo forma dentro le politiche con cui decidiamo chi può muoversi, per quale ragione e a quali condizioni’. Proprio a questo scopo servirebbe quel tipo di occhiali per i quali vendere tutto.


    Mauro Armanino, Genova, agosto 2026


Podcast per giovani, organizzato da SiMohamed (Marocco) con l’ostetrica Maria Grazia e Padre Mauro

venerdì, agosto 7

Chi controlla il presente controlla il passato di Padre MAURO ARMANINO

Chi controlla il presente controlla il passato

Chi scrive è un missionario di ‘professione’ e antropologo, originario di Casarza Ligure. Ho avuto il privilegio di attraversare ed essere attraversato da molte frontiere. La Costa d’Avorio, l’Argentina, la Liberia e infine il Niger da dove sono tornato l’anno scorso a quest’epoca. In questi ‘attraversamenti’ ho visto e esperimentato la guerra (in) civile in Liberia e quella, ancora in atto nel Sahel anche ad opera di gruppi armati di ispirazione salafista. So cosa significhi la sicurezza di persone e beni. Un mio confratello è stato rapito, per oltre due anni, da uno di questi gruppi. Non potevo uscire da Niamey senza scorta armata. Non potrò dimenticare la sofferenza di ciò che i miei occhi hanno visto da cui sono rimasti feriti. Migliaia di sfollati, rifugiati e contadini che avevano perso tutto. Casa, campi e passato per salvare la vita propria, quella dei figli e un incerto futuro per tutti.

Per me, dunque, sentire parlare, non da oggi, di ‘insicurezza’ delle nostre città fa riflettere e affiorare la certezza di una pretestuosa fabbricazione della paura. Non sappiamo da quale pericolo dovremmo difenderci e in quale contesto detta percezione giustifichi la strategia della sorveglianza. Sappiamo per esperienza che la realtà è organizzata secondo interessi e motivazioni calcolate. Il contesto ben noto è quello di una regione e una città, ad esempio quella di Genova, in declino economico e demografico da anni.  Vorrei condividere quanto segue a partire dall’eredità ricevuta.  Figlio di un partigiano e dal mio stesso vissuto. Operaio metalmeccanico. sindacalista, alter-mondialista e migrante per oltre trent’anni. Col privilegio di aver partecipato attivamente al Genoa Social Forum del 2001 e alle celebrazioni del suo venticinquesimo nel capoluogo ligure. Il mese scorso. 


 Un regime democratico è basato sui dettami di una costituzione che garantisce ad ogni persona o gruppo la libertà di espressione e la partecipazione alla vita pubblica. Ciò che la nostra costituzione vieta, all’articolo 12 delle disposizioni finali, è la ricostituzione e dunque l’apologia del partito fascista E’ dunque legittimo esprimere il proprio pensiero politico in tutta libertà così come è legittimo esprimere il proprio dissenso rispetto al pensiero dell’altro. Il tutto in un contesto di rispetto e di reale pluralismo. Chi scrive non ha simpatie per chi parla di ‘remigrazione’ o altre facezie simili. Non è neppure ingenuo nell’osservare che al governo attuale di questo Paese ci sono persone di mai negate ispirazioni politiche ‘post fasciste’. Sono convinto assertore che la libertà di espressione costituisca la democrazia e dunque il dibattito che la contraddistingue. La forza delle idee è diversa delle idee della forza. Credo controproducente impedire o disturbare una manifestazione che esprima posizioni diverse dal nostro pensiero. Si frustra la democrazia e si rischia di trasformare le persone bersagliate dalla contestazione violenta in eroi. Ci ricordava Bertold Brecht che è...’ sventurata la terra che ha bisogno di eroiInfine, a costo di essere frainteso, credo che in una democrazia, imperfetta come ogni democrazia, c’è modo e modo di esprimere il proprio dissenso. Non aiuta la democrazia attaccare persone e danneggiare beni pubblici anche se questo si giustifica come risposta ad una violenza reale più grave o percepita tale. Il rispetto per ogni persona è alla base della nostra costituzione. Il fatto che essa ci ricordi che la repubblica sia fondata sul lavoro implica, tra l’altro, anche la salvaguardia di quanto è il frutto del lavoro e dunque di patrimonio comune. Lo sappiamo anche per esperienza storica: rispondere con la violenza alla violenza è deleterio per tutti e contribuisce a perpetuarne la spirale. Chi scrive lo ha visto e può testimoniarlo. 

Infine, per rimanere nel nostro ambito genovese, vorrei riferirmi al cippo che è stato posto in Piazza Alimonda a l’occasione del giorno memoriale per l’uccisione del giovane Carlo Giuliani. Non è mia intenzione addentrarmi nelle giustificate polemiche sull’uso strumentale della violenza specie da parte delle forze dell’ordine. Hanno probabilmente eseguito ordini (non sono i soli, peraltro). Il segno per ricordare che lì è accaduto qualcosa e qualcuno, credo sia comprensibile e doveroso. 


Dove non condivido la memoria è la presenza, accanto al cippo, di due estintori. Sappiamo cosa significhino e possiamo anche comprendere la ragione di questa presenza. Capire non significa condividere la scelta. In qualche modo la memoria diventa anche apologia di violenza come risposta ad altra violenza. Sappiamo che l’estintore era nelle mani di colui che poi sarebbe stato drammaticamente ucciso. Non era necessario mettere in luce questo oggetto. E’ come cogliere un momento particolare della vita di Giuliani che non rappresenta ciò che suo padre disse di lui e della sua vita. In ogni caso non mi rappresenta e credo non rappresenti parte di coloro che hanno partecipato al citato Genoa Social Forum del 2001.

Quanto poi all’uso della memoria chi scrive, pur avendo vissuto per vari anni a Genova, ha ‘scoperto’ solo quest’anno cos’era accaduto in uno spazio ben identificato della nota ‘Casa dello Studente’ in Corso Aldo Gastaldi.  Ci sono stanze e sotterranei dove i nazi-fascisti hanno torturato, deportato e ucciso partigiani e insorti alla dittatura che poi sarebbe crollata alcuni mesi più tardi. Non un cippo visibile dall’esterno è stato finora posto. Solo dopo parecchio tempo, il luogo in questione è ridiventato visitabile ma non realmente ‘visibile’.


Come sempre nella storia accade quello che scrisse a suo tempo George Orwell. Chi controlla il presente controlla il passato e chi controlla il passato controlla il futuro.

            Mauro Armanino, Genova, agosto 2026

Annesso:

Papà, noi dobbiamo aiutare i poveri, i deboli, mi ripeteva», frase pronunciata da Giuliano Giuliani nei giorni immediatamente successivi alla morte del figlio. Possdimo leggere con profitto il discorso del padre alla Fiom-CGIL

https://www.fiom-cgil.it/images/EVENTI/XXIII-CONGRESSO/04_06_03-intervento_giuliani.pdf