Pietà per la nazione
Pietà per la nazione
Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Il termine nazione deriva dal latino e allude alla nascita e dunque suppone un gruppo di persone aventi una comune origine. Si vuole come espressione di un’appartenenza basata su cultura, lingua, religione, tradizioni e dunque una storia condivisa. Tutto ciò vorrebbe creare o postulare un forte senso di appartenenza identitaria. Naturalmente si tratta, com’è noto, di un’invenzione andatasi articolando in epoca recente e tutt’altro che in modo naturale. Eppure la parola e il concetto assicurano e conservano qualcosa di potenzialmente esplosivo. I nazionalismi e i populismi ne rappresentano, appunto, una delle possibili derive. Ernest Renan, in una conferenza del 1882 alla Sorbona sulla nazione, affermava che essa è l’espressione di ‘un plebiscito quotidiano’. Dall’identità basata sulla razza o altre affinità simili si passa dunque ad una scelta e dunque a un atto di volontà che fonda la nazione.
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Accade dunque quello che si temeva da tempo. Il nazionalismo che fagocita e manipola la nazione che cancella infine i popoli. Si è inventata la nazione con le conseguenze che sappiamo e il popolo che dovrebbe comporla. Popolo che si è scoperto frantumato, sconnesso, diviso, disorientato perché con rigorosa e metodica violenza, il sistema capitalista lo ha liquidato come nessuno seppe compiere nel passato. Peggio, molto peggio delle dittature perché, malgrado loro, presentavano almeno la faccia degli aguzzini. Questo sistema invece è senza vergogna perché usa le maschere e parte del popolo per distruggere il resto del popolo. Sono stati eliminati i collanti della vita sociale.
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’ altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
La distanza tra governati e governanti è ormai un abisso che sembra incolmabile. Si tentano occasionali passerelle, passaggi di fortuna, scorciatoie ma la distanza è troppa, eccessiva e soprattutto non c’è nessuna intenzione di avvicinamento. Mondi paralleli e insieme giochi di specchi nei quali non si riesce a capire dove si trovino i volti reali. La partecipazione dei cittadini, all’origine di ogni democrazia che meriti questo nome, si è gradualmente trasformata in delega e infine in tradimento della parola data. Tradire le parole è tradire la politica.
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via
Lawrence Ferlinghetti, (foto sopra) deceduto da un lustro, è l’autore di questa poesia. Di padre italiano e madre francese-ebraico-portoghese vide, tra le altre cose, Nagasaki dopo la bomba atomica e operò la scelta pacifista. Della scoperta dell’autore ringrazio l’amico Claudio Pozzani, creatore del Festival Internazionale della Poesia. Per lui le parole sono ‘spalancate’ e dunque in continuità con la puntuale radiografia di Ferlinghetti. Volendo potremmo accostarla ad un altro scritto. Scritta e cantata trent’anni fa da Franco Battiato, interpreta la crisi della nostra nazione/patria con parole molto simili al testo dell’autore sopracitato.
Povera patria
Schiacciata dagli abusi del potere
Di gente infame, che non sa cos’è il pudore
Si credono potenti e gli va bene quello che fanno
E tutto gli appartiene.
E’ dunque tempo che ‘Tornino i volti’, scrisse nel millennio passato il filosofo Italo Mancini. Facciamo nostro questo imperativo come una delle condizioni per smascherare il sistema.
Nessun commento:
Posta un commento