Verbi e declinazioni possibili
Non casualmente dunque, dal mio ritorno dal Sahel, l’anno scorso di questi tempi, i verbi che ho sentito maggiormente usare sono riconducibili all’ambito militare, a quello della sicurezza, dell’economia politica e della comunicazione. Armarsi, difendersi, controllare, re-migrare, condannare, punire, produrre, eliminare, respingere, disciplinare e molti altri che sarebbe tedioso elencare. Essi dicono molto di ciò che, molto spesso indotto dal potere, costituisce il nostro immaginario sociale quotidiano. Nè le parole e tantomeno i verbi sono innocenti. Rivelano e nascondono allo stesso tempo i rapporti di potere, classi sociali, idee dominanti e istruzioni per l’uso della società.
Ogni giorno scegliamo infatti il modo con cui vogliamo abitare il mondo. Prima ancora però scegliamo il tipo di mondo che vorremmo. Muri, controlli, frontiere armate, selezioni darwiniane in atto nella società o zone protette e sicure. Scegliamo con chi e da parte stare in strada, nel bus, in scuola o sul lavoro. Scegliamo il genere di messaggio che esibiamo con gli abiti, il corpo, il portatile intelligente che portiamo in mano camminando sotto i portici della città. Scegliamo con chi condividere la vita e anche chi evitare di guardare da vicino o negli occhi. Talvolta scegliamo di non scegliere per avere l’illusione di maggiori opportunità tra le merci e gli amici disponibili. Non vogliamo perdere il possibile.
Scegliamo i politici che tradiranno in seguito le promesse elettorali e sceglieremo di chiudere il giornale o i televisori per le notizie che ci disturbano o assediano. Sceglieremo di assentarci il più spesso possibile convinti che intanto nulla cambierà. Sceglieremo di credere a chi conferma le nostre idee e cercheremo di cestinare quanto potrebbe metterci in discussione. Scegliamo il Dio o la religione o l’assenza compatibili con le nostre fugaci e fragili aspettative. Scegliamo, avendole le possibilità, cosa mangiare, bere, dove prendere l’aperitivo e magari anche le prossime vacanze. Scegliamo il nome che i nostri figli porteranno per l’eternità e la scuola che frequenteranno per diventare qualcuno. Scegliamo la data eventuale del matrimonio o di lasciar passare gli anni e il tempo. A volte possiamo persino scegliere come morire o se vivere ancora.
La signora che comincia gli incontri con la domanda sul verbo più importante ha ragione da vendere. Scegliere come declinare il colore del cielo, del mare e delle parole è una nuova creazione della terra.
Mauro Armanino, Casarza Ligure, settembre 2026
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