POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

venerdì, agosto 19

CRONACHE DI ALCUNE INSICURE APOCALISSI AD AGOSTO di P. MAURO ARMANINO

Padre Armanino con alcuni familiari

Cronache di alcune insicure apocalissi ad agosto

Nel Sahel, da cui sono tornato (in Italia) da qualche settimane, l’insicurezza è più cronica che da ‘cronaca’. Il quotidiano ne è totalmente colonizzato e la sabbia, da questo punto di vista, ne costituisce una delle metafore più convincenti. In bilico tra fragilità ed eternità, la sabbia, ben rappresenta la permanente sfida ad ogni pretesa di vana sicurezza. In quella porzione dell’Africa tutti sono coscienti che è la precarietà a dettare il ritmo e le stagioni del tempo. La vita, il lavoro, la pioggia, i raccolti, il cibo, i viaggi, i matrimoni, la salute, la scuola, la politica, i progetti, la fede religiosa, gli appuntamenti, le amicizie, la pace e gli amori. Tutto sembra condizionato dal sapore dell’insicuro umano transitare.  La ‘sicurezza’ è un’utopia nella quale pochi hanno creduto.

Naturalmente hanno ragione loro e la sabbia, dalla quale tutti discendiamo. Ci sono momenti storici nei quali le promesse arroganti e illusorie della sicurezza, la greca ‘Hybris’, sono smascherate e appaiono nella loro nudità. Come tombe ricoperte di sabbia che il vento torna a rendere visibili agli occhi distratti dei passanti, così si viene a riconfigurare la percezione dell’esistenza.  È bastata l’iniqua risposta ad una malattia, né migliore né peggiore di altre che hanno caratterizzato la storia delle epidemie, per mettere in ginocchio buona parte del mondo ‘civilizzato’. Le telecamere della video-sorveglianza, sparse ovunque, i tracciamenti dei movimenti delle persone e l’abusiva supervisione del loro stato di salute, non sono stati altro che tragiche cifre di una sconfitta.  Paure, di cui la storia dell’Europa è stata accompagnata e marcata, che sono riapparse, dissepolte, riviste, corrette e pronte per l’uso.  La morte, espunta dall’immaginario come una vergognosa debolezza da cui sfuggire, la fragilità dei corpi, le solitudini degli anziani e l’incomprensione dei giovani, hanno mostrato quanto si teneva volutamente, nascosto.  L’uso politico della paura ha contribuito a creare quanto fino a poco tempo fa sarebbe apparso inconcepibile: una selezione tra i cittadini di uno stesso Paese, discriminati, eliminati, condannati e socialmente disprezzati. L’insicurezza si è gradualmente impadronita del tessuto sociale, già sconnesso e preparato da anni di scientifica divisione consumistica.

Appare dunque particolarmente eloquente e fuorviante, per esempio, quanto letto su uno dei vari manifesti di propaganda per la prossima campagna elettorale. ‘Stop Sbarchi – Più Sicurezza’, la data messa bene in mostra è quella del 25 settembre prossimo. Per chi sarebbe concepita una sicurezza che scaturisce dall’insicurezza di chi parte da lontano per sfuggirla e si trova a ‘sbarcare’ in una società che le vicende sanitarie e belliche ha ulteriormente reso fragile. Sarebbe più onesto riconoscerci come ‘ associati’ di un mondo che, attraversato dalla fragile precarietà del momento, accoglie l’insicurezza come un’apocalisse che ci rivela un comune destino.

Mauro Armanino, Casarza Ligure, 21 agosto 2022


sabato, agosto 13

FERRAGOSTO DI GIANNI RODARI e i miei più sentiti auguri!


Ringrazio l'amica Alessandra Giusti per avermi inviato la poesia Ferragosto di Gianni Rodari, auguro a lei 
e a tutti gli amici e lettori di questo blog un sereno Ferragosto, senza dimenticare che è anche l'Assunzione della Madonna in Cielo, e buon onomastico a tutte le signore che si chiamano Assunta.

Ferragosto

 di Gianni Rodari

Filastrocca vola e va

dal bambino rimasto in città.

Chi va al mare ha vita serena

e fa i castelli con la rena,

chi va ai monti fa le scalate

e prende la doccia alle cascate…

E chi quattrini non ne ha?

Solo, solo resta in città:

si sdraia al sole sul marciapiede,

se non c’è un vigile che lo vede,

e i suoi battelli sottomarini

fanno vela nei tombini.

Quando divento Presidente

faccio un decreto a tutta la gente;

“Ordinanza numero uno:

in città non resta nessuno;

ordinanza che viene poi,

tutti al mare, paghiamo noi,

inoltre le Alpi e gli Appennini

sono donati a tutti i bambini.

Chi non rispetta il decretato

va in prigione difilato”.


CRONACHE DI SPARIZIONI AD AGOSTO di P. MAURO ARMANINO

Cronache di sparizioni ad agosto

A volte mi chiedevo quale fosse stata la prima cosa a scomparire dall’isola.

«Molto tempo fa, quando non eri ancora nata, questo posto era pieno di tante cose diverse: trasparenti, profumate, svolazzanti, brillanti… cose belle, comunque, che tu non puoi nemmeno immaginare.»

Quando ero piccola, mamma mi raccontava spesso queste storie. (Da ‘ L’isola dei senza memoria’ di Yoko Ogawa).

Tornando ogni tre anni le ‘sparizioni’ di persone e cose si fanno più evidenti e lancinanti. A Sestri Levante, per esempio, una fabbrica di medie proporzioni è repentinamente scomparsa. Al suo posto ci sono palazzi con appartamenti per buona parte affittati da occasionali abitanti, supermercati e ristoranti. Spariti per sempre gli operai, i tubi accatastati e ben visibili lungo la via Aurelia con gli uffici del personale dirigente. Nessuno, giunto di recente nella cittadina, potrebbe sospettare che molti degli scioperi del comprensorio, avevano proprio in quella fabbrica la loro genesi.

 Arrivando all’aeroporto di Milano- Malpensa, appena qualche giorno fa, sono sparite le persone che controllavano i passaporti. Sostituite da una macchina che ‘ingoiava’ il documento seguito dall’invito a fissare uno schermo bianco che osservava in silenzio il tutto. Terminata l’operazione la porta in plastica si è aperta come d’incanto e il resto delle operazioni sono continuate come sempre. Al momento di pagare per il posteggio dell’auto tutto si è svolto con un’apposita macchina. Così è stato per l’ingresso in autostrada col ritiro del tagliando e all’uscita, dove un’altra macchina ha sostituito, da tempo, l’impiegato cui si potevano chiedere indicazioni per il seguito del cammino. Lo stesso accade per le pompe di benzina poiché rari sono gli inservienti che si trovano per fare il pieno di carburante. Parlando con uno di loro che ha sempre vissuto di quel mestiere, riconosceva con malcelata tristezza di essere’ una specie in via di estinzione’. Una ragazza, da vari anni occupata nella ristorazione, è stata giudicata come ‘un inutile peso’, dal suo (ex) datore di lavoro. In compenso si trova lo spazio per lo ‘sgambamento’ cani.

Fenomeni simili di sparizione accadono col denaro che esce da apposite macchinette adibite all’uso, per il pagamento di fatture e altre diavolerie simili. Elettronicamente si risparmia tempo, energie e soprattutto si evitano ‘pericolosi’ incontri che potrebbero facilitare improbabili alleanze, discussioni e, occasionalmente, azioni sovversive. Le visite mediche e le lezioni a distanza, uffici, chiese e servizi sempre più asettici, come a ricordare il monito della ‘igiene per tutti’. Senza menzionare le case senza numeri e gli ingressi degli appartamenti con codici segreti. Lo stesso fenomeno di sparizione colpisce e non da oggi, la politica, trasformata in sondaggi di opinione e in forsennata rincorsa al consenso per la gestione amministrativa della cosa pubblica. Sparisce l’identità dietro tessere digitali che tutto raccontano di noi.

 È probabile che arrivi presto anche per te il momento di perdere qualcosa per la prima volta.»

«E… fa paura?» le chiesi preoccupata una volta.

«No, stai tranquilla: non è né doloroso né penoso. Ti sveglierai nel letto un giorno e sarà tutto finito, prima che te ne accorga. Prova a restare in ascolto con gli occhi chiusi e a sentire il flusso dell’aria mattutina: avvertirai qualcosa di diverso dal giorno precedente. Così anche tu capirai che cosa hai perso, che cosa è scomparso dall’isola.» (Da ‘L’isola dei senza memoria’).

 Mauro Armanino, Casarza Ligure, agosto 2022



Yōko Ogawa è una scrittrice giapponese. È considerata una delle più importanti autrici post-moderne contemporanee giapponesi. Dal 1988 ha pubblicato più di venti lavori di fiction e non-fiction e ha vinto tutti i migliori premi letterari giapponesi. Fonte Wikipedia

Nascita: 30 marzo 1962 (età 60 anni), Okayama, Prefettura di Okayama, Giappone

Con immenso piacere, oggi pubblico in contemporanea due articoli che hanno come collegamento il Giappone, quello di Padre Nicola Galeno OCD, che fu missionario nel Paese del Sol Levante per quasi 17 anni, link qui:

http://ilparadisononpuoattendere.blogspot.com/2022/08/spiccioli-di-pensieri-77-ricordi-di.html

 e questo di Padre Armanino, che si ricollega alla scrittrice nipponica citando alcuni brani di un suo libro. 

martedì, agosto 9

SAN LORENZO MARTIRE - 10 AGOSTO


Quale fu il martirio di San Lorenzo?

San Lorenzo venne giustiziato dall'editto dell'imperatore Valeriano, che emise un editto che condannava a morte vescovi, presbiteri e diaconi. Secondo Ambrogio, San Lorenzo venne messo a morte sulla graticola. Mentre moriva, urlò spiritosamente al suo giustiziere: "Assum est... versa et manduca".

Qual è il significato del nome Lorenzo?

Lorenzo deriva dal cognome latino “Laurentius”, che denotava inizialmente un abitante di Laurentum, antica città del Lazio. Secondo la tradizione, questa città era stata edificata in un luogo ricco di piante di alloro (in latino “laurus”), da cui il nome.

Il 10 agosto è il giorno dedicato a San Lorenzo, patrono di bibliotecari, cuochi, librai, pasticcieri, vermicellai, pompieri, rosticcieri e lavoratori del vetro.

Nella notte tra il 10 e l'11 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani e dei paesi nella nostra latitudine si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente. Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all'interno dell'orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico.

Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell'omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un'atmosfera magica e carica di speranza. In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e si aspetta l'evento desiderato durante l'anno.

Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell'immaginario popolare ha preso piede l'idea dei lapilli volati in cielo. Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il grande poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X agosto, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.

È importante sapere che la pioggia di meteore non è limitata alle notti intorno al San Lorenzo, ma comincia alla fine di luglio e termina oltre il 20 agosto, anche se solo durante il picco massimo del 10-13 agosto si possono scorgere fino a un centinaio di meteore all'ora: negli altri giorni il numero è decisamente minore, ma comunque superiore alle 5-10 meteore l'ora che si vedono nelle notti "normali".

La poesia del Pascoli

La morte del padre, ucciso in circostanze mai chiarite segna profondamente la vita del poeta. In questa, che è la più famosa delle poesie ispirate a questo tragico evento, Giovanni Pascoli vede nelle stelle cadenti della notte di San Lorenzo (10 agosto) il pianto del cielo sulla malvagità degli uomini. Fu pubblicata sul “Marzocco” il 9 agosto 1896 e poi inclusa nella quarta edizione (1897) di Myricae, nella sezione Elegie. 

Frasi simpatiche

Se esprimi un desiderio è perché hai visto una stella cadente, 

se hai visto una stella cadente è perché stai guardando il cielo, 

se stai guardando il cielo è perché credi ancora in qualcosa.

(Bob Marley)

Le stelle cadono in silenzio per non svegliare la notte. (Roberto Gervaso)

Le stelle cadono inciampando nel buio. (Roberto Gervaso)

Siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle. (Oscar Wilde)

Le stelle cadenti ci ricordano ogni anno che c’è sempre qualcosa in cui sperare, c’è sempre qualcosa da desiderare. Ama, sogna, desidera e le stelle faranno da contorno alla tua luce. (Stephen Littleword)

                           10 AGOSTO di GIOVANNI PASCOLI

 

                      San Lorenzo, io lo so perché tanto

di stelle per l'aria tranquilla

arde e cade, perché si gran pianto

nel concavo cielo sfavilla.


Ritornava una rondine al tetto:

l'uccisero: cadde tra spini:

ella aveva nel becco un insetto:

la cena de' suoi rondinini.


Ora è là, come in croce, che tende

quel verme a quel cielo lontano;

e il suo nido è nell'ombra, che attende,

che pigola sempre più piano.


Anche un uomo tornava al suo nido:

l'uccisero: disse: Perdono;

e restò negli aperti occhi un grido:

portava due bambole in dono...


Ora là, nella casa romita,

lo aspettano, aspettano in vano:

egli immobile, attonito, addita

le bambole al cielo lontano.


E tu, Cielo, dall'alto dei mondi

sereni, infinito, immortale,

oh!, d'un pianto di stelle lo inondi

quest'atomo opaco del Male!

 

La sera del 10 agosto 1887, festa di San Lorenzo, il padre del poeta, Ruggero Pascoli, fu ucciso con una fucilata mentre tornava a casa dal mercato in un “biroccio": portava in dono due bambole per le sue bambine.


Scrissi anch’io, anni fa, una poesia dedicata a questo giorno:

San Lorenzo

10 agosto

L'incandescenza

Della notte di San Lorenzo

Di pascoliana memoria


Inesistente, la scia

Di un meteorite lontano

Elevato al rango

Di stella cadente

Appare come lo strofinio

Di zolfanello

Su nero bitume


Cielo d'agosto

Bucato di stelle

- Capocchie di spilli -

D’algido chiarore

E anni-luce lontane


Ancora e sempre

Apparenza

D’immensi infuocati

Corpi celesti 

Brucianti ribollenti


10 agosto

S'incendia un pensiero

Se ciò che inganna

Uno dei cinque sensi

Abbaglia l’uomo

In modo tanto clamoroso

Di cosa dovremmo mai stupirci?

Danila Oppio


Auguri a tutti coloro che portano questo meraviglioso nome, in particolare a Lorenzo Leveque e a Lorenzo Limido.

sabato, agosto 6

CRONACHE, IN AGOSTO, ,DALL'OCCIDENTE di P. MAURO ARMANINO

Cronache, in agosto, dall'Occidente

Una settimana a casa dopo tre anni è niente o poco più. Oppure, come sembra, se il tutto è nel frammento, questo tempo potrebbe bastare per abbozzare cammini, orientamenti e mappe mentali del percorso come il futuro potrebbe interpretarlo. Vicinanza e lontananza giocano a rimpiattino negli occhi e nelle parole dette e ascoltate quando a parlare è il silenzio di ciò che si è lasciato altrove. Si percepisce, fin da subito, come una ferita che stenta a rimarginarsi perché le condizioni che l'hanno generata sono immutate. Essa sembra attraversare, come un sottile filo amaro, gli occhi, le relazioni, i volti, le distanze tra le persone, l'immaginario simbolico che stenta a riprendersi come si fosse vissuta una grottesca offesa sociale. Una ferita che si traduce in un sentimento che potremmo nominare tristezza. Le 'passioni tristi' citate da un libro di anni fa di Miguel Benasayag e Ghérard Schmit, che riprendono a modo loro un'intuizione del filosofo Baruch Spinoza.


Non c'è da farsi ingannare dalle false risa delle feste, sagre e spettacoli a carattere estivo che sembrano riportare ciò che si presume essere la 'normalità'. Si percepisce, invero, un senso di 'anormalità' in diversi aspetti della fabbrica sociale. Dalle maschere a coprire il volto, molto ben presenti negli edifici religiosi, profani e mezzi di trasporto, per passare alla conferma della perdita dei posti di lavoro. Si gioca con precarie ricollocazioni lavorative avvilenti e frustranti a causa delle conseguenze del rifiuto dell'imposizione del fin troppo noto 'vaccino'. Una finzione societaria che non inganna chi torna, dopo un lasso di tempo sufficientemente denso, con gli occhi che la sabbia del Sahel ha levigato e reso meno 'addomesticabili'. Non c'è da farsi sedurre perché, sotto la vernice del consumo facilitato e auspicato da ogni parte, cova una crisi la cui portata sfugge agli spettatori meno consapevoli del teatrino. Quest'ultimo, da tempo, è stato finalizzato a distrarne l'attenzione.


Le assuefazioni ai controlli di ogni tipo, sanitari, facciali, comportamentali e sociali non fanno che anticipare un futuro quantomeno simile ai crediti sociali di bolognese e cinese memoria. La dematerializzazione crescente della realtà sembra essere accettata con disinvoltura e con fatale rassegnazione. I diritti personali, fondanti e riconosciuti dallo stato che assomiglia sempre più al Leviatano dipinto da Thomas Hobbes per garantire la pace sociale, sono stravolti, calpestati e affidati a tecnici asserviti al progetto globale di demolizione politica della democrazia e dunque dei poveri. Già i poveri, resi invisibili, silenziati e manipolati da faccendieri che hanno preso in ostaggio il popolo che a loro interessa per servirsene come merce di scambio per la loro gloria.

Ma è soprattutto lei, la paura e che a sua volta genera il sospetto, che sembra predominare nelle mani, gli occhi e gli sguardi. Paura di vivere che insinua poi quella di morire, assenza lancinante di bambini lungo le strade e, invece, cani di ogni razza, tipo e statura a volontà. Per chi arrivasse per la prima volta in questa strana ed effimera porzione dell'occidente ne rimarrebbe scandalizzato, così come accade per altri comportamenti e usi e costumi libertari in apparenza. La deliberata sottomissione è un sottoprodotto della paura e del sospetto che ci siano traditori ovunque, costituisce la trama dell'attuale implosione politica.

Rimangono loro, per fortuna. La parte di r-esistenti che non si sono, finora, svenduti al miglior acquirente sul mercato della tristezza e ignominia. Nascosti o apertamente liberi che, nel loro piccolo, inventano modalità differenti di società al quotidiano. Vinceranno perché perdenti e perché faranno forse alleanza con coloro che raggiungeranno l'Occidente. Se non è tardi, i volti, le parole, le storie e le sagge follie del Sud del mondo arriveranno, migranti e, se lo vorremo, ci salveranno.

    Mauro Armanino, Casarza Ligure, Agosto 2022


lunedì, agosto 1

ARRIVO IN ITALIA DI PADRE MAURO ARMANINO DAL NIGER


 


FRONTIERE COME MURI DI CARTA E DI SABBIA di P. MAURO ARMANINO

 


        Frontiere come muri di carta e di sabbia

Sono in tanti, troppi, coloro che non hanno la facoltà di viaggiare dove e come vogliono. Per alcuni tutto sembra facile e scontato, anche nella scelta del mezzo di trasporto. C’è chi non parte mai e vive, per anni, di attesa e di tentativi di conversione delle frontiere. Queste ultime sono di carta, eppure si trasformano in muri che obbligano alcuni ad attendere anni prima di poter andare dove l’altro è già arrivato. Di muri si circonda la terra dei ricchi perché diventasse col tempo di proprietà privata. Proprio come la storia.

Per me, privilegiato viaggiatore, c’è stata la scelta della compagnia di bandiera per il transito da una parte all’altra del mondo. Ciò ha implicato l’adesione alla data di partenza e le formalità per la preparazione del viaggio. Il controllo dei documenti e delle procedure mediche ancora in atto hanno permesso il passaggio della frontiera di ingresso all’aeroporto. Nulla di più semplice, una volta capito il meccanismo ormai rodato e normalizzato ovunque. Biglietto, passaporto e sportello danno l’accesso all’aereo, solo e pronto in pista.

Dall’alto il conosciuto paesaggio nigerino, la parte del Sahel che porta a Djiamena, la capitale del Ciad, e l’arrivo, molto più tardi, ormai notte, ad Addis Abeba, nel cuore dell’Etiopia. Nelle ore di attesa dell’altro aereo si vive lo spazio di quello che l’antropologo Marc Augè aveva ingiustamente definito un ‘non-luogo’. C’è invece vita e un variegato mondo che ci passa accanto, transita, mangia, legge, scruta gli schermi dei sofisticati cellulari che viaggiano più lontano e più in fretta dell’aereo. Difficile capire gli annunci dei voli.

Per la prima volta e per scelta, il soggiorno in un Paese colonizzato dalla madrepatria per chiedersi come tutto ciò era stato possibile. A migliaia di kilometri di distanza dal Paese imporre la peggiore delle sofferenze all’altro, espropriandone l’umana identità per riprodurla a immagine che di lui si è costruita col tempo, i pregiudizi e gli interessi. Ho voluto passare da questo Paese così ricco di volti e di storia, come per assumerne parte del passato coloniale e sentire nella mia carne il dolore delle ferite perpetrate dai muri.

In aereo, della compagnia di bandiera dell’Etiopia, eravamo serviti dalle discendenti di coloro che avevano assistito ai massacri perpetrati da connazionali. Poi, dopo la lunga frontiera di sabbia del deserto il Mediterraneo, e le innumerevoli luci che, di notte, disegnano le coste dei Paesi limitrofi. L’atterraggio a Roma e l’attesa per chiudere a Milano Malpensa. Accanto al sedile c’è un signore malgascio con la famiglia in transito per la Francia. Lo sbarco, tre anni dopo, nell’italica terra. L’uscita privilegiata per i nazionali, i controlli dell’identità con il riconoscimento facciale e l’attesa della valigia. La lingua che si usa torna ad essere familiare e così, in apparenza, il mondo fuori la frontiera di carta dell’aeroporto. 

Appena fuori della porta numero 8 dell’aeroporto affiora la nostalgia per la frontiera di sabbia lasciata poche ore prima à Niamey così piena di umanità.  E bussa d’improvviso e con pudore il sentimento di un fugace e leggero tradimento.

 Mauro Armanino, Casarza Ligure, 31 luglio 2022