POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

domenica, novembre 6

GLI ALBERI DI CUORI di DANILA OPPIO, con SANTINA FOTI e PAOLA BESANA

 Non desidero prendermi alcun merito, ho visto e ammirato gli alberi di cuori realizzati da due signore, e ne ho fatto una mia versione. Non possedendo il panno dei colori esatti, ho utilizzato quelli che avevo.


Lo splendido albero di Santina Foti


L'originalissimo albero di Paola Besana



E il mio...
Mi sono accorta solo al momento in cui scattavo la foto, che i due cuoricini viola non sono alternati, ma uno sotto l'altro. Non me la sento di rifare il lavoro, che ha richiesto un bel po' di tempo, per cui me lo tengo così! 
Questi tre alberi potrebbero servire per voi lettrici come suggerimento per realizzarne uno di vostra inventiva. Infatti le decorazioni cambiano in base e ciò che preferite o che avete a disposizione in casa. Così come i colori. 
I cuori dell'albero di Santina sono tutti cuciti a mano, mentre quelli di Paola, le due parti sono unite con la colla a caldo, io ho preferito cucirli e incollare solo al momento di assemblare i cuori. 
Suggerisco utilizzare tre tonalità di verde, dovrebbe venire benissimo.
Buon divertimento!

Danila Oppio



VERPì IL GRANDE PINO DEL BOSCO RACCONTA: FAVOLE di RENATA RUSCA ZARGAR

 


VERPÌ Il grande pino del bosco racconta: Favole 

Mio nonno, che era carrettiere, abitava la casa che lui stesso con tanti sacrifici aveva fatto costruire e dove ho la fortuna di vivere anch’io. Egli vedeva, in alto, sulla collina dove si trova anche la chiesetta della Madonna degli Angeli, un grande pino verde che si stagliava con il suo ombrellone verso il cielo. Lo stesso che vedo sempre anch’io. Il pino era il suo meteo: dall’atmosfera dietro il grande albero, individuava come sarebbe stato il tempo. Se le nubi erano arricciate o gravide di scuro, come si diceva allora, bisognava correre a ripararsi in casa.

Qualche volta, è dolce tornare nella memoria a qualcosa che ci lega ai nostri cari dai quali, comunque, proveniamo e che resteranno per sempre dentro di noi.

Io non sono capace di comprendere il tempo che farà osservando il pino, eppure lo guardo lo stesso, fantasticando che sia un animatore della vita del bosco e che racconti storie alle altre creature.

Storie che gli ho rubato, per suggerire l’importanza di valori come l’unione famigliare, l’amicizia, l’amore, la necessità di una terra non inquinata per poter sopravvivere e soprattutto la fuga dai conflitti.

Ho immaginato, infine, che tutte le creature animate, quando finisce il loro periodo, lungo o corto, sulla Terra, tornino in cielo per prepararsi a una successiva venuta sul nostro Pianeta. Quest’ultima considerazione è per tutti gli eventuali lettori, grandi e piccoli, ma specialmente per me, perché è difficile prendere coscienza con leggerezza che presto bisognerà lasciare tutto quanto ci appartiene.

Forse, le favole del grande Verpì sono troppo semplici e inconsistenti. Infatti, non ci sono movimentate avventure ma solo tanti buoni sentimenti. Probabilmente, oggi, sono fuori moda.

Eppure, sono convinta che, se non si cerca il bene, non si possa essere felici e che tutti gli esseri umani abbiano diritto alla felicità.


Renata Rusca Zargar


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sabato, novembre 5

FRONTIERE UMANITARIE E SOCIETA' CIVILI NEL SAHEL di P. MAURO ARMANINO



     Frontiere umanitarie e società civili nel Sahel

Le frontiere, in questo mondo finto-globalizzato, giocano vari ruoli e cambiano di aspetto a seconda delle circostanze e degli interessi del momento. Sono simboli e confini determinati della sovranità nazionale così come concepita e interpretata da qualche decennio a questa parte. Respingono, filtrano, facilitano, selezionano, giudicano, oppongono, interpretano e, non raramente, si armano e uccidono. Nel Sahel, come ricordano opportunamente alcuni ricercatori, le nostre frontiere sono ‘umanitarie’. Infatti, è per il bene vitale dei migranti, rifugiati, mendicanti o semplici avventurieri, che le frontiere si chiudono e il diritto alla mobilità è puramente e semplicemente confiscato. L’Europa, ad esempio, ha elargito milioni di euro al governo del Niger con lo scopo, neppure troppo nascosto, di fermare o ridurre il movimento migratorio verso il Nord Africa e dintorni. Si rendono praticamente impossibili i visti di ingresso nello spazio Schengen, vengono ‘criminalizzati’ i viaggiatori, sono sotto controllo militare le vie d’accesso più comuni e, infine, si costruisce la retorica umanitaria di salvare le vittime dei lager in Libia, creati e finanziati dall’Europa stessa.

Per condurre e, se possibile, portare a termine questa operazione altamente ‘umanitaria’, cioè salvare dalla perdizione chi cerca legittimamente un futuro differente, i poteri costituiti, da una parte e dall’altra del Mediterraneo, si affidano alle ‘società civili’. Queste ultime, cresciute a dismisura in questi ultimi decenni, sono per così dire il ‘braccio armato’ di ogni sorta di politiche volte a modellare la società secondo i dettami del potere. Sia esso il famigerato cambiamento climatico, la gestione delle migrazioni, l’uso delle risorse minerarie, la partecipazione politica dei cittadini e, ciliegina sulla torta, i ‘diritti umani’, le società civili sono come la cinghia di trasmissioni dei politici. Le associazioni, le ONG nazionali, regionali, Internazionali e globali sono là per arrivare dove partiti e istituzioni ‘normali’, compresi i parlamenti, non possono o vogliono arrivare. Possiedono una relativa libertà di manovra, non rendono conto a nessuno del loro operato e maneggiano cospicui capitali umani e finanziari. Formano come un esercito di contrattuali o ditte di appalto a cui demandare politiche, valori e strategie di intervento ‘democraticamente partecipativo’.

Le società civili, specie se radicate nel tessuto locale malgrado i finanziamenti esteriori, si presentano con un viso autoctono e dunque come una garanzia di fedeltà a pratiche certificate. Tutto ciò i politici lo sanno e per questo, con sagacia operativa, infiltrano le società civili con stile mafioso e creano realtà parallele alle esistenti impegnate nel cambiamento. Con le società civili ci troviamo dunque di fronte allo stesso mondo alieno che di civile ha molto poco. Le associazioni o ONG che intraprendono cammini alternativi di pensiero e di pratica vengono tenute d’occhio dal sistema e i leader delle stesse non raramente conoscono il colore e il sapore delle prigioni di stato. Spesso, a parte i militanti più seri, il transito in questi luoghi di ‘redenzione e rieducazione’, chi ne esce vivo sarà tenuto a comportarsi come conviene al sistema. Dividere per imperare è una pratica che ha dato i suoi frutti e, anche per questo, le società civili sono da tempo un bottino privilegiato per i cacciatori di potere. Distinguere i venduti e i collaborazionisti col sistema dai veri trasformatori non è troppo difficile. ‘Dimmi chi escludi e ti dirò chi sei’, ricordava il buon don Andrea Gallo di Genova. Parafrasandolo potremmo dire, ‘dimmi chi ti finanzia e ti dirò chi sei’.

Ndr: un altro aforisma di Don Andrea Gallo, che mi pare adeguato a quanto scrive Padre Mauro Armanino.

                                                              

Mauro Armanino, Niamey, 6 novembre 2022

giovedì, novembre 3

FOLIAGE A LEGNANO (MI) - condivisione editoriale di DANILA OPPIO

 Ieri un legnanese ha pubblicato sul suo profilo FB una bellissima foto scattata da lui, nel centro della città, dove scorre l'Olona, il nostro fiume spesso inquinato da aziende che scaricano lungo la valle, qualcosa di chimico. Pazienza! 

Il piccolo ponte che attraversa il fiume, ha presentato una immagine meravigliosa, ed io la salvo su questo mio blog, perché adeguata alla stagione e molto molto bella. Ringrazio il fotografo per avermi riempito cuore e occhi con questa foto.

Danila 

COME STAI? TUTTO BENE! - di dott.ssa ZARINA ZARGAR e dott.ssa MASSOBRIO psicologhe


 

Come stai? Tutto bene!
 Zarina Zargar 1 Novembre 2022  Dott.ssa Massobrio Dott.ssa ZargaremozioniPsicologia

Ragione e sentimento:

“Dottore, devo liberarmi di questa sensazione, voglio smettere di stare male!“.

Le emozioni fanno soffrire, sono turbolente e a volte mal tollerabili. È vero!
Siamo sicuri, però, che cancellando le emozioni negative dalla nostra vita potremmo finalmente arrivare a stare bene?
Proviamo a pensarci.
Senza le vostre emozioni sapreste con facilità che cosa vi piace? Sapreste che è l’aggressività del vostro capo che vi porta a cercare un altro lavoro? O che il vostro partner trascurandovi vi provoca una ferita?
In un mondo senza emozioni ci troveremmo disorientati e, sicuramente, molto più in difficoltà nel cercare di capire che cosa ci succede.

Capita spesso, nella pratica clinica dello psicologo, di incontrare persone che lamentano difficoltà emotive: vorrebbero fare sparire l’ansia che le blocca, la tristezza che le spegne, la rabbia che le logora e così via.
La richiesta è sicuramente comprensibile.
Dinanzi alla sofferenza, che sia fisica o psicologica, la tendenza naturale e più immediata è quella di fuggire.
Assecondare questo desiderio di fuga e tentare di trovare un escamotage per non provare più l’emozione scomoda e andare avanti alla svelta, però, sarebbe la maggior parte delle volte un errore.
Le nostre emozioni, infatti, sono fondamentali e ci dicono tanto su chi siamo, cosa vogliamo, cosa ci fa stare bene e cosa no. Se le escludessimo dalla nostra vita per dare spazio soltanto alla logica della ragione perderemmo tanto di noi stessi, perderemmo la possibilità di conoscerci e comprenderci profondamente.
Proprio per questo motivo le emozioni sono centrali in psicologia, permettono di accedere all’intimità della persona, alla sua vera struttura al di là di ogni apparenza.
Nello studio dello psicologo, quindi, si parla tanto di come la persona si sente e si cerca di arrivare al perché tante volte non sta bene, alla motivazione, per poi mirare al ristabilire un equilibrio più accettabile e sicuramente meno sofferente.
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La realtà come costruzione sociale – Berger e Luckmann
Esame psicodiagnostico
Ma quindi a cosa servono le emozioni?
Charles Darwin il famoso naturalista de “L’origine delle specie” aveva già intuito nel corso dei propri studi del 1800 che le emozioni hanno una funzione cruciale e adattiva per l’essere umano.
Egli si era impegnato a osservare più e più volte i movimenti dei muscoli facciali dell’uomo nel tentativo di comprendere e stabilire se tale mimica, in seguito all’emozione, fosse elicitata da fattori innati o appresi. Nel corso di queste osservazioni, però, era arrivato a convincersi che l’espressione emotiva riuscisse a comunicare dei contenuti e facilitasse, allora, la relazione sociale con gli altri membri della specie (Ekman P., 2012).

Un importantissimo psicologo studioso delle emozioni, Paul Ekman, ha successivamente ripreso in esame gli studi di Darwin ed elaborato la propria teoria neuroculturale andando a confermare l’universalità dell’espressione emotiva delle emozioni primarie e anche la loro funzione comunicativa e adattiva (Ekman P., 1971).

Anche Reev, poi, un altro studioso del settore, ha approfondito gli aspetti legati alla motivazione e alla funzione dell’emozione attribuendo proprio alle emozioni una triplice funzione: adattativa, motivazionale e comunicativa/sociale (Reeve 2018).

Le nostre emozioni, quindi, sono essenziali e irrinunciabili. Sono la nostra bussola esistenziale in una realtà piena di variabili che è difficile valutare sempre con accuratezza.
Di tanto in tanto può succedere a chiunque, magari in situazioni concitate o momentaneamente troppo pesanti, di non riuscire a orientarsi all’interno di sé e non capire bene ciò che si prova.
La difficoltà è dettata da un evento in particolare, dalla fretta, da necessità non posticipabili…
Quando succede sistematicamente, però, le cose si complicano notevolmente per la persona: si trova a dover escogitare strategie alternative per comprendere ciò che le accade e agire di conseguenza.
Nel caso di una difficoltà costante, appunto, si può parlare in termini clinici di alessitimia.
Cos’è l’alessitimia?
Partendo dalle origini possiamo dire che il termine alessitimia è stato usato per la prima volta da Peter Sifneos per descrivere una difficoltà nell’identificare e descrivere i sentimenti (Sifneos, 2000). Tale difficoltà riguarda, appunto, sia l’elaborazione interna e la conseguente capacità di rilevare e comprendere i propri stati emotivi a livello cosciente che la loro verbalizzazione.
Sicuramente la pratica clinica e la ricerca scientifica concordano nel rilevare con frequenza un’associazione tra disturbi psichiatrici e alessitimia. Le spiegazioni in merito a questo fenomeno, la natura dell’interazione e la possibile influenza sui trattamenti terapeutici rimangono, però, molto controverse.
Uno studio condotto dall’università degli studi di Bologna, per esempio, individua come la presenza di alessitimia associata a tratti dipendenti di personalità possa influenzare negativamente la risposta al trattamento della sintomatologia ansiosa in modo significativo e possa creare degli effetti negativi anche sul trattamento della sintomatologia depressiva seppur, in quest’ultimo caso, in modo non significativo. Lo studio individua la possibilità che l’alessitimia possa essere un fattore di tratto in grado di interagire con altri tratti di personalità e in grado di modulare l’effetto dei trattamenti (Mori et al., 2012). Ciò rivela come potenzialmente questa condizione possa, in molti casi, fare la differenza.

Il concetto di alessitimia, però, spesso sfuma e si sovrappone ad altri tipi di deficit quali la disregolazione delle emozioni e il deficit nel riconoscimento delle emozioni altrui.
Nonostante questa sovrapposizione però ci si può riferire all’alessitimia come ad una condizione specifica o più probabilmente potrebbe collocarsi come un punto lungo uno spettro di disturbi emotivi (Pandey R. et al.).

Sicuramente non è in nessun caso facile entrare in contatto con le proprie emozioni, soprattutto quando sono percepite come sgradevoli e disturbanti.
E’ questione, come spesso accade, di pazienza, allenamento ed amore, perché è assolutamente possibile imparare a individuare e definire ciò che accade in noi e diventare sempre più abili nel prestarci attenzione.

Si può iniziare fin da subito.
Voi come state?
Prendetevi il tempo che vi serve per rispondere.


✓Se ti è piaciuto il nostro lavoro e vuoi richiedere informazioni o verificare personalmente se il percorso con uno psicologo può esserti d’aiuto, puoi, senza impegno, contattarci così:

•Dott.ssa Chiara Massobrio
•Dott.ssa Zarina Zargar – www.zarinazargarpsicologa.it

✓email e cell: chiara.massobrio92@gmail.com
– 3477460054
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-Instagram dott.ssa Zargar:
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Bibliografia

-Ekman, P. (a cura di), L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli animali. Edizione definitiva, tradotto da F. Bianchi Bandinelli e I. C. Blum, Universale Bollati Boringhieri-S. scient., 3ª ed., Torino, Bollati Boringhieri, 2012, ISBN 978-88-33-92296-6.

-Ekman, P. (1971). Universals and cultural differences in facial expressions of emotion. In Nebraska symposium on motivation. University of Nebraska Press.

-Mori E., Drago A., De Ronchi D., Serretti A. (2012); Alessitimia, personalità e outcome: uno studio naturalistico in pazienti con depressione maggiore e disturbi d’ansia; Journal of Psycopathology;18:138-144.

-Pandey R., Saxena P.,Dubey A., Emotion regulation difficulties in alexithymia and mental health; Europe’s Journal of Psychology, 7(4), pp. 604-623.

– Johnmarshall Reeve J (2018); Understanding motivation and emotion; John Wiley & Sons.

– Sifneof P. E. (2000); Alexithymia, Clinical Issues, Politics and Crime; Psychotherapy and Psychosomatics; vol. 69, No. 3; pp. 113-116.





mercoledì, novembre 2

QUALCHE ALTRO LAVORETTO di DANILA OPPIO

 Ho realizzato un'altra lanterna, fatta con panno lenci e qualche bambolina, su base di tappi di sughero e pannolenci.



  Coperchio visto dall'alto



Effetto proiezione sulla parete




Bamboline stile nordico


Qui affiancate da una casetta in pannolenci