POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

lunedì, gennaio 26

Nostalgia di neve

Qui il gelo è intenso, splende il sole, il cielo è terso e azzurro, ma ho tanto desiderio di una bella nevicata! Non importa se poi dovrà spalare la neve accumulata davanti al cancello! Allora mi accontento di questa bella immagine...aspettando Godot,

Lyrics to Aspettando Godot di Claudio Lolli

Vivo tutti i miei giorni aspettando Godot, dormo tutte le notti aspettando Godot.
Ho passato la vita ad aspettare Godot.
Nacqui un giorno di marzo o d'aprile non so, mia madre che mi allatta è un ricordo che ho, ma credo che già in quel giorno però invece di poppare io aspettassi Godot.
Nei prati verdi della mia infanzia, nei luoghi azzurri di cieli e acquiloni, nei giorni sereni che non rivedrò io stavo già aspettando Godot.
L'adolescenza mi strappò di là, e mi portò ad un tavolo grigio, dove fra tanti libri però, invece di leggere aspettavo Godot.
Giorni e giorni a quei tavolini, gli amici e le donne vedevo vicini, io mi mangiavo le mani però, non mi muovevo e aspettavo Godot.
Ma se i sensi comandano l'uomo obbedisce, così sposai la prima che incontrai, ma anche la notte di nozze però, non feci nulla aspettando Godot.
Poi lei mi costrinse ed un figlio arrivò, piccolo e tondo urlava ogni sera, ma invece di farlo giocare un po', io uscivo fuori ad aspettare Godot.
E dopo questo un altro arrivò, e dopo il secondo un altro però, per esser del tutto sincero dirò, che avrei preferito arrivasse Godot.
Sono invecchiato aspettando Godot, ho sepolto mio padre aspettando Godot, ho cresciuto i miei figli aspettando Godot.
Sono andato in pensione dieci anni fa, ed ho perso la moglie acquistando in età, i miei figli son grandi e lontani però, io sto ancora aspettando Godot.
Questa sera sono un vecchio di settantanni, solo e malato in mezzo a una strada, dopo tanta vita più pazienza non ho, non posso più aspettare Godot.
Ma questa strada mi porta fortuna, c'è un pozzo laggiù che specchia la luna, è buio profondo e mi ci butterò, senza aspettare che arrivi Godot.
In pochi passi ci sono davanti, ho il viso sudato e le mani tremanti, e la prima volta che sto per agire, senza aspettare che arrivi Godot.
Ma l'abitudine di tutta una vita, ha fatto si che ancora una volta, per un momento io mi sia girato, a veder se per caso Godot era arrivato.
La morte mi ha preso le mani e la vita, l'oblio mi ha coperto di luce infinita, e ho capito che non si può, coprirsi le spalle aspettando Godot.
Non ho mai agito aspettando Godot, per tutti i miei giorni aspettando Godot, e ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte, ho incominciato a vivere forte, proprio andando incontro alla morte.

Aspettando Godot - Claudio Lolli



non può mancare questa ballata, della quale ho appena pubblicato il testo!
Fa riflettere, ascoltatela e buona giornata!

Sulla tua tomba bianca


Sulla tua tomba bianca
sbocciano i fiori bianchi della vita –
– oh, quanti anni sono gia’ passati
senza di te – spirito alato-.
Sulla tua tomba bianca
ormai chiusa da tanti anni,
la pace volteggia con forza insolita,
forza, come la morte – ineffabile.
Sulla tua tomba bianca
risplende luminosa quiete,
come se qualcosa ci sollevasse in alto,
come se confortasse la speranza
Sulla tua tomba bianca
inginocchiato con la mia tristezza –
o, quanto tempo e’ passato –
eppure oggi mi pare poco.
Sulla tua tomba bianca
o Madre – amore spento –
la mia bocca sussurrava esausta:
– Dona eterno riposo –




KAROL JÓZEF WOJTYŁA

domenica, gennaio 25

Etimologia di amore...


Etimologia di amore: La parola è composta dalla A che è un alfa privativo greco, cioè un suffisso che nega la parola che segue, come morale/amorale seguito da MORS che significa morte. Significa sconfiggere la morte. L'amore è l'unica energia in grado di farlo perché dà la vita, quindi non siamo noi a creare l'amore.. ma l'amore a creare noi.. e solo amando si è realmente VIVI - Dario Roselli
AMORE

L'etimologia della parola amore risale al sanscrito kama = desiderio, passione, attrazione (vedi kama-sutra, cioè aforismi, brevi discorsi sul desiderio, sulla passione fisica). Anche il verbo amare risale alla radice indoeuropea ka da cui (c)amare cioè desiderare in maniera viscerale, in modo integrale, totale.
Un'altra interpretazione etimologica della parola amore, fa risalire il termine al verbo greco mao = desidero, da cui il latino amor da amare che indica un'attrazione esteriore, viscerale, quasi animalesca da distinguere da un'attrazione mentale, razionale, spirituale per esprimere la quale era usato il verbo diligere, cioè scegliere, desiderare come risultato di una riflessione.
Un'ulteriore e meno probabile ma curiosa ed interessante interpretazione etimologica della parola amore individua nel latino a-mors = senza morte l'origine del termine, quasi a sottolineare l'intensità senza fine di questo potentissimo sentimento. Direi, "il sentimento" per antonomasia...

Quanto sopra l'ho ripreso dal web. Quello che più mi ha colpito, è a-mors ovvero: senza morte. Che l'amore sia fonte di vita, lo sappiamo, poiché da una coppia che si ama  e che desidera formare una famiglia, nascono i figli, che sono VITA. Ma a prescindere dalla riproduzione della specie, sono persuasa che chi riesce davvero ad amare, nel più profondo, con forti sentimenti positivi il suo prossimo, è quanto mai più vicino all'eternità, alla non-morte. E credo anche che l'amore sia quell'energia che aiuta a prolungare la nostra esistenza sulla terra. 
Ma se neppure così fosse, ovvero se la vita avesse anche un breve corso, se vissuta con amore, risulta essere un'esistenza compiuta, intensa, che lascia il segno come un'impronta nella pietra.
Chi ha amato, ovvero chi ha donato la propria vita per gli altri, dedicandosi, lascia un ottimo ricordo di sé. Ma ci fossero gli ingrati che non apprezzano quanto hanno ricevuto, basta a chi ha donato amore (e per amore non mi riferisco alla passione, al sesso, ma a quel preoccuparsi del bene altrui, aiutare il prossimo, saper ascoltare, dedicarsi...) per avere cognizione che la propria esistenza non è stata vissuta inutilmente.
Ma qui stiamo parlando di Àgape o agàpe (dal greco ἀγάπηagápē, in latino caritas) significa amore disinteressato, fraterno, smisurato. Quindi sarebbe bene fare un distinguo tra Eros e Agape, che sono due modi complementare di intendere l'amore:
Eros, come desiderio di possesso, di inglobare l'altro nell'io
Agape, come dono disinteressato, andando oltre se stessi.
C'è poi la Philia. Il concetto di philia viene trattato da Aristotele nell’Etica nicomachea: sono opinioni sue, ma abbastanza rappresentative anche del significato generale,  per lui la philía è l’amore che si fonda sul principio di reciprocità: reciprocità di interesse, reciprocità del piacere, o reciproco riconoscimento.
Philía indica quindi l’amore ricambiato: basta pensare alla parola philosophia, amore per la sapienza, in cui compare la sua radice philos, che indica semplicemente ciò che ci è caro, ma ci è caro in quanto ci corrisponde.
E quindi storghè: l’amore fondato sulla consanguineità o sui vincoli di solidarietà naturale (familiari, amici, compatrioti)
Danila Oppio

Speed drawing by Fabio Campari



Non ho parole! Bravissimo Fabio! Ad maiora

Azan e la spada di Ditylan di Maristella Angeli

Cara Danila,
ecco, in allegato,  la recensione al mio secondo romanzo fantasy!
Azan e la spada di Dityan
romanzo fantasy di Maristella Angeli

Sezione: Narrativa
Autori: Maristella Angeli
Pagine: 268
Prezzo € 15,00
Casa Editrice Antipodes
in copertina “Strade di luce” di Maristella Angeli
2014 - ISBN 9788896926451- brossura
Potete leggere le prime dodici pagine e acquistare il romanzo:


Recensione a “Azan e la spada di Dityan”
di Maristella Angeli.

“La luce è vita, è speranza, è tocco divino che illumina le menti”.
Così Maristella Angeli scrive alla fine del suo romanzo, e se, letta all’inizio, questa frase potrà lasciarci perplessi, dopo che avremo finito di leggere il libro, ne apprezzeremo senz’altro il senso.
Scritto con cura, maestria e uno stile particolarmente avvincente, “Azan e la spada di Dityan” è un romanzo fantasy straordinario, che dona molto più di quanto a prima vista possa far credere.
Nell’universo sconfinato dei romanzi del genere, la storia di Azan, eroina senza tempo, principessa del popolo degli Eggar, non ha davvero eguali. Basta scorrere in calce la lista dettagliata dei nomi, personaggi, situazioni, eventi, invenzioni fantasiose e geniali con cui l’autrice fa un sunto a nostro uso e consumo, per renderci conto dell’impegno, la convinzione, la ricerca e l’approfondimento con cui la storia è stata congegnata. Sapiente è anche la conoscenza delle tecniche di combattimento medioevali con cui i personaggi arrivano a scontrarsi e le strategie difensive di mura e castelli. E non sarà semplice battaglia a colpi di spade, lance, asce, frecce, o solo cruenta forza fisica a prevalere, non ci saranno soltanto i soliti guerrieri, eroici soldati senza paura che combattono strenuamente, ci vorrà anche l’intelligente uso di pratiche magiche, l’astuzia, la scacchistica previsione delle mosse del nemico, e soprattutto la fiducia in se stessi, nella proprie capacità e in quelle di tutto un popolo, unito per la salvezza. Fin dalle prime pagine ci si immerge subito in un mondo sconosciuto (per chi non abbia letto il romanzo precedente) popolato da personaggi affascinanti e ben studiati, che siano terrificanti mostri dotati di poteri sovrannaturali, infinitamente crudeli, o di altri fiabeschi e leggeri, capaci di amore e tenera dolcezza d’animo. Un mondo descritto nei minimi particolari da cui saremo inesorabilmente attratti, finendo per partecipare in prima persona all’avvincente avventura di Azan e dei suoi amici contro le terribili forze del male. Demoni infernali, creature spaventose, perfide streghe, e potenti messaggeri di morte a cui si contrapporranno gli Eggar, gli elfi della luce e i loro alleati.
Mia è la mano che non deve uccidere, mio è l’amore del popolo Eggar!”
Di nuovo assisteremo alle imprese di Azan con la sua spada magica Acrum, sempre spalleggiata dal principe Urban, contro gli orchi, la strega Frida, e l’Hankou, terrificante principe delle tenebre, ma stavolta l’evento più importante sarà la nascita della figlia di Azan, la principessa Azira, che subito dimostrerà di essere degna del suo ruolo. Accanto a lei ci sarà Dityan con la sua nuova spada.
Quando un orco verrà colpito al cuore sembrerà morire, ma non sarà così: regredirà fino a tornare neonato e magari si succhierà il pollice come fanno normalmente molti neonati. Perché ancora una volta nel fantasy di Maristella Angeli l’unico a rimanere ucciso veramente sarà il male che c’è nei personaggi, questa la trovata geniale dell’autrice. Ma tornando alla nascita di Azira sarà emozionante il momento del parto, realisticamente descritto. Il vento tiepido cullerà l’aria e sotto l’occhio attento di Madre Terra, che farà sbocciare fiori bianchi sull’albero di melo, accanto ad un caldo e rassicurante fuoco acceso nascerà Azira, il cui nome significa “colei che splende, emanando arcobaleni di luce che respingeranno ogni tipo di maleficio”. Sarà pura poesia quindi e noi parteciperemo all’evento, a quell’apoteosi di vita, di luce, di gioia e d’amore cui si contrapporranno il buio, l’odio feroce e la morte portata dai mostruosi esseri infernali usciti dalle profondità della Terra. Ci sarà spazio anche per apprezzare il profondo sentimento che permea il mondo degli Eggar, la serena consapevolezza della loro immortalità, assisteremo ancora una volta alla loro convivialità, alle danze, musiche e ai riti con cui questo popolo incredibile ama sentirsi unito e telepaticamente in contatto. Gioia contro la tristezza quindi e noi resteremo incollati al libro fino alla fine, perché Frida e i suoi accoliti non molleranno tanto presto e sarà pura commozione quando l’avremo finito e gratitudine all’autrice per averci fatto sognare mentre lo leggevamo.
L’unica cosa veramente difficile alla fine sarà tornare alle nostre quotidiane occupazioni e usciremo controvoglia dal mondo di Azan, facendo  fatica a riprendere ciò che avevamo lasciato.

                                                                                                              Sandro Orlandi

venerdì, gennaio 23

Il più bello dei mari...



Il più' bello dei mari
e' quello che non navigammo.

Il più' bello dei nostri figli
non e' ancora cresciuto.

I più' belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.

E quello
che vorrei dirti di più' bello

non te l'ho ancora detto.

Nazim Hikmet