POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

domenica, luglio 10

Il Caffè Letterario La Luna e il Drago a "IL MAGGIO DEI LIBRI 2022"


Video de La Luna e il Drago contenente alcuni degli autori che hanno letto le loro poesie pubblicate nella plaquette "Cento autori per Come una bianconera rondine..." in occasione della giornata della poesia. 
Ci sono anch'io! Verso il diciottesimo minuto. 


Danila Oppio



sabato, luglio 9

IL GIORNO CHE L'EUROPA EBBE BISOGNO DELL'AFRICA di P. MAURO ARMANINO



Il giorno che l’Europa ebbe bisogno dell’Africa

…’L'Africa è la direzione a cui guardiamo da tempo con maggiore attenzione. L'intricata e persistente condizione della Libia; la fragilità di alcuni Stati dell'area sub-sahariana; la presenza di gruppi terroristici; la postura aggressiva, anche militare, di alcuni attori internazionali; i venti di guerra nel Corno d'Africa; il mai sopito problema della pirateria’… (il ministro Lorenzo Guerrini, intervista sul giornale La Repubblica)
I migranti uccisi a Melilla il mese scorso invece guardavano in direzione dell’Europa. Lo stesso fanno le migliaia che, per salvarsi dall’inferno libico o da altri inferni meno conosciuti, naufragano nel Mediterraneo o sono inghiottiti dalle ‘sabbie mobili’ del Sahara. L’Europa ‘sguarda’ l’Africa con gli occhi dell’Occidente, per dirla col noto romanzo di Joseph Conrad, e forse non potrebbe fare altrimenti. Anche perché si è scritto che l’Africa avrebbe bisogno dell’Europa per affermarsi e magari entrare, finalmente per alcuni, nella storia (dell’Occidente). In effetti, soprattutto a partire dalla Prima guerra mondiale, dalla presenza negli eserciti alleati di militari africani e soprattutto in chiave post-colonizzazione, si affermò nello spirito del tempo il concetto di Eurafrica. 
Risulta oltremodo istruttivo riesumare l’idea mai del tutto tramontata ma per molti versi ‘censurata’, che la nuova edizione del libro di Hansen et Jonsson - Eurafrica’, pubblicato nel 2014, ricorda. Con tanto di cartine geografiche, grafici e zone di influenza tra Europa e Africa da parte degli stati europei in fase di decolonizzazione, viene assunta come ‘naturale’ una storia comune tra i due continenti. Il luogo da dove partono le linee ‘verticali’ e dove vi tornano, è comunque sempre e solo l’Europa, la ‘testa’ del corpo politico-geografico del nuovo continente.
…’L’espressione ’continente verticale’ indica l’interconnessione profonda tra Europa, Mediterraneo e Africa: tre aree interessate da sfide comuni che vanno affrontate con soluzioni condivise. L’Italia può e deve svolgere un ruolo di ponte su cui far passare una collaborazione tra continenti sempre più stretta…sta al nostro Paese affermarsi quale partner credibile e affidabile dei Paesi africani. Sappiamo farlo, dobbiamo farlo. (il ministro degli esteri Luigi di Maio, sul giornale ‘Avvenire’).
I naufraghi abbandonati nel Mediterraneo, il finanziamento della guardia costiera libica, l’esternalizzazione delle italiche frontiere nel deserto del Niger sono alcune delle espressioni più nitide del ‘ponte’ a cui fa allusione il ministro degli esteri. Altri ‘ponti’ di questo tipo sono costituiti, ad esempio, dalle presenze armato-umanitarie dell’operazione dei militari italiani denominata MISIN e la creazione, ormai in fase avanzata, di una base militare alla periferia della capitale Niamey. Sempre nell’ottica del ‘ponte’ e per il principio di reciprocità, si potrebbe ipotizzare la costruzione di una base militare nigerina alla periferia di Roma, ad esempio, per contrastare le attività mafiose del Paese…
Il libro citato ricorda che alla base dell’Eurafrica, nel contesto della decolonizzazione dei vari imperi occidentali e nella scelta dell’Africa come partner, vigevano tre principi guida. Uno spazio per ‘ospitare’ la popolazione europea in eccedenza (la migrazione di europei), le risorse minerarie strategiche (per l’industria europea) e nuovi mercati in grado di sviluppare il neo-continente. A questo si aggiungeva pure la risorsa di vitalità e di futuro che il continente africano avrebbe potuto offrire alla ‘vecchia Europa’, esangue dalle due guerre e da irrimediabili divisioni nazionalistiche. Tutto o quasi era già stato detto. Quanto si vive oggigiorno nelle relazioni euro africane trova riscontro nelle auto-avverate ‘profezie’ citate in funzione del ‘Continente Verticale’. In fondo aveva una qualche ragione l’attivista e dottore in psichiatria Frantz Fanon, citato in apertura del libro Eurafrica…’ Davvero, lo spirito europeo è costruito su una strana fondazione’.

       Mauro Armanino, Niamey, 10 luglio 2022

domenica, luglio 3

SULLE ORME, LIQUIDE, DI GEORGE WEAH di P. MAURO ARMANINO (con commento di Danila Oppio)



Sulle orme, liquide, di George Weah

George Weah è l’attuale Presidente di uno stato inventato dal caso e dai sogni messianici di filantropi americani in cerca di una terra promessa credibile. Fu così che nacque la Liberia, ritagliata sulla costa del Golfo di Guinea che la tratta degli schiavi renderà oltremodo frequentata. Cambiano le stagioni della storia e cambiano i negrieri e forse anche le modalità della schiavitù ma gli schiavi rimangono i medesimi. Da che mondo è mondo, verrebbe da dire, le catene assumono nuovi profili e schiavi si nasce o si diventa per le circostanze della vita. William si ritrova con un pugno di anni stretti in mano e il ricordo del suo passaggio in una delle squadre di calcio della Liberia, il Fassell Football Club, fondato a Monrovia nel 2009. Attualmente in seconda divisione nell’improbabile campionato liberiano, tra guerra civile, Ebola, corruzioni, Corte Penale Internazionale e il rinomato dittatore (d.o.c.) Charles Taylor in carcere a vita… ‘Di professione calciatore’, risponde William alla domanda intorno alla sua attuale professione. Avrebbe voluto raggiungere l’Italia.
George Tawlon Manneh Oppong Ousman Weak vinse il pallone d’oro nel 1995, il FIFA giocatore del mondo e il premio del migliore calciatore africano dell’anno. William sa che il suo Presidente, eletto nel 2018, ha, tra l’altro, giocato nel Milan realizzando 58 reti. Ha vissuto parte della sua giovinezza nella baraccopoli di West Point a Monrovia, una quasi isola che vive di pesca e di rivendita il giorno di quanto rubato in città la notte. William ha tentato per sette volte di prender il mare in Libia, pagando dai 200 ai 300 dollari per ogni tentativo. A pochi minuti di distanza dalla riva è sempre stato arrestato dalla guardia costiera libica e riportato sulla terra ferma per una lezione correttiva della libertà che il nome del suo Paese gli ricordava. Altri non sono stati altrettanto fortunati di lui e dall’inizio di quest’anno, sono stati 800 i giocatori col destino che hanno perso la vita e hanno raggiunto ‘l’isola delle speranze rubate’. Proprio come a Melilla, l’enclave spagnola in territorio marocchino, dove almeno 27 altri ‘attaccanti’ come lui sono stati calpestati.
George Weah ha naturalmente deluso i giovani come William che a lui si ispiravano. Nella campagna presidenziale aveva promesso di lottare contro l’endemica corruzione, di offrire la scuola gratuita a tutti e di sanare la bidonville nella quale è cresciuto. Nessuna di queste promesse è stata mantenuta perché la politica e il calcio hanno terreni di gioco differenti, Come tra mare e deserto c’è differenza e di questo Willam, che ha conosciuto i due, si è reso conto l’altro giorno. Nel deserto dove era passato un paio di giorni prima, al confine con la Libia, hanno scoperto i corpi di dieci migranti in una fossa comune. William, che ha seguito le orme del suo Capitano, tornerà in Liberia. Dopo aver tentato per sette volte di attraversare il mare, spera finalmente di trovare un posto da titolare nel campionato della vita.
      
        Mauro Armanino, Niamey, 3 luglio 2022

Ndr: Aggiungo un mio ricordo. Ho conosciuto di persona l'ex calciatore del Milan, e mai avrei immaginato che diventasse Presidente della Liberia, anche perché la sua prima candidatura è stata una fumata nera, e solo al secondo mandato, ha ottenuto la carica. Sono Juventina, ma l'allora Parroco della mia Parrocchia era un milanista sfegatato. Ho incontrato Weah presso lo studio della mia dentista, che all'epoca curava un po' tutti i calciatori della squadra rosso-nera. Ho colto l'occasione per chiedergli un autografo con dedica per il Parroco, e lui scrisse: "con simpatia a Padre Terresio, sì, scrisse il nome proprio con due erre, anziché con una sola. Lo misi in cornice, assieme ad una foto del calciatore, e il quadretto lo donai al Parroco. Lui espresse dei dubbi sull'autenticità della dedica, e non ne ho compreso il motivo. Incontravo spesso i calciatori del Milan presso lo studio dentistico, ma non mi è mai venuto in mente di chiedere prima qualche loro autografo. E' successo con Weah, perché entrambi eravamo lì, nello studio medico di Castellanza (VA) per saldare il conto alla dottoressa Fiorenza Sala. Lei era presente, poiché mi ha offerto un foglietto del suo promemoria, perché non avevo con me neanche un piccolo pezzo di carta.
Certo avrei sperato che, una volta Presidente del suo popolo, si fosse attivato a mantenere le promesse fatte durante la sua candidatura. Apprendere che invece i giovani liberiani sono rimasti delusi, ha deluso non poco anche me.
Danila

giovedì, giugno 30

"ALI D'UN SOGNO" l'ultimo libro di ANNALENA CIMINO, la poetessa di Capri e dell'Amore - recensione di RENATA RUSCA ZARGAR



“Ali d’un sogno” l’ultimo libro di Annalena Cimino,

la poetessa di Capri e dell’Amore

Vivere a Capri significa trattenere negli occhi il fascino impetuoso del mare che circonda l’isola con un anello di tinte e di salmastro. Come significa respirare profumi intensi di fiori che si abbarbicano in ogni strada, vicolo o poggiolo.

Passeggiare per Capri è curiosare le tante piastrelle di ceramica colorate che indicano le abitazioni e celebrano eventi e persone.

Vivere a Capri, pertanto, è già di per sé una vita straordinaria. 

Poi, c'è “l'Amor che move il sole e l'altre stelle”. Dante, nell’ultimo verso del Paradiso, rappresenta Dio come Amore perché l’Amore è  il sentimento che solo giustifica il senso della vita umana, che la rende degna di essere vissuta, che permette di trovare un pensiero traboccante di emozioni la sera, prima di dormire, e la mattina al risveglio.

Dunque, Annalena Cimino è la poetessa di Capri.

A Capri vive la sua esistenza e si ammalia di irresistibile bellezza. Infine, è la poetessa dell'Amore perché è l’energia dell'Amore che la ispira.

Infatti, le figurazioni che nutrono la sua poesia hanno la sorprendente intensità dell’unione di due amanti misti alla natura, ai giardini abbandonati, alla danza del vento, al pianto del mare, in una ricerca incessante dell’essere amato.

“Salsedine sulle labbra, / aulica sensazione di te,” scrive, ad esempio la Poetessa “[…] Poesia… volava tra i nostri corpi / intrecciati indissolubilmente / e salsedine fra noi nelle notti d’amore.” Oppure: “Balleremo ancora / tra le noti struggenti della vita, / tra le tumultuose acque / della cascata che annegherà / ogni dolore e solitudine, / tra le crepe delle rocce eterne, / a piedi nudi, / scansando rovi e serpi senza timore.”  

La poesia di Annalena Cimino è un intreccio di musicalità e di visioni immaginifiche, di moti incessanti e inarrestabili dell’anima.

Leggendo, si rimane stupiti, sconvolti, davanti all’incanto totalizzante che si rivela nei versi, per la forza titanica dei sentimenti in cui si esprime “l’immensità” del percorso della vita “tenendoci per mano”.

Sfogliare le pagine di questo libro ( ALI D'UN SOGNO Poesie di Annalena Cimino (intermediaedizioni.it) significa sapere che qualcosa di meravigliosamente travolgente esista davvero per il quale si possa lottare e sognare, significa riconoscere che “l’Amor che move il sole e l’altre stelle” è dentro di noi e gonfia le vele di un’esistenza doviziosa e stracolma di passione.

Renata Rusca Zargar


lunedì, giugno 27

SOLTANTO OSTAGGI di ENRICO EULI



soltanto ostaggi 

Il popolo ucraino, sempre meno entusiasta e sempre più devastato, scopre sempre più di essere soltanto un ostaggio.
E che il suo rappresentante politico più alto, Zelensky, sta ottenendo i suoi risultati politici e personali a discapito del suo popolo.
'Ci siamo meritati la candidatura in Europa!', esclama.
Il prezzo? Decine di migliaia di morti tra i suoi concittadini.
Ma la ragion di stato conta sempre più delle vite, umane e no, nella necropolitica. 
É qui, sulla pelle degli ostaggi ucraini, che le superpotenze giocano il loro dominio sul mondo, combattendosi tra loro, ma alleati contro la vita ed il pianeta.
L'Ucraina va verso la sconfitta militare, lentamente ma inesorabilmente.
Ma il cerchio si sta chiudendo non solo intorno alla gola di quei poveracci ai confini dell'impero.
Si sta chiudendo anche attorno alla nostra, ultimi privilegiati del mondo. 
Anche noi scopriamo di essere soltanto dei poveri ostaggi sotto ricatto.
Il ricatto energetico inizia a presentare il conto.
Le materie prime aumentano spropositatamente i loro costi, l'inflazione sale esponenzialmente e fuori controllo (e con essa, la povertà materiale di molti).
L'acqua procede a diventare un bene di lusso, e non più soltanto per i popoli del deserto.
I cambiamenti climatici accelerano e ne vediamo gli effetti sempre più evidenti ed inquietanti per il nostro comfort.
Energia, materie prime, acqua: da quanto diciamo che sono e saranno le cause di nuove, continue, terrificanti guerre?
Sta accadendo, ora, anche per noi: noi che avevamo (soli nel mondo) la possibilità di scegliere la decrescita, iniziamo a subirla per obbligo, ostaggi di noi stessi.
La risposta la conosciamo già, arriva automatica e l'abbiamo già sperimentata con la pandemia.
Stati d'emergenza permanenti, gestiti da esperti e politici che continuano ad esigere - col paternalismo o l'aperta repressione - di essere seguiti, obbediti, votati e magari anche ringraziati per le loro soluzioni e rassicurazioni.
Come veri banditi gentiluomini quali sono, si prendono cura di noi, mentre ci tengono in prigionia.
Siamo ostaggi e - anche se volessimo - non possiamo neppure offrire un riscatto per liberarci di chi ci ha rapito e ci ha tolto la libertà.
E se qualcuno si lamenta o - anche solo timidamente - protesta, è subito trasformato in ribelle fuori dal tempo o traditore della patria in armi.
Nessun minimo segno di ripensamento, nessun - neppur parziale o momentaneo - sprazzo di lungimiranza.
Non vogliamo finire di giocare questo gioco che ormai è giunto a coincidere con la nostra ed altrui vita. É un gioco che non sa come finire e che conosce come unica sua fine solo la fine di chi lo gioca.
Ecco perché, sino alla fine, non crederemo alla nostra fine.

Enrico Euli

Università degli Studi di Cagliari
Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni Culturali
Ruolo Ricercatore universitario
Area scientifico disciplinare
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche
M-PED/03 DIDATTICA E PEDAGOGIA SPECIALE
Emaileuli@unica.it

Mi ha trasmesso questo interessante articolo Padre Mauro Armanino, che ringrazio di tutto cuore.


domenica, giugno 26

SE NON MI INSEGNI NON POSSO IMPARARE: IL LEGAME DI ATTACCAMENTO di ZARINA ZARGAR

 Se non mi insegni non posso imparare: il legame di attaccamento


Che cos’è:

Partiamo da un concetto fondamentale. L’attaccamento è quel legame particolarissimo e speciale che ci permette di entrare in connessione con i caregiver, chi si prende cura di noi, fin dai primi giorni di vita e ci garantisce la sopravvivenza.

Lo sappiamo, tutti i cuccioli di mammiferi, come noi, dipendono dalle cure genitoriali e non avrebbero speranze di arrivare all’età adulta se non ci fosse qualcuno che si prenda cura di loro. Lo possiamo vedere anche nella vita di tutti i giorni: basta aver avuto tra le mani un gattino di pochi giorni per essersi resi conto di quanto sia fragile.

Ovviamente il discorso risuona ancora di più se pensiamo ai piccoli dell’essere umano, quelli nostri:

alla nascita siamo tutti indifesi, vediamo poco, non conosciamo l’ambiente e non sappiamo come muoverci, tantomeno procurarci il nutrimento da soli.

Senza cure adeguate non avremmo la possibilità di crescere e andare avanti.

L’attaccamento, quindi, è un legame istintivo e indispensabile alla sopravvivenza che ha origine nella relazione primaria, cioè quella che mette in relazione il neonato alla madre, al padre o chi si prende cura di lui. È un legame salvifico che lega il nuovo arrivato alla figura accudente con la quale si innesca uno scambio continuo di informazioni relative ai bisogni fisiologici e non.

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Esame psicodiagnostico

Come ha inizio?

Si sviluppa fin dai primissimi giorni di vita e si basa sulla disponibilità e sull’attenzione che l’adulto investe nei confronti del neonato.

Le madri lo sanno bene: bastano piccoli gesti, uno sguardo o un pianto diverso dal solito per capire di cosa il piccolo ha bisogno. Il legame di attaccamento, di connessione e fiducia reciproca che si crea fin dall’inizio rende tutto ciò molto naturale e di semplice decifrazione.

A causa della sua natura affettiva e del momento delicatissimo in cui ha inizio, questo è un legame molto intenso che si sviluppa nel tempo e prende direzioni diverse in base al temperamento innato del bambino (più attivo o meno) e le reazioni del caregiver che può essere più o meno rispondente ai reali bisogni fisiologici ma anche emotivi dell’esserino che richiede le cure.

Questo primissimo legame fondamentale, come ben spiegato dallo psicologo e medico John Bowlby, teorico dell’attaccamento, avrà delle influenze a lungo termine sull’esperienza di vita del bambino (Bowlby J., 1969)

E una volta adulti?

Una volta cresciuto, il bambino diventato adulto, in base all’esperienza vissuta con i caregiver (presenti, assenti, intrusivi o rifiutanti), saprà muoversi all’interno delle relazioni sociali, amicali e di coppia con maggiore o minore fiducia e sicurezza. Svilupperà, quindi, uno stile di attaccamento che utilizzerà per entrare in relazione con l’altro, sentendo dentro sé e aspettandosi comportamenti in linea con quelli sperimentati con la figura primaria.

In poche parole, gradualmente si struttureranno nella mente del bambino dei modelli operativi interni, cioè delle rappresentazioni mentali di sé, del legame costruito con l’attaccamento e poi più generalmente di ciò che può aspettarsi anche dagli altri e dall’ambiente esterno, con lo scopo di guidarlo nelle sue interazioni con l’ambiente facilitandole (Bowlby J., 1979).


Può succedere, in alcuni casi, che la figura primaria di accudimento viva contemporaneamente alla nascita del figlio/a una situazione personale di disagio dettata dai più svariati fattori e eventi: salute propria o del bambino (nascita pretermine o altri imprevisti), problemi di coppia, difficoltà di adattamento alla nuova vita, paura di non essere all’altezza, ambivalenza nei confronti della genitorialità, depressione post-partum, forti ristrettezze economiche e molte altre situazioni che possono contribuire all’esaurimento delle energie psicofisiche 

necessarie ad accogliere il nuovo nato nel mondo e prendersene cura.

In base al vissuto del genitore, infatti, anche la relazione con il neonato cambia.


Non per forza, però, gli esiti saranno negativi. Come già anticipato prima, l’attaccamento è frutto di un continuo scambio in cui giocano ruoli importanti le caratteristiche dell’una e dell’altra parte, quindi anche assestamenti e migliorie, dopo un iniziale periodo di difficoltà, sono sicuramente possibili.

Una base sicura…

Quando il legame di attaccamento si consolida in maniera positiva si va a creare quello che la dott.ssa Mary Ainsworth (Ainsworth et al. 1978) ha per prima definito “base sicura“: una sorta di punto di partenza e punto di ritorno costantemente presente e in grado di adattarsi flessibilmente a esigenze di esplorazione e di crescita.

Bowlby ha poi ulteriormente approfondito questo concetto riferendolo al legame di attaccamento: quando un bambino inizia a esplorare attivamente l’ambiente extrafamiliare e a muoversi anche distanziandosi poco a poco dalle figure genitoriali ha bisogno di questa base sicura carica di sicurezza e di fiducia che gli garantirà un buono sviluppo sul piano sociale ed emotivo.

Il pieno appoggio del caregiver e lo sguardo sereno di approvazione nei movimenti di esplorazione permetterà all’infante di sentirsi sicuro e fiducioso nei momenti di allontanamento e allo stesso modo accolto non appena ritornerà indietro “sapendo per certo che sarà il benvenuto, nutrito sul piano fisico ed emotivo, confortato se triste, rassicurato se spaventato” (Bowlby J., 1988).

I genitori che nel tempo hanno saputo costruire una base sicura per i loro i figli li sostengono nelle loro esperienze di autonomia, ma intervengono per proteggerli, rassicurarli e accudirli quando necessario (Baldoni 2005a).

Nuove figure di attaccamento, quali?

Fortunatamente i modelli operativi interni, modelli a cui ci riferiamo quando ci relazioniamo con il mondo esterno, sono costantemente sottoposti ad un processo di riorganizzazione perché hanno a che fare con esperienze reali del passato e del presente e possono modificarsi, soprattutto sulla base di esperienze significative nel corso del ciclo vitale (Crittenden P.M., 1999).

Non è raro, ad esempio, che lo stile di attaccamento originario venga modificato dalla relazione profonda con il padre, con un pari o con un partner accogliente e incoraggiante.

Ma non solo: è stato osservato che tra gli effetti estremamente positivi di una buona psicoterapia ci può essere anche la profonda riorganizzazione delle rappresentazioni interne relative all’attaccamento (Crittenden 1999; Baldoni 2005a).

Un cambio di rotta dovuto a una nuova esperienza significativa relazionale che va a mettere in discussione i modelli operativi interni e di conseguenza sia aspettative che reazioni, quindi, è possibile.

Se una volta cresciuti percepiamo ancora ferite emotive e relazionali che riteniamo affondino radici nel nostro passato sta in definitiva a noi, ormai adulti, decidere in quale direzione muoverci per poterle iniziare a medicare.

Bibliografia:

1 Bowlby J. (1969): Attaccamento e perdita, vol. 1: L’attaccamento alla madre.

Boringhieri, Torino, 1972.

2 Bowlby J. (1979): Costruzione e rottura dei legami affettivi. Raffaello Cortina, Milano, 1982.

3 Ainsworth M.D.S., Blehar M.C., Waters E., Wall S. (1978): Patterns of attachment: a psychological study of the Strange Situation. Erlbaum Associates, Hillsdale, NJ.

4 Bowlby J. (1988): Una base sicura. Raffaello Cortina, Milano, 1989.

5 Baldoni F. (2005a): “Funzione paterna e attaccamento di coppia: l’importanza di una base sicura.” In: Bertozzi N., Hamon C. (a cura di): Padri & paternità. Edizioni Junior, Bergamo, pp. 79-102.

6 Crittenden P.M. (1999): Attaccamento in età adulta. L’approccio dinamico-maturativo all’Adult Attachment Interview. Raffaello Cortina, Milano.

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 ZARINA ZARGAR


PRIGIONIERA NELLO SPAZIO di RENATA RUSCA ZARGAR



Un gruppo di donne terrestri viene rapito durante un viaggio aereo e trasportato sul Pianeta Blu a novanta anni luce dalla Terra. Infatti, alcuni extraterrestri di colore blu vogliono unirsi a donne della Terra. In cambio, condivideranno con gli umani il loro progresso tecnologico molto avanzato.

Nonostante la traumaticità del rapimento, Arianna, una giovane studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, si innamora di Axel, uno scienziato di quel pianeta.

Dovrà infine decidere: tornare sulla Terra dove c’è la sua vita e i suoi sogni o andare a vivere su quel Pianeta unendosi a una creatura tanto diversa?


Un'appassionante storia d'amore del futuro.


DISEGNO IN COPERTINA DI ZARINA ZARGAR

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