POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

venerdì, luglio 24

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi di Padre MAURO ARMANINO

 Sventurata la terra che ha bisogno di eroi


Voce del banditore - Io, Galileo Galilei, lettore di matematiche nell'Università di Firenze, pubblicamente abiuro la mia dottrina che il sole è il centro del mondo e non si muove e che la terra non è il centro del mondo e si muove

Andrea - (forte) Sventurata la terra che non ha eroi!

Galileo - No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.


Questa nota citazione è tratta dall’opera ‘ Vita di Galileo’ di Bertold Brecht, drammaturgo, poeta e regista teatrale tedesco del ‘900, il secolo breve o meglio l’Età degli Estremi dello storico britannico Eric Hobsbawm. O allora, l’età della ‘Cecità’, secondo il titolo in italiano del romanzo distopico e profetico del premio nobel per la letteratura José Saramago. L’improvvisa epidemia di cecità ‘bianca’ che, nel romanzo, colpisce la società è forse una delle metafore più acute e drammatiche del nostro tempo. Nel romanzo citato gli eroi, orientati dall’unica persona che ancora vede, sono coloro che sopravvivono con brandelli di umanità che scopre, proprio nella cecità, il dramma della vita. Dopo aver toccato il fondo dell’impotenza e la disperazione, cominceranno a ritrovare la vista.

Chi ‘protegge e difende’, secondo il senso etimologico della parola, è definito un eroe. Lo scrivente ha avuto il privilegio di conoscere e fare amicizia con molti eroi. Dal padre partigiano che ha lavorato nella fornace dei mattoni, alla madre contadina che da bimba ha fatto la serva. Le tante madri che hanno dato vita e fatto crescere dal nulla i figli concepiti e nati senza saperlo o volerlo. Coloro che hanno rifondato la vita dopo la guerra che ha loro distrutto casa, passato e identità. Padri che escono la mattina e sperano di trovare un lavoro o quanto meno qualcosa perché in famiglia si possa mangiare qualcosa. Donne che si inventano quotidiani miracoli da fare, da produrre e da vendere. Eroi coloro che sanno che dai diamanti non nasce niente mentre solo dal letame nascono i fiori.


Si è appena celebrato nella città di Genova il venticinquesimo anniversario del noto G8 e soprattutto del ‘Genoa Social Forum’. Migliaia di giovani che per qualche giorno hanno denunciato e resa più evidente la ‘cecità’ che la globalizzazione neoliberista aveva orchestrato. Hanno messo in comune fragili e possibili pratiche di libertà. Sappiamo che ai potentati del tempo e di quelli attuali ciò risulta oltremodo sospetto. Le occasioni per frenarne la novità non mancarono. La scusa della violenza programmata, facilitata, provocata e infine applicata ne è stato il tentativo più evidente. Menzogne, manipolazioni, interessi di parte e odio hanno complicato la verità dei fatti. La sofferenza di tanta gente è stata tradita. L’uccisione di Carlo Giuliani si conferma come una memoria ferita da sanare.

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, ricorda il citato Galileo. Se per eroi intendiamo i valorosi avventurieri (armati?) che, soli e contro tutti, sono i salvatori della patria, allora Brecht ha ragione. ‘Nessuno libera nessuno, nessuno si libera da solo: ci si libera insieme’, lo ricordava il pedagogista brasiliano Paulo Freire nel suo testo, forse dimenticato, ‘La pedagogia degli oppressi’. Sventurato chi avesse bisogno di questo tipo di condottieri, uomini o donne forti che diano sicurezza ad impauriti e sperduti cittadini. Eroi sono, piuttosto, coloro che accortisi della propria cecità, operano un’azione di riconquista dei propri ‘territori’ interiori ed esteriori. Territori mentali e sociali colonizzati da decenni di capitalismo ormai ‘naturalizzato’, assimilato e reso spesso compatibile con la politica e le religioni. 


Scacciano gli idoli del potere che li opprime. Insorgono contro l’usurpazione dell’immaginario del dio denaro che tutto ha trasformato in merce. Liberano i sogni da troppo tempo imprigionati dalla paura di vivere e scrivono la pace a mani nude. Solo a costoro, eroi feriali, apparterrà il futuro.
       


           
Mauro Armanino, Genova, luglio 2026


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