POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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lunedì, ottobre 31

Scosse telluriche: svegliamoci!

Non ho parole per quanto sta succedendo in Centro Italia. Sappiamo che le scosse telluriche sono causate da eventi naturali, e non possiamo impedire che la terra si scrolli di dosso le pulci. Si poteva certo prevenire, come hanno sempre fatto in Giappone, con costruzioni anti-sisma. Ma è anche ovvio che certe opere murarie, come chiese o palazzi antichi, non si possono puntellare con la speranza che qualche appropriato ritocco possa garantire e impedire il crollo delle stesse. Così come certe case antiche, che hanno una loro storia, si vorrebbe che restassero a ricordo dei tempi passati. Ma sono solo sogni.
Quello che invece si poteva evitare, riguarda il crollo del cavalcavia sulla Milano-Lecco. I segni erano evidenti, e un cantoniere aveva avvisato chi di competenza. Come minimo, avrebbero dovuto chiuderlo al traffico anche se, dalle vistose crepe si poteva subodorare che sarebbe potuto crollare alle prime raffiche di vento o pioggia.
Il nostro Bel Paese sta subendo colpi da ogni dove. Non ci resta che piangere, direbbe Massimo Troisi, ma quel che invece occorre fare, è pensare seriamente a rimettere tutto a posto, e in fretta.
Se poi penso allo sciacallaggio - opera di infami - mi ribolle una incontenibile rabbia. Tanta gente ha perso tutto quel che le era caro, in primis gli affetti di chi è stato sepolto dalle macerie ad agosto. E poi ogni suppellettile che rappresentava ricordi di famiglia, valori oltre che materiali, soprattutto sentimentali.  Se qualcosa fosse stato possibile ricuperare, è stato reso vano da azioni inqualificabili. Come si fa a portar via quel poco che è rimasto, a chi non ha più nulla? né un tetto sulla testa, né un abito da indossare, né un tavolo dove riunire la famiglia a pranzo o a cena. Non vado oltre, perché potrei pronunciare insulti irripetibili.
Una domanda sorge spontanea: ma non si potrebbe sospendere questa cosa del SI e del NO, dedicando tempo e risorse a qualcosa di molto più urgente? Come per esempio ricostruire le case per gli sfollati? E aiutarli a riprendere a vivere dignitosamente? La Costituzione è rimasta invariata per decenni, anche se aspettiamo ancora qualche anno, cambia qualcosa?
Una bella scossa anche alla nostra coscienza di italiani, sarebbe gradita, soprattutto da parte dei politici.
Danila Oppio

Ora lascio la parola a Silvia Pegah Scaglione e a Paola Scozzari.
TERREMOTI

Sono cresciuta a Teheran che si trova su una faglia, forse una delle zone più pericolose dal punto di vista sismico. Quando ero piccola, almeno una volta ogni qualche anno, si verificava un terremoto. Ricordo con nostalgia le nottate passate nel giardino dell'appartamento in cui abitavamo, con i vicini, il tè caldo che preparava quella del piano terra e le storie dei più grandi che parlavano di terremoti passati in cui la terra si apriva in due e ci cadeva dentro una persona, due, dieci, cento, una città intera... le esagerazioni della memoria e quelle mitizzazioni quando si raccontano le cose ai bambini e piano piano la si spara sempre più grosse. Almeno una volta all'anno la terra tremava, tanto. Ho sempre abitato all'ultimo piano, gli edifici alti oscillano molto, si flettono all'inverosimile. Ricordo che dal cortile vedevamo questi energumeni di acciaio piegarsi. La verità e che non ho paura dei terremoti, mi procurano nostalgia, piuttosto, e forse è terribile da confessare. Come i boati. Avevo quattro anni quando ci fu la guerra tra Iran e Iraq, era cominciata molto prima, ma in quel momento gli iracheni erano riusciti a colpire anche la capitale. Ricordo ancora le sirene che annunciavano i bombardamenti e noi che correvamo nelle cantine, per lunghe ore con gente che non conoscevo e si creava una familiarità strana, la complicità del non sapere cosa sarebbe successo da un momento all'altro. Adoravo quelle situazioni, si era più vicini. Sapevo anche che un giorno saremmo potuti saltare in aria, proprio come è accaduto a una mia compagna di giochi: aveva la casa a poche centinaia di metri dalla nostra. Casa finita nel nulla e lei non c'era più per strada a giocare a palla prigioniera. Ma da bambini sembra tutto diverso, si sa tutto e non si sa niente. Niente è così terribile da paralizzare nel terrore e anche quella paura trasforma in ricordo dolce e amaro al tempo stesso.

Silvia Pegah Scaglione

AMATRICE (ma anche a tutti gli altri luoghi colpiti dal terremoto)

Duro legno
bianco,
serrato col sigillo
sgomento
del pianto.
Un asciutto bocciolo lo adorna,
implora una lacrima, ancora
per quello strazio senza posa.
Mesto rintocco: campane,
ed abbaiar di cani,
e tremore sotto i piedi,
sobbalzi
nell’animo.
Terra di sughi e di sassi,
di storie e di sogni,
di vite spezzate nei sogni…
Quei sogni.
Terra di polvere e sassi,
speranze e cordogli,
polvere…
Quanta gelida polvere
Su tanta, disperata,
Umanità.

Paola Scozzari (Da Vento a Tindari)



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