POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!

martedì, dicembre 8

Da Il fatto quotidiano ho letto oggi questo articolo. che mi trova perfettamente d'accordo. 
Rozzano, lettera di Gesù Bambino al preside e ai genitori 

di Alex Corlazzoli | 3 dicembre 2015  
Caro preside, cari politici e genitori,
scusate se vi disturbo mentre vi state azzuffando per me ma volevo dire anch’io la mia.
E’ da duemila anni che si festeggia la mia nascita e negli ultimi tempi sembra essere diventata un problema. Più che unire ora vi divido. Ma siete così sicuri che mi interessino i vostri canti? Natale è solo un brindisi, il taglio del panettone, i lavoretti, il Tu scendi dalle stelle cantato dai vostri bambini mentre scattate quelle immemorabili fotografie del piccolo che alla recita è sicuramente il più bravo? Serve a voi grandi o serve ai bambini questa festa?
Ho letto che da giorni l’Italia intera discute se è giusto o meno festeggiare il Natale a scuola, ma forse dovremmo tornare a chiederci cos’è il Natale? Non voglio pensare che senza pandoro al cioccolato, regali, dolci nenie e stelline, non si riconosca più il senso del mio essermi fatto carne tra voi. Non credevo nemmeno, sinceramente, di essere venuto sulla terra solo perché un giorno avreste potuto, grazie a me, affermare un’identità. L’unica identità che conosco è quella umana. Spero che il ricordo della mia nascita non sia solo tradizione, recite e presepi. Sono convinto pure io di non essere troppo di disturbo ai nostri fratelli musulmani, ai buddisti, agli induisti. Ho letto, tra l’altro, cheora il paladino del Natale è quel signore che si chiama Matteo Salvini che vorrebbe le ruspe contro le grotte del giorno di oggi, senza accorgersi che io son nato in un luogo simile a quelle baracche proprio perché nessuno mi ha voluto: ero un profugo.
A difendere il Natale ci ha pensato anche quell’altro tizio, Roberto Formigoni, che non mi risulta essere uno stinco di santo. Come sono finito male!
A Rozzano hanno fatto presidi davanti alla scuola ma vi prego, lasciate in pace i bambini. Ve lo immaginate un presidio davanti alla capanna di Betlemme?
Forse, care mamme e caro preside, sarebbe stato utile a tutti sedersi e chiedersi:come possiamo dare un senso ancora al Natale, anche in una scuola?
Se per quei genitori è davvero importante celebrare la mia nascita, portare la mia Parola in un’aula, farla ascoltare e vivere anche a fratelli di religione diversa (magari festeggiando poi una loro festa), perché non provare a fare qualcosa di diverso da qualche canto e un lavoretto? Magari la semplice condivisione, nei giorni prenatalizi, di un tempo con gli anziani della casa di riposo; la visita ad una casa d’accoglienza. Perché sia davvero Natale, se ci credete e non una spruzzata di buonismo e folclore.
Permettetemi di suggerirvi la lettura di un testo che un uomo che ha davvero vissuto il Natale ha scritto per voi qualche anno fa. Si chiamava don Tonino Bello.
Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. 
Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza.
Gesù Bambino.
Ps: sia chiaro che l’autore di questa fantasiosa lettera è faticosamente ateo, crede nella laicità della scuola e nel rispetto di ogni cultura, anche quella cattolica cristiana. 

Premio Keramos a Laura Vargiu


Gli Occhi di Argo ha indetto il concorso Keramos, e quest'anno, sul litorale di Agropoli (SA) una piastrella dipinta a mano riporta la poesia di Laura Vargiu titolata Persefone.
Complimenti a Laura!! (per un errore dell'artista che ha dipinto la piastrella, il cognome della poetessa porta un accento finale che non c'è)

Addio mio fulgido sole,
tersi notturni cieli
di zagare e viole!
E addio a te, madre terra
di fiorite stagioni odorosa
Non disperar, tornerò a primavera
e la messe non lasciar infeconda
seppure all'ade io scenda sposa!

Laura Vargiu

Controsensi


Traduzione:
Gli esseri umani sono le uniche creature sulla terra capaci di tagliare un albero per produrre carta e quindi scrivere sulla stessa: "Salviamo gli alberi".

venerdì, dicembre 4

Melodifestivalen 2000 - När vindarna viskar mitt namn - Roger Pontare



E questa è la versione in lingua svedese. Se volete ascoltare un altro genere musicale di questo straordinario interprete, lo potete fare, cliccando sul video in home page, dove canta Santa Notte.

Eurovision Song Contest 2000 18 Sweden *Roger Pontare* *When Spirits Are...



Questa la versione in lingua inglese, del meraviglioso cantante svedese Roger Pontare, che ho avuto modo di "conoscere" presso il Museo dei Sami, a Tromso, antico popolo stanziato nel circolo polare artico norvegese. Mentre visitavo quel museo, usciva da un televisore questa musica  e me ne sono innamorata.

Omaggio a Roberto Vittorio Di Pietro

Ringrazio il poeta Roberto Vittorio  Di Pietro, per avermi inviato il suo libro "L'archetipo della canilità" - Edizioni Helicon, a cura di Rodolfo Tommasi.


E sono lieta di pubblicare una sua intrigante poesia, inserita nell'Agenda 2016 della Edizioni Helicon.



I miei più vivi complimenti per le composizioni poetiche, e ringrazio la scrittrice Angela Fabbri, amica comune, per avermi fatto conoscere l'autore.
Danila Oppio

giovedì, dicembre 3

La famiglia di Betlemme


 Nell’immaginario comune, e certo anche per un’idea sfalsata trasmessa dalle antiche credenze, Maria ha vissuto con Giuseppe senza un gesto d’affetto. Neppure un abbraccio, un bacio, una carezza, poiché lei è stata da sempre quel giglio intoccabile. Solo con il Figlio, le sono stati permessi gesti di affettuosità materna.
Poi ho visto questa immagine, che mi ha portato ad un pensiero diverso. Maria era fidanzata a Giuseppe, quindi tra loro c’era un profondo affetto.
Proviamo a guardare il loro rapporto come quello di una coppia molto affiatata. Tanto affiatata che Giuseppe ha accettato di sposare Maria, pur se portava in grembo il figlio di un Altro. Di un Altro molto in Alto, questo è assodato, Ma quale uomo avrebbe sposato una donna in attesa di un figlio non suo? Solo un uomo che amava profondamente la sua promessa sposa.
E durante la gravidanza, come le sarà stato vicino, con quali premure si sarà preso cura di lei? E quando il Figlio è nato, non l’avrà forse abbracciata, per trasmetterle la gioia di quella nascita, e a dimostrazione della sua vicinanza?
Non le avrà dato un bacio, per averlo fatto diventare padre, seppur putativo?
Ecco, sono riflessioni che solo una moglie e madre può fare. Non un Clero che per millenni ha allontanato da sé ogni sorta di affettività. Non un Clero che, per sostenere la verginità di Maria - mai messa in dubbio - ha preferito cancellare dalla storia il rapporto di coppia di due sposi affettuosi ed entrambi innamorati di quel Bambino.
A me piace pensarla così, la Sacra Famiglia: vicina, stretta in un caldo vincolo di Amore, i genitori impegnati a crescere un Bimbo straordinario, a educarlo, a prendersi cura di Lui.
E quando Giuseppe si è ammalato, non posso immaginare che Maria non si sia curvata su di lui, ad assisterlo amorevolmente, a dargli quell’ultimo bacio d’addio, prima del transito.
Dio è Amore, quindi non può aver scelto di nascere dove l’amore non era vissuto, anche se con un atteggiamento più che coniugale, fraterno.
Ringrazio Augusto Aredo, che dal Perù ha inviato questa meravigliosa immagine, tanto vicina al mio pensiero rivolto alla Famiglia di Betlemme.
Danila Oppio