POETANDO
In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
mercoledì, dicembre 28
TICINO di Mariella Oppio Maiocchi
E l'acqua scorre
tra sasso e sasso e
saltellando. racconta
cantando , la sua storia.
Sono il Ticino,
tra sasso e sasso e
saltellando. racconta
cantando , la sua storia.
Sono il Ticino,
un fiume allegro.
Attraverso paesi,
pianure, campagne.
A volte m’ ingrasso
A volte m’ ingrasso
di cose non buone
La civiltà, signori,
La civiltà, signori,
non ha rispetto.
Raccolgo rami secchi,
tronchi abbandonati
e tutto converge
e tutto converge
sotto i ponti ingorgati.
Le mie acque azzurre
planano come aliante
piccole spiagge,
piccole spiagge,
mete estive di bagnanti.
Il calore mi asciuga
ed ecco la sabbia fine
che scorre fra le dita
che scorre fra le dita
di qualche radice.
E ' la mia storia.
La mia lunga vita,
che si rifugia
nelle braccia del Po.
E con lui lentamente
o impetuoso
mi sfogo nell'Adriatico
mi sfogo nell'Adriatico
tra le onde
piatte del mare
frangendomi
frangendomi
nella rena con loro.
Ero acqua dolce
ed ora sono salato..
Il destino di un fiume
Il destino di un fiume
idea del Creato!
IL MIO JAKOB di Angela Fabbri
La notte era stellata. Le remote luminosità si rivelavano a
poco a poco.
La loro luce pareva accendersi e spegnersi con
un’impercettibile intermittenza e i miei occhi erano stanchi.
L’oscurità chiara, ma greve, mi dava un senso di quiete oppressiva
e tanto desiderio di dormire.
Chiusi un attimo gli occhi come per provare, ma non mi
riuscì di abbandonare quella visione d’infinito tanto rara. Fissai le stelle,
quasi conscia del loro millenario segreto, ma incapace di renderlo chiaro a me
stessa. Rimasi così un lungo istante, in eterno e finito abbandono… Mi volsi e
scoprii il corpo, il volto di Jakob che, seduto accanto a me sul divano, nella
veranda, mi teneva un braccio attorno alla vita.
La sua presa era molle, debole, la stanchezza e gli anni
avevano rapito le forze di Jakob, una volta prestanti; d’improvviso gli occhi
gli si erano chiusi e si era assopito.
Caro, caro Jakob, quanti anni passati assieme! 25 in
novembre, il 12 di novembre.
25 anni di vera felicità: io ero ancora una bambina. E lui,
oh lui era già un uomo, e che uomo! Alto e forte, intelligente e gentile. E
innamorato. Cosa volete di più da un uomo? La bellezza? No, Jakob non era
bello, ma c’era qualcosa in lui che non era comune, qualcosa di misterioso e
affascinante…
Lo rivedo oggi come ieri, e non m’importa che sia tanto
cambiato, il suo cuore non lo è, la sua anima è la stessa, quella di cui allora
m’innamorai.
Sì; ricordo perfettamente: lo conobbi a una festa in casa di
amici, in quest’attimo rivivo quell’attimo e i seguenti, come fossero qui,
reali…
Arrivò tardi e a un certo momento mi trovai a ballare con
lui; e al lento rotolare delle note, io mi innamorai… m’innamorai di quel
simpatico e cordiale ‘ingegnere minerario’ che continuava a fissarmi
sorridendo.
Tutto poi si svolse in un confuso dibattersi di sentimenti,
non credo che neppure lui rammenti con precisione. Usciti, partimmo in
macchina, svegliammo un giudice di pace e, in breve, fummo sposati.
E poi di nuovo via, fra il vento della corsa, verso la sua
casa, la casa di Jakob.
Non mi sono mai pentita della mia decisione, gli anni felici
sono passati volando e abbiamo avuto quattro figli.
John, il primogenito, è un rispettabile giovane avvocato,
con il suo piccolo studio legale in uno dei più bei quartieri della città; ci
aveva dato tanto da fare da piccolo, che quando andò via per farsi strada nella
vita, ci parve un’illusione. Era stato un bambino difficile, e non credevamo
neppure che avrebbe studiato, invece, quando prese in mano il primo libro,
tutto cambiò.
Bob, il nostro secondo figlio, si sta affannando
all’università per diventare medico ed era stato questo un grande dolore per
Jakob che l’avrebbe voluto ingegnere come lui, ma Bob, che era sempre stato un
buon bambino, remissivo come pochi, si trovò questa volta deciso e suo padre
alla fine fu fiero di lui.
Tony invece, frequenta il corso allievi ufficiali della
Marina Militare. Da piccolo era stato il ‘selvaggio’ di casa, si cacciava in un
sacco di guai. Era coraggioso e audace, persino incosciente, ma l’amore per il
mare l’aveva ben presto condotto alla disciplina.
E l’ultima, la ‘cocca di papà’, è Sheila che ha diciotto
anni e da uno è sposata con un tenente di polizia. Ricordo bene la gioia di
Jakob dopo la nascita di Sheila. Dopo tre maschi, finalmente una femmina!
Crebbe viziata da Jakob, che non voleva le mancasse nulla, e ‘stellina’ dei
suoi fratelli, finchè un giorno s’innamorò di un bel giovanotto che se la portò
via.
Ora nella grande casa eravamo rimasti in due: io e Jakob.
Adesso quel viso un tempo animoso e cordiale, forte e
gentile, era stanco. Le forme del viso incominciavano ad afflosciarsi, le rughe
a farsi più profonde, la vivacità a frenarsi a poco a poco.
Aveva già 52 anni, Jakob, ma la mia tenerezza per lui non
era mutata.
Aprì gli occhi stanchi e li volse a me, un sorriso lieve gli
spianò i lineamenti.
“ Joan “ mi disse “ è tardi, e fa fresco qui fuori, non
credi sia ora di andare a letto? “
“ Sì “ il mio sguardo carico d’affetto si posò su di lui.
Prese debolmente le rigide stampelle appoggiate alla
spalliera e si levò con fatica; lo aiutai a camminare e ci avviammo verso la
porta-finestra.
Sì, a Jakob, al mio adorato Jakob, erano state amputate le
gambe dopo esser stato sepolto sotto una frana. Be’, avvenne 24 anni fa…
Angela Fabbri (Ferrara, maggio 1967)
Dedicato a Danila (Ferrara, 26 dicembre 2016)
venerdì, dicembre 23
E' NATALE di Giuseppe Stracuzzi
È NATALE
Il cielo ha colore di perle
sugli alberi aghi di ghiaccio
scintillano luci dell’alba,
lo sguardo pietoso diffonde
scolpito dai segni del gelo
la donna accostata ai carrelli.
Silenziò tra fronde di abeti
nel pallido giorno che filtra
sul grande parcheggio,
si sfalda nell’aria la neve,
ondeggiano fiocchi smarriti,
carezzano il viso e i capelli
intrisi di lividi e neve,
la donna accostata ai carrelli
coperta di stracci
ha voce pietosa che insiste,
le mani imbottite di stracci,
la gente che passa non vede
le lacrime sotto la fronte.
La gente che esce non sente
la donna che dice: È Natale!
SINCERI AUGURI A TUTTI
BUON NATALE!
Giuseppe Stracuzzi
giovedì, dicembre 22
NATALE DI Graziella Cappelli
Malinconia
nel frastuono
in luci abbaglianti.
Vanno i pastori
con le greggi
e son carrelli
d'acciaio.
Cantano
le casse
del supermercato
il bue
è in offerta
estinto l'asinello
il Bambin Gesù
l'hanno adottato
a distanza.
Graziella Cappelli
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