POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

mercoledì, dicembre 28

IL MIO JAKOB di Angela Fabbri



La notte era stellata. Le remote luminosità si rivelavano a poco a poco.
La loro luce pareva accendersi e spegnersi con un’impercettibile intermittenza e i miei occhi erano stanchi.
L’oscurità chiara, ma greve, mi dava un senso di quiete oppressiva e tanto desiderio di dormire.
Chiusi un attimo gli occhi come per provare, ma non mi riuscì di abbandonare quella visione d’infinito tanto rara. Fissai le stelle, quasi conscia del loro millenario segreto, ma incapace di renderlo chiaro a me stessa. Rimasi così un lungo istante, in eterno e finito abbandono… Mi volsi e scoprii il corpo, il volto di Jakob che, seduto accanto a me sul divano, nella veranda, mi teneva un braccio attorno alla vita.
La sua presa era molle, debole, la stanchezza e gli anni avevano rapito le forze di Jakob, una volta prestanti; d’improvviso gli occhi gli si erano chiusi e si era assopito.
Caro, caro Jakob, quanti anni passati assieme! 25 in novembre, il 12 di novembre.
25 anni di vera felicità: io ero ancora una bambina. E lui, oh lui era già un uomo, e che uomo! Alto e forte, intelligente e gentile. E innamorato. Cosa volete di più da un uomo? La bellezza? No, Jakob non era bello, ma c’era qualcosa in lui che non era comune, qualcosa di misterioso e affascinante…
Lo rivedo oggi come ieri, e non m’importa che sia tanto cambiato, il suo cuore non lo è, la sua anima è la stessa, quella di cui allora m’innamorai.
Sì; ricordo perfettamente: lo conobbi a una festa in casa di amici, in quest’attimo rivivo quell’attimo e i seguenti, come fossero qui, reali…
Arrivò tardi e a un certo momento mi trovai a ballare con lui; e al lento rotolare delle note, io mi innamorai… m’innamorai di quel simpatico e cordiale ‘ingegnere minerario’ che continuava a fissarmi sorridendo.
Tutto poi si svolse in un confuso dibattersi di sentimenti, non credo che neppure lui rammenti con precisione. Usciti, partimmo in macchina, svegliammo un giudice di pace e, in breve, fummo sposati.
E poi di nuovo via, fra il vento della corsa, verso la sua casa, la casa di Jakob.
Non mi sono mai pentita della mia decisione, gli anni felici sono passati volando e abbiamo avuto quattro figli.
John, il primogenito, è un rispettabile giovane avvocato, con il suo piccolo studio legale in uno dei più bei quartieri della città; ci aveva dato tanto da fare da piccolo, che quando andò via per farsi strada nella vita, ci parve un’illusione. Era stato un bambino difficile, e non credevamo neppure che avrebbe studiato, invece, quando prese in mano il primo libro, tutto cambiò.
Bob, il nostro secondo figlio, si sta affannando all’università per diventare medico ed era stato questo un grande dolore per Jakob che l’avrebbe voluto ingegnere come lui, ma Bob, che era sempre stato un buon bambino, remissivo come pochi, si trovò questa volta deciso e suo padre alla fine fu fiero di lui.
Tony invece, frequenta il corso allievi ufficiali della Marina Militare. Da piccolo era stato il ‘selvaggio’ di casa, si cacciava in un sacco di guai. Era coraggioso e audace, persino incosciente, ma l’amore per il mare l’aveva ben presto condotto alla disciplina.
E l’ultima, la ‘cocca di papà’, è Sheila che ha diciotto anni e da uno è sposata con un tenente di polizia. Ricordo bene la gioia di Jakob dopo la nascita di Sheila. Dopo tre maschi, finalmente una femmina! Crebbe viziata da Jakob, che non voleva le mancasse nulla, e ‘stellina’ dei suoi fratelli, finchè un giorno s’innamorò di un bel giovanotto che se la portò via.

Ora nella grande casa eravamo rimasti in due: io e Jakob.
Adesso quel viso un tempo animoso e cordiale, forte e gentile, era stanco. Le forme del viso incominciavano ad afflosciarsi, le rughe a farsi più profonde, la vivacità a frenarsi a poco a poco.
Aveva già 52 anni, Jakob, ma la mia tenerezza per lui non era mutata.
Aprì gli occhi stanchi e li volse a me, un sorriso lieve gli spianò i lineamenti.
“ Joan “ mi disse “ è tardi, e fa fresco qui fuori, non credi sia ora di andare a letto? “
“ Sì “ il mio sguardo carico d’affetto si posò su di lui.
Prese debolmente le rigide stampelle appoggiate alla spalliera e si levò con fatica; lo aiutai a camminare e ci avviammo verso la porta-finestra.
Sì, a Jakob, al mio adorato Jakob, erano state amputate le gambe dopo esser stato sepolto sotto una frana. Be’, avvenne 24 anni fa…

Angela Fabbri (Ferrara, maggio 1967)

Dedicato a Danila (Ferrara, 26 dicembre 2016)  

3 commenti:

  1. Ho pubblicato volentieri il racconto di Angela Fabbri, che gentilmente mi ha dedicato, perché è sbalorditivo che una ragazzina di 15 anni avesse già la stoffa dello scrittore. Complimenti all'autrice.

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  2. Esattamente 50 anni dopo, lo scrittore Angela Fabbri si chiede perchè pubblicarlo. Hai avuto piacere di farlo. Va bene così.
    Angela

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  3. Ho avuto piacere per il semplice fatto che in questo modo viene conservato, ma soprattutto perché è un insegnamento per tutti, oltre che per me personalmente! Grazie ancora, Angie!

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