Accanto a casa mia, dei vicini e del residence subito più in là, un tripudio di colori autunnali, da togliere il respiro per tanta bellezza.
AUTUNNO
di VINCENZO CARDARELLI
Accanto a casa mia, dei vicini e del residence subito più in là, un tripudio di colori autunnali, da togliere il respiro per tanta bellezza.
di VINCENZO CARDARELLI
Dalla silloge poetica appena pubblicata L'ALBERO DEI MILLEFIORI
1996
LIGURIA
Oh, Liguria,
Paradiso tra i monti e il mare,
ho timore
di non saper cogliere bene,
nella penna, la tua bellezza:
le verdi e vive colline
a strapiombo tra le braccia aperte
del mare
che ti bacia e ti culla,
insaziabile amante,
o gli alberi di olivo
in preghiere
di pace e di serenità.
Le tue onde azzurre
alzano la testa senza sosta
a colpire le rocce forti
creando una musicalità eterna
per provocare
dorate speranze
nel più debole uomo.
Le tue albe ammalianti
e i tuoi dolci tramonti
calmano le nostre menti
e hanno trafitto
il mio cuore.
Chi vede te una volta,
diventa per sempre tuo
e mi sorge il dubbio
se tu sia la realtà
o il sogno di un poeta.
Ma Liguria dei Liguri,
abitanti di un pianeta diverso
o statuine di ghiaccio:
freddi, muti, perduti.
Zahoor Ahmad Zargar
"Quando soffia il vento del ricordo,
il sonno va via dalla testa
e il cuore balza alla gola. [...]"
"Sussurrava intorno un’aria così sottile
che svegliava i desideri del cuore,
/il vento trascinava via la mia sciarpa
e pareva accarezzare la sua pelle.[...]"
“Dio mio,
perdono
di non visti peccati
mentre il mio giovane corpo
privo di fioritura
è legato con tubi
-radiazioni-chemioterapia-
torture-dolore-sofferenza-[...]".
"Scene di crudeltà massacri spari
bombe fuoco urla pianti
Poi un lungo silenzio...
L’uomo ha dimenticato che anche lui
/era un bambino![...]"
Un ventennio di pensieri di amore e spiritualità.
LEGGI L'ESTRATTO:
IL DISPREGIO DEI MORTI
In questi giorni, i cimiteri, un po’ dappertutto, si sono allegramente colorati di fiori freschi o finti, e le tombe sono state pulite e riordinate. Sembrerebbe che i defunti siano onorati e ricordati con affetto.
D’altra parte, seppellire e pensare ai morti non è una novità. Sono stati ritrovati resti fin dal Paleolitico (due milioni di anni fa) con tombe che, magari, erano solo semplici fosse ricoperte di terra, arricchite, però, da oggetti importanti: cibo, armi e strumenti. L’essere umano, unico animale, ha sviluppato da sempre un senso religioso e ha immaginato una vita dopo la morte.
Ho notato, però, che ci tormenta e ci dispiace la morte solo di parenti, amici e conoscenti. Gli altri, vengono liquidati con un “Si deve pur morire!”, frase che non verrebbe mai usata per nostra madre, ad esempio, o altro consanguineo.
Ho notato anche che abbiamo la memoria molto corta e, oggi, abbiamo completamente dimenticato i 140000 e più morti per Covid solo in Italia (nostri connazionali), affermando che il Covid non esiste o simili fantasticherie.
Tutte quelle bare trasportate dai camion militari perché non si sapeva dove metterle, in fondo, - si pensa - non racchiudevano un nostro parente. Pazienza, se erano madri, padri, fratelli, sorelle di qualcun altro che li amava, pazienza se avevano fatto una morte disumana, soffocati in totale solitudine. Come detto, “Si deve pur morire!”. E poi, avevano altre patologie, sicuramente, - si sostiene ancora - e non ha importanza se quelle patologie avrebbero loro concesso altro tempo di vita, né se le speranze loro e dei loro cari fossero state ben diverse.
Quei morti non contano più nulla ed escludo addirittura dal conteggio i milioni di morti nel mondo perché, per le nostre misere riflessioni, sono davvero troppo lontani!
Eppure, io credo, invece, che quelle vittime innocenti abbiano salvato la mia vita. Morendo, hanno dato il via e il tempo alla ricerca scientifica che ha trovato il vaccino. Se molti di noi potranno scampare a questa orribile pandemia è anche grazie al sacrificio di chi è stato colpito all’inizio.
Ora, c’è persino qualcuno che chiama il green pass la “tessera del pane” e passeggia ostentando il filo spinato e la pettorina a righe.
Eppure, anche i più ignoranti hanno visto, almeno in televisione, quei corpi scheletrici avviati alle camere a gas e ai forni crematori. Torturati, dileggiati, picchiati, affamati, terrorizzati e, infine, uccisi, colpevoli solo di far parte di categorie che qualcuno aveva deciso di sterminare.
Prenderli in giro, paragonare lo sterminio di milioni e milioni di persone innocenti con l’uso di una misura che ci permetterà di salvarci la vita, significa essere portatori di una grave malattia psichiatrica.
È vero, il Green Pass non è perfetto, certamente, dovrebbe essere più esteso, almeno a tutti i luoghi dove ci siano gruppi di persone, proprio per salvaguardare la nostra incolumità fisica, cioè la nostra libertà.
Perché solo da vivi possiamo essere liberi.
In ogni caso, è una regola dell’odierna vita in società e le regole sono necessarie, altrimenti, si deve andare ad abitare da soli, nel deserto.
Disturba che lo chiedano per lavorare?
Ci sono molte altre richieste per i lavoratori: indossare tute, caschi, rimanere ore in un determinato luogo, avere la patente, un titolo di studio, un apprendistato, un orario…
Nessuno se ne è mai stupito.
Quando io ho iniziato a insegnare, moltissimo tempo fa, ogni anno mi chiedevano di fare l’esame del sangue per essere sicuri che non avessi la sifilide, come pure i raggi al torace per sapere se fossi affetta da tubercolosi. Non mi è mai venuto in mente di ribellarmi e di travestirmi da deportato.
Prima di tutto perché desideravo lavorare e poi perché mi sembrava giusto che accertassero le mie condizioni di salute, visto che sarei stata a contatto con delle persone fragili, in via di formazione.
Ora, io con il Green Pass mi sento di nuovo libera. Finalmente, posso prendere un bus, un treno a lunga percorrenza, andare al ristorante, in piscina o dove mi pare, con una certa tranquillità.
Finalmente, molti tornano a lavorare e, qualcuno, forse, riuscirà a non chiudere la sua attività.
Dopo due anni di clausura e di sospensione della quotidianità, non mi sembra poco!
Renata Rusca Zargar
Ho letto il tuo l'articolo, cara Renata, e sono totalmente in accordo con te. Ora lo pubblico e poi ti invierò il link! Ci vuole coraggio per dire la verità. Questi No - Vax, No Green Pass, stanno contagiandosi e contagiando in quelle manifestazioni stupide e oltraggiose! Pensano che sia tolta loro ogni libertà, mentre avviene l'esatto contrario. Siamo schedati da sempre, vuoi con la Tessera Sanitaria, con le patenti di guida, i Passaporti e le Carte d'Identità, registrati all'Anagrafe, conosciuti sui social e sui vari blog. Di cosa ci si deve lamentare? Mia nonna, visto che la foto ritrae la tomba di tua madre, diceva: male non fare, paura non avere. Quindi? Evviva i vaccini, evviva i Green Pass che invece ci donano quella libertà cui i contrari a tutto questo, rinunciano senza capire che rifiutano una vita normale. E per evitare di prendersi il Covid, poiché non si sono vaccinati, non frequentano ristoranti o centri sportivi, non vanno al lavoro perché per tutto questo occorre il Green Pass. So di storie così, di alcune mamme, per esempio, che essendo contro i vaccini e il relativo documento che attesta essersi vaccinata, non possono più insegnare o lavorare come negli scorsi anni, non possono far partecipare i loro figli a varie attività, perché non possono accompagnarli, non essendosi sottoposte al vaccino. E questo è un solo esempio tra molti altri. C’è chi sostiene che ai tempi della spagnola o dell’asiatica, tremende influenze che hanno decimato migliaia di persone, non era d’obbligo il vaccino (ci credo, non era ancora stato scoperto!) e tanto meno questo odioso Pass, perché così viene considerato. Mi pare che la galera se la stiano costruendo da soli. E potrei andare avanti all'infinito di storie così ce ne sono molte e continuano a sostenere che hanno ragione loro! E per questo loro rifiuto, si sentono pure eroine/eroi.
Non auguro la morte a nessuno, piango per ogni creatura che, non curata, se ne va nell’altrove, ma se dovesse accadere che tutti i reazionari verso il Green Pass si ammalassero, forse capirebbero di aver scelto la strada sbagliata. Auguro loro buona salute, ma vorrei capire che genere di vita si stanno costruendo, poiché si auto-limitano, rinunciando alla libertà, anche se a loro pare sia vera libertà rinunciare a tutte le opportunità che, come sostieni, possiamo concederci aderendo ai vaccini e al relativo Green Pass.
Danila
L’ULTIMA LACRIMA
Ieri, ho capito che il mio percorso sulla Terra è finito.
Ormai, non riesco quasi più a parlare, faccio fatica a respirare nonostante l'ossigeno, e la mia pancia è diventata gonfia.
Immagino che mi abbiano dato la morfina perché non provo più dolore. Però, non voglio chiedere perché saperlo, intanto, non mi servirà a nulla.
Fino a qualche giorno fa, ho creduto ancora di farcela, di poter guarire, almeno un po', di rimanere qui, tra le cose che amo…
Giro lo sguardo verso lo schermo della televisione che hanno lasciato acceso per farmi svagare. Vedo scorrere bellissime donne, eleganti, che vivono, festeggiano, sono felici… È la pubblicità di qualche vino o profumo, non so, ma anch’io vorrei festeggiare ancora, vestirmi, chiacchierare, desiderare…
Invece, sono qui, sdraiata nel letto e non riesco a fare più nulla.
“O guarisco o è finita.” avevo pensato solo un paio di settimane fa. Ma, credevo, in fondo, che ce l'avrei fatta.
Come tante altre volte, il medico avrebbe trovato il modo di rimettermi in piedi.
“Forse, non sarò attiva come prima.” avevo ragionato allora “Forse, avrò bisogno di aiuto. Le riunioni dei collaboratori – dirigo una piccola associazione di volontariato- le faremo qui, in casa mia, invece che in sede. Ma io potrò ancora dare le indicazioni per le attività da portare a termine, potrò ancora essere punto di riferimento per gli altri...”
Dalla finestra aperta, verso il cielo, posso scorgere la luna. È l'ultimo quarto, l'ultima fetta arancione che si muove nel blu profondo. Intorno, qualche stella. Poi, la luna scompare, nascosta da una nuvola.
E riappare.
Lassù, nell'universo, ci sarà un posto anche per me?
O tutto di me sarà solo cenere?
Ricordo quel giorno.
Prima la mammografia. Poi, la biopsia. Infine, il responso.
- Dobbiamo operare al più presto.
- Non posso. - avevo risposto.
Non potevo lasciarlo solo. Stava morendo. Aveva bisogno di me. Lui era stato il mio fedele compagno, mi aveva dato la sua vita, mi aveva sostenuta nei miei progetti, mi aveva accompagnato in ogni attività.
Ora non potevo abbandonarlo.
- Saranno pochi giorni di ospedale. La convalescenza la farebbe a casa. - mi aveva spiegato il chirurgo.
- No, non lo lascerò solo. Neppure per pochi giorni. In tanti anni di vita insieme, lui non si è mai allontanato.
Ho fatto un sogno. Avevo scoperto di essere probabilmente incinta anche se non avevo più l'età. Come era potuto succedere?
Perché il mio corpo era vigoroso, straordinariamente vigoroso.
Cosa fare? Tenere il figlio o no? Ce l'avrei fatta a superare la fatica del parto? Avrei saputo ancora gestire un bambino piccolo?
Mi sentivo bene come nei momenti in cui facevo ginnastica a suon di musica sul tappetino elastico, avevo ritrovato quella forza ed ero felice.
Dunque, potevo farcela: tenere quel figlio, partorire... L'età non contava nulla.
Poi, mi ero svegliata. Era solo un sogno.
Non avrei più partorito e neppure fatto fitness a suon di musica.
L’intervento chirurgico era stato, dunque, rimandato di molti mesi. La malattia, invece, non si era fermata: aveva invaso il mio corpo con le sue truppe agguerrite e indifferenti alle leggi dell’amore.
E adesso sono qui, nel letto, nelle mie ore finali.
Mi rimane un rimpianto: la pubblicazione del mio ultimo romanzo, “La pianta del ricordo”, che sarebbe uscito a breve.
Non lo vedrò mai.
Non toccherò mai la bella copertina lucida a fiori che avevo immaginato, non sentirò l’odore di quella carta dove sono stampate le parole uscite dalla mia penna virtuale, non avrò mai più quel brivido di felicità e soddisfazione per aver ultimato un lavoro.
Non saprò mai se sarebbe piaciuto ai miei lettori o no.
È troppo tardi, infine. Tardi per tutto.
Sarò parte inconsapevole dell'intero universo tra poche ore.
Un soffio di aria fresca entra dalla finestra aperta.
È come una carezza, l’ultima.
Sento, allora, una lacrima scivolarmi giù per una guancia.
L’ultima lacrima.
Renata Rusca Zargar
http://largolibro.blogspot.com/2021/09/le-pagine-del-natale-parte-la-nuova.html
A questo link potrete accedere per la lettura del concorso gratuito, onde partecipare ad un'antologia dedicata al Natale.
“Le Pagine del Natale”: parte la nuova edizione. Partecipazione gratuita!
Si vestì, col meglio che aveva, e uscì per la via. La gente si riversava fuori, com’egli l’aveva vista con lo Spirito del Natale presente. Camminando con le mani dietro, Scrooge guardava a tutti con un sorriso di soddisfazione. Era così allegro, così irresistibile nella sua allegria, che tre o quattro capi ameni lo salutarono: “Buon giorno, signore! Buon Natale!” E Scrooge affermò spesso in seguito che di tutti i suoni giocondi uditi in vita sua, i più giocondi, senz’altro, erano stati quelli.
(Charles Dickens)
L’Associazione Artistico-letteraria «Gli Occhi di Argo» e la casa editrice «L’ArgoLibro» organizzano la quarta edizione del Concorso letterario gratuito “Le Pagine del Natale”.
Sono ammessi:
- racconti di massimo 3600 (tremilaseicento) caratteri spazi inclusi;
- poesie di massimo 40 versi.
Argomento: il Natale nelle sue molteplici espressioni, sfaccettature, manifestazioni.
Inviare il racconto o la poesia (è possibile partecipare a una sola sezione e con un solo elaborato) entro il 15 novembre 2021 all’indirizzo largolibro@gmail.com. Gli elaborati vanno inviati in formato Word (.doc), non sono ammessi altri formati.
Entro tre-quattro giorni, la Redazione del concorso invia un’e-mail di conferma di corretta ricezione del file. In caso non giunga tale e-mail, si prega di contattare la Redazione al 3395876415 (anche con messaggio WhatsApp).
La partecipazione al concorso È TOTALMENTE GRATUITA.
Un’apposita commissione, il cui giudizio è insindacabile, sceglierà i racconti e le poesie che saranno inseriti nella speciale Antologia realizzata e pubblicata dalla casa editrice «L’ArgoLibro» in occasione del Natale 2021.
L’inserimento nell’Antologia sarà GRATUITO.
I racconti e le poesie devono essere inediti, con l’adesione al bando si autorizza implicitamente «Gli Occhi di Argo» e «L’ArgoLibro» all’inserimento e alla pubblicazione nell’Antologia.
Gli autori resteranno titolari dei diritti sulle loro opere, fatta salva la pubblicazione di cui sopra per la quale non potranno richiedere alcun compenso.
L'antologia sarà ampiamente pubblicizzata e venduta sulle pagine web della casa editrice e gli autori inseriti interessati al facoltativo acquisto usufruiranno di uno sconto sul prezzo di copertina.
Con la partecipazione i concorrenti dichiarano implicitamente che i testi presentati sono di loro composizione, inediti, e accettano tutte le norme che regolano questo bando.
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