La pagina dedicata a Una nuova stagione non si apre, essendo il testo fotografato, quindi inserisco qui sotto il link relativo.
POETANDO
In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione. Recensioni stilate da me e da altri autori. Editoriali vari. Pubblico poesie, racconti e dialoghi di vari autori.Vi si possono trovare gallerie d'arte, fotografie, e quant'altro l'estro del momento mi suggerisce di pubblicare. Sulla banda destra della home page, appaiono i miei e-book poetici ed altre sillogi di alcuni autori. Così come le riviste online de L'Approdo e de La Barba di Diogene, tutto si può sfogliare, è sufficiente cliccare sulla copertina. Aggiungo che , sempre nella barra a destra della home page ci sono mie video poesie, con sottofondo musicale. E' sufficiente cliccare sull'immagine per ascoltare testo e musica, direttamente da YouTube. Tutte realizzate dalla eclettica Anna Montella., Ci sono poi i miei libri scritti nel corso di circa 10 anni. Buona lettura e buon ascolto!
lunedì, agosto 29
Regina di quadri di Carmine Mondelli
Regina di quadri,
non ti assopire sul quadro.
Usa le tue arti
per aiutarti.
Con gli occhi umosi,
prepara la tela,
abbozza il disegno,
con pensieri lucidi,
rendi ad Arte,
tutta la parte.
Inizia col poco,
quel che necessita,
e basta, già un tocco,
il più diventa magico,
anche il non troppo.
Regina di quadri,
dipana la sorte.
Ad ogni svolta,
controlla la rotta,
metti a dritta la sorte.
Non ti curar di loro,
imposta il passo,
e vai ad Arte.
Raccogli le tessere,
che trovi in rotta,
e componi il mosaico,
del gioco di sotto.
Raccogli con gioia,
e con dolore,
per avere ogni colore,
usa tutti in ogni dove,
perché nel dove,
c'è la sorte.
Solo allora le stelle
brilleranno su ogni rotta.
Carmine Mondelli
John Milton: on His Blindness - seconda parte
Questo libro è quello donato da Tommaso Mondelli a Roberto Vittorio Di Pietro, dal quale è nato il commento epistolare che ho pubblicato ieri e che continuo oggi.
Carissima,
spero di non aver generato equivoci con quella
mia 'riflessione ad alta voce", non certo una esternazione nel senso
meno umile della parola. E' umanamente stupendo avere a che fare con
vegliardi come Tommaso, rimasti freschi interiormente, carichi
di entusiasmo e di energia vitale da fare giustamente invidia soprattutto
"ai vecchi d'oggi: i giovincelli/canuti in cuore, immalizziti in
fretta" - come avevo amaramente definito gli adolescenti d'oggi in
quella mia poesia intitolata "La tragica vignetta", da lei
appena pubblicata sul blog. E, come insinua bene lei, giovincelli convinti
di non avere bisogno di nessuna "lezione di vita", da qualunque parte
essa provenga.
Persone come lui meritano sincera amicizia senza riserve,
in quanto, con il loro semplice modo di essere se stessi, sono capaci di
restituirne altrettanta. Al di là di tutto, quell'uomo per me resta di per
sé ammirevole poiché non ha esitato ad assecondare fino in fondo quei migliori istinti (voglia di
apprendere, perseveranza, ecc.) di cui madre natura lo ha dotato. Certo ha
avuto l'ulteriore fortuna di possedere una salute all'altezza delle sue
svariate aspirazioni: alla fin fine, ognuno deve saper fare i conti onestamente con le effettive facoltà -- sia
intellettuali, sia fisiche --di cui dispone. E dico "onestamente"
pensando proprio a quei "pensionati" sfaccendati ai quali lei
accenna, individui spesso non privi di buona salute, provvisti di
ottime energie da poter ancora impiegare proficuamente, eppure propensi ad
oziare svogliatamente nei bar o nelle bocciofile tutto il santo giorno.
Sorge, però, una domanda cruciale: "Forse che questi stessi
individui, ora pensionati, non erano in ogni caso sempre stati così fin dalla
loro giovinezza? Creature interiormente vuote, spiritualmente piatte, senza
ambizioni diverse dalla volontà di svolgere un lavoro
qualsiasi ritenendolo solamente "necessario per guadagnarsi
la pagnotta"? E allora, il terreno di base essendo questo, quale
'messaggio morale' ci si potrà mai augurare di trasmettere a beneficio di
persone psicologicamente incapaci di accoglierlo con un minimo di
coscienza? Per loro il significato di "riposo" da
conseguirsi dopo la pensione non è certo l'otium dei
Latini, è il bisogno di soddisfare (ah, finalmente!) una voglia
di abbrutimento fino a quel momento sempre repressa
per "dannata necessità"!
Non vado oltre. Ci tenevo soltanto a precisare
che, sollevando la questione dell'utilità del farsi 'scrittori
missionari' al giorno d'oggi, in realtà non facevo altro che porre a
me stesso una domanda che drammaticamente mi assilla in
veste di creativo: a che pro? ne vale ancora la pena? E la
risposta, cara Danila, forse me la fornisce proprio Mondelli: aldilà di ogni
eventuale proposito contrario, sarà sempre la propria natura intima ad
avere l'ultima parola.
Roberto
Per concludere, pubblico una foto scattata dal nipote di Tommaso Mondelli, Carmine, che trovo molto evocativa: si tratta di un altro libro dello scrittore e poeta, Settimane bianche e crociere a costo zero, (ricordi di guerra, dall'ironico titolo: le settimane bianche altro non sono che il periodo svolto durante il servizio militare, quale alpino, sui Monti della Luna, e le crociere a costo zero, i viaggi via nave che lo trasportarono, soldato e prigioniero in Africa, durante la Seconda Guerra Mondiale).
domenica, agosto 28
John Milton: On His Blindness
Domenica, 28 agosto 2016
Grazie, Danila - apprezzo
senz'altro l'innata cortesia di Mondelli: un personaggio che (come devo averle
già detto) ha un temperamento molto simile a quello di un nostro
caro amico di famiglia, deceduto l'anno scorso, e nato ugualmente nel
1919. Poco diversamente, anche lui con l'esempio personale, desiderava scuotere
il prossimo da quello che riteneva fosse un riprovevole "ozio"
generale -- "... escludendo così dalla rosa di altre possibilità (gli
dicevo io, per provocarlo benevolmente) proprio la condizione spirituale
più idonea al filosofare più autentico? Da parte dii chi,
non avendo lasciato per nulla dormicchiare la propria mente negli
anni migliori della propria esistenza, ha finalmente compreso quanto possa
talvolta rivelarsi utile e saggio tirare i remi in barca; e,
per contro, molto più indegnamente ozioso continuare a voler agire ad ogni costo; e, in certi
malaugurati casi estremi, farlo senza nemmeno rendersi conto di darsi
d'attorno inutilmente -- o, peggio, di parlarsi futilmente addosso
fino all'ultimo respiro!"
Mi divertivo a
stuzzicarlo: lui lo capiva bene, ne rideva allegramente -- e, però, sapeva
anche di non dover ignorare del tutto le mie
tipiche battute scanzonate solo in apparenza. Bisognerebbe forse riguardarsi,
in proposito, quel meraviglioso sonetto di Milton intitolato "On his Blindness". Anche
se dovesse già conoscerlo, Danila, glielo consiglio.
L'essenziale è che ci si sappia ritagliare uno spazio vitale per
"oziare produttivamente" ripensando con spirito nuovo a cose già
viste o letture già fatte... anziché, come fanno i più, correre
affannosamente appresso alle novità fine a se stesse da cui siamo ormai
continuamente aggrediti. Sono sicuro che lei, Danila, con la sua ben
diversa sensibilità, riesca a sintonizzarsi perfettamente con le
implicazioni di questi miei ragionamenti.
Non mi riferisco al
bravo Mondelli, ovviamente; credo davvero che un uomo della sua
fatta non possa proprio fare a meno di "raccontarsi" con la
(vana?) speranza (ultimissima dea...) di "svegliare, spronare,
istigare ecc."...ma chi? Ahimè, uno stuolo
innumerevole di persone che difficilmente saranno in grado di dargli retta
non avendo conosciuto altro che un perenne, gratificante "sonno
interiore" in vita loro; e quel genere di "sonno" troppo
spesso va ricondotto anche a persone
cosiddette "colte", persone anche molto "attive" nel
senso utilitaristico della parola,
o individui che potrebbero a buon
diritto definirsi "appassionati studiosi", perché no,
e che invece, a ben vedere, appartengono alla categoria
(oggigiorno sempre più diffusa) di coloro che di
parole si abbuffano ed altrettante parole sono
sempre pronti a regalare. Ma la coscienza individuale essendo
ormai paragonabile ad un rotolo di carta igienica, costoro, lungi
dal considerare semplicemente "eroico" ogni sincero,
amorevole atteggiamento "missionario" nei loro riguardi, non di
rado tenderanno a liquidarlo come "pedante", se
non addirittura "patetico". Una triste realtà, ma non occorre
essere cinici per saperla mettere a fuoco: anzi, chi maggiormente se ne rende
conto, tanto più profondamente ne soffre.
Un affettuoso abbraccio.
Roberto
Non posso che ringraziare il fato, che ha un nome, Angela, per avermi fatto incontrare una mente così eccelsa, quale quella del Prof. Roberto Vittorio Di Pietro, con la quale dialogare su svariati argomenti. In questo particolare caso, sono venuta a conoscenza di una poesia di John Milton, che non conoscevo. L'autore è stato uno scrittore, poeta, filosofo, saggista e teologo inglese. E' considerato uno dei letterati britannici più celebri, apprezzati e influenti dell'epoca successiva a quella shakespeariana.
Data di nascita: 9 dicembre 1608,Cheapside, Città di Londra, Regno Unito
Data di morte: 8 novembre 1674, Chalfont St. Giles, Regno Unito
Poesie: Paradiso perduto, Paradiso riconquistato, Lycidas, L'Allegro, Il Penseroso
Opere: Comus, I nemici di Sansone,Arcades
Influenze: William Shakespeare, John Donne, Dante Alighieri, e altri.
Non sono in grado di tradurre in modo adeguato la poesia, per cui mi sono avvalsa di una traduzione zoppicante, reperita nel web, e ho così cercato di renderla scorrevole in italiano. Mi aspetto una tirata d'orecchie da parte di Roberto, non sono una specialista nel settore. E non ho voluto scomodare mio figlio, di lingua madre inglese.
Quando considero come la mia luce si sia spenta,
prima della metà dei miei giorni, in questo mondo scuro e vasto,
e che quell'unico talento che la morte nasconde
ospitato in me inutilmente, penso alla mia anima che più pende
a servire il mio Creatore, e presento
il vero conto, per timore che lui, di rimando, mi rimproveri.
"Esige Dio un lavoro quotidiano, anche da chi non ha più la vista?"
Chiedo ingenuamente; ma la pazienza, per prevenire
quel mormorio, presto risponde: "Dio non ha bisogno
né del lavoro dell'Uomo né dei suoi doni particolari; coloro
che portano meglio il suo giogo docile, lo servono anche meglio; la Sua
condizione è regale - migliaia (di angeli) ai Suoi ordini corrono
per terra e per mare senza sosta:
servono Dio anche coloro che semplicemente stanno in piedi e aspettano.
sabato, agosto 27
Terremoto del 24 agosto 2016
Avrei voluto scrivere qualcosa anch'io, su questo terribile evento. Ma sono bloccata. Non trovo le parole, il dolore mi ha ammutolita.
Ho però letto alcune poesie e brani in prosa, su FB, e anche altrove, che mi hanno toccato il cuore e vorrei condividere qui, poiché sono stati già resi pubblici nei profili degli autori. Anche Anna Montella è del mio stesso avviso.
E tutto tace
(la terra trema)
Urla e nomi da invocare,
Urla e nomi da invocare,
unghie forti per scavare
dentro la folle terra
che squarta e si ribella.
Pianti fra i ruderi e i detriti
negli occhi l’impotenza,
la polvere che avanza
sui vecchi e sui bambini.
La terra che si apre
La terra che si apre
l’inferno che si vede
l’istante che si allunga
e tutto si fa morte.
Le case senza tetti,
Le case senza tetti,
le chiese senza Croci
la Croce che tu invochi
per riveder la luce.
Quel buio sembra eterno
Quel buio sembra eterno
se manca la speranza
la voglia di lottare
tornare a costruire
in terre martoriate
in terre martoriate
sui corpi seppelliti
sui resti senza forma
sul giorno che rinnova
e tutto tace ancora
e tutto tace ancora
se senti quel tremore
che ascolti con timore
nell’ultima preghiera
quando viene sera…
e tutto tace ancora…
Marzia Carocci
Poi c'è chi esprime amarezza, come Maria Attanasio
Un terremoto
Il cocomero bollente
ha la quiete repellente
la notte più non dorme
e spande lutto e orme.
Di giorno gorgoglia
di notte mitraglia
un mondo impazzito
a chi porre il quesito?
S'è forse una sfida
che ad altri confida
sugli alberi torni
né pietre e né forni.
La casa di pietra
sempre più arretra
se non è sicura
si alzin le mura.
E' certo una guerra
ch'è già nella terra
e l'altra al di sopra
dov'è chi la copra?
Qual è la più stolta
o quella più incolta
se non la seconda
da chi la comanda.
Tommaso Mondelli
MILANO – Si abita
una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di
terremoti. E’ questa una delle riflessioni dello scrittore Erri De Luca
in seguito al terremoto di stanotte che ha sconvolto
alcuni centri del Lazio e delle Marche, definito dall’autore stesso “un naufragio in
terra”. Ecco l’intervento dello scrittore napoletano. Parole che fanno
riflettere.
“Il terremoto è un naufragio in
terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli
scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli
scomparsi sul fondo delle macerie.
Si abita un suolo chiamato per
errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte
sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo
agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non
è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
Si abita una terra precaria, ogni
generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i
vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo
lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati
all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di
nessun possesso.
Arriva cieco di notte il
terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza
nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue
forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non
vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai
naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di
pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un
giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve
piccole e pronte sparpagliate ovunque.
“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La
frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento
di stare attaccati all’albero della vita con un solo piccolo punto di
congiunzione”.
Erri De Luca
Mi pare che basti, per ricordare i morti, i feriti, e i vivi cui sono rimasti solo gli occhi per piangere. So che non serve a niente, ma il mio cuore soffre con loro.
Danila
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