POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
In calce alla home page, così come sulla destra della stessa, potete leggere i miei quattro e-book, basta cliccare sulla copertina, e si apriranno le pagine. Buona lettura!

sabato, agosto 27

Terremoto del 24 agosto 2016

Avrei voluto scrivere qualcosa anch'io, su questo terribile evento. Ma sono bloccata. Non trovo le parole, il dolore mi ha ammutolita. 
Ho però letto alcune poesie e brani in prosa, su FB, e anche altrove, che mi hanno toccato il cuore e vorrei condividere qui, poiché sono stati già resi pubblici nei profili degli autori. Anche Anna Montella è del mio stesso avviso.






E tutto tace

(la terra trema)
Urla e nomi da invocare,
unghie forti per scavare

dentro la folle terra

che squarta e si ribella.

Pianti fra i ruderi e i detriti
negli occhi l’impotenza,

la polvere che avanza

sui vecchi e sui bambini.
La terra che si apre
l’inferno che si vede

l’istante che si allunga

e tutto si fa morte.

Le case senza tetti,
le chiese senza Croci

la Croce che tu invochi

per riveder la luce.
Quel buio sembra eterno
se manca la speranza

la voglia di lottare

tornare a costruire
in terre martoriate 

sui corpi seppelliti

sui resti senza forma

sul giorno che rinnova
e tutto tace ancora
se senti quel tremore

che ascolti con timore

nell’ultima preghiera 

quando viene sera…

e tutto tace ancora…
Marzia Carocci





Poi c'è chi esprime amarezza, come Maria Attanasio
  Un terremoto

Il cocomero bollente
ha la quiete repellente
la notte più non dorme
e spande lutto e orme.

Di giorno gorgoglia
di notte mitraglia
un mondo impazzito
a chi porre il quesito?

S'è forse una sfida
che ad altri confida
sugli alberi torni
né pietre e né forni.

La casa di pietra
sempre più arretra
se non è sicura
si alzin le mura.

E' certo una guerra
ch'è già nella terra
e l'altra al di sopra
dov'è chi la copra?

Qual è la più stolta
o quella più incolta
se non la seconda
da chi la comanda.

Tommaso Mondelli
MILANO – Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti.  E’ questa una delle riflessioni dello scrittore Erri De Luca in seguito al terremoto di stanotte che ha sconvolto alcuni centri del Lazio e delle Marche, definito dall’autore stesso “un naufragio in terra”. Ecco l’intervento dello scrittore napoletano. Parole che fanno riflettere.

“Il terremoto è un naufragio in terra. Le case diventano imbarcazioni scosse tra le onde e sbattute sugli scogli. Si perde tutto, si conserva la vita, lacera, attonita che conta gli scomparsi sul fondo delle macerie.
Si abita un suolo chiamato per errore terraferma. È terra scossa da singhiozzi abissali. Questi di stanotte sono partiti da oltre quattromila metri di profondità. Qualche giorno fa stavo agli antipodi, oltre quattromila metri sopra il mare. Quel monte delle Alpi non è un meteorite piovuto dal cielo, ma
il risultato di spinte e sollevamenti scatenati dal fondo del Mediterraneo. Forze gigantesche hanno modellato il nostro suolo con sconvolgimenti.
Si abita una terra precaria, ogni generazione cresce ascoltando storie di terremoti. Così, con le narrazioni, i vivi smaltiscono le perdite. Le macerie si spostano, si abita di nuovo lentamente, ma al loro posto restano le voci, le parole degli scaraventati all’aperto, a tetti scoperchiati. Ricordano, ammoniscono a non insuperbirsi di nessun possesso.
Arriva cieco di notte il terremoto e sconvolge i piccoli paesi. Ma i mezzi di soccorso sono di stanza nei grandi centri. Fosse un’invasione, quale generale accentrerebbe le sue forze lontano dai confini? Per il protettor civile questo ragionamento non vale. Ogni volta deve spostare le sue truppe con lento riflesso di reazione. Ai naufraghi nelle prime ore serve il conforto al cuore di un qualunque segnale di pubblica prontezza. Invece arriva prima un parente, un volontario, un giornalista. Il terremoto è anche un’invasione, contro la quale avere riserve piccole e pronte sparpagliate ovunque.

“Si sta come/ d’autunno/ sugli alberi/ le foglie”. La frase di guerra di cent’anni fa del soldato Ungaretti Giuseppe racconta il sentimento di stare attaccati all’albero della vita con un solo piccolo punto di congiunzione”.
Erri De Luca
Mi pare che basti, per ricordare i morti, i feriti, e i vivi cui sono rimasti solo gli occhi per piangere. So che non serve a niente, ma il mio cuore soffre con loro.
Danila



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